Comunicazione Di Irregolarità Per Startup Blockchain: Cosa Fare E Difesa Legale

Chi sa cosa succede dopo, e quando, agisce al momento giusto invece di subire. Una comunicazione di irregolarità indirizzata a una startup che opera con blockchain e cripto-attività non è un evento isolato: è l’apertura di una sequenza temporale precisa, con termini che decorrono da subito e che, se ignorati, si aggravano l’uno sull’altro. Che la contestazione arrivi dalla Camera di Commercio (per la sezione speciale del Registro delle Imprese), dall’OAM (per l’iscrizione come prestatore di servizi relativi a valute virtuali), da Consob e Banca d’Italia (per l’autorizzazione MiCAR come CASP) o, nei casi più gravi, dalla Procura della Repubblica, il meccanismo è sempre lo stesso: un termine iniziale breve per reagire, una finestra intermedia per integrare o controdedurre, un termine finale oltre il quale l’atto diventa esecutivo o si trasforma in altro. Questo articolo ricostruisce l’intera cronologia, tappa per tappa, indicando cosa può fare concretamente chi riceve la comunicazione in ciascuna fase e quali errori compromettono le difese successive.

Le materie coinvolte — diritto societario e del Registro delle Imprese, disciplina bancaria e finanziaria delle cripto-attività, diritto penale dell’economia — richiedono una lettura coordinata delle fonti interne ed europee, perché ciascuna sposta il calendario in modo diverso: sessanta giorni per la perdita dei requisiti di startup innovativa, trenta o novanta giorni per l’istruttoria CASP, termini di decadenza penale che corrono su binari propri. Lo Studio Monardo segue questo tipo di intreccio temporale multi-normativo grazie al coordinamento di uno staff multidisciplinare nazionale in diritto bancario e tributario, che consente di leggere insieme il fascicolo camerale, quello regolamentare e — quando emerge — quello penale, senza perdere nessuno dei termini che corrono in parallelo.

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La mappa temporale

Prima di entrare nel dettaglio di ogni tappa, è utile avere sott’occhio l’intera sequenza. Una startup blockchain può ricevere irregolarità su tre binari distinti, che spesso si sovrappongono nel tempo: quello camerale (mantenimento dello status di startup innovativa), quello regolamentare-finanziario (OAM/MiCAR) e, nei casi peggiori, quello penale (abusivismo finanziario, riciclaggio, sequestro di asset digitali). La tabella seguente riporta le scadenze principali; ciascuna riga è sviluppata in una tappa dedicata più avanti.

TappaTermine dalla comunicazione/eventoAtto da compiereConseguenza se il termine scade invano
Giorno 0Ricezione della comunicazione di irregolaritàDecorrenza di tutti i termini successivi
Entro 10 giorni10 ggControdeduzioni o comunicazione unica di regolarizzazioneIl procedimento prosegue senza le difese dell’impresa
Dal giorno 11 al 3020 gg circaIstruttoria, eventuale richiesta di integrazioniSospensione dei termini fino a integrazione
Entro 60 giorni60 gg dalla perdita dei requisitiSanatoria, autocertificazione tardiva o impugnazione preventivaCancellazione d’ufficio dalla sezione speciale
Dal 30° al 60° giorno (binario MiCAR)variabile, media 5 mesi istruttoriaIntegrazione documentale CASP, riscontro a Consob/Banca d’ItaliaRigetto per incompletezza e decadenza dal regime transitorio
Oltre i 60 giorni8 gg dal provvedimento (art. 2189 c.c.)Ricorso al Giudice del RegistroIl provvedimento di cancellazione diventa definitivo
Dai 3 ai 12 mesivariabileEventuale costituzione di difesa penale, riesame di sequestriConsolidamento delle misure cautelari reali
Oltre 12 mesifino in CassazioneRicorso per cassazione, istanze di dissequestroEsaurimento dei gradi di merito

Giorno 0: la comunicazione di irregolarità

Cosa succede. Tutto comincia con un atto formale che arriva alla PEC della società. Per le startup blockchain le forme più frequenti sono tre, spesso non alternative ma cumulabili nello stesso periodo. La prima è la comunicazione di avvio del procedimento di cancellazione d’ufficio dalla sezione speciale del Registro delle Imprese, inviata dalla Camera di Commercio quando risulta il mancato deposito dell’autocertificazione annuale sul mantenimento dei requisiti di startup innovativa, oppure il superamento del limite temporale di legge dalla costituzione. La seconda è la comunicazione dell’OAM relativa a irregolarità nell’iscrizione nella sezione speciale del Registro dei Cambiavalute riservata ai prestatori di servizi relativi a valute virtuali e di portafoglio digitale, tipicamente per violazione dell’obbligo di comunicazione trimestrale dei dati operativi. La terza, oggi la più delicata per chi opera nel comparto cripto, è la richiesta di integrazione o la contestazione di incompletezza nell’ambito dell’istruttoria di autorizzazione come CASP (Crypto-Asset Service Provider) ai sensi del Regolamento (UE) 2023/1114, la disciplina MiCAR entrata a regime nel 2026.

La norma. Il fondamento della prima ipotesi è l’art. 25 del D.L. 179/2012, conv. in L. 221/2012, che impone il deposito, entro trenta giorni dall’approvazione del bilancio e comunque entro un termine massimo dalla chiusura dell’esercizio, dell’autocertificazione sul possesso dei requisiti; il mancato deposito è equiparato per legge alla perdita dei requisiti stessi. Il fondamento della seconda è l’art. 17-bis, commi 6-8-bis, del D.Lgs. 141/2010 e il relativo Regolamento sanzionatorio e di cancellazione adottato dall’OAM. Il fondamento della terza è il combinato tra il MiCAR e le disposizioni transitorie italiane, che hanno fissato al 30 dicembre 2025 il termine per presentare istanza di autorizzazione CASP e al 30 giugno 2026 il termine ultimo di operatività nelle more dell’istruttoria.

I termini che si attivano. Da questo momento comincia a correre, a seconda del canale, un termine di dieci giorni per rispondere (procedimento camerale), oppure un termine variabile fissato dall’Autorità per l’integrazione documentale (procedimento OAM o CASP). Nessuno di questi termini è sospeso dal fatto che la società stia nel frattempo trattando la questione informalmente con il funzionario istruttore: se non risulta agli atti una risposta formale entro la scadenza, il procedimento prosegue comunque verso l’atto successivo.

Cosa può fare il debitore (l’impresa) ora. In questa fase iniziale le opzioni sono ancora ampie: si può presentare una pratica di Comunicazione Unica per sanare la posizione camerale, si può fornire tempestivamente all’OAM i dati trimestrali mancanti, si può integrare il fascicolo CASP con la documentazione richiesta. Ciò che non si può più fare, una volta scaduto il termine iniziale, è ottenere la sanatoria “gratuita”: da quel momento si entra in un regime sanzionatorio o, nei casi più gravi, in un procedimento ablativo vero e proprio.

L’errore tipico di questa fase. Il più comune è sottovalutare la natura formale della comunicazione, considerandola un sollecito amministrativo di poco conto. Un secondo errore, altrettanto diffuso nelle startup tecnologiche, è concentrare tutte le risorse sulla risposta tecnica (dati, log, wallet) trascurando la componente giuridico-procedurale, che invece determina se quella risposta produrrà un effetto legalmente rilevante.

Quanto dura realmente. Sulla carta il termine è di dieci giorni; nella prassi delle Camere di Commercio la comunicazione viene talvolta notificata con qualche giorno di ritardo rispetto alla data dell’atto, riducendo di fatto il tempo utile a disposizione dell’impresa.

Entro 10 giorni: la prima risposta

Cosa succede. Scaduti i dieci giorni dalla ricezione della comunicazione, l’ufficio del Registro (o l’OAM, o l’Autorità di vigilanza competente per il MiCAR) verifica se sia pervenuta una risposta idonea. Per il canale camerale, la risposta tipica è la pratica ComUnica di richiesta di cancellazione volontaria dalla sezione speciale startup innovativa (con mantenimento della sola iscrizione ordinaria) oppure, se i requisiti sono nel frattempo maturati per il passaggio a PMI innovativa, la pratica di trasformazione con il codice previsto dalla modulistica.

La norma. L’art. 25, comma 16, del D.L. 179/2012 stabilisce che, entro sessanta giorni dalla perdita dei requisiti, la startup innovativa è cancellata dalla sezione speciale con provvedimento del conservatore, impugnabile ai sensi dell’art. 2189, terzo comma, c.c. Per il canale OAM, il Regolamento sanzionatorio e di cancellazione dà analoga possibilità di controdeduzioni prima dell’adozione del provvedimento definitivo.

I termini che si attivano. Con la risposta tempestiva, il termine di dieci giorni si “consuma” correttamente e il procedimento prosegue verso l’istruttoria di merito. Se invece la risposta manca, il termine di dieci giorni scade e comincia a decorrere, senza soluzione di continuità, il termine più ampio (fino a sessanta giorni) entro cui l’atto ablativo diventa definitivo. Questo è il punto in cui molte startup perdono la partita senza nemmeno accorgersene: ritengono di avere ancora tempo, quando in realtà l’orologio della cancellazione d’ufficio ha già iniziato a correre dal momento della perdita dei requisiti, non dalla comunicazione stessa.

Cosa può fare il debitore ora. Oltre alla sanatoria pura, in questa fase è possibile presentare controdeduzioni di merito quando l’irregolarità contestata sia, in realtà, insussistente o basata su un errore materiale del sistema informativo camerale (ad esempio un’autocertificazione trasmessa ma non correttamente protocollata). È anche il momento in cui, se la contestazione riguarda il fascicolo MiCAR, conviene fornire un supplemento informativo mirato piuttosto che ripresentare l’intero dossier, spesso composto da centinaia di pagine.

L’errore tipico di questa fase. Rispondere in modo generico o incompleto, costringendo l’Autorità a formulare una nuova richiesta di chiarimenti: ogni richiesta aggiuntiva, per quanto legittima, consuma tempo prezioso e può, in alcuni procedimenti, comportare la decadenza dal regime transitorio se il termine finale è fisso e non prorogabile.

Quanto dura realmente. L’istruttoria che segue una risposta tempestiva richiede in media qualche settimana per il canale camerale; per l’istruttoria CASP la durata media stimata dalle stesse Autorità di vigilanza è di circa cinque mesi dalla domanda completa.

Dal giorno 11 al 30: istruttoria e richieste di integrazione

Cosa succede. A questo punto la procedura entra in una nuova fase: l’ufficio competente valuta nel merito quanto ricevuto. Se la documentazione è ritenuta insufficiente, viene inviata una richiesta formale di integrazione, con un termine predefinito per il riscontro. Per i procedimenti CASP, le Autorità hanno chiarito in sede di workshop congiunto che la domanda può essere respinta per incompletezza documentale, con conseguente decadenza dal regime transitorio: non si tratta quindi di una fase meramente interlocutoria, ma di un vero e proprio bivio procedurale.

La norma. Per il binario MiCAR, il riferimento è il combinato tra il Regolamento (UE) 2023/1114 e le disposizioni attuative nazionali (decreto attuativo e delibera Consob n. 23700/2025, che ha introdotto anche un contributo di vigilanza di 20.000 euro a carico di chi presenta domanda). Per il binario OAM, resta applicabile il Regolamento sanzionatorio, che distingue tra violazioni sanabili con richiesta di integrazione e violazioni che conducono direttamente alla sospensione.

I termini che si attivano. Il termine per rispondere alla richiesta di integrazione è normalmente indicato nell’atto stesso e varia da procedimento a procedimento; ciò che è cruciale è che la richiesta di integrazione sospende, ma non azzera, il termine finale complessivo: il tempo trascorso prima della richiesta resta “consumato” e va sottratto dal termine massimo di legge quando questo è fissato in modo rigido (come nel caso del 30 giugno 2026 per l’operatività CASP nelle more dell’istruttoria).

Cosa può fare il debitore ora. È consigliabile predisporre, già in questa fase, una riflessione interna su governance, adeguatezza quali-quantitativa dello staff e presidi di controllo dei rischi, elementi che le Autorità di vigilanza hanno indicato come oggetto di verifica sostanziale e non meramente formale. Per il canale camerale, è il momento per verificare se sussistano i presupposti per il passaggio diretto alla sezione PMI innovativa, evitando così la cancellazione tout court.

L’errore tipico di questa fase. Trattare la richiesta di integrazione come una mera formalità burocratica, delegandola a personale non giuridico: le Autorità valutano la coerenza complessiva del fascicolo, e risposte frammentarie o contraddittorie rispetto a quanto già trasmesso vengono lette come segnale di inadeguatezza organizzativa.

Quanto dura realmente. In assenza di ulteriori richieste, questa fase si esaurisce in venti-trenta giorni per il canale camerale; per il canale MiCAR può protrarsi per mesi, in ragione della complessità dei dossier, che nella prassi hanno superato in alcuni casi le duemila pagine.

Entro 60 giorni: il provvedimento ablativo o la sua alternativa

Cosa succede. Il calendario ora corre verso l’esito. Per la startup innovativa, l’art. 25, comma 16, del D.L. 179/2012 impone che, entro sessanta giorni dalla perdita dei requisiti (non dalla comunicazione), il conservatore del Registro adotti il provvedimento di cancellazione dalla sezione speciale, con mantenimento della sola iscrizione alla sezione ordinaria. Per l’OAM, il termine equivalente conduce alla sospensione (da tre mesi a un anno, in caso di violazione dell’obbligo di comunicazione trimestrale) o alla cancellazione vera e propria, quest’ultima riservata ai casi di perdita dei requisiti soggettivi, ripetuta violazione degli obblighi comunicativi o inattività protratta per oltre un anno.

La norma. Oltre alle disposizioni già richiamate, per il binario penale è utile ricordare che l’assenza di un’abilitazione specifica per operare con cripto-attività, prima dell’introduzione dell’obbligo di iscrizione OAM nel 2022, è stata oggetto di un chiarimento importante della Cassazione: <cite index=”23-1,23-3″>un procedimento a carico di un cittadino russo condannato per autoriciclaggio come reato collegato all’esercizio abusivo di attività finanziaria attraverso siti web di investimento è stato riesaminato dalla Cassazione</cite>, che ha stabilito come, per fatti risalenti al 2015-2016, non esistesse ancora alcuna norma che imponesse un’abilitazione per operare con criptovalute, con conseguente insussistenza del reato presupposto. Grassetta questa distinzione temporale: la disciplina applicabile a una startup blockchain dipende in modo decisivo dalla data dei fatti contestati, non dal regime vigente al momento della comunicazione di irregolarità.

I termini che si attivano. Il termine di sessanta giorni per la cancellazione camerale è perentorio nel senso che, decorso inutilmente, il provvedimento del conservatore diventa efficace; resta però sempre disponibile l’impugnazione successiva (v. tappa seguente). Per il binario CASP, il termine di riferimento resta il 30 giugno 2026 quale limite invalicabile di operatività per chi ha presentato domanda entro il 30 dicembre 2025.

Cosa può fare il debitore ora. Questa è la finestra difensiva più delicata dell’intera procedura: prima che il provvedimento diventi efficace, è possibile depositare, anche tardivamente rispetto ai termini ordinari, l’autocertificazione mancante (con applicazione di una sanzione ma senza soluzione di continuità dello status), oppure fornire elementi che dimostrino l’insussistenza della causa di cancellazione. Sul fronte OAM, è possibile chiedere la sospensione anziché la cancellazione, dimostrando che la violazione non integra le ipotesi più gravi previste dal Regolamento.

L’errore tipico di questa fase. Attendere il decorso del termine confidando in una proroga generalizzata: proroghe di questo tipo sono state concesse in passato (ad esempio dal Decreto Rilancio, che ha esteso di dodici mesi la permanenza nella sezione speciale), ma si tratta di misure eccezionali e non di una regola presente nella disciplina ordinaria.

Quanto dura realmente. Il termine di legge è di sessanta giorni, ma la prassi delle Camere di Commercio mostra che l’adozione formale del provvedimento può richiedere qualche settimana in più rispetto alla scadenza teorica, un margine che non va però considerato una proroga acquisita.

Dal 30° al 60° giorno: il binario regolamentare parallelo (MiCAR)

Cosa succede. Da questo momento in poi la procedura, per le startup che offrono anche servizi su cripto-attività, corre su un secondo binario, indipendente da quello camerale. Consob e Banca d’Italia, a fronte di un’istanza di autorizzazione CASP incompleta o di irregolarità riscontrate nell’operatività di un soggetto già iscritto nel registro OAM, possono richiedere l’integrazione informativa entro un termine predefinito, confermare la completezza della domanda o rifiutare di riesaminarla. Al 1° luglio 2026, terminato il periodo transitorio, in Italia possono operare come CASP solo i soggetti autorizzati da Consob, sentita Banca d’Italia; <cite index=”10-1″>gli operatori che non hanno ottenuto l’autorizzazione entro tale data devono avviare la chiusura ordinata delle proprie attività</cite>.

La norma. Il quadro è quello del Regolamento (UE) 2023/1114 (MiCAR), integrato dalle delibere Consob (tra cui la n. 23700/2025) e dalle indicazioni operative diramate dopo l’adozione del decreto attuativo nazionale. <cite index=”9-1″>I soggetti che abbiano presentato istanza di autorizzazione come CASP entro il 30 dicembre 2025, o che appartengano allo stesso gruppo di una società che abbia presentato istanza entro la stessa data, possono continuare a operare fino al rilascio o al rifiuto dell’autorizzazione, e comunque non oltre il 30 giugno 2026</cite>.

I termini che si attivano. Il termine di comunicazione ai clienti circa le modalità di adeguamento al MiCAR, o in alternativa circa la chiusura ordinata dei rapporti, era stato fissato al 30 settembre 2025 per tutti i soggetti già iscritti nel registro OAM. Chi non ha rispettato questo termine si espone a un doppio rischio: la contestazione OAM per l’obbligo informativo verso la clientela e, contestualmente, l’irregolarità nell’istruttoria CASP presso Consob.

Cosa può fare il debitore ora. Se la startup ha già ottenuto o è in attesa di autorizzazione, l’attività prosegue regolarmente nei limiti del regime transitorio; se invece ha deciso di non richiedere l’autorizzazione CASP, l’unica via percorribile per evitare sanzioni è predisporre e comunicare tempestivamente un piano di chiusura ordinata dei rapporti con la clientela, comprensivo delle modalità di restituzione degli asset custoditi.

L’errore tipico di questa fase. Continuare a operare oltre il 30 giugno 2026 senza autorizzazione, confidando in una tolleranza di fatto: <cite index=”10-1″>al 1° luglio 2026 il periodo transitorio è terminato e in Italia possono operare solo gli otto CASP autorizzati da Consob</cite> (più un ulteriore operatore autorizzato nelle settimane successive), oltre agli exchange con licenza MiCA passaportata da altri Stati membri.

Quanto dura realmente. <cite index=”11-1″>La durata media stimata del procedimento di autorizzazione CASP è di circa cinque mesi</cite>, ma i tempi effettivi sono stati finora più lunghi per molti operatori italiani, complice l’assenza di autorizzazioni rilasciate fino all’autunno 2025 e la complessità dei dossier istruttori.

Oltre i 60 giorni: l’impugnazione del provvedimento

Cosa succede. Se il provvedimento di cancellazione dalla sezione speciale è ormai stato adottato, si apre la fase dell’impugnazione. Da questo momento in poi la procedura non riguarda più la sanatoria, ma la tutela giurisdizionale del provvedimento già emesso. Per il Registro delle Imprese, il rimedio tipico è il ricorso al Giudice del Registro ai sensi dell’art. 2189, terzo comma, c.c.; per i provvedimenti OAM di sospensione o cancellazione, il rimedio è il ricorso secondo le forme previste dal Regolamento sanzionatorio, con possibile successivo ricorso giurisdizionale; per i dinieghi CASP, l’impugnazione segue le regole del contenzioso amministrativo davanti al giudice competente per i provvedimenti delle Autorità di vigilanza.

La norma. L’art. 2189 c.c. costituisce il fondamento generale del controllo giurisdizionale sugli atti del conservatore del Registro delle Imprese; la giurisprudenza ha chiarito che l’attività del conservatore resta comunque sottoposta alla vigilanza del giudice del registro, e che il diniego o la cancellazione sono impugnabili nelle forme della tutela camerale.

I termini che si attivano. Il termine per proporre ricorso al Giudice del Registro è, secondo l’orientamento consolidato, di otto giorni dalla comunicazione del provvedimento: un termine estremamente breve, che rende indispensabile una reazione immediata non appena si riceve il provvedimento formale di cancellazione. Per i ricorsi contro provvedimenti OAM o Consob, i termini sono diversi e vanno verificati caso per caso in base alla natura amministrativa o giurisdizionale del rimedio.

Cosa può fare il debitore ora. In questa fase è possibile far valere vizi di natura procedimentale (ad esempio la mancata considerazione di un’autocertificazione tempestivamente trasmessa ma non registrata) o vizi sostanziali (l’insussistenza della causa di perdita dei requisiti). Grassetta questo punto: il ricorso tempestivo è l’unica via per riaprire una partita che, altrimenti, si chiude in modo definitivo entro pochi giorni dalla notifica del provvedimento.

L’errore tipico di questa fase. Lasciar decorrere il termine di otto giorni ritenendo di poter comunque “regolarizzare in seguito”: una volta divenuto definitivo, il provvedimento di cancellazione dalla sezione speciale comporta la cessazione del regime agevolativo, ed eventuali nuove iscrizioni richiedono di ripartire da zero con i requisiti di legge.

Quanto dura realmente. Il procedimento davanti al Giudice del Registro si esaurisce solitamente in poche settimane; i ricorsi in sede di contenzioso amministrativo contro provvedimenti Consob possono invece richiedere diversi mesi, e proseguire eventualmente in appello.

Dai 3 ai 12 mesi: quando emerge il fascicolo penale

Cosa succede. A questo punto la procedura può assumere una dimensione del tutto diversa. Se le irregolarità contestate non riguardano soltanto profili formali ma la sostanza dell’attività — offerta al pubblico di token o servizi presentati come investimento, raccolta di fondi senza le autorizzazioni previste dal TUF, gestione di wallet o piattaforme di scambio in assenza di iscrizione OAM — può aprirsi un procedimento penale per esercizio abusivo di attività finanziaria (art. 166 TUF) o, nei casi più gravi, per riciclaggio o autoriciclaggio. In questa fase è frequente anche il sequestro probatorio di dispositivi informatici, wallet hardware e account cloud della startup.

La norma. <cite index=”26-1,26-3″>L’abusivismo finanziario ex art. 166, comma 1, TUF si configura ogniqualvolta un soggetto, senza autorizzazione, offra al pubblico strumenti o servizi che si presentano come investimenti di natura finanziaria</cite>, anche attraverso canali digitali o piattaforme telematiche. <cite index=”26-3″>La Cassazione ha chiarito che, qualora la vendita di valute virtuali sia accompagnata dalla prospettazione di rendimenti attesi, obblighi di riacquisto o strategie di valorizzazione, l’attività assume natura finanziaria e ricade nel perimetro dell’abusivismo</cite>.

I termini che si attivano. Il sequestro probatorio, se disposto, va impugnato con richiesta di riesame entro dieci giorni dalla notifica o dall’esecuzione, davanti al Tribunale del riesame. Grassetta ogni termine perentorio: il riesame del sequestro è uno dei pochissimi rimedi rapidi disponibili in ambito penale, e la sua perentorietà non lascia margini di proroga.

Cosa può fare il debitore ora. La linea difensiva possibile in questa fase riguarda sia il merito dell’accusa (dimostrare che l’attività non integrava sollecitazione al pubblico risparmio, o che mancava l’elemento soggettivo del dolo) sia la legittimità delle modalità di acquisizione della prova. Su quest’ultimo punto la giurisprudenza più recente offre argomenti solidi: <cite index=”41-1″>è illegittimo il sequestro che si risolva in un’acquisizione indiscriminata del patrimonio digitale dell’indagato, in assenza di criteri selettivi predeterminati e di termini per la restituzione del materiale non rilevante</cite>. Un caso di questo tipo ha riguardato proprio <cite index=”41-1″>l’amministratore di una società ritenuta intermediaria finanziaria, nei cui confronti erano stati sequestrati dispositivi, account cloud e criptovalute custodite su un wallet hardware</cite>.

L’errore tipico di questa fase. Concentrarsi soltanto sulla difesa di merito, trascurando i vizi procedurali del sequestro: un’estrazione integrale e indiscriminata dei dati, senza selezione preventiva di quanto pertinente al reato contestato, costituisce un vizio autonomo che può portare alla restituzione dei dispositivi indipendentemente dall’esito del procedimento principale.

Quanto dura realmente. Il riesame del sequestro si conclude in genere entro dieci-venti giorni dalla richiesta; il procedimento penale di merito, se il fascicolo procede a dibattimento, può durare diversi anni prima di giungere a una decisione definitiva.

Oltre 12 mesi: la definizione, fino in Cassazione

Cosa succede. Da questo momento in poi la procedura, se non si è chiusa nelle fasi precedenti, prosegue verso i gradi successivi di giudizio. Sul fronte civile-camerale, un’eventuale decisione sfavorevole del Giudice del Registro può essere impugnata secondo le regole ordinarie; sul fronte penale, la sentenza di primo grado può essere appellata e, infine, ricorsa per cassazione.

La norma. La giurisprudenza di legittimità in materia di cripto-attività si è consolidata negli ultimi anni su alcuni principi ricorrenti, che orientano in modo significativo la strategia difensiva: la distinzione tra criptovaluta come “prodotto” e come “profitto” del reato ai fini della confisca, l’inammissibilità del sequestro per equivalente su beni dal valore fluttuante, l’irrilevanza penale di condotte anteriori all’introduzione degli obblighi di iscrizione OAM.

I termini che si attivano. Il termine per il ricorso per cassazione contro sentenze penali è di quarantacinque giorni dalla notifica dell’estratto o dalla scadenza del termine per il deposito della motivazione, salvo termini diversi previsti da specifiche disposizioni processuali.

Cosa può fare il debitore ora. In questa fase la continuità della strategia difensiva, dal primo grado fino in Cassazione, diventa determinante: molti dei principi favorevoli oggi consolidati sono stati affermati proprio in sede di legittimità, dopo che i gradi di merito avevano confermato impostazioni più rigorose.

L’errore tipico di questa fase. Cambiare impostazione difensiva o cambiare difensore in una fase avanzata del procedimento, perdendo la coerenza argomentativa costruita nei gradi precedenti: la giurisprudenza di legittimità premia le linee difensive costruite fin dall’inizio su basi solide e mantenute con coerenza.

Quanto dura realmente. Un procedimento che arrivi fino in Cassazione, considerando tutti i gradi, può richiedere complessivamente dai due ai cinque anni dalla comunicazione di irregolarità iniziale.

La stessa procedura, due calendari

Per comprendere concretamente quanto le scelte tempestive incidano sull’esito, è utile mettere a confronto due percorsi paralleli, entrambi ipotetici, riferiti alla stessa situazione di partenza.

Ipotesi A — la startup che agisce alle finestre giuste. Blockchain Labs S.r.l., iscritta come startup innovativa dal 2021 e come prestatore di servizi in valute virtuali presso l’OAM dal 2022, riceve il 5 marzo 2026 una comunicazione della Camera di Commercio per omesso deposito dell’autocertificazione relativa all’esercizio 2025, e contestualmente una richiesta OAM di integrazione dei dati trimestrali del quarto trimestre 2025. Entro il giorno 12 marzo (giorno 7 dalla comunicazione) l’impresa deposita l’autocertificazione tardiva tramite ComUnica, con applicazione della sola sanzione pecuniaria prevista, e trasmette all’OAM i dati mancanti. Il 20 marzo riceve conferma della regolarizzazione su entrambi i fronti. Contestualmente, avendo presentato istanza di autorizzazione CASP il 28 novembre 2025, riceve il 15 aprile 2026 una richiesta di supplemento informativo su governance e presidi antiriciclaggio, a cui risponde entro il termine di trenta giorni indicato. L’autorizzazione viene rilasciata il 20 giugno 2026, dieci giorni prima della scadenza del regime transitorio.

Ipotesi B — la startup che lascia correre. Crypto Innovation S.r.l., nella stessa identica situazione di partenza, riceve le medesime comunicazioni il 5 marzo 2026 ma non risponde entro il termine di dieci giorni, ritenendo la questione una formalità gestibile in un secondo momento. Il 15 aprile 2026 la Camera di Commercio adotta il provvedimento di cancellazione dalla sezione speciale startup innovativa; contestualmente l’OAM dispone la sospensione dal Registro per tre mesi. La società, resasi conto solo a fine aprile della gravità della situazione, presenta ricorso al Giudice del Registro il 10 maggio, ben oltre il termine di otto giorni dalla comunicazione del provvedimento (ricevuta il 16 aprile): il ricorso viene dichiarato inammissibile per tardività. Sul fronte MiCAR, non avendo mai risposto alla richiesta di supplemento informativo del 15 aprile, la domanda di autorizzazione viene dichiarata decaduta il 1° luglio 2026, e la società deve avviare la chiusura ordinata di tutti i rapporti con la clientela, con perdita di operatività immediata sul territorio nazionale.

I binari paralleli

Quando la startup decide di attivare un rimedio, la timeline si biforca rispetto allo scenario di pura inerzia. Se viene proposta un’istanza di sanatoria tempestiva, il calendario resta quello ordinario descritto nelle tappe precedenti, con esito favorevole nella maggior parte dei casi documentati dalla prassi camerale. Se invece si sceglie di impugnare un provvedimento già adottato, il calendario si allunga: il ricorso al Giudice del Registro richiede tipicamente alcune settimane per la decisione, ma nel frattempo il provvedimento di cancellazione resta efficace, salvo che non venga concessa una sospensione cautelare. Un terzo binario, quello dell’accordo con l’Autorità di vigilanza su un piano di rientro o di chiusura ordinata, è percorribile quando la startup decide di non proseguire l’attività come CASP: in questo caso la tempistica dipende dal piano stesso, che deve comunque essere comunicato entro i termini fissati dalle Autorità e attuato con modalità tali da tutelare la clientela. Infine, quando si apre un fascicolo penale, la timeline si sovrappone del tutto a quella amministrativa: un sequestro probatorio disposto nell’ambito delle indagini non sospende, di regola, i procedimenti camerali o regolamentari, che proseguono su binari autonomi e con esiti che possono anche divergere rispetto al procedimento penale.

Le 5 finestre critiche

  1. I primi dieci giorni dalla comunicazione. È la finestra in cui la sanatoria è ancora possibile senza conseguenze irreversibili: perderla significa passare da un procedimento di regolarizzazione a un procedimento potenzialmente ablativo.
  2. Il termine di sessanta giorni dalla perdita dei requisiti (non dalla comunicazione). Molte imprese calcolano male il punto di partenza di questo termine, credendo che decorra dalla ricezione dell’atto e non dal momento sostanziale della perdita dei requisiti.
  3. Gli otto giorni per il ricorso al Giudice del Registro. È il termine più breve dell’intera procedura e, proprio per questo, il più spesso perso per mera disattenzione.
  4. Il 30 giugno 2026 per l’operatività CASP nelle more dell’istruttoria. È un termine fisso e non prorogabile per chi non abbia ancora ottenuto l’autorizzazione.
  5. I dieci giorni per il riesame di un sequestro probatorio. È l’unica finestra rapida disponibile per contestare, con effetti immediati, la legittimità di un sequestro di dispositivi o asset digitali.

Le domande sul tempo

Posso ancora sanare l’irregolarità se sono passati più di dieci giorni dalla comunicazione? Sì, ma non più a titolo gratuito: oltre il termine iniziale, la regolarizzazione resta possibile fino al provvedimento definitivo, con applicazione delle sanzioni previste, mentre dopo il provvedimento occorre passare necessariamente per l’impugnazione.

Quanto dura in tutto una procedura di questo tipo, se tutto va bene? Se la sanatoria viene effettuata tempestivamente, l’intero procedimento amministrativo si chiude solitamente entro sessanta-novanta giorni; se si aggiunge il binario CASP, la tempistica complessiva sale a cinque-sette mesi.

Se ho già ricevuto il provvedimento di cancellazione, ho ancora margini? Sì, entro otto giorni dalla comunicazione tramite ricorso al Giudice del Registro; oltre questo termine, la via resta quella di una nuova iscrizione ex novo, con conseguente perdita degli anni già maturati.

Il sequestro di un wallet o di un dispositivo blocca per sempre l’accesso agli asset? No: il sequestro è per sua natura temporaneo e va sempre motivato con criteri selettivi; la giurisprudenza recente ha ribadito che l’acquisizione indiscriminata del patrimonio digitale, senza termini per la restituzione del materiale non pertinente, è illegittima.

Posso continuare a operare come CASP dopo il 30 giugno 2026 se ho semplicemente presentato domanda? No, salvo che la domanda sia stata presentata entro il 30 dicembre 2025 e non sia ancora stata rifiutata: in tal caso l’operatività è ammessa solo fino al rilascio o al diniego dell’autorizzazione, e comunque non oltre il 30 giugno 2026.

Le pronunce che scandiscono la procedura

Di seguito i riferimenti giurisprudenziali più rilevanti per orientare la strategia difensiva lungo l’intera timeline, ordinati per la tappa della procedura cui si riferiscono.

  1. Cass. pen., Sez. III, n. 1760/2025 (ud. 20/11/2024, dep. 15/1/2025) — rilevante nella fase del sequestro. La Corte ha annullato con rinvio il sequestro probatorio di Bitcoin qualificati come “profitto” di un reato tributario, chiarendo che il valore fluttuante delle cripto-attività rispetto all’euro non consente di determinarne un ammontare nominale ai fini del sequestro per equivalente.
  2. Cass. pen., Sez. V, n. 29649/2024 (19/7/2024) — rilevante nella fase dell’apertura del fascicolo penale. La sentenza ha affrontato in modo approfondito la riconducibilità delle criptovalute alla nozione di prodotto finanziario, confermando una condanna per abusivismo in un caso di raccolta di fondi presentata come investimento in valute virtuali.
  3. Cass. pen., Sez. II, n. 40072/2025 (25/11/2025) — rilevante nella fase dell’abusivismo e del riciclaggio. La Corte ha stabilito che la criptovaluta acquistata con denaro di provenienza illecita costituisce “prodotto” e non “profitto” del reato, risultando per questo interamente soggetta a confisca, e ha confermato che l’attività di cambio tra valuta legale e virtuale, se proposta come investimento, integra abusivismo finanziario.
  4. Cass. pen., Sez. II, n. 22651/2025 — rilevante per la determinazione del periodo temporale rilevante. La Corte ha annullato una condanna per autoriciclaggio riferita ad attività del 2015-2016, periodo in cui non era ancora prevista alcuna norma che imponesse un’abilitazione per operare con criptovalute, con conseguente assenza del reato presupposto.
  5. Cass. pen., n. 8269/2025 — rilevante per il binario tributario parallelo. La sentenza ha ribadito che i proventi in criptovaluta vanno sempre valorizzati in euro e dichiarati, senza che l’incertezza normativa o le oscillazioni di valore possano escludere l’obbligo dichiarativo.
  6. Cass. pen., Sez. V, n. 15396/2026 (dep. inizio maggio 2026) — rilevante nella fase del sequestro informatico. La Corte ha annullato un sequestro esteso indiscriminatamente a dispositivi, account cloud e un wallet hardware contenente criptovalute per oltre 62.000 dollari, affermando l’illegittimità di ogni acquisizione probatoria priva di criteri selettivi predeterminati e di termini per la restituzione del materiale non pertinente.
  7. Cass. pen., n. 8644/2026 (10/3/2026) — rilevante per la fase di apertura delle indagini a seguito di denuncia. La Corte ha chiarito che la querela per truffa online può essere validamente presentata anche a distanza di alcuni mesi dalla conoscenza del fatto, ampliando la finestra temporale utile per le vittime di eventuali raccolte fondi irregolari collegate alla startup.
  8. Cass. pen., Sez. II, n. 26807/2020 (17/9/2020) — precedente storico tuttora richiamato. La sentenza ha affermato che la vendita online di moneta virtuale pubblicizzata come forma di investimento, con informazioni sulla redditività attesa, è soggetta agli adempimenti del TUF e la sua omissione integra abusivismo finanziario sollecitatorio.
  9. Cass. pen., Sez. V, n. 37767/2023 (17/5/2023) — richiamata nella sentenza n. 40072/2025 a conferma dell’orientamento sull’abusivismo finanziario nel comparto cripto.
  10. Cass. pen., Sez. II, n. 44378/2022 (26/10/2022) — anch’essa richiamata a supporto della qualificazione delle operazioni su criptovalute come attività di intermediazione soggetta ad autorizzazione.
  11. Cass. pen., Sez. VI, n. 13585/2025 (ud. 1/4/2025, dep. 8/4/2025) — rilevante per le garanzie procedurali nel sequestro di materiale informatico. La Corte ha affrontato il tema dell’accesso ai dati contenuti in dispositivi digitali ai fini di indagine, richiamando la necessità di un controllo giurisdizionale indipendente sull’acquisizione.
  12. Cass. pen., Sez. VI, n. 543/2026 (8/1/2026) — rilevante per la durata del vincolo sui dispositivi sequestrati. La sentenza ha ribadito che il decreto di sequestro di dispositivi informatici deve indicare la durata del vincolo e i termini per le operazioni di estrazione e analisi dei dati, pena l’illegittimità della misura.

Cosa può fare lo Studio Monardo

Di fronte a una comunicazione di irregolarità che tocca contemporaneamente il fascicolo camerale, quello regolamentare cripto e, nei casi più seri, quello penale, lo Studio Monardo mette a disposizione una serie di strumenti concreti, calibrati sulla tappa della timeline in cui la startup si trova:

  1. Analizziamo la comunicazione ricevuta entro le prime 48 ore, individuando esattamente da quale termine (dieci giorni, sessanta giorni, otto giorni per il ricorso) dipende la prossima scadenza utile.
  2. Predisponiamo la pratica di regolarizzazione camerale (autocertificazione tardiva, ComUnica di passaggio alla sezione PMI innovative) quando la sanatoria è ancora percorribile.
  3. Redigiamo le controdeduzioni e il supplemento informativo nei procedimenti OAM e CASP, coordinando la componente tecnica (dati operativi, governance, presidi antiriciclaggio) con quella giuridica.
  4. Verifichiamo la sussistenza dei presupposti per il ricorso al Giudice del Registro ex art. 2189 c.c., rispettando il termine di otto giorni dalla comunicazione del provvedimento.
  5. Costruiamo il piano di chiusura ordinata dei rapporti con la clientela, quando la startup decide di non proseguire come CASP, verificando la conformità delle modalità comunicate alle Autorità di vigilanza.
  6. Impostiamo la richiesta di riesame del sequestro probatorio entro il termine di dieci giorni, contestando sia il merito dell’accusa sia i vizi procedurali dell’acquisizione digitale.
  7. Verifichiamo la legittimità delle modalità di estrazione dei dati dai dispositivi sequestrati, alla luce dei più recenti orientamenti sulla selettività e sui termini di restituzione del materiale non pertinente.
  8. Costruiamo la linea difensiva sul reato di abusivismo finanziario, distinguendo tra attività di mero scambio e attività di sollecitazione del pubblico risparmio, elemento che la giurisprudenza considera decisivo.
  9. Coordiniamo il fascicolo tributario parallelo, quando la contestazione riguarda anche la mancata dichiarazione di proventi in cripto-attività.
  10. Seguiamo la strategia difensiva con continuità dal primo grado fino in Cassazione, mantenendo coerenza argomentativa quando il procedimento si protrae oltre l’anno.

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è avvocato cassazionista; coordinatore di uno staff multidisciplinare operante a livello nazionale in diritto bancario e tributario; Gestore della crisi da sovraindebitamento (L. 3/2012) iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia; professionista fiduciario di un OCC (Organismo di Composizione della Crisi); Esperto Negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021.

Per una startup blockchain destinataria di una comunicazione di irregolarità multi-livello, la componente più preziosa di questo insieme di competenze è il coordinamento dello staff multidisciplinare nazionale in diritto bancario e tributario, che consente di leggere insieme, senza dispersioni di tempo, il fascicolo camerale, quello regolamentare MiCAR/OAM e l’eventuale fascicolo penale, garantendo che le difese predisposte su un binario non contraddicano, per mancanza di coordinamento, quelle predisposte sull’altro. A questo si affianca la continuità della strategia difensiva dall’analisi iniziale fino all’eventuale ricorso in Cassazione, con lo stesso difensore e la stessa linea argomentativa in ogni grado, e il lavoro sinergico di avvocati e commercialisti sullo stesso fascicolo, indispensabile quando la contestazione tocca contemporaneamente profili giuridici, contabili e tecnico-informatici.

Il quadro sanzionatorio in dettaglio, tappa per tappa

Prima di chiudere la ricostruzione cronologica, è utile fermarsi su un aspetto che attraversa trasversalmente tutte le tappe già viste: la natura e l’entità delle conseguenze economiche e amministrative che si sommano quando i termini vengono lasciati decorrere senza reazione. Non si tratta di un dettaglio secondario, perché è proprio la percezione della gravità reale delle conseguenze a determinare, nella prassi, se un’impresa reagisce nei primi dieci giorni oppure rinvia la questione a un momento successivo, quando ormai le opzioni disponibili si sono ridotte.

Sul fronte camerale, la conseguenza della mancata regolarizzazione entro i termini non è soltanto la cancellazione dalla sezione speciale: è la perdita, dal momento della cancellazione in avanti, dell’intero pacchetto di agevolazioni riconosciute alle startup innovative. Questo include l’esenzione dall’imposta di bollo e dai diritti di segreteria per gli adempimenti relativi alle iscrizioni nel Registro delle Imprese, l’esenzione dal pagamento del diritto annuale dovuto alle Camere di Commercio, e — punto spesso sottovalutato — l’accesso a strumenti di raccolta del capitale riservati proprio alle startup innovative, come l’equity crowdfunding in deroga alle regole ordinarie di offerta al pubblico. Una startup blockchain che perde lo status non perde quindi solo un’etichetta formale: perde la base giuridica su cui aveva costruito, spesso, l’intera strategia di raccolta fondi.

Sul fronte OAM, la sospensione dal Registro — che può durare da un minimo di tre mesi fino a un anno — comporta l’impossibilità di esercitare legalmente l’attività di prestazione di servizi relativi a valuta virtuale sul territorio della Repubblica per l’intera durata della sospensione. Poiché la comunicazione all’OAM costituisce condizione essenziale per l’esercizio legale dell’attività, un periodo di sospensione equivale, di fatto, a una interruzione forzata dell’operatività commerciale, con tutte le conseguenze contrattuali verso la clientela che ne derivano (obblighi di rimborso, di custodia degli asset, di comunicazione trasparente ai clienti). La cancellazione, riservata alle ipotesi più gravi (perdita dei requisiti soggettivi, ripetuta violazione degli obblighi comunicativi, inattività ultrannuale), è invece definitiva e presuppone, per tornare a operare, una nuova iscrizione ex novo con tutti i requisiti di legge.

Sul fronte MiCAR, le conseguenze del mancato completamento dell’istruttoria entro il 30 giugno 2026 sono radicali: chi non ha ottenuto l’autorizzazione a quella data deve cessare l’operatività come CASP sul territorio italiano ed europeo, salvo il ricorso alla c.d. reverse solicitation, l’eccezione che consente a un operatore extra-UE di prestare un servizio a un cliente europeo senza autorizzazione, ma solo quando è il cliente, di propria esclusiva iniziativa, a richiederlo — un’eccezione dai contorni stretti, che le stesse linee guida ESMA hanno chiarito non poter essere utilizzata come scappatoia sistematica per aggirare l’obbligo di autorizzazione. Il contributo di vigilanza di 20.000 euro previsto dalla delibera Consob n. 23700/2025 per la sola presentazione della domanda, inoltre, va tenuto presente nella pianificazione finanziaria della startup, perché è dovuto indipendentemente dall’esito dell’istruttoria.

Sul fronte penale, infine, le conseguenze si misurano non solo in termini di pena edittale per il reato di abusivismo finanziario, ma anche e soprattutto in termini di sequestro e confisca degli asset digitali. La giurisprudenza più recente ha chiarito che la criptovaluta acquisita con proventi di reato è qualificabile come “prodotto” del reato stesso — e non come mero “profitto” — con la conseguenza che l’intero ammontare, e non solo l’eventuale guadagno realizzato, può essere oggetto di confisca. Questo orientamento amplia in modo significativo la platea di beni aggredibili rispetto a un’interpretazione più restrittiva, e impone quindi, fin dalle prime fasi dell’indagine, una strategia difensiva che tenga conto non solo della responsabilità penale personale ma anche della sorte patrimoniale degli asset custoditi dalla società.

I soggetti coinvolti e le rispettive competenze

Un aspetto che genera spesso incertezza, e che merita un chiarimento specifico all’interno di questa ricostruzione cronologica, riguarda il riparto di competenze tra le diverse Autorità che possono intervenire nei confronti di una startup blockchain. Comprendere chi fa cosa, e in quale momento, è essenziale per non disperdere energie difensive rispondendo all’Autorità sbagliata o con lo strumento procedurale sbagliato.

Le Camere di Commercio, attraverso l’Ufficio del Registro delle Imprese, gestiscono esclusivamente il profilo pubblicitario e ordinamentale legato allo status di startup innovativa o PMI innovativa. Non entrano nel merito dell’attività di cripto-attività in sé, ma verificano il possesso dei requisiti previsti dal D.L. 179/2012 (spese in ricerca e sviluppo, composizione della compagine sociale, oggetto sociale, e così via) e la tempestività degli adempimenti dichiarativi annuali.

L’OAM (Organismo per la gestione degli elenchi degli Agenti in attività finanziaria e dei Mediatori creditizi) gestisce invece la sezione speciale del Registro dei Cambiavalute riservata ai prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale e ai prestatori di servizi di portafoglio digitale (i c.d. VASP, Virtual Asset Service Providers secondo la terminologia internazionale). La comunicazione all’OAM, disciplinata dall’art. 17-bis, comma 8-ter, del D.Lgs. 141/2010, è condizione essenziale per l’esercizio legale dell’attività, indipendentemente dallo status di startup innovativa: una società può quindi essere regolarmente iscritta come startup innovativa e, allo stesso tempo, essere irregolare presso l’OAM, o viceversa.

Consob e Banca d’Italia, con un riparto di competenze concordato tra le due Autorità, gestiscono l’istruttoria di autorizzazione come CASP ai sensi del MiCAR: a Consob spetta la valutazione prevalente sui profili di trasparenza e correttezza nei confronti della clientela, mentre a Banca d’Italia spettano i profili di stabilità patrimoniale e di adeguatezza organizzativa, con un meccanismo di sentito reciproco prima del rilascio dell’autorizzazione finale.

La Procura della Repubblica, infine, interviene quando emergono elementi di rilevanza penale, tipicamente su impulso di denunce di clienti, segnalazioni dell’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) per operazioni sospette, o accertamenti avviati d’ufficio dalla Polizia Postale nell’ambito di indagini più ampie su frodi informatiche o riciclaggio. È importante sottolineare che l’intervento della Procura è del tutto autonomo rispetto ai procedimenti amministrativi appena descritti: un’archiviazione in sede penale non “sana” automaticamente un’irregolarità camerale o OAM, così come una regolarizzazione amministrativa non impedisce, di per sé, l’apertura di un fascicolo penale se emergono elementi di reato.

Ulteriori domande frequenti sulla timeline

Se la mia startup ha già ricevuto una sospensione OAM in passato, una nuova irregolarità aggrava automaticamente la sanzione? Sì: il Regolamento sanzionatorio dell’OAM considera la recidiva come elemento aggravante nella determinazione della durata della sospensione, che può quindi avvicinarsi al limite massimo di un anno anziché al minimo di tre mesi previsto per la prima violazione.

Posso presentare domanda di autorizzazione CASP oggi, se non l’ho fatto entro il 30 dicembre 2025? È necessario verificare caso per caso lo stato delle procedure presso Consob: chi non ha presentato istanza entro quel termine non può beneficiare del regime transitorio e deve, salvo diverse indicazioni sopravvenute delle Autorità, cessare l’attività non autorizzata, con possibilità di presentare comunque una nuova istanza ordinaria, che però non produce gli effetti di continuità operativa propri del regime transitorio.

Cosa succede ai fondi e ai token dei clienti se la startup viene cancellata dal registro OAM? La cancellazione non comporta automaticamente la confisca degli asset dei clienti, che restano di proprietà di questi ultimi; comporta però l’obbligo per la società di gestire una chiusura ordinata dei rapporti, restituendo o trasferendo gli asset custoditi secondo modalità che devono essere comunicate in modo trasparente alla clientela, pena l’esposizione a responsabilità contrattuale e, in caso di condotte ostative, a possibili contestazioni di natura penale.

Un socio o amministratore può essere ritenuto responsabile personalmente per le irregolarità della società? Sì, in particolare sul fronte penale: i reati di abusivismo finanziario, riciclaggio e autoriciclaggio sono reati propri della persona fisica che ha materialmente posto in essere la condotta, tipicamente l’amministratore o il soggetto che ha gestito in concreto i rapporti con la clientela, indipendentemente dalla veste societaria con cui operava.

Quanto incide la collaborazione con l’Autorità sulla gravità delle conseguenze? In tutti i procedimenti esaminati, una risposta tempestiva, trasparente e completa alle richieste di integrazione riduce sensibilmente il rischio di provvedimenti più severi: le Autorità di vigilanza valutano anche il comportamento processuale complessivo del soggetto, non solo il singolo dato tecnico contestato.

È possibile ottenere una proroga dei termini in casi eccezionali, come è avvenuto con il Decreto Rilancio? Le proroghe generalizzate sono misure di carattere emergenziale e non fanno parte della disciplina ordinaria: non è quindi prudente costruire una strategia difensiva basata sull’attesa di un intervento normativo eccezionale, che potrebbe non arrivare o arrivare troppo tardi rispetto alle esigenze della singola startup.

Il ruolo della documentazione tecnica nella difesa

Un elemento che merita un approfondimento specifico riguarda l’interazione tra la componente giuridica e quella tecnico-informatica della difesa, particolarmente rilevante per una startup blockchain. A differenza di un’impresa tradizionale, la documentazione rilevante ai fini della difesa non si limita a bilanci, contratti e corrispondenza: comprende log di sistema, registri delle transazioni on-chain, configurazioni dei wallet, policy interne di know-your-customer e antiriciclaggio, e documentazione relativa all’infrastruttura tecnologica utilizzata per l’emissione o la gestione delle cripto-attività.

Nella fase di risposta alle richieste di integrazione, sia camerali sia regolamentari, la qualità e la coerenza di questa documentazione tecnica sono spesso determinanti quanto l’argomentazione giuridica in senso stretto. Le Autorità di vigilanza, come emerso nei workshop congiunti tenuti da Consob e Banca d’Italia sull’implementazione del MiCAR, valutano infatti l’adeguatezza quali-quantitativa dello staff e dei controlli a presidio dei rischi come elemento sostanziale dell’istruttoria, non come mero corredo documentale. Una risposta tecnicamente ineccepibile ma priva di un inquadramento giuridico coerente rischia di risultare incompleta agli occhi dell’Autorità; viceversa, un’argomentazione giuridica solida ma priva di riscontri tecnici concreti (dati operativi, evidenze di conformità) rischia di apparire meramente difensiva senza sostanza probatoria.

È proprio in questo punto di incontro tra tecnica e diritto che il lavoro sinergico tra avvocati e commercialisti, e più in generale tra le diverse professionalità coinvolte nella difesa di una startup blockchain, produce il valore aggiunto maggiore: non si tratta di sommare due pareri separati, ma di costruire un unico fascicolo difensivo in cui i dati tecnici sono già selezionati e organizzati secondo la rilevanza giuridica che assumeranno nel procedimento, amministrativo o penale che sia.

Le 5 finestre critiche viste dal lato della clientela

Fin qui la ricostruzione si è concentrata sul punto di vista della startup che riceve la comunicazione di irregolarità. Ma la stessa timeline produce effetti, spesso non simmetrici, anche sul lato di chi ha investito capitali o depositato asset digitali presso quella startup. Comprendere questo secondo punto di vista è utile non solo per chi si trova a difendere gli interessi di un investitore, ma anche per la startup stessa, che deve gestire in modo trasparente la comunicazione verso la propria clientela lungo tutte le tappe già viste, pena l’aggravamento delle contestazioni ricevute.

Nei primi dieci giorni, un cliente attento può accorgersi dell’irregolarità solo se la startup comunica spontaneamente la situazione, oppure se l’informazione emerge da fonti pubbliche (il Registro delle Imprese è consultabile, così come lo stato di iscrizione OAM). In questa fase, per il cliente, l’opzione più prudente è monitorare l’evoluzione della vicenda senza necessariamente procedere al disinvestimento immediato, che potrebbe risultare prematuro se la startup regolarizza la propria posizione entro il termine.

Dal giorno 11 al 60, se la situazione non si è ancora chiarita, il cliente che abbia fondato dubbi sulla solidità della controparte può valutare di richiedere formalmente informazioni sullo stato del procedimento, esercitando i diritti contrattuali eventualmente previsti (recesso, rimborso anticipato) qualora il contratto di servizio lo consenta. È importante che questa richiesta sia formalizzata per iscritto, perché costituirà elemento di prova rilevante nel caso in cui, in una fase successiva, si renda necessario agire per il recupero delle somme investite.

Superati i 60 giorni, se il provvedimento di cancellazione o sospensione è divenuto definitivo, il cliente si trova di fronte a una controparte che, per legge, non può più operare regolarmente sul mercato italiano delle cripto-attività. In questo scenario, la richiesta di rimborso o di restituzione degli asset custoditi deve essere accompagnata da un’attenta valutazione della solvibilità della società e, se necessario, da un’azione legale volta a tutelare la posizione del cliente anche in via cautelare, per evitare che nel frattempo gli asset vengano dispersi o trasferiti.

Se emerge un fascicolo penale, il cliente che si ritenga danneggiato da un’offerta presentata come investimento senza le dovute autorizzazioni può costituirsi parte civile nel procedimento, facendo valere le proprie pretese risarcitorie nello stesso processo in cui si accerta la responsabilità penale degli amministratori. Su questo punto, la giurisprudenza più recente ha ampliato le possibilità difensive delle vittime, chiarendo che la denuncia per truffa online può essere validamente presentata anche a distanza di alcuni mesi dalla scoperta del fatto, senza che il decorso del tempo comprometta di per sé l’ammissibilità della querela.

Oltre i 12 mesi, quando il procedimento prosegue nei gradi successivi, il cliente-investitore che si sia costituito parte civile mantiene il proprio interesse processuale fino alla decisione definitiva, e può beneficiare degli accertamenti compiuti in sede penale (ad esempio sulla natura fraudolenta dell’offerta) anche ai fini di un’eventuale azione civile risarcitoria separata, qualora quella penale non fosse sufficiente a soddisfare integralmente le proprie pretese.

Le buone prassi organizzative per prevenire nuove comunicazioni di irregolarità

Un ultimo aspetto, spesso trascurato in una trattazione puramente cronologica, riguarda le misure organizzative che una startup blockchain può adottare per ridurre il rischio di ricevere, in futuro, nuove comunicazioni di irregolarità sugli stessi tre binari esaminati. Non si tratta di suggerimenti generici, ma di accorgimenti che discendono direttamente dagli obblighi già esaminati in questo articolo.

Sul fronte camerale, è opportuno predisporre un calendario interno che anticipi di almeno sessanta giorni le scadenze di deposito dell’autocertificazione annuale, assegnando la responsabilità del monitoraggio a una figura specifica all’interno della governance societaria, e non lasciandola come compito residuale del consulente esterno. La verifica periodica del possesso dei requisiti (spese in ricerca e sviluppo, composizione della compagine sociale, fatturato) dovrebbe essere condotta con cadenza semestrale, per intercettare per tempo un eventuale avvicinamento alle soglie di legge.

Sul fronte OAM, la trasmissione trimestrale dei dati operativi entro il quindicesimo giorno del mese successivo al trimestre di riferimento dovrebbe essere automatizzata quanto più possibile, riducendo la dipendenza da adempimenti manuali soggetti a errore umano. È inoltre opportuno predisporre, fin dall’inizio dell’attività, un archivio strutturato dei dati identificativi della clientela conforme agli allegati tecnici richiesti dal Decreto MEF, in modo da poter rispondere rapidamente a eventuali richieste di verifica.

Sul fronte MiCAR, per le startup che non abbiano ancora ottenuto l’autorizzazione CASP, è fondamentale mantenere un dialogo costante con Consob e Banca d’Italia durante l’istruttoria, anticipando le richieste di supplemento informativo piuttosto che attendendole passivamente. Le stesse Autorità hanno più volte segnalato che le riflessioni interne su governance, adeguatezza dello staff e presidi di controllo dei rischi dovrebbero essere avviate ben prima della presentazione della domanda, e non come reazione a una richiesta di integrazione.

Sul fronte penale, la misura preventiva più efficace resta una rigorosa separazione, fin dalla costituzione della società e dalla redazione dei materiali promozionali, tra comunicazione descrittiva del progetto tecnologico e qualsiasi elemento che possa essere interpretato come sollecitazione al pubblico risparmio (promesse di rendimento, obblighi di riacquisto, strategie di valorizzazione dell’asset). Una revisione legale preventiva di white paper, materiali di marketing e termini contrattuali, condotta prima della loro pubblicazione, riduce in modo significativo il rischio che l’attività venga qualificata ex post come abusivismo finanziario.

Chiusura

Il tempo è la risorsa più preziosa della startup che riceve una comunicazione di irregolarità, ed è anche la più sprecata. Ogni tappa di questa timeline — i dieci giorni iniziali, il termine di sessanta giorni per la cancellazione, gli otto giorni per il ricorso, il 30 giugno 2026 per l’operatività CASP, i dieci giorni per il riesame di un sequestro — rappresenta una finestra che si apre e si chiude, e che raramente si riapre nelle stesse condizioni.

Lo Studio Monardo segue proprio questo tipo di procedure multi-fase e multi-normativo, in cui il coordinamento tra il diritto societario del Registro delle Imprese, la disciplina bancaria e finanziaria delle cripto-attività e, quando necessario, la materia penale dell’economia fa la differenza tra una regolarizzazione riuscita e una perdita definitiva dei benefici e dell’operatività.

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