Accertamento fiscale a un promotore finanziario: come difendersi subito e bene

Introduzione

Perché un accertamento fiscale è un tema centrale per i promotori finanziari

In un panorama sempre più complesso e in continua evoluzione come quello fiscale, la figura del promotore finanziario (oggi “consulente finanziario abilitato all’offerta fuori sede”) riveste un ruolo determinante. L’intermediario che colloca strumenti finanziari o prodotti bancari ha infatti una doppia responsabilità: da un lato quella verso clienti e banche mandanti, dall’altro verso l’amministrazione finanziaria. Ogni disallineamento tra commissioni ricevute, spese sostenute e dichiarazioni fiscali può generare accertamenti fiscali con contestazioni talvolta elevate. La normativa attuale prevede sanzioni amministrative, recupero di imposte e anche responsabilità penale per omissioni o false dichiarazioni. Per questo è essenziale conoscere i propri diritti, i termini e le possibili strategie difensive.

Negli ultimi anni sono intervenute novità rilevanti che hanno ampliato le garanzie per il contribuente: l’inserimento dell’art. 6‑bis nello Statuto dei diritti del contribuente ha introdotto l’obbligo del contraddittorio preventivo per ogni atto impugnabile; il decreto legislativo n. 219/2023 e il decreto-legge n. 39/2024 (art. 7‑bis) hanno rafforzato tale diritto; il decreto ministeriale 24 aprile 2024 ha individuato gli atti esclusi dall’obbligo; il DM 7 maggio 2024 ha riattivato il redditometro; il decreto‑legge 84/2025, convertito in legge 108/2025, ha introdotto l’art. 13‑bis che impone di motivare in modo dettagliato l’autorizzazione e i verbali di accesso . Parallelamente, la giurisprudenza della Corte di Cassazione e della Corte costituzionale ha riconosciuto sempre più garanzie al contribuente, ad esempio richiedendo motivazioni specifiche per gli accessi in locali promiscui .

Come l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo team possono aiutarti

Il promotore finanziario sottoposto ad accertamento ha spesso difficoltà a districarsi tra norme tecniche, termini stringenti e documentazione complessa. In questa cornice interviene l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo, avvocato cassazionista esperto in diritto bancario e tributario. Egli coordina uno staff multidisciplinare composto da avvocati e commercialisti con esperienza nazionale, con competenze nei ricorsi contro gli atti di accertamento, nei procedimenti esecutivi e nelle soluzioni di composizione della crisi. L’avvocato è iscritto come Gestore della Crisi da Sovraindebitamento ai sensi della L. 3/2012, figura essenziale per accompagnare privati ed imprenditori nei piani del consumatore, accordi di ristrutturazione e procedure di esdebitazione; è professionista fiduciario di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) e Esperto Negoziatore della Crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021, qualifiche che permettono di gestire al meglio la crisi di impresa o personale anche quando la verifica fiscale si intreccia con difficoltà patrimoniali.

Cosa può fare concretamente il team Monardo?

  • Analisi dell’atto: verifica della regolarità formale e sostanziale (motivazione, elementi probatori, delega all’accesso, contraddittorio) e valutazione dell’eventuale nullità o illegittimità ai sensi dell’art. 42 del DPR 600/1973 ;
  • Memorie difensive e contraddittorio: predisposizione delle osservazioni da inviare entro 60 giorni nel contraddittorio preventivo previsto dall’art. 6‑bis dello Statuto dei diritti del contribuente ;
  • Ricorso e sospensione: presentazione di ricorso innanzi alla Corte di giustizia tributaria e richiesta di sospensione dell’esecuzione ex art. 47 del decreto legislativo 546/1992;
  • Trattative e piani di rientro: negoziazione con l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia Entrate‑Riscossione per accordi di saldo e stralcio, definizioni agevolate e piani di rateazione;
  • Soluzioni giudiziali e stragiudiziali: accesso a strumenti alternativi come rottamazione, definizione agevolata delle liti pendenti, conciliazione giudiziale e, quando necessario, procedure di composizione negoziata della crisi d’impresa e sovraindebitamento.

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1. Contesto normativo e giurisprudenziale dell’accertamento fiscale

1.1 Fonti normative fondamentali

Per comprendere come difendersi da un accertamento fiscale occorre analizzare le principali fonti normative che disciplinano la fase dell’accertamento, le garanzie del contribuente e gli strumenti di riscossione.

Norma/ProvvedimentoContenuto essenzialeRilevanza per il promotore finanziario
Art. 42 DPR 600/1973 – Avviso di accertamentoL’avviso deve indicare le basi imponibili, l’imposta netta e la motivazione. Se la motivazione si fonda su atti non conosciuti dal contribuente, questi devono essere allegati, pena nullità .Verificare sempre che l’atto contenga gli elementi essenziali e che gli allegati richiamati siano stati notificati: in mancanza è possibile eccepire la nullità.
Art. 32 DPR 600/1973 – Poteri degli UfficiL’Agenzia può eseguire indagini bancarie e presumere come reddito i versamenti e prelevamenti non giustificati superiori a 1 000 € giornalieri o 5 000 € mensili .Il promotore deve essere pronto a dimostrare l’origine delle movimentazioni bancarie (provvigioni, rimborsi, anticipazioni, ecc.), altrimenti l’amministrazione può qualificarle come reddito sottratto a imposizione.
Art. 6‑bis Statuto del contribuente (L. 212/2000)Introdotto dal D.Lgs. 219/2023, stabilisce che tutti gli atti autonomamente impugnabili devono essere preceduti da contraddittorio: l’Ufficio invia un progetto di atto al contribuente, il quale ha 60 giorni per presentare osservazioni; la decisione finale deve motivare l’accoglimento o il rigetto delle eccezioni .Il contraddittorio è un diritto fondamentale: se manca o se l’atto definitivo non motiva le osservazioni, l’avviso è annullabile.
DM 24 aprile 2024Individua gli atti esclusi dal contraddittorio: accertamenti automatici o sostanzialmente automatizzati, liquidazioni di controllo formale, atti di recupero basati su dati di banche dati, ruoli e cartelle di pagamento .Se il promotore riceve un atto rientrante tra quelli esclusi, non può invocare il contraddittorio; è però possibile verificare se l’atto sia realmente automatizzato o se richieda una valutazione sostanziale.
Art. 7‑bis D.L. 39/2024Norma di interpretazione autentica: chiarisce che l’obbligo di contraddittorio non si applica agli atti di recupero di crediti d’imposta inesistenti (es. bonus ricerca e sviluppo inesistenti), mentre per i crediti non spettanti è necessario il contraddittorio se l’atto non è automatizzato .Nella pratica dei promotori finanziari, ciò riguarda eventuali contestazioni su crediti d’imposta.
DM 7 maggio 2024 (Redditometro)Reintroduce il redditometro, identificando elementi indicativi della capacità contributiva e definendo la metodologia per stimare il reddito del contribuente mediante spese, risparmi e investimenti .Il promotore potrebbe essere assoggettato a un accertamento sintetico; è fondamentale conoscere le categorie di spesa e dimostrare che tali spese sono finanziate da redditi esenti o risparmi .
Art. 13‑bis Statuto del contribuente (introdotto da D.L. 84/2025 – L. 108/2025)Dall’agosto 2025 l’autorizzazione e i verbali di accesso devono indicare e motivare le circostanze e le esigenze di indagine che giustificano l’accesso . Ciò deriva dalla sentenza “Italgomme” della CEDU che equipara il domicilio professionale a quello privato.Qualsiasi accesso nei locali del promotore (ufficio o abitazione con uso promiscuo) deve essere motivato: in caso contrario i documenti acquisiti non sono utilizzabili .
Art. 4 D.Lgs. 74/2000 – Dichiarazione infedelePunisce con reclusione da due a quattro anni e sei mesi chi, con l’intento di evadere, indica elementi attivi inferiori o passivi fittizi per oltre 100 000 € o il 10 % del reddito dichiarato .Se l’accertamento fiscale evidenzia profili penali (dichiarazione infedele o omessa), il promotore può essere imputato; occorre valutare la causa di non punibilità per pagamento del debito e interessi.
Legge 197/2022 e successive proroghe – Rottamazione-quaterIntroduce la definizione agevolata dei carichi affidati agli agenti della riscossione dal 2000 al 2022, cancellando sanzioni e interessi. Le scadenze per il pagamento rateale sono state fissate fino al 9 dicembre 2025 (tolleranza di 5 giorni).Permette al promotore di estinguere debiti iscritti a ruolo con abbattimento degli oneri accessori; fondamentale rispettare le scadenze per non decadere dalla rottamazione.
Legge 3/2012 e D.Lgs. 14/2019 – SovraindebitamentoRegolano le procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento: piano del consumatore, accordo di ristrutturazione dei debiti, liquidazione controllata e esdebitazione.Offre al promotore sovraindebitato la possibilità di ridurre o cancellare i debiti, compresi quelli fiscali, mediante un piano approvato dall’OCC e omologato dal tribunale.

1.2 Evoluzione giurisprudenziale recente

La Corte di Cassazione ha definito nel tempo i contorni di molti istituti in tema di accertamento. Alcune pronunce recenti sono particolarmente rilevanti per i promotori finanziari e per chi opera con conti personali e familiari:

  • Motivazione e onere della prova – Con ordinanza n. 17573/2024 la Cassazione ha ribadito che l’atto di accertamento è legittimo se la motivazione è autosufficiente; se rinvia ad altri documenti, solo l’assenza degli atti allegati o la mancata riproduzione degli elementi essenziali comporta nullità . Il contribuente che eccepisce la mancanza di motivazione deve dimostrare quali elementi non ha potuto contestare.
  • Presunzioni bancarie – La Cassazione ha chiarito che le movimentazioni sui conti del coniuge o del familiare possono essere attribuite al contribuente se emergono elementi presuntivi legati alla comunanza familiare e ai flussi economici; l’assenza di autorizzazione alle indagini bancarie non determina l’invalidità dell’accertamento se non vi è pregiudizio .
  • Diligente controllo del consulente – In ordinanza n. 25158/2024 la Suprema Corte ha affermato che, per escludere la sanzione a seguito di una dichiarazione infedele predisposta dal commercialista, il contribuente deve dimostrare di avere vigilato sull’operato del professionista . Il promotore, quindi, non può delegare completamente la gestione fiscale al consulente senza controllo.
  • Valore indiziario delle dichiarazioni – Con ordinanza n. 41/2024 si è precisato che le dichiarazioni rese da terzi nel corso di verifiche fiscali hanno valore solo indiziario e devono essere corroborate da ulteriori elementi probatori; è ammessa la cosiddetta “presunzione a catena” purché la prima presunzione sia fondata su fatti conosciuti .
  • Accesso in locali promiscui – L’ordinanza n. 28338/2025 (Cassazione) ha chiarito che l’uso promiscuo di un locale non può essere desunto dalla sola presenza di una porta che collega l’abitazione all’ambiente professionale: occorre dimostrare che il passaggio rende effettivo e agevole l’utilizzo promiscuo; questo aspetto incide direttamente sulla legittimità dell’accesso e sull’utilizzabilità dei dati raccolti .
  • Motivazione dell’accesso – La stessa pronuncia è stata preceduta dalla riforma del 2025 che, in linea con la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (caso “Italgomme”), pretende che l’autorizzazione all’accesso e i verbali indichino le effettive esigenze di indagine e controllo .
  • Recupero di crediti d’imposta – Una circolare del MEF del 2024, in attuazione dell’art. 7‑bis del D.L. 39/2024, distingue tra recupero di crediti inesistenti (esclusi dal contraddittorio) e recupero di crediti non spettanti (che richiedono contraddittorio se l’atto è fondato su valutazioni di merito) .

Nel complesso, queste pronunce rafforzano l’esigenza di motivare gli atti, di rispettare il contraddittorio e di valutare attentamente ogni presunzione o ricostruzione reddituale, offrendo al contribuente, e in particolare ai promotori finanziari, ampi margini per contestare accertamenti illegittimi.

2. Procedura dopo la notifica dell’atto di accertamento: tempi e adempimenti

Il percorso di un accertamento fiscale segue tappe precise. Conoscere tempi, termini e diritti consente di organizzare la difesa in modo tempestivo. Di seguito un’analisi delle principali fasi.

2.1 Dal processo verbale di constatazione all’avviso di accertamento

  1. Avvio della verifica e processo verbale di constatazione (PVC) – La verifica può essere svolta presso i locali dell’impresa o presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate. Qualsiasi accesso nei locali deve essere autorizzato e motivato, indicando le circostanze che giustificano la presenza degli ispettori, come stabilito dall’art. 13‑bis dello Statuto e dalle regole sull’accesso . Durante l’accesso il contribuente ha il diritto di essere informato delle ragioni della verifica e di farsi assistere da un professionista .
  2. Contraddittorio preventivo – Se la verifica evidenzia irregolarità, l’ufficio invia al contribuente una comunicazione di proposta di accertamento. L’atto, introdotto dall’art. 6‑bis, contiene la motivazione, i rilievi e consente al contribuente di presentare memorie difensive entro 60 giorni . È fondamentale rispettare questo termine: il mancato invio delle osservazioni può precludere molte eccezioni future.
  3. Esito del contraddittorio – L’Agenzia delle Entrate deve esaminare le memorie del contribuente e motivare le ragioni dell’accoglimento o del rigetto. L’eventuale silenzio o il mancato esame comportano l’annullabilità dell’atto definitivo.
  4. Avviso di accertamento – Dopo il contraddittorio, l’ufficio emette l’avviso di accertamento. Esso deve contenere la quantificazione dell’imposta, la descrizione dei fatti contestati, le norme applicate e la motivazione. Se richiama altri documenti, questi devono essere allegati o riprodotti nei loro elementi essenziali, altrimenti l’atto è nullo . Le notifiche devono essere effettuate secondo le regole del Codice di procedura civile (consegna a mani, raccomandata, PEC) e all’indirizzo fiscale del contribuente.
  5. Rateizzazione bonaria o accertamento con adesione – Prima di ricevere l’avviso definitivo è spesso possibile ricorrere a strumenti deflativi: l’accertamento con adesione consente di definire le contestazioni con una riduzione delle sanzioni del 50 %, mentre le comunicazioni di irregolarità (c.d. “avvisi bonari”) permettono di pagare entro 30 giorni con sanzioni ridotte. Queste opzioni sono particolarmente vantaggiose quando le prove dell’Agenzia sono solide.

2.2 Notifica dell’avviso e scadenze per impugnare

Una volta notificato l’avviso di accertamento, il promotore finanziario deve decidere rapidamente se impugnare o aderire:

  • Termine di 60 giorni per il ricorso – Ai sensi dell’art. 21 del decreto legislativo 546/1992, il ricorso deve essere proposto entro 60 giorni dalla notifica dell’atto. L’eventuale contraddittorio non sospende questo termine, salvo che l’atto venga notificato prima della scadenza del contraddittorio.
  • Pagamento entro 60 giorni per evitare l’iscrizione a ruolo – Se il contribuente non vuole impugnare, può pagare l’intero dovuto entro 60 giorni, beneficiando di sanzioni ridotte ad 1/3 (art. 15 del D.Lgs. 218/1997). Il pagamento estingue il debito e impedisce ulteriori aggravi.
  • Richiesta di sospensione – Contestualmente al ricorso, è possibile chiedere alla Corte di giustizia tributaria la sospensione dell’esecuzione, dimostrando il periculum in mora (pericolo di danno grave e irreparabile) e il fumus boni iuris (presenza di fondati motivi). La sospensione evita che l’Agenzia Entrate‑Riscossione avvii pignoramenti, ipoteche o fermi amministrativi durante il processo.

2.3 La fase contenziosa davanti alla Corte di giustizia tributaria

L’iter del contenzioso tributario comprende:

  1. Deposito del ricorso – Il ricorso deve contenere i dati del contribuente, l’indicazione dell’atto impugnato, i motivi di diritto e di fatto, le prove, la richiesta di annullamento e la nomina del difensore. Per importi superiori a 3 000 € è obbligatorio il patrocinio di un avvocato o di un dottore commercialista.
  2. Costituzione in giudizio – Entro 30 giorni dalla notifica del ricorso, il contribuente deve depositarlo presso la segreteria della Corte di giustizia tributaria, corredato degli allegati e della prova di notifica. L’Agenzia delle Entrate si costituisce entro 60 giorni.
  3. Fase istruttoria – Le parti possono chiedere la discussione con trattazione scritta o orale; la Corte può disporre la produzione di documenti, l’esame di testimoni, consulenze tecniche. Le pronunce recenti limitano l’utilizzabilità delle dichiarazioni di terzi come prova piena .
  4. Sentenza e impugnazione – La Corte decide con sentenza motivata che può essere appellata entro 60 giorni innanzi alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado. È poi ammesso il ricorso per cassazione per violazione di legge.

2.4 Riscossione a seguito dell’accertamento

Se l’accertamento diventa definitivo o se il ricorso viene rigettato, si procede alla iscrizione a ruolo e alla riscossione coattiva. Il promotore riceve una cartella di pagamento dalla Agenzia Entrate‑Riscossione. Le somme possono essere riscosse mediante:

  • Pignoramento mobiliare o immobiliare – L’Agente della riscossione può pignorare conti correnti, quote di provvigioni future, immobili o autoveicoli; per i professionisti la norma consente il pignoramento di max 1/10 delle provvigioni quando sono l’unica fonte di reddito.
  • Ipoteca – Se il debito supera 20 000 € l’Agenzia può iscrivere ipoteca sugli immobili di proprietà.
  • Fermo amministrativo – È l’atto di blocco dei veicoli intestati al debitore. Il fermo non richiede l’autorizzazione del giudice e rende impossibile la circolazione.

In presenza di gravi e comprovate difficoltà economiche, è possibile chiedere un piano di rateizzazione fino a 72 rate mensili o, in casi eccezionali, fino a 120 rate. L’Avv. Monardo può seguire le pratiche per ottenere la dilazione e per sospendere i pignoramenti in corso.

3. Difese e strategie legali per il promotore finanziario

Ogni accertamento deve essere analizzato nei dettagli per individuare l’eventuale vizio di legittimità o di merito. Di seguito le principali linee difensive che l’avvocato può proporre.

3.1 Vizi formali e violazioni del contraddittorio

  1. Mancanza o difetto di motivazione – L’avviso deve contenere la descrizione dei fatti, le fonti probatorie e la qualificazione giuridica; se l’amministrazione rinvia a documenti non conosciuti, deve allegarli . La Cassazione ritiene che l’atto è nullo solo se il contribuente dimostra quali elementi essenziali gli sono stati preclusi .
  2. Omissione del contraddittorio – Dopo l’introduzione dell’art. 6‑bis, la mancata comunicazione del progetto di accertamento e l’assenza di contraddittorio determinano l’annullabilità. La pronuncia Sezioni Unite 21271/2025 e il principio della “prova di resistenza” evidenziano che l’accertamento resta valido se il contribuente non prova che avrebbe potuto fornire elementi decisivi . È quindi necessario predisporre memorie dettagliate per dimostrare l’effettivo pregiudizio.
  3. Accesso non motivato – Dal 3 agosto 2025 gli atti autorizzativi e i verbali devono indicare le circostanze e le esigenze di indagine . In mancanza, si può eccepire l’illegittimità dell’accesso e l’inutilizzabilità dei documenti acquisiti. Inoltre, nei locali promiscui la Cassazione ha precisato che non basta la semplice presenza di una porta che unisce casa e studio per legittimare l’accesso .
  4. Autorizzazione alle indagini bancarie – L’autorizzazione del direttore dell’Ufficio, richiesta per le indagini bancarie, non deve essere necessariamente allegata all’atto, ma la sua assenza rileva solo se causa un reale pregiudizio . Tuttavia è opportuno verificare che sia stata effettivamente rilasciata e che le indagini abbiano rispettato i limiti di art. 32 DPR 600/1973.

3.2 Difese di merito: presunzioni bancarie e redditometro

  1. Giustificazione dei versamenti bancari – L’art. 32 DPR 600/1973 consente di presumere come reddito i versamenti non giustificati superiori a 1 000 € al giorno o 5 000 € al mese . Il promotore deve conservare documentazione che dimostri che le somme derivano da fonti non imponibili (rimborsi spese, anticipazioni, movimentazioni tra conti, restituzioni di capitale) e predisporre una dettagliata ricostruzione.
  2. Prelevamenti e ricavi non registrati – I prelievi possono essere considerati ricavi solo per gli imprenditori (non per i professionisti); tuttavia, un uso improprio dei conti personali o familiari può esporre a presunzioni di reddito occulto. Meglio utilizzare conti dedicati all’attività professionale e descrivere le movimentazioni.
  3. Redditometro e accertamento sintetico – Con il DM 7 maggio 2024 è stato reintrodotto il redditometro che calcola un reddito presunto sulla base delle spese effettive e della propensione al risparmio . Per contestarlo è necessario dimostrare che le spese sono finanziate da risorse esenti o già tassate e non da redditi non dichiarati . L’Avv. Monardo può predisporre una memoria difensiva che illustri la provenienza delle somme.

3.3 Strategie di definizione e strumenti deflativi

  1. Accertamento con adesione – Consente di chiudere la contestazione prima del contenzioso, con riduzione delle sanzioni del 50 %. Il promotore può proporre integrazioni di fatture o proventi non dichiarati per evitare sanzioni penali. Per avviare la procedura occorre presentare istanza entro 30 giorni dalla notifica dell’avviso.
  2. Acquiescenza e pagamento rateale – Per importi non contestabili conviene valutare l’acquiescenza con pagamento entro 60 giorni, beneficiando della riduzione delle sanzioni ad 1/3.
  3. Conciliazione giudiziale – In fase di contenzioso, le parti possono definire la lite con riduzione delle sanzioni del 40 % (in primo grado) o del 50 % (in appello). La conciliazione produce lo stesso effetto della sentenza.
  4. Autotutela – Anche successivamente all’emissione dell’accertamento, l’Agenzia può annullare d’ufficio l’atto in caso di evidente illegittimità o errore di calcolo. L’avvocato può presentare un’istanza motivata e allegare documentazione.

3.4 Strumenti di riscossione agevolata: rottamazione e definizione agevolata

  1. Rottamazione‑quater (Legge 197/2022) – Prevede l’estinzione dei carichi affidati alla riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022 senza pagare sanzioni, interessi e aggio. I contribuenti devono corrispondere solo capitale e spese di notifica. Le rate residue di rottamazione quater scadono il 30 novembre 2025, con un margine di tolleranza di cinque giorni (9 dicembre 2025); la decadenza comporta la perdita dei benefici.
  2. Legge 15/2025 (nuova riapertura dei termini) – La legge di conversione del decreto‑legge 202/2024 ha riaperto i termini per aderire alla rottamazione per chi era decaduto dalle precedenti rate; i contribuenti possono riprendere i pagamenti presentando domanda entro il 30 aprile 2025.
  3. Definizione agevolata delle liti pendenti – Le controversie fiscali pendenti possono essere definite pagando una percentuale dell’imposta in base al grado di giudizio. È un’opportunità per chi ha contenziosi arretrati.
  4. Stralcio parziale e saldo e stralcio – In casi di grave e comprovata difficoltà economica è possibile chiedere un saldo e stralcio dei debiti per imposte non pagate, con cancellazione integrale di sanzioni e interessi.

3.5 Procedure di composizione della crisi e sovraindebitamento

Quando i debiti fiscali sono insostenibili, il promotore finanziario può ricorrere alle procedure di sovraindebitamento previste dalla Legge 3/2012 e dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Le principali opzioni sono:

  • Piano del consumatore – È rivolto a persone fisiche e professionisti; permette di proporre un piano di ristrutturazione senza l’assenso dei creditori. Una volta omologato, vincola l’amministrazione finanziaria e prevede la possibilità di falcidiare il debito.
  • Accordo di ristrutturazione dei debiti – Richiede l’approvazione di almeno il 60 % dei creditori. È utile se esiste un patrimonio da preservare e un flusso di entrate stabile.
  • Liquidazione controllata – Consente di vendere i beni del debitore per soddisfare i creditori in un’unica procedura sotto il controllo del giudice. È indicata quando non si prevedono entrate sufficienti per un piano di rientro.
  • Esdebitazione del sovraindebitato incapiente – Prevede la cancellazione totale dei debiti residui per chi non possiede beni o redditi sufficienti. È una misura estrema ma risolutiva per ripartire da zero.
  • Composizione negoziata della crisi d’impresa – Introdotta dal D.L. 118/2021, consente all’imprenditore in stato di crisi di richiedere la nomina di un esperto indipendente che lo assista nelle trattative con i creditori, restando in continuità aziendale . Questa procedura si applica alle società di consulenza finanziaria che abbiano dipendenti o che realizzino volumi d’affari consistenti.

L’Avv. Monardo, quale gestore della crisi e professionista fiduciario di OCC, può accompagnare il cliente in queste procedure, predisponendo piani sostenibili e negoziando con l’Agenzia delle Entrate per ottenere la falcidia dei debiti fiscali.

4. Errori comuni da evitare e consigli pratici

  1. Ignorare la comunicazione di constatazione – Molti promotori trascurano la prima comunicazione ritenendola non vincolante. In realtà è proprio con il contraddittorio che si possono far valere prove e argomenti; non rispondere comporta la perdita di un’opportunità preziosa.
  2. Affidarsi ciecamente al consulente – La Cassazione ha chiarito che il contribuente risponde delle dichiarazioni infedeli se non controlla l’operato del professionista . È quindi opportuno verificare i dati trasmessi e conservare la documentazione.
  3. Tenere conti promiscui – L’utilizzo dello stesso conto per spese personali e professionali genera presunzioni di reddito occulto. Aprire conti dedicati all’attività professionale evita contestazioni.
  4. Non raccogliere le prove – Per giustificare versamenti o spese è fondamentale conservare contratti, fatture, estratti conto, email. Senza documenti non è possibile ribaltare le presunzioni.
  5. Sottovalutare i termini – Ogni fase (contraddittorio, ricorso, pagamento) ha termini decadenziali. Perderli significa perdere i diritti. Occorre calendarizzare le scadenze e farsi assistere da un professionista.
  6. Cedere a presunte soluzioni “fai da te” – C’è il rischio di cedere a servizi non autorizzati che promettono la cancellazione del debito con metodi illegittimi. Affidarsi a professionisti accreditati e a procedure legali è l’unica strada sicura.
  7. Non valutare le conseguenze penali – Se l’evasione supera certe soglie (100 000 € o 10 % del reddito), si rischia il reato di dichiarazione infedele . È quindi necessario sanare la posizione prima che parta l’informativa penale.

5. Tabelle riepilogative

5.1 Principali termini e strumenti difensivi

Fase/strumentoTermini e requisiti principaliBenefici per il contribuente
Contraddittorio preventivo60 giorni dalla ricezione della proposta di accertamento ; non si applica ad atti automatizzati o di recupero di crediti inesistenti .Possibilità di fornire prove e spiegazioni prima dell’avviso definitivo; annullamento dell’atto in caso di mancato contraddittorio.
Ricorso tributarioRicorso entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso; costituzione in giudizio entro 30 giorni; possibilità di sospensione dell’esecuzione.Contestazione dell’atto davanti alla Corte di giustizia tributaria; eventuale riduzione o annullamento dell’imposta.
Accertamento con adesioneIstanza entro 30 giorni dalla notifica dell’avviso; conclusione entro 90 giorni.Riduzione delle sanzioni del 50 %; definizione rapida del contenzioso.
Definizione agevolata (rottamazione)Domanda nei termini previsti dalla legge; pagamento delle rate entro le scadenze (ultimo pagamento entro 9 dicembre 2025).Eliminazione di sanzioni e interessi; rateizzazione del capitale; sospensione delle procedure esecutive.
SovraindebitamentoRicorso all’OCC e presentazione del piano; nomina del gestore della crisi; omologa del tribunale.Possibilità di ridurre il debito o ottenere l’esdebitazione; sospensione delle azioni esecutive.

5.2 Sanzioni e soglie penali

ViolazioneSogliaSanzione amministrativaSanzione penale
Dichiarazione infedele (art. 4 D.Lgs. 74/2000)Imposta evasa >100 000 € e superiore al 10 % del reddito dichiarato o >2 milioni di € .Sanzione amministrativa dal 90 % al 180 % dell’imposta evasa (art. 1 D.Lgs. 471/1997).Reclusione da 2 a 4 anni e 6 mesi .
Omessa dichiarazione (art. 5 D.Lgs. 74/2000)Mancata presentazione della dichiarazione con imposta evasa >50 000 € (non fornito dalla fonte citata, ma noto per completezza).Sanzione amministrativa dal 120 % al 240 % dell’imposta.Reclusione da 2 a 5 anni.
Mancato pagamento IVA (art. 10‑ter D.Lgs. 74/2000)IVA non versata >250 000 €.Sanzione dal 30 % al 60 %.Reclusione da 6 mesi a 2 anni.
Indebita compensazione (art. 10‑quater D.Lgs. 74/2000)Compensazione indebita >50 000 €.Sanzione dal 100 % al 200 % del credito.Reclusione da 6 mesi a 2 anni (se >50 000 €, fino a 6 anni se >250 000 €).

6. Domande frequenti (FAQ)

1. Cosa devo fare se ricevo una proposta di accertamento per provvigioni non dichiarate?

Controlla innanzitutto che la proposta sia motivata e che indichi dettagliatamente le provvigioni contestate. Presenta memorie difensive entro 60 giorni spiegando l’origine delle somme e allegando i contratti con la banca mandante. Se le provvigioni non sono state incassate o sono state stornate, occorre dimostrarlo con documentazione bancaria e note di credito.

2. Quanto è importante il contraddittorio preventivo?

È fondamentale perché consente di far valere subito le proprie ragioni. L’art. 6‑bis dello Statuto impone all’Agenzia di inviare un progetto di atto e di attendere 60 giorni per le osservazioni . La mancanza di contraddittorio può portare alla nullità dell’avviso, specie se si dimostra che si sarebbero potute fornire prove decisive.

3. Posso impugnare un avviso perché non motivato?

Sì. L’art. 42 DPR 600/1973 prevede che l’avviso deve essere motivato e indicare i documenti su cui si basa; in mancanza o se i documenti non sono allegati, è possibile eccepire la nullità . Tuttavia la Cassazione richiede che il contribuente dimostri quali elementi non sono stati resi disponibili .

4. Come posso giustificare i versamenti sul mio conto personale?

Bisogna dimostrare che derivano da fonti non imponibili o già tassate, ad esempio rimborsi spese, restituzioni di anticipi o movimentazioni tra conti. L’art. 32 DPR 600/1973 consente all’amministrazione di presumere come reddito i versamenti non giustificati , quindi è fondamentale conservare documenti probatori (contratti, email, estratti conto) e presentare una ricostruzione dettagliata nel contraddittorio.

5. L’accesso della Guardia di Finanza nel mio studio è valido se non c’è l’autorizzazione?

Dal 3 agosto 2025 l’autorizzazione all’accesso e i verbali devono indicare le circostanze e le esigenze di indagine . Se mancano o sono generiche, è possibile eccepire la nullità dell’accesso e l’inutilizzabilità dei documenti. Tuttavia la Cassazione ha stabilito che l’assenza di autorizzazione alle indagini bancarie non comporta la nullità se non c’è pregiudizio .

6. Possono entrare in casa mia per un accertamento se ho uno studio domestico?

Solo se esistono motivate esigenze di indagine e se l’uso promiscuo è concreto. La Cassazione 28338/2025 ha chiarito che una semplice porta che collega casa e studio non basta . L’autorizzazione deve descrivere le ragioni dell’accesso e la natura promiscuo del locale.

7. Cos’è il redditometro e come si contesta?

È uno strumento che ricostruisce il reddito presunto sulla base delle spese e del risparmio del contribuente . Per contestarlo occorre dimostrare che le spese sono sostenute con redditi esenti (eredità, indennità, risparmi) o da terzi e che non esistono elementi di evasione .

8. Conviene l’accertamento con adesione?

Se le prove dell’Agenzia sono solide o se si riconosce l’errore, l’accertamento con adesione permette di ridurre le sanzioni del 50 % e di evitare il contenzioso. È utile anche per evitare il rischio di reati tributari, perché il pagamento integra la causa di non punibilità entro i termini previsti.

9. È possibile rateizzare il debito dopo l’avviso?

Sì. La rateizzazione può essere richiesta all’Agenzia Entrate‑Riscossione fino a 72 o 120 rate. In presenza di ipoteche o pignoramenti, la rateizzazione sospende le procedure esecutive. È importante presentare la richiesta prima che vengano avviate misure cautelari.

10. La rottamazione quater riguarda anche i professionisti?

Sì, la rottamazione riguarda tutti i debiti iscritti a ruolo dal 2000 al 2022, comprese le imposte dovute dai professionisti. Le ultime rate devono essere pagate entro novembre/dicembre 2025. Decadere dalla rottamazione significa perdere la cancellazione di sanzioni e interessi.

11. Cosa succede se non presento la dichiarazione?

L’omessa dichiarazione è un reato (art. 5 D.Lgs. 74/2000) punito con reclusione da due a cinque anni. Oltre alle sanzioni amministrative, il promotore rischia la segnalazione all’autorità giudiziaria. In caso di dimenticanza, è possibile presentare la dichiarazione tardiva entro 90 giorni con sanzioni ridotte.

12. Posso utilizzare crediti d’imposta in compensazione senza rischio?

I crediti devono essere certificati e realmente spettanti. L’art. 7‑bis D.L. 39/2024 esclude il contraddittorio per il recupero di crediti inesistenti, mentre per i crediti non spettanti occorre il contraddittorio . Utilizzare crediti inesistenti può integrare il reato di indebita compensazione (art. 10‑quater D.Lgs. 74/2000).

13. Come incide l’affidamento al commercialista?

Secondo la Cassazione, il contribuente non è esonerato da responsabilità se non dimostra di aver vigilato sull’operato del professionista . Conservare email, ricevute e controllare le dichiarazioni inviate è fondamentale per evitare sanzioni.

14. Posso ottenere l’esdebitazione dei debiti fiscali?

Sì, tramite la procedura di sovraindebitamento. Se dimostri di essere un debitore onesto ma incapiente, puoi accedere alla esdebitazione del debitore incapiente, che cancella integralmente i debiti residui. È necessario rivolgersi a un OCC e ottenere l’omologa del tribunale.

15. Cosa succede se non pago le rate della rottamazione?

La rottamazione prevede un margine di tolleranza di cinque giorni per ogni rata; oltre questo termine si decade dai benefici. Tutte le sanzioni e gli interessi originariamente cancellati vengono ripristinati e l’Agenzia Entrate‑Riscossione può riprendere l’esecuzione.

16. È vero che la Guardia di Finanza può acquisire documenti con segreto professionale?

La Cassazione (Ordinanza 17228/2025) ha stabilito che il segreto professionale può essere sacrificato solo se l’autorizzazione indica le specifiche esigenze investigative e se il professionista oppone formalmente il segreto. Diversamente, i documenti acquisiti non possono fondare l’accertamento. Pertanto, se sei promotore finanziario e la tua attività si intreccia con lo studio legale o contabile di altri, verifica sempre la presenza di un’autorizzazione motivata.

17. Come si calcolano imposte e sanzioni in un accertamento?

Supponiamo che venga contestato un reddito non dichiarato di 50 000 € derivante da provvigioni. L’Irpef dovuta può essere calcolata con aliquota media del 30 % (15 000 €). Le sanzioni variano dal 90 % al 180 % (da 13 500 € a 27 000 €). Con l’accertamento con adesione si riducono del 50 % (da 6 750 € a 13 500 €). Se si aderisce alla rottamazione dopo la formazione del ruolo, le sanzioni vengono cancellate e restano solo l’imposta e gli interessi legali.

18. Cos’è la “prova di resistenza”?

È il principio per cui la nullità dell’accertamento per mancato contraddittorio è riconosciuta solo se il contribuente dimostra che, se fosse stato sentito, avrebbe fornito elementi tali da modificare la decisione . Pertanto, la memorie difensive devono contenere argomentazioni e prove concrete.

19. Quali documenti devo allegare al ricorso?

L’atto impugnato, l’eventuale delega professionale, le memorie difensive presentate in contraddittorio, estratti conto, contratti con mandanti, fatture, e qualsiasi documento idoneo a dimostrare la provenienza dei redditi e delle spese. La mancanza di allegati può pregiudicare la prova.

20. È possibile transigere con l’Agenzia delle Entrate dopo la sentenza?

Sì. Dopo la sentenza di primo grado si può proporre la conciliazione giudiziale in appello o accedere alla definizione agevolata delle liti pendenti se la legge riapre i termini. Inoltre, è sempre possibile richiedere l’annullamento in autotutela se emergono errori materiali.

7. Simulazioni pratiche e casi di studio

Caso 1 – Accertamento su provvigioni non dichiarate

Scenario: Un promotore finanziario riceve una proposta di accertamento che imputa redditi non dichiarati per 80 000 € derivanti da provvigioni incassate tramite conto personale. L’Ufficio presume che tutti i versamenti siano reddito imponibile sulla base di art. 32 DPR 600/1973 .

Passaggi difensivi:

  1. Verifica delle comunicazioni: accertarsi che la proposta sia stata preceduta da contraddittorio e che contenga la motivazione dettagliata, con indicazione delle provvigioni.
  2. Raccolta prove: recuperare estratti conto, note provvigionali, fatture, contratti e bonifici per dimostrare la natura delle somme e l’eventuale restituzione di anticipi.
  3. Memoria difensiva: predisporre una memoria entro 60 giorni, spiegando che parte dei versamenti sono rimborsi spese o trasferimenti interni e allegando documenti. Applicare il principio di “prova di resistenza” specificando come la mancanza di contraddittorio avrebbe impedito di dimostrare tali fatti .
  4. Richiesta di accertamento con adesione: se parte delle contestazioni sono fondate, si può chiudere la lite con riduzione delle sanzioni. Si calcola l’imposta (es. 80 000 € × aliquota media 30 % = 24 000 €) e la sanzione ridotta (50 % del 100 % = 12 000 €). Pagando 36 000 € più interessi si evita il contenzioso e la denuncia penale.
  5. Valutare gli effetti penal-tributari: se l’imposta evasa supera 100 000 € (non in questo caso), la dichiarazione infedele diventa reato . In tal caso è fondamentale definire la posizione prima dell’eventuale comunicazione alla procura.

Caso 2 – Redditometro e spese per auto di lusso

Scenario: Un consulente finanziario possiede una vettura di lusso e una barca. L’Agenzia lo sottopone a accertamento sintetico basato sul redditometro 2024, stimando un reddito presunto di 150 000 €. Il contribuente ha dichiarato 60 000 €.

Strategia difensiva:

  1. Richiedere la base di calcolo: l’ufficio deve comunicare come ha determinato la spesa su base ISTAT ed eventuali coefficienti .
  2. Dimostrare fonti non imponibili: il contribuente può provare che l’auto e la barca sono state acquistate con un’eredità o con risparmi. L’art. 38 consente di ridurre il reddito presunto dimostrando che le spese sono finanziate da redditi esenti o da patrimonio .
  3. Contraddittorio e accordo: presentare memorie evidenziando che l’eredità è stata già tassata e fornendo documenti come dichiarazione di successione, estratti conto e atto notarile. Se l’ufficio accoglie le osservazioni, l’accertamento è annullato; altrimenti si può proporre accertamento con adesione o ricorso.
  4. Simulazione: se il redditometro assume una spesa annua di 50 000 € per auto e barca, il reddito presunto è 150 000 €. Dimostrando che 40 000 € provengono da eredità, il reddito presunto scende a 110 000 €. Se si accerta un reddito effettivo di 70 000 €, l’imposta aggiuntiva si calcola sulla differenza (40 000 €) con l’aliquota marginale del 38 %. Le sanzioni si riducono con adesione.

Caso 3 – Sovraindebitamento e esdebitazione di un consulente con debiti fiscali

Scenario: Un promotore finanziario autonomo accumula debiti fiscali e contributivi per 200 000 € a causa di anni di crisi. Non ha più beni significativi né redditi sufficienti.

Soluzione:

  1. Accesso alla procedura di esdebitazione: secondo la Legge 3/2012 e il D.Lgs. 14/2019, è possibile avvalersi della procedura di esdebitazione del debitore incapiente. Occorre dimostrare la buona fede e l’impossibilità di pagare.
  2. Intervento dell’OCC: il professionista monardo, gestore della crisi, predisporrà l’istanza all’OCC competente per la nomina del gestore e la verifica dei requisiti.
  3. Omologa del tribunale: se il giudice omologa il piano, i debiti fiscali saranno cancellati e il consulente potrà ripartire. Nel frattempo, tutte le procedure esecutive sono sospese.

Conclusione

L’accertamento fiscale per un promotore finanziario è una fase delicata che richiede tempestività, precisione e competenza. Le norme recenti (art. 6‑bis e 13‑bis dello Statuto, DM 24/04/2024, DM 07/05/2024 e Legge 108/2025) hanno rafforzato i diritti del contribuente, imponendo motivazioni specifiche, obbligo di contraddittorio e garanzie negli accessi. La giurisprudenza ha chiarito che le presunzioni vanno sorrette da elementi oggettivi e che l’uso promiscuo di conti e locali può esporre a contestazioni ma anche a difese efficaci .

Agire con tempestività consente di sfruttare strumenti deflativi (accertamento con adesione, conciliazione, rottamazione) e di evitare reati tributari. Quando il debito è insostenibile, le procedure di sovraindebitamento offrono la possibilità di ricominciare senza l’oppressione delle cartelle esattoriali. In ogni caso, il supporto di un professionista esperto è fondamentale.

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