Introduzione
Gestire una sala bingo implica confrontarsi quotidianamente con un quadro normativo complesso e con una fiscalità molto severa. Le sale bingo, oltre a dover rispettare i requisiti tecnici e amministrativi imposti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) e dal Ministero dell’Economia, devono versare imposte specifiche sui giochi (imposta unica e PREU) e sono soggette a rigorosi controlli. Ricevere un avviso di accertamento fiscale può mettere in seria difficoltà l’imprenditore: gli importi contestati sono spesso elevati, le sanzioni possono raggiungere percentuali molto alte del tributo, e i termini per difendersi sono brevi. Ogni errore procedurale, dalla mancata impugnazione entro 60 giorni alla sottovalutazione di irregolarità nell’atto, può trasformarsi in un debito esecutivo destinato a pesare sull’intero patrimonio aziendale.
L’avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo staff multidisciplinare di avvocati e commercialisti offrono assistenza professionale alle aziende del settore gaming. Cassazionista abilitato, l’avvocato Monardo coordina professionisti esperti a livello nazionale in diritto bancario e tributario e riveste incarichi istituzionali quali gestore della crisi da sovraindebitamento (L. 3/2012) iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia, fiduciario di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) ed esperto negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021. Lo studio fornisce servizi completi: analisi degli atti di accertamento e riscossione, predisposizione di ricorsi e di istanze di sospensione, trattative con l’Agenzia delle Entrate e con ADM, gestione di piani di rientro e rateizzazioni, ricorsi giudiziali e soluzioni stragiudiziali. La presenza di commercialisti e consulenti del lavoro consente di affrontare anche gli aspetti contabili e di predisporre piani di risanamento aziendale.
Nel prosieguo dell’articolo vedremo nel dettaglio quali sono le norme che regolano l’attività di una sala bingo, quali sono gli strumenti che l’Amministrazione utilizza per quantificare imposte e sanzioni, e quali sono le difese più efficaci a disposizione del contribuente. Ci soffermeremo sulla disciplina dell’accertamento con adesione, sulle recenti sentenze di Cassazione che hanno sancito importanti principi in favore degli operatori e sulle procedure di sovraindebitamento e di composizione della crisi che possono permettere di chiudere definitivamente i debiti fiscali. Alla fine dell’introduzione una call to action ricorda al lettore l’importanza di rivolgersi subito a un professionista specializzato.
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Contesto normativo: le imposte sulle sale bingo e la base imponibile
L’imposta unica sui giochi numerici a totalizzatore
Le sale bingo sono soggette ad un regime fiscale particolare: sui giochi è dovuta l’imposta unica, prevista dal decreto legislativo n. 504 del 1998. L’imposta colpisce la raccolta di alcuni giochi numerici a totalizzatore e a quota fissa ed è strutturata come un prelievo sulla margine lordo di gestione (gross gaming revenue). In particolare, uno studio dell’Ufficio parlamentare di bilancio ha ricordato che per il bingo l’imposta unica si applica «sul margine lordo, pari alla differenza tra raccolta e somme erogate in vincite, con un’aliquota pari al 20 %» . Ciò significa che l’operatore non è tassato sull’intera raccolta ma sul differenziale tra incassi e premi distribuiti. L’imposta unica viene versata tramite dichiarazioni periodiche e versamenti mensili alla Tesoreria dello Stato attraverso il concessionario.
Il prelievo erariale unico (PREU) sugli apparecchi da intrattenimento
Accanto all’imposta unica, le sale bingo che dispongono di apparecchi da divertimento (slot machine e videolottery) devono pagare il prelievo erariale unico (PREU). Il PREU è previsto dall’art. 39-quater del D.L. 269/2003 e grava sulla raccolta degli apparecchi collegati alla rete telematica di ADM. La norma stabilisce che gli uffici dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (AAMS, ora ADM) accertano la base imponibile del PREU leggendo i dati telematici relativi alle giocate. Se tali dati non sono disponibili perché gli apparecchi sono privi del necessario nulla osta, non memorizzano o non trasmettono i dati ovvero sono alterati, l’ufficio determina la base imponibile in modo induttivo applicando un forfait giornaliero previsto da decreti ministeriali e rapportando il totale al numero di giorni di funzionamento . Questa presunzione consente di contestare maggiori tributi per ogni giorno di utilizzo di un apparecchio irregolare.
È importante sottolineare che il PREU e l’imposta unica non sono imposte personali sul giocatore, ma prelievi sul margine di redditività del concessionario. La Corte dei conti ha ricordato che il PREU e l’imposta unica «tutelano il monopolio pubblico sui giochi e consentono allo Stato di partecipare ai profitti del concessionario»; si tratta di tributi dovuti dal gestore sulla base delle giocate registrate dai sistemi telematici e non sul risultato della singola partita .
Altre imposte coinvolte: IVA, IRAP e imposte sui redditi
Oltre ai tributi specifici del settore gaming, la sala bingo è soggetta alle imposte ordinarie: IVA, IRAP e imposte sui redditi (IRES o IRPEF). Quando ADM effettua un accertamento su PREU o imposta unica, l’Agenzia delle Entrate può procedere, in parallelo, a un accertamento sulle imposte dirette e sull’IVA secondo il D.P.R. 600/1973 e il D.P.R. 633/1972. L’art. 39-quater D.L. 269/2003 prevede espressamente che l’importo determinato con il forfait giornaliero «vale anche ai fini delle rettifiche dell’imponibile delle imposte sui redditi, dell’IVA e dell’IRAP» . Ciò spiega perché un accertamento sulle slot machine può generare contestazioni plurime su diverse imposte e sanzioni.
Il quadro procedurale: Statuto del contribuente e contraddittorio preventivo
Ogni accertamento deve rispettare lo Statuto dei diritti del contribuente (L. 212/2000). Con l’introduzione dell’art. 6-bis, tutte le comunicazioni di irregolarità e gli atti di accertamento impugnabili devono essere preceduti da un contraddittorio preventivo: l’ufficio, prima di emanare l’atto definitivo, trasmette al contribuente lo schema di accertamento e gli concede almeno 60 giorni per presentare osservazioni e documenti. In assenza di contraddittorio, l’atto è nullo, salvo i casi di urgenza o gli atti automatizzati . Il contraddittorio si svolge per iscritto o in forma verbale: l’amministrazione invita il contribuente a presentarsi, illustra i fatti accertati e consente di fornire giustificazioni o controdeduzioni. Le osservazioni devono essere valutate nella motivazione dell’atto definitivo . Questa garanzia procedurale è fondamentale per le sale bingo che subiscono accertamenti complessi: l’assenza di contraddittorio costituisce motivo di annullamento.
L’accertamento con adesione (D.Lgs. 218/1997)
Il D.Lgs. 218/1997 disciplina l’accertamento con adesione, uno strumento che consente al contribuente di definire in via amichevole le pretese fiscali prima di instaurare il contenzioso. L’art. 5 stabilisce che l’ufficio dell’Agenzia delle Entrate invita il contribuente a comparire, indicando «i periodi di imposta suscettibili di accertamento, il luogo, la data e l’ora dell’appuntamento, l’ammontare delle imposte e delle sanzioni in contestazione e le ragioni della rettifica» . Durante l’incontro è possibile concordare la base imponibile, ridurre le sanzioni (fino a 1/3 di quelle irrogate) e definire le modalità di pagamento. L’accertamento con adesione sospende i termini per l’impugnazione e, se concluso positivamente, impedisce l’iscrizione a ruolo di ulteriori somme.
Rateizzazioni e riscossione (D.P.R. 602/1973)
Dopo l’iscrizione a ruolo, la riscossione dei tributi è regolata dal D.P.R. 602/1973. L’art. 19 prevede la possibilità di richiedere la rateizzazione dei debiti iscritti a ruolo in caso di temporanea situazione di obiettiva difficoltà. L’ultima riforma del 2024 ha elevato a 120.000 € la soglia entro la quale è possibile ottenere, con procedimento semplificato, piani fino a 72 rate mensili e, per importi più elevati, fino a 84 rate, salvo casi eccezionali di gravi difficoltà in cui si può arrivare a 120 rate . Il contribuente decade automaticamente se non paga la prima rata o due rate consecutive, con conseguente attivazione immediata delle misure cautelari ed esecutive (pignoramenti, fermi, ipoteche). Le sale bingo spesso si trovano a chiedere rateizzazioni per importi molto elevati; è fondamentale presentare correttamente la domanda e rispettare i piani per evitare la decadenza.
Procedure di sovraindebitamento e composizione della crisi
Le aziende e gli imprenditori individuali che non riescono a far fronte ai debiti possono accedere alle procedure di composizione della crisi previste dalla Legge 3/2012 (ora confluite nel Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza, D.Lgs. 14/2019). L’art. 6 comma 2 lettera a) definisce il sovraindebitamento come la situazione di «squilibrio permanente fra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà ad adempiere regolarmente» . Le procedure attivabili sono:
- Accordo di composizione della crisi: negoziazione con i creditori per ristrutturare il debito con percentuali di pagamento e dilazioni.
- Piano del consumatore: per imprenditori commerciali sotto le soglie dell’insolvenza e per persone fisiche; prevede l’omologazione del tribunale e una falcidia dei debiti.
- Liquidazione controllata del patrimonio: simile al fallimento ma per piccoli imprenditori, con vendita dell’attivo e possibile esdebitazione finale.
Il Codice della crisi prevede anche la esdebitazione del debitore incapiente, che consente al soggetto che non ha beni sufficienti per soddisfare i creditori di ottenere la cancellazione dei debiti residui dopo aver adempiuto al piano . Questi istituti possono rappresentare l’ultima spiaggia per le sale bingo travolte da accertamenti milionari.
Protezione della prima casa e limiti al pignoramento
In sede di riscossione coattiva, il D.L. 69/2013 (c.d. “Decreto del Fare”) ha introdotto importanti tutele: l’art. 76 D.P.R. 602/1973 stabilisce che l’agente della riscossione non può iscrivere ipoteca né procedere a pignoramento sull’unico immobile adibito ad abitazione principale del debitore, purché non si tratti di immobili di lusso (categorie catastali A/8 o A/9) e che il debito non sia superiore a 120.000 € . Questa norma, confermata dalla Cassazione con l’ordinanza n. 32759/2024, tutela il contribuente che rischia l’espropriazione della casa di abitazione e va attentamente verificata anche nel caso di titolari di sale bingo che abbiano un solo immobile personale.
Giurisprudenza recente sulla fiscalità dei giochi e sugli accertamenti
PREU e presunzione forfettaria: Cassazione e Corte dei conti
Il funzionamento del PREU è stato oggetto di numerosi contenziosi. La Corte di cassazione, con più pronunce del 2024 e 2025, ha chiarito i limiti dell’applicazione della forfait giornaliera prevista dall’art. 39-quater D.L. 269/2003. In una controversia del 2024, il contribuente contestava l’accertamento basato sul forfait perché riferito a un periodo in cui la norma non era ancora vigente. La Cassazione ha accolto il ricorso affermando che i valori forfettari introdotti per il 2010–2011 non possono essere applicati retroattivamente a periodi precedenti e che per gli esercizi anteriori al 1° gennaio 2011 l’ufficio può utilizzare solo presunzioni semplici . Tale principio tutela l’affidamento del contribuente e impedisce l’applicazione retroattiva di criteri più gravosi.
Una successiva sentenza del 2025 ha aggiunto che la presunzione di incasso derivante dal forfait non è assoluta: se l’esercente dimostra l’inattività dell’apparecchio nei giorni contestati, può chiedere l’esclusione di tali giorni dal calcolo. La Corte ha ritenuto corretta la riduzione del PREU per i giorni di chiusura, ribadendo che la presunzione è semplice e può essere superata da prova contraria . Questa pronuncia rafforza la posizione difensiva dei gestori di sale bingo che subiscono accertamenti con importi forfettari.
Integrazione e modifica dell’avviso: la Cassazione n. 10226/2024
Un’altra decisione rilevante riguarda la possibilità per l’amministrazione di integrare o modificare un avviso di accertamento. L’art. 43 comma 3 del D.P.R. 600/1973 stabilisce che l’atto può essere integrato quando emergono nuovi elementi conoscitivi; la Cassazione (sentenza n. 10226/2024) ha stabilito che tali nuovi elementi possono provenire anche da uffici diversi da quello che ha emesso l’atto originario . Per le sale bingo questo significa che un accertamento su PREU emesso da ADM può essere integrato dall’Agenzia delle Entrate in relazione alle imposte dirette se emergono elementi emersi successivamente, con proroga dei termini di accertamento. Tuttavia l’amministrazione deve motivare l’atto integrativo e garantire un nuovo contraddittorio.
Contraddittorio e nullità dell’accertamento
La Corte di giustizia dell’Unione europea ha sottolineato più volte che il contraddittorio preventivo è un principio generale del diritto europeo. In Italia, l’art. 6-bis dello Statuto del contribuente recepisce tali principi: la mancata instaurazione del contraddittorio rende nullo l’atto salvo che per gli accertamenti automatizzati e formali . La giurisprudenza di Cassazione si è uniformata, annullando numerosi avvisi in cui l’amministrazione non aveva dato al contribuente la possibilità di fornire le proprie giustificazioni.
Tutela della prima casa
Come ricordato, l’art. 76 del D.P.R. 602/1973 vieta l’espropriazione dell’unica casa di abitazione non di lusso. La Cassazione, con ordinanza n. 32759/2024, ha ribadito che l’agente della riscossione non può procedere al pignoramento di un immobile che costituisce unica abitazione principale del debitore e non appartiene alle categorie catastali di lusso (A/8 o A/9), anche se il debito supera la soglia, salvo che non ricorrano tutte le condizioni previste dalla legge . Per i titolari di sale bingo che rischiano pignoramenti immobiliari, questa pronuncia offre un’arma difensiva importante.
Difesa del contribuente: termini e decadenze
Un tema ricorrente nelle sentenze è il rispetto dei termini di impugnazione. La normativa prevede che l’avviso di accertamento diventa definitivo se non impugnato entro 60 giorni dalla notifica . Anche in caso di accertamento esecutivo, il contribuente ha 60 giorni per pagare o ricorrere; dopo 30 giorni dalla scadenza si procede all’iscrizione a ruolo e dopo ulteriori 180 giorni è possibile l’esecuzione forzata . I giudici tributari respingono spesso ricorsi tardivi per meri ritardi nel recapito della posta, per cui è fondamentale monitorare le notifiche.
Procedura passo-passo: cosa fare dopo la notifica di un accertamento
Ricevere un avviso di accertamento o un processo verbale di constatazione da parte di ADM o dell’Agenzia delle Entrate è un evento che non va sottovalutato. Ecco i passaggi fondamentali da seguire:
1. Verificare la notifica e i vizi formali
Prima ancora di analizzare il merito, è essenziale controllare la legittimità della notifica: l’atto deve essere notificato al legale rappresentante dell’azienda o, per l’imprenditore individuale, al titolare; la notifica deve rispettare le modalità previste dagli artt. 137 e ss. c.p.c. (ufficiale giudiziario, PEC o agente della riscossione). Errori nella notifica (mancata consegna, indirizzo errato, raccomandata senza ricevuta) possono comportare la nullità dell’accertamento.
2. Leggere attentamente l’atto e i termini indicati
L’avviso contiene l’indicazione delle imposte contestate, degli anni di riferimento, delle motivazioni e delle sanzioni. Deve specificare la base imponibile, l’aliquota applicata e il calcolo delle somme dovute. L’atto deve indicare i termini per presentare osservazioni nel contraddittorio (almeno 60 giorni) e la scadenza per l’impugnazione. È importante verificare se l’ufficio ha rispettato i termini decadenziali dell’accertamento (in generale il termine ordinario è il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione).
3. Richiedere l’accesso agli atti e alla documentazione
Per predisporre una difesa efficace occorre acquisire tutta la documentazione: schede contabili, estratti delle giocate trasmessi da ADM, eventuali verbali redatti durante i controlli, decreti ministeriali che fissano i forfait e modelli di ripartizione dei margini. L’accesso agli atti è un diritto fondamentale e può essere esercitato ai sensi della legge 241/1990; la mancata messa a disposizione dei documenti costituisce violazione del diritto di difesa.
4. Valutare la possibilità di contraddittorio e di accertamento con adesione
Se l’ufficio ha trasmesso lo schema di accertamento, bisogna presentare osservazioni entro 60 giorni come previsto dall’art. 6-bis dello Statuto del contribuente . Nelle osservazioni è possibile contestare la base imponibile, chiedere l’esclusione di giorni di chiusura, dimostrare che gli apparecchi erano fermi o che i dati telematici sono errati. In alternativa, si può aderire all’accertamento con adesione, chiedendo un incontro (art. 5 D.Lgs. 218/1997) per negoziare l’imponibile e ridurre le sanzioni .
5. Decidere se impugnare o definire
Se non si trova un accordo, il contribuente può impugnare l’atto davanti alla Commissione Tributaria Provinciale entro 60 giorni dalla notifica . La presentazione del ricorso sospende la riscossione fino alla decisione di primo grado se viene richiesta la sospensione cautelare; altrimenti, occorre pagare almeno 1/3 delle imposte per ottenere la sospensione delle sanzioni. È consigliabile farsi assistere da un professionista per valutare le probabilità di vittoria, la possibilità di ridurre le somme tramite definizioni agevolate (rottamazioni) o piani di rientro.
6. Prestare attenzione ai termini di riscossione
Dopo la decadenza dell’avviso (60 giorni), l’atto diventa esecutivo. L’ente impositore iscrive il debito a ruolo e lo trasmette all’agente della riscossione (Agenzia delle Entrate‑Riscossione). Prima dell’esecuzione forzata decorrono 30 giorni di avviso e poi 180 giorni di sospensione automatica. Trascorso tale periodo, l’agente può avviare procedure cautelari (fermo dei beni mobili registrati, ipoteca) o esecutive (pignoramento immobiliare o presso terzi). Ricordiamo che la prima casa non può essere pignorata se ricorrono le condizioni dell’art. 76 D.P.R. 602/1973 .
Difese e strategie legali efficaci
Ogni accertamento fiscale presenta peculiarità che richiedono una strategia difensiva personalizzata. Di seguito le principali linee di difesa che uno studio legale specializzato può mettere in campo:
Controllo della legittimità dell’accertamento
- Mancanza di contraddittorio: verificare se l’ufficio ha omesso lo scambio preventivo; l’assenza del contraddittorio determina la nullità dell’atto .
- Difetto di motivazione: l’atto deve indicare l’origine dei dati, i criteri utilizzati, le presunzioni e i calcoli. Omessa o generica motivazione rende l’accertamento illegittimo.
- Retroattività del forfait PREU: contestare l’applicazione di forfetari a periodi antecedenti al 2011 secondo la giurisprudenza .
- Presunzioni semplici superabili: dimostrare con documenti e testimonianze che l’apparecchio non ha funzionato (ad esempio per manutenzione o chiusura) per ridurre la base imponibile .
- Termini decadenziali: verificare che l’atto sia stato notificato entro i termini stabiliti dalla legge (generalmente il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione).
Strumenti amministrativi per ridurre il debito
- Autotutela: presentare istanza di annullamento in via di autotutela quando l’atto è manifestamente infondato (ad esempio, evidente errore di persona o di calcolo, doppia imposizione). L’ufficio può annullare parzialmente o totalmente l’atto anche dopo la definitività.
- Accertamento con adesione: come spiegato, consente di trattare con l’ufficio e ridurre le sanzioni fino a 1/3; sospende i termini di impugnazione e impedisce l’iscrizione a ruolo di somme ulteriori .
- Definizioni agevolate (rottamazioni): quando previste da leggi speciali (es. rottamazione-quater), consentono di saldare debiti iscritti a ruolo pagando solo le imposte senza sanzioni e interessi di mora. La legge 15/2025 ha riaperto i termini per i contribuenti decaduti dalla rottamazione-quater, consentendo il rientro mediante pagamento della prima rata entro il 31 luglio 2025 .
- Ravvedimento operoso: se l’avviso non è ancora notificato, è possibile regolarizzare spontaneamente versando l’imposta e una sanzione ridotta.
Ricorso giudiziale: Commissione Tributaria
Quando non è possibile risolvere in via amministrativa, occorre predisporre il ricorso. Il ricorso va depositato presso la Commissione Tributaria entro 60 giorni e deve contenere l’indicazione dell’atto impugnato, i motivi, le prove e la richiesta di annullamento. È consigliabile allegare perizia contabile sulle giocate, per dimostrare l’effettiva raccolta e confutare il forfait. Durante il processo è possibile chiedere la sospensione dell’atto se sussistono gravi motivi e se l’esecuzione può provocare un danno grave e irreparabile.
Piani di rientro e rateizzazioni
Se l’importo è ingente e non si intravedono margini di vittoria nel contenzioso, può essere opportuno concordare un piano di rientro. Attraverso la rateizzazione ex art. 19 D.P.R. 602/1973 è possibile dilazionare il pagamento fino a 72 o 84 rate; per importi inferiori a 120.000 € è sufficiente presentare una semplice istanza comprovando la temporanea difficoltà . Nei casi più gravi, è possibile chiedere fino a 120 rate se si dimostra un grave disagio economico. È fondamentale non perdere le rate e non superare i limiti di importo: due rate non pagate comportano la decadenza.
Procedure concorsuali e sovraindebitamento
Quando i debiti superano la capacità di rimborso e minacciano la sopravvivenza dell’impresa, è opportuno valutare le procedure di composizione della crisi disciplinate dal Codice della crisi. L’avv. Monardo, in qualità di gestore della crisi da sovraindebitamento, può assistere il titolare della sala bingo nella predisposizione di un accordo con i creditori, di un piano del consumatore o di una liquidazione controllata. La definizione della crisi comporta la sospensione delle azioni esecutive e il possibile stralcio dei debiti residui . È importante agire tempestivamente per depositare la domanda prima che gli atti esecutivi rendano irreversibile il dissesto.
Strumenti alternativi: rottamazioni, definizioni agevolate e rateizzazioni
Negli ultimi anni il legislatore ha introdotto varie definizioni agevolate che consentono ai contribuenti di regolarizzare debiti pendenti con condizioni vantaggiose. Anche le sale bingo possono beneficiare di questi strumenti, purché rispettino i requisiti e le scadenze.
Rottamazione-quater e riammissione 2025
La legge 197/2022 ha introdotto la “rottamazione-quater”, successivamente disciplinata dal decreto-legge n. 34/2023. La rottamazione consente di definire i carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022 versando il solo capitale e le somme spettanti all’agente della riscossione, con abbuono di sanzioni e interessi di mora. Nel 2025, la legge n. 15/2025 ha previsto la riammissione dei contribuenti decaduti per mancato pagamento delle rate: gli interessati devono versare le somme dovute entro il 31 luglio 2025 (con tolleranza di cinque giorni) . Le rate successive scadono il 30 novembre 2025, 28 febbraio 2026, 31 maggio 2026 e 31 luglio 2026. Chi paga in un’unica soluzione entro luglio 2025 chiude definitivamente le pendenze.
Stralcio parziale e c.d. “saldo e stralcio”
Negli anni si sono succedute misure di stralcio parziale dei carichi di importo ridotto (ad esempio la legge 197/2022 ha previsto lo stralcio dei debiti fino a 1.000 €). È opportuno verificare con il proprio consulente se le cartelle ricevute rientrano in tali normative e se è possibile beneficiare della cancellazione automatica.
Rateizzazioni ordinarie e straordinarie
Oltre alla rottamazione, il D.P.R. 602/1973 consente di rateizzare i carichi iscritti a ruolo. Come visto, la soglia di 120.000 € consente una procedura semplificata; per importi superiori si può arrivare a 84 rate o, in casi eccezionali, a 120. Non rientrano nella rateizzazione: i carichi derivanti da avvisi bonari non pagati, i debiti per risorse proprie dell’UE e quelli relativi all’IVA all’importazione (eccezione: la rateizzazione è ammessa solo per l’IVA come sanzione e interessi, non per l’imposta principale). La rateizzazione comporta la rinuncia al contenzioso: se si rateizza, non si può più impugnare l’avviso.
Definizione agevolata delle liti pendenti
Per i ricorsi pendenti in Cassazione il legislatore ha previsto, negli ultimi anni, una definizione agevolata: versando una percentuale del tributo (varia dal 5 al 40 % in base al grado di soccombenza) si estingue la lite. Anche qui è necessario verificare la sussistenza della norma vigente alla data di presentazione; per il 2025 potrebbero essere emanate nuove disposizioni.
Errori comuni da evitare e consigli pratici
Le esperienze maturate nella difesa di sale bingo evidenziano alcuni errori ricorrenti:
- Ignorare l’atto: pensare che una notifica non regolare “cada nel nulla” è pericoloso; meglio presentare ricorso per accertare la nullità piuttosto che lasciare diventare definitivo un atto.
- Pagare subito senza verificare: in alcuni casi la base imponibile è sovradimensionata. Pagare senza analisi impedisce di far valere successivamente i propri diritti.
- Confondere il contraddittorio con la trattativa: il contraddittorio preventivo è un diritto; la trattativa dell’accertamento con adesione è un’opportunità. Rifiutare il contraddittorio può precludere l’accertamento con adesione e viceversa.
- Trascurare la prova documentale: per superare le presunzioni occorre documentare chiusure, manutenzioni, guasti. Conservare registri di sala, fatture di manutenzione, comunicazioni a ADM e al comune può fare la differenza.
- Non considerare le procedure concorsuali: spesso ci si concentra sulla difesa dell’accertamento ma, se l’azienda è già in crisi, è più saggio valutare un piano di ristrutturazione del debito o una procedura di sovraindebitamento.
Per evitare questi errori è fondamentale agire tempestivamente con l’assistenza di professionisti specializzati che possano analizzare l’atto, valutare la strategia più idonea e gestire le trattative con l’amministrazione.
Tabelle riepilogative
Tabella 1 – Imposte e aliquote applicabili alle sale bingo
| Imposta/Prelievo | Base imponibile | Aliquota/Modalità di calcolo | Riferimento normativo |
|---|---|---|---|
| Imposta unica | Margine lordo (differenza tra raccolta e vincite) | 20 % | D.Lgs. 504/1998 |
| PREU | Giocate su apparecchi collegati; se dati assenti, forfait giornaliero | Aliquota variabile per anno; forfait determinato da DM | Art. 39-quater D.L. 269/2003 |
| IVA | Corrispettivi da vendita di beni/servizi (aliquota 22 % salvo esenzioni) | Prelievo proporzionale | D.P.R. 633/1972 |
| IRAP | Valore della produzione netta | Aliquota regionale (3,9 % base) | D.Lgs. 446/1997 |
| IRES/IRPEF | Reddito d’impresa | 24 % per società di capitali; aliquote progressive per persone fisiche | TUIR (D.P.R. 917/1986) |
Tabella 2 – Principali termini e adempimenti
| Adempimento | Termine | Riferimento |
|---|---|---|
| Presentazione osservazioni nel contraddittorio | Min. 60 giorni dalla ricezione dello schema | Art. 6-bis L. 212/2000 |
| Impugnazione avviso di accertamento | 60 giorni dalla notifica | D.Lgs. 546/1992 |
| Rateizzazione debiti iscritti a ruolo | Istanza entro 60 giorni dalla notifica della cartella; fino a 72 rate (84 o 120 in casi particolari) | Art. 19 D.P.R. 602/1973 |
| Pagamento prima rata rottamazione-quater (riammissione 2025) | 31 luglio 2025 (tolleranza 5 giorni) | Legge 15/2025 |
| Termine ordinario di accertamento | 31 dicembre del quinto anno successivo alla dichiarazione | Art. 43 D.P.R. 600/1973 |
FAQ – Domande e risposte frequenti
1. Che cos’è l’imposta unica sul bingo e come si calcola?
L’imposta unica è il tributo che lo Stato applica sulle giocate di bingo e di altri giochi numerici a totalizzatore. Si calcola sulla differenza tra quanto incassato dalla vendita delle cartelle e quanto erogato in premi; l’aliquota ordinaria per il bingo è il 20 % .
2. Che cos’è il PREU e in quali casi si applica la presunzione forfettaria?
Il PREU (prelievo erariale unico) è il prelievo applicato sugli apparecchi da intrattenimento collegati alla rete telematica dell’ADM. Quando i dati di giocata non sono memorizzati, non leggibili o gli apparecchi sono privi di nulla osta, l’ufficio applica un importo forfettario giornaliero stabilito da decreto; la somma così determinata costituisce base imponibile anche per l’IVA e le imposte sui redditi .
3. È possibile contestare i giorni di inattività degli apparecchi?
Sì. La Cassazione ha stabilito che la presunzione forfettaria è semplice: il contribuente può dimostrare che l’apparecchio era in manutenzione o che l’esercizio era chiuso nei giorni contestati, ottenendo l’esclusione di tali giornate dal calcolo .
4. Quanto tempo ho per impugnare un avviso di accertamento?
L’avviso deve essere impugnato entro 60 giorni dalla notifica, salvo sospensione dei termini nel periodo tra il 1° agosto e il 31 agosto (sospensione feriale). Decorso tale termine senza ricorso, l’atto diventa definitivo .
5. Cosa succede se non ricorro entro 60 giorni?
L’avviso diventa definitivo ed esecutivo. L’Agenzia delle Entrate iscrive a ruolo le somme dovute; dopo ulteriori 30 giorni il carico passa all’agente della riscossione e decorrono 180 giorni di sospensione prima dell’avvio delle procedure esecutive .
6. È obbligatorio partecipare al contraddittorio preventivo?
Il contraddittorio è un diritto del contribuente. Se l’ufficio non lo avvia, l’atto è nullo (salvo gli accertamenti automatizzati). È comunque opportuno partecipare e presentare osservazioni, perché questo aumenta le possibilità di correggere errori e di risolvere la controversia senza contenzioso .
7. Qual è la differenza tra contraddittorio e accertamento con adesione?
Il contraddittorio preventivo è il confronto obbligatorio in cui il contribuente presenta osservazioni allo schema di accertamento prima che sia emesso l’atto definitivo. L’accertamento con adesione è una procedura volontaria di negoziazione su invito dell’ufficio, nella quale le parti si accordano sulla base imponibile e le sanzioni vengono ridotte a un terzo .
8. Posso pagare l’avviso a rate?
Sì, se l’avviso diventa definitivo e il debito viene iscritto a ruolo, si può richiedere la rateizzazione ex art. 19 D.P.R. 602/1973. La rateizzazione ordinaria arriva fino a 72 rate (84 o 120 in casi particolari) . Occorre presentare domanda all’agente della riscossione dimostrando la temporanea difficoltà.
9. Che vantaggi offre la rottamazione-quater?
La rottamazione-quater consente di estinguere i debiti iscritti a ruolo pagando solo l’imposta e il capitale, senza sanzioni e interessi di mora. La legge 15/2025 permette la riammissione dei contribuenti decaduti a condizione che versino la prima rata entro il 31 luglio 2025 .
10. Cosa succede se ho pagato alcune rate della rottamazione ma sono decaduto?
Con la riammissione 2025 è possibile regolarizzare la posizione pagando le somme dovute entro la data stabilita. Se non si aderisce, le somme versate vengono imputate a pagamento parziale del debito, ma l’agevolazione è persa e tornano dovuti sanzioni e interessi.
11. Posso proteggere la mia casa dal pignoramento?
Sì, se si tratta dell’unica casa di abitazione e non rientra nelle categorie catastali di lusso (A/8, A/9). L’art. 76 D.P.R. 602/1973 vieta l’espropriazione e l’iscrizione di ipoteca sull’unico immobile adibito a residenza principale . È comunque necessario verificare che il valore del debito non superi i 120.000 € e che non vi siano altre proprietà immobiliari.
12. In quali casi conviene accedere alle procedure di sovraindebitamento?
Quando l’azienda non è più in grado di pagare i debiti con le risorse disponibili. Il sovraindebitamento si ha quando vi è uno squilibrio permanente tra obbligazioni assunte e patrimonio liquidabile . Attraverso l’accordo di composizione, il piano del consumatore o la liquidazione controllata è possibile ristrutturare o cancellare i debiti residui .
13. Quali debiti possono essere inclusi nella procedura di sovraindebitamento?
In linea generale sono inclusi tutti i debiti, compresi quelli fiscali, ma il piano deve assicurare il pagamento integrale o rateizzato dei crediti privilegiati (ad esempio IVA e ritenute). Alcuni debiti, come quelli per mantenimento e alimenti o per responsabilità da illecito, non possono essere falcidiati .
14. Come dimostrare che l’apparecchio non ha funzionato?
È necessario produrre documentazione come: contratti di manutenzione, certificazioni di guasto, comunicazioni inviate ad ADM, fatture di riparazione, dichiarazioni rese da tecnici. È utile anche allegare registri di sala e documenti contabili per dimostrare la diminuzione della raccolta.
15. Cosa succede se ricevo due avvisi per lo stesso periodo?
Se gli avvisi provengono da uffici diversi (es. ADM e Agenzia Entrate) e sono riferiti a imposte diverse, è possibile che l’uno integri l’altro. Tuttavia, l’amministrazione deve comunicare i nuovi elementi e instaurare il contraddittorio; in mancanza, l’integrazione è illegittima .
16. Se non partecipo al contraddittorio, l’atto è nullo?
No, l’atto è nullo solo se l’ufficio non invita il contribuente al contraddittorio quando la legge lo prevede. Se il contribuente è invitato ma non partecipa, l’amministrazione può procedere. Tuttavia, non partecipare priva di un’occasione di difesa e di possibili riduzioni.
17. Posso presentare ricorso online?
Sì. Dal 2019 i ricorsi tributari devono essere depositati telematicamente tramite il Sistema Informativo della Giustizia Tributaria. È necessario dotarsi di firma digitale e di una PEC per le notifiche.
18. Cosa succede se l’avviso contiene errori di calcolo?
Gli errori possono essere corretti in autotutela o impugnati dinanzi al giudice. È consigliabile presentare immediatamente istanza di autotutela; se l’ufficio non risponde, si può proporre ricorso.
19. La dichiarazione integrativa può sanare l’errore?
Se il contribuente si accorge di aver omesso dei corrispettivi, può presentare una dichiarazione integrativa prima dell’avviso pagando l’imposta e il ravvedimento. Tuttavia, se l’accertamento è già notificato, la dichiarazione integrativa non impedisce l’imposizione.
20. Come posso contattare lo studio dell’avv. Monardo?
In fondo a questo articolo trovi un modulo di contatto diretto con l’avv. Giuseppe Angelo Monardo. Puoi compilare i dati per ricevere una consulenza personalizzata, oppure chiamare il numero indicato sul sito. Lo studio risponde in tempi rapidi e propone una prima valutazione gratuita del caso.
Simulazioni pratiche e casi numerici
Simulazione 1: Calcolo del PREU con forfait e riduzione per giorni di inattività
Supponiamo che una sala bingo abbia installato cinque slot machine senza collegamento alla rete ADM per 30 giorni nel 2024. Il decreto ministeriale prevede un importo forfettario di 300 € al giorno per ciascun apparecchio. L’ufficio contesta quindi:
- Base imponibile PREU: 300 € × 30 giorni × 5 apparecchi = 45.000 €;
- Aliquota PREU 2024 (ipotizziamo 25 %): 45.000 × 25 % = 11.250 €;
- IVA e IRPEF: l’importo di 45.000 € viene ripreso anche ai fini IVA e imposte dirette (potenziali ulteriori imposte di 10.000 € e 8.000 €);
- Sanzioni (dal 90 al 180 % dell’imposta) e interessi.
L’imprenditore dimostra che la sala è rimasta chiusa per 5 giorni per lavori di ristrutturazione e che le macchine erano inattive per ulteriori 3 giorni di manutenzione. La difesa, richiamando la Cassazione , ottiene l’esclusione di 8 giorni dal conteggio. La base imponibile scende quindi a 300 × 22 × 5 = 33.000 €, con un risparmio immediato di 12.000 € di imponibile e 3.000 € di PREU, più la riduzione delle sanzioni correlate.
Simulazione 2: Definizione di un accertamento con adesione
Una sala bingo riceve un avviso di accertamento da 150.000 € per IVA e imposte dirette. Dopo aver esaminato l’atto, emergono errori nel calcolo degli ammortamenti e nell’imputazione di costi: il tributo effettivamente dovuto sarebbe di 90.000 €. L’avvocato propone l’accertamento con adesione. L’ufficio invita l’azienda ai sensi dell’art. 5 D.Lgs. 218/1997 . Durante l’incontro si concorda la base imponibile a 100.000 € e l’applicazione delle sanzioni ridotte a un terzo. Il contribuente ottiene quindi:
- Riduzione dell’imposta a 100.000 €;
- Sanzioni ridotte da 90 % a 30 % (risparmio di 60.000 €);
- Possibilità di pagamento dilazionato in 8 rate.
Se il contribuente avesse impugnato in giudizio, avrebbe rischiato la soccombenza con sanzioni piene e interessi; con l’adesione ha ridotto i costi e chiuso la vertenza.
Simulazione 3: Accesso alla procedura di sovraindebitamento
Una società che gestisce più sale bingo accumula debiti per 4 milioni di euro (imposte, PREU, IVA, fornitori). Le entrate sono diminuite a causa della pandemia e della riduzione della frequentazione. Non è possibile pagare l’intero debito, ma il patrimonio immobiliare comprende una sede e alcune attrezzature. Con l’assistenza dell’avv. Monardo, l’azienda presenta domanda di concordato minore (ora piano di ristrutturazione dei debiti). Viene predisposto un piano che prevede:
- Pagamento integrale dell’IVA e delle ritenute come crediti privilegiati.
- Pagamento del 40 % del debito chirografario (imposte, PREU e sanzioni) in 5 anni attraverso la cessione di una porzione di immobile e flussi d’esercizio.
- Esdebitazione del debito residuo a favore dell’imprenditore a fine procedura .
Il tribunale omologa il piano, le esecuzioni vengono sospese e l’azienda può proseguire l’attività. Senza la procedura, i beni sarebbero stati pignorati e venduti all’asta; con il piano, si salva l’attività e si mantiene il controllo degli asset.
Conclusione
L’accertamento fiscale di una sala bingo è un passaggio delicato che può mettere a rischio la continuità aziendale. Imposte come l’imposta unica e il PREU, insieme a IVA, IRAP e imposte sui redditi, generano importi ingenti; la mancata registrazione dei dati telematici può comportare l’applicazione di pesanti forfait e di sanzioni elevate . Tuttavia, la normativa e la giurisprudenza offrono diverse opportunità di difesa: l’assenza di contraddittorio e la retroattività dei forfait possono rendere nullo l’accertamento ; la presunzione può essere vinta dimostrando l’inattività delle macchine ; l’accertamento con adesione consente di ridurre le sanzioni ; le definizioni agevolate e le rateizzazioni permettono di dilazionare o ridurre i pagamenti ; le procedure di sovraindebitamento offrono una via di uscita definitiva per le situazioni più gravi .
Il tempestivo intervento di un professionista è fondamentale. L’avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo staff multidisciplinare, grazie all’esperienza nel diritto tributario e alla specializzazione nella crisi d’impresa, sono in grado di analizzare gli atti, individuare i vizi e costruire strategie su misura: dalla contestazione dell’accertamento al ricorso, dall’accertamento con adesione ai piani di ristrutturazione, dalle rottamazioni alle procedure concorsuali. Grazie alla qualifica di gestore della crisi da sovraindebitamento e alla competenza nell’ambito del diritto bancario, lo studio può inoltre assistere l’imprenditore nella salvaguardia del patrimonio personale e dell’unica abitazione .
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