Introduzione
Negli ultimi anni l’utilizzo di conti di pagamento digitali come Revolut o altri istituti di moneta elettronica (IME) si è diffuso in maniera esponenziale. La comodità dei bonifici istantanei, l’assenza di costi e la possibilità di gestire investimenti, criptovalute o carte virtuali da smartphone hanno attratto milioni di utenti anche in Italia. Tuttavia, l’idea che tali conti possano essere un rifugio “anonimo” o sottratto ai controlli del Fisco è un mito pericoloso. Diverse fonti ufficiali hanno chiarito che i conti esteri (anche se gestiti da app) rientrano nel monitoraggio fiscale e che le banche e gli intermediari sono obbligati a comunicare le movimentazioni superiori a determinate soglie . Chi effettua bonifici in ingresso o in uscita non dichiarati rischia l’accertamento e, nei casi più gravi, anche sanzioni penali.
L’obiettivo di questo articolo è fornire un quadro completo, aggiornato a giugno 2026, su come funzionano i controlli fiscali italiani legati ai bonifici effettuati attraverso Revolut o altre piattaforme simili, quali sono gli obblighi dichiarativi e, soprattutto, quali strategie può adottare il contribuente per difendersi. La guida è strutturata in chiave pratica e professionale: descrive la normativa applicabile, la giurisprudenza più recente, la procedura di accertamento, le difese possibili e gli strumenti alternativi per definire il proprio debito. Il taglio è volutamente difensivo e orientato al debitore: si evidenziano le soluzioni, gli errori da evitare e le tempistiche da rispettare per non subire pignoramenti, ipoteche o altre azioni esecutive.
Chi è l’avvocato Giuseppe Angelo Monardo
L’articolo nasce dalla collaborazione con l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo, cassazionista con un’esperienza pluridecennale nel diritto bancario e tributario. L’avvocato coordina uno staff multidisciplinare di avvocati e commercialisti operativi su tutto il territorio nazionale, in grado di fornire consulenze specialistiche su accertamenti bancari, crisi d’impresa, piani del consumatore e procedure esecutive. È Gestore della Crisi da Sovraindebitamento ai sensi della Legge 3/2012 iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia, professionista fiduciario di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) ed Esperto Negoziatore della Crisi d’Impresa ai sensi del D.L. 118/2021.
La sua esperienza permette di analizzare gli atti dell’Agenzia delle Entrate, predisporre ricorsi, ottenere sospensioni, condurre trattative e costruire piani di rientro sia in sede giudiziale sia stragiudiziale.
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1. Contesto normativo e giurisprudenziale
In questa sezione vengono analizzati i principali riferimenti legislativi e giurisprudenziali che regolano i conti esteri, i bonifici e i poteri di accertamento del Fisco italiano. Conoscere le norme di riferimento è il primo passo per impostare una difesa corretta.
1.1 Monitoraggio fiscale e quadro RW
L’obbligo di dichiarare gli investimenti e le attività finanziarie detenute all’estero è introdotto dall’articolo 4 del D.L. 167/1990 (convertito in legge con modificazioni) ed è ancora oggi la base del sistema di monitoraggio fiscale. La norma prevede che le persone fisiche residenti, gli enti non commerciali e le società semplici debbano indicare nel quadro RW della dichiarazione dei redditi gli investimenti e le attività finanziarie estere suscettibili di generare redditi imponibili in Italia . L’obbligo è esteso anche ai titolari effettivi delle attività, in attuazione della direttiva antiriciclaggio, secondo quanto stabilito dal D.Lgs. 90/2017 e dall’articolo 20 del D.Lgs. 231/2007, che definisce il titolare effettivo come la persona fisica che possiede o controlla l’entità per conto della quale viene eseguita l’operazione .
Nel 2014 la Legge 186/2014 ha introdotto la voluntary disclosure e ha modificato il monitoraggio per i soggetti che si autodenunciavano, mentre la Legge 190/2014 (cd. Stabilità 2015) ha introdotto l’IVAFE (imposta sul valore delle attività finanziarie estere) disciplinata dall’articolo 19 del D.L. 201/2011: i soggetti che detengono conti o strumenti finanziari all’estero devono versare un’imposta proporzionale al valore medio di tali attività . La misura dell’imposta, originariamente fissata allo 0,15%, è stata portata allo 0,20% e poi costantemente adeguata in funzione delle leggi di Bilancio.
Il monitoraggio prevede alcune soglie di esonero: i conti esteri non vanno indicati in quadro RW se la giacenza media annua non supera i 5.000 € e il picco massimo non oltrepassa i 15.000 € . Tuttavia, l’esonero si applica solo ai fini del monitoraggio; l’imposta IVAFE è comunque dovuta se la giacenza media supera 5.000 €. La stessa soglia non si applica alle criptovalute, che devono essere sempre riportate . I delegati alla firma su conti esteri (per esempio, un parente che può operare sul conto Revolut di un’altra persona) devono comunque dichiararne l’esistenza nel quadro RW anche se non sono titolari, come precisato dalla giurisprudenza di Cassazione n. 9320/2003 e n. 17051/2010 . Per i delegati non è dovuta l’IVAFE perché la proprietà resta in capo al titolare .
1.2 Comunicazioni dei bonifici esteri e segnalazioni automatiche
La lotta all’evasione e all’elusione si è intensificata con l’introduzione di obblighi di reporting automatico dei trasferimenti finanziari. Il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 9 maggio 2024 (prot. n. 224381) ha stabilito che le banche e gli altri intermediari finanziari devono comunicare all’Anagrafe Tributaria i trasferimenti da e verso l’estero (compresi i conti di pagamento esteri) di importo pari o superiore a 5.000 € . Questa soglia si applica cumulativamente: se nell’arco di un mese solare le operazioni complessive verso un medesimo beneficiario superano i 5.000 €, scatta comunque l’obbligo di segnalazione. Le comunicazioni riguardano non solo i tradizionali bonifici bancari ma anche i trasferimenti tramite moneta elettronica, conti di pagamento digitali come Revolut, PayPal, Wise, le ricariche di carte prepagate e perfino i trasferimenti in criptovalute.
Questi obblighi derivano da norme nazionali e da regolamenti europei. Il Regolamento (UE) 2023/1113 sui trasferimenti di fondi in criptovalute, ad esempio, impone ai provider di servizi di trasferimento di raccogliere dati sull’ordinante e sul beneficiario e di trasmetterli alle autorità, preservando la privacy ma assicurando la tracciabilità . A livello fiscale, la direttiva DAC7 e l’accordo di scambio automatico di informazioni (CRS/FATCA) prevedono lo scambio di dati tra le autorità europee: ciò significa che, contrariamente a quanto pensano molti utenti, i conti Revolut o PayPal non sono invisibili all’Agenzia delle Entrate . Anzi, i movimenti superiori alle soglie scatenano richieste di informazioni e, se non giustificati, possibili accertamenti .
1.3 Presunzioni di reddito, onere della prova e giurisprudenza recente
Il Fisco italiano può ricostruire la posizione del contribuente anche sulla base delle movimentazioni bancarie. L’articolo 32 del DPR 600/1973 e l’articolo 51 del DPR 633/1972 stabiliscono che i versamenti e i prelevamenti registrati sui conti correnti del contribuente sono considerati ricavi o compensi non dichiarati se il contribuente non è in grado di dimostrare che si tratta di somme già tassate o irrilevanti a fini fiscali. La presunzione è relativa (iuris tantum): può essere vinta, ma spetta al contribuente fornire prova analitica per ogni movimento. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 25043/2024, ha ribadito che depositi e prelievi su un conto bancario sono presumibilmente riferibili all’attività economica del contribuente, e il contribuente deve fornire una giustificazione specifica per ciascuna operazione; spiegazioni generiche non sono sufficienti . La stessa massima sottolinea che il giudice deve valutare analiticamente ogni versamento e ogni prelievo in funzione dell’attività dichiarata .
Una importante evoluzione riguarda la distinzione tra imprenditori e professionisti. In passato, la presunzione valeva sia per i versamenti (depositi) sia per i prelevamenti (prelievi) di chi esercitava attività d’impresa o professionale. Tuttavia, la sentenza n. 228/2014 della Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la presunzione che i prelevamenti costituiscano compensi non dichiarati per i professionisti. Di conseguenza, la Cassazione ha sancito che solo gli imprenditori sono soggetti alla presunzione sui prelievi, mentre per i lavoratori autonomi i prelievi non costituiscono automaticamente reddito . La Cassazione n. 31969/2025 ha confermato che la presunzione sui prelievi continua a valere per gli imprenditori e che la prova contraria deve essere analitica【807140566982308†L151-L168】. Inoltre, la Cassazione n. 18885/2024 ha precisato che la prova contraria deve dimostrare che i versamenti e i prelievi sono registrati nelle scritture contabili o sono legati a spese deducibili; la giustificazione generica non basta .
Per aiutare i contribuenti, la giurisprudenza e la dottrina hanno elaborato un elenco di cause giustificative comunemente accettate: giroconti tra conti intestati allo stesso soggetto, restituzione di prestiti documentati, trasferimenti da familiari con prova della liberalità, rimborsi spese, proventi esenti (es. risarcimenti) e vendite di beni personali . L’articolo di approfondimento “Accertamenti bancari 2026” ricorda che la prova deve essere documentale, come bonifici, assegni, contratti, fatture o estratti conto, e deve riferirsi a ciascun movimento . Anche in presenza di tali prove, è fondamentale presentare le giustificazioni tempestivamente durante il contraddittorio, altrimenti si rischia di non poterle utilizzare in sede contenziosa.
1.4 Obblighi antiriciclaggio e titolare effettivo
I conti di pagamento digitali rientrano anche nella disciplina antiriciclaggio, volta a prevenire il finanziamento del terrorismo e il riciclaggio di denaro. Il D.Lgs. 231/2007, modificato dal D.Lgs. 90/2017, impone a banche, IME e professionisti obbligati di identificare il titolare effettivo dell’operazione, cioè la persona fisica per conto della quale viene eseguito il trasferimento . Devono essere raccolti dati identificativi dell’ordinante e del beneficiario e conservati per 10 anni. L’articolo 20 definisce il titolare effettivo come chi possiede o controlla direttamente o indirettamente il 25% del capitale della società o, se non identificabile, come la persona fisica che esercita il controllo o il potere di amministrazione. Anche per le persone fisiche, il titolare effettivo coincide con chi effettivamente dispone del conto, indipendentemente dal nome dell’intestatario.
L’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) segnala all’autorità giudiziaria le operazioni sospette. Inoltre, dal 2023 il quadro normativo è stato rafforzato con il Regolamento (UE) 2023/1113, che impone ai provider di servizi di criptovalute di allegare ai trasferimenti codici di transazione e dati verificati sul mittente e sul destinatario . Sebbene questi obblighi siano nati in ambito antiriciclaggio, hanno risvolti fiscali perché le autorità possono utilizzare i dati per ricostruire patrimoni e movimentazioni anche ai fini dell’accertamento.
1.5 Nuovo Statuto dei diritti del contribuente
Il D.Lgs. 219/2023 ha riformato lo Statuto dei diritti del contribuente introducendo il principio di contraddittorio obbligatorio. L’articolo 6-bis stabilisce che gli atti impositivi (come avvisi di accertamento e cartelle) devono essere preceduti da un contraddittorio informato e tempestivo: l’Amministrazione finanziaria deve comunicare al contribuente i motivi dell’accertamento e concedere almeno 60 giorni per controdedurre, esibire documenti e richiedere l’accesso agli atti . L’atto definitivo può essere emesso solo dopo la scadenza del termine e deve tenere conto delle osservazioni del contribuente. La norma non si applica agli atti automatizzati, ai controlli formali e ai casi urgenti (es. rischio di prescrizione), ma segna un importante rafforzamento delle garanzie.
La riforma ha modificato anche l’articolo 7 dello Statuto, imponendo che gli atti siano motivati con riferimento ai fatti, alle norme e ai criteri di determinazione dell’imposta; l’Amministrazione non può più introdurre nuovi fatti o prove nel corso del contenzioso . È stato introdotto il principio del divieto di “bis in idem”, secondo cui non possono essere emessi più atti per la stessa materia imponibile. Tali novità rendono ancora più importante la fase preliminare dell’accertamento e la partecipazione attiva del contribuente.
2. Conto Revolut e tassazione: obblighi del contribuente
Revolut è un istituto di moneta elettronica di diritto lituano (Revolut Bank UAB) autorizzato ad operare in Italia tramite passaporto bancario. Dal 2023 alcuni conti emettono un IBAN italiano (IT) grazie a una succursale italiana, mentre altri conti conservano l’IBAN lituano (LT). Questa distinzione ha implicazioni fiscali:
- Conti con IBAN italiano: dal punto di vista fiscale sono assimilati a conti presso banche residenti. Non devono essere dichiarati nel quadro RW e non sono soggetti a IVAFE. Tuttavia, i proventi generati da investimenti (azioni, ETF, criptovalute) offerti da società collegate a Revolut rimangono esteri e vanno comunque inseriti nel RW se superano le soglie .
- Conti con IBAN estero (lituano, britannico o cipriota): rientrano a pieno titolo nel monitoraggio. Il titolare (o il titolare effettivo) deve indicare l’esistenza del conto e il valore medio nel quadro RW se la giacenza media supera 5.000 € o il valore massimo annuale supera 15.000 € . L’IVAFE si applica allo 0,20% del valore medio annuo.
Oltre al conto in sé, Revolut offre servizi di trading, criptovalute, commodities e conti junior tramite società diverse. Per esempio, la sezione di investimento in azioni e ETF è gestita da Revolut Trading Ltd (Regno Unito), mentre il servizio di criptovalute è gestito da Revolut Digital Assets UAB (Lituania/Cipro). Questi prodotti sono considerati strumenti finanziari esteri e vanno dichiarati in RW, indipendentemente dall’IBAN del conto principale . Dal 1º gennaio 2026, le plusvalenze su azioni, ETF e fondi esteri sono tassate con aliquota 33%, in luogo del 26% applicato fino al 31 dicembre 2025 . Le plusvalenze da criptovalute sono equiparate a redditi diversi e soggette a imposta del 26% (33% dal 2026) sopra la soglia di 2.000 €, soglia che è stata abolita per le criptovalute dal 2025 secondo le nuove disposizioni fiscali.
È importante ricordare che i trasferimenti da conti Revolut verso conti italiani e viceversa sono “pagamenti transfrontalieri”: se la somma totale verso un determinato beneficiario supera 5.000 € in un mese, scatta la segnalazione automatica . Per questo motivo conviene sempre tenere traccia dei movimenti e predisporre la documentazione giustificativa.
3. Procedura passo‑passo dopo la notifica dell’atto
Quando l’Agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza intercettano una anomalia nei bonifici (ad esempio un trasferimento rilevante da o verso un conto Revolut non dichiarato), possono avviare un accertamento bancario. Di seguito sono illustrati i passaggi principali e le relative tempistiche.
3.1 Lettera di compliance e questionario
Molti controlli iniziano con una lettera di compliance o con la richiesta di compilare un questionario. L’amministrazione invita il contribuente a regolarizzare spontaneamente la propria posizione segnalando eventuali conti esteri, investimenti o redditi non dichiarati. Se il contribuente aderisce e presenta la dichiarazione integrativa, può usufruire di riduzioni delle sanzioni tramite ravvedimento operoso (articolo 13 D.Lgs. 472/1997). In questa fase conviene rivolgersi subito a un professionista per analizzare la situazione e decidere se regolarizzare.
3.2 Avvio dell’accertamento e contraddittorio
Se dalle risposte non emergono giustificazioni plausibili o se il contribuente non risponde, l’ufficio può notificare l’invito al contraddittorio. Grazie alle novità introdotte dallo Statuto del contribuente, l’invito deve indicare i fatti contestati, le norme violate e deve allegare la documentazione in possesso dell’ufficio (estratti conto, segnalazioni, indagini finanziarie). Il contribuente ha 60 giorni per presentare memoria difensiva, documenti e chiedere la convocazione. È essenziale portare prove analitiche per ogni bonifico contestato (ad esempio, un contratto di prestito, la ricevuta della vendita di un’auto, un atto di donazione) . Durante l’audizione è possibile cercare un accordo o persuadere l’ufficio a chiudere la procedura.
3.3 Avviso di accertamento o di contestazione
Se il contraddittorio non si conclude con un accordo, l’amministrazione emette un avviso di accertamento (imposte dirette) o un avviso di rettifica e liquidazione (IVA). L’atto deve essere motivado e notificato al contribuente, contenere il calcolo dell’imposta, delle sanzioni e degli interessi e indicare i termini di impugnazione. In base al nuovo Statuto l’atto deve tenere conto delle osservazioni del contribuente; eventuali nuovi elementi non possono essere introdotti in questa fase .
3.4 Ricorso e sospensione
Il contribuente può impugnare l’atto davanti al giudice tributario entro 60 giorni dalla notifica (termine ordinario). Con la riforma del processo tributario (D.Lgs. 156/2015 e successive modifiche), la mediazione tributaria è stata abolita per gli atti di valore superiore a 50.000 €, mentre per gli atti di importo inferiore può essere necessaria una fase di reclamo e mediazione presso l’agenzia. Il ricorso deve contenere i motivi di diritto e di fatto, le prove documentali e deve essere depositato telematicamente tramite il Sistema Informatico della Giustizia Tributaria.
È possibile chiedere la sospensione cautelare del pagamento qualora sussistano gravi motivi e si dimostri che l’esecuzione dell’atto arrecherebbe un danno irreparabile. Tale istanza va presentata al giudice tributario insieme al ricorso o in un momento successivo, ma prima dell’esecuzione forzata. Nel frattempo, per evitare il blocco dei conti, è consigliabile versare in autoliquidazione la parte non contestata dell’imposta e richiedere la rateizzazione.
3.5 Riscossione e strumenti di tutela
Se l’atto diventa definitivo perché non impugnato o confermato dal giudice, l’Agenzia delle Entrate iscrive a ruolo le somme dovute e affida il recupero all’Agenzia delle Entrate‑Riscossione (AER). Quest’ultima può iscrivere ipoteca, procedere a pignoramenti su conti, stipendi o immobili e disporre il fermo amministrativo sui veicoli. È essenziale monitorare le comunicazioni dell’AER per poter presentare opposizione entro 60 giorni o richiedere la sospensione per vizio formale (ad esempio notifica irregolare). In questa fase, l’assistenza di un avvocato esperto può evitare l’esecuzione e consentire la definizione rateale.
4. Difese e strategie legali
La difesa contro un accertamento sui bonifici Revolut si basa su diversi pilastri: la ricostruzione analitica delle operazioni, l’invocazione dei propri diritti procedurali e la contestazione delle presunzioni. Ecco le strategie principali.
4.1 Dimostrazione dell’origine delle somme
Come ricordato dalla Cassazione, la presunzione può essere vinta solo con prova analitica per ogni movimento . Occorre quindi:
- Giroconti e trasferimenti interni: se un bonifico è un semplice trasferimento tra conti intestati allo stesso soggetto o a soggetti co‑intestati (giroconto), va provato con estratti conto e coordinate IBAN di entrambi i conti. La giurisprudenza accetta il giroconto come causa di esclusione .
- Prestiti e restituzioni: i rientri di prestiti tra privati vanno dimostrati con contratto di mutuo o scrittura privata registrata e con la prova del precedente finanziamento. Ad esempio, se un genitore presta 20.000 € a un figlio, l’atto di prestito e la prova del bonifico di erogazione consentono di giustificare il successivo rientro.
- Donazioni e regali: i trasferimenti di denaro tra familiari a titolo gratuito devono essere giustificati con una dichiarazione di donazione o, per importi elevati, con atto notarile. La prassi accetta anche le “somme di mantenimento” tra conviventi, purché proporzionate e ricorrenti.
- Rimborsi spese: rimborsi di spese sostenute per conto di terzi (ad es. azienda che rimborsa un dipendente) vanno documentati da note spese e fatture.
- Proventi esenti: risarcimenti, premi di lotterie o vincite concorsuali, eredità. Anche in questi casi è necessario dimostrare l’origine con atti di liquidazione, testamenti o attestati di pagamento.
- Vendita di beni personali: la cessione di un’auto, un orologio o un immobile produce un bonifico in entrata che può essere giustificato con il contratto di compravendita e la prova del valore di mercato. Per immobili, l’atto notarile è prova sufficiente; per beni mobili di valore è consigliabile un atto di vendita registrato.
4.2 Contestazione della presunzione e distinzione tra categorie
Per i professionisti (lavoratori autonomi), la presunzione sui prelievi non opera più grazie alla sentenza della Corte Costituzionale n. 228/2014 . Occorre quindi evidenziare nel ricorso che i prelievi contestati riguardano attività professionale e non sono presumibili come compensi. Per gli imprenditori la presunzione resta, ma è possibile superarla dimostrando che i prelievi sono stati utilizzati per pagare fornitori o spese non deducibili registrate in contabilità . Per tutti i contribuenti, la presunzione sui versamenti è ancora operativa: ogni deposito non giustificato è considerato reddito.
Nei casi di conti cointestati o con delega, è possibile sostenere che il versamento non è riconducibile al contribuente se si dimostra di non avere disponibilità esclusiva del conto. La Cassazione ha stabilito che nelle cointestazioni ciascun titolare deve dichiarare l’intero valore se ha piena disponibilità del conto . Ciò significa che, per evitare la presunzione, occorre dimostrare di non poter disporre liberamente delle somme (ad esempio, un conto con firme congiunte).
4.3 Violazioni procedurali e diritto al contraddittorio
Lo Statuto del contribuente impone all’Amministrazione di motivare l’atto e di offrire un contraddittorio preventivo . Nel ricorso si può eccepire l’inesistenza o insufficienza della motivazione se l’atto non spiega l’origine dei dati, non allega le segnalazioni bancarie o non indica i criteri di determinazione della base imponibile. Si può altresì dedurre la violazione del contraddittorio se l’ufficio ha emesso l’avviso senza convocare il contribuente o senza attendere i 60 giorni. La Cassazione considera tale vizio causa di nullità dell’atto.
4.4 Profili di illecito penale
Se l’accertamento rivela redditi non dichiarati di importo rilevante (oltre 50.000 € di imposta evasa per le imposte dirette o 100.000 € per l’IVA), si configura il reato di dichiarazione infedele (art. 4 D.Lgs. 74/2000) o, nei casi di omessa dichiarazione di conti esteri, il reato di occultamento di attività patrimoniali all’estero (art. 4 del decreto). In tali ipotesi è necessario un approccio penal‑tributario: presentare la dichiarazione integrativa prima dell’inizio dell’accertamento può estinguere il reato (istituto del ravvedimento operoso penalmente efficace). In fase di indagine, la difesa consiste nel dimostrare l’assenza del dolo; ad esempio, se il contribuente ignorava l’obbligo di dichiarare il conto Revolut estero perché consigliato erroneamente da un terzo, o se i fondi provenivano da redditi già tassati all’estero.
4.5 Ricorsi e impugnazioni successive
Il ricorso di primo grado può essere seguito da appello alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado e poi dal ricorso per Cassazione. Le difese devono essere coerenti e rafforzate da prove documentali. La Corte di Cassazione ha una funzione nomofilattica e si pronuncia solo su questioni di diritto: ad esempio, sulla corretta applicazione della presunzione sui prelievi (Cass. 31969/2025)o sulla necessità di motivazione analitica (Cass. 25043/2024). Pertanto, è essenziale impostare bene sin dal primo grado la questione giuridica, altrimenti la Cassazione potrebbe dichiarare il ricorso inammissibile.
5. Strumenti alternativi e definizioni agevolate
Oltre all’impugnazione giudiziale, il contribuente può valutare diverse procedure deflative o soluzioni stragiudiziali per definire il debito tributario e bancario senza affrontare un contenzioso lungo e costoso.
5.1 Ravvedimento operoso e definizione agevolata
Se l’irregolarità riguarda l’omessa dichiarazione del conto Revolut nel quadro RW o il mancato pagamento dell’IVAFE, è possibile utilizzare il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997). Il contribuente presenta una dichiarazione integrativa e versa le imposte dovute con sanzioni ridotte proporzionalmente al tempo trascorso. Ad esempio, entro 90 giorni dalla scadenza la sanzione è ridotta a 1/9 del minimo; entro un anno a 1/8, entro due anni a 1/7 e così via. Il ravvedimento consente di evitare sanzioni dal 3% al 15% dell’importo non dichiarato (o dal 6% al 30% per i Paesi black list) previste dal DL 167/1990 .
Nel 2023‑2024 il legislatore ha introdotto varie definizioni agevolate, tra cui la rottamazione quater e la sanatoria delle liti pendenti, ma al 26 giugno 2026 la maggior parte di queste misure si è conclusa. La rottamazione quinquies prevista dalla Legge 199/2025 (Legge di Bilancio 2026) si è chiusa il 30 aprile 2026 e quindi non è più attivabile. Tuttavia, per le cartelle relative a tributi locali (enti territoriali) è possibile beneficiare di una definizione agevolata se l’ente ha deliberato entro il 31 luglio 2026; le domande potranno essere presentate tra il 16 ottobre e il 15 dicembre 2026 . È quindi importante verificare presso il proprio comune o regione l’eventuale adesione a questa procedura.
5.2 Piani del consumatore e accordi di ristrutturazione
Per i debiti derivanti da cartelle esattoriali, prestiti o mutui, il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII) offre strumenti per i consumatori e le microimprese. Il piano del consumatore (art. 67 CCII) consente alla persona fisica non imprenditore di proporre ai creditori un piano di rientro con falcidia del debito e pagamento dilazionato; una volta omologato dal giudice, il piano è vincolante per tutti i creditori e sospende le procedure esecutive . La giurisprudenza recente (Cass. 4622/2024, 34150/2024) ha affermato che il giudice può concedere una moratoria fino a 2 anni ai creditori privilegiati e che i pignoramenti sono sospesi al momento della presentazione della domanda . Inoltre, il D.Lgs. 136/2024 (correttivo ter) ha apportato modifiche importanti: ha esteso la definizione di consumatore anche a chi svolge occasionalmente attività commerciale, ha dato agli OCC l’accesso diretto alle banche dati tributarie e ha previsto la prededucibilità dei compensi professionali . Tali strumenti permettono di bloccare pignoramenti e ipoteche e di ristrutturare anche i debiti tributari.
Per le imprese, il concordato preventivo minore e gli accordi di ristrutturazione del debito (artt. 84 e seguenti CCII) consentono di rinegoziare il debito con i creditori, compreso il Fisco. L’avv. Monardo e il suo team assistono nella predisposizione di questi piani, valutando la fattibilità economica e negoziando con l’Agenzia delle Entrate le eventuali rinunce parziali.
5.3 Transazioni fiscali e conciliazione giudiziale
Il D.Lgs. 87/2022 ha ampliato la possibilità di effettuare transazioni fiscali anche nella fase giurisdizionale. In sede di giudizio tributario, le parti possono proporre una conciliazione giudiziale per chiudere la lite con il riconoscimento parziale del debito e la riduzione delle sanzioni. La conciliazione dev’essere approvata dal giudice e comporta l’estinzione della controversia con pagamento delle somme pattuite. Questo strumento è particolarmente utile per definire accertamenti sui bonifici Revolut quando il contribuente riconosce parzialmente l’evasione ma vuole evitare l’aggravio delle sanzioni.
6. Errori comuni e consigli pratici
Molti contribuenti sottovalutano le conseguenze di bonifici su conti digitali perché circolano convinzioni sbagliate. Di seguito gli errori più frequenti e i consigli per evitarli.
6.1 Errori da evitare
- Pensare che il conto Revolut sia “invisibile”: come chiarito dalla dottrina e dai media, Revolut non è un paradiso fiscale. Le banche comunicano le operazioni superiori a 5.000 € e le autorità estere trasmettono i dati all’Italia .
- Non dichiarare il conto nel quadro RW: se l’IBAN è estero o se si detengono investimenti/criptovalute all’estero, è obbligatorio indicarlo; l’omissione comporta sanzioni dal 3% al 15% dell’importo non dichiarato .
- Ignorare le notifiche dell’Agenzia: non rispondere a un questionario o a un invito può portare all’emissione di un avviso di accertamento senza contraddittorio. È sempre meglio rispondere e fornire spiegazioni.
- Fornire giustificazioni generiche: dire che un versamento proviene “da risparmi” o “dalla vendita di un bene” senza documentazione non basta. La prova deve essere analitica .
- Avere conti cointestati e credere di non essere responsabili: se si ha piena disponibilità del conto, ciascun cointestatario deve dichiararlo .
- Confondere i prelievi di un professionista con quelli di un imprenditore: per i professionisti la presunzione sui prelievi non opera , ma bisogna evidenziarlo in sede di contraddittorio.
- Sperare nella rottamazione quinquies: al 26 giugno 2026 la procedura è chiusa ; se si hanno cartelle esattoriali bisogna valutare altre soluzioni.
6.2 Consigli pratici
- Tenere traccia di tutte le operazioni: conservare estratti conto, ricevute, contratti, email. Per i bonifici rilevanti predisporre dossier con data, importo, causale e controparte.
- Predisporre contratti scritti per prestiti e donazioni: anche tra familiari è opportuno formalizzare con scrittura privata registrata; questo documento costituirà prova in caso di accertamento.
- Utilizzare le soglie in modo intelligente: se si devono trasferire importi elevati, programmare più bonifici al di sotto della soglia mensile di 5.000 € non evita comunque la segnalazione se complessivamente si supera tale cifra, ma consente una maggiore tracciabilità e dimostra diligenza.
- Dichiarare spontaneamente: se ci si rende conto di non aver dichiarato il conto Revolut estero, conviene presentare dichiarazione integrativa e ravvedimento operoso prima dell’accertamento per evitare sanzioni più pesanti e, nei casi penali, per estinguere il reato.
- Coinvolgere un professionista: un avvocato e un commercialista esperti possono valutare la posizione, redigere il quadro RW, assistere nel contraddittorio e proporre piani del consumatore o accordi di ristrutturazione.
7. Tabelle riepilogative
Per rendere più chiara la consultazione, si propongono alcune tabelle sintetiche con le informazioni più rilevanti. Le tabelle utilizzano parole chiave e dati numerici senza frasi lunghe, come richiesto.
Tabella 1 – Principali norme applicabili
| Norma | Oggetto | Punti chiave |
|---|---|---|
| Art. 4 D.L. 167/1990 | Monitoraggio fiscale | Obbligo di indicare investimenti e attività finanziarie estere nel quadro RW; estensione ai titolari effettivi |
| Art. 19 D.L. 201/2011 | IVAFE | Imposta sul valore delle attività finanziarie estere; aliquota 0,20% |
| Art. 32 DPR 600/1973 | Presunzione versamenti | Versamenti non giustificati = redditi; onere prova a carico del contribuente |
| Art. 51 DPR 633/1972 | Presunzione prelievi | Prelievi non giustificati = acquisti in nero per imprenditori; non per professionisti dopo Corte Costituzionale 228/2014 |
| D.Lgs. 231/2007 e D.Lgs. 90/2017 | Antiriciclaggio | Identificazione del titolare effettivo e obbligo di conservazione dati |
| Provvedimento AE 9/5/2024 | Comunicazioni >5 k€ | Intermediari devono comunicare all’Anagrafe Tributaria i trasferimenti transfrontalieri ≥5.000 € |
| D.Lgs. 219/2023 | Statuto del contribuente | Contraddittorio obbligatorio; motivazione degli atti; divieto bis in idem |
Tabella 2 – Presunzioni per categoria di soggetti
| Categoria | Versamenti | Prelievi |
|---|---|---|
| Imprenditori | Presunzione di ricavi se non giustificati | Presunzione di pagamenti “in nero” se non giustificati |
| Professionisti (avvocati, medici, consulenti) | Presunzione di compensi sui versamenti | Nessuna presunzione dopo Corte Cost. 228/2014 |
| Lavoratori dipendenti/pensionati | Presunzione limitata; versamenti sono redditi salvo prova contraria | Nessuna presunzione |
| Privati senza attività | Versamenti presunti redditi diversi (donazioni, vendite) | Nessuna presunzione |
Tabella 3 – Sanzioni per mancata dichiarazione del conto estero
| Violazione | Importo sanzione | Note |
|---|---|---|
| Omissione quadro RW (Paesi white list) | 3%–15% dell’importo non dichiarato | Riduzione 1/3 con ravvedimento |
| Omissione quadro RW (Paesi non cooperativi) | 6%–30% | Riduzione 1/3 con ravvedimento |
| Omessa dichiarazione plusvalenze | Sanzione dal 120% al 240% dell’imposta evasa | Possibile rilevanza penale se imposta evasa >50.000 € |
| Omesso pagamento IVAFE | 30% dell’imposta non versata + interessi | Riducibile con ravvedimento |
Tabella 4 – Strumenti alternativi di definizione
| Strumento | Soggetti destinatari | Caratteristiche | Stato al 26 giugno 2026 |
|---|---|---|---|
| Ravvedimento operoso | Tutti | Autodenuncia e pagamento spontaneo con sanzioni ridotte | Sempre attivo |
| Rottamazione quater | Debitori con cartelle 2000–2015 | Sconto totale sanzioni e interessi, rate in 5 anni | Conclusa nel 2023 |
| Rottamazione quinquies | Debitori con cartelle 2000–2023 | Sconto sanzioni/interessi, rate fino a 5 anni | Scaduta 30/04/2026 |
| Definizione tributi locali | Contribuenti locali | Applicabile se ente delibera entro 31/07/2026 | Attiva solo per enti aderenti |
| Piano del consumatore | Consumatori (persone fisiche) | Omologa giudiziale, falcidia debiti, moratoria fino a 2 anni | Attivo, potenziato dal D.Lgs. 136/2024 |
| Accordo di ristrutturazione | Imprese e professionisti | Accordo con creditori e Fisco, omologa giudiziale | Attivo |
| Concordato minore | Microimprese | Liquidazione del patrimonio con esdebitazione | Attivo |
8. Domande frequenti (FAQ)
Per rendere la materia più accessibile, ecco una selezione di domande ricorrenti con risposte concise e complete.
8.1 Devo dichiarare il mio conto Revolut nel quadro RW?
Dipende. Se il conto ha un IBAN estero (Lituania, Regno Unito o Cipro) o se utilizzi servizi di investimento/cripto esteri, sì: devi indicare il valore medio annuo e l’importo massimo nel quadro RW, salvo che la giacenza media non superi 5.000 € e il picco non superi 15.000 € . Se il tuo conto Revolut ha un IBAN italiano, non devi compilare il RW, ma gli investimenti esteri devono comunque essere dichiarati .
8.2 I bonifici tra amici su Revolut possono essere oggetto di accertamento?
In linea generale, i piccoli trasferimenti tra privati sono registrati ma non generano accertamenti automatici, salvo che siano ricorrenti o incoerenti con la capacità reddituale . Tuttavia, se le somme superano la soglia mensile di 5.000 €, la banca segnala l’operazione all’Anagrafe Tributaria . È bene giustificare i trasferimenti con causali chiare e documentazione (ad esempio, restituzione di spese condivise).
8.3 Le plusvalenze su azioni e criptovalute acquistate su Revolut sono tassate in Italia?
Sì. I proventi derivanti da azioni, ETF, commodities o criptovalute comprati tramite Revolut sono redditi di capitale o redditi diversi e sono tassati con aliquota 26% fino al 31/12/2025 e 33% dal 01/01/2026 . Le plusvalenze da crypto sono tassate sopra la soglia di 2.000 € (soglia abolita nel 2025) e vanno dichiarate annualmente.
8.4 Cosa succede se non dichiaro un conto estero in buona fede?
L’omissione del conto estero comporta una sanzione amministrativa dal 3% al 15% del valore non dichiarato (6%–30% se il conto è in un Paese non collaborativo) . Se la mancata dichiarazione comporta un’imposta evasa superiore a 50.000 €, c’è il rischio di reato. In caso di errore, conviene fare ravvedimento operoso prima che inizi l’accertamento: si paga l’imposta con sanzioni ridotte e si evita il penale.
8.5 La presunzione sui prelievi vale anche per me che sono un libero professionista?
No. La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la presunzione sui prelievi per i lavoratori autonomi . Ciò significa che solo gli imprenditori devono giustificare i prelevamenti come spese aziendali; i professionisti devono giustificare solo i versamenti. Nelle difese però è opportuno evidenziare esplicitamente questa distinzione.
8.6 Cosa devo fare se ricevo un invito al contraddittorio?
Devi leggere attentamente la lettera, verificare le contestazioni e preparare una memoria difensiva con documenti giustificativi entro 60 giorni . Puoi chiedere l’accesso agli atti, convocare un consulente e partecipare al contraddittorio per fornire spiegazioni. Non presentarti o non rispondere può portare a un accertamento più severo.
8.7 Se ricevo un bonifico di 10.000 € dalla vendita di un’automobile devo preoccuparmi?
È necessario conservare il contratto di compravendita e i documenti che attestano il valore del veicolo. Se l’importo è congruo rispetto al bene venduto, potrai giustificare il versamento e la presunzione verrà superata . Ricorda che la banca segnalerà l’operazione all’Anagrafe Tributaria in base alla soglia 5.000 €, ma con documenti adeguati non hai nulla da temere.
8.8 Posso trasferire soldi da Revolut ad un conto italiano per acquistare una casa senza problemi?
Sì, ma l’operazione sarà soggetta a monitoraggio antiriciclaggio e verrà segnalata se supera 5.000 € . Dovrai dimostrare l’origine dei fondi (stipendio, risparmi, vendita di asset) e, in sede di rogito, il notaio dovrà acquisire le informazioni sul titolare effettivo. È consigliabile anticipare la documentazione al notaio e al proprio commercialista.
8.9 Se ricevo un bonifico dall’estero su Revolut devo pagare tasse in Italia?
Non sempre. Se il trasferimento è una donazione o la restituzione di un prestito, non ci sono imposte ma va rispettata la normativa sulle donazioni. Se è il pagamento di una prestazione professionale, devi emettere fattura e versare le imposte. Nel dubbio, è meglio analizzare il caso con un professionista.
8.10 Cosa accade se vendo criptovalute su Revolut e sposto il ricavato su un conto italiano?
Le plusvalenze da criptovalute vanno dichiarate e tassate come redditi diversi; se superano la soglia dei 2.000 €, l’imposta è del 33% dal 2026 . Il trasferimento del ricavato su un conto italiano è soggetto alle segnalazioni della banca se l’importo supera 5.000 € . Conserva gli estratti conto e i report di trading per dimostrare il costo d’acquisto e il valore di vendita.
8.11 Posso rateizzare il pagamento delle cartelle derivanti da un accertamento su bonifici Revolut?
Sì. L’Agenzia delle Entrate‑Riscossione consente la rateizzazione ordinaria fino a 72 rate (6 anni) per debiti inferiori a 120.000 €, e la rateizzazione straordinaria fino a 120 rate (10 anni) per debiti superiori o situazioni di grave difficoltà. È possibile presentare domanda online e la concessione è subordinata alla situazione reddituale del contribuente.
8.12 È possibile evitare il pignoramento se non ho beni intestati?
Anche se non hai immobili o auto intestati, la riscossione può comunque procedere con il pignoramento del conto corrente, dello stipendio o della pensione. Se l’importo dovuto è elevato, conviene attivare il piano del consumatore o chiedere un accordo di ristrutturazione per bloccare le azioni esecutive . Un professionista può analizzare la tua situazione patrimoniale e suggerire la soluzione migliore.
8.13 I conti intestati a un familiare sono sicuri dal punto di vista fiscale?
No. Se trasferisci somme su un conto intestato a un familiare per eludere i controlli, potresti incorrere in violazioni tributarie e penali. La Cassazione ha stabilito che la disponibilità anche indiretta di un conto estero fa scattare l’obbligo di dichiarazione . Inoltre, l’Agenzia può contestare l’interposizione fittizia e tassare il reddito in capo al beneficiario effettivo.
8.14 Posso compensare i crediti d’imposta con le somme dovute a seguito di un accertamento?
In linea di principio sì, ma occorre verificare la compatibilità del debito con la compensazione. Per i debiti iscritti a ruolo definitivi, la compensazione è ammessa solo in presenza di crediti certificati secondo il DL 78/2010. In ogni caso, prima di compensare è consigliabile fare istanza all’Agenzia delle Entrate per evitare sanzioni.
8.15 Quali sono i tempi medi di un giudizio tributario?
In primo grado una causa tributaria può durare da uno a tre anni, dipende dal carico di lavoro dei giudici. In secondo grado (appello) il tempo medio è di due anni, mentre un ricorso in Cassazione può richiedere altri due o tre anni. Tuttavia, se si ottiene la sospensione cautelare, l’esecuzione rimane sospesa fino alla decisione definitiva. Nel frattempo è possibile aderire ad accordi transattivi.
8.16 È possibile utilizzare il piano del consumatore per debiti con l’estero?
Sì. Il piano del consumatore può includere debiti fiscali e bancari, indipendentemente dal Paese in cui sono sorti, purché il consumatore sia residente in Italia. Occorre però verificare se il credito è riconosciuto dalle autorità italiane. Se si tratta di un debito con un soggetto estero non integrato nell’ordinamento italiano, potrebbe essere necessario un altro strumento (es. procedura di insolvenza transnazionale).
8.17 Gli interessi corrisposti su un prestito erogato tramite Revolut sono deducibili?
Per i privati i redditi da interessi ricevuti o pagati su prestiti interpersonali non sono deducibili; per le imprese e i professionisti, gli interessi passivi sono deducibili secondo le regole generali (art. 96 TUIR) se il prestito è destinato all’attività. È fondamentale avere un contratto scritto e dimostrare l’effettivo utilizzo dei fondi.
8.18 Come si scarica l’estratto conto da Revolut per presentarlo all’Agenzia?
Per scaricare l’estratto conto dall’app Revolut occorre accedere alla sezione Profilo → Conti → Extract Statement (funzione in inglese), selezionare il periodo e scaricare il PDF. Per i servizi di investimento o criptovalute bisogna scaricare rapporti separati. È consigliabile farlo ogni mese per avere un archivio completo.
8.19 Se il mio saldo Revolut è inferiore a 5.000 € devo pagare l’IVAFE?
No, l’IVAFE si applica solo se la giacenza media annua dei conti esteri supera 5.000 €. Tuttavia, se il saldo cresce anche solo per pochi giorni oltre tale soglia, l’imposta è dovuta su base giornaliera. In ogni caso, per importi inferiori non devi compilare il quadro RW .
8.20 Posso aprire più conti Revolut per evitare i controlli?
Aprire più conti per spezzare i trasferimenti non evita i controlli. Tutti i conti intestati o di cui sei titolare effettivo vanno dichiarati. Inoltre, le operazioni superiori a 5.000 € aggregate per beneficiario vengono comunque segnalate . Il frazionamento artificioso dei versamenti può configurare elusione e comportare sanzioni maggiori.
9. Simulazioni pratiche
Per comprendere meglio gli effetti fiscali dei bonifici Revolut e le possibili difese, proponiamo tre simulazioni numeriche basate su casi reali.
9.1 Simulazione A – Bonifico di 8.000 € verso un conto Revolut estero
Scenario: Marco è un lavoratore dipendente e decide di trasferire 8.000 € dal proprio conto italiano a un conto Revolut con IBAN lituano per organizzare un viaggio all’estero. La banca italiana comunica automaticamente l’operazione all’Agenzia delle Entrate perché supera 5.000 € . Dopo alcuni mesi, l’Agenzia invia a Marco un questionario chiedendo di spiegare l’operazione.
Strategia di difesa:
- Documentare lo scopo: Marco conserva l’estratto conto che mostra l’uscita di 8.000 €, le prenotazioni del viaggio e le ricevute dei pagamenti fatti con la carta Revolut. Dimostra che le somme sono state utilizzate per spese turistiche.
- Verificare il quadro RW: Se il saldo medio annuo del conto lituano supera 5.000 €, Marco deve averlo dichiarato nel quadro RW. Se non lo ha fatto, può presentare dichiarazione integrativa con ravvedimento.
- Presentare memoria: nel contraddittorio, Marco allega documenti e spiega che il trasferimento non generava reddito. L’Agenzia potrebbe chiudere l’accertamento.
Risultato atteso: Se la documentazione è completa e non emergono redditi non dichiarati, l’accertamento si chiude senza sanzioni. In mancanza di quadro RW, Marco pagherà una sanzione ridotta grazie al ravvedimento.
9.2 Simulazione B – Depositi ricorrenti e presunzione di reddito
Scenario: Laura, freelance nel settore marketing, riceve su Revolut dieci bonifici mensili da 1.500 € da diversi clienti europei per un totale di 15.000 € al mese. Non ha un conto aziendale e non emette fatture per tutte le prestazioni. Durante un controllo, la Guardia di Finanza rileva i versamenti. La lavoratrice non ha inserito il conto estero in quadro RW.
Strategia di difesa:
- Emissione fatture: per i bonifici relativi a prestazioni professionali, Laura deve emettere fattura, registrare l’operazione e versare IVA e imposte; i redditi non dichiarati sono imponibili e la presunzione è difficilmente contestabile .
- Giustificazione dei bonifici non professionali: se alcuni bonifici sono rimborsi spese o liberalità, occorre dimostrarlo con documenti.
- Ravvedimento: se Laura non ha dichiarato il conto e le plusvalenze, conviene presentare ravvedimento e pagare l’IVAFE e le sanzioni ridotte .
- Argomentazione sui prelievi: essendo una professionista, può eccepire l’inapplicabilità della presunzione sui prelievi .
Risultato atteso: è probabile che l’Agenzia accerti un reddito non dichiarato corrispondente ai versamenti. Laura può ridurre le sanzioni con il ravvedimento e, se la somma dell’imposta evasa supera 50.000 €, dovrà valutare un piano del consumatore per evitare il penale.
9.3 Simulazione C – Piano del consumatore per debiti derivanti da accertamento su conti Revolut
Scenario: Giovanni, dipendente con stipendio netto di 1.500 € al mese, ha accumulato debiti per 40.000 € tra cartelle esattoriali derivanti da accertamenti su bonifici Revolut e prestiti personali. Non riesce a pagare e rischia il pignoramento dello stipendio. Decide di ricorrere al piano del consumatore.
Procedura:
- Ricorso all’OCC: Giovanni si rivolge all’Organismo di Composizione della Crisi (OCC) di cui l’avv. Monardo è professionista fiduciario. L’OCC redige una relazione sulla situazione economica e propone un piano che prevede il pagamento di 20.000 € in 5 anni, con falcidia del restante 50%. Il piano si basa sulla capacità di pagamento (rate di 300 € al mese) .
- Omologa del giudice: il piano è depositato presso il Tribunale e i creditori sono convocati. Se non presentano opposizione, il giudice omologa il piano e ordina la sospensione di pignoramenti e interessi .
- Effetti: Giovanni paga regolarmente le rate; al termine dei 5 anni ottiene l’esdebitazione, cioè la cancellazione definitiva dei debiti residui. Durante il piano, i nuovi debiti devono essere pagati regolarmente.
Risultato atteso: il piano permette a Giovanni di evitare il pignoramento dello stipendio, di pagare solo una parte del debito e di ripartire con una situazione finanziaria sostenibile. La procedura non incide sui crediti alimentari e non consente di aggirare eventuali reati fiscali, ma offre un forte sollievo.
10. Conclusione
L’uso di conti digitali come Revolut è ormai parte della quotidianità, ma comporta obblighi dichiarativi e rischi di accertamento che non possono essere ignorati. Le normative italiane impongono di dichiarare i conti esteri, di pagare l’IVAFE e di giustificare ogni bonifico. Le autorità, grazie alle segnalazioni automatiche e allo scambio di informazioni, sono in grado di individuare le operazioni sospette e di contestare redditi non dichiarati . La giurisprudenza recente ha chiarito che la presunzione sui versamenti resta valida, mentre quella sui prelevamenti non si applica ai professionisti ; in ogni caso, spetta al contribuente fornire prove analitiche .
La difesa efficace richiede una combinazione di documentazione accurata, pronta interlocuzione con l’Agenzia, utilizzo delle tutele procedurali e valutazione di strumenti alternativi come ravvedimento, piani del consumatore o accordi di ristrutturazione. Il contributo di un professionista esperto è essenziale per scegliere la strategia adatta, per evitare errori costosi e per ottenere eventuali sospensioni o falcidie.
L’avv. Giuseppe Angelo Monardo, insieme al suo team multidisciplinare, offre aiuto concreto in tutte le fasi: analisi degli atti, presentazione delle memorie, ricorsi, negoziazioni con l’Agenzia delle Entrate e predisposizione di piani del consumatore.
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