Comunicazione Di Irregolarità Per Kraken: Cosa Fare E Difesa Legale

Chi opera su Kraken può ricevere, in qualunque momento, una comunicazione che segnala un'”irregolarità” sul proprio account: una richiesta di documenti aggiuntivi, la sospensione temporanea di un prelievo, oppure l’avviso che l’operatività è stata limitata in attesa di verifiche. Il rischio principale non è la richiesta in sé, ma il fatto che, se gestita male o ignorata, può sfociare nel blocco prolungato dei fondi o nella chiusura del rapporto senza restituzione immediata delle somme. Si tratta di un problema che riguarda sempre più utenti italiani, perché Kraken opera in Europa come prestatore di servizi per le cripto-attività autorizzato ai sensi del Regolamento MiCA, ed è quindi soggetto — come un intermediario bancario — a obblighi di adeguata verifica della clientela e di segnalazione delle operazioni sospette, che possono tradursi in restrizioni operative anche legittime, ma non per questo insindacabili.

Sul piano delle competenze, la materia si colloca all’incrocio fra diritto bancario e finanziario, diritto dei consumatori e disciplina antiriciclaggio: tre ambiti che richiedono di leggere insieme il contratto d’uso della piattaforma, il Decreto Antiriciclaggio (D.Lgs. 231/2007) e il Regolamento MiCA. Lo Studio Monardo affronta questo tipo di controversie avvalendosi del coordinamento di uno staff multidisciplinare operante a livello nazionale in diritto bancario e tributario, che consente di analizzare la comunicazione ricevuta, verificare se la sospensione rispetti i limiti fissati dalla legge e, se necessario, di portare la contestazione fino in sede giudiziale con la continuità di uno stesso impianto difensivo.

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Inquadramento normativo

Sul piano normativo, Kraken opera in Unione Europea tramite l’entità autorizzata ai sensi del Regolamento (UE) 2023/1114 (MiCAR), che dal 1° luglio 2026 costituisce l’unico titolo abilitativo valido per i prestatori di servizi per le cripto-attività (CASP) che servono clienti europei. Va precisato che l’autorizzazione MiCA non esonera l’exchange dagli obblighi antiriciclaggio: al contrario, li rende più stringenti, equiparando il CASP, ai fini della normativa AML, a un intermediario finanziario tradizionale.

La disciplina di riferimento per le “comunicazioni di irregolarità” è quella dettata dal D.Lgs. 231/2007 in materia di adeguata verifica della clientela (artt. 17-30) e di obbligo di astensione (art. 42), a cui si affianca l’art. 41 sulla segnalazione di operazioni sospette. In termini operativi, quando l’exchange non riesce a completare o aggiornare l’adeguata verifica su un cliente — ad esempio perché mancano documenti sulla provenienza dei fondi (Source of Funds) o sull’origine del patrimonio (Source of Wealth) — sorge un obbligo di astensione dall’operazione o dal rapporto, che si traduce nella sospensione dell’operatività fino alla regolarizzazione. La disciplina prevede inoltre, all’art. 23 del medesimo decreto, che le somme eventualmente già ricevute vadano restituite tramite bonifico su un conto indicato dal cliente, qualora non sia stato possibile completare l’adeguata verifica: la sospensione, quindi, non equivale mai a un diritto dell’intermediario di trattenere indefinitamente il denaro del cliente.

Va tenuta distinta, sul piano concettuale, la “comunicazione di irregolarità” (legata a verifiche KYC/AML) dalla segnalazione di operazione sospetta vera e propria (SOS, art. 41 D.Lgs. 231/2007), che l’exchange trasmette all’Unità di Informazione Finanziaria e della quale, per legge, il cliente non viene mai informato: se Kraken cita esplicitamente “attività sospette” o “verifiche di conformità” senza indicare la fonte normativa, ciò non equivale automaticamente a una SOS, ma più spesso a una misura di adeguata verifica rafforzata, che resta contestabile con strumenti diversi da quelli penali. Questa distinzione è la chiave di lettura di ogni comunicazione ricevuta dall’exchange.

Va inoltre considerato il quadro di tutela consumeristica introdotto dal Capo 5 del MiCAR (artt. 102-111), che impone ai CASP procedure trasparenti di gestione dei reclami e regole di condotta verso la clientela, oggetto di ulteriori norme tecniche di attuazione (RTS) in corso di adozione da parte delle autorità europee di vigilanza. In termini operativi, ciò significa che l’utente ha diritto a un canale di reclamo formale presso l’exchange, propedeutico all’eventuale ricorso agli organismi di risoluzione alternativa delle controversie.

Va inoltre precisato che il regime di tutela introdotto dal MiCAR non equivale, sotto il profilo delle garanzie patrimoniali, a quello previsto per i depositi bancari: non esiste, per le cripto-attività detenute presso un CASP, un fondo di garanzia paragonabile al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Ciò che il Regolamento impone, però, è la segregazione patrimoniale dei fondi e delle cripto-attività dei clienti rispetto al patrimonio dell’exchange (art. 70 MiCAR), una regola che assume rilievo diretto proprio nelle ipotesi di sospensione o blocco: le somme e gli asset del cliente restano, anche durante la verifica, patrimonio separato e non aggredibile dai creditori dell’exchange, il che rafforza la posizione del cliente nel pretendere la restituzione una volta esaurita la fase di controllo.

Sul piano procedurale, le norme tecniche di regolamentazione (RTS) previste dall’art. 72 MiCAR per la gestione dei reclami impongono ai CASP di dotarsi di procedure documentate, di registrare ogni reclamo ricevuto e di fornire un riscontro scritto motivato entro tempi definiti dalla propria policy interna, pubblicata sul sito dell’exchange. La disciplina prevede altresì che il cliente debba essere informato, in caso di rigetto del reclamo, della possibilità di rivolgersi agli organismi di risoluzione alternativa delle controversie competenti nello Stato membro in cui l’entità autorizzata ha sede: per Kraken, trattandosi di un’entità autorizzata dalla Banca Centrale d’Irlanda, ciò comporta anche una valutazione preliminare su quale organismo di ADR sia effettivamente competente per il cliente italiano, questione che va sempre verificata caso per caso in base alle clausole contrattuali sulla legge applicabile e sul foro competente.

Requisiti e termini

In termini operativi, la gestione di una comunicazione di irregolarità segue una sequenza di condizioni e scadenze che è essenziale rispettare, perché il mancato riscontro nei tempi indicati è spesso la causa reale del blocco prolungato, più della sostanza della richiesta.

Il primo requisito è la lettura integrale della comunicazione: Kraken indica solitamente il tipo di verifica richiesta (identità, indirizzo, fonte dei fondi, fonte del patrimonio), il canale attraverso cui rispondere (di regola un ticket di assistenza o un modulo dedicato) e un termine, spesso espresso in giorni lavorativi, entro cui fornire riscontro. Va precisato che questo termine, non essendo previsto da una norma di legge specifica ma dalle condizioni contrattuali della piattaforma, ha natura ordinatoria: il suo superamento non estingue automaticamente il diritto del cliente, ma consente all’exchange di prolungare la sospensione o di procedere, in casi più gravi, alla chiusura del rapporto.

Un secondo profilo riguarda il preavviso in caso di recesso dal rapporto. La disciplina bancaria generale, applicata in via analogica ai rapporti con i CASP, prevede un preavviso minimo (di regola 15 giorni per i rapporti a tempo indeterminato) prima che il recesso produca effetto: un termine che, in questo caso, ha natura legale e la cui violazione rende il recesso opponibile come inadempimento contrattuale.

Un terzo profilo è quello del reclamo scritto all’exchange, condizione di fatto necessaria — anche se non sempre formalmente obbligatoria — per accedere successivamente agli organismi di risoluzione alternativa delle controversie in materia bancaria e finanziaria. La prassi delle norme tecniche in materia di reclami dei CASP orienta verso un termine di riscontro di 15-30 giorni, avente natura ordinatoria: decorso inutilmente, il cliente può considerare esaurita la fase di reclamo diretto.

Infine, se il cliente intende adire l’Arbitro Bancario Finanziario o l’Arbitro per le Controversie Finanziarie, il termine di 30 giorni dal rigetto del reclamo (o dalla scadenza del termine di riscontro) è il termine più critico dell’intera procedura, perché condiziona la procedibilità del ricorso; per l’azione giudiziale ordinaria di restituzione delle somme o di risarcimento del danno vale invece il termine di prescrizione ordinaria decennale ex art. 2946 c.c., salvo termini più brevi per specifiche azioni contrattuali. Se rilevante ai fini del calcolo dei termini processuali, si ricorda che la sospensione feriale copre esclusivamente il periodo dal 1° al 31 agosto.

TermineDecorrenzaNaturaConseguenza del mancato rispetto
Riscontro alla richiesta documentale (KYC/SoF/SoW)Notifica dell’exchangeOrdinatoria (contrattuale)Prolungamento della sospensione, rischio di chiusura del rapporto
Preavviso di recesso dal rapportoComunicazione di recessoLegale (minima)Recesso opponibile come inadempimento se non rispettato
Riscontro al reclamo scrittoInvio del reclamo all’exchangeOrdinatoria (prassi RTS)Reclamo si considera respinto tacitamente, via libera all’ADR
Ricorso ABF/ACFRigetto reclamo o scadenza riscontroCondizione di procedibilitàRicorso irricevibile se presentato oltre termine
Azione giudiziale ordinariaRifiuto restituzione sommePrescrizionale (10 anni, art. 2946 c.c.)Estinzione del diritto se non esercitato
Sospensione feriale termini processualiSempre 1-31 agostoSospensione ex legeI termini processuali restano sospesi in questo periodo

Procedura passo-passo

In termini operativi, la difesa contro una comunicazione di irregolarità di Kraken segue una sequenza precisa, che conviene rispettare nell’ordine indicato per non pregiudicare le fasi successive.

  1. Verifica della natura della comunicazione. Occorre stabilire se si tratta di una richiesta di adeguata verifica rafforzata (KYC/SoF/SoW), di una sospensione cautelativa per anomalia di sistema, o di un preavviso di chiusura del rapporto. La qualificazione corretta determina quale disciplina applicare e quali strumenti di tutela sono effettivamente disponibili.
  2. Raccolta della documentazione richiesta. Se la richiesta riguarda la provenienza dei fondi, occorre predisporre in modo ordinato: estratti conto bancari collegati ai depositi, dichiarazioni dei redditi o buste paga se la fonte è reddituale, contratti di compravendita se la provenienza è patrimoniale (ad esempio la vendita di un immobile), documentazione di eventuali eredità o donazioni. Un errore frequente è inviare documentazione parziale o non tradotta, che genera un secondo giro di richieste e allunga i tempi. Se la provenienza riguarda a sua volta cripto-attività trasferite da un altro exchange, conviene allegare anche lo storico delle transazioni (transaction history) del wallet o dell’account di origine, così da ricostruire in modo continuativo la catena di provenienza: una ricostruzione frammentata, con “buchi” temporali non giustificati, è tra le cause più frequenti di ulteriore richiesta documentale da parte dell’exchange.
  3. Organizzazione cronologica e coerenza degli importi. La documentazione va presentata seguendo l’ordine temporale delle operazioni contestate, evidenziando la corrispondenza fra gli importi dichiarati come fonte e gli importi effettivamente movimentati sulla piattaforma: uno scostamento anche modesto, se non spiegato, genera nell’esaminatore automatico o umano dell’exchange un ulteriore livello di verifica, con conseguente allungamento dei tempi di sblocco.
  4. Riscontro entro il termine indicato, con conferma scritta. Va sempre richiesta o conservata una ricevuta dell’invio (numero di ticket, email di conferma), perché in caso di contestazione successiva è l’unico elemento che dimostra il rispetto del termine da parte del cliente.
  5. Richiesta scritta e motivata di chiarimenti, se la comunicazione è generica. Se Kraken si limita a indicare “verifiche di conformità” senza specificare la natura della richiesta, il cliente ha diritto a chiedere per iscritto quale sia esattamente il documento o l’informazione mancante: questa richiesta va sempre formulata per iscritto, mai solo in chat, per costituire prova nella successiva fase di reclamo.
  6. Reclamo formale, se la sospensione si protrae oltre un termine ragionevole senza risposta. Il reclamo va indirizzato al canale ufficiale indicato dalla piattaforma (di regola una funzione “complaints” dedicata, distinta dal supporto ordinario) e deve contenere: i dati identificativi del rapporto, la cronologia delle comunicazioni intercorse, la richiesta specifica (sblocco dei fondi, restituzione, chiusura ordinata del rapporto) e il termine assegnato per la risposta.
  7. Ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario o all’Arbitro per le Controversie Finanziarie, in caso di rigetto o silenzio sul reclamo, per le controversie di natura patrimoniale che non superino le soglie di competenza previste. Si tratta di un organo competente in materia bancaria e finanziaria, davanti al quale non è necessaria l’assistenza di un legale, ma la sua presenza aumenta significativamente la qualità della documentazione prodotta.
  8. Diffida stragiudiziale, con messa in mora formale dell’exchange, quando il blocco riguarda somme di importo rilevante o si protrae senza alcuna giustificazione tecnica plausibile: un punto dove spesso si sbaglia è attendere passivamente, lasciando che il tempo eroda la possibilità di dimostrare l’urgenza della situazione.
  9. Azione giudiziale, dinanzi al giudice ordinario competente per territorio (di regola quello del luogo di residenza o domicilio del consumatore, se il rapporto è qualificabile come rapporto di consumo), per la restituzione delle somme, l’accertamento dell’illegittimità del recesso o del blocco, e il risarcimento del danno da inadempimento contrattuale. L’atto introduttivo deve indicare con precisione l’importo bloccato, la cronologia dei fatti, la violazione contrattuale o normativa contestata e la prova del mancato riscontro alle richieste precedenti.
  10. Eventuale richiesta di provvedimento d’urgenza (art. 700 c.p.c.), quando il blocco dei fondi determina un pregiudizio grave e irreparabile — ad esempio l’impossibilità di far fronte a obbligazioni urgenti — e sussiste il fumus di un comportamento arbitrario dell’exchange, situazione che ricorre più spesso quando il blocco avviene senza alcuna comunicazione o dopo che la documentazione richiesta è stata già fornita.
  11. Gestione della fase esecutiva, qualora l’exchange, condannato o soccombente in sede di ADR, non provveda spontaneamente alla restituzione: in questo caso si aprono gli ordinari strumenti di esecuzione civile, tenendo conto della sede legale estera (spesso in altro Stato membro) dell’entità autorizzata, il che richiede una valutazione preventiva sulla giurisdizione e sulla legge applicabile al contratto.

Verifiche sul campo

Esempio 1. Un utente riceve, il 14 aprile, una richiesta di documentazione sulla fonte dei fondi (Source of Funds) relativa a un prelievo di 23.480 €, con termine di risposta indicato in 10 giorni lavorativi (scadenza 28 aprile). L’utente carica entro il 22 aprile un estratto conto bancario e una dichiarazione dei redditi coerente con l’importo. In assenza di ulteriori richieste, Kraken sblocca il prelievo entro i successivi 5 giorni lavorativi. In questo caso il rispetto tempestivo del termine, unito a documentazione coerente e completa, evita ogni ulteriore fase di reclamo.

Esempio 2. Un diverso utente subisce il blocco di tre prelievi consecutivi, per un totale di 8.750 €, effettuati in 48 ore, con comunicazione di “review” ricevuta il 3 giugno e nessuna richiesta specifica di documenti. Dopo 30 giorni di silenzio (3 luglio), pur avendo l’utente sollecitato per iscritto due volte, l’utente presenta un reclamo formale al canale dedicato di Kraken, assegnando un termine di 15 giorni per la risposta (scadenza 18 luglio). In assenza di riscontro, l’utente può valutare, alternativamente, il ricorso all’Arbitro per le Controversie Finanziarie o una diffida stragiudiziale propedeutica all’azione giudiziale, tenuto conto che l’importo bloccato, pur non elevato, riguarda fondi di cui l’utente aveva già dimostrato la disponibilità tramite lo storico delle transazioni sul conto.

Casi particolari

Al di là della sequenza ordinaria, esistono situazioni che si discostano dalla regola generale e richiedono un approccio differenziato.

Il cliente residente all’estero o con doppia residenza fiscale. Quando l’utente ha trasferito la propria residenza fuori dall’Italia, o mantiene collegamenti con più giurisdizioni, la richiesta di adeguata verifica si complica, perché l’exchange deve valutare il profilo di rischio anche in relazione al Paese di residenza attuale: in questi casi la documentazione da fornire deve dimostrare in modo coerente sia la storia reddituale pregressa sia l’attuale collocazione fiscale, ed è opportuno che la risposta al reclamo espliciti fin da subito questa situazione, per evitare che l’exchange applichi automaticamente parametri di rischio più severi previsti per Paesi terzi ad alto rischio.

Il blocco collegato a un provvedimento dell’Autorità giudiziaria. Se il conto risulta sottoposto a sequestro penale o a un provvedimento di prevenzione patrimoniale, la sospensione non dipende dalla volontà dell’exchange e non è contestabile con gli strumenti ordinari di reclamo: in questi casi occorre agire direttamente sul provvedimento a monte, tramite gli strumenti previsti dal codice di procedura penale o dalla disciplina antimafia, e non contro Kraken.

La comunicazione ricevuta dopo la migrazione da un exchange non autorizzato MiCA. Chi ha trasferito fondi su Kraken provenienti da una piattaforma priva di licenza CASP può ricevere una richiesta di verifica rafforzata sulla provenienza degli asset trasferiti: si tratta di un controllo lecito, previsto dagli obblighi di adeguata verifica continuativa, ma va distinto dal caso di blocco arbitrario, perché la richiesta documentale in questo scenario è tipicamente più stringente e giustificata dal contesto normativo transitorio del MiCAR.

Il conto cointestato o riconducibile a un’attività d’impresa. Quando l’irregolarità riguarda un account collegato a un’attività professionale o societaria, la richiesta di documentazione si estende ai soci o ai titolari effettivi: in questo caso la difesa richiede un coordinamento fra profili contrattuali e profili societari, per evitare che la sospensione si estenda impropriamente a soggetti terzi rispetto al rapporto contrattuale diretto. Occorre inoltre verificare, in questi casi, se l’exchange abbia correttamente individuato il titolare effettivo secondo i criteri del D.Lgs. 231/2007, perché un errore di identificazione soggettiva, non imputabile al cliente, non può giustificare un prolungamento della sospensione a suo carico.

L’irregolarità sollevata in prossimità di un pignoramento o di una procedura esecutiva in corso a carico del cliente. In questa ipotesi la sospensione dell’exchange può sovrapporsi a un’azione di terzi creditori, ed è necessario distinguere con precisione se il blocco derivi da obblighi antiriciclaggio autonomi dell’exchange oppure da un atto di pignoramento presso terzi già notificato: la strategia difensiva cambia radicalmente a seconda dello scenario. In questi casi l’esperienza dell’Avv. Giuseppe Angelo Monardo come cassazionista consente di impostare la contestazione avendo già presente l’intero possibile sviluppo del contenzioso, fino all’eventuale ultimo grado di giudizio.

Un approfondimento sulla differenza fra adeguata verifica e segnalazione sospetta

Va precisato, perché è il punto che genera più ansia negli utenti, che l’adeguata verifica rafforzata e la segnalazione di operazione sospetta rispondono a logiche completamente diverse. La prima è un controllo preventivo e continuativo, previsto dagli artt. 17-30 del D.Lgs. 231/2007, che l’exchange deve svolgere su ogni cliente in base al profilo di rischio, e che può richiedere, in qualsiasi momento del rapporto, un aggiornamento della documentazione già fornita in fase di apertura dell’account. La seconda, disciplinata dall’art. 41 dello stesso decreto, è una comunicazione riservata trasmessa all’Unità di Informazione Finanziaria quando emergono elementi oggettivi e soggettivi che fanno ragionevolmente sospettare un’operazione di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, e per espressa previsione normativa non può mai essere comunicata al cliente, né direttamente né indirettamente, pena la commissione del reato di violazione del divieto di comunicazione (cd. tipping-off).

In termini operativi, questo significa che se Kraken invia una comunicazione esplicita, per quanto generica, che chiede documenti o spiegazioni, quella comunicazione non può mai essere, essa stessa, una segnalazione di operazione sospetta: è per definizione un atto di adeguata verifica, oppure una misura organizzativa interna di compliance, entrambe pienamente contestabili con gli strumenti del reclamo e, se necessario, del contenzioso civile. Il timore, molto diffuso fra gli utenti, di essere stati “segnalati” per riciclaggio semplicemente perché hanno ricevuto una richiesta di verifica documentale è quindi, nella grandissima maggioranza dei casi, infondato, e non deve mai portare a scelte difensive sbagliate, come l’omissione di risposta o l’abbandono del rapporto senza aver prima ottenuto la restituzione delle somme.

La disciplina prevede inoltre, all’art. 42 del D.Lgs. 231/2007, un vero e proprio obbligo di astensione per l’intermediario che non sia in grado di completare l’adeguata verifica, con conseguente divieto di instaurare o proseguire il rapporto: questo obbligo di astensione, però, non è uno strumento discrezionale nelle mani dell’exchange per liberarsi di un cliente sgradito, ma un dovere legale che va esercitato secondo criteri di proporzionalità e ragionevolezza, sindacabili in sede giudiziale qualora si traduca in un pregiudizio sproporzionato rispetto alla reale situazione di rischio.

Casi particolari, seconda parte: la richiesta di chiusura definitiva del rapporto

Un’ipotesi che merita un’attenzione specifica è quella in cui, dopo una fase di sospensione, Kraken comunica direttamente la chiusura definitiva del rapporto, invitando il cliente a indicare un IBAN o un indirizzo di wallet esterno su cui ricevere la restituzione di fondi e cripto-attività. In questo scenario, va precisato che il cliente ha diritto a un termine ragionevole per organizzare il trasferimento, e che l’exchange non può subordinare la restituzione a condizioni ulteriori rispetto a quelle strettamente necessarie per l’identificazione del beneficiario e per il rispetto degli obblighi antiriciclaggio sul canale di destinazione.

Va inoltre segnalato che, quando la chiusura riguarda cripto-attività e non solo somme in valuta corrente, la restituzione può presentare complessità pratiche ulteriori, legate alla volatilità del valore degli asset nel periodo di sospensione: se il blocco si è protratto ingiustificatamente e nel frattempo il valore di mercato delle cripto-attività è diminuito, il cliente può valutare, oltre alla restituzione in natura, anche la richiesta di risarcimento del danno patrimoniale subito per effetto del ritardo, da quantificare in relazione alla differenza di valore fra il momento in cui la restituzione avrebbe dovuto avvenire e il momento in cui è effettivamente avvenuta.

Domande frequenti

Kraken può trattenere i miei fondi indefinitamente durante la verifica? No. La sospensione per adeguata verifica è legittima solo per il tempo necessario a completarla; se l’adeguata verifica non può essere completata, la normativa antiriciclaggio impone la restituzione delle somme tramite bonifico su un conto indicato dal cliente, salvo che intervenga un provvedimento dell’Autorità giudiziaria che disponga diversamente.

Devo preoccuparmi se la comunicazione parla di “segnalazione di operazione sospetta”? Occorre distinguere: la SOS vera e propria, per legge, non viene mai comunicata al cliente. Se Kraken menziona esplicitamente verifiche o richieste documentali, si tratta quasi sempre di adeguata verifica rafforzata, non di una segnalazione all’Unità di Informazione Finanziaria, e resta pienamente contestabile con i normali strumenti di reclamo e di tutela contrattuale.

Posso rivolgermi all’Arbitro Bancario Finanziario per una controversia con un exchange di criptovalute? Sì, in linea di principio, quando il rapporto è qualificabile come rapporto con un intermediario vigilato ai sensi della disciplina bancaria e finanziaria applicabile e la controversia rientra nelle materie di competenza dell’organismo; è comunque opportuno verificare preventivamente la sede legale e il regime di vigilanza dell’entità con cui si è effettivamente contrattualizzato il rapporto.

Quanto tempo ho per agire se Kraken chiude il mio account senza restituire i fondi? Non esiste un termine di decadenza breve per l’azione di restituzione delle somme, che si prescrive nel termine ordinario di dieci anni; è però opportuno agire tempestivamente, perché il ritardo complica la ricostruzione documentale e può essere valutato come elemento contrario nella successiva fase probatoria.

La chiusura dell’account per motivi di conformità mi espone a conseguenze fiscali o penali? La chiusura in sé, motivata da ragioni di conformità AML, non comporta automaticamente conseguenze fiscali o penali a carico del cliente: si tratta di una misura di natura contrattuale e di vigilanza, distinta dall’eventuale, autonomo, accertamento su altri fronti, che segue le proprie regole e i propri presupposti.

Se l’importo bloccato è modesto, conviene comunque agire legalmente? Anche per importi contenuti, il reclamo formale e, se necessario, il ricorso agli organismi di risoluzione alternativa delle controversie restano strumenti utilizzabili senza costi processuali significativi; la scelta di agire in giudizio va invece valutata caso per caso, tenendo conto della proporzione fra l’importo in gioco e l’onere della procedura.

Kraken può chiedermi documenti su operazioni molto risalenti nel tempo? Sì, se la richiesta è collegata a un aggiornamento periodico dell’adeguata verifica o a un’anomalia riscontrata successivamente: la disciplina antiriciclaggio impone controlli continuativi sul rapporto, non limitati al solo momento dell’apertura dell’account, e la circostanza che un’operazione risalga a tempo addietro non esonera il cliente dal fornire i chiarimenti richiesti, salvo che la richiesta risulti manifestamente pretestuosa o sproporzionata rispetto all’operazione contestata.

Che differenza c’è, ai fini della difesa, fra la sospensione di una singola operazione e il blocco dell’intero account? La differenza è sostanziale: la sospensione di una singola operazione lascia intatta la possibilità di operare sul resto del saldo e va normalmente risolta con la sola integrazione documentale, mentre il blocco dell’intero rapporto preclude ogni disponibilità e richiede, se ingiustificato o sproporzionato, una reazione più immediata, che può includere fin da subito il reclamo formale e la valutazione di una diffida, proprio per evitare che l’inerzia sia poi letta come acquiescenza alla misura adottata dall’exchange.

Il quadro giurisprudenziale

Il tema del blocco o della chiusura di rapporti da parte di intermediari vigilati, per ragioni di adeguata verifica antiriciclaggio, è stato affrontato dalla giurisprudenza soprattutto con riferimento ai rapporti bancari, ma i principi elaborati si applicano, per analogia, ai rapporti con i prestatori di servizi per le cripto-attività, oggi equiparati agli intermediari finanziari ai fini della disciplina AML.

  • Cassazione civile, sentenza n. 5415 del 29 febbraio 2024. Ha stabilito che il recesso per giusta causa da un rapporto contrattuale non può essere intimato dall’intermediario senza l’indicazione puntuale della causa che lo sorregge, perché tale indicazione è funzionale a mettere il cliente in condizione di contestare efficacemente la decisione. Il principio si applica per estensione alle comunicazioni generiche di “irregolarità” prive di motivazione specifica.
  • Cassazione civile, ordinanza n. 18229 del 3 luglio 2024. Ha qualificato come illegittimo un recesso improvviso e arbitrario da un rapporto contrattuale, in violazione dei principi di buona fede e correttezza, quando contrasta con le ragionevoli aspettative del cliente circa la disponibilità della provvista.
  • Cassazione civile, ordinanza n. 31693 del 4 dicembre 2025. Ha qualificato come abuso del diritto il recesso con effetto immediato e senza preavviso da un rapporto continuativo, quando determini una sproporzione fra l’interesse dell’intermediario e i rischi estremi provocati al cliente, confermando che anche un recesso formalmente previsto dal contratto resta sindacabile sotto il profilo dell’abuso.
  • Cassazione civile, ordinanza n. 29794 del 19 novembre 2024. Ha chiarito che, pur in presenza di un recesso valido per giusta causa, il danno da esso derivante non è automaticamente presunto (non è “in re ipsa”), ma deve essere specificamente provato dal cliente che lo lamenta.
  • Cassazione civile, ordinanza n. 3116 del 7 febbraio 2025 e ordinanza n. 3653 del 13 febbraio 2025. Confermano l’orientamento secondo cui il recesso dell’intermediario dal rapporto di conto o di apertura di credito deve rispettare i principi generali di correttezza contrattuale, anche quando la clausola di recesso non richieda formalmente una giusta causa.
  • Cassazione civile, sentenza n. 2785 del 4 febbraio 2025. Si inserisce nel medesimo filone, ribadendo che l’esercizio del recesso, pur legittimo nella forma, resta soggetto al sindacato di buona fede oggettiva nell’esecuzione del rapporto.
  • Cassazione civile, sentenza n. 13945 del 2026. Ha affermato che l’inosservanza degli obblighi antiriciclaggio da parte dell’intermediario può rilevare non solo nei rapporti con l’Autorità di vigilanza, ma anche sul piano dei doveri di protezione verso i clienti, con ricadute dirette in termini di responsabilità civile: un principio centrale per chi contesti un blocco protrattosi oltre il necessario o gestito senza la dovuta diligenza informativa.
  • Cassazione civile, ordinanza n. 26555 del 2024. Ha ribadito che l’obbligo di segnalazione di operazioni sospette si fonda su un giudizio oggettivo circa l’idoneità dell’operazione a eludere la disciplina antiriciclaggio, e non richiede la prova di un reato: principio che aiuta a comprendere quali elementi l’exchange possa legittimamente valorizzare per giustificare una richiesta di verifica rafforzata.
  • Corte d’Appello di Roma, sentenza n. 4930 del 2025. Ha precisato che il carattere sospetto di un’operazione va valutato esclusivamente sulla base degli elementi disponibili al momento dei fatti, e non può fondarsi su circostanze emerse solo successivamente: un principio utile per contestare comunicazioni di irregolarità basate su ricostruzioni ex post.
  • Corte d’Appello di Roma, sentenza n. 283 del 16 gennaio 2025. Ha offerto un quadro consolidato sui presupposti dell’obbligo di segnalazione, confermando che le movimentazioni anomale devono presentare indici oggettivi di irregolarità e non semplici caratteristiche formali.
  • Arbitro Bancario Finanziario, Collegio di Roma, decisione n. 8978 del 14 ottobre 2025. Ha ribadito che il recesso da un rapporto di conto, se esercitato nel rispetto del preavviso e dei doveri di correttezza, non richiede una specifica motivazione comunicata al cliente, anche quando motivato da esigenze di adeguata verifica: principio che segna il limite di ciò che resta contestabile e ciò che, invece, rientra nella discrezionalità legittima dell’intermediario.

Il ruolo del contratto d’uso della piattaforma

Va precisato che, accanto alla disciplina antiriciclaggio e al Regolamento MiCA, un ruolo determinante è svolto dalle condizioni generali di contratto accettate al momento dell’apertura dell’account. È in quel documento, infatti, che l’exchange definisce in concreto i propri poteri di sospensione, i termini di preavviso per il recesso, il canale di reclamo e, spesso, la legge applicabile e il foro competente in caso di controversia. In termini operativi, prima di intraprendere qualunque iniziativa di reclamo o di azione giudiziale, è indispensabile verificare il testo aggiornato di queste condizioni, perché le clausole possono essere modificate nel tempo e la versione rilevante è quella in vigore al momento dei fatti contestati, non necessariamente quella attualmente pubblicata sul sito.

Va inoltre precisato che, trattandosi nella maggior parte dei casi di un rapporto qualificabile come rapporto di consumo, trovano applicazione le tutele previste dal Codice del Consumo, in particolare in materia di clausole vessatorie: una clausola che attribuisca all’exchange un potere di sospensione o di recesso privo di qualunque limite temporale o di qualunque obbligo motivazionale può essere valutata, in sede giudiziale, come vessatoria e dunque nulla, con conseguente applicazione della disciplina generale più favorevole al consumatore. Questo profilo, spesso trascurato nella gestione di primo livello del reclamo, diventa centrale quando la controversia si sposta in sede contenziosa, perché consente di contestare non solo il singolo atto di sospensione, ma la stessa clausola contrattuale che lo ha reso possibile.

Sul piano pratico, la verifica delle condizioni contrattuali consente anche di individuare se il rapporto sia stato instaurato con l’entità autorizzata ai sensi del MiCAR o con una diversa società del medesimo gruppo, operante magari in una giurisdizione extraeuropea: una distinzione che, come chiarito dalle stesse autorità di vigilanza europee, incide direttamente sulla disponibilità delle tutele previste dal Regolamento e sulla scelta degli strumenti di tutela effettivamente azionabili dal cliente italiano.

Nel complesso, questo quadro giurisprudenziale, pur formatosi prevalentemente su controversie bancarie tradizionali, offre coordinate applicabili senza forzature ai rapporti con i prestatori di servizi per le cripto-attività: da un lato conferma che l’intermediario conserva un margine di discrezionalità tecnica nella gestione dei controlli antiriciclaggio, non sindacabile nel merito della valutazione di rischio; dall’altro ribadisce, con crescente fermezza, che questa discrezionalità non è mai assoluta, ma resta sempre soggetta al controllo di correttezza, proporzionalità e buona fede, sia nella fase di sospensione sia in quella, eventualmente successiva, di chiusura del rapporto. È proprio in questo spazio di sindacabilità che si colloca la difesa del cliente che riceva una comunicazione di irregolarità priva di adeguata motivazione o gestita con tempi ingiustificatamente dilatati.

Cosa può fare lo Studio Monardo

Di fronte a una comunicazione di irregolarità da Kraken, o a un blocco che si protrae senza risposte adeguate, lo Studio Monardo mette a disposizione un supporto operativo strutturato:

  1. Analizziamo la comunicazione ricevuta, distinguendo se si tratti di una richiesta di adeguata verifica, di una sospensione cautelativa o di un preavviso di recesso, per individuare la disciplina applicabile.
  2. Verifichiamo la coerenza della documentazione richiesta rispetto alla normativa antiriciclaggio, evitando che il cliente fornisca più del dovuto o, al contrario, documentazione insufficiente.
  3. Predisponiamo la richiesta scritta di chiarimenti, quando la comunicazione dell’exchange è generica o priva di riferimenti normativi puntuali.
  4. Rediggiamo il reclamo formale al canale dedicato della piattaforma, curando la ricostruzione cronologica e la richiesta specifica di sblocco o restituzione.
  5. Curiamo il ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario o all’Arbitro per le Controversie Finanziarie, quando il reclamo diretto non ottiene risposta o viene respinto.
  6. Predisponiamo la diffida stragiudiziale con messa in mora, propedeutica a ogni successiva azione giudiziale.
  7. Impostiamo l’azione giudiziale ordinaria per la restituzione delle somme, l’accertamento dell’illegittimità del blocco o del recesso, e il risarcimento del danno, individuando il giudice competente anche in relazione alla sede estera dell’entità autorizzata.
  8. Valutiamo la richiesta di provvedimento d’urgenza, nei casi in cui il blocco determini un pregiudizio grave e non altrimenti riparabile.
  9. Verifichiamo la sovrapposizione con eventuali procedure esecutive o cautelari già pendenti a carico del cliente, per impostare una strategia coerente su entrambi i fronti.
  10. Seguiamo la fase esecutiva della decisione, qualora l’exchange non adempia spontaneamente, con la continuità di un’unica strategia difensiva dalla fase stragiudiziale fino, se necessario, all’ultimo grado di giudizio.

Ognuno di questi strumenti viene calibrato sull’importo effettivamente bloccato e sulla situazione personale del cliente: per le somme di importo contenuto privilegiamo un percorso più snello, incentrato sul reclamo e sull’eventuale ricorso ADR, mentre per le posizioni più rilevanti, o quando il blocco si intreccia con altre vicende patrimoniali del cliente (una procedura esecutiva, una situazione di sovraindebitamento, un contenzioso con altri creditori), impostiamo fin dal principio una strategia coordinata fra i diversi fronti, per evitare che la soluzione di uno di essi pregiudichi gli altri.

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è avvocato cassazionista; coordinatore di uno staff multidisciplinare operante a livello nazionale in diritto bancario e tributario; Gestore della crisi da sovraindebitamento (L. 3/2012) iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia; professionista fiduciario di un OCC (Organismo di Composizione della Crisi); Esperto Negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021.

In una materia come quella delle controversie con exchange e intermediari finanziari, dove la vertenza può richiedere, nei casi più complessi, di arrivare fino all’ultimo grado di giudizio per far valere principi come quelli sull’abuso del recesso o sulla responsabilità civile da inosservanza degli obblighi antiriciclaggio, la qualifica di cassazionista consente di impostare fin dal primo reclamo una strategia coerente con l’intero possibile sviluppo del contenzioso, senza interruzioni di difensore lungo il percorso. A questo si affianca lo staff multidisciplinare composto da avvocati e commercialisti, che lavorano congiuntamente sullo stesso caso quando la controversia intreccia profili contrattuali, bancari e patrimoniali.

Chiusura

In sintesi: una comunicazione di irregolarità di Kraken va sempre letta con attenzione per distinguerne la reale natura, va riscontrata nei tempi indicati con documentazione ordinata e coerente, e, se il blocco si protrae senza giustificazione, va affrontata con gli strumenti graduali del reclamo, dell’ADR bancario e finanziario e, infine, dell’azione giudiziale. Va ribadito che lo Studio Monardo affronta questa materia proprio perché intreccia diritto bancario, tutela del consumatore e disciplina antiriciclaggio, avvalendosi della continuità difensiva propria di un cassacionista e del supporto di uno staff multidisciplinare in grado di seguire l’intera vicenda, dalla prima richiesta di chiarimenti fino all’eventuale contenzioso.

Va infine ricordato che la tempestività resta, in questa materia, l’elemento che più di ogni altro condiziona l’esito della vicenda: una comunicazione di irregolarità gestita nei tempi giusti, con documentazione ordinata e con un interlocutore che segua l’intera pratica dal reclamo fino, se necessario, al giudizio, riduce in modo significativo sia la durata del blocco sia il rischio che la vicenda si trasformi in un contenzioso complesso. Al contrario, l’inerzia o le risposte improvvisate sono, nella pratica, la causa più frequente di un prolungamento ingiustificato della sospensione, e vanno quindi evitate fin dal primo momento in cui la comunicazione viene ricevuta.

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La seconda modalità è la consulenza fisica che è sempre a pagamento, compreso il primo consulto il cui costo parte da 500€+iva da saldare in anticipo. Questo tipo di consulenza si svolge tramite appuntamenti nella sede fisica locale Italiana specifica deputata alla prima consulenza e successive (azienda del cliente, ufficio del cliente, domicilio del cliente, studi locali con cui collaboriamo in partnership, uffici e sedi temporanee) e successiva interlocuzione anche digitale tramite posta elettronica e posta elettronica certificata.
 

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