Commercialista con debiti: cosa fare per difendersi da fisco e banche

Introduzione

La professione del commercialista comporta grandi responsabilità: non basta redigere conti e dichiarazioni, ma occorre gestire la posizione fiscale dei propri clienti e spesso anche la propria. Quando un commercialista accumula debiti verso l’Erario o le banche, i rischi sono elevati. Le cartelle di pagamento, i pignoramenti su conti correnti, le ipoteche e il fermo dei beni possono compromettere la continuità dell’attività professionale e mettere in pericolo il patrimonio familiare. Molti professionisti sottovalutano i termini perentori previsti dalla legge e commettono errori che complicano ulteriormente la situazione.

Questo articolo, aggiornato a gennaio 2026, analizza in oltre 10.000 parole il quadro normativo e giurisprudenziale per chi esercita la professione di commercialista ed è gravato da debiti. Illustreremo le procedure previste dalla legislazione italiana, spiegheremo quali sono le difese disponibili e mostreremo come muoversi per evitare errori. Verranno inoltre trattati gli strumenti alternativi (rottamazioni, piani del consumatore, procedure di sovraindebitamento e composizione negoziata), le strategie per tutelare il patrimonio e le domande più frequenti.

Perché questo tema è importante

  • Responsabilità verso il fisco: Il D.Lgs. 472/1997 stabilisce che la responsabilità per le violazioni tributarie è personale e ricade su chi commette la violazione. Tuttavia, il comma 3 dell’articolo 6 prevede una causa di non punibilità se il contribuente dimostra che il mancato pagamento è dovuto a un fatto denunciato all’autorità giudiziaria e imputabile esclusivamente a terzi . Questa norma impone al professionista una costante vigilanza e lo rende responsabile per gli errori commessi dai suoi collaboratori o dai consulenti a cui delega gli adempimenti.
  • Effetto delle sentenze recenti: La Corte di Cassazione ha chiarito che l’errore del commercialista non esonera il contribuente dalla responsabilità. Con l’ordinanza n. 13358/2025 la Cassazione ha ribadito che la responsabilità può essere esclusa solo se il contribuente dimostra di aver svolto un’effettiva attività di controllo sull’operato del professionista e che la violazione è frutto di una condotta fraudolenta difficilmente rilevabile . Le decisioni più recenti sul pignoramento, come la sentenza n. 28520/2025, hanno esteso la portata del pignoramento esattoriale, imponendo alla banca di bloccare anche le somme future per 60 giorni .
  • Riforme e nuove opportunità: Negli ultimi anni il legislatore ha introdotto diversi strumenti per la definizione agevolata dei debiti: dalle rottamazioni delle cartelle ai piani del consumatore previsti dalla legge sul sovraindebitamento, fino alla composizione negoziata della crisi d’impresa. La Legge di Bilancio 2026 ha riproposto la “rottamazione quinquies” e ha previsto il pagamento dei carichi affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2023 senza interessi né sanzioni . Tali strumenti offrono al contribuente la possibilità di ridurre l’esposizione debitoria, ma richiedono tempi e modalità precise.

Presentazione dell’Avv. Giuseppe Angelo Monardo

Per affrontare questioni complesse come cartelle di pagamento, pignoramenti su conti correnti e trattative con le banche è necessario rivolgersi a professionisti esperti. Avv. Giuseppe Angelo Monardo è un avvocato cassazionista con una profonda esperienza nel diritto bancario e tributario. Coordina un team multidisciplinare di avvocati e commercialisti operativi su tutto il territorio nazionale. È Gestore della Crisi da Sovraindebitamento ai sensi della Legge 3/2012, iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia, professionista fiduciario di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) ed esperto negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021.

Il suo team, formato da avvocati e commercialisti specializzati in diritto bancario, tributario e della crisi d’impresa, può assistere i debitori nella redazione di ricorsi, istanze di sospensione, piani di rientro, negoziazioni con banche e agenzie fiscali e nella gestione delle procedure di sovraindebitamento. Grazie all’esperienza maturata in numerose controversie in materia di cartelle di pagamento e pignoramenti, l’Avv. Monardo è in grado di individuare vizi formali nei procedimenti, proporre ricorsi efficaci e negoziare soluzioni stragiudiziali vantaggiose.

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Contesto normativo e giurisprudenziale

Recupero coattivo dei crediti da parte del fisco

La riscossione dei tributi in Italia è disciplinata principalmente dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, che regola la riscossione mediante ruolo. Alcuni articoli sono particolarmente rilevanti per comprendere come l’Agenzia delle Entrate‑Riscossione (AER) procede in presenza di debiti tributari:

  1. Art. 19 (Rateizzazione): consente al contribuente in temporanea difficoltà economica di chiedere una dilazione del pagamento dei debiti iscritti a ruolo. L’articolo prevede che, su semplice richiesta del contribuente, l’AER conceda la ripartizione del pagamento fino a un massimo di 84 rate mensili per i debiti affidati nel 2025 e 2026, 96 rate per quelli affidati nel 2027 e 2028 e 108 rate dal 2029 . Per debiti superiori a 120.000 euro la dilazione può arrivare a 120 rate, ma il debitore deve dimostrare la temporanea obiettiva difficoltà.
  2. Art. 72‑bis (Pignoramento di crediti verso terzi): disciplina il pignoramento esattoriale di stipendi, pensioni e conti correnti. La norma prevede che l’ente di riscossione possa ordinare alla banca di versare le somme dovute entro 60 giorni per gli importi già maturati e “al loro maturare” per le somme future . La Cassazione ha interpretato questa norma in senso estensivo, stabilendo che il pignoramento colpisce anche i crediti futuri e che la banca deve congelare tutte le somme che affluiscono sul conto nel periodo di 60 giorni .
  3. Art. 545 del Codice di Procedura Civile: elenca i crediti impignorabili o pignorabili con limiti. Sono esclusi i crediti alimentari, i sussidi di sostentamento e le somme a titolo di pensione, assistenza o assicurazione sociale fino al minimo vitale . Anche gli stipendi, i salari e le pensioni possono essere pignorati solo nei limiti fissati dalla legge, solitamente fino a un quinto. Questa disposizione è fondamentale per proteggere il minimo vitale del debitore.

Cause di non punibilità e responsabilità del contribuente

Il D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472 fornisce le regole generali in materia di sanzioni amministrative tributarie. L’articolo 6 stabilisce che il contribuente non è punibile quando la violazione deriva da un fatto imputabile a terzi e da lui denunciato all’autorità giudiziaria . Nella pratica, la Corte di Cassazione ha interpretato questa norma in modo restrittivo: l’esenzione da responsabilità si applica solo se il contribuente prova di aver vigilato sull’operato del professionista incaricato e che il comportamento scorretto sia stato fraudolento e abbia reso difficile la rilevazione dell’inadempimento .

La giurisprudenza più recente ha rafforzato questo principio. Nell’ordinanza n. 13358/2025 la Cassazione ha affermato che il contribuente che delega un professionista per la trasmissione delle dichiarazioni fiscali deve comunque esercitare un’attività di vigilanza e controllo. La Corte ha escluso qualsiasi automatismo tra giudicato penale e processo tributario e ha ribadito che la prova dell’assenza di colpa grava sul contribuente . È dunque fondamentale conservare le ricevute telematiche, verificare i versamenti e accertarsi che le dichiarazioni siano correttamente presentate.

Pignoramento esattoriale e poteri dell’Agenzia delle Entrate

Il pignoramento esattoriale è una procedura con cui l’AER può sottrarre direttamente le somme dal conto corrente del debitore. La disciplina si trova nell’art. 72‑bis del D.P.R. 602/1973. Secondo la norma, l’agente della riscossione può intimare alla banca di versare le somme dovute entro 60 giorni per le somme già maturate e al momento della maturazione per quelle future . La Corte di Cassazione con la sentenza n. 28520/2025 ha precisato che questi 60 giorni non rappresentano un semplice termine di attesa, ma un vero e proprio periodo di cattura: la banca deve congelare tutte le somme affluite sul conto entro il sessantesimo giorno, anche se il saldo era inizialmente negativo . Di conseguenza, anche i bonifici in arrivo durante tale periodo vengono bloccati e girati all’agente della riscossione.

Questo orientamento ha conseguenze rilevanti per i professionisti che gestiscono il proprio conto per incassare i compensi dei clienti: non solo i fondi già presenti al momento della notifica vengono congelati, ma anche i futuri incassi che maturano entro 60 giorni possono essere interamente sequestrati. È quindi essenziale valutare tempestivamente la legittimità del pignoramento, verificare se l’atto contiene errori formali o se sono trascorsi i termini di prescrizione e attivare le procedure di sospensione e ricorso quando si ravvisino profili di illegittimità.

Legge 3/2012: Sovraindebitamento e strumenti di esdebitazione

Per i soggetti non fallibili (consumatori, professionisti e piccoli imprenditori) la Legge 3/2012 offre un percorso per uscire da situazioni di eccessivo indebitamento. L’articolo 6 definisce il sovraindebitamento come lo squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile e prevede che il debitore può proporre un piano di ristrutturazione ai creditori tramite l’Organismo di Composizione della Crisi (OCC) . L’articolo 7 consente di suddividere i creditori in classi e prevede la possibilità di non pagare integralmente i creditori privilegiati, a condizione che l’offerta non sia inferiore al valore di liquidazione .

Tre sono gli strumenti previsti dalla legge:

  • Accordo di composizione della crisi: il professionista elabora un accordo con i creditori che deve essere approvato dalla maggioranza dei creditori e omologato dal giudice.
  • Piano del consumatore: destinato alle persone fisiche non imprenditori (ad es. un commercialista che esercita come professionista individuale). Non richiede il voto dei creditori ma deve essere omologato dal tribunale. Consente di ristrutturare i debiti in base alle risorse disponibili e, in alcuni casi, ottenere la cancellazione del debito residuo.
  • Liquidazione controllata dei beni: quando il debitore non ha le risorse per pagare neppure parzialmente i creditori può chiedere la liquidazione controllata; i beni vengono venduti e, al termine, il debitore può accedere all’esdebitazione che cancella i debiti residui non soddisfatti.

La figura del Gestore della crisi (professionista iscritto agli elenchi ministeriali) è centrale: assiste il debitore nella predisposizione della domanda, verifica i crediti, redige la relazione e svolge la funzione di mediatore tra debitore e creditori.

Composizione negoziata della crisi d’impresa (D.L. 118/2021)

Il D.L. 118/2021, convertito nella legge 147/2021, ha introdotto un istituto destinato agli imprenditori in squilibrio patrimoniale o economico-finanziario. L’articolo 2 prevede che l’imprenditore in difficoltà possa chiedere la nomina di un esperto iscritto in un apposito elenco presso la Camera di commercio . L’esperto assiste l’imprenditore nella ricerca di soluzioni per il risanamento dell’impresa e nella negoziazione con i creditori. Questo strumento, pur essendo destinato alle imprese, può interessare i commercialisti che operano attraverso società tra professionisti o che detengono partecipazioni in studi associati, in quanto consente di avviare una trattativa protetta con banche e fisco evitando il fallimento.

Rottamazioni e definizioni agevolate

Le rottamazioni delle cartelle permettono di estinguere i debiti affidati alla riscossione versando solo il capitale e le spese esecutive, con l’esclusione di sanzioni e interessi. La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto la cosiddetta rottamazione quinquies, che riguarda i carichi affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2023. Il debitore può pagare l’importo dovuto in un massimo di 54 rate bimestrali senza interessi e sanzioni ; in caso di mancato pagamento di due rate, tuttavia, si decade dal beneficio . La norma prevede inoltre che, durante la procedura di definizione agevolata, siano sospese le azioni esecutive e le procedure cautelari.

Le rottamazioni precedenti (ter, quater) e le definizioni agevolate dei processi verbali di constatazione hanno avuto grande successo, ma occorre verificare attentamente i requisiti e i termini di adesione. La definizione agevolata comporta la rinuncia ai ricorsi pendenti e non è sempre conveniente se esistono motivi fondati per contestare il debito.

Cassazione e responsabilità del commercialista

La giurisprudenza ha affermato in più occasioni che l’errore del commercialista non salva il contribuente. Oltre alla già citata ordinanza n. 13358/2025, altre pronunce ribadiscono l’obbligo di vigilanza: l’ordinanza n. 22742/2025 ha escluso che la mancata presentazione della dichiarazione da parte del professionista comportasse la decadenza delle sanzioni, evidenziando che il contribuente deve dimostrare di aver adottato ogni cautela e di aver richiesto copia degli F24 e delle ricevute di invio . Chi delega il proprio commercialista è quindi tenuto a controllare i versamenti e a conservare le ricevute telematiche; in mancanza di tale vigilanza, resta solidalmente responsabile.

Sospensione e tutela giudiziale

Il D.Lgs. 546/1992 (ormai sostituito dal nuovo Codice della giustizia tributaria, ma ancora utile per comprendere i principi vigenti) prevedeva all’art. 47 la possibilità di ottenere la sospensione dell’atto impugnato in caso di danno grave e irreparabile. Il presidente della Commissione Tributaria poteva concedere la sospensione fissando una camera di consiglio entro 30 giorni . Sebbene la norma sia stata abrogata e sostituita dal nuovo rito (le misure cautelari vengono oggi disciplinate dagli articoli 5 e 6 del D.Lgs. n. 130/2023), questi principi continuano a ispirare la tutela cautelare: il contribuente può chiedere la sospensione dell’atto impositivo se dimostra il fumus boni iuris e il pericolo di un pregiudizio grave.

Procedura passo‑passo: dalla notifica dell’atto alle scadenze

In questa sezione illustriamo le fasi da seguire quando un commercialista riceve un atto dall’Agenzia delle Entrate‑Riscossione o una comunicazione da parte di una banca creditrice. Conoscere i tempi e i diritti del contribuente consente di evitare errori e di attivare tempestivamente le difese.

1. Ricezione della cartella o dell’avviso di accertamento

L’atto può essere un avviso di accertamento, una cartella di pagamento, un avviso di addebito (per contributi INPS) o un intimazione di pagamento. La notifica può avvenire tramite posta raccomandata A/R, posta elettronica certificata (PEC) o ufficiale giudiziario.

  1. Verifica della notifica: controllare che la notifica sia stata eseguita correttamente. Una notifica inesistente (es. indirizzo errato, mancata consegna) comporta la nullità dell’atto. Anche l’eventuale duplicazione della notifica o la mancata indicazione del codice identificativo possono costituire vizi.
  2. Controllo dell’atto: esaminare il dettaglio degli importi e le motivazioni. Verificare se il debito è già prescritto (ad esempio tributi erariali prescritti in dieci anni, contributi previdenziali in cinque anni) o se contiene errori materiali (importi errati, somme già pagate). L’analisi deve essere svolta da professionisti esperti; l’Avv. Monardo e il suo team offrono un servizio di analisi gratuito delle cartelle.
  3. Termini di impugnazione: in genere sono di 60 giorni dalla notifica per gli avvisi di accertamento e 30 giorni per le cartelle di pagamento relative a tributi locali. La mancata impugnazione rende l’atto definitivo; pertanto è fondamentale calendarizzare subito la scadenza.

2. Richiesta di sospensione e contestazione dell’atto

Se l’atto presenta vizi, è possibile presentare ricorso alla Commissione tributaria competente (oggi Corti di Giustizia Tributaria di primo e secondo grado). Unitamente al ricorso, si può depositare un’istanza di sospensione dell’atto per evitare che la riscossione prosegua. Anche se l’art. 47 del D.Lgs. 546/1992 è stato abrogato, il principio di sospensione per pregiudizio grave è confluito nel nuovo codice e richiede di dimostrare:

  • Fumus boni iuris – cioè la fondatezza delle ragioni del ricorso (ad esempio per prescrizione, notifica irregolare o vizi di motivazione).
  • Periculum in mora – il rischio di un danno grave e irreparabile che la riscossione o l’esecuzione provocherebbe (ad esempio, il blocco dell’attività professionale, la chiusura dello studio o la perdita del patrimonio).

L’istanza viene decisa in camera di consiglio entro breve termine e, se accolta, sospende gli effetti dell’atto fino alla decisione di merito.

3. Avvio della rateizzazione (art. 19 D.P.R. 602/1973)

Se il debito è riconosciuto e non ci sono motivi per contestarlo, il contribuente può chiedere la rateizzazione. La richiesta va presentata all’Agenzia delle Entrate‑Riscossione indicando le ragioni della difficoltà economica e allegando la documentazione reddituale. Secondo l’articolo 19 del D.P.R. 602/1973, per le richieste presentate nel 2025-2026 le rate possono arrivare a 84, mentre per gli anni successivi aumentano progressivamente fino a 108 . Per i debiti superiori a 120.000 euro è necessaria un’attestazione sulle condizioni economiche e l’AER può richiedere garanzie.

La rateizzazione impedisce l’adozione di nuove misure cautelari (fermi, ipoteche) e sospende le azioni esecutive finché il piano viene rispettato. Tuttavia, il ritardo nel pagamento di cinque rate (anche non consecutive) comporta la decadenza e la ripresa immediata delle procedure.

4. Pignoramento su conto corrente o presso terzi

Se il debito non viene pagato né rateizzato e non viene accolto il ricorso, l’Agenzia della riscossione può procedere a pignorare i crediti del debitore verso terzi, tra cui il conto corrente bancario o i compensi derivanti dall’attività professionale. La procedura è semplificata rispetto al pignoramento ordinario: l’ufficiale della riscossione notifica un atto alla banca, al debitore e al terzo pignorato con l’ordine di versare le somme. L’art. 72‑bis prevede che la banca versi all’agente della riscossione le somme dovute entro 60 giorni per i crediti già maturati e al loro maturare per quelli futuri . La Cassazione ha chiarito che questo termine di 60 giorni è un periodo di cattura durante il quale anche i futuri accrediti vengono bloccati .

Per opporsi al pignoramento occorre agire in tempi brevi. È possibile proporre:

  • Opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.) per denunciare vizi formali del pignoramento (notifica irregolare, indicazione errata delle somme, mancata comunicazione).
  • Opposizione di terzo pignorato ai sensi dell’art. 545 c.p.c. se si ritiene che i crediti pignorati siano impignorabili o eccedano i limiti legali .
  • Ricorso cautelare per chiedere la sospensione immediata in presenza di pregiudizio grave.

È consigliabile allegare prove documentali (contratti, estratti conto, ricevute) e motivare l’istanza con la giurisprudenza di riferimento.

5. Trattative con la banca e accordi stragiudiziali

Oltre ai debiti fiscali, i commercialisti possono avere esposizioni verso le banche derivanti da mutui, finanziamenti o scoperti di conto. In presenza di difficoltà nel rimborso, è possibile negoziare:

  1. Rinegoziazione del mutuo o del finanziamento: chiedendo la riduzione del tasso, l’allungamento della durata o una moratoria sulle rate.
  2. Accordo transattivo: il professionista può proporre il pagamento a saldo e stralcio con rinuncia da parte della banca alla parte residua del capitale e agli interessi. Questa soluzione è possibile quando la banca teme l’insolvenza o un possibile procedimento concorsuale.
  3. Utilizzo della composizione negoziata (D.L. 118/2021): se l’indebitamento riguarda l’attività dello studio associato o di una società tra professionisti, l’esperto nominato può aiutare a trattare con i creditori anche bancari .

Un’adeguata conoscenza delle regole bancarie e delle prassi di ristrutturazione consente di evitare clausole penalizzanti e di ottenere condizioni sostenibili. Lo staff dell’Avv. Monardo ha esperienza nelle trattative con gli istituti di credito e può predisporre le richieste supportate da analisi economiche e giuridiche.

6. Utilizzo degli strumenti di definizione agevolata

La scelta tra rottamazione e ricorso non è banale. La definizione agevolata consente di pagare meno, ma comporta la rinuncia a contestare i vizi dell’atto. Ecco i passaggi da seguire:

  1. Verifica dei requisiti: la rottamazione quinquies riguarda i carichi affidati agli agenti della riscossione tra il 1º gennaio 2000 e il 30 giugno 2023. Non sono inclusi i debiti relativi a recupero di aiuti di Stato, sanzioni penali e risorse proprie UE. Occorre controllare che il carico rientri tra quelli ammessi.
  2. Calcolo dell’importo dovuto: si paga il solo capitale e le spese di riscossione. Gli importi sanzionatori e gli interessi di mora sono azzerati. La norma prevede 54 rate bimestrali; il mancato pagamento di due rate comporta la decadenza e la ripresa della riscossione .
  3. Presentazione dell’istanza: la domanda va presentata online entro i termini stabiliti dalla legge (di solito 30 aprile dell’anno successivo all’entrata in vigore) tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate‑Riscossione. È fondamentale allegare la rinuncia ai ricorsi pendenti per i debiti rottamati .
  4. Valutazione di convenienza: se il debito presenta vizi (es. prescrizione, notifica nulla) o se la rottamazione non riduce sensibilmente l’importo (perché il capitale è elevato), può essere preferibile impugnare l’atto e tentare di annullarlo in giudizio.

7. Ricorso al giudice e prove documentali

Quando si decide di impugnare un atto, il ricorso va notificato entro i termini e depositato con gli allegati probatori (fatture, estratti conto, ricevute). È utile allegare:

  • Copia dell’atto impugnato e prova della notifica.
  • Copia integrale delle cartelle antecedenti e dei pagamenti effettuati.
  • Documentazione relativa alla corretta tenuta della contabilità e alle ragioni dell’errore (ad esempio, dimostrazione che il commercialista incaricato ha omesso o sbagliato la dichiarazione).
  • Copia della denuncia presentata all’autorità giudiziaria per poter invocare la causa di non punibilità prevista dall’art. 6 comma 3 del D.Lgs. 472/1997 .

Il ricorso deve contenere l’esposizione dei fatti, l’indicazione dei motivi (es. violazione di legge, carenza di motivazione, prescrizione) e la richiesta di annullamento o rideterminazione. L’assistenza di un avvocato specializzato è indispensabile; l’Avv. Monardo e il suo team elaborano memorie difensive dettagliate, richiamando le ultime pronunce giurisprudenziali e individuando i vizi rilevanti.

8. Esecuzione forzata e opposizione

In caso di mancato pagamento, l’AER può procedere con l’esecuzione forzata mediante pignoramento mobiliari, immobiliari o presso terzi. Le fasi principali sono:

  1. Preavviso di fermo amministrativo o ipoteca: l’ente comunica l’intenzione di procedere a iscrivere ipoteca sull’immobile o a disporre il fermo sul veicolo. Entro 30 giorni è possibile regolarizzare la posizione o chiedere la sospensione.
  2. Pignoramento mobiliare: l’ufficiale della riscossione può recarsi nella sede dello studio per pignorare beni mobili (arredi, attrezzature). Di solito questa procedura è meno frequente per i professionisti, ma non deve essere sottovalutata.
  3. Pignoramento immobiliare: per importi superiori a 120.000 euro e dopo aver tentato altre forme di recupero, l’ente può pignorare immobili intestati al debitore. Esistono però limiti: non si possono pignorare la casa di abitazione se il debitore possiede un solo immobile adibito a residenza e non di lusso.
  4. Opposizioni: si possono proporre opposizione all’esecuzione (art. 615 c.p.c.), opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.) o opposizione di terzo per tutelare i diritti dei familiari o dei soci. Le opposizioni devono essere motivate con vizi formali o sostanziali e possono sospendere l’esecuzione.

Difese e strategie legali per il debitore

1. Impugnare l’atto per vizi formali e sostanziali

Impugnare un atto può portare all’annullamento totale o parziale del debito. Ecco alcuni vizi ricorrenti:

  • Prescrizione o decadenza: molti contribuenti ignorano che i tributi erariali si prescrivono in dieci anni e quelli locali in cinque. Anche le sanzioni e gli interessi hanno termini di decadenza; verificare se la cartella è stata notificata oltre i termini è fondamentale.
  • Vizi di notifica: un avviso consegnato a un indirizzo errato o a persona diversa dal destinatario è nullo. Anche l’omessa spedizione via PEC all’indirizzo del professionista iscritto all’Albo può essere contestata.
  • Difetto di motivazione: l’atto deve indicare le ragioni della pretesa tributaria. La Cassazione ha annullato numerose cartelle prive di motivazione sufficiente o basate su meri importi riportati da altri atti.
  • Mancanza di prova: se l’Agenzia non produce i documenti a sostegno dell’accertamento (ad es. fatture contestate, risultanze contabili), il contribuente può chiederne l’esibizione. L’onere della prova resta a carico dell’Amministrazione.

L’esperienza dimostra che spesso le cartelle contengono errori e si possono ridurre notevolmente le somme dovute. L’Avv. Monardo analizza ogni singola partita contabile e individua le eccezioni più efficaci.

2. Dimostrare l’esimente del “fatto del terzo”

L’art. 6 comma 3 del D.Lgs. 472/1997 prevede che il contribuente non è punibile se prova che il mancato pagamento è dovuto a fatto denunciato all’autorità giudiziaria e imputabile esclusivamente a terzi . Questa esimente può applicarsi quando il commercialista o il collaboratore ha commesso un illecito. Tuttavia, la Cassazione richiede la prova della vigilanza e della fraudolenza del professionista . Pertanto:

  • occorre denunciare tempestivamente il professionista alla procura e all’ordine professionale;
  • bisogna conservare le prove delle richieste di documenti (F24, ricevute PEC) e delle sollecitazioni inviate al commercialista;
  • si devono depositare tali prove in giudizio per dimostrare l’assenza di colpa.

Questa strategia è delicata e richiede l’assistenza di un avvocato esperto in materia tributaria e penale.

3. Chiedere la sospensione per danno grave (misure cautelari)

La sospensione dell’atto impedisce alla riscossione di proseguire durante il processo. Come anticipato, il nuovo codice della giustizia tributaria mantiene i principi dell’art. 47 del D.Lgs. 546/1992: il contribuente deve dimostrare il fumus boni iuris e il periculum in mora . In particolare, può essere utile allegare:

  • Relazioni tecniche sul pregiudizio derivante dalla riscossione (chiusura dello studio, impossibilità di pagare i dipendenti);
  • Proposte di pagamento realistiche (es. rateizzazione) che dimostrino la volontà di adempiere;
  • Giurisprudenza favorevole che evidenzi l’illegittimità dell’atto.

Ottenere la sospensione è spesso decisivo per evitare il blocco del conto corrente e per guadagnare tempo in attesa della decisione di merito.

4. Ricorrere agli strumenti di sovraindebitamento

Quando il debito è insostenibile e i tentativi di rateizzazione non bastano, la legge sul sovraindebitamento (L. 3/2012) offre tre strumenti: accordo di composizione, piano del consumatore e liquidazione controllata. La scelta dipende dal tipo di attività (consumatore o impresa) e dalla capacità di pagamento. L’intervento dell’OCC è obbligatorio: il gestore della crisi verifica la documentazione, redige la relazione e, se la procedura va a buon fine, i creditori non possono pretendere di più di quanto previsto dal piano .

L’esdebitazione rappresenta un’opportunità straordinaria: al termine del piano o della liquidazione, il professionista può ottenere la cancellazione dei debiti residui e ripartire. Affidarsi a un gestore della crisi con competenze interdisciplinari, come l’Avv. Monardo, aumenta le probabilità di successo.

5. Sfruttare la composizione negoziata

I commercialisti che operano tramite società tra professionisti o possiedono partecipazioni in studi associati possono avvalersi della composizione negoziata della crisi introdotta dal D.L. 118/2021. L’istanza, presentata alla Camera di commercio, consente di nominare un esperto che verifica la sostenibilità del debito e assiste nelle trattative con fisco, banche e fornitori . L’obiettivo è raggiungere un accordo che consenta la prosecuzione dell’attività evitando l’insolvenza. Durante la composizione negoziata sono previste misure protettive simili a quelle dei procedimenti concorsuali (sospensione delle esecuzioni), ma è necessario mantenere una gestione corretta e cooperare con l’esperto.

6. Negoziare con le banche e ridurre gli interessi

Le banche possono essere rigide nella gestione dei crediti deteriorati, ma spesso preferiscono un accordo piuttosto che un lungo contenzioso. Le strategie più efficaci includono:

  • Analisi del contratto di mutuo e verifica della presenza di clausole vessatorie, tassi usurari o anatocismo. La giurisprudenza ha annullato piani di ammortamento irregolari, costringendo le banche a restituire somme indebitamente percepite.
  • Proposta di saldo e stralcio: soprattutto se i debiti sono datati o se il valore di realizzo dei beni è inferiore al credito, la banca può accettare una percentuale ridotta. Occorre presentare documentazione che attesti l’impossibilità di pagare integralmente.
  • Ristrutturazione del debito con riduzione del tasso d’interesse e allungamento della durata. È essenziale dimostrare la sostenibilità del nuovo piano.
  • Ricorso a strumenti alternativi: l’accordo di ristrutturazione ex art. 57 Codice della Crisi d’Impresa, la transazione fiscale o l’esdebitazione. In alcuni casi, si può proporre un piano del consumatore che comprenda anche i debiti bancari.

Il supporto di avvocati e commercialisti esperti facilita la negoziazione, evitando clausole capestro e proteggendo il professionista da azioni esecutive.

7. Rinegoziare i rapporti con l’Agenzia delle Entrate

Oltre alla rottamazione quinquies, l’Agenzia delle Entrate consente altre definizioni agevolate: ad esempio, la definizione degli avvisi bonari (pagamento scontato di sanzioni) e la definizione delle liti pendenti (pagamento dell’imposta senza sanzioni a seconda del grado di giudizio). Ogni strumento ha termini e condizioni specifici. Per esempio, la definizione delle liti pendenti prevede la rinuncia alla causa e il pagamento di una percentuale dell’imposta; quanto più avanzato è il grado di giudizio, tanto più alta è la percentuale dovuta. È consigliabile esaminare con attenzione la convenienza economica e i rischi di contenzioso.

8. Tutelare il patrimonio personale

Il professionista deve compiere scelte prudenti per salvaguardare il patrimonio personale:

  • Separare il patrimonio professionale da quello personale mediante società di capitali o società tra professionisti (STP), laddove possibile.
  • Valutare l’adozione di un fondo patrimoniale o di un trust per proteggere i beni di famiglia. Attenzione: questi strumenti non servono a sfuggire ai creditori e possono essere impugnati se costituiti in frode.
  • Stipulare polizze assicurative per la responsabilità professionale e per la tutela del reddito in caso di malattia o infortunio.
  • Consulenza continuativa con un avvocato e un commercialista per evitare errori che potrebbero tradursi in sanzioni o in responsabilità personale.

Strumenti alternativi: rottamazioni, piani del consumatore, esdebitazione e accordi di ristrutturazione

1. Rottamazione quinquies e definizione agevolata

La rottamazione quinquies introdotta con la legge di Bilancio 2026 consente di estinguere i carichi affidati dal 2000 al 2023 pagando solo il capitale e le spese. Gli interessi e le sanzioni sono azzerati . Il pagamento può essere effettuato in un massimo di 54 rate bimestrali; il mancato pagamento di due rate determina la decadenza dal beneficio . Durante la procedura sono sospese le azioni esecutive e cautelari, salvo quelle già concluse.

Per aderire occorre:

  • Presentare la domanda entro il termine stabilito (normalmente il 30 aprile) tramite l’area riservata del sito AER.
  • Indicare i debiti da includere e rinunciare ai ricorsi pendenti .
  • Versare la prima o unica rata nei termini previsti.

È opportuno valutare se conviene inserire tutti i carichi: per i debiti con gravi vizi procedurali potrebbe essere preferibile contestarli. L’Avv. Monardo effettua simulazioni comparando l’importo dovuto in rottamazione con quello risultante da un eventuale annullamento parziale o totale.

2. Definizione agevolata degli avvisi bonari e dei processi verbali di constatazione

Gli avvisi bonari sono comunicazioni dell’Agenzia a seguito dei controlli automatici e sostanziali. La definizione agevolata permette di pagare l’imposta riducendo le sanzioni a un terzo. Per i processi verbali di constatazione, in base al decreto “Collegato Fiscale” e alla legge di Bilancio 2024, è possibile definire le contestazioni versando una percentuale dell’imposta (dal 5% al 15%) a seconda della gravità e rinunciando al contenzioso. Queste misure, pur non essendo specifiche per i commercialisti, rappresentano un’occasione di risparmio per chi ha commesso errori nella contabilità dei propri clienti o nella propria.

3. Piano del consumatore (Legge 3/2012)

Il piano del consumatore è lo strumento più idoneo per i professionisti con debiti personali. Non richiede l’approvazione dei creditori; basta l’omologazione del tribunale. Il debitore formula, con l’aiuto del gestore, una proposta che prevede il pagamento parziale dei crediti in base alla propria capacità reddituale e patrimoniale. È possibile prevedere la falcidia dei crediti chirografari e, con determinati limiti, di quelli privilegiati .

La procedura si articola in:

  1. Nomina dell’OCC: il debitore presenta istanza all’OCC competente, allegando documentazione completa (elenco creditori, redditi, beni). L’OCC nomina un gestore della crisi.
  2. Predisposizione della proposta: con il supporto del gestore, si redige una proposta che indica la percentuale di soddisfazione dei creditori, la durata del piano e le modalità di pagamento. Per le persone fisiche, la durata non può superare 5 anni salvo casi eccezionali.
  3. Presentazione in tribunale e omologazione: il piano è depositato presso il tribunale competente e il giudice convoca l’udienza. Se ritiene rispettati i requisiti (fattibilità, meritevolezza del debitore), omologa il piano rendendolo obbligatorio per tutti i creditori.
  4. Esecuzione e esdebitazione: dopo l’esecuzione del piano il debitore è liberato dai debiti residui, incluso il saldo bancario e fiscale.

Il piano del consumatore è vantaggioso perché consente di bloccare pignoramenti e atti cautelari, ridurre i debiti e salvaguardare le risorse necessarie per la prosecuzione dell’attività professionale.

4. Accordo di composizione della crisi

L’accordo di composizione è rivolto sia ai consumatori sia agli imprenditori minori. Richiede il voto favorevole della maggioranza dei creditori (conteggiata per capitale). L’accordo può prevedere la ristrutturazione dei debiti tramite dilazioni, riduzioni, conversione in partecipazioni o altre modalità. Deve essere omologato dal tribunale e, una volta approvato, vincola tutti i creditori, compresi quelli dissenzienti. Il principale vantaggio è la possibilità di trattare con l’Erario e le banche in un’unica procedura.

5. Liquidazione controllata e esdebitazione

Quando il debitore non può proporre un piano sostenibile, può chiedere la liquidazione controllata dei beni. Il giudice nomina un liquidatore che vende i beni per distribuire il ricavato ai creditori. Al termine, il debitore può chiedere l’esdebitazione, cioè la cancellazione dei debiti residui. Sebbene la liquidazione comporti la perdita del patrimonio, evita il protrarsi delle esecuzioni e consente di ricominciare.

6. Accordi di ristrutturazione e concordato minore (Codice della crisi d’impresa)

Per i professionisti organizzati in forma d’impresa (STP o società di capitali) possono essere utilizzati gli accordi di ristrutturazione dei debiti o il concordato minore previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Questi strumenti permettono di ridurre i debiti e proseguire l’attività. Richiedono l’omologazione da parte del tribunale e la relazione di un professionista indipendente che attesti la veridicità dei dati e la fattibilità del piano.

L’accordo di ristrutturazione è una procedura negoziale con l’adesione di almeno il 60% dei creditori; il concordato minore (ex concordato preventivo) consente di ristrutturare i debiti con percentuali e tempi più flessibili. Queste procedure devono essere valutate attentamente con il supporto di professionisti esperti perché comportano costi e formalità significative.

Errori comuni e consigli pratici

Gli errori più frequenti commessi dai commercialisti indebitati possono aggravare la situazione. Di seguito alcuni consigli per evitarli:

  1. Ignorare le notifiche: non ritirare la posta o non consultare la PEC è un grave errore. Gli atti si considerano comunque notificati e i termini decorrono dalla data di giacenza. È fondamentale controllare costantemente la posta elettronica certificata e gli avvisi nel cassetto fiscale.
  2. Delegare senza controllare: l’ordinanza n. 13358/2025 ha ribadito che il contribuente risponde anche degli errori del commercialista se non prova di aver vigilato . Conservare le ricevute telematiche e le copie delle F24, richiedere periodicamente l’estratto del cassetto fiscale e verificare i pagamenti è essenziale.
  3. Pagare parzialmente o in ritardo: il pagamento parziale non impedisce il pignoramento; un ritardo di poche settimane può far scattare l’esecuzione. È preferibile chiedere subito la rateizzazione o la sospensione.
  4. Controllare la prescrizione: molte cartelle sono notificate oltre i termini; non verificare la data di iscrizione a ruolo e di notifica può comportare il pagamento di somme non dovute.
  5. Sottovalutare l’entità degli accessori: interessi e sanzioni possono raddoppiare l’importo iniziale. Le rottamazioni eliminano queste voci ; aderirvi nei termini permette un notevole risparmio.
  6. Ignorare gli strumenti di sovraindebitamento: molti professionisti non conoscono la Legge 3/2012 e continuano a subire pignoramenti e ipoteche quando potrebbero rinegoziare i debiti e ottenere l’esdebitazione.
  7. Confondere debiti personali con quelli professionali: è importante separare le due sfere. Costituire una STP può limitare la responsabilità patrimoniale.
  8. Scegliere consulenti non specializzati: il diritto tributario e bancario richiedono competenze specifiche. Affidarsi a professionisti esperti come l’Avv. Monardo e il suo staff riduce il rischio di errori fatali.

Tabelle riepilogative

Tabella 1 – Norme rilevanti per i debiti fiscali e bancari

NormativaOggettoContenuto essenziale
Art. 19 D.P.R. 602/1973Rateizzazione dei tributiPrevede la possibilità di dilazionare i debiti iscritti a ruolo fino a 84 rate per gli anni 2025‑26, 96 per gli anni 2027‑28 e 108 dal 2029, con possibilità di arrivare a 120 rate per importi sopra 120.000 euro
Art. 72‑bis D.P.R. 602/1973Pignoramento presso terziConsente all’Agenzia di ordinare alla banca di versare le somme dovute entro 60 giorni per i crediti già maturati e al loro maturare per quelli futuri
Art. 545 c.p.c.Crediti impignorabiliProtegge stipendi, pensioni e sussidi entro determinati limiti, escludendo i crediti alimentari e le somme necessarie al sostentamento
D.Lgs. 472/1997, art. 6Cause di non punibilitàPrevede l’esimente del fatto del terzo se il contribuente denuncia il fatto all’autorità giudiziaria e dimostra che è imputabile esclusivamente a terzi
Legge 3/2012, art. 6-7SovraindebitamentoDefinisce il sovraindebitamento e permette la presentazione di un piano del consumatore o di un accordo di composizione con suddivisione dei creditori in classi
D.L. 118/2021, art. 2Composizione negoziataConsente all’imprenditore in difficoltà di nominare un esperto per negoziare con i creditori e trovare soluzioni di risanamento
Legge di Bilancio 2026Rottamazione quinquiesAutorizza il pagamento dei carichi affidati dal 2000 al 2023 senza interessi né sanzioni, in un massimo di 54 rate bimestrali
D.Lgs. 546/1992, art. 47 (abrogato)Sospensione degli atti tributariPrevedeva la sospensione in caso di danno grave e irreparabile, principio confluito nel nuovo codice
Ordinanza Cass. 13358/2025Responsabilità del contribuenteStabilisce che il contribuente che delega il commercialista resta responsabile se non prova di aver vigilato e se non dimostra la fraudolenza del professionista
Sentenza Cass. 28520/2025Pignoramento su conti correntiQualifica i 60 giorni del pignoramento esattoriale come periodo di cattura, imponendo alla banca di congelare anche i crediti futuri

Tabella 2 – Termini e scadenze principali

ProceduraTerminiNote
Impugnazione avviso di accertamento60 giorni dalla notificaDecorso il termine l’atto diventa definitivo. Si consiglia di presentare anche istanza di sospensione
Impugnazione cartella di pagamento60 giorni (o 30 per tributi locali)Verificare la data di notifica e l’esistenza di precedenti avvisi
Richiesta di rateizzazioneNessun termine perentorio, ma va presentata prima dell’avvio dell’esecuzionePossibile dilazione fino a 84‑108 rate
Sospensione (misura cautelare)Contestualmente al ricorsoOccorre dimostrare fumus boni iuris e periculum in mora
Pignoramento presso terziVersamento entro 60 giorni per somme maturate, blocco delle futureLa banca deve bloccare i crediti futuri e versarli alla scadenza
Rottamazione quinquiesDomanda entro il termine fissato dalla legge (generalmente 30 aprile), pagamento in 54 rateSospende le azioni esecutive; decadenza dopo due rate non pagate
Procedura di sovraindebitamentoIstanza all’OCC senza termini prefissati, ma consigliabile agire prima dell’esecuzionePiano del consumatore fino a 5 anni; esdebitazione al termine
Composizione negoziata (D.L. 118/2021)Istanza alla Camera di commercio; durata massima 180 giorni prorogabileMisure protettive concesse dal tribunale, esperto nominato

Domande e risposte frequenti (FAQ)

1. Un pignoramento sul conto corrente può aggredire anche i futuri bonifici?

Sì. La sentenza n. 28520/2025 della Cassazione ha stabilito che il pignoramento esattoriale dispone un periodo di cattura di 60 giorni durante il quale la banca deve congelare tutte le somme affluite sul conto, anche se il saldo era negativo al momento della notifica . Pertanto i futuri bonifici e i compensi professionali accreditati nel periodo sono automaticamente sequestrati.

2. Quali somme sono impignorabili sul conto di un commercialista?

L’art. 545 c.p.c. tutela alcune categorie di crediti: i crediti alimentari e le pensioni minime sono totalmente impignorabili, mentre stipendi, salari e pensioni sono pignorabili nei limiti di un quinto . È impignorabile anche il trattamento di fine rapporto fino a un certo limite. I compensi professionali in conto corrente, invece, non godono di limiti e possono essere pignorati integralmente se non rientrano nelle categorie protette.

3. L’errore del commercialista mi esonera dalle sanzioni?

No, salvo casi molto circoscritti. Secondo l’art. 6 comma 3 del D.Lgs. 472/1997, il contribuente non è punibile se dimostra che il mancato pagamento è dovuto a un fatto imputabile esclusivamente a terzi e da lui denunciato . La Cassazione con l’ordinanza n. 13358/2025 ha stabilito che la responsabilità può essere esclusa solo se il contribuente prova di aver esercitato un’effettiva vigilanza e se il comportamento del professionista è fraudolento .

4. Come posso sospendere un pignoramento in corso?

È possibile chiedere la sospensione al giudice presentando ricorso per opposizione agli atti esecutivi o opposizione all’esecuzione. Occorre dimostrare il fumus boni iuris (ad esempio errori nella notifica o prescrizione) e il periculum in mora (danno grave) . Il giudice può sospendere l’esecuzione fino alla decisione nel merito.

5. Posso rateizzare il debito dopo che è iniziato il pignoramento?

Sì, ma occorre agire rapidamente. La rateizzazione può essere richiesta in qualunque momento prima della vendita dei beni. Se accettata, sospende l’esecuzione. Tuttavia, l’AER potrebbe chiedere il pagamento immediato di parte del debito o garanzie. È consigliabile richiedere la rateizzazione prima del pignoramento per evitare il blocco dei conti .

6. Quanto tempo ho per impugnare una cartella di pagamento?

Il termine ordinario è di 60 giorni dalla notifica, salvo che si tratti di tributi locali per i quali il termine può essere di 30 giorni. Decorso tale termine, la cartella diventa definitiva e non è più impugnabile, salvo vizi radicali (inesistenza della notifica). È pertanto indispensabile segnare la scadenza e consultare un professionista.

7. Che cos’è la rottamazione quinquies?

È la definizione agevolata introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, che consente di pagare solo il capitale e le spese relative ai debiti affidati alla riscossione dal 2000 al 2023, senza interessi e sanzioni . Il pagamento può essere dilazionato in 54 rate bimestrali e la decadenza scatta con il mancato pagamento di due rate .

8. Posso impugnare il pignoramento se la cartella è prescritta?

Sì. Se si accerta che il debito era prescritto al momento dell’iscrizione a ruolo o della notifica della cartella, il pignoramento è illegittimo. Si può proporre opposizione agli atti esecutivi chiedendo l’annullamento della cartella e la restituzione delle somme eventualmente già versate.

9. Che differenza c’è tra accordo di composizione della crisi e piano del consumatore?

L’accordo di composizione richiede il voto della maggioranza dei creditori e si applica a consumatori e imprenditori minori. Il piano del consumatore è riservato alle persone fisiche non imprenditrici; non prevede il voto dei creditori e viene omologato dal giudice, ma deve prevedere il soddisfacimento integrale dei crediti impignorabili e di quelli muniti di privilegio entro il limite del valore di liquidazione .

10. Che cos’è la composizione negoziata?

È un percorso introdotto dal D.L. 118/2021 per le imprese in difficoltà. L’imprenditore (o la STP) chiede alla Camera di commercio la nomina di un esperto che lo assiste nella ricerca di soluzioni per il risanamento e nella negoziazione con i creditori . Durante la procedura possono essere concesse misure protettive che impediscono ai creditori di intraprendere o proseguire azioni esecutive.

11. Chi può accedere alla procedura di sovraindebitamento?

Tutti i debitori non soggetti a fallimento o a liquidazione giudiziale: consumatori, professionisti, imprenditori minori, imprenditori agricoli, start‑up innovative. Il commercialista che opera come ditta individuale rientra tra i soggetti ammessi. I soci illimitatamente responsabili di una società fallita possono accedere alla procedura per debiti personali.

12. Cosa succede se non rispetto le rate della rottamazione?

Il mancato pagamento di due rate, anche non consecutive, comporta la decadenza dalla definizione agevolata . Ciò significa che torneranno dovute le sanzioni e gli interessi originariamente sospesi e riprenderanno le azioni di riscossione. È fondamentale predisporre un piano finanziario che consenta di onorare puntualmente tutte le rate.

13. Posso comprendere anche i debiti bancari nel piano del consumatore?

Sì. Nel piano del consumatore possono essere inseriti tutti i debiti personali, compresi quelli verso le banche. Il piano può prevedere la ristrutturazione dei mutui e dei finanziamenti, con la possibilità di proporre un pagamento parziale o dilazionato. Occorre tuttavia coinvolgere la banca fin dalla predisposizione del piano e dimostrare la fattibilità economica.

14. Le sanzioni per omesso versamento dei contributi Inps possono essere rottamate?

Sì, se rientrano tra i carichi affidati alla riscossione entro il 2023. La rottamazione estingue il debito per le somme iscritte a ruolo relative ai contributi previdenziali, ma restano dovuti i contributi e le spese. Non possono essere rottamate, invece, le sanzioni penali o le somme derivanti da condanne penali.

15. Posso sospendere la riscossione senza andare in giudizio?

In alcuni casi l’Agenzia delle Entrate‑Riscossione può concedere la sospensione amministrativa se il debitore dimostra errori evidenti (duplicazione del debito, pagamenti effettuati). Tuttavia, la sospensione giudiziale è lo strumento più efficace per contestare vizi sostanziali. È possibile anche chiedere all’ente impositore l’annullamento in autotutela, ma questa procedura è discrezionale.

16. Il preavviso di fermo auto è impugnabile?

Sì. Il fermo amministrativo del veicolo è una misura cautelare che può essere contestata se il debito non è dovuto, se l’importo è errato o se il bene è essenziale per l’attività professionale. In quest’ultimo caso è possibile chiedere la sospensione perché il mezzo di trasporto è indispensabile per lo svolgimento della professione.

17. Posso evitare il pignoramento avviando la composizione negoziata?

Sì, se operi come impresa (es. studio associato) e la tua crisi rientra tra quelle per le quali è prevista la composizione negoziata. L’avvio della procedura consente di chiedere misure protettive che bloccano temporaneamente le azioni esecutive. È necessario tuttavia dimostrare la prospettiva di risanamento e cooperare con l’esperto .

18. Le somme del libretto di risparmio sono pignorabili?

Sì, se intestato al debitore e se non è alimentato da crediti impignorabili (ad esempio pensioni fino al minimo vitale). Tuttavia il creditore deve indicare il libretto nell’atto di pignoramento. Se il libretto appartiene a un terzo o è cointestato, è possibile opporsi dimostrando che le somme non sono del debitore.

19. Se aderisco alla rottamazione posso rateizzare i debiti esclusi?

Sì. È possibile rateizzare i debiti che non rientrano nella rottamazione, ad esempio quelli relativi agli anni successivi al 2023 o quelli esclusi per legge. In tal caso si può presentare una doppia istanza: una di adesione alla rottamazione per i carichi ammessi e una di rateizzazione per gli altri.

20. Quali sono i costi della procedura di sovraindebitamento?

Le spese comprendono il compenso del Gestore della crisi (determinato dai tariffari ministeriali), gli onorari dell’avvocato e dell’OCC e le spese di giustizia. Le spese sono generalmente ripartite sul piano, quindi pagate con le risorse destinate ai creditori. In caso di liquidazione controllata, le spese sono prelevate dal ricavato della vendita dei beni. È quindi consigliabile valutare attentamente se le somme a disposizione coprono il costo della procedura.

Simulazioni pratiche e numeriche

Per comprendere meglio le strategie di difesa, proponiamo due casi pratici basati su scenari realistici (nomi e dati di fantasia). Le simulazioni servono a mostrare come l’Avv. Monardo e il suo staff possano intervenire in situazioni concrete.

Caso 1 – Pignoramento su conto corrente di un commercialista

Scenario: Giovanni, commercialista individuale, riceve una cartella di pagamento per un debito erariale di 45.000 euro relativo a una sua precedente dichiarazione IVA errata. Non reagisce entro 60 giorni. L’Agenzia delle Entrate‑Riscossione notifica un atto di pignoramento al suo istituto di credito, ordinando il versamento delle somme entro 60 giorni. Al momento della notifica, il conto corrente è in rosso di 2.000 euro. Dopo 20 giorni, Giovanni incassa un bonifico di 10.000 euro da un cliente.

Effetti del pignoramento: In base alla sentenza 28520/2025 della Cassazione, la banca deve bloccare tutte le somme affluite entro il periodo di 60 giorni, anche se il saldo era inizialmente negativo . Pertanto il bonifico di 10.000 euro viene interamente congelato. Trascorsi 60 giorni, la banca trasferisce l’importo all’AER; Giovanni non può utilizzare quei fondi.

Strategie possibili:

  1. Verificare i vizi dell’atto: Giovanni avrebbe potuto impugnare la cartella entro 60 giorni se avesse notato che l’avviso era prescritto o notificato irregolarmente. Anche a pignoramento avviato, può proporre opposizione agli atti esecutivi evidenziando vizi formali e chiedendo la sospensione.
  2. Rateizzare il debito: Una richiesta tempestiva di rateizzazione avrebbe sospeso la procedura. Per un debito di 45.000 euro, la rateizzazione fino a 84 rate comporterebbe rate mensili di circa 535 euro più interessi legali . Il piano sarebbe sostenibile rispetto all’attività di Giovanni.
  3. Accedere al piano del consumatore: Se Giovanni avesse altri debiti personali (mutuo, prestiti), potrebbe integrare il debito fiscale in un piano del consumatore ex L. 3/2012. Supponendo un reddito mensile netto di 3.000 euro e spese necessarie per 2.000 euro, la proposta potrebbe prevedere il pagamento di 1.000 euro al mese per 5 anni, con soddisfacimento al 40% dei creditori. Al termine, il restante 60% sarebbe esdebitato.
  4. Negoziazione con la banca: Se il debito è sorto anche per scoperti bancari, l’Avv. Monardo può negoziare la ristrutturazione del mutuo o la riduzione degli interessi, evitando ulteriori esecuzioni.

Risultato: Attraverso un’azione tempestiva e l’assistenza dello studio legale, Giovanni avrebbe potuto evitare il congelamento dell’intero bonifico e mantenere la liquidità necessaria per lo studio. In caso di piano del consumatore, avrebbe saldato il debito con un versamento di circa 60.000 euro (40% del debito più spese) in 5 anni, anziché perdere immediatamente i 10.000 euro e subire ulteriori pignoramenti.

Caso 2 – Adesione alla rottamazione quinquies

Scenario: Maria, commercialista con studio associato, ha varie cartelle per tributi IRPEF, INPS e IVA affidate alla riscossione tra il 2005 e il 2022, per un totale iscritto a ruolo di 80.000 euro. Le sanzioni e gli interessi aumentano l’esposizione a 120.000 euro. Maria ha anche un mutuo per l’acquisto dello studio e un finanziamento per l’attrezzatura.

Opzione 1 – Rottamazione quinquies: Maria può aderire alla rottamazione quinquies. Eliminando interessi e sanzioni, l’importo da pagare scende a 80.000 euro. Scegliendo il pagamento in 54 rate bimestrali, dovrà versare circa 1.481 euro ogni due mesi. L’adesione sospende i pignoramenti già notificati . Maria però deve rinunciare ai ricorsi pendenti .

Opzione 2 – Ricorso e rottamazione selettiva: Se tra le cartelle vi sono atti prescritti o erroneamente notificati, Maria può impugnarli. Supponiamo che 20.000 euro siano prescritti. Con il ricorso ottiene l’annullamento di queste somme, riducendo il capitale da 80.000 a 60.000 euro. Aderendo poi alla rottamazione per le rimanenti cartelle, pagherebbe 60.000 euro senza sanzioni. La rata bimestrale scenderebbe a circa 1.111 euro. Tuttavia occorre valutare i tempi del giudizio rispetto ai termini della rottamazione.

Opzione 3 – Piano del consumatore: In alternativa Maria può chiedere il piano del consumatore. Con un reddito mensile di 4.000 euro e uscite per 2.500 euro, può proporre un pagamento di 1.500 euro al mese per 5 anni. Il totale versato sarebbe 90.000 euro. Tuttavia, in caso di rottamazione il debito sarebbe 80.000 euro; il piano del consumatore è conveniente solo se Maria prevede difficoltà future o ha altri debiti rilevanti.

Risultato: La scelta migliore dipende dal numero di cartelle con vizi e dalla disponibilità finanziaria. L’assistenza dell’Avv. Monardo consente a Maria di valutare se ricorrere, aderire totalmente alla rottamazione o proporre una soluzione mista. Nel frattempo, la rottamazione sospende le azioni esecutive e permette di riordinare la situazione economica.

Sentenze recenti e fonti normative

Di seguito elenchiamo le principali sentenze e fonti normative citate nell’articolo. I riferimenti permettono di consultare il testo integrale e di verificare gli orientamenti della giurisprudenza.

  1. Cassazione civile, sez. tributaria, sentenza 17 ottobre 2025 n. 28520: ha qualificato il termine di 60 giorni previsto dall’art. 72‑bis D.P.R. 602/1973 come periodo di cattura, imponendo alla banca di bloccare i crediti presenti e futuri . La pronuncia stabilisce che il pignoramento colpisce anche i conti con saldo negativo e che la banca deve trattenere i nuovi accrediti.
  2. Cassazione civile, sez. tributaria, ordinanza 20 maggio 2025 n. 13358: ha ribadito che il contribuente che delega un professionista resta responsabile e può escludere la sanzione solo dimostrando un’effettiva vigilanza e la fraudolenza del professionista .
  3. Cassazione civile, sez. tributaria, ordinanza 23 settembre 2025 n. 22742: ha confermato l’obbligo di vigilanza del contribuente e ha chiarito che la mancata presentazione della dichiarazione da parte del commercialista non comporta l’annullamento automatico delle sanzioni .
  4. Art. 19 D.P.R. 602/1973: disciplina la rateizzazione dei debiti tributari, con possibilità di dilazione fino a 84-108 rate .
  5. Art. 72‑bis D.P.R. 602/1973: regola il pignoramento presso terzi e fissa il termine di 60 giorni per il versamento delle somme .
  6. Art. 545 c.p.c.: elenca i crediti impignorabili e i limiti al pignoramento di stipendi e pensioni .
  7. D.Lgs. 472/1997, art. 6: stabilisce le cause di non punibilità in caso di violazioni tributarie, compreso il fatto del terzo .
  8. Legge 3/2012: disciplina le procedure di sovraindebitamento, definisce il piano del consumatore e l’accordo di composizione .
  9. D.L. 118/2021, art. 2: introduce la composizione negoziata della crisi d’impresa, consentendo la nomina di un esperto .
  10. Legge di Bilancio 2026 (art. 23): istituisce la rottamazione quinquies, che permette di estinguere i carichi affidati dal 2000 al 2023 pagando solo il capitale .

Conclusione

Affrontare un debito fiscale o bancario non è mai semplice, soprattutto per chi esercita la professione di commercialista. Gli errori nella gestione delle dichiarazioni, le dimenticanze e l’errata valutazione dei termini possono trasformarsi rapidamente in cartelle esattoriali, pignoramenti e ipoteche. Le recenti sentenze della Cassazione hanno rafforzato la posizione dell’Erario, estendendo il pignoramento anche alle somme future e ribadendo che il contribuente è responsabile degli errori del commercialista salvo prova di vigilanza .

Nonostante ciò, l’ordinamento italiano offre numerosi strumenti di difesa: la rateizzazione, le rottamazioni, la sospensione giudiziale, l’opposizione agli atti esecutivi, le procedure di sovraindebitamento e la composizione negoziata. Ogni situazione richiede una strategia personalizzata basata sull’analisi dell’atto, sulla presenza di vizi formali o sostanziali e sulla capacità economica del debitore. È fondamentale agire tempestivamente, rispettare i termini e documentare ogni passaggio.

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo staff multidisciplinare rappresentano un punto di riferimento per i commercialisti e per tutti i professionisti che hanno debiti verso fisco e banche. Grazie alla competenza in diritto tributario, bancario e della crisi d’impresa, e alla qualifica di gestore della crisi da sovraindebitamento e di esperto negoziatore, l’Avv. Monardo può:

  • Analizzare la legittimità dell’atto e individuare eventuali vizi;
  • Presentare ricorsi efficaci e istanze di sospensione;
  • Negoziare con banche e Agenzia delle Entrate piani di rientro sostenibili;
  • Predisporre piani del consumatore, accordi di composizione e procedure di liquidazione controllata;
  • Assistere il debitore nella composizione negoziata della crisi d’impresa.

Con un approccio giuridico-divulgativo, questo articolo ha illustrato le normative più recenti e le strategie pratiche per difendersi. L’obiettivo è aiutare i commercialisti a riprendere il controllo della propria situazione finanziaria, evitare errori e sfruttare le opportunità offerte dalla legge.

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