Designer grafico con debiti: cosa fare per difendersi da fisco e banche

Introduzione

Negli ultimi anni molti liberi professionisti e micro‑imprenditori hanno sperimentato un incremento delle difficoltà economiche a causa dell’instabilità del mercato, dell’aumento dei costi di produzione e di una pressione fiscale percepita come onerosa. Tra le categorie più esposte a questo rischio rientrano i designer grafici, professionisti spesso titolari di partita IVA che operano da soli o in piccoli studi e che, in quanto tali, non godono delle tutele previste per il lavoro subordinato. Quando un designer accumula debiti tributari (imposte, contributi previdenziali e cartelle esattoriali) o debiti bancari (mutui, finanziamenti o affidamenti per acquistare computer, software e materiali), il rischio di subire misure esecutive – quali pignoramenti, ipoteche, fermi amministrativi – è elevato. Le ripercussioni possono essere devastanti: perdita dei beni personali o aziendali, blocco dell’attività e difficoltà a mantenere un tenore di vita dignitoso.

L’ordinamento italiano offre tuttavia un ventaglio di rimedi per gestire i debiti e difendersi efficacemente dalle pretese di Agenzia delle Entrate‑Riscossione (ex Equitalia) e delle banche. Per esempio la legge 3/2012 sulla composizione delle crisi da sovraindebitamento consente ai debitori in grave squilibrio finanziario di presentare un piano di ristrutturazione dei debiti e di ottenere la cancellazione delle esposizioni non soddisfatte al termine della procedura; la norma definisce “sovraindebitamento” la situazione di squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile, come precisato dall’articolo 6 della legge . In ambito bancario è possibile contestare la corretta applicazione degli interessi, verificare eventuali usure o anatocismi e avviare trattative extragiudiziali o giudiziali per rinegoziare il debito. Per i debiti fiscali esistono strumenti di definizione agevolata (rottamazioni, saldo e stralcio, rateizzazioni), nonché la possibilità di eccepire la prescrizione o l’annullabilità degli atti impositivi.

Questo articolo fornisce un vademecum completo per i designer grafici che si trovano in difficoltà economiche. Verranno illustrate le norme vigenti, le procedure da seguire dopo la notifica di un atto esattoriale o di un sollecito bancario, le strategie di difesa più efficaci e gli strumenti alternativi offerti dalla legge. Inoltre, verranno presentate tabelle riepilogative, FAQ e simulazioni numeriche per comprendere concretamente gli effetti delle diverse soluzioni. Il taglio è pratico e orientato alla tutela del debitore, con particolare attenzione alle ultime novità legislative e giurisprudenziali aggiornate a gennaio 2026.

Presentazione dell’Avv. Giuseppe Angelo Monardo

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è un avvocato cassazionista con una consolidata esperienza nel diritto bancario, tributario e nel contenzioso esecutivo. Coordina un team multidisciplinare composto da avvocati e commercialisti specializzati a livello nazionale nelle materie trattate e collabora con consulenti finanziari e consulenti del lavoro per assicurare una tutela completa al cliente. L’Avv. Monardo è Gestore della Crisi da Sovraindebitamento ai sensi della legge 3/2012 ed è iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia; svolge inoltre il ruolo di professionista fiduciario di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) e di Esperto Negoziale della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021 convertito nella legge 147/2021. Queste qualifiche gli consentono di assistere i debitori nelle procedure di composizione negoziata, negli accordi di ristrutturazione e nella liquidazione del patrimonio.

Grazie alla sua competenza, l’Avv. Monardo può analizzare la posizione debitoria del designer grafico, valutare la legittimità degli atti fiscali o bancari, predisporre ricorsi e opposizioni, ottenere sospensioni giudiziali ed elaborare piani di rientro sostenibili. Il suo studio tratta sia soluzioni giudiziali (es. opposizione a cartelle, opposizione all’esecuzione, cause di nullità di contratti bancari) sia soluzioni stragiudiziali (accordi con le banche, transazioni con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, definizione agevolata). Nel corso dell’articolo verrà evidenziato come l’assistenza di un professionista esperto possa fare la differenza nell’evitare errori e ottenere risultati concreti.

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Contesto normativo e giurisprudenziale

La disciplina dei debiti fiscali e bancari è articolata e coinvolge diverse fonti normative. Di seguito si fornisce una panoramica delle principali leggi e pronunce giurisprudenziali rilevanti per un designer grafico in difficoltà, con riferimento agli aggiornamenti fino a gennaio 2026.

Leggi e decreti

  1. Legge 27 gennaio 2012, n. 3 (legge sul sovraindebitamento) – Introduce la procedura di composizione delle crisi da sovraindebitamento, l’accordo di ristrutturazione e il piano del consumatore. L’articolo 6 definisce il sovraindebitamento come la situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile ; il comma 2 specifica anche la definizione di “consumatore”, cioè il debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale . Gli articoli 7 e 8 regolano i presupposti di ammissibilità e il contenuto del piano del consumatore . Le successive disposizioni – art. 14‑ter e seguenti – disciplinano la liquidazione del patrimonio e la formazione del passivo, permettendo al liquidatore di vendere i beni e di predisporre un progetto di stato passivo .
  2. Decreto‑Legge 24 agosto 2021, n. 118 (convertito nella legge 147/2021) sulla composizione negoziata della crisi d’impresa – Prevede la figura dell’esperto negoziatore per assistere l’imprenditore nella gestione della crisi e introdurre misure protettive a tutela del patrimonio. Il decreto consente di richiedere al tribunale la conferma delle misure protettive e cautelari, che vietano l’avvio o la prosecuzione delle azioni esecutive e sospendono le procedure concorsuali per la durata della composizione negoziata. Tale procedura può essere utile anche ai professionisti che esercitano l’attività in forma di micro‑impresa (designer grafico con fatturato non superiore ai limiti previsti dal Codice della crisi).
  3. Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019 e successive modifiche) – Entrato definitivamente in vigore il 15 luglio 2022, sostituisce in larga parte la legge fallimentare e coordina la disciplina della crisi d’impresa con le procedure di sovraindebitamento. Il codice assegna ai crediti sorti in occasione della composizione della crisi o della liquidazione un carattere prededucibile (articoli 6 e 221 CCII) e stabilisce che i compensi agli organismi di composizione devono essere soddisfatti con priorità .
  4. D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 – Regola la riscossione delle imposte sul reddito e contiene norme fondamentali sulla cartella di pagamento, il pignoramento e il fermo amministrativo. Anche se l’articolo 50 (Termine per l’inizio dell’esecuzione) e l’articolo 57 (Opposizione all’esecuzione) sono spesso oggetto di interpretazioni giurisprudenziali, in mancanza di un testo ufficiale accessibile ci si riferirà alle massime più recenti della Corte di Cassazione.
  5. Legge 108/1996 (usura) e Testo unico bancario (D.Lgs. 385/1993) – Contengono le norme sulla determinazione del tasso soglia usura e sulle responsabilità delle banche in caso di applicazione di interessi usurari o anatocistici. Il designer può far valere la nullità delle clausole usurarie e ottenere la restituzione degli interessi indebitamente versati.
  6. Codice civile e codice di procedura civile – Le norme sulle obbligazioni, sui contratti bancari, sulle garanzie (pegno, ipoteca) e sulle procedure esecutive sono fondamentali per comprendere i diritti del debitore. In particolare, l’articolo 2740 c.c. prevede che il debitore risponde con tutti i suoi beni presenti e futuri, mentre gli articoli 514 e 545 c.p.c. indicano quali beni sono impignorabili (stipendi, pensioni entro certi limiti, strumenti indispensabili per l’attività professionale) ed escludono gli strumenti necessari per l’esercizio della professione.
  7. Circolari dell’Agenzia delle Entrate e dell’Agenzia delle Entrate‑Riscossione – Ogni anno l’amministrazione finanziaria emana circolari interpretative sulle definizioni agevolate (cosiddetta “rottamazione” o “saldo e stralcio”) e sui piani di rateizzazione. Ad esempio, la circolare 1/2024 di Agenzia delle Entrate‑Riscossione ha chiarito le modalità operative della “rottamazione‑quater”, mentre la circolare 2/2025 (ipotetica, per esempio, su rottamazione‑quinquies) ha introdotto ulteriori agevolazioni per i contribuenti che versano in difficoltà.

Giurisprudenza rilevante

Negli ultimi anni la Corte di Cassazione ha svolto un ruolo centrale nell’interpretazione delle norme sul sovraindebitamento e sulla riscossione. Alcuni esempi significativi:

  1. Cass. civ., Sez. I, ordinanza 12395/2025 – La Corte ha stabilito che, nella formazione del passivo della liquidazione del patrimonio, il liquidatore può sollevare in via incidentale l’eccezione revocatoria ordinaria (art. 2901 c.c.) per recuperare atti compiuti dal debitore in danno dei creditori . Secondo i giudici di legittimità, l’articolo 14‑decies della legge 3/2012 consente al liquidatore di esercitare ogni azione volta a rendere disponibili i beni del patrimonio da liquidare e a recuperare i crediti . La massima chiarisce che l’eccezione di revocatoria, pur essendo temporanea ad agire, resta perpetua per eccepire (“quae temporalia ad agendum, perpetua ad excipiendum”), e che il liquidatore può far valere l’inefficacia degli atti in via incidentale .
  2. Cass. civ., Sez. I, sentenza 6865/2025 – La Corte ha affrontato il tema dei crediti prededucibili sorti nell’ambito delle procedure di sovraindebitamento. Nel caso di specie l’OCC Romagna aveva chiesto che il proprio compenso fosse soddisfatto con la stessa priorità prevista dall’art. 111‑ter della legge fallimentare. La Cassazione ha ribadito che l’art. 14‑duodecies, comma 2, legge 3/2012, stabilisce che “i crediti sorti in occasione o in funzione della liquidazione […] sono soddisfatti con preferenza rispetto agli altri, con esclusione di quanto ricavato dalla liquidazione dei beni oggetto di pegno ed ipoteca per la parte destinata ai creditori garantiti” . Ciò implica che le spese dell’organismo di composizione hanno una natura privilegiata ma non possono superare la quota spettante ai creditori con garanzia reale. La Corte ha osservato che l’interpretazione sistematica richiama l’art. 111‑ter legge fallimentare, che definisce come si ripartiscono i ricavi ottenuti dalla vendita di beni gravati da pegno o ipoteca .
  3. Cass. civ., Sez. I, ordinanza 18882/2022 – Pur risalente a qualche anno fa, questa pronuncia – richiamata dalla sentenza 6865/2025 – ha precisato che i compensi dell’organismo di composizione della crisi sono prededucibili ma non superano le somme ricavate dai beni ipotecati. La decisione evidenzia la necessità di interpretare le norme sulla prededuzione in coerenza con l’art. 111‑ter legge fallimentare, affinché non siano penalizzati i creditori garantiti.
  4. Giurisprudenza in materia di riscossione – Numerose sentenze della Cassazione hanno stabilito che la cartella di pagamento deve essere notificata validamente entro termini perentori, pena l’annullamento. Inoltre, la mancata notifica dell’avviso di intimazione impedisce all’Agenzia delle Entrate‑Riscossione di procedere al pignoramento. Poiché i testi integrali non sono agevolmente reperibili, si richiamano le massime più autorevoli pubblicate sul sito della Corte di Cassazione e su banche dati istituzionali.
  5. Giurisprudenza in tema di anatocismo e usura bancaria – La Cassazione ha chiarito che l’applicazione di interessi superiori al tasso soglia comporta la nullità parziale del contratto e la restituzione degli interessi indebitamente percepiti. Per la determinazione del tasso soglia occorre fare riferimento ai decreti trimestrali del Ministero dell’Economia e delle Finanze e alle istruzioni della Banca d’Italia. Molte pronunce hanno riconosciuto ai clienti il diritto di ottenere la riqualificazione dei loro contratti e l’eliminazione delle clausole anatocistiche (capitalizzazione composta degli interessi).

L’analisi della normativa e della giurisprudenza mostra come, anche in assenza di risorse finanziarie immediate, il debitore possa far valere i propri diritti e ottenere risultati significativi. Nei paragrafi successivi si illustrerà in dettaglio la procedura da seguire dopo la notifica di un atto esattoriale o bancario e le strategie difensive disponibili.

Procedura passo‑passo dopo la notifica di un atto

Quando un designer grafico riceve una cartella di pagamento, un avviso di accertamento, un intimazione di pagamento o un atto di precetto bancario, è essenziale agire tempestivamente. Ecco una sequenza operativa per evitare errori e sfruttare le migliori opportunità difensive.

1. Verificare la legittimità della notifica

  1. Controllare la data di notifica – La cartella deve essere notificata entro il termine di decadenza previsto dalla legge (generalmente cinque anni per i tributi erariali, tre anni per l’IVA e un anno per i contributi Inps). La notifica deve avvenire tramite raccomandata A/R o PEC. Se l’agente della riscossione non fornisce la prova della data o se l’atto è privo di relata di notifica, il debitore può eccepire la nullità.
  2. Verificare la relata di notifica – Occorre controllare che l’atto indichi chiaramente il soggetto notificatore, il destinatario e l’indirizzo. In mancanza di tali elementi la notifica è invalida.
  3. Esaminare l’intimazione – Prima di procedere a un pignoramento l’Agenzia delle Entrate‑Riscossione deve notificare un avviso di intimazione entro un anno dalla notifica della cartella, ai sensi dell’art. 50 D.P.R. 602/1973; la giurisprudenza ritiene che la mancata intimazione renda illegittima l’esecuzione. È quindi essenziale verificare la presenza di questo atto.
  4. Controllare la prescrizione – I tributi erariali (Irpef, Iva, ecc.) si prescrivono generalmente in dieci anni, ma le sanzioni amministrative, i contributi Inps e le imposte locali hanno termini diversi. La giurisprudenza ritiene che la prescrizione si interrompa solo con la notifica di atti validi; se i termini sono trascorsi senza alcuna notifica, il debito può essere dichiarato prescritto.

2. Richiedere l’accesso agli atti e l’estratto di ruolo

Il contribuente ha diritto di conoscere l’origine del debito. Si può presentare richiesta di accesso agli atti presso l’Agenzia delle Entrate‑Riscossione per ottenere copia delle cartelle e degli avvisi di accertamento. Contestualmente è consigliabile richiedere l’estratto di ruolo, documento che riporta tutte le partite debitorie a carico del contribuente. L’esame dell’estratto di ruolo permette di verificare se le somme richieste siano effettivamente dovute, se siano state iscritte correttamente e se siano già prescritte. L’estratto di ruolo consente anche di calcolare gli interessi, le sanzioni e gli aggi.

3. Valutare la sospensione

In presenza di vizi di notifica o di prescrizione è possibile chiedere una sospensione amministrativa all’Agenzia delle Entrate‑Riscossione, motivando la richiesta con i vizi riscontrati. Se l’Agenzia non accoglie la domanda, il debitore può presentare ricorso al giudice competente (giudice tributario per i tributi, giudice ordinario per le multe e le sanzioni) e chiedere la sospensione giudiziale dell’atto. La sospensione evita che l’agente proceda all’esecuzione mentre il giudizio è in corso.

4. Individuare il rimedio giudiziario

La scelta del rimedio dipende dalla natura del debito:

  • Ricorso tributario – Va proposto dinanzi alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado entro 60 giorni dalla notifica dell’atto, contestando i vizi formali e sostanziali della cartella o dell’avviso di accertamento. È obbligatorio versare il contributo unificato e depositare il ricorso presso la segreteria della corte.
  • Opposizione agli atti esecutivi (art. 615 c.p.c.) – È il rimedio per impugnare l’intimazione di pagamento o il pignoramento basati su una cartella prescritta o su vizi di notifica. Va proposto al giudice dell’esecuzione entro termini perentori (20 giorni dalla notifica dell’atto). In questa sede si possono far valere anche i vizi relativi al titolo.
  • Opposizione all’esecuzione (art. 615, secondo comma, c.p.c.) – Consente di contestare l’esistenza del debito quando non si è avuta la possibilità di opporsi nel merito. Deve essere proposta prima che il giudice dichiari esecutivo il pignoramento.
  • Ricorso amministrativo per sanzioni – Per le sanzioni amministrative (es. violazioni del codice della strada) si può proporre opposizione al Prefetto o al giudice di pace, secondo i termini previsti dalla legge 689/1981.

5. Considerare la definizione agevolata

Negli ultimi anni il legislatore ha introdotto diverse definizioni agevolate delle cartelle (rottamazione, saldo e stralcio, rottamazione‑quater). Questi istituti consentono di estinguere i debiti versando solo l’imposta e gli interessi legali, con riduzione o annullamento delle sanzioni e degli interessi di mora. Per aderire è necessario presentare la domanda entro i termini previsti dal decreto (in genere alcuni mesi dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) e versare la prima rata entro la scadenza indicata. Le rate successive di solito sono trimestrali.

Il designer grafico che decide di aderire a una rottamazione deve verificare se i propri debiti rientrano nell’ambito applicativo (cartelle affidate all’Agenzia delle Entrate‑Riscossione in un determinato periodo) e se conviene finanziariamente. Occorre infatti considerare la possibilità di ottenere la cancellazione integrale del debito tramite la procedura di sovraindebitamento, che in alcuni casi può essere più vantaggiosa.

6. Avviare la procedura di sovraindebitamento

Se la situazione debitoria è grave e non è possibile onorare le scadenze fiscali e bancarie, la procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento rappresenta un rimedio efficace. Può essere attivata dal designer grafico in quanto lavoratore autonomo o micro‑impresa che non rientra nelle procedure concorsuali ordinarie (fallimento o liquidazione giudiziale). Le fasi principali sono:

  1. Nomina dell’Organismo di Composizione della Crisi (OCC) – Il debitore deve rivolgersi a un OCC presente nel circondario del proprio tribunale. L’OCC nomina un gestore incaricato di assistere il debitore nella predisposizione della proposta di accordo o del piano del consumatore. La nomina può essere richiesta anche tramite il portale telematico del Ministero della Giustizia.
  2. Esame della situazione patrimoniale – Il gestore analizza il patrimonio del debitore, la consistenza dei debiti e dei crediti, le entrate future e gli impegni correnti. Nella relazione devono essere indicati i beni impignorabili (ad esempio i beni strumentali indispensabili per l’attività, secondo l’articolo 545 c.p.c.) e le passività deducibili.
  3. Proposta di accordo o piano del consumatore – Il debitore può scegliere tra due soluzioni:
  4. Accordo di composizione della crisi – Consiste nella proposta ai creditori di un piano di ristrutturazione che prevede il pagamento, anche parziale, dei debiti in proporzione alle risorse disponibili. L’accordo richiede il consenso della maggioranza dei creditori (almeno il 60% del valore dei crediti). È possibile proporre la continuazione dell’attività e la falcidia dei debiti chirografari. L’art. 7 della legge 3/2012 consente di non soddisfare integralmente i creditori privilegiati, purché sia assicurato il pagamento in misura non inferiore a quanto realizzabile con la liquidazione .
  5. Piano del consumatore – Destinato alle persone fisiche che hanno assunto debiti per esigenze personali o familiari. Il piano non richiede l’approvazione dei creditori ma deve essere omologato dal giudice se è ritenuto fattibile. L’articolo 8 della legge 3/2012 stabilisce che la proposta può prevedere la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti in qualsiasi forma, anche mediante cessione di crediti futuri e falcidia delle cessioni del quinto . Sono possibili moratorie fino a un anno per i creditori privilegiati e la previsione di garanzie da parte di terzi.
  6. Deposito in tribunale – Il gestore deposita la proposta presso il tribunale competente. Il giudice fissa l’udienza per l’omologazione, durante la quale ascolta i creditori e verifica la regolarità formale. Durante questa fase il debitore è protetto da eventuali azioni esecutive grazie alle misure protettive previste dal D.L. 118/2021.
  7. Omologazione e attuazione – Se il giudice ritiene il piano ammissibile e fattibile, emette il decreto di omologazione e dispone l’esdebitazione finale al termine dell’esecuzione. Per l’accordo è necessario il voto favorevole della maggioranza qualificata dei creditori; per il piano del consumatore è sufficiente l’approvazione del giudice. In caso di inadempimento colpevole il beneficio può essere revocato.

7. Liquidazione del patrimonio

Quando il debitore non dispone di risorse sufficienti per proporre un accordo o un piano, può accedere alla liquidazione controllata del patrimonio (art. 14‑ter e seguenti, legge 3/2012). Il liquidatore nomina gli esperti, redige l’inventario dei beni, predisposto il progetto di stato passivo e lo comunica agli interessati . Una volta formato il passivo, viene elaborato un programma di liquidazione che deve garantire una ragionevole durata della procedura . Il liquidatore amministra i beni, vende i crediti e i beni tramite procedure competitive e ripartisce il ricavato ai creditori . Al termine delle operazioni, dopo almeno quattro anni dalla domanda, il giudice dichiara la chiusura della procedura .

Difese e strategie legali

Per un designer grafico indebitato le strategie difensive possono variare a seconda del tipo di debito (fiscale o bancario) e della situazione patrimoniale. Di seguito si presentano le principali tecniche per contrastare le pretese del fisco e delle banche.

Contestazione delle cartelle e degli avvisi di accertamento

  1. Eccezione di nullità per vizi formali – La cartella di pagamento deve contenere tutti gli elementi essenziali (dati del contribuente, tributi dovuti, norma violata, calcolo degli interessi). In caso di mancanza di uno di questi elementi, la cartella è nulla. Anche la mancanza della firma digitale sull’avviso di accertamento è motivo di annullamento. Molte sentenze della Cassazione hanno accolto ricorsi fondati su tali vizi.
  2. Eccezione di prescrizione – Se i termini di prescrizione del tributo o della sanzione sono decorsi senza notifiche interruttive, il debito è prescritto. È possibile eccepire la prescrizione anche in via incidentale nelle opposizioni all’esecuzione.
  3. Difetto di motivazione – L’Agenzia delle Entrate deve indicare le norme violate e i presupposti di fatto e di diritto su cui si basa il recupero. In caso contrario l’avviso è illegittimo. Il diritto di difesa del contribuente impone che l’atto sia sufficientemente motivato.
  4. Carenza di legittimazione – In alcuni casi la cartella è stata emessa da un agente della riscossione non legittimato (es. per mancata iscrizione all’albo), ciò comporta la nullità.

Difesa contro le banche

  1. Verifica dei contratti di finanziamento – I contratti bancari devono contenere l’indicazione chiara del Tasso Annuo Nominale (TAN), del Tasso Annuo Effettivo Globale (TAEG), dell’importo totale dovuto e del piano di ammortamento. La mancanza o l’errata indicazione del TAEG comporta la nullità parziale del contratto e la rinegoziazione degli interessi.
  2. Controllo del tasso usura – Confrontare il tasso applicato con il tasso soglia pubblicato trimestralmente dal Ministero dell’Economia. Se il tasso corrisposto (comprensivo di spese e commissioni) supera il tasso soglia, il contratto è affetto da usura e il debitore ha diritto alla restituzione di tutti gli interessi. La giurisprudenza ha precisato che, una volta accertata l’usura, il cliente deve restituire soltanto il capitale.
  3. Anatocismo e capitalizzazione degli interessi – L’anatocismo bancario, vale a dire la capitalizzazione degli interessi con periodicità infraannuale, è vietato in assenza di pattuizione espressa e di reciprocità tra interessi attivi e passivi. Dal 2016 la Banca d’Italia ha introdotto l’obbligo di capitalizzazione solo una volta all’anno. Nei contratti che prevedevano la capitalizzazione trimestrale, i tribunali riconoscono la nullità della clausola e la restituzione degli interessi anatocistici.
  4. Valutazione dell’ammortamento alla francese – I contratti di mutuo “alla francese” applicano interessi più elevati nella fase iniziale; la giurisprudenza ha stabilito che tale modalità non è di per sé nulla, ma può essere contestata se il tasso effettivo supera il tasso soglia usura.
  5. Azioni giudiziali – Qualora la banca rifiuti la rinegoziazione, è possibile proporre azione di accertamento negativo davanti al tribunale civile, chiedendo la declaratoria di nullità parziale del contratto per usura o anatocismo. Il giudice può rideterminare il saldo e ordinare alla banca la restituzione degli interessi.

Strategie miste per tutelare la professione

  1. Domanda di sospensione dei pignoramenti – Nella procedura di composizione della crisi il debitore può chiedere al giudice la sospensione delle esecuzioni in corso, come previsto dall’art. 14‑quinquies della legge 3/2012. Questa misura consente di continuare a utilizzare gli strumenti indispensabili per l’attività di designer (computer, software, stampanti) senza rischiare il pignoramento.
  2. Protezione dei beni strumentali – Ai sensi degli articoli 514 e 545 c.p.c. sono impignorabili gli strumenti indispensabili alla professione, a meno che il creditore non provi l’esistenza di altri beni su cui soddisfarsi. È quindi opportuno indicare nel piano di sovraindebitamento che i beni strumentali sono funzionali all’attività e non possono essere aggrediti.
  3. Azione di riduzione del tasso di interesse – Nel caso di linee di credito o affidamenti bancari con tassi troppo elevati, si può proporre istanza per la riduzione del tasso ai sensi dell’art. 70 della legge bancaria (o, in mancanza di usura, per eccessiva onerosità sopravvenuta). Anche la legislazione antiusura prevede che i contratti usurari siano gratuiti per la parte di interessi.
  4. Utilizzo delle misure protettive del D.L. 118/2021 – Le misure protettive e cautelari consentono di sospendere il pagamento delle rate bancarie e impedire alla banca di revocare i fidi. L’esperto negoziatore può gestire le trattative con gli istituti di credito, proporre dilazioni e, se necessario, avviare un concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio.

Strumenti alternativi e definizioni agevolate

Oltre alla procedura di sovraindebitamento, esistono altri strumenti per ridurre o estinguere i debiti. La scelta dipende dall’entità del debito, dal reddito del designer e dalla disponibilità di beni.

Rottamazioni e saldo‑e‑stralcio

  1. Rottamazione‑quater (2023–2024) – Ha consentito di estinguere i ruoli affidati all’Agenzia delle Entrate‑Riscossione dal 2000 al 2022 pagando solo l’imposta e l’aggio, con la cancellazione delle sanzioni e degli interessi di mora. Molti designer hanno potuto alleggerire il carico fiscale aderendo a questo istituto.
  2. Saldo e stralcio – Introdotto per i contribuenti in difficoltà economica con ISEE inferiore a un determinato limite (spesso 20.000 euro). Consiste nel pagamento di una quota ridotta del debito (ad esempio 35% per i tributi e 16% per le sanzioni). È necessario dimostrare la grave e comprovata difficoltà economica. Nelle ultime leggi di bilancio (2024 e 2025) il saldo e stralcio è stato prorogato e ampliato.
  3. Rottamazione‑quinquies – Prevista (per ipotesi) nella legge di bilancio 2026, potrà estendere ulteriormente la possibilità di definire i carichi affidati alla riscossione entro il 2023. Le regole saranno analoghe alle rottamazioni precedenti ma con eventuale riduzione delle rate.

Rateizzazione straordinaria

Chi non riesce a pagare l’intero importo può richiedere all’Agenzia delle Entrate‑Riscossione un piano di rateizzazione ordinario (fino a 72 rate mensili) o straordinario (fino a 120 rate) in presenza di comprovata difficoltà economica. È necessario presentare un’istanza motivata allegando la documentazione fiscale e reddituale. Il mancato pagamento di cinque rate, anche non consecutive, comporta la decadenza dal beneficio e la ripresa delle azioni esecutive.

Acquiescenza e definizione degli avvisi bonari

Per gli avvisi di accertamento è possibile prestare acquiescenza pagando l’imposta e le sanzioni ridotte entro 30 giorni. L’acquiescenza evita la proposta di un contenzioso e consente di usufruire di sanzioni ridotte del 50%. Gli avvisi bonari (comunicazioni di irregolarità) possono essere definiti entro 30 giorni con riduzione delle sanzioni a un terzo.

Composizione negoziata della crisi d’impresa

Introdotta dal D.L. 118/2021, la composizione negoziata si rivolge alle imprese in crisi, comprese le micro‑imprese (fatturato inferiore a 700 000 euro e debiti inferiore a 350 000 euro). Il designer che esercita l’attività sotto forma di ditta individuale può accedere a questo istituto. La procedura prevede la nomina di un esperto negoziatore che assiste l’imprenditore nell’elaborazione di un piano di risanamento, nella ricerca di accordi con i creditori e, se necessario, nella predisposizione di un concordato semplificato. Le misure protettive impediscono l’avvio o la prosecuzione delle azioni esecutive e sospendono le obbligazioni di pagamento, salvo autorizzazione del tribunale. Al termine del percorso, se il risanamento non riesce, l’imprenditore può accedere al concordato semplificato per la liquidazione.

Esdebitazione dell’incapiente

La legge 3/2012 prevede un’ulteriore via d’uscita per chi non possiede alcun bene o reddito sufficiente a offrire ai creditori: l’esdebitazione dell’incapiente. Questo istituto consente di ottenere la cancellazione dei debiti (salvo alcune eccezioni, come gli alimenti o le sanzioni penali) dopo la chiusura della procedura di liquidazione, qualora il patrimonio sia insufficiente a soddisfare i creditori. La Corte di Cassazione ha sottolineato che l’esdebitazione è subordinata alla cooperazione leale del debitore e al rispetto di tutte le prescrizioni di legge.

Errori comuni e consigli pratici

Gestire una situazione debitoria complessa richiede attenzione e consapevolezza. Di seguito alcuni errori frequenti commessi dai debitori e consigli per evitarli.

  1. Ignorare gli atti notificati – Molti contribuenti non aprono le raccomandate o le PEC pensando di non poter fare nulla. Questo comportamento è pericoloso: i termini di impugnazione decorrono dalla notifica, e la mancata reazione può precludere la possibilità di far valere i propri diritti. È quindi fondamentale aprire tutti gli atti e rivolgersi subito a un professionista.
  2. Pagare senza verificare – Spesso si decide di pagare le cartelle per evitare problemi, senza controllare la prescrizione o la legittimità. In molti casi si scopre successivamente che il debito non era dovuto o era prescritto. Prima di pagare è necessario richiedere l’estratto di ruolo e valutare la situazione.
  3. Fidarsi di consulenti improvvisati – In rete proliferano aziende che promettono “saldi e stralci miracolosi” o “cancellazione dei debiti in 30 giorni” in cambio di compensi anticipati. Spesso si tratta di pratiche scorrette che portano solo a ulteriori spese. È importante rivolgersi a professionisti qualificati iscritti ai rispettivi albi (avvocati, commercialisti, gestori della crisi) e verificare le loro credenziali.
  4. Non presentare un piano realistico – Nelle procedure di sovraindebitamento il piano deve essere basato su entrate realistiche e su un bilancio familiare sostenibile. Proporre piani irrealistici può condurre al rigetto da parte del giudice o all’inadempimento. È necessario considerare eventuali variazioni di reddito, spese mediche, spese per la casa e imprevisti.
  5. Omettere beni o redditi – La legge prevede la nullità dell’accordo o del piano se il debitore occulta beni o redditi. La Cassazione ha più volte confermato che l’atto in frode comporta la decadenza dalle tutele e la revoca dell’esdebitazione. È quindi fondamentale essere trasparenti e dichiarare tutto il patrimonio.
  6. Trascurare le scadenze – I termini per ricorrere (60 giorni per l’avviso di accertamento, 20 giorni per l’opposizione all’esecuzione) e per aderire alle rottamazioni sono perentori. Anche una singola rata pagata in ritardo può comportare la decadenza. È consigliabile impostare promemoria e delegare al proprio professionista il controllo delle scadenze.
  7. Non considerare la tutela della casa di abitazione – In presenza di debiti bancari o fiscali, la casa di abitazione è pignorabile salvo che il debitore dimostri di essere l’unico immobile di proprietà e di essere adibito ad uso familiare. Per i debiti fiscali l’Agenzia delle Entrate‑Riscossione non può pignorare l’unica casa se il valore è inferiore a un certo limite e se non è di lusso. È importante esaminare le normative per proteggere l’immobile.
  8. Non utilizzare i beni strumentali – Alcuni professionisti smettono di lavorare nella convinzione che i loro strumenti saranno pignorati. La legge, invece, tutela gli strumenti indispensabili per la professione; è quindi consigliabile continuare l’attività e dimostrare che i beni sono necessari.

Tabelle riepilogative

Norme principali

NormaContenutoRiferimenti
Legge 3/2012Introduce la procedura di sovraindebitamento; definisce “sovraindebitamento” e “consumatore” ; regola il piano del consumatore (art. 8) e la formazione del passivo (art. 14‑octies)Art. 6, 7, 8, 14 ff.
D.L. 118/2021Composizione negoziata della crisi d’impresa; introduce esperto negoziatore e misure protettiveConvertito nella legge 147/2021
D.Lgs. 14/2019 (CCII)Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza; stabilisce la prededucibilità dei crediti degli OCCArt. 6 e 221
D.P.R. 602/1973Riscossione dei tributi; regola cartelle, pignoramenti e termini di prescrizioneArt. 50, 57, 72 bis
Legge 108/1996 e D.Lgs. 385/1993Disciplina dell’usura e del testo unico bancario; definisce il tasso soglia e la nullità delle clausole usurarie

Strumenti difensivi

StrumentoCaratteristiche principaliVantaggi
Ricorso tributarioImpugna cartelle e avvisi di accertamento; deve essere proposto entro 60 giorni; comporta sospensione se il giudice accoglie l’istanzaPermette di annullare o ridurre l’imposta, le sanzioni e gli interessi
Opposizione agli atti esecutivi (art. 615 c.p.c.)Contesta il pignoramento o l’intimazione; deve essere proposta entro 20 giorniPuò bloccare la procedura esecutiva
Opposizione all’esecuzioneContesta l’esistenza del titolo o l’inefficacia del debitoSe accolta, blocca definitivamente l’esecuzione
Rottamazione/saldo‑e‑stralcioPermette di pagare solo la parte di imposta e l’aggio; sconta sanzioni e interessiRiduce notevolmente il carico fiscale
RateizzazioneFino a 120 rate; prevede sospensione temporanea dell’esecuzioneDiluisce il debito nel tempo
Accordo di composizione della crisiRichiede l’approvazione dei creditori (60%); prevede il pagamento parziale dei debitiConsente di salvare l’attività e di dilazionare
Piano del consumatoreNon richiede il voto dei creditori; richiede l’omologazione del giudiceIdeale per debitori persone fisiche senza attività imprenditoriale
Liquidazione del patrimonioVende i beni e distribuisce il ricavato ai creditori; prevede l’esdebitazione dopo 4 anniConsente al debitore di ripartire senza debiti

Termini e scadenze

Atto o proceduraTermine per l’impugnazioneNote
Ricorso tributario contro avviso di accertamento60 giorni dalla notificaContributo unificato dovuto
Opposizione agli atti esecutivi20 giorni dalla notifica dell’intimazione o del pignoramentoDavanti al giudice dell’esecuzione
Domanda di rottamazioneVariabile (stabilito nel decreto legge)Generalmente entro 30 aprile o 31 maggio dell’anno di riferimento
Rateizzazione ordinariaPresentabile in qualsiasi momento finché non si avvia l’esecuzionePrevede massimo 72 rate
Rateizzazione straordinariaEntro 60 giorni dalla notifica della cartellaFino a 120 rate
Accordo di composizionePresentazione entro 30 giorni dalla nomina del gestoreRichiede voto dei creditori
Piano del consumatorePresentazione insieme all’istanza di nomina del gestoreOmologazione giudiziale
EsdebitazioneAl termine della liquidazione (minimo 4 anni)Richiede domanda esplicita

Domande frequenti (FAQ)

1. Sono un designer grafico con partita IVA e ho ricevuto una cartella esattoriale. Cosa devo fare?

Innanzitutto non ignorare l’atto. Leggi attentamente la cartella, verifica la data di notifica e controlla se l’importo richiesto corrisponde a tributi effettivamente dovuti. Richiedi l’estratto di ruolo presso l’Agenzia delle Entrate‑Riscossione per conoscere l’origine dei debiti. Rivolgiti a un professionista per valutare la presenza di vizi di notifica o di prescrizione e per presentare eventualmente un ricorso tributario o un’istanza di sospensione.

2. Quali sono i termini di prescrizione dei tributi?

I tributi erariali (Irpef, Ires, Iva) si prescrivono in genere in dieci anni, mentre i contributi Inps si prescrivono in cinque anni. Per le sanzioni amministrative il termine è di cinque anni. La prescrizione può essere interrotta solo dalla notifica di atti validi (avviso di accertamento, intimazione di pagamento). Se trascorrono molti anni senza notifiche, è possibile eccepire la prescrizione.

3. Cosa succede se non pago le cartelle?

Se non impugni e non paghi la cartella, l’Agenzia delle Entrate‑Riscossione può procedere con fermo amministrativo dei veicoli, pignoramento dei conti correnti, delle somme presso terzi (committenti) o dei beni mobili e immobili. In alcuni casi può iscrivere ipoteca sulla casa. Per questo è fondamentale agire subito.

4. Posso impugnare la cartella anche se non ho impugnato l’avviso di accertamento?

In linea di principio l’avviso di accertamento diventa definitivo se non impugnato. Tuttavia, se ci sono vizi propri della cartella (ad esempio la notifica inesistente o la mancanza di motivazione), puoi proporre opposizione agli atti esecutivi. Inoltre la Cassazione ammette di eccepire la prescrizione anche in sede esecutiva. È quindi opportuno consultare un professionista.

5. Quali sono i vantaggi del piano del consumatore rispetto all’accordo?

Il piano del consumatore non richiede il voto dei creditori: è sufficiente la verifica di fattibilità da parte del giudice. Consente di proporre pagamenti anche molto ridotti in funzione delle risorse disponibili e può prevedere la falcidia dei debiti derivanti da finanziamenti con cessione del quinto . È adatto ai designer che hanno accumulato debiti per esigenze personali o familiari e non possono ottenere il consenso dei creditori.

6. Come posso proteggere i miei strumenti di lavoro dal pignoramento?

Gli strumenti indispensabili per l’attività professionale sono impignorabili ai sensi dell’art. 514 c.p.c., salvo che l’oggetto del pignoramento non sia un bene di lusso o non essenziale. È consigliabile predisporre un inventario dei beni utilizzati per l’attività di designer (computer, tavolette grafiche, software licenziati) e documentare la loro indispensabilità. In caso di pignoramento illegittimo, si può ricorrere al giudice dell’esecuzione per chiedere la riduzione o la revoca.

7. Che cosa significa prededucibilità dei crediti dell’OCC?

La prededucibilità indica che i crediti sorti durante la procedura hanno priorità di pagamento rispetto agli altri crediti. L’art. 14‑duodecies, comma 2, legge 3/2012 dispone che i compensi del gestore della crisi sono soddisfatti con preferenza, fatta salva la parte destinata ai creditori garantiti . Ciò significa che, una volta liquidati i beni, prima si pagano i crediti dell’OCC e poi i creditori chirografari; i creditori ipotecari mantengono la priorità sulla quota derivante dai beni gravati da garanzia .

8. Sono in possesso di un mutuo ipotecario per la mia abitazione e ho debiti con il fisco. Possono pignorarmi la casa?

Per i debiti fiscali l’Agenzia delle Entrate‑Riscossione non può pignorare l’unica casa di abitazione se il valore catastale è inferiore a un certo limite (normalmente 120.000 euro) e se il debito complessivo non supera 120.000 euro. Tuttavia può iscrivere ipoteca. Per i debiti bancari, la banca può avviare l’esecuzione immobiliare se il mutuo è inadempiuto. Nelle procedure di sovraindebitamento si può chiedere la sospensione delle vendite e, in alcuni casi, prevedere la continuazione del pagamento del mutuo per mantenere la casa. Il piano del consumatore può prevedere il pagamento delle rate a scadere del mutuo ipotecario se il debitore è in regola .

9. Posso includere i debiti con fornitori e affitti nel piano di sovraindebitamento?

Sì, la legge 3/2012 consente di inserire nel piano tutti i debiti, compresi i canoni di locazione arretrati, i fornitori di materiali e servizi e le utenze. È importante riportare correttamente l’elenco dei debiti e rispettare l’ordine di preferenza dei creditori (privilegiati, ipotecari, chirografari). Nel piano del consumatore è possibile proporre il pagamento anche parziale dei debiti, purché sia rispettato il principio di non pregiudicare i creditori privilegiati.

10. Devo essere iscritto al fallimento per aderire alla composizione negoziata?

No. La composizione negoziata è uno strumento volontario destinato alle imprese che si trovano in stato di crisi o di insolvenza ma non vogliono ricorrere al concordato preventivo o alla liquidazione giudiziale. Anche le micro‑imprese e i professionisti iscritti al Registro delle Imprese possono accedere. Il designer che gestisce uno studio con dipendenti o un fatturato significativo può avvalersi di questo strumento.

11. Quali documenti devo preparare per la procedura di sovraindebitamento?

È necessario predisporre: 1. Documento di identità e codice fiscale; 2. Visura catastale e CRIF per dimostrare la proprietà o l’assenza di beni; 3. Elenco dettagliato dei debiti (cartelle esattoriali, mutui, prestiti, fornitori, canoni di locazione); 4. Situazione reddituale (modello ISEE, dichiarazioni dei redditi, estratti conto bancari); 5. Elenco dei beni impignorabili (strumenti di lavoro, beni di prima necessità); 6. Bilancio familiare con entrate e uscite mensili; 7. Eventuali garanzie offerte da terzi (fideiussioni, garanzie personali).

12. Quanto costa la procedura di sovraindebitamento?

I costi dipendono dalla complessità del caso e dal compenso del gestore. In linea di massima si prevedono: * Contributo di accesso all’OCC (circa 200–500 euro); * Compenso del gestore calcolato in base all’ammontare del debito e alle attività svolte; * Spese di giustizia (contributo unificato e spese di notifica); * Compenso del professionista che assiste il debitore (avvocato o commercialista).

Il costo viene spesso inserito nel piano di ristrutturazione e pagato in prededuzione .

13. Posso chiedere l’esdebitazione anche se non ho pagato nulla ai creditori?

L’esdebitazione dell’incapiente consente di ottenere la cancellazione dei debiti anche se il patrimonio non ha prodotto alcuna soddisfazione per i creditori. Tuttavia il debitore deve dimostrare di aver cooperato lealmente, di aver messo a disposizione tutti i beni e di aver cercato opportunamente un accordo con i creditori. In presenza di atti in frode o occultamento di beni l’esdebitazione viene negata.

14. Cosa succede se non rispetto il piano omologato?

L’inadempimento del piano può comportare la revoca del beneficio e la ripresa delle azioni esecutive. Tuttavia la legge prevede la possibilità di modificare il piano in presenza di cambiamenti imprevedibili della situazione economica (malattia, perdita del lavoro). Occorre rivolgersi al giudice per chiedere l’autorizzazione.

15. Esistono procedure extragiudiziali per negoziare con le banche?

Sì. È possibile avviare un accordo stragiudiziale con la banca, soprattutto se il debito è garantito da ipoteca. Molte banche accettano la rinegoziazione del mutuo, la riduzione del tasso d’interesse o la concessione di un periodo di moratoria se il cliente dimostra di trovarsi in difficoltà. L’assistenza di un avvocato esperto in diritto bancario è fondamentale per individuare eventuali vizi (usura, anatocismo) e ottenere condizioni più favorevoli.

16. Devo chiudere la partita IVA per accedere alla procedura di sovraindebitamento?

No. Il designer può mantenere aperta la partita IVA durante la procedura. Anzi, la prosecuzione dell’attività può essere necessaria per generare reddito utile al pagamento dei creditori. Il piano del consumatore o l’accordo possono prevedere la continuazione dell’attività professionale con misure di salvaguardia dei beni strumentali.

17. È possibile includere anche i debiti previdenziali (Inps o Cassa di previdenza)?

Sì, i debiti previdenziali possono essere inseriti nel piano del consumatore o nell’accordo di composizione. Le procedure di sovraindebitamento consentono di ristrutturare anche le posizioni contributive e di definire eventuali sanzioni. Tuttavia, gli enti previdenziali vengono considerati creditori privilegiati e devono essere soddisfatti in via preferenziale.

18. I soci di uno studio associato possono presentare un unico piano?

In generale ciascun socio professionista è considerato debitore autonomo e deve presentare la propria domanda. Tuttavia, se lo studio è una società di persone, è possibile proporre un piano congiunto per la società e per i soci illimitatamente responsabili. Occorre rivolgersi all’OCC per valutare la soluzione più adeguata.

19. È possibile contestare le sanzioni amministrative per irregolarità fiscali?

Sì. Se l’Agenzia delle Entrate ha applicato sanzioni non proporzionate o non dovute, è possibile impugnare l’atto e chiedere la riduzione o l’annullamento. Ad esempio, in presenza di errori formali o di violazioni di non rilevante entità, la normativa prevede l’applicazione del ravvedimento operoso con sanzioni ridotte. La Corte di Cassazione ha stabilito che le sanzioni devono essere proporzionate e non possono eccedere il doppio del tributo.

20. Posso ottenere la cancellazione di protesti e segnalazioni CRIF dopo la procedura?

Sì, una volta ottenuta l’esdebitazione o l’omologa del piano, è possibile chiedere la cancellazione del protesto e la rettifica delle segnalazioni negative nelle banche dati (CRIF, Experian, CERVED). Occorre presentare la documentazione che attesta l’avvenuto pagamento o la chiusura della procedura e inviare una richiesta formale alle banche dati. La cancellazione migliora l’affidabilità creditizia del designer.

Simulazioni pratiche e numeriche

Per comprendere meglio gli effetti delle diverse soluzioni proponiamo alcune simulazioni basate su casi reali. Le cifre sono indicative e servono solo a illustrare il funzionamento delle procedure.

Esempio 1: cartelle esattoriali da 25 000 euro

Situazione:

  • Debiti fiscali: 20 000 € di imposte (Irpef e Iva) + 5 000 € di sanzioni e interessi.
  • Nessun debito bancario; patrimonio costituito da un computer professionale (2 000 €) e un’autovettura di modesto valore (5 000 €).
  • Reddito annuo: 25 000 €.

Azioni:

  1. Verifica dell’estratto di ruolo – L’analisi mostra che due cartelle sono state notificate oltre cinque anni fa senza ulteriori atti interruttivi. Si eccepisce la prescrizione per un importo di 8 000 €.
  2. Ricorso tributario – Viene presentato ricorso per vizio di notifica (omissione della relata) e per prescrizione. Il giudice sospende l’esecuzione e, in primo grado, annulla le cartelle per 8 000 €.
  3. Rottamazione – Per il residuo debito di 17 000 € si aderisce alla rottamazione‑quater. Il totale da versare è di 14 000 € (imposta e aggio) in 60 rate mensili da 233 €. Le sanzioni e gli interessi di mora sono cancellati.

Risultato:

Il debito si riduce da 25 000 € a 14 000 € e viene dilazionato in cinque anni, permettendo al designer di sostenere l’onere con un’incidenza mensile del 10% circa del reddito. Il professionista conserva i propri strumenti di lavoro grazie alla tutela dell’impignorabilità e non subisce azioni esecutive.

Esempio 2: debito bancario di 80 000 € per mutuo e finanziamenti

Situazione:

  • Mutuo ipotecario residuo: 60 000 €.
  • Finanziamenti per acquisto attrezzature: 20 000 € (tasso nominale 7%, TAEG 9%).
  • Patrimonio: casa di proprietà su cui grava l’ipoteca; valore commerciale 100 000 €; computer, stampanti, software.
  • Reddito annuo: 30 000 €.

Azioni:

  1. Analisi dei contratti – Si verifica che i finanziamenti applicano un TAEG pari al 9%, mentre il tasso soglia usura per il trimestre in corso (ipotizziamo 8,5%) è inferiore. La clausola sull’assicurazione obbligatoria non è stata considerata nel calcolo del TAEG, pertanto il tasso effettivo è superiore al tasso soglia. Si deduce la nullità delle clausole usurarie e si richiede la rinegoziazione.
  2. Trattativa con la banca – Si propone la riduzione del tasso al 5% e la restituzione degli interessi indebitamente percepiti (stimati in 3 000 €). La banca accetta la rinegoziazione per evitare il contenzioso. Il debito si riduce a 17 000 € e la rata mensile passa da 450 € a 300 €.
  3. Composizione della crisi – Per il mutuo ipotecario si propone, nel piano del consumatore, la continuazione del pagamento delle rate (400 € mensili), con la previsione che l’abitazione non sia venduta, in conformità all’art. 8, comma 1‑ter, legge 3/2012 . Si prevede inoltre la falcidia del finanziamento rinegoziato al 50% con pagamento in cinque anni.

Risultato:

Il debito bancario complessivo passa da 80 000 € a 77 000 € (considerando i 17 000 € rinegoziati e i 60 000 € del mutuo). La rata mensile complessiva scende da 850 € a 700 €, consentendo al designer di mantenere la propria casa e di continuare l’attività. Al termine della procedura (5 anni), eventuali somme residue relative ai finanziamenti chirografari vengono cancellate grazie all’esdebitazione.

Esempio 3: sovraindebitamento grave con liquidazione

Situazione:

  • Debiti fiscali: 50 000 € (Irpef e Iva) + sanzioni e interessi 15 000 €.
  • Debiti bancari: 30 000 € (prestiti personali e carta di credito).
  • Patrimonio: mini appartamento ereditato (valore 70 000 €), automobile di 10 000 €, attrezzatura professionale 5 000 €.
  • Reddito annuo: 15 000 €.

Azioni:

  1. Verifica della situazione – L’analisi mostra l’impossibilità di proporre un accordo o un piano sostenibile, dato che il reddito non consente il pagamento delle rate e non ci sono garanzie offerte da terzi.
  2. Richiesta di liquidazione del patrimonio – Si accede alla procedura prevista dagli articoli 14‑ter e seguenti legge 3/2012.
  3. Vendita dei beni – Il liquidatore elabora il programma di liquidazione e vende l’appartamento all’asta per 60 000 € (detraendo i costi). La somma viene ripartita tra i creditori: 40 000 € alle banche (ipoteche e privilegi), 20 000 € all’Agenzia delle Entrate. L’automobile viene venduta per 8 000 € e l’attrezzatura per 4 000 €. In totale si ricavano 72 000 €.
  4. Riparto – Dopo il pagamento delle spese di procedura e dei compensi dell’OCC restano 65 000 € da distribuire. I debiti vengono soddisfatti al 65% circa. Le somme residue sono oggetto di esdebitazione al termine della procedura.

Risultato:

Il designer si libera dei debiti in circa cinque anni. Pur perdendo l’immobile, ottiene l’esdebitazione finale e può ripartire senza debiti. Grazie all’impignorabilità degli strumenti di lavoro, conserva una parte dell’attrezzatura necessaria per ricominciare l’attività.

Conclusione

Essere un designer grafico con debiti non significa essere condannati a perdere la propria attività o la propria serenità. L’ordinamento italiano offre numerosi strumenti di tutela che, se utilizzati correttamente e con il supporto di professionisti qualificati, consentono di difendersi efficacemente dalle pretese del fisco e delle banche. La legge 3/2012 sul sovraindebitamento, il Codice della crisi d’impresa, le rottamazioni e le norme sulla usura bancaria sono armi potentissime per ristrutturare i debiti, ottenere esdebitazioni e ripartire da zero. Le recenti pronunce della Cassazione confermano l’importanza di una lettura sistematica delle norme e l’attenzione ai diritti del debitore .

Affidarsi a un professionista esperto è fondamentale per evitare errori, rispettare i termini e predisporre piani realistici. L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo team multidisciplinare sono a disposizione per analizzare la posizione debitoria del designer grafico, individuare le soluzioni più efficaci e accompagnarlo lungo tutto il percorso, dalla fase amministrativa alla difesa in giudizio fino alla gestione delle misure protettive. L’assistenza di un avvocato cassazionista ed esperto negoziatore della crisi d’impresa assicura la conoscenza aggiornata delle norme e delle prassi. Che si tratti di contestare cartelle, negoziare con le banche, presentare un piano del consumatore o liquidare il patrimonio, un supporto qualificato può trasformare un momento di crisi in un’opportunità di rilancio.

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