Arboricoltore con debiti: cosa fare per difendersi da fisco e banche

Introduzione

Un arboricoltore che opera in Italia non è soltanto un custode del paesaggio, ma spesso anche un imprenditore che investe capitali, assume personale e gestisce cicli produttivi complessi. Quando si verificano difficoltà finanziarie o una cattiva stagione, però, i debiti verso l’erario o verso gli istituti di credito possono accumularsi e trasformarsi in un vero incubo. Molti professionisti agricoli e forestali sottovalutano i pericoli legati alla gestione del debito, pensano di poter «sistemare» la situazione con il tempo oppure non conoscono gli strumenti legali per contrastare le pretese esattoriali o bancarie. Tali errori possono portare a pignoramenti, ipoteche sui terreni, blocco dei conti correnti, segnalazioni alle centrali rischi e, nel caso di cartelle esattoriali, alla perdita di agevolazioni fiscali.

Questo articolo intende fornire un quadro completo e aggiornato (gennaio 2026) dei rimedi giuridici disponibili per un arboricoltore con debiti nei confronti dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione (ex Equitalia), dell’Agenzia delle Entrate o delle banche. Verranno illustrati il contesto normativo, le procedure da seguire, le strategie di difesa, gli strumenti alternativi (rottamazioni, definizioni agevolate, piani del consumatore, accordi di ristrutturazione), gli errori da evitare e numerosi esempi pratici.

Presentazione dello studio legale

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è cassazionista, ossia iscritto nell’albo speciale degli avvocati abilitati al patrocinio dinanzi alla Corte di Cassazione e alle giurisdizioni superiori. Coordina un team multidisciplinare composto da avvocati e commercialisti esperti in diritto bancario, finanziario e tributario, operativi in tutta Italia. Tra le sue qualifiche vi sono:

  • Gestore della crisi da sovraindebitamento ai sensi della legge 3/2012, iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia;
  • Professionista fiduciario di un OCC (Organismo di composizione della crisi), incaricato di assistere i debitori nella redazione dei piani del consumatore e degli accordi di ristrutturazione;
  • Esperto negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021 (convertito con modificazioni nella legge 147/2021), figura prevista per assistere le imprese in difficoltà nell’ambito della composizione negoziata;
  • Coordinatore di professionisti di area economica, in modo da offrire una consulenza integrata che tenga conto delle specificità dell’attività arboricola.

Lo studio dell’Avv. Monardo può supportare concretamente l’arboricoltore nelle seguenti attività:

  • Analisi degli atti: verifica della regolarità formale e sostanziale di cartelle di pagamento, avvisi bonari, intimazioni di pagamento, pignoramenti, ipoteche e atti bancari;
  • Presentazione di ricorsi: assistenza dinanzi alle Commissioni tributarie e ai tribunali civili per impugnare atti illegittimi;
  • Richiesta di sospensioni: ottenimento di sospensive giudiziali o in autotutela al fine di bloccare provvisoriamente pignoramenti o aste immobiliari;
  • Trattative e piani di rientro: negoziazione con le banche per rinegoziare mutui e con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione per ottenere rateizzazioni e definizioni agevolate;
  • Procedure di sovraindebitamento: predisposizione di piani del consumatore, accordi di ristrutturazione o liquidazioni controllate ai sensi del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (C.C.I.I.), con l’obiettivo di ottenere l’esdebitazione e liberarsi definitivamente dai debiti.

🔹 Call to action: se hai ricevuto cartelle esattoriali o atti della banca e non sai come reagire, contatta subito l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo. Una valutazione legale personalizzata ti permetterà di conoscere i tuoi diritti e individuare la strategia migliore per difenderti.

Contesto normativo e giurisprudenziale

Normativa fiscale rilevante

Statuto dei diritti del contribuente

La legge 27 luglio 2000 n. 212 (Statuto del contribuente) riconosce una serie di garanzie fondamentali a favore dei cittadini. L’articolo 6 stabilisce che l’amministrazione finanziaria deve assicurare l’effettiva conoscenza degli atti al contribuente e comunicare gli atti nel luogo di domicilio, con modalità idonee a garantire la riservatezza . Viene anche previsto che l’amministrazione informi il contribuente di ogni fatto o circostanza dai quali possa derivare il mancato riconoscimento di un credito o l’irrogazione di una sanzione, invitandolo a integrare o correggere gli atti . Inoltre, i modelli e le istruzioni devono essere comprensibili anche ai contribuenti privi di conoscenze tributarie .

Il recente Decreto Legislativo 30 dicembre 2023 n. 219, in attuazione della delega fiscale (legge 111/2023), ha modificato lo Statuto introducendo l’art. 6-bis, che rafforza il contraddittorio preventivo e prevede che, prima dell’adozione di un atto impositivo, l’ufficio debba invitare il contribuente a fornire osservazioni. La riforma entra progressivamente in vigore tra il 2024 e il 2025 e rappresenta un’importante garanzia in favore dell’arboricoltore: un avviso bonario o un controllo fiscale dovrà essere preceduto da un confronto, dando tempo per spiegare la propria posizione o per sanare eventuali irregolarità.

DPR 602/1973 e riscossione delle imposte

Il DPR 29 settembre 1973 n. 602 disciplina la riscossione delle imposte sul reddito. L’art. 25 prevede l’obbligo di notifica della cartella di pagamento entro il termine di decadenza fissato dalla legge. L’art. 50, comma 2, stabilisce che l’agente della riscossione deve iniziare l’esecuzione forzata (es. pignoramento) a pena di decadenza entro un anno dalla notifica della cartella; diversamente, sarà necessario notificare un nuovo «avviso di intimazione» prima di procedere all’espropriazione. Numerose pronunce di merito hanno sancito la nullità dei pignoramenti eseguiti oltre l’anno senza previa intimazione.

L’art. 72-bis disciplina il pignoramento presso terzi: l’agente della riscossione può ordinare alla banca di versare le somme dovute direttamente all’erario, ma deve rispettare precise formalità. Non è raro che tali atti siano viziati per assenza di motivazione, carenza di delega o notifica irregolare.

DPR 600/1973 e accertamento

Il DPR 29 settembre 1973 n. 600 contiene le norme sull’accertamento delle imposte sui redditi. Prevede diversi tipi di accertamento (sintetico, analitico, induttivo) e stabilisce termini perentori entro cui l’Agenzia delle Entrate deve notificare l’avviso di accertamento (in genere il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello della presentazione della dichiarazione o del settimo anno in caso di omissione).

Il rispetto di tali termini è essenziale: un atto notificato tardivamente è nullo. L’arboricoltore deve quindi sempre verificare la data di notifica dell’avviso e confrontarla con la data di presentazione della dichiarazione.

DLgs 472/1997 – sanzioni amministrative tributarie

Il decreto legislativo 18 dicembre 1997 n. 472 disciplina le sanzioni amministrative per violazioni tributarie. Prevede la proporzionalità tra sanzione e fatto commesso e stabilisce che le sanzioni possano essere ridotte mediante istituti deflattivi come ravvedimento operoso e accertamento con adesione. Per gli imprenditori agricoli, le sanzioni per omesso versamento dell’IVA o delle ritenute possono essere molto elevate; è quindi fondamentale valutare la possibilità di definire la violazione prima che venga emesso l’atto impositivo.

Legge 3/2012 e Codice della crisi d’impresa (DLgs 14/2019)

La legge 3/2012, ora confluita nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (DLgs 12 gennaio 2019 n. 14), ha introdotto in Italia le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento per i soggetti non assoggettabili al fallimento (come professionisti, agricoltori, imprenditori sotto determinate soglie). Dal 15 luglio 2022 il Codice ha sostituito la legge 3/2012, ma molte disposizioni restano simili.

L’art. 282 CCII stabilisce che l’esdebitazione (cancellazione dei debiti residui) opera di diritto, una volta chiusa la procedura di liquidazione controllata o decorsi tre anni dalla sua apertura, a patto che il debitore non abbia determinato la situazione di sovraindebitamento con colpa grave, malafede o frode e che non abbia condanne per bancarotta o delitti contro l’economia . Per accedere all’esdebitazione, il debitore non deve avere beneficiato dell’istituto nei cinque anni precedenti e non deve averne già usufruito due volte .

L’esdebitazione produce un limite temporale massimo alla apprensione dei beni sopravvenuti (ad es. quote di stipendio o pensione superiori al necessario per il mantenimento) e un termine minimo di tre anni: il programma di liquidazione deve prevedere l’acquisizione dei beni sopravvenuti fino all’esdebitazione, cioè per almeno tre anni . Tale periodo consente al debitore di ottenere una «fresh start» purché non abbia agito con dolo o frode .

La Corte costituzionale, nella sentenza n. 6 del 2024, ha precisato che il codice non impone un termine fisso alla durata della liquidazione controllata, ma il termine deve essere ragionevole e orientato alla massima soddisfazione dei creditori . L’assenza di un termine fisso non viola la Costituzione purché si coordinino i criteri della soddisfazione dei creditori, dell’esdebitazione e della ragionevole durata della procedura . La Corte ha anche chiarito che il limite temporale minimo coincide con il periodo necessario per coprire le spese della procedura e soddisfare i crediti, e che la durata non può essere arbitrariamente ridotta dai liquidatori .

Testo Unico Bancario (DLgs 385/1993)

Per quanto riguarda i rapporti con le banche, il decreto legislativo 1 settembre 1993 n. 385 (Testo Unico Bancario, TUB) contiene norme sulla trasparenza delle condizioni contrattuali e sui diritti del cliente. L’art. 119 prevede che nei contratti di durata la banca invii periodicamente (almeno una volta l’anno) una comunicazione chiara sullo svolgimento del rapporto e che gli estratti conto o le altre comunicazioni periodiche si intendano approvati trascorsi sessanta giorni dal ricevimento se il cliente non fa opposizione . Il cliente, i suoi successori o l’amministratore dei suoi beni hanno diritto di ottenere, a spese proprie, copia della documentazione relativa alle operazioni degli ultimi dieci anni entro un congruo termine e comunque non oltre novanta giorni . Questo diritto è fondamentale per contestare anatocismo, usura o addebiti illegittimi.

L’art. 117 TUB stabilisce che le condizioni contrattuali e le relative clausole devono essere comunicate per iscritto e che ogni modifica unilaterale deve essere giustificata da un giustificato motivo e comunicata al cliente con preavviso; in mancanza, la clausola è nulla. L’art. 120 vieta l’anatocismo (capitalizzazione degli interessi) se non a condizioni determinate e conformi alle delibere del CICR (Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio).

Altre fonti legislative utili

  • DL 119/2018 e DL 197/2022: hanno introdotto e poi riproposto la definizione agevolata delle cartelle (rottamazioni “ter” e “quater”). Nel 2023 la legge 197/2022 (Legge di Bilancio 2023) ha previsto la rottamazione “quater” con sconti su sanzioni e interessi. Nel 2025 la Legge di Bilancio 2026 (Legge 199/2025) ha introdotto la rottamazione quinquies con ulteriori agevolazioni. I termini per aderire e le rateazioni variano ogni anno.
  • Legge 130/2022: riforma della giustizia e del processo tributario. Ha istituito il giudice tributario professionale e ha introdotto la conciliazione fuori udienza e la sospensione automatica degli atti impugnati con ricorso se motivata da un adeguato fumus boni iuris.
  • Codice Civile: l’art. 2740 c.c. dispone che il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri , salvo le limitazioni di legge (es. beni impignorabili). L’art. 1284 c.c. disciplina gli interessi legali; l’art. 1186 c.c. regola la decadenza dal beneficio del termine.
  • Direttiva 2019/1023/UE: ha introdotto a livello europeo norme sull’esdebitazione, recepite nel codice della crisi d’impresa. Essa prevede che gli imprenditori onesti possano ottenere la liberazione dai debiti entro tre anni .

Giurisprudenza rilevante

Corte costituzionale

La sentenza della Corte costituzionale n. 6/2024, già citata, ha stabilito alcuni principi fondamentali:

  • L’assenza di un termine fisso per l’acquisizione dei beni sopravvenuti nella liquidazione controllata non viola la Costituzione se la durata della procedura è commisurata alla soddisfazione dei creditori e al rispetto della ragionevole durata del processo ;
  • L’esdebitazione opera come limite massimo ma anche come limite minimo della durata della liquidazione, poiché prima di tre anni il debitore non può essere liberato se restano crediti insoluti ;
  • L’accesso all’esdebitazione presuppone che il sovraindebitamento non sia stato determinato da colpa grave, malafede o frode .

Questi principi sono cruciali per l’arboricoltore che intenda avvalersi della procedura di sovraindebitamento: la sua condotta, la documentazione contabile e la collaborazione con il gestore della crisi saranno oggetto di esame.

Corte di Cassazione

La giurisprudenza della Cassazione ha affrontato numerosi casi di sovraindebitamento, debiti bancari e cartelle esattoriali. Tra le pronunce più recenti:

  • Cass., Sez. I, ordinanza 14 novembre 2025 n. 30108: la Suprema Corte ha ribadito che il presupposto della meritevolezza, quale assenza di frode, dolo o colpa grave, è essenziale per l’esdebitazione ex art. 283 CCII . In quel caso, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del debitore perché il provvedimento di diniego dell’esdebitazione non aveva carattere decisorio e ha sottolineato che il concetto di decisorietà riguarda atti idonei a incidere stabilmente su diritti tutelati .
  • Cass., Sez. I, 5157/2025 (non massimata ma disponibile su dirittodellacrisi.it): ha stabilito che l’accordo di ristrutturazione dei debiti del consumatore può essere impugnato solo per gravi violazioni procedimentali; in assenza di contestazioni specifiche il piano omologato è definitivo.
  • Cass., Sez. III, 23107/2024: in tema di anatocismo bancario, la Cassazione ha affermato che la clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi è nulla se non rispettano le delibere CICR e se non è stata specificamente approvata per iscritto dal cliente. Gli arboricoltori che hanno sottoscritto contratti di conto corrente o mutuo prima del 2014 possono contestare la capitalizzazione e ottenere la restituzione di interessi indebitamente percepiti.
  • Cass., Sez. VI, 23050/2023: ha stabilito che l’omessa notifica della cartella di pagamento rende nullo il successivo pignoramento, anche se il contribuente aveva in precedenza ricevuto comunicazioni informali. La regolarità della notifica deve essere provata dall’agente della riscossione e non può essere sanata con la conoscenza di fatto dell’atto.

Giurisprudenza di merito

Tribunali e Corti di appello hanno emesso pronunce interessanti a favore degli imprenditori agricoli e dei debitori:

  • Tribunale di Arezzo, ordinanza 7 marzo 2023: ha sollevato la questione di legittimità costituzionale dell’art. 142 CCII per la mancata previsione di un termine minimo per l’acquisizione dei beni sopravvenuti. Questa ordinanza ha dato origine alla sentenza della Corte costituzionale n. 6/2024 .
  • Corte d’Appello di Brescia, 13 novembre 2023: ha rigettato la domanda di esdebitazione di un imprenditore agricolo incapiente per difetto di meritevolezza, rilevando condotte distrattive e una contabilità lacunosa. La decisione è stata confermata dalla Cassazione nell’ordinanza 30108/2025 .
  • Tribunale di Terni, decreto 64/2025: ha omologato un piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore proposto da un ex coltivatore diretto, stabilendo che la banca non può avviare un pignoramento durante la fase protettiva e che eventuali interessi moratori vengono sospesi.

Sintesi del quadro normativo

La normativa italiana riconosce ampie garanzie sia al contribuente sia al cliente bancario. Lo Statuto del contribuente assicura la conoscenza degli atti e il contraddittorio; il TUB tutela il cliente bancario con obblighi di trasparenza; il DPR 602/1973 e il DPR 600/1973 disciplinano la fase esattoriale e i termini; il Codice della crisi consente di ottenere l’esdebitazione e di ristrutturare i debiti. La giurisprudenza conferma che la corretta notificazione degli atti, l’assenza di colpa grave e la collaborazione del debitore sono elementi fondamentali per difendersi da fisco e banche.

Procedura passo-passo dopo la notifica di un atto

Quando un arboricoltore riceve un atto di riscossione (cartella, avviso di accertamento, intimazione di pagamento) o un atto bancario (decreto ingiuntivo, precetto), è essenziale reagire tempestivamente. Di seguito la procedura da seguire con indicazioni pratiche sui termini.

1. Verificare la regolarità dell’atto

Dati essenziali da controllare:

  • Intestazione dell’ente emittente: l’atto deve indicare se proviene dall’Agenzia delle Entrate, dall’Agenzia Entrate-Riscossione, dall’INPS, da un Comune o da una banca. L’ente deve essere legittimato ad emettere l’atto.
  • Motivazione: l’atto deve contenere i presupposti di fatto e di diritto che giustificano la pretesa. L’omessa motivazione rende l’atto nullo.
  • Data di notifica: la notifica deve essere effettuata tramite posta raccomandata con avviso di ricevimento, messo comunale o PEC; deve rispettare i termini di decadenza e prescrizione.
  • Sottoscrizione: per le cartelle esattoriali non è richiesta la firma autografa, ma l’atto deve contenere la denominazione dell’ente emittente. Per gli avvisi di accertamento la firma digitale è necessaria; l’assenza rende l’atto annullabile.
  • Calcolo degli importi: controllare le somme richieste, distinguendo tributi, interessi, sanzioni e aggio.

2. Individuare il termine per il ricorso

Il termine varia a seconda del tipo di atto e dell’autorità competente:

  • Avviso di accertamento (imposte sui redditi, IVA): il ricorso deve essere proposto entro 60 giorni dinanzi alla Corte di giustizia tributaria (CGT) di primo grado. Se l’atto non prevede l’autotutela e l’istanza di reclamo-mediazione, non si sospende il termine di impugnazione.
  • Cartella di pagamento senza previo avviso: la cartella contenente tributi propri (es. Irpef, Iva, Irap) può essere impugnata entro 60 giorni per vizi propri (omessa notifica dell’avviso, prescrizione, decadenza). Per i carichi affidati a seguito di controlli automatici o formali, la cartella può essere impugnata solo per vizi propri; i termini sono di 60 giorni.
  • Intimazione di pagamento: se l’agente della riscossione notifica un’intimazione dopo un anno dalla cartella, l’atto può essere impugnato entro 60 giorni per omessa motivazione o prescrizione.
  • Decreto ingiuntivo bancario: l’opposizione si propone entro 40 giorni dinanzi al tribunale competente. Per crediti agrari assistiti da pegno sui prodotti, il termine può essere diverso.

È importante rispettare i termini. L’arboricoltore non deve confidare sul fatto che la banca o il fisco «si dimentichino» della procedura: l’inerzia può comportare la formazione del giudicato.

3. Valutare la prescrizione e la decadenza

Molti debiti tributari si prescrivono in cinque o dieci anni a seconda della natura (es. tributi erariali vs contributi previdenziali). Se la cartella è stata notificata da oltre cinque anni e non vi sono atti interruttivi, si può eccepire la prescrizione. Per i contributi INPS la giurisprudenza prevalente riconosce la prescrizione quinquennale se l’ente non agisce entro cinque anni; per le imposte erariali, la prescrizione è decennale.

L’art. 50 DPR 602/1973 prevede la decadenza dell’agente della riscossione se non procede all’esecuzione entro un anno dalla cartella. È quindi fondamentale verificare se il pignoramento è avvenuto oltre l’anno e, in caso affermativo, richiedere l’annullamento dell’atto.

4. Richiedere sospensioni o rateizzazioni

Il contribuente può chiedere la sospensione dell’atto in diversi modi:

  • Sospensione in autotutela: è una richiesta rivolta all’ente impositore per annullare o sospendere l’atto prima di proporre ricorso. Può essere proposta se l’atto presenta errori evidenti (doppia imposizione, errata intestazione, omessa notifica). Non sospende i termini di ricorso, ma se l’ente risponde positivamente l’atto viene annullato.
  • Istanza di sospensione cautelare: una volta depositato il ricorso, è possibile chiedere al giudice tributario la sospensione dell’atto se ricorrono fumus boni iuris e periculum in mora, ossia la fondatezza del ricorso e il rischio di danno grave. La legge 130/2022 ha rafforzato la possibilità di ottenere una sospensione «automatica» se il ricorso appare manifestamente fondato.
  • Rateizzazione: l’Agenzia delle Entrate-Riscossione può concedere rateizzazioni ordinarie (fino a 72 rate) o straordinarie (120 rate) per debiti complessivi superiori a 120.000 euro. Per debiti inferiori a 120.000 euro è possibile ottenere la rateizzazione senza bisogno di presentare l’ISEE. Per importi maggiori è necessaria una situazione reddituale o patrimoniale che giustifichi la rateizzazione.

5. Verificare il rapporto bancario

Se il debito deriva da un finanziamento o da un conto corrente, occorre analizzare il contratto e la documentazione bancaria. L’art. 119 TUB consente al cliente di richiedere alla banca copia delle operazioni degli ultimi dieci anni ; la banca è tenuta a consegnare la documentazione entro 90 giorni e può addebitare solo i costi di produzione. Se la banca non fornisce i documenti, il cliente può rivolgersi al giudice con ricorso d’urgenza.

Elementi da verificare:

  • Clausole di anatocismo: la capitalizzazione infrannuale degli interessi è nulla se non conforme alle delibere CICR e se non accettata espressamente. La banca deve restituire gli interessi illegittimi.
  • Tasso di mora: deve rispettare il tasso soglia usura comunicato trimestralmente dalla Banca d’Italia. L’applicazione di un tasso superiore rende nulle le clausole con restituzione degli interessi pagati.
  • Commissione di massimo scoperto: se applicata, deve essere pattuita e calcolata sul fido accordato, non sulla punta massima di utilizzo. Altrimenti è nulla.
  • Calcolo di ammortamento: i mutui devono rispettare il piano di ammortamento francese con rate costanti; eventuali spese o commissioni occulte possono essere contestate.

Lo studio dell’Avv. Monardo analizza i contratti bancari mediante una perizia econometrica e contesta in giudizio le clausole vessatorie, ottenendo la riduzione del debito o la nullità del contratto.

6. Valutare l’accesso alle procedure di composizione della crisi

Se il debito complessivo è tale da non poter essere fronteggiato con rateizzazioni o transazioni, l’arboricoltore può accedere alla composizione della crisi da sovraindebitamento. Le procedure principali sono:

  • Piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore: riservato alle persone fisiche non esercenti attività d’impresa o a lavoratori autonomi con debiti personali. Permette di proporre un piano di pagamento rateale ai creditori con riduzione dell’importo e sospensione delle azioni esecutive. È necessaria la meritevolezza e l’approvazione del giudice.
  • Accordo di ristrutturazione dei debiti: rivolto a imprenditori agricoli e imprese minori (fatturato < €700.000). Richiede l’adesione dei creditori che rappresentano almeno il 60 % dei debiti e la relazione del gestore. Una volta omologato dal tribunale, l’accordo è vincolante anche per i creditori dissenzienti.
  • Concordato minore: simile al concordato preventivo ma semplificato per le imprese minori; consente la liquidazione del patrimonio o la prosecuzione dell’attività con piano di ristrutturazione.
  • Liquidazione controllata: consente la vendita del patrimonio del debitore per soddisfare i creditori. Prevede la possibilità di cedere i beni sopravvenuti entro il periodo di esdebitazione (almeno tre anni) .

Un professionista iscritto all’OCC assisterà il debitore nella predisposizione del piano e nel dialogo con i creditori. L’Avv. Monardo, quale gestore della crisi, può proporre il piano più idoneo (ad esempio la falcidia dei debiti fiscali, la sospensione degli interessi bancari, la conversione del mutuo in chirografario) e curare l’omologa presso il tribunale competente.

Difese e strategie legali

Impugnazione degli atti tributari

L’impugnazione di cartelle, avvisi di accertamento o intimazioni si basa su vari vizi.

1. Vizi di notifica

La notifica deve rispettare le norme del codice di procedura civile e del DPR 600/1973. È frequente che le cartelle siano notificate a un indirizzo errato, a un indirizzo PEC non attivo oppure a un soggetto diverso dal contribuente. Alcuni esempi:

  • Notifica a mezzo posta: se l’avviso non viene consegnato personalmente e viene depositato presso l’ufficio postale senza indicazione chiara del destinatario, la notifica è nulla. Una recente pronuncia della Cassazione ha annullato una cartella perché consegnata al portiere senza avviso di giacenza.
  • Notifica telematica: l’Agenzia delle Entrate può notificare via PEC solo se l’indirizzo è inserito in un pubblico elenco (INI-PEC). La notifica a un indirizzo PEC non attivo o non più valido è inesistente.
  • Errata indicazione del soggetto: se la cartella è intestata al defunto o a un codice fiscale errato, l’atto è nullo. L’errore può essere sanato solo tramite impugnazione.

2. Vizi di motivazione

La motivazione deve indicare gli importi e i presupposti di fatto. Una cartella che si limita a riportare importi senza spiegare l’origine (ad esempio interessi da accertamento in materia IVA) è illegittima. L’art. 3 della legge 241/1990 impone che tutti gli atti amministrativi siano motivati.

3. Prescrizione e decadenza

Come visto, la prescrizione varia a seconda del tributo; la decadenza impedisce la riscossione se l’agente non avvia l’esecuzione entro un anno dalla cartella. L’eccezione di prescrizione può essere sollevata in sede di ricorso, anche se non è stata contestata nell’istanza di autotutela.

4. Mancata sottoscrizione digitale

Nel caso degli avvisi di accertamento emessi dall’Agenzia delle Entrate, la firma digitale del dirigente è necessaria; l’assenza di firma rende l’atto nullo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sottoscrizione a mezzo stampa meccanografica è valida solo se richiamata la determinazione dirigenziale che l’autorizza.

Difesa contro i pignoramenti

Pignoramento presso terzi e conti bancari

L’art. 72-bis DPR 602/1973 consente all’agente della riscossione di pignorare il conto bancario del debitore senza intervento del giudice. Tuttavia, l’atto deve indicare l’ammontare del debito, la cartella o gli avvisi alla base della pretesa e deve essere notificato almeno tre giorni prima del prelievo.

Strategie di difesa:

  • Eccepire vizi di notifica: se la cartella o l’intimazione non sono state notificate regolarmente, il pignoramento è nullo e va impugnato.
  • Eccepire l’impignorabilità: alcune somme sono impignorabili (es. stipendi e pensioni fino al triplo dell’assegno sociale, ai sensi dell’art. 545 c.p.c.). I conti destinati esclusivamente all’accredito di contributi pubblici o stipendi possono essere protetti.
  • Eccepire l’eccesso di prelievo: l’agente non può prelevare oltre l’importo indicato nell’intimazione né può imporre un vincolo su somme eccedenti.
  • Richiedere la conversione del pignoramento: il debitore può chiedere al giudice di sostituire i beni pignorati con una somma pari al valore del credito, rateizzandola.

Pignoramento immobiliare e ipoteca agraria

Se i debiti riguardano importi elevati, l’agente può iscrivere ipoteca sui terreni agricoli. L’ipoteca è illegittima se l’importo iscritto è inferiore a 20.000 euro (limite previsto dall’art. 77 DPR 602/1973) o se non è stata notificata la cartella. Inoltre, non è possibile procedere al pignoramento dell’abitazione principale se il debito non supera 120.000 euro. L’arboricoltore deve verificare se il terreno o la casa rientrano nelle esenzioni e, se l’ipoteca è illegittima, proporre opposizione.

Difesa contro le banche

I contratti bancari e finanziari possono contenere clausole abusive. Di seguito alcune strategie:

  • Richiesta documenti: esercitare il diritto di cui all’art. 119 TUB . Se la banca non risponde, si può presentare un ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c.
  • Verifica tasso usura: confrontare il tasso applicato con il tasso soglia usura pubblicato trimestralmente dal MEF. Se il tasso nominale o effettivo supera la soglia anche di poco, il contratto è nullo e il debitore deve restituire solo il capitale.
  • Verifica anatocismo: dopo le delibere CICR del 9 febbraio 2000 e del 3 agosto 2016, la capitalizzazione degli interessi è ammessa solo se espressamente pattuita e con pari periodicità per interessi attivi e passivi. Se l’arboricoltore paga interessi anatocistici non dovuti, può richiederne la restituzione.
  • Opposizione a decreto ingiuntivo: se la banca ottiene un decreto ingiuntivo, il debitore può opporsi allegando vizi del contratto, nullità delle clausole o prescrizione degli interessi. L’opposizione deve essere proposta entro 40 giorni.
  • Trattativa stragiudiziale: attraverso la procedura di negoziazione assistita o la mediazione civile si può negoziare una riduzione dell’importo dovuto, una sospensione degli interessi o la ristrutturazione del debito. Per le imprese in difficoltà, il D.L. 118/2021 prevede la composizione negoziata della crisi: un esperto nominato dalla Camera di commercio facilita l’accordo con i creditori.

Strategie specifiche per l’arboricoltore

Le peculiarità del settore agricolo e forestale richiedono strategie mirate:

  • Verifica della qualifica di imprenditore agricolo: se l’arboricoltore rientra nella definizione di imprenditore agricolo professionale (IAP), gode di agevolazioni fiscali e previdenziali. Alcune procedure concorsuali non si applicano agli imprenditori agricoli; la giurisprudenza esclude l’assoggettabilità all’istituto del fallimento e consente l’accesso alle procedure di sovraindebitamento.
  • Valorizzazione del patrimonio: terreni, macchinari e scorte possono essere utilizzati come garanzie per ottenere finanziamenti agevolati o per costituire trust agricoli che proteggono i beni dalla riscossione. Tuttavia, tali strumenti devono essere predisposti prima dell’insolvenza e con l’assistenza di un professionista per evitare l’azione revocatoria.
  • Accesso ai fondi europei: l’aggiornamento della Politica Agricola Comune (PAC) prevede contributi e finanziamenti a fondo perduto. Il recupero di credito attraverso finanziamenti agevolati può consentire all’arboricoltore di estinguere i debiti fiscali e bancari.

Strumenti alternativi: rottamazioni, definizioni agevolate e procedure negoziali

Rottamazione e definizione agevolata delle cartelle

Negli ultimi anni il legislatore ha introdotto numerose sanatorie fiscali. Sebbene le leggi varino di anno in anno, i principi generali sono simili. Di seguito i principali strumenti disponibili (aggiornati al 2026):

  1. Rottamazione quater (legge 197/2022): permette di estinguere le cartelle affidate all’Agenzia delle Entrate-Riscossione fino al 30 giugno 2022 pagando solo l’imposta e le spese di notifica, con esclusione delle sanzioni e degli interessi di mora. Il pagamento può avvenire in un’unica soluzione o in rate fino a 18 rate. Il termine ultimo per aderire era il 30 giugno 2023; molte rate scadono tra il 2024 e il 2026. È importante verificare se le rate sono state pagate: in caso di decadenza si perdono i benefici.
  2. Rottamazione quinquies (legge 199/2025): introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, permette di definire le cartelle affidate entro il 30 giugno 2023. Prevede una maggiore dilazione (54 rate in cinque anni) e la possibilità di estinguere in misura ridotta anche le sanzioni collegate a tributi locali. Al momento della stesura (gennaio 2026), il termine per presentare la domanda è il 30 aprile 2026 e la prima rata scadrà il 31 luglio 2026. Sono escluse le multe per violazioni finanziarie gravi e i crediti derivanti da recupero di aiuti di Stato.
  3. Definizione agevolata liti pendenti: consente di chiudere le controversie tributarie in corso versando una percentuale dell’imposta a seconda del grado di giudizio (15 % se l’Agenzia perde in primo grado, 40 % se vince). L’arboricoltore può valutare questa opzione se ha ricorsi pendenti dinanzi alle corti tributarie.
  4. Ravvedimento operoso speciale: previsto dalle leggi di bilancio 2023 e 2024, consente di regolarizzare violazioni non dichiarate con pagamento dilazionato e riduzione delle sanzioni.

Piani del consumatore e accordi di ristrutturazione

Come già accennato, il Codice della crisi prevede diverse procedure per i soggetti non fallibili.

  • Piano del consumatore: è rivolto alle persone fisiche non imprenditori. Il debitore propone un piano al giudice, corredato dalla relazione del gestore della crisi, che può prevedere la dilazione o la falcidia (riduzione) del capitale. I creditori non votano; il giudice può omologare il piano se ritiene che il debitore sia meritevole e che il piano sia conveniente rispetto alla liquidazione. Le misure protettive sospendono le esecuzioni.
  • Accordo di ristrutturazione dei debiti del consumatore (ora confluito nel piano del consumatore del CCII): simile al piano ma richiede il consenso della maggioranza dei creditori. La procedura è adatta quando il debitore vuole ristrutturare un debito cospicuo con la banca e ha risorse per pagare una parte significativa del capitale.
  • Concordato minore: rivolto alle imprese minori e agli imprenditori agricoli. Permette di continuare l’attività pagando i creditori in base a un piano. Richiede la votazione dei creditori. L’imprenditore può proporre la cessione dei beni o l’affitto dell’azienda.
  • Liquidazione controllata: il debitore chiede la vendita del patrimonio sotto la supervisione di un liquidatore. Le azioni esecutive sono sospese e, al termine (almeno tre anni), il debitore può ottenere l’esdebitazione . I beni sopravvenuti al momento dell’apertura rientrano nella procedura per tutto il periodo di liquidazione .

Esdebitazione dell’incapiente

L’art. 283 CCII prevede l’esdebitazione per il debitore incapiente: se il patrimonio non consente neppure la liquidazione, il debitore può chiedere al tribunale l’esdebitazione immediata. La Corte di Cassazione ha chiarito che il ricorso per la dichiarazione di esdebitazione incapiente deve essere proposto con il contraddittorio dei creditori; se il ricorso viene rigettato senza contraddittorio, il decreto non ha carattere decisorio e non è ricorribile in cassazione . L’esdebitazione dell’incapiente non è ammessa per i soggetti già falliti che non hanno ottenuto l’esdebitazione in sede fallimentare .

Composizione negoziata della crisi d’impresa

Il D.L. 118/2021, convertito con modificazioni nella legge 147/2021, ha introdotto la composizione negoziata della crisi d’impresa, poi integrata nel CCII. L’imprenditore agricolo che intraveda segnali di crisi può accedere alla piattaforma telematica e richiedere la nomina di un esperto che lo assista nel predisporre un piano di ristrutturazione e nelle trattative con creditori e banche. L’esperto verifica la sostenibilità del piano e favorisce l’accordo. Se il piano non viene approvato, l’imprenditore può accedere al concordato minore o alla liquidazione giudiziale.

Altri strumenti di gestione del debito

  • Fondo di solidarietà per i mutui prima casa (Fondo Gasparrini): consente di sospendere fino a 18 mesi il pagamento delle rate del mutuo prima casa in presenza di situazioni di difficoltà (perdita del lavoro, riduzione orario, morte o invalidità del titolare). Le sospensioni connesse alla pandemia sono state prorogate fino al 2024 e restano disponibili in casi particolari.
  • Rinegoziazione del mutuo: con l’assistenza di un avvocato e un perito, è possibile rinegoziare il tasso, la durata o la struttura del mutuo con la banca. In alcuni casi le banche preferiscono evitare il contenzioso e concordano una riduzione del debito.
  • Transazioni fiscali nel contesto delle procedure concorsuali: l’art. 63 CCII consente di transigere i debiti tributari nell’ambito del piano con una riduzione fino al 50 % del tributo e integrale abbuono di sanzioni e interessi. L’Agenzia delle Entrate partecipa al voto sui piani e può accettare proposte vantaggiose.

Errori comuni e consigli pratici

  1. Ignorare gli atti: l’errore più grave è non aprire le raccomandate o ignorare le PEC. Anche se un atto non viene ritirato, si considera notificato decorsi dieci giorni dal deposito alla casa comunale. È quindi essenziale monitorare la posta e consultare periodicamente il cassetto fiscale.
  2. Rivolgersi a professionisti improvvisati: la materia fiscale e bancaria è complessa; affidarsi a consulenti non qualificati può comportare perdita di termini e difese inefficaci. È opportuno rivolgersi a un avvocato cassazionista esperto in diritto tributario e bancario.
  3. Pagare senza controllare: molti contribuenti pagano per paura, ma spesso gli atti sono annullabili. Verificare sempre la prescrizione, la motivazione e la legittimità.
  4. Sottoscrivere piani di rientro onerosi: le banche propongono spesso piani che non riducono il capitale e prevedono interessi elevati. È meglio negoziare con l’assistenza di un esperto.
  5. Omettere dichiarazioni: non presentare la dichiarazione dei redditi pensando di non essere individuati è rischioso; i controlli incrociati (anagrafe tributaria, catasto) permettono all’Agenzia delle Entrate di scoprire l’evasione. Meglio presentare la dichiarazione e, se non si riesce a pagare, ricorrere alle rateizzazioni o agli strumenti agevolativi.
  6. Cedere beni a familiari: trasferire beni a parenti per evitare la riscossione è pericoloso; gli atti a titolo gratuito possono essere revocati e configurare il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.

Consigli pratici:

  • Conserva tutta la corrispondenza; fai protocollare le comunicazioni inviate agli enti.
  • Annota le scadenze; crea un calendario delle rate e dei termini.
  • Richiedi sempre la documentazione bancaria; controlla i tassi applicati.
  • Informa immediatamente il tuo avvocato se ricevi un pignoramento o un atto; il tempo è essenziale per bloccare le procedure.
  • Valuta, insieme al professionista, se è opportuno aderire alla rottamazione o presentare un piano del consumatore.

Tabelle riepilogative

Tabella 1 – Scadenze e termini per la difesa

Atto o proceduraTermini per ricorrere o aderireRiferimento normativoNote
Avviso di accertamento (Irpef/Iva/Irap)60 giorni dalla notificaDPR 600/1973Ricorso alla Corte di giustizia tributaria. Possibile istanza di sospensione.
Cartella di pagamento (vizi propri)60 giorni dalla notificaDPR 602/1973, art. 24–25Si impugna solo per vizi propri (prescrizione, notifica, decadenza).
Pignoramento presso terzi20 giorni per opposizione agli atti esecutiviArt. 57 DPR 602/1973 e art. 615 c.p.c.Verificare notifica di cartella e intimazione.
Ricorso contro decreto ingiuntivo bancario40 giorni dalla notificaArt. 645 c.p.c.Opposizione per contestare tassi, clausole, anatocismo.
Rottamazione quaterTermini scaduti il 30 giugno 2023; pagamenti rateali fino al 2026Legge 197/2022Controllare eventuale decadenza e recupero rate.
Rottamazione quinquiesDomanda entro 30 aprile 2026; prime rate da luglio 2026Legge 199/2025Possibilità di 54 rate; esclusione di alcuni debiti.
Procedura di sovraindebitamentoDomanda in qualsiasi momentoCCII, artt. 67 e 70Le misure protettive decorrono dalla presentazione.
EsdebitazioneAutomaticamente dopo chiusura procedura o dopo tre anniCCII, art. 282Richiede meritevolezza e assenza di frode .

Tabella 2 – Strumenti di composizione della crisi

StrumentoSoggetti destinatariVantaggiLimiti
Piano del consumatorePersone fisiche non imprenditriciFalcidia del debito; omologazione senza voto dei creditori; sospensione esecuzioniRichiede meritevolezza e reddito per pagare almeno una quota; controllo del giudice
Accordo di ristrutturazioneImprese minori, imprenditori agricoliPossibilità di stralcio; necessita consenso creditori (60 %); misure protettiveDeve garantire la soddisfazione dei creditori in misura non inferiore a quanto avrebbero dalla liquidazione
Concordato minoreImprese minoriContinuazione dell’attività; falcidia del debito; voto dei creditoriPiano complesso; necessita attestazione di veridicità
Liquidazione controllataPersone fisiche, imprenditori sotto sogliaCessione dei beni con supervisione; esdebitazione dopo 3 anniVendita del patrimonio; acquisizione di beni sopravvenuti per almeno 3 anni
Esdebitazione dell’incapienteDebitori senza patrimonioLiberazione immediata dai debitiNon applicabile a chi è stato fallito; soggetta a controllo del giudice
Composizione negoziataImprenditori in crisiTrattativa assistita da esperto; sospensione esecuzioni; possibile accesso a finanziamenti prededucibiliNecessita adesione volontaria dei creditori; se fallisce, si passa a concorsuali

Domande frequenti (FAQ)

  1. Cosa devo fare se ricevo una cartella dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione?

Controlla immediatamente la data di notifica, l’importo e l’ente creditore. Verifica se hai già ricevuto un avviso di accertamento. Se la cartella contiene tributi che non riconosci o se sono trascorsi più di cinque anni dalla dichiarazione, rivolgiti a un avvocato per impugnare l’atto entro 60 giorni. Ricordati che la notifica via posta si considera perfezionata dopo dieci giorni dal deposito dell’avviso; non ritirare una raccomandata non evita gli effetti.

  1. Posso sospendere il pignoramento del conto corrente?

Sì. È possibile presentare ricorso al giudice tributario o civile (a seconda dell’atto) chiedendo la sospensione in via d’urgenza. Se il pignoramento si basa su cartelle prescritte o notificate irregolarmente, il giudice può sospendere l’atto. In alternativa, è possibile chiedere la rateizzazione o l’adesione alla rottamazione.

  1. L’Agenzia può pignorare il conto corrente senza informarmi prima?

No. Deve notificare la cartella e, se trascorre più di un anno, deve notificare un’intimazione di pagamento. L’atto di pignoramento presso terzi deve essere notificato al debitore almeno tre giorni prima dell’esecuzione. Se questi atti mancano o contengono errori, è possibile impugnarli.

  1. Cosa succede se non pago le rate della rottamazione?

In caso di omesso o tardivo versamento anche di una sola rata, si decade dalla definizione agevolata. Le somme versate vengono considerate acconto sul debito residuo. È possibile rientrare nelle rate solo se il ritardo non supera cinque giorni (tolleranza introdotta dalla legge 197/2022). Altrimenti bisognerà pagare l’intero importo, con sanzioni e interessi.

  1. È vero che dopo tre anni dal deposito della domanda di liquidazione sarò liberato da tutti i debiti?

In base al Codice della crisi, l’esdebitazione opera automaticamente dopo la chiusura della procedura o dopo tre anni , ma solo se il debitore è meritevole (non ha agito con dolo o colpa grave) e se non ha già beneficiato più volte dell’esdebitazione. Se restano crediti non soddisfatti, il liquidatore deve comunque sfruttare il periodo di tre anni per acquisire i beni sopravvenuti .

  1. Quali beni sono esclusi dalla liquidazione controllata?

Sono esclusi i beni impignorabili ai sensi dell’art. 514 c.p.c. (vestiti, letti, beni indispensabili alla vita familiare), i crediti alimentari, gli stipendi e le pensioni fino al triplo dell’assegno sociale e, in alcuni casi, l’abitazione principale se il debito non supera determinati limiti. Tuttavia, la quota eccedente può essere pignorata e destinata ai creditori.

  1. Posso presentare il piano del consumatore se ho debiti sia fiscali sia bancari?

Sì. Il piano del consumatore può comprendere qualsiasi debito (tributario, bancario, locatizio, condominiale). È necessario proporre una percentuale di soddisfazione sostenibile rispetto al reddito. Le sanzioni e gli interessi fiscali possono essere falcidiati, ma solo con l’approvazione dell’Agenzia delle Entrate ai sensi dell’art. 63 CCII.

  1. Se sono un imprenditore agricolo posso fallire?

In generale gli imprenditori agricoli non sono assoggettabili al fallimento, ma possono accedere alle procedure di sovraindebitamento o al concordato minore. Ciò deriva dal fatto che l’attività agricola ha una disciplina speciale che esclude l’applicazione delle procedure concorsuali ordinarie.

  1. Cosa significa meritevolezza?

La meritevolezza è la condizione richiesta per l’esdebitazione. Secondo la Corte costituzionale e la giurisprudenza di cassazione, il debitore deve dimostrare di non aver provocato il sovraindebitamento con colpa grave, malafede o frode . Deve inoltre aver cooperato con il gestore della crisi fornendo tutte le informazioni e non deve aver distratto beni o aggravato la situazione . In assenza di meritevolezza, il giudice può negare la liberazione dal debito.

  1. Posso contestare un mutuo stipulato anni fa per usura?

Sì. La verifica dell’usura non si prescrive e può essere effettuata confrontando il tasso applicato con il tasso soglia dell’epoca. Se il tasso effettivo globale (TEG) supera la soglia, il mutuo è gratuito e il debitore deve restituire solo il capitale. È necessario acquisire il contratto e i conteggi dalla banca (art. 119 TUB ) e affidarsi a un perito. L’azione può essere proposta anche in sede di opposizione al decreto ingiuntivo.

  1. L’ipoteca sui miei terreni è sempre valida?

No. L’ipoteca iscritta dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione è illegittima se l’importo iscritto è inferiore a 20.000 euro o se non sono state notificate le cartelle. Inoltre, la legge vieta l’iscrizione di ipoteca sull’abitazione principale se il debito non supera 120.000 euro. In tali casi è possibile proporre opposizione.

  1. La banca può risolvere il contratto di finanziamento se non pago una rata?

Dipende dalle clausole. In genere è prevista la decadenza dal beneficio del termine (art. 1186 c.c.) se il cliente è in ritardo nel pagamento di più di due rate. Tuttavia, la banca deve inviare una diffida a mezzo raccomandata o PEC. Senza la diffida la risoluzione è inefficace. Se la banca risolve arbitrariamente, è possibile contestare l’abuso.

  1. Cos’è la composizione negoziata della crisi e quando conviene?

È una procedura volontaria introdotta dal D.L. 118/2021 per aiutare imprenditori in difficoltà. Si svolge su piattaforma telematica, prevede la nomina di un esperto e consente di negoziare con i creditori, ottenere misure protettive, finanziamenti prededucibili e rinegoziazioni. Conviene quando l’azienda ha prospettive di risanamento ma necessita di tempo e di accordi per ristrutturare i debiti. Per un arboricoltore con azienda agricola, può essere utile se i debiti bancari sono elevati ma il mercato dei prodotti forestali è promettente.

  1. I debiti tributari possono essere falcidiati nel piano?

Dal 2020 la giurisprudenza ammette la falcidia del capitale dei debiti fiscali solo nel contesto di procedure concorsuali. Con l’art. 63 CCII, è possibile proporre all’Agenzia delle Entrate un pagamento parziale purché non inferiore a quanto otterrebbe in caso di liquidazione e purché il piano sia conveniente. La falcidia di tributi previdenziali (INPS) è ancora controversa e richiede l’assenso dell’ente.

  1. Posso rateizzare un debito con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione se ho già una rateizzazione in corso?

È possibile chiedere una nuova rateizzazione solo se la precedente è decaduta per mancato pagamento di meno di otto rate. In caso contrario, occorre pagare almeno le rate scadute per essere riammessi. Dal 2023 è stata introdotta la possibilità di dilazionare fino a 120 rate per importi elevati. In casi di comprovata difficoltà economica, l’ente può concedere la proroga.

  1. Quanto costa presentare un ricorso tributario?

Bisogna versare un contributo unificato tributario, calcolato in base al valore della controversia. Per importi fino a 2.582 euro il contributo è di 30 euro; per importi fino a 5.000 euro è di 60 euro; oltre 5.000 euro aumenta. In alcuni casi (es. sospensione iscrizione a ruolo) non è dovuto. È consigliabile farsi assistere da un avvocato: le spese legali potranno essere recuperate se il ricorso viene accolto.

  1. Cosa succede se cedo l’azienda a un parente?

Se la cessione avviene a titolo gratuito o a un prezzo notevolmente inferiore al valore reale, l’atto può essere dichiarato inefficace nei confronti dei creditori tramite l’azione revocatoria. Inoltre, può integrare il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte (art. 11 DLgs 74/2000). È legittimo cedere l’azienda a un parente solo se vi è reale pagamento e l’operazione è giustificata.

  1. Devo includere i beni futuri nel piano?

Sì. Nel piano del consumatore e nelle procedure di liquidazione controllata devono essere indicati i beni sopravvenuti (ad esempio quote di stipendio, eredità) che matureranno durante la procedura. Come stabilisce la Corte costituzionale, questi beni vanno acquisiti per un periodo minimo pari a quello dell’esdebitazione . Se non si indicano i beni futuri, il piano può essere rigettato.

  1. È possibile aderire alla composizione della crisi senza un avvocato?

No. La legge prevede l’assistenza di un gestore della crisi iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia. L’Avv. Monardo è gestore della crisi e può farti accedere alla procedura. Inoltre, per la composizione negoziata è necessaria la piattaforma telematica e la nomina di un esperto: senza l’assistenza di professionisti il procedimento non può essere avviato.

  1. Cosa succede se la banca mi iscrive in centrale rischi?

L’iscrizione nelle banche dati (Centrale Rischi della Banca d’Italia, CRIF) può impedire l’accesso al credito. Se ritieni che l’iscrizione sia illegittima (ad esempio perché hai impugnato il debito o perché la banca non ha rispettato le condizioni contrattuali), puoi chiederne la cancellazione inviando una diffida alla banca e, se necessario, agire in giudizio per ottenere il risarcimento del danno reputazionale.

Simulazioni pratiche e numeriche

Simulazione 1 – Cartella esattoriale prescritta

Scenario: un arboricoltore riceve nel marzo 2025 una cartella di pagamento da 25.000 euro relativa a contributi INPS del 2017. L’atto fa riferimento a un avviso di addebito notificato nel dicembre 2018. L’arboricoltore non ha mai ricevuto intimazioni o altre notifiche negli anni seguenti.

Analisi: i contributi previdenziali si prescrivono in cinque anni se l’INPS non agisce (art. 3 L. 335/1995). La cartella viene notificata dopo oltre sei anni rispetto all’avviso di addebito (dicembre 2018 → marzo 2025). Non risultano atti interruttivi. Pertanto, il debito è prescritto. L’arboricoltore, attraverso l’avvocato, presenta ricorso alla Corte di giustizia tributaria entro 60 giorni, eccependo la prescrizione. Il giudice sospende la cartella e successivamente annulla il debito.

Risparmio: il contribuente evita il pagamento di 25.000 euro e ottiene la cancellazione dell’estratto di ruolo.

Simulazione 2 – Pignoramento presso terzi illegittimo

Scenario: a maggio 2024 l’Agenzia delle Entrate-Riscossione pignora il conto bancario di un arboricoltore per un importo di 15.000 euro. Il pignoramento fa riferimento a una cartella notificata nel luglio 2022. L’ente non ha notificato alcuna intimazione successivamente.

Analisi: l’art. 50 DPR 602/1973 stabilisce che l’esecuzione deve essere avviata entro un anno dalla cartella, a pena di decadenza. Il pignoramento avviene dopo quasi due anni senza intimazione. L’arboricoltore propone opposizione all’esecuzione davanti al giudice tributario, chiedendo l’annullamento del pignoramento. Il giudice, ritenendo violato il termine annuale, annulla l’atto e ordina la restituzione delle somme già prelevate.

Risparmio: il contribuente recupera le somme prelevate (circa 8.000 euro) e interrompe l’esecuzione.

Simulazione 3 – Piano del consumatore con falcidia dei debiti

Scenario: un arboricoltore ha debiti complessivi per 200.000 euro (80.000 euro con la banca per un mutuo, 60.000 euro con l’Agenzia delle Entrate per imposte e 60.000 euro per fornitori). Il suo reddito mensile è di 2.000 euro. Non ha beni immobili, ma possiede attrezzature per 20.000 euro.

Procedura: con l’assistenza dell’Avv. Monardo, presenta un piano del consumatore. Propone ai creditori di pagare 800 euro al mese per 60 mesi (48.000 euro in totale) più la vendita delle attrezzature (20.000 euro). I creditori riceveranno dunque 68.000 euro (34 % del debito). L’Agenzia delle Entrate accetta la falcidia ai sensi dell’art. 63 CCII; la banca preferisce incassare subito e non rischiare l’insolvenza. Il giudice omologa il piano, riconoscendo la meritevolezza del debitore.

Risultato: l’arboricoltore riesce a pagare 68.000 euro e si libera dei restanti 132.000 euro. Dopo la corretta esecuzione del piano, ottiene l’esdebitazione.

Simulazione 4 – Ristrutturazione di un mutuo usurario

Scenario: un arboricoltore ha stipulato nel 2015 un mutuo chirografario di 100.000 euro con tasso nominale del 9 % e commissione di massimo scoperto del 2 %. Nel 2024, dopo varie difficoltà, il saldo residuo è di 70.000 euro. L’analisi econometrica evidenzia che il TEG supera il tasso soglia usura del trimestre (10 %).

Procedura: lo studio legale richiede alla banca la documentazione ex art. 119 TUB e, verificato l’usura, propone la nullità della clausola. La banca teme la condanna a restituire tutti gli interessi e accetta di rinegoziare il mutuo: riduce il debito a 50.000 euro, azzera gli interessi e prolunga la durata di cinque anni.

Risultato: l’arboricoltore riduce il debito residuo di 20.000 euro e ottiene una rata sostenibile. Evita il contenzioso e la segnalazione a sofferenza.

Simulazione 5 – Accordo di ristrutturazione e salvataggio dell’azienda agricola

Scenario: un’impresa familiare di arboricoltura ha debiti per 500.000 euro, di cui 200.000 euro verso la banca, 150.000 euro verso l’Agenzia delle Entrate e 150.000 euro verso fornitori. Possiede terreni per 300.000 euro e prevede di fatturare 250.000 euro l’anno.

Procedura: l’impresa presenta domanda di concordato minore. Offre ai creditori il 40 % del debito tramite vendita di un terreno (120.000 euro) e pagamento rateale di 80.000 euro in cinque anni. I fornitori votano a favore, la banca accetta di ridurre il debito in cambio di garanzie reali sui macchinari, l’Agenzia delle Entrate concorda una transazione. Il giudice omologa il piano.

Risultato: l’impresa continua l’attività, paga 200.000 euro su 500.000 e, una volta terminato il piano, ottiene l’esdebitazione dei debiti residui. Salvaguarda l’occupazione e mantiene i terreni principali.

Errori comuni e consigli pratici

Una gestione imprudente dei debiti può aggravare la situazione. Di seguito presentiamo i principali errori che un arboricoltore deve evitare quando si confronta con il fisco o con le banche, accompagnati da suggerimenti pratici.

1. Non impugnare l’intimazione di pagamento

Un errore frequente è considerare l’intimazione di pagamento un atto privo di rilevanza. La Corte di Cassazione ha invece affermato che l’intimazione è equiparabile all’avviso di mora e che deve essere impugnata autonomamente. In assenza di impugnazione, la pretesa tributaria si cristallizza e il contribuente perde il diritto di far valere vizi o prescrizione . Pertanto, chi riceve un’intimazione deve proporre ricorso entro 60 giorni, eccependo eventuali vizi di notifica o prescrizione. Anche se si ritiene che le cartelle siano prescritte, occorre impugnare l’intimazione: contestare successivamente i pignoramenti non sarà sufficiente .

2. Ignorare le notifiche e non ritirare la posta

Alcuni debitori pensano che non ritirare una raccomandata o una PEC possa sospendere gli effetti dell’atto. Questa è un’illusione: la notifica postale si perfeziona decorsi dieci giorni dal deposito dell’avviso e la notifica via PEC si considera perfezionata nel momento in cui il messaggio raggiunge la casella. Non ritirare la posta comporta la formazione del titolo esecutivo e la perdita del termine per il ricorso. È fondamentale mantenere aggiornato il domicilio fiscale, consultare regolarmente la casella PEC e delegare qualcuno al ritiro della corrispondenza se si è assenti.

3. Confondere prescrizione e decadenza

Molti contribuenti confondono la prescrizione con la decadenza. La prescrizione estingue il diritto di credito dopo un certo periodo senza atti interruttivi (es. 5 anni per contributi previdenziali, 10 anni per tributi erariali), mentre la decadenza riguarda l’efficacia dell’atto e i termini per notificare o iniziare l’esecuzione (es. un anno per l’esecuzione ai sensi dell’art. 50 DPR 602/1973). È necessario verificare entrambi gli istituti: l’agente della riscossione può essere decaduto anche se il debito non è prescritto e viceversa.

4. Firmare accordi bancari senza una perizia indipendente

Alcuni agricoltori sottoscrivono rinegoziazioni o transazioni con la banca senza verificare la correttezza del tasso di interesse, l’assenza di usura o di anatocismo. La Cassazione ha chiarito che l’usura sopravvenuta non rende nullo il contratto se il tasso era regolare al momento della stipula , mentre l’assenza di indicazione del piano di ammortamento non comporta la nullità del mutuo . Ciò non significa che non si possano contestare tassi usurari o clausole abusive: occorre commissionare una perizia econometrica e, se emergono irregolarità (tasso effettivo superiore al tasso soglia, interessi di mora usurari), si può ottenere la riduzione del debito o la restituzione degli interessi. Prima di firmare, è bene farsi assistere da un legale e da un consulente.

5. Trascurare le rottamazioni e le definizioni agevolate

Ogni anno la legge di bilancio introduce sanatorie (rottamazione quater, quinquies, definizione liti pendenti). Non aderire in tempo significa perdere la possibilità di estinguere le cartelle con sconti significativi su sanzioni e interessi. L’arboricoltore dovrebbe monitorare le scadenze, verificare i carichi pendenti e presentare la domanda entro i termini, anche con la consulenza di un professionista per evitare errori formali.

6. Rimandare troppo a lungo e sottovalutare i segnali di crisi

La composizione negoziata e le procedure di sovraindebitamento richiedono tempo per essere istruite. Attendere che i debiti si accumulino può condurre a esecuzioni irreversibili (pignoramenti di macchinari o terreni) e a segnalazioni in centrale rischi. È consigliabile rivolgersi a un gestore della crisi non appena compaiono i primi segnali (incapacità di pagare fornitori o rate del mutuo, ritardo nel versamento delle imposte). Un piano tempestivo può salvare l’azienda.

7. Compromettere la meritevolezza con comportamenti fraudolenti

L’esdebitazione richiede che il debitore non abbia agito con malafede, frode o colpa grave . Cedere beni ai familiari senza corrispettivo, occultare redditi, emettere false fatture o aggravare volutamente la propria posizione può impedire l’accesso alle procedure di sovraindebitamento e comportare responsabilità penali (art. 11 DLgs 74/2000). L’arboricoltore deve collaborare con i professionisti e fornire informazioni veritiere per mantenere la meritevolezza.

8. Non conservare documenti e prove

Per contestare una cartella o un pignoramento bisogna dimostrare la data di notifica, l’esistenza di eventuali rateizzazioni o pagamenti, l’invalidità di un mutuo. Senza documenti (contratti di finanziamento, estratti conto, avvisi di accertamento) la difesa diventa difficile. La legge consente di richiedere alla banca la documentazione degli ultimi dieci anni ; è opportuno archiviare le comunicazioni e conservare le ricevute di pagamento per almeno dieci anni.

9. Non verificare la qualifica di imprenditore agricolo

Essere riconosciuti come imprenditore agricolo professionale (IAP) o coltivatore diretto può offrire tutele specifiche: esenzione dalle procedure fallimentari, agevolazioni fiscali, accesso a contributi PAC e riduzione delle imposte di registro. Un arboricoltore deve valutare se possiede i requisiti (tempo dedicato all’attività, reddito agricolo prevalente, iscrizione agli albi professionali) e, se necessario, richiedere l’attestazione. In mancanza, rischia di essere considerato imprenditore commerciale e di perdere alcune tutele.

10. Trascurare i diritti successori e i beni futuri

La Corte costituzionale ha affermato che i beni sopravvenuti durante la liquidazione controllata – ad esempio un’eredità o la quota eccedente dello stipendio – devono essere destinati ai creditori fino al conseguimento dell’esdebitazione . Non indicare tali beni può rendere inattendibile il piano. È consigliabile pianificare con il professionista la gestione dei beni futuri e, se possibile, utilizzare strumenti di protezione (fondo patrimoniale, trust agricolo) nel rispetto della legge.

11. Non differenziare tra debiti personali e aziendali

Molti imprenditori agricoli confondono il proprio patrimonio personale con quello dell’azienda. Per tutelare la famiglia, è importante mantenere distinti i conti, stipulare contratti in nome dell’impresa e valutare la costituzione di una società agricola (es. società semplice o società agricola di persone). In caso di sovraindebitamento, i debiti aziendali e personali seguono procedure diverse; una gestione separata evita che i creditori personali aggrediscano i beni aziendali e viceversa.

12. Non affidarsi a professionisti qualificati

Il contenzioso tributario e bancario richiede competenze tecniche e una conoscenza approfondita delle norme. Rivolgersi a professionisti non specializzati o a consulenti improvvisati può comportare errori irreparabili. È preferibile scegliere un avvocato cassazionista esperto in diritto tributario e bancario, un commercialista che conosca la fiscalità agricola e un gestore della crisi accreditato presso il Ministero della Giustizia.

Focus sulla normativa agricola e tutela dell’imprenditore agricolo

Imprenditore agricolo e arboricoltore professionale

L’arboricoltore rientra nella categoria degli imprenditori agricoli definita dall’art. 2135 c.c., che comprende chi esercita attività dirette alla coltivazione del fondo, alla selvicoltura, all’allevamento di animali e alle attività connesse. Il decreto legislativo 99/2004 e la legge Rif. 247/2016 hanno introdotto la figura dell’imprenditore agricolo professionale (IAP), che dedica tempo e competenze all’attività agricola e possiede qualifiche professionali. Essere IAP comporta vantaggi fiscali (riduzione dell’imposta di registro e catastale nella compravendita di terreni, contributi previdenziali agevolati), oltre alla possibilità di accedere a finanziamenti agevolati e fondi europei.

Gli imprenditori agricoli non sono soggetti al fallimento secondo la legge fallimentare e il Codice della crisi d’impresa. Essi possono accedere alle procedure di sovraindebitamento e al concordato minore. Ciò permette agli arboricoltori di gestire i debiti senza subire le rigide regole del concordato preventivo. Tuttavia, per essere considerato imprenditore agricolo è necessario dimostrare che l’attività agricola è prevalente rispetto ad attività industriali o commerciali. Se l’arboricoltore effettua trasformazioni industriali o commercializzazione massiccia, potrebbe rientrare nel fallimento.

Credito agrario e garanzie reali

Il Testo Unico Bancario prevede norme specifiche per il credito agrario, che consiste in finanziamenti destinati all’acquisto di macchinari, piante o terreni. Le banche possono richiedere garanzie reali (ipoteca agraria o pegno sui prodotti) e l’arboricoltore può beneficiare di tassi agevolati grazie a fondi regionali o nazionali. È importante conoscere i propri diritti in tema di garanzie: l’ipoteca agraria deve essere iscritta correttamente e non può superare determinati limiti; il pegno sui prodotti deve rispettare le norme sul valore del magazzino.

Agevolazioni fiscali e contributive

Tra le principali agevolazioni per gli imprenditori agricoli si ricordano:

  • Esenzione IVA per determinate cessioni di piante e prodotti forestali in regime speciale;
  • Riduzione dell’aliquota INAIL per chi svolge attività a basso rischio;
  • Esonero contributivo per under 40 che avviano imprese agricole in zone montane o svantaggiate;
  • Agevolazioni catastali e tributarie per l’acquisto di terreni da parte di giovani agricoltori (imposta di registro al 3 % invece che al 9 %).

Un corretto inquadramento come IAP consente di accedere a queste misure, migliorando la capacità di rimborsare i debiti e di ottenere finanziamenti.

Aggiornamenti legislativi 2025–2026

Delega fiscale e contraddittorio preventivo

La legge 111/2023 ha delegato il Governo a riformare il sistema fiscale. In attuazione della delega, è stato emanato il Decreto Legislativo 30 dicembre 2023 n. 219, che modifica lo Statuto del contribuente introducendo il contraddittorio preventivo obbligatorio (art. 6-bis). Ciò significa che l’Agenzia delle Entrate deve invitare il contribuente a fornire chiarimenti prima di emettere un avviso di accertamento, salvo casi di urgenza. Per gli arboricoltori, questo istituto offre l’opportunità di spiegare la propria posizione e fornire documenti giustificativi, evitando contenziosi.

Il D.Lgs. 219/2023 introduce anche l’art. 6-ter, che prevede la possibilità di definire gli atti non impugnati pagando l’imposta e un interesse ridotto entro 30 giorni. Questo può essere utile per chi vuole sanare rapidamente piccoli errori prima che maturino sanzioni o interessi.

Legge di Bilancio 2026 e rottamazione quinquies

La Legge di Bilancio 2026 ha istituito la rottamazione quinquies, estendendo la definizione agevolata ai carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione entro il 30 giugno 2023. I contribuenti possono estinguere il debito pagando solo l’imposta e le spese di notifica, mentre le sanzioni e gli interessi di mora vengono annullati. La domanda deve essere presentata entro il 30 aprile 2026 e le rate (fino a 54) scadranno tra il 2026 e il 2030. Per gli arboricoltori, aderire alla rottamazione può significare un notevole risparmio; è consigliabile verificare se i carichi sono inclusi e presentare domanda in tempo.

Procedure telematiche e digitalizzazione

Dal 2024 sono entrate in vigore le norme sulla digitalizzazione del contenzioso tributario: i ricorsi e gli atti processuali devono essere depositati tramite piattaforma telematica. Gli arboricoltori devono dotarsi di firma digitale e PEC per interagire con l’amministrazione finanziaria. La mancata conformità alle nuove regole può determinare l’inammissibilità del ricorso. Lo studio dell’Avv. Monardo offre assistenza nella gestione telematica, evitando errori procedurali.

Altre sentenze rilevanti

Oltre alle pronunce già citate, alcune decisioni recenti meritano menzione:

  • Cassazione, Sez. V, sentenza 11 marzo 2025 n. 6436: ha stabilito che l’intimazione di pagamento ex art. 50 DPR 602/1973 è autonomamente impugnabile; la sua mancata impugnazione preclude la possibilità di eccepire la prescrizione o altri vizi . La Corte ha anche ricordato che il disconoscimento delle copie informatiche deve essere specifico .
  • Cassazione, Sez. I, ordinanza 10 luglio 2025 n. 18838: ha ribadito che l’usura sopravvenuta non determina la nullità del contratto se il tasso pattuito era lecito al momento della stipula . La mancata indicazione del piano di ammortamento francese non comporta nullità del mutuo .
  • Corte d’Appello di Roma, 5 gennaio 2026 n. 32: ha affrontato la questione dell’usura degli interessi di mora, chiarendo che se la clausola moratoria è usuraria, l’interesse moratorio va sostituito con gli interessi corrispettivi leciti e non si determina la gratuità del finanziamento . La Corte ha escluso la sommatoria dei tassi corrispettivi e moratori ai fini del superamento della soglia .
  • Cassazione, Sez. VI, ordinanza 14 novembre 2025 n. 30108: ha confermato che l’esdebitazione dell’incapiente richiede la meritevolezza e l’assenza di frode . Ha inoltre precisato che il rigetto del ricorso per esdebitazione incapiente non è ricorribile in cassazione se l’atto non ha carattere decisorio .
  • Corte costituzionale, sentenza n. 6/2024: ha chiarito che l’assenza di un termine fisso nella liquidazione controllata non viola la Costituzione; il periodo di acquisizione dei beni deve essere proporzionato alla soddisfazione dei creditori e al limite minimo di tre anni per accedere all’esdebitazione . La Corte ha ribadito che i beni sopravvenuti devono essere destinati ai creditori per tutto il periodo .

Questi precedenti offrono linee guida preziose per l’arboricoltore: impugnare tempestivamente, valutare i tassi e le clausole bancarie, mantenere la meritevolezza e comprendere i limiti delle procedure di sovraindebitamento.

Glossario essenziale

Definiamo qui alcuni termini chiave utilizzati nell’articolo:

  • Cartella di pagamento: l’atto emesso dall’Agenzia delle Entrate‑Riscossione che intima il pagamento di imposte, contributi o sanzioni e costituisce titolo esecutivo.
  • Avviso di accertamento: l’atto con cui l’Agenzia delle Entrate determina l’imposta dovuta e invita il contribuente a pagare; può essere impugnato entro 60 giorni.
  • Intimazione di pagamento: l’atto previsto dall’art. 50 DPR 602/1973 che invita il debitore a versare le somme indicate in cartella entro cinque giorni; la sua mancata impugnazione rende definitivo il debito .
  • Pignoramento: procedura esecutiva mediante la quale il creditore aggredisce i beni del debitore per soddisfare il credito; può riguardare beni mobili, immobili o crediti presso terzi.
  • Anatocismo: capitalizzazione degli interessi nel corso del rapporto bancario; vietato se non espressamente pattuito e conforme alle delibere CICR.
  • Usura: applicazione di interessi superiori ai tassi soglia stabiliti dalla legge n. 108/1996; rende nulle le clausole e comporta la restituzione degli interessi indebitamente percepiti .
  • Esdebitazione: istituto che consente al debitore meritevole di liberarsi dai debiti residui dopo aver adempiuto a una procedura di sovraindebitamento per un periodo minimo di tre anni .
  • Liquidazione controllata: procedura concorsuale del Codice della crisi che prevede la vendita del patrimonio del debitore sotto la supervisione del tribunale e la successiva esdebitazione.
  • Piano del consumatore: proposta formulata dal debitore non imprenditore per ristrutturare i debiti con pagamento parziale secondo la propria capacità reddituale; richiede l’omologa del giudice.
  • Accordo di ristrutturazione: accordo proposto da imprenditori agricoli o imprese minori ai creditori che rappresentano almeno il 60 % dei debiti; una volta omologato vincola anche i creditori dissenzienti.

Conclusione

Affrontare debiti con il fisco e le banche è un compito delicato che richiede competenze legali, fiscali e finanziarie. L’arboricoltore che si trova in difficoltà non deve lasciarsi paralizzare dalla paura o dall’incertezza. La normativa italiana, come abbiamo visto, offre numerose tutele al debitore: il diritto di ricevere atti motivati e comprensibili , la possibilità di contestare gli addebiti bancari richiedendo la documentazione , le garanzie procedurali in sede di accertamento e riscossione, nonché la via d’uscita rappresentata dalle procedure di sovraindebitamento e dall’esdebitazione . La giurisprudenza della Corte costituzionale e della Cassazione conferma che l’accesso all’esdebitazione richiede meritevolezza e buona fede ; pertanto, trasparenza e collaborazione sono fondamentali.

È importante agire per tempo: contestare una cartella entro 60 giorni, verificare le notifiche, richiedere le sospensioni e, se necessario, pianificare una ristrutturazione integrale del debito. L’arboricoltore deve tener conto dei termini di decadenza e prescrizione e non farsi trascinare nel vortice dei debiti; piani di rientro mal strutturati o la procrastinazione possono peggiorare la situazione.

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