Introduzione
Nel panorama digitale contemporaneo, molti professionisti creator – influencer, blogger, streamer, videomaker, podcaster – hanno trasformato la propria passione in un vero e proprio mestiere. La diffusione di canali YouTube, Twitch, TikTok, Instagram, OnlyFans e newsletter ha aperto nuove vie di guadagno, ma ha anche esposto questi lavoratori a obblighi fiscali, contributivi e bancari spesso complessi. Il settore, pur essendo giovane, è ormai riconosciuto a livello normativo: l’INPS ha adottato un nuovo codice ATECO (73.11.03) dal 1° gennaio 2025 per l’attività di influencer marketing, chiarendo che la produzione di contenuti digitali comporta la creazione di video, audio, testi o immagini per diverse piattaforme e che la monetizzazione può derivare da pubblicità, sponsorizzazioni, merchandising e donazioni .
Tuttavia, la popolarità della professione non cancella la realtà dei debiti fiscali e bancari: molti creator, in buona fede, non comprendono appieno i propri obblighi contributivi o non riescono a gestire in modo ordinato le entrate. Errori nella gestione delle tasse, ritardi nei pagamenti, crisi di liquidità, contratti non chiari con agenzie o aziende possono portare a sanzioni, cartelle esattoriali, fermi amministrativi, ipoteche o addirittura pignoramenti sui conti e sulle entrate future.
Questo articolo nasce per fornire informazioni pratiche e aggiornate (gennaio 2026) ai content creator che si trovano in situazione di sovraindebitamento o che hanno ricevuto atti della Agenzia delle Entrate-Riscossione o richieste di pagamento da banche o finanziarie. L’obiettivo è illustrare i diritti del debitore e le strategie di difesa, spiegare le principali procedure (notifica, impugnazione, sospensione, rateizzazione), presentare gli strumenti alternativi (rottamazioni, definizioni agevolate, piani del consumatore, esdebitazione) e mettere in guardia dagli errori più comuni.
Presentazione professionale dell’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e del suo team
Lo Studio Legale Monardo si occupa da anni di assistenza in materia fiscale, bancario-finanziaria e crisi da sovraindebitamento. L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è:
- Avvocato cassazionista, abilitato a patrocinare dinanzi alle giurisdizioni superiori;
- Coordinatore di un team nazionale di avvocati e commercialisti esperti in diritto bancario e tributario;
- Gestore della crisi da sovraindebitamento, iscritto agli elenchi del Ministero della Giustizia ai sensi della Legge 3/2012;
- Professionista fiduciario di un OCC (Organismo di composizione della crisi), che assiste i debitori nella predisposizione di piani di rientro e accordi con i creditori;
- Esperto negoziatore della crisi d’impresa, in conformità al D.L. 118/2021, che disciplina la composizione negoziata.
Grazie all’esperienza combinata di avvocati e commercialisti, lo studio offre un supporto completo per:
- Analisi degli atti: esame delle cartelle di pagamento, delle intimazioni, dei pignoramenti, delle notifiche bancarie e delle diffide.
- Ricorsi e opposizioni: predisposizione di ricorsi dinanzi alla Commissione tributaria e ai Tribunali ordinari; impugnazioni per vizi formali o di notificazione.
- Sospensioni e sospensive: richiesta di sospensione della riscossione o di sospensiva giudiziale; definizione del contenzioso.
- Trattative con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione e le banche: negoziazione di piani di rientro, saldo e stralcio, rinegoziazione di mutui o finanziamenti.
- Soluzioni giudiziali e stragiudiziali: accesso a procedure di composizione della crisi (piani del consumatore, accordi di ristrutturazione), rottamazioni, esdebitazione.
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1. Contesto normativo e giurisprudenziale
1.1 Riferimenti generali per creator e professioni digitali
Il mondo dei content creator non ha ancora una disciplina unitaria. La Circolare INPS n. 44/2025 ricorda che la produzione di contenuti digitali è un’attività economica che include la creazione di testi, immagini, video o audio trasmessi su piattaforme digitali e che la monetizzazione avviene attraverso vari canali: pubblicità, accordi di sponsorizzazione, merchandising e contributi degli utenti . Dal 1 gennaio 2025 è attivo il codice ATECO 73.11.03 per l’influencer marketing, riconoscendo come “content creator” una gamma di figure professionali (influencer, youtuber, tiktoker, streamer, podcaster, etc.) .
La stessa circolare chiarisce che, in assenza di un inquadramento fiscale specifico, i ricavi derivanti da contenuti digitali possono essere trattati come redditi di lavoro autonomo ex art. 53 del TUIR quando l’attività non è organizzata in forma imprenditoriale . Se invece il creator si organizza come impresa – con mezzi e strutture – l’attività rientra nella gestione speciale commercianti con obbligo di iscrizione alla Camera di commercio e versamento dei contributi. La circolare richiama anche una decisione della Corte di Giustizia Tributaria del Piemonte (sentenza n. 219/2023) che ha qualificato i proventi di un influencer come redditi di lavoro autonomo, escludendo il trattamento come cessione di diritti di immagine .
È fondamentale comprendere che, pur essendo “nuove professioni”, i content creator sono soggetti a tutti gli obblighi fiscali e contributivi applicabili a lavoratori autonomi o imprese. L’assenza di un quadro specifico non significa esenzione da imposte. È consigliabile tenere un registro accurato dei compensi, emettere fatture (anche elettroniche se in regime ordinario), gestire l’IVA se dovuta, presentare dichiarazioni annuali e versare i contributi alla gestione separata o alla gestione artigiani/commercianti.
1.2 Sovraindebitamento e strumenti di tutela (L. 3/2012)
La Legge 3/2012, prima normativa organica sul sovraindebitamento, ha introdotto strumenti per i soggetti non fallibili (consumatori, professionisti, piccoli imprenditori) che si trovano in uno stato di crisi o insolvenza. La legge consente tre procedure:
- Piano del consumatore: destinato alle persone fisiche che non svolgono attività imprenditoriale. Prevede la presentazione di un piano di ristrutturazione dei debiti al tribunale, assistiti da un Organismo di composizione della crisi (OCC). Il giudice omologa il piano se ritiene che l’adesione dei creditori (almeno 50%) sia utile e se è assicurata la soddisfazione dei creditori in misura non inferiore a quanto otterrebbero con la liquidazione.
- Accordo di ristrutturazione: rivolto a imprenditori non assoggettabili a fallimento. Necessita del consenso di almeno il 60% dei creditori. Il piano prevede l’indicazione di tutte le passività e attivi del debitore, la relazione dell’OCC e la distribuzione del ricavato.
- Liquidazione controllata: consente la liquidazione del patrimonio del debitore sotto la supervisione di un liquidatore nominato dal giudice. È un’alternativa quando non si può proporre un piano sostenibile.
Questa legge è stata modificata più volte, da ultimo con il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019) e dal D.Lgs. 83/2022, che ne ha confluito la disciplina negli artt. 67–83 del nuovo codice. L’art. 67 del D.Lgs. 14/2019 consente al consumatore sovraindebitato, con l’assistenza di un OCC, di proporre un piano di ristrutturazione che può includere il pagamento parziale dei debiti e la ristrutturazione di mutui o prestiti, allegando l’elenco dei creditori, l’attivo e la documentazione reddituale . L’art. 68 stabilisce che l’OCC redige una relazione e comunica il piano alle amministrazioni pubbliche; durante l’omologa, gli interessi sono sospesi. L’art. 69 elenca i casi di inammissibilità (pregressi comportamenti fraudolenti, condanne per reati tributari, ecc.).
Una sentenza significativa è la Cass. 9549/2025 che ha interpretato la moratoria prevista dall’art. 8, co. 4 della L. 3/2012 (equivalente all’art. 67 del Codice della crisi). La Corte ha stabilito che il termine di un anno entro cui vanno soddisfatti i creditori privilegiati è un termine iniziale e non finale: significa che i pagamenti devono cominciare entro un anno dall’omologazione (ora due anni con il codice), ma non devono necessariamente concludersi in tale periodo . La pronuncia ha rilevanza pratica perché consente ai debitori di pianificare con maggior flessibilità i pagamenti ai creditori privilegiati.
1.3 Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019)
Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, entrato in vigore a tappe e pienamente operativo dal luglio 2022, rappresenta la riforma organica delle procedure concorsuali. In tema di sovraindebitamento, le norme rilevanti includono:
- Art. 67: disciplina la procedura di ristrutturazione dei debiti del consumatore. Il consumatore, assistito da un OCC, può proporre un piano con pagamento parziale dei crediti e ristrutturazione di finanziamenti. Il piano deve garantire ai creditori il ricavato non inferiore a quanto otterrebbero dalla liquidazione e può prevedere la continuità di mutui per la casa .
- Art. 68: regola la presentazione del piano e la relazione dell’OCC. Quest’ultimo deve attestare la veridicità dei dati e la fattibilità del piano. La presentazione sospende gli interessi e le procedure esecutive; l’OCC deve informare le amministrazioni pubbliche e l’Agenzia delle Entrate, che può opporsi soltanto per inesigibilità del credito.
- Art. 69: elenca i casi in cui il consumatore non può accedere alla procedura, tra cui condanne per reati tributari negli ultimi cinque anni o l’omologa di un precedente piano nell’ultimo quinquennio .
- Art. 72-bis (DPR 602/1973): collegato alle procedure esecutive, stabilisce che il pignoramento dei crediti verso terzi può ordinare al terzo di pagare le somme maturate entro 60 giorni e quelle future alle scadenze direttamente al concessionario della riscossione .
Le modifiche introdotte dal Decreto Aiuti (L. 91/2022) hanno innalzato la soglia per ottenere la rateizzazione senza documentazione da 60.000 a 120.000 euro e hanno esteso la decadenza dalla rateizzazione a otto rate non pagate (anziché cinque). Tali norme si applicano alle richieste presentate dal 16 luglio 2022 e sono importanti per i content creator che scelgono la dilazione .
1.4 Riscossione e notifiche: DPR 602/1973
La riscossione dei tributi avviene secondo le procedure stabilite dal DPR 602/1973. Alcuni articoli sono fondamentali per comprendere i termini e gli strumenti di difesa del contribuente:
- Art. 25: fissa i termini entro cui l’Agenzia delle Entrate-Riscossione deve notificare la cartella di pagamento. Per somme dovute a seguito di liquidazione automatica (art. 36-bis TUIR), la notifica va fatta entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello della dichiarazione; per somme derivanti da accertamenti esecutivi, entro il 31 dicembre del secondo anno successivo all’atto definitivo . La cartella contiene l’intimazione a pagare entro 60 giorni. Decorso tale termine, la riscossione può attivare le procedure esecutive .
- Art. 26: disciplina le modalità di notifica della cartella, che può avvenire per raccomandata con avviso di ricevimento, via PEC (domicilio digitale), tramite messo notificatore o ufficiale giudiziario. Se la notifica avviene mediante più adempimenti, devono essere svolti entro 30 giorni, altrimenti la notifica è nulla .
- Art. 19: riguarda la dilazione del pagamento (rateizzazione). Per debiti fino a 120.000 euro, l’Agente della riscossione può concedere fino a 84 rate per richieste formulate nel biennio 2025-2026, 96 rate nel biennio 2027-2028 e 108 rate dal 2029 in avanti. Per debiti superiori a 120.000 o in caso di comprovata difficoltà, le rate possono arrivare fino a 120. La richiesta sospende la prescrizione e le procedure esecutive; il pagamento della prima rata estingue gli eventuali pignoramenti. La decadenza dalla rateizzazione scatta dopo il mancato pagamento di otto rate, anche non consecutive .
- Art. 72-bis: consente all’Agente della riscossione di pignorare direttamente i crediti del debitore verso terzi (ad esempio il conto corrente o i compensi del creator). L’ordine di pignoramento può prescrivere che il terzo (banca o committente) versi le somme maturate entro 60 giorni e quelle future alle scadenze direttamente al concessionario . La Cassazione n. 28520/2025 ha precisato che la banca deve congelare non solo le somme presenti in conto, ma anche i futuri accrediti ricevuti nel periodo di 60 giorni successivo alla notifica .
- Art. 50: dispone che l’Agente della riscossione non può procedere a esecuzione forzata prima che siano decorsi 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento e, se l’esecuzione non è iniziata entro un anno, deve inviare un’intimazione ad adempiere che rinnova il termine di 5 giorni per il pagamento .
- Art. 72-ter (non riportato sopra) riguarda il pignoramento dello stipendio e del TFR e fissa limiti di pignorabilità.
La conoscenza di questi articoli è essenziale per individuare i vizi delle notifiche, calcolare i termini di decadenza e prescrizione e valutare l’opportunità di impugnare gli atti.
1.5 Rottamazioni, definizioni agevolate e stralcio (Leggi di Bilancio)
Negli ultimi anni, il legislatore ha introdotto diversi strumenti di definizione agevolata dei carichi affidati alla riscossione, noti come rottamazioni. La Legge 197/2022 (Legge di Bilancio 2023) ha creato la “rottamazione quater” per i debiti iscritti a ruolo dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022: il contribuente può estinguere il debito pagando solo il capitale e le spese, senza sanzioni né interessi. È possibile pagare in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2023 o in un massimo di 18 rate con scadenze precise (31 luglio e 30 novembre 2023, 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre di ciascun anno successivo) .
La stessa legge ha previsto lo “stralcio automatico” dei debiti fino a 1.000 euro (compresi interessi e sanzioni) affidati agli agenti della riscossione tra il 2000 e il 2015, a meno che l’ente impositore non decidesse di non applicarlo . Questa misura ha azzerato milioni di micro-debiti; tuttavia, riguarda solo le componenti accessorie e non sempre si applica ai contributi previdenziali.
A gennaio 2025 il Parlamento ha convertito il D.L. 202/2024 nella Legge 15/2025, che ha introdotto la riammissione alla rottamazione quater per chi non era riuscito a pagare le prime rate entro dicembre 2024. È possibile presentare domanda entro il 30 aprile 2025; il pagamento può avvenire in un’unica soluzione o in massimo 10 rate, con la prima in scadenza il 31 luglio 2025 e le successive il 30 novembre 2025 e, dal 2026, 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre .
Nel corso del 2026 è atteso un ulteriore provvedimento (“rottamazione quinquies”) che potrebbe estendere la definizione agevolata ai ruoli 2022-2024. È importante verificare sul sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione la normativa più recente al momento della lettura.
1.6 Giurisprudenza recente sulla riscossione
Oltre alle pronunce già citate (Cass. 9549/2025 e Cass. 28520/2025), si segnalano ulteriori sentenze di interesse pratico:
- Cassazione n. 20476/2025: ha stabilito che l’intimazione di pagamento (art. 50 DPR 602/1973) non è un semplice sollecito ma un atto impugnabile entro 60 giorni. Se il debitore non propone opposizione, il debito diventa definitivo (“reviviscenza” della cartella anche se prescritta) e non potrà più contestare vizi della notifica . La sentenza chiude un dibattito giurisprudenziale sul valore dell’intimazione.
- Cassazione n. 37085/2024 (citata nella dottrina) sul pignoramento di somme depositate in conti bancari cointestati: ha confermato che l’agente della riscossione può pignorare l’intero saldo se non dimostrata la percentuale di titolarità di ciascun cointestatario.
- Corte Costituzionale n. 82/2019: ha dichiarato parzialmente illegittimo l’art. 72-ter DPR 602/1973 nella parte in cui non prevede limiti al pignoramento delle pensioni.
- Corte di Cassazione n. 11028/2019: ha affermato la legittimità del pignoramento del conto corrente del debitore anche per crediti tributari, purché sia rispettata la procedura dell’art. 72-bis.
Queste sentenze, insieme ai principi espressi dalle Commissioni tributarie regionali, devono essere tenute presenti nella predisposizione di ricorsi e opposizioni.
2. Procedura passo-passo dopo la notifica dell’atto
Comprendere cosa accade dopo la notifica di una cartella di pagamento o di un atto esecutivo è fondamentale per decidere le mosse successive. Di seguito, la procedura ordinaria e i termini essenziali.
2.1 Notifica della cartella di pagamento
- Ricezione della cartella: la cartella di pagamento viene notificata dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione tramite posta raccomandata, PEC o messo notificatore. Deve contenere l’elenco dei debiti, gli interessi, le sanzioni e l’intimazione a pagare entro 60 giorni .
- Controllo della notifica: il contribuente deve verificare che la cartella sia stata notificata correttamente e nei termini (entro il 31 dicembre del secondo o terzo anno, a seconda del tipo di credito) . Una notifica avvenuta oltre il termine comporta la decadenza della pretesa.
- Verifica dei dati: controllare l’estratto di ruolo, i riferimenti agli avvisi di accertamento, la corretta iscrizione della mora, la prescrizione dei tributi (di solito 10 anni per le imposte erariali, 5 anni per i contributi Inps e l’Iva). Accertare se vi sono errori di calcolo o duplicazioni.
- Calcolo del termine per reagire: la cartella va impugnata entro 60 giorni dalla notifica presso la Commissione tributaria; diversamente, diventa definitiva e l’agente può procedere all’esecuzione . Il ricorso va notificato all’Agenzia delle Entrate-Riscossione e all’ufficio che ha emesso il ruolo.
2.2 Intimazione di pagamento
L’intimazione ad adempiere ex art. 50 DPR 602/1973 viene inviata se, decorsi 60 giorni dalla notifica, non si è proceduto al pagamento e l’agente non ha iniziato l’esecuzione entro un anno. Essa rinnova il termine di 5 giorni per pagare. La Cass. 20476/2025 afferma che si tratta di un vero e proprio atto esecutivo impugnabile entro 60 giorni . È quindi fondamentale verificare la correttezza della notifica e i termini di prescrizione.
2.3 Pignoramento e fermi amministrativi
Se il debito non viene pagato né rateizzato, la riscossione può procedere a pignoramento dei crediti o dei beni mobili/immobili del debitore. I passaggi sono i seguenti:
- Pignoramento dei crediti presso terzi (art. 72-bis DPR 602/1973): l’agente notifica l’atto al debitore e al terzo (es. banca o piattaforma che paga il creator). Il terzo è obbligato a bloccare le somme in conto e a versare quelle maturate entro 60 giorni, oltre alle future somme alle rispettive scadenze . La Cass. 28520/2025 ha specificato che la banca deve congelare anche i futuri accrediti ricevuti durante il periodo di 60 giorni .
- Pignoramento mobiliare: riguarda beni mobili registrati o non registrati (ad esempio attrezzature, telecamere, computer). Avviene con la notifica di un atto di pignoramento e la successiva vendita all’asta.
- Pignoramento immobiliare: l’ipoteca può essere iscritta anche per debiti inferiori a 20.000 euro se l’immobile non è abitazione principale. Il pignoramento immobiliare richiede la trascrizione dell’atto nei registri immobiliari.
- Fermo amministrativo sui veicoli: può essere iscritto se il debito supera 800 euro. Con il fermo, il veicolo non può circolare né essere venduto; per rimuoverlo occorre pagare o rateizzare.
2.4 Rateizzazione del debito
Il piano di rateizzazione permette di diluire il pagamento in più anni, sospendendo le azioni esecutive. Il procedimento è il seguente:
- Richiesta all’Agenzia delle Entrate-Riscossione: si presenta online o tramite intermediario, indicando i carichi che si intendono rateizzare. Per importi fino a 120.000 euro nel biennio 2025-2026, l’agente può concedere fino a 84 rate; per importi superiori o in condizioni di particolare difficoltà, fino a 120 rate .
- Documentazione: occorre attestare la temporanea situazione di obiettiva difficoltà economica. Dal 16 luglio 2022 la soglia senza documentazione è 120.000 euro .
- Effetti: la richiesta sospende la prescrizione e blocca nuovi pignoramenti. Il pagamento della prima rata estingue i pignoramenti già eseguiti . Tuttavia, il mancato pagamento di otto rate comporta la decadenza dal piano e la ripresa dell’azione esecutiva.
- Rateizzazione in pendenza di ricorso: è possibile chiedere la rateizzazione anche se si è presentato ricorso; la decadenza dal ricorso avviene solo in caso di rinuncia espressa.
2.5 Ricorso e opposizione agli atti della riscossione
Se la cartella o l’intimazione presenta vizi, è possibile presentare ricorso. Ecco i passaggi:
- Verifica dei motivi: errori formali (notifica tardiva, mancanza di firma digitale, indicazione errata del codice fiscale, mancata motivazione), prescrizione del tributo, decadenza, errata intestazione. Si controlla se la cartella richiama un avviso di accertamento non notificato o una sentenza non definitiva.
- Presentazione del ricorso: va depositato presso la Commissione Tributaria Provinciale competente entro 60 giorni dalla notifica; in alcuni casi (es. impugnazione di intimazioni) il termine è 40 o 60 giorni a seconda della materia. È necessario notificare il ricorso all’Agenzia delle Entrate-Riscossione e all’ente impositore.
- Sospensione dell’esecuzione: insieme al ricorso si può chiedere la sospensione dell’esecuzione se esiste un grave e irreparabile danno. Il giudice decide sulla sospensiva in via cautelare; in alternativa, si può presentare richiesta in autotutela all’Agente della riscossione.
- Decisione: se il giudice accoglie il ricorso, annulla il debito; in caso contrario, la cartella diventa definitiva. È possibile proporre appello entro 60 giorni.
- Opposizione ex art. 615 c.p.c.: se viene avviata l’esecuzione (pignoramento), si può presentare opposizione all’esecuzione dinanzi al Tribunale ordinario entro 20 giorni dalla notifica dell’atto di pignoramento, contestando i presupposti del credito.
2.6 Procedura per i debiti bancari
I creator spesso contraggono debiti con banche o finanziarie (mutui, prestiti, carte di credito). In caso di difficoltà di pagamento:
- Esame del contratto: verificate i tassi di interesse e l’eventuale presenza di clausole vessatorie. Un esperto può valutare la nullità di clausole anatocistiche o l’usura.
- Negoziazione: è possibile ottenere una rinegoziazione del mutuo o un piano di rientro; le banche tendono a favorire un accordo piuttosto che procedere al recupero coattivo.
- Mediazione civile: per le controversie bancarie, la mediazione presso un organismo specializzato è condizione di procedibilità prima di agire in giudizio.
- Opposizione al decreto ingiuntivo: se la banca emette un decreto ingiuntivo, occorre opporsi entro 40 giorni; in caso contrario, diventa esecutivo. È consigliato farsi assistere da un avvocato per eccepire eventuali vizi.
- Crisi da sovraindebitamento: in presenza di più debiti bancari e fiscali, l’accesso alle procedure della L. 3/2012 o del Codice della crisi può permettere di ristrutturare l’esposizione verso tutti i creditori in modo coordinato.
3. Difese e strategie legali
3.1 Individuare i vizi della cartella e della notifica
La prima strategia è verificare se la cartella o l’intimazione sono valide. Spesso i creator ricevono cartelle cumulative, con posizioni relative a periodi diversi e importi non chiari. Gli errori più frequenti includono:
- Mancanza o irregolarità della notifica: se la cartella non è stata notificata correttamente (es. invio alla PEC errata, mancata raccomandata con avviso di ricevimento), l’atto è nullo .
- Decadenza: verifica se la notifica è avvenuta oltre i termini di legge (31 dicembre del secondo/terzo anno successivo) .
- Prescrizione: controllare se sono decorsi i termini di prescrizione del tributo (es. 10 anni per imposte erariali, 5 anni per contributi, 3 anni per multe). L’interruzione della prescrizione avviene solo con atti validamente notificati.
- Difetto di motivazione: l’atto deve indicare chiaramente la ragione del debito e richiamare gli atti presupposti. Se la cartella non allega l’avviso di accertamento o non indica la sentenza, può essere annullata.
3.2 Impugnare l’intimazione di pagamento
Come visto, la Cassazione n. 20476/2025 attribuisce all’intimazione valore di atto autonomo impugnabile . Ciò significa che, se non si contesta l’intimazione entro 60 giorni, il debito diventa definitivo anche se la cartella era prescritta. È quindi fondamentale impugnare l’intimazione se si ritiene che il debito sia prescritto o decaduto.
3.3 Sospensione dell’esecuzione e opposizione al pignoramento
Quando l’Agenzia avvia il pignoramento (conto corrente, compensi da piattaforme, etc.), si può chiedere al giudice la sospensione dell’esecuzione dimostrando che il credito è inesistente o prescritto. In caso di pignoramento dei crediti presso terzi, una strategia efficace è:
- Rateizzare il debito: la richiesta di rateizzazione e il pagamento della prima rata estinguono di diritto il pignoramento . Questo strumento è utile per sbloccare il conto e proseguire l’attività.
- Opposizione ex art. 615 c.p.c.: contestare la legittimità del credito o la procedura (es. mancata notifica della cartella). Il tribunale può sospendere l’esecuzione.
- Accordo con la piattaforma o la banca: negoziare affinché le somme vengano trattenute in misura ridotta in attesa della definizione del contenzioso.
3.4 Accesso alla procedura di sovraindebitamento
Per i creator con più debiti (tributari, bancari, contributivi) e impossibilità di farvi fronte, la via più efficace è la procedura di sovraindebitamento. Ecco i punti chiave:
- Verifica di ammissibilità: il professionista OCC valuta la situazione patrimoniale del debitore, l’origine dei debiti e la sostenibilità del piano. Non bisogna essere assoggettabili a fallimento né avere commesso reati tributari gravi negli ultimi anni .
- Scelta della procedura: se si è consumatori, si propone il piano del consumatore; se imprenditori non fallibili o professionisti, l’accordo di ristrutturazione; se non c’è un piano sostenibile, la liquidazione controllata.
- Redazione del piano: si allegano l’elenco dei debiti, la lista dei beni, la documentazione reddituale, la situazione familiare e la relazione dell’OCC. Il piano può prevedere la continuazione dell’attività del creator (ad esempio, cessione di parte dei ricavi futuri) e la riduzione dei crediti privilegiati .
- Omologazione e effetti: una volta omologato dal tribunale con il voto dei creditori (50% nel piano del consumatore), il piano diviene vincolante. I creditori non possono iniziare o proseguire azioni esecutive; al termine il debitore può ottenere l’esdebitazione, ossia la cancellazione dei debiti residui.
- Moratoria sui crediti privilegiati: grazie alla Cassazione 9549/2025, i pagamenti ai creditori privilegiati (es. contributi Inps, ritenute operate e non versate) possono iniziare entro un anno – ora due anni – dall’omologazione .
3.5 Utilizzare la definizione agevolata (rottamazione)
Quando il debito è iscritto a ruolo, la rottamazione può essere un’opportunità per ridurre l’importo. Le regole principali:
- Verifica dei carichi definibili: rientrano i debiti affidati tra il 2000 e il 30 giugno 2022 (per la rottamazione quater) e quelli successivi se sarà introdotta la rottamazione quinquies. Non sono definibili i debiti derivanti da condanne penali per reati tributari.
- Presentazione della domanda: la dichiarazione si presenta telematicamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione entro il termine (ad esempio, 30 aprile 2025 per la riammissione quater) .
- Pagamento: è possibile versare in un’unica soluzione o in rate; gli interessi di rateazione sono pari al 2% annuo e si pagano solo su capitale e spese . Il mancato pagamento di una rata oltre i 5 giorni di tolleranza fa decadere dalla definizione.
- Effetti: la rottamazione sospende la prescrizione e blocca le procedure esecutive; una volta completato il pagamento, i debiti si estinguono.
- Rottamazione e pignoramenti: la presentazione della domanda non sospende automaticamente i pignoramenti in corso; tuttavia, si può chiedere la rateizzazione per ottenere il blocco immediato .
3.6 Altre strategie negoziali
- Saldo e stralcio bancario: si negozia con la banca la chiusura del debito pagando una percentuale del capitale e ottenendo l’estinzione della posizione. È efficace quando il creditore teme l’insolvenza o la procedura concorsuale.
- Fondo patrimoniale o trust: per proteggere beni familiari essenziali (es. casa), è possibile costituire strumenti di tutela. Tuttavia, occorre rispettare i limiti di legge ed evitare atti in frode ai creditori.
- Cessione del quinto o delegazione di pagamento: spesso proposti a lavoratori dipendenti; per i creator che collaborano con agenzie, la delega del pagamento può essere una soluzione per garantire ai creditori una quota fissa del fatturato. È preferibile farsi assistere da un consulente per valutare i costi.
- Transazione fiscale: nell’ambito delle procedure concorsuali, è possibile proporre all’erario una transazione, riducendo interessi e sanzioni. La transazione deve essere approvata dal Tribunale.
4. Strumenti alternativi: piani del consumatore, esdebitazione, accordi di ristrutturazione
4.1 Piano del consumatore
È la procedura più adatta ai content creator persone fisiche che non svolgono attività imprenditoriale. Caratteristiche:
- Accessibilità: riservata ai consumatori che hanno debiti personali, anche se derivanti da attività occasionali di influencer. Non serve l’accordo dei creditori, ma il piano deve garantire loro una soddisfazione minima rispetto alla liquidazione.
- Durata: la durata del piano varia da pochi anni a un massimo di 7–8 anni, in base alla capacità reddituale del debitore.
- Esdebitazione: al termine del piano e con il pagamento previsto, il debitore ottiene la cancellazione dei debiti residui.
- Pagamenti sostenibili: si calcola il reddito disponibile del creator (entrate medie mensili al netto delle spese di vita dignitosa). Solo la parte eccedente può essere destinata ai creditori.
- Vantaggi: blocco immediato delle azioni esecutive; riduzione o dilazione dei crediti erariali; possibilità di mantenere l’abitazione principale se il mutuo viene onorato.
4.2 Accordo di ristrutturazione dei debiti (imprenditori e professionisti)
Se il content creator svolge l’attività come impresa (es. apre partita IVA con codice ATECO e struttura organizzativa), può proporre un accordo di ristrutturazione ai sensi degli artt. 74–82 del Codice della crisi. In sintesi:
- Consenso dei creditori: occorre l’approvazione di almeno il 60% dei creditori; per i crediti pubblici (erario, Inps) sono richieste procedure di adesione specifiche.
- Possibilità di falcidia dei crediti erariali: previa attestazione dell’OCC, è possibile proporre la riduzione di interessi e sanzioni. Il tribunale valuta la convenienza rispetto alla liquidazione.
- Controllo del giudice: l’accordo, una volta omologato, è vincolante per tutti i creditori, anche dissenzienti.
- Attività in continuità: permette di proseguire l’attività del creator, preservando contratti e rapporti con agenzie.
4.3 Liquidazione controllata e esdebitazione
Quando non è sostenibile un piano di rientro, si può accedere alla liquidazione controllata. In questa procedura:
- Tutto il patrimonio (esclusi i beni impignorabili) viene liquidato da un liquidatore nominato dal giudice.
- Il ricavato è distribuito tra i creditori secondo l’ordine delle cause di prelazione.
- Il debitore può comunque mantenere somme per il sostentamento e un minimo essenziale.
- Alla fine della procedura, se il debitore ha agito in buona fede, può ottenere l’esdebitazione e ripartire da zero.
Questa soluzione è estrema ma consente ai debitori senza prospettive di pagamento di liberarsi dal peso dei debiti e intraprendere una nuova attività.
4.4 Composizione negoziata della crisi (D.L. 118/2021)
Per le imprese (inclusi i creator strutturati come startup o microimprese), il D.L. 118/2021, convertito in L. 147/2021, ha introdotto la composizione negoziata della crisi, procedura stragiudiziale assistita da un esperto negoziatore iscritto presso le Camere di commercio. Si articola così:
- Nomina dell’esperto: l’imprenditore in difficoltà presenta istanza e viene nominato un esperto che facilita le trattative con i creditori.
- Proposte e accordo: le parti possono concordare una ristrutturazione del debito, la continuità dell’impresa, la riduzione del personale e altre misure. L’accordo può essere omologato dal tribunale e beneficiare di protezioni (es. inibizione delle azioni esecutive).
- Vantaggi: consente di mantenere la riservatezza, evitare l’apertura di procedure concorsuali e trovare soluzioni concordate.
L’Avv. Monardo, in qualità di Esperto negoziatore della crisi d’impresa, può assistere i creator imprenditori nella gestione di questa procedura.
5. Errori comuni e consigli pratici
Molti content creator commettono errori che peggiorano la loro situazione debitoria. Ecco i più frequenti e come evitarli:
- Ignorare le notifiche: non aprire la posta o la PEC è un grave errore. Le cartelle hanno termini stretti; una notifica ignorata diventa definitiva.
- Pensare che i debiti “cadano nel nulla”: anche se l’attività è nuova, i debiti fiscali e contributivi restano e maturano interessi e sanzioni.
- Pagare solo una parte del debito senza formalizzare: versare somme a caso non interrompe la prescrizione. Bisogna sempre indicare la causale e concordare un piano.
- Fare ricorso senza motivazioni: un ricorso infondato può essere rigettato e comportare spese. Consultare sempre un professionista per valutarne la fondatezza.
- Attendere l’ultimo giorno: molte procedure richiedono il rispetto di termini rigidi (60 giorni per impugnare, 5 giorni per l’intimazione). È meglio agire tempestivamente.
- Non dichiarare i redditi: i proventi da YouTube, TikTok o affiliazioni sono tassabili anche se percepiti su piattaforme estere. La mancata dichiarazione può portare a accertamenti e sanzioni.
- Confondere codici ATECO e regimi fiscali: l’adozione del nuovo codice ATECO 73.11.03 può comportare l’obbligo di apertura della partita IVA e iscrizione alla gestione commercianti se si supera la soglia dell’attività abituale .
- Non tenere traccia delle fatture e dei contratti: le piattaforme paganti spesso emettono report; occorre conservarli e portarli al proprio consulente.
- Accettare compensi in criptovalute senza consulenza: la fiscalità delle criptovalute è complessa; convertire i guadagni senza dichiararli può generare accertamenti.
- Fidarsi di soluzioni “miracolose” online: molte pubblicità promettono la cancellazione totale dei debiti senza basi legali. È fondamentale rivolgersi a professionisti seri.
6. Tabelle riepilogative
Le tabelle qui sotto sintetizzano le principali norme, termini e strumenti difensivi. Le colonne contengono parole chiave e numeri essenziali.
6.1 Normativa e termini
| Norma | Oggetto | Termini/Note |
|---|---|---|
| Art. 25 DPR 602/1973 | Cartella di pagamento: deve essere notificata entro il 31 dicembre del 2º o 3º anno successivo a seconda della tipologia di credito | 60 giorni per pagare o impugnare |
| Art. 26 DPR 602/1973 | Modalità di notifica: raccomandata A/R, PEC, messo notificatore | Adempimenti da completare entro 30 giorni, pena nullità |
| Art. 19 DPR 602/1973 | Rateizzazione: fino a 84, 96, 108 o 120 rate; sospende prescrizione e pignoramenti | Decadenza dopo 8 rate non pagate |
| Art. 50 DPR 602/1973 | Intimazione ad adempiere: inviata dopo 1 anno; rinnova il termine di 5 giorni per pagare | Impugnabile entro 60 giorni |
| Art. 72-bis DPR 602/1973 | Pignoramento crediti verso terzi | Terzo deve versare somme maturate entro 60 giorni |
| L. 3/2012 (art. 8) | Piano del consumatore | Pagamenti creditori privilegiati entro 1 anno (ora 2 anni) |
| D.Lgs. 14/2019 art. 67 | Ristrutturazione debiti del consumatore | Piano con pagamento parziale dei debiti |
| L. 197/2022 | Rottamazione quater | Carichi 2000–2022; pagamento in max 18 rate |
| L. 15/2025 | Riammissione quater | Domanda entro 30 aprile 2025; fino a 10 rate |
| INPS circ. 44/2025 | Profilo content creator | Nuovo ATECO 73.11.03; redditi come lavoro autonomo |
6.2 Strumenti difensivi e benefici
| Strumento | Benefici | Limiti |
|---|---|---|
| Ricorso alla Commissione Tributaria | Annullamento della cartella o riduzione del debito | Deve essere motivato; costi processuali |
| Rateizzazione (art. 19) | Diluisce il debito; sospende pignoramenti | Decadenza dopo 8 rate non pagate |
| Rottamazione/Definizione agevolata | Riduce sanzioni e interessi; permette pagamenti dilazionati | Perdita del beneficio se non si rispettano le rate |
| Sovraindebitamento (L. 3/2012/D.Lgs 14/2019) | Blocco delle azioni esecutive; possibile esdebitazione | Procedura complessa con costi dell’OCC |
| Composizione negoziata (D.L. 118/2021) | Ristrutturazione concordata con i creditori; riservatezza | Necessario avere un’attività imprenditoriale |
| Opposizione al pignoramento | Sospensione dell’esecuzione; contestazione del credito | Termini brevi (20 giorni); onere probatorio |
| Saldo e stralcio bancario | Chiusura del debito con pagamento ridotto | Dipende dalla volontà della banca |
7. Domande frequenti (FAQ)
- Sono un creator che guadagna su YouTube e Instagram. Devo aprire la partita IVA?
Dipende dal volume e dall’abitualità dell’attività. Se i ricavi superano i limiti del lavoro autonomo occasionale (5.000 euro) o se l’attività è organizzata con continuità, occorre aprire la partita IVA con il codice ATECO 73.11.03 e iscriversi alla gestione commercianti o alla gestione separata . - Ho ricevuto una cartella esattoriale per redditi esteri non dichiarati. Posso contestare?
Sì, occorre verificare la corretta notifica, la decadenza e la prescrizione. Le cartelle su redditi esteri devono essere precedute da un avviso di accertamento, altrimenti sono nulle. Presenta ricorso entro 60 giorni. - Che succede se non pago la cartella entro 60 giorni?
Trascorso il termine, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione può avviare l’esecuzione (pignoramento, fermo amministrativo). Nel frattempo può inviarti un’intimazione di pagamento . - Posso ottenere la sospensione del pignoramento del mio conto YouTube?
Sì, chiedendo la rateizzazione del debito (la prima rata sospende il pignoramento ) o presentando opposizione al pignoramento se ci sono vizi nella procedura. - La rottamazione cancella tutti i debiti?
No, la rottamazione cancella interessi e sanzioni ma richiede il pagamento del capitale e delle spese. Alcuni debiti (es. da sentenze penali) non sono definibili . - Cosa succede se perdo la rottamazione (non pago una rata)?
Si decade dal beneficio e il debito residuo, comprese sanzioni e interessi, torna integralmente esigibile. I pagamenti effettuati sono imputati a capitale. - Il mio canale Twitch riceve donazioni in dollari. Devo dichiararle?
Sì, i guadagni in valuta estera devono essere convertiti in euro e indicati in dichiarazione. Sono tassati come reddito di lavoro autonomo o d’impresa. - Se ho più debiti (Agenzia delle Entrate e banca) posso unificarli in un piano?
Sì, attraverso la procedura di sovraindebitamento puoi includere tutti i debiti e proporre un piano unitario . - Cosa sono gli interessi di mora?
Sono interessi applicati dal momento in cui il tributo diventa esigibile. Nella rottamazione non sono dovuti; nella rateizzazione, l’interesse di dilazione è del 2% annuo. - Quali beni sono impignorabili?
La legge tutela i beni indispensabili come la casa principale (se non di lusso), i beni strumentali all’attività entro certi limiti e una parte del reddito. I conti dedicati alle spese familiari possono essere protetti se dimostrato il loro carattere alimentare. - Ho ricevuto un’intimazione di pagamento. È necessario impugnarla se la cartella è prescritta?
Sì, la Cassazione ha stabilito che l’intimazione va impugnata entro 60 giorni o la cartella torna efficace . - Qual è la differenza tra piano del consumatore e accordo di ristrutturazione?
Il piano del consumatore è destinato alle persone fisiche e non necessita dell’accordo dei creditori; l’accordo di ristrutturazione è per imprenditori non fallibili e richiede l’approvazione del 60% dei creditori. - Posso inserire i debiti Inps nella procedura di sovraindebitamento?
Sì, i contributi previdenziali rientrano tra i debiti. Il piano può prevedere la riduzione o la dilazione, ma occorre rispettare la normativa sugli aiuti di Stato. - È possibile cancellare le cartelle inferiori a 1.000 euro?
Lo stralcio automatico previsto dalla L. 197/2022 ha cancellato interessi e sanzioni per debiti fino a 1.000 euro affidati tra il 2000 e il 2015, salvo diversa decisione dell’ente . - Cosa succede dopo l’esdebitazione?
Il debitore viene liberato dai debiti residui e può ripartire. L’esdebitazione non cancella eventuali segnalazioni nelle banche dati, ma permette di avviare nuove attività. - Le donazioni degli utenti tramite Patreon sono tassate?
Sì, sono considerate compensi per la produzione di contenuti e rientrano nei redditi di lavoro autonomo. Vanno fatturate e dichiarate. - Se collaboro con un’agenzia di influencer, chi paga i contributi?
Dipende dal contratto. Se l’agenzia agisce come committente, deve versare le ritenute e i contributi al Fondo Pensioni Lavoratori dello Spettacolo o alla gestione separata . La circolare INPS specifica che gli influencer possono essere considerati artisti dello spettacolo quando interpretano ruoli scenici. - Posso proteggere i miei guadagni future su YouTube da pignoramenti?
È difficile perché l’atto di pignoramento verso terzi può colpire i crediti futuri. Tuttavia, la presentazione di una rateizzazione o di un piano di sovraindebitamento sospende gli effetti del pignoramento e consente di percepire i compensi . - Cosa accade se non aderisco alla riammissione della rottamazione?
Perderai il beneficio e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione potrà richiedere l’intero importo dovuto, comprese sanzioni e interessi . - È consigliabile affidarsi a un professionista?
Assolutamente sì. La normativa fiscale e la procedura di sovraindebitamento sono complesse. Un avvocato e un commercialista esperti possono verificare i vizi degli atti, proporre piani sostenibili e rappresentare il debitore dinanzi alle autorità.
8. Simulazioni pratiche e numeriche
8.1 Caso A: Creator con debito tributario di 20.000 euro
Scenario: un influencer riceve una cartella per IVA e Irpef non versate per un totale di 20.000 euro (capitale 15.000 euro, interessi e sanzioni 5.000 euro). È il primo debito con la riscossione.
Opzioni:
- Rottamazione quater: se il debito rientra nelle definizioni (affidato prima del 30 giugno 2022), l’influencer può presentare domanda. Supponiamo che gli interessi e le sanzioni siano di 5.000 euro. Con la rottamazione paga solo i 15.000 euro di capitale più spese di notifica, in rate fino a 18 mesi. Il risparmio immediato è di 5.000 euro. Se paga in 18 rate, versa circa 833 euro a rata più l’interesse del 2% annuo, per un totale di circa 16.000 euro.
- Rateizzazione ordinaria (art. 19): se sceglie una rateizzazione, può chiedere fino a 84 rate (7 anni). Pagherà l’intero importo (20.000 euro) con interessi di dilazione (4,5% circa). La rata mensile sarà di circa 277 euro. Se non paga otto rate, decade.
- Piano del consumatore: se ha altri debiti (mutuo, prestito auto) e reddito familiare limitato, può proporre un piano ristrutturando il debito; potrebbe offrire 600 euro al mese per 5 anni e ottenere l’esdebitazione per l’eccedenza. I creditori riceverebbero 36.000 euro in totale grazie al contributo dei familiari.
Valutazione: la rottamazione è più vantaggiosa se l’influencer può pagare in pochi anni. Tuttavia, se la situazione reddituale è fragile, un piano del consumatore offre protezione da azioni esecutive e riduzione del debito.
8.2 Caso B: Creator con debito fiscale e bancario di 100.000 euro
Scenario: un streamer ha maturato debiti fiscali per 60.000 euro (Irpef, Iva, contributi) e un prestito bancario residuo di 40.000 euro. Le entrate mensili sono di 3.000 euro, ma sono instabili.
Opzioni:
- Accordo di ristrutturazione: come imprenditore, può proporre ai creditori un piano con riduzione degli interessi. Può offrire, ad esempio, 1.200 euro al mese per 6 anni (86.400 euro). Gli altri 13.600 euro potranno essere ottenuti con la vendita di una moto e con contributi di un familiare. La banca potrebbe accettare la riduzione degli interessi in cambio della prosecuzione del piano.
- Composizione negoziata: se l’attività è strutturata, può richiedere la composizione negoziata con l’assistenza di un esperto. Le banche potrebbero accettare un allungamento del mutuo o la conversione in strumenti di partecipazione.
- Liquidazione controllata: se non ha beni e non può sostenere i pagamenti, può optare per la liquidazione con esdebitazione. In questo caso perde i beni mobili/immmobili, ma ottiene la liberazione dai debiti.
8.3 Caso C: Pignoramento del conto PayPal e dei ricavi da piattaforme
Scenario: un tiktoker riceve un pignoramento sui propri crediti verso terzi. L’atto è notificato alla banca e alla piattaforma di pagamento (es. PayPal). L’agente ordina al terzo di trattenere tutte le somme maturate e future .
Azioni possibili:
- Verificare l’atto: controllare se la cartella era notificata e se il pignoramento indica il numero di protocollo del ruolo.
- Richiedere la rateizzazione: presentare domanda; la prima rata estingue il pignoramento .
- Impugnare l’atto di pignoramento: entro 20 giorni dinanzi al tribunale, se vi sono vizi (mancata notifica della cartella, importi errati, prescrizione). Chiedere la sospensione.
- Negoziare con la piattaforma: informare PayPal o la piattaforma su eventuali ricorsi per sospendere il versamento. Le piattaforme però tendono a seguire gli ordini di pignoramento.
8.4 Caso D: Creator riammissione rottamazione quater
Scenario: una blogger ha aderito alla rottamazione quater nel 2023 ma non è riuscita a pagare le rate di agosto e novembre 2024. Vuole riammettersi nel 2025.
Procedura:
- Presentare la domanda entro il 30 aprile 2025 sul sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione .
- Pagare la prima rata entro il 31 luglio 2025. In caso di mancato pagamento entro i 5 giorni successivi, si decade dalla riammissione.
- Scegliere fino a 10 rate, con scadenze 31 luglio e 30 novembre 2025; poi 28 febbraio, 31 maggio, 31 luglio e 30 novembre negli anni successivi .
Vantaggi: evita la perdita totale del beneficio; permette di continuare a pagare solo capitale e spese.
9. Conclusione
La professione di content creator ha rivoluzionato il mercato del lavoro ma non è esente da obblighi fiscali, contributivi e bancari. L’assenza di una disciplina omogenea non dispensa i creator dal tenere una contabilità accurata, aprire la partita IVA quando necessario e dichiarare tutti i compensi. La Circolare INPS n. 44/2025 conferma che i redditi degli influencer sono assimilabili a redditi di lavoro autonomo e che i contributi vanno versati alla gestione corrispondente .
Quando insorgono debiti con il fisco e le banche, il tempo è un fattore cruciale. La normativa sulla riscossione (DPR 602/1973) stabilisce termini stringenti per la notifica e l’impugnazione degli atti, mentre le recenti sentenze della Cassazione (n. 9549/2025, n. 20476/2025, n. 28520/2025) hanno precisato l’importanza di agire tempestivamente contro intimazioni e pignoramenti . Ignorare una cartella o rinviare la consulenza può portare a fermi, ipoteche e blocchi dei conti, compromettendo la continuazione dell’attività.
Per difendersi, i content creator hanno a disposizione diversi strumenti: la rateizzazione (che sospende i pignoramenti), la rottamazione (che riduce le sanzioni), il ricorso tributario, l’opposizione giudiziale, i piani di sovraindebitamento, la composizione negoziata. Ogni situazione richiede una valutazione professionale per individuare la strategia più efficace. È importante non cadere in truffe o soluzioni improvvisate; affidarsi a esperti permette di individuare i vizi degli atti (decadenza, prescrizione, irregolarità della notifica) e di negoziare con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione e le banche piani sostenibili.
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