Pignoramento Compensi Amazon Fba Per Debiti Fiscali: Come Difendersi Legalmente

Aggiornato a luglio 2026 — normativa D.Lgs. 33/2025, DAC7, riforma Cartabia e correttivo 2024


Il nodo giuridico che i venditori Amazon non si aspettano

Hai costruito un business su Amazon FBA. Ordini, spedizioni, campagne pubblicitarie, resi, commissioni: mesi o anni di lavoro che si traducono in un flusso regolare di pagamenti accreditati da Amazon EU S.à r.l. sul tuo conto. Poi, un giorno, Amazon ti comunica che ha ricevuto un atto di pignoramento dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione e che i prossimi pagamenti saranno trattenuti fino a concorrenza del debito iscritto a ruolo.

La domanda che ogni venditore Amazon dovrebbe porsi non è soltanto “come pago?” ma “l’atto è valido? il debito è corretto? esistono vizi procedurali che lo neutralizzano?”

Su questi temi, la giurisprudenza degli ultimi tre anni ha prodotto pronunce di rilievo che ridisegnano il perimetro dei diritti del contribuente e le condizioni di legittimità del pignoramento. Questo articolo le esamina sistematicamente, traducendole in conseguenze operative per chi vende su Amazon FBA e si trova — o teme di trovarsi — nella morsa dell’esecuzione fiscale.

Lo Studio Monardo è specializzato in questa materia perché il pignoramento fiscale sui compensi di un venditore marketplace combina due aree che l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo presidia quotidianamente: il diritto dell’esecuzione civile — con le opposizioni ex artt. 615 e 617 c.p.c. fino all’eventuale ricorso in Cassazione — e il diritto tributario e bancario, che governa la qualifica fiscale dell’attività e-commerce, la validità degli accertamenti a monte e la percorribilità delle definizioni agevolate. La sinergia tra queste competenze è il fattore che, nella pratica, fa la differenza tra un pignoramento subito passivamente e un pignoramento smontato o ridimensionato sul piano tecnico.


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Il quadro normativo in breve: cosa colpisce l’AdER e come ci arriva

Il compenso Amazon FBA come credito verso terzo

I compensi che Amazon eroga ai venditori terzi iscritti alla piattaforma hanno natura di crediti commerciali: si tratta di somme che Amazon — soggetto giuridico distinto dal venditore — deve corrispondere a quest’ultimo come contropartita delle vendite intermediate. Dal punto di vista dell’esecuzione forzata, questi crediti sono pignorabili presso Amazon in qualità di terzo debitor debitoris, secondo il meccanismo dell’espropriazione mobiliare presso terzi disciplinato dagli artt. 543 e ss. c.p.c.

Per l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, la procedura applicabile fino al 26 marzo 2025 era l’art. 72-bis del D.P.R. 602/1973, che disciplina il pignoramento diretto di crediti da parte dell’agente della riscossione con modalità semplificate rispetto all’esecuzione civile ordinaria. Dal 27 marzo 2025, tale procedura è stata riassorbita dall’art. 170 del D.Lgs. 24 marzo 2025 n. 33 (“Testo unico versamenti e riscossione”), che ha riordinato l’intera materia mantenendo la struttura semplificata ma introducendo alcuni aggiornamenti procedurali.

Presupposti dell’azione esecutiva fiscale

Prima di poter procedere al pignoramento, l’AdER deve avere un titolo esecutivo valido — di regola la cartella di pagamento notificata al contribuente — e, se la notifica della cartella risale a più di un anno, deve aver previamente notificato l’avviso di intimazione con un preavviso di cinque giorni. Per i debiti fino a mille euro non si può procedere all’esecuzione prima che siano trascorsi 120 giorni dall’invio di una comunicazione di dettaglio del debito.

Il correttivo al D.Lgs. 164/2024 ha eliminato l’obbligo dell’AdER di notificare al debitore l’avviso di iscrizione a ruolo: l’obbligo di comunicazione permane solo nei confronti del terzo pignorato. Se tale avviso non viene notificato al terzo entro il termine indicato nell’atto, gli obblighi del terzo cessano alla data dell’udienza ivi indicata.

Il ruolo della DAC7 nell’emersione del debito

La questione del pignoramento fiscale sui compensi Amazon non nasce dal nulla: a monte c’è quasi sempre un accertamento tributario fondato sui dati trasmessi da Amazon all’Agenzia delle Entrate ai sensi del D.Lgs. 32/2023, che ha recepito la Direttiva UE 2021/514 (DAC7). Dal 1° gennaio 2023, i gestori di piattaforme digitali — Amazon inclusa — sono obbligati a comunicare annualmente all’Agenzia delle Entrate i dati identificativi e i corrispettivi dei venditori che superano determinate soglie (più di 30 vendite o più di 2.000 euro di ricavi nell’anno). Questi dati, incrociati con i movimenti bancari e le dichiarazioni dei redditi, alimentano i controlli automatizzati e gli avvisi di accertamento.

Il D.L. 19/2024 e la riforma del pignoramento presso terzi

L’art. 25 del D.L. 19/2024 (c.d. “Decreto PNRR”), convertito in L. n. 56/2024, ha introdotto una modifica rilevante all’art. 546 c.p.c.: dal momento della notifica dell’atto di pignoramento, gli obblighi del terzo sono ora limitati all’importo del credito pignorato, con incrementazioni proporzionali per fascia. È stato inoltre introdotto l’art. 551-bis c.p.c., secondo cui il pignoramento perde efficacia dopo dieci anni dalla notifica al terzo, salvo che sia già intervenuta l’ordinanza di assegnazione o l’estinzione della procedura. Queste modifiche, applicabili anche al pignoramento fiscale, aprono spazi difensivi nuovi, soprattutto per i debiti di lunga data.


L’orientamento consolidato: i principi stabili attraverso cui leggere ogni atto di pignoramento

Il credito commerciale del venditore è pignorabile per intero: la lezione delle Sezioni Unite

Il punto di partenza di ogni analisi è la natura dei compensi Amazon: sono crediti commerciali, non emolumenti da lavoro dipendente, non pensioni. La Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 1545/2017, ha fissato il principio — ribadito dalla giurisprudenza successiva — che i crediti di natura commerciale verso terzi sono in linea di principio integralmente pignorabili, senza i limiti della quota del quinto (art. 545 c.p.c.) applicabili agli stipendi. Il venditore Amazon che vende con regolarità, dunque, non può invocare i limiti di pignorabilità pensati per il lavoratore dipendente: i suoi compensi Amazon possono essere aggrediti per l’intero importo dovuto.

Questo dato, che può sembrare negativo, va però letto nel senso corretto: se il titolo esecutivo è valido e il debito è reale, il creditore fiscale ha leva piena. Ma se il titolo presenta vizi — nella notifica della cartella, nel calcolo del debito, nella qualifica dell’attività — la difesa può colpire alla radice il diritto di procedere.

In altre parole, se ti trovi in questa situazione: la questione non è arginare il pignoramento sul piano quantitativo ma verificare se il diritto di procedere esiste nella sua interezza.

La pignorabilità dei crediti futuri: Amazon paga ogni mese, il vincolo si estende

Un secondo principio consolidato riguarda i crediti futuri. La Cassazione ha più volte ammesso il pignoramento di crediti futuri collegati a un rapporto in corso e determinabili, quando il rapporto obbligatorio tra debitore e terzo è già esistente. Per il venditore Amazon FBA, questo significa che l’AdER può vincolare non solo le somme presenti nel portafoglio Amazon al momento della notifica, ma anche quelle che matureranno dai successivi cicli di pagamento, nella misura necessaria a soddisfare il credito pignorato. La Cassazione, con l’ordinanza n. 28520/2025, ha esteso lo stesso principio ai conti correnti bancari, stabilendo che il pignoramento copre anche le somme accreditate nei 60 giorni successivi alla notifica: il medesimo ragionamento si applica ai crediti su piattaforme di pagamento periodico.

Il vincolo si estende dunque temporalmente, non soltanto al saldo presente. Un account Amazon con flussi mensili regolari può essere paralizzato per mesi.

La giurisdizione sulle opposizioni: il bivio cruciale

La terza questione di orientamento consolidato riguarda il riparto di giurisdizione. Le Sezioni Unite, con l’ordinanza n. 7822/2020, hanno tracciato la mappa:

  • I vizi che attengono alla pretesa fiscale fino alla notifica della cartella (errori di calcolo, inesistenza del debito, nullità dell’accertamento a monte) spettano alla giurisdizione tributaria: ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria di I grado;
  • I vizi successivi alla notifica della cartella (prescrizione maturata dopo la notifica, pagamento intervenuto, vizi formali del pignoramento in sé) spettano alla giurisdizione ordinaria: opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. davanti al Tribunale.

Per il venditore Amazon che ha ricevuto il pignoramento senza aver mai contestato l’avviso di accertamento, la finestra dell’opposizione davanti al giudice tributario è in genere chiusa. Ma la finestra dell’art. 615 c.p.c. può essere ancora percorribile se esistono fatti estintivi successivi (prescrizione del credito, pagamenti, sanatorie decadute, vizi formali dell’atto esecutivo).


Le questioni aperte: tre nodi controversi che i giudici stanno ancora definendo

Prima questione aperta: la qualifica dell’attività FBA come “impresa” — la Cassazione ha deciso?

La questione come la porrebbe ogni venditore

“Ho venduto su Amazon FBA per tre anni senza aprire la partita IVA, pensando di non superare la soglia. Ora l’Agenzia mi ha accertato IRPEF e IVA come se fossi un imprenditore. È giusto? E se il debito a monte è contestabile, il pignoramento che ne deriva è a sua volta attaccabile?”

Cosa hanno deciso i giudici

La risposta è netta. Con la sentenza n. 7552 del 21 marzo 2025, la Corte di Cassazione ha affrontato un caso-simbolo: un contribuente che aveva effettuato oltre 1.600 vendite di scarpe in due anni su una piattaforma marketplace. La Suprema Corte ha confermato che la serialità e continuità delle cessioni costituiscono indice sufficiente di professione abituale e quindi di reddito d’impresa ai fini IRPEF e ai fini della soggettività passiva IVA (art. 55 TUIR; art. 4 D.P.R. n. 633/1972; art. 2195 c.c.), senza che occorra dimostrare un’autonoma organizzazione — requisito rilevante solo per IRAP. Sono state ritenute legittime le presunzioni bancarie (artt. 32 D.P.R. n. 600/1973; 51 D.P.R. n. 633/1972) e la motivazione per relationem degli avvisi.

In senso conforme, la C.G.T. di I grado di Torino n. 1101/01/2024 aveva già affermato che per configurare il reddito d’impresa è irrilevante l’assenza di autonoma organizzazione, bastando la professione abituale ai sensi dell’art. 55 TUIR. Nella stessa direzione, Cass. n. 6874/2023 aveva ribadito che la qualifica di imprenditore fiscale prescinde dalla partita IVA.

Se c’è contrasto

Resta discusso il confine tra attività occasionale e abituale quando le vendite sono numericamente modeste ma distribuite su più anni, o quando il venditore dimostra di aver ceduto prevalentemente beni personali. In questi casi specifici, l’orientamento prevalente lascia margine alla prova contraria da parte del contribuente.

Cosa significa per te

Se l’accertamento tributario a monte del pignoramento è basato su una qualifica come “imprenditore” che non reggeva nel tuo caso concreto — perché le vendite erano occasionali, sporadiche, relative a beni propri — il debito iscritto a ruolo è contestabile davanti alla Corte di Giustizia Tributaria. La finestra giudiziale può essere chiusa se non hai impugnato l’avviso nei sessanta giorni, ma possono ancora essere percorribili la mediazione tributaria, l’accertamento con adesione o le definizioni agevolate (rottamazione-quinquies, concordato preventivo biennale). La strategia dipende dall’entità del debito e dallo stadio raggiunto dalla procedura.

Seconda questione aperta: quando è possibile l’opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. contro il pignoramento dei compensi Amazon?

La questione come la porrebbe ogni venditore

“L’AdER ha pignorato i miei pagamenti Amazon. La cartella di pagamento risale a quattro anni fa e da allora non ho ricevuto altri atti. Il debito si è prescritto? Posso ancora fare qualcosa?”

Cosa hanno deciso i giudici

Sì: la Cassazione con le ordinanze n. 13300, 13304 e 13306/2024 — e in modo ancor più esplicito con l’ordinanza n. 18152 del 2 luglio 2024 — ha chiarito che la contestazione della prescrizione del credito maturata dopo la notifica della cartella è motivo di opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. proponibile senza limiti temporali, salvo il solo limite dell’interesse ad agire. Il principio è che si contesta non un vizio formale degli atti della riscossione, ma l’esistenza stessa del credito: la giurisdizione spetta al Tribunale ordinario.

La Cassazione, con l’ordinanza n. 21058 del 27 luglio 2024, ha poi precisato che se il giudice dell’opposizione accoglie la domanda dichiarando prescritto il credito, il giudicato preclude qualsiasi ulteriore contestazione sullo stesso credito. Giudicato pieno, dunque, non solo endoesecutivo.

Per i crediti tributari erariali (IRPEF, IVA, IRES) il termine di prescrizione decennale decorre dall’ultimo atto interruttivo valido. Se tra l’ultima intimazione e il pignoramento sono decorsi più di dieci anni senza atti interruttivi notificati correttamente al contribuente, il credito può essere prescritto.

Un’altra questione rilevante riguarda la validità della notifica della cartella originaria. La Corte di Giustizia Tributaria di I grado di Gorizia, con la sentenza n. 63/2025, ha chiarito — richiamando Cass. n. 32203/2019 — che se il contribuente non ha impugnato l’avviso di accertamento divenuto definitivo, l’opposizione proposta contro il successivo atto di pignoramento è inammissibile se mira a contestare il merito della pretesa già cristallizzata. Ma diversa è la questione quando si eccepisce la nullità della notifica della cartella stessa: in quel caso, secondo la mappa disegnata dalle Sezioni Unite (ordinanza n. 7822/2020), la giurisdizione spetta al giudice tributario.

Rilevante anche Cass. Sez. III, n. 5288 del 9 marzo 2026: nei giudizi di opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. relativi a pignoramento presso terzi, il terzo pignorato è litisconsorte necessario. La mancata partecipazione di Amazon al giudizio di opposizione comporta nullità dell’intero processo, rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado, con conseguente cassazione delle sentenze emesse e rinvio al giudice di primo grado.

Se c’è contrasto

Permane incertezza sulla decorrenza del termine prescrizionale quando gli atti interruttivi sono stati notificati in modo irregolare. L’orientamento prudenziale è di considerare valido l’atto interruttivo solo se la notifica è stata eseguita con le forme di legge, verificando in concreto le relate di notifica presenti nel fascicolo esecutivo.

Cosa significa per te

Verificare la catena degli atti notificati — cartella, avviso di intimazione, eventuali ulteriori atti interruttivi — è il primo passo in ogni difesa contro il pignoramento fiscale. Se l’ultimo atto interruttivo valido risale a più di dieci anni, l’opposizione per prescrizione è percorribile. La corretta individuazione del giudice competente (ordinario o tributario) è determinante: proporre il ricorso davanti al giudice sbagliato comporta la dichiarazione di inammissibilità.

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo, avvocato cassazionista con competenze certificate in diritto bancario e tributario, analizza sistematicamente la catena degli atti nella fase preliminare, individua il giudice competente e imposta la linea difensiva più solida fin dal primo atto, con la consapevolezza che la stessa linea potrà essere portata, se necessario, fino alla Cassazione.

Terza questione aperta: la Legge di Bilancio 2026 e il “pignoramento rafforzato” — cosa cambia per i venditori Amazon?

La questione come la porrebbe ogni venditore

“Ho sentito dire che dal 2026 l’AdER può controllare direttamente le mie fatture e i miei conti. Il mio negozio Amazon è a rischio anche se finora ho sempre pagato? E se ho debiti in riscossione, sono più esposto di prima?”

Cosa hanno deciso i giudici

Non ci sono ancora pronunce giurisprudenziali perché il meccanismo è in fase di attuazione. La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ha introdotto il cosiddetto “pignoramento presso terzi rafforzato”: l’AdER potrà accedere automaticamente ai dati delle fatture elettroniche e degli scontrini telematici emessi dal debitore negli ultimi sei mesi, grazie alla cooperazione diretta tra l’Agenzia delle Entrate e l’AdER. Per i venditori Amazon FBA — le cui ricevute di vendita sono già tracciate attraverso la DAC7 — questo significa che i flussi del loro account saranno visibili all’AdER prima ancora di notificare qualsiasi atto. Il sistema, tuttavia, è in attesa del decreto attuativo: le prime applicazioni pratiche sono previste a partire dal 2027.

Una novità già operativa dalla Legge 199/2025 riguarda invece i professionisti che lavorano con la Pubblica Amministrazione: per loro è saltata dal 15 giugno 2026 la soglia di protezione di 5.000 euro — ogni compenso può essere bloccato in presenza di debiti con la PA, indipendentemente dall’importo.

In materia bancaria, la Cassazione con l’ordinanza n. 28520/2025 ha stabilito che il pignoramento del conto corrente copre anche le somme accreditate nei 60 giorni successivi alla notifica. Se la banca continua a tenere bloccato il conto oltre il 60° giorno, il debitore ha diritto alla restituzione delle somme trattenute illegittimamente.

Se c’è contrasto

L’orientamento è uniforme nel senso di un’espansione degli strumenti dell’AdER. Il contrasto riguarda i limiti di questa espansione: la riservatezza dei dati fiscali, i criteri di selezione dei soggetti da monitorare, i meccanismi di tutela dei contribuenti in buona fede.

Cosa significa per te

Se hai debiti iscritti a ruolo non ancora saldati e un account Amazon FBA attivo con flussi regolari, il rischio concreto di pignoramento è destinato ad aumentare dal 2026 in poi. Agire preventivamente — valutando la rottamazione dei debiti, il concordato preventivo biennale, o le procedure di composizione della crisi — è strategicamente superiore all’attesa del pignoramento. La finestra della rottamazione-quinquies (L. 199/2025) consente di definire i debiti fino al 30 giugno 2024 con pagamento in 18 rate e stralcio delle sanzioni e degli interessi di mora: un percorso che sospende le azioni esecutive.


La pronuncia più recente e rilevante: Cass. n. 29422/2024 e i pignoramenti multipli

Nel caso di un venditore con debiti rilevanti, l’AdER può notificare l’atto di pignoramento non soltanto ad Amazon ma simultaneamente a più soggetti terzi: la banca, altri clienti, altri marketplace. La Cassazione, con la sentenza n. 29422 del 14 novembre 2024 (Sez. III), ha stabilito che un unico atto di pignoramento rivolto a più terzi genera un “concorso di pignoramenti” autonomi: ogni terzo è obbligato a trattenere le somme dovute al debitore entro i limiti dell’importo pignorato (credito precettato più la maggiorazione del 50%), indipendentemente da quanto stanno trattenendo gli altri. Se i molteplici pignoramenti creano insieme un pregiudizio sproporzionato al debitore, questi può chiedere la riduzione o l’annullamento parziale ai sensi degli artt. 496 e 546 c.p.c.

Questo principio è particolarmente importante per il venditore Amazon che abbia più fonti di reddito aggredite in simultanea: l’azione di riduzione del pignoramento sproporzionato è percorribile davanti al Giudice dell’Esecuzione, a patto di attivarsi tempestivamente.

Prima di questa pronuncia, il debitore con più pignoramenti simultanei si trovava in una zona grigia procedurale: ciascun terzo tratteneva per intero, e il debitore rischiava di avere trattenute cumulative molto superiori al debito effettivo. L’intervento della Cassazione ha chiarito che la sproporzione è rimediabile.

Per un venditore FBA con incassi mensili tra 8.000 e 20.000 euro — fascia comune tra gli operatori di media dimensione — la riduzione del pignoramento sproporzionato può fare la differenza tra la sopravvivenza operativa del business e la sua paralisi di fatto.


I principi applicati ai casi reali

Simulazione A — Debito di 34.700 euro, cartella notificata nel 2018, pignoramento nel 2026

Ipotesi: venditore Amazon FBA, P.IVA individuale, riceve nel marzo 2026 la comunicazione di un pignoramento sui propri compensi Amazon. La cartella di pagamento era stata notificata nel settembre 2018 per IRPEF non versata negli anni 2015-2016. L’ultimo atto interruttivo è la cartella stessa. Nessun avviso di intimazione successivo risulta tra gli atti notificati al venditore.

Analisi: dalla notifica della cartella (settembre 2018) al pignoramento (marzo 2026) sono trascorsi 7 anni e 6 mesi. Il termine prescrizionale decennale non è ancora spirato. Il pignoramento è dunque tempestivo sul piano temporale. Tuttavia, il venditore deve verificare se l’AdER abbia notificato un avviso di intimazione prima di procedere all’esecuzione (la cartella ha più di un anno di vita). Se l’avviso di intimazione manca, il pignoramento è viziato da un difetto procedurale opponibile ex art. 617 c.p.c. La linea difensiva prioritaria è l’opposizione agli atti esecutivi per il vizio formale, con richiesta di sospensione dell’esecuzione ex art. 624 c.p.c.

Esito ipotetico: se il vizio è accertato, il giudice può sospendere il pignoramento e fissare udienza per il merito. Il venditure guadagna tempo per regolarizzare la posizione tramite rateizzazione o definizione agevolata.

Simulazione B — Debito di 91.300 euro su accertamento DAC7, pignoramento simultaneo su Amazon e banca

Ipotesi: venditore Amazon FBA, società a responsabilità limitata, riceve nel febbraio 2026 due atti di pignoramento: uno notificato ad Amazon EU S.à r.l. (crediti verso terzi), uno notificato alla banca (conto corrente aziendale). Debito a ruolo derivante da avviso di accertamento basato su dati DAC7 per gli anni 2021-2022, divenuto definitivo per mancata impugnazione. Saldo debitorio al momento del pignoramento: 91.300 euro (imposta + interessi + sanzioni).

Analisi: il titolo esecutivo è valido e definitivo. Non sono percorribili eccezioni di merito sulla pretesa tributaria (l’avviso era diventato definitivo). La difesa si concentra su: (a) proporzionalità dei due pignoramenti simultanei ai sensi di Cass. n. 29422/2024, verificando se le somme aggregate trattenute da Amazon e dalla banca eccedano significativamente l’importo del credito più la maggiorazione del 50%; (b) accesso alla rateizzazione o alla rottamazione per sospendere le procedure esecutive. In parallelo, si valuta la percorribilità del piano di ristrutturazione del debito ai sensi del CCII se il totale dei debiti supera le soglie di accesso.

Esito ipotetico: se l’ammontare trattenuto da Amazon e dalla banca supera complessivamente 136.950 euro (91.300 × 1,5), il venditore può presentare istanza di riduzione ex artt. 496-546 c.p.c. La presentazione di una domanda di rateizzazione — che per debiti fino a 120.000 euro si ottiene “su semplice richiesta” fino a 84 rate mensili — sospende le procedure esecutive durante la dilazione.

Simulazione C — Venditore senza P.IVA, 2.800 vendite in tre anni, debito notificato solo con il pignoramento

Ipotesi: contribuente persona fisica, nessuna P.IVA, ha venduto su Amazon FBA come privato per tre anni (2021-2023). L’Agenzia delle Entrate rileva le vendite tramite DAC7 e notifica un avviso di accertamento nel 2024 per reddito d’impresa non dichiarato. Il contribuente non impugna l’avviso. Nel 2025 riceve direttamente l’atto di pignoramento presso Amazon senza che sia mai stata notificata una cartella separata (l’avviso di accertamento aveva valore di titolo esecutivo ai sensi del D.L. 78/2010 art. 29).

Analisi: alla luce di Cass. n. 7552/2025 — 2.800 vendite in tre anni integrano senza dubbio l’abitualità richiesta per qualificare l’attività come imprenditoriale — la contestazione della qualifica tributaria è difficilmente percorribile. La difesa si orienta su: verifica della corretta notifica dell’avviso di accertamento (se la notifica era nulla o inesistente, il titolo esecutivo è attaccabile davanti al giudice tributario); verifica del calcolo delle imposte (il venditore ha diritto alla deduzione dei costi documentati — magazzino, commissioni Amazon, spedizioni, costi pubblicitari — che spesso l’accertamento induttivo non considera); percorribilità dell’accertamento con adesione o della mediazione tributaria per ridurre il quantum.

Esito ipotetico: se i costi documentabili sono significativi (margine FBA tipicamente tra il 20% e il 35%), la riduzione del debito attraverso l’accertamento con adesione può dimezzare la pretesa originaria, rendendo la rateizzazione gestibile.


La giurisprudenza in tabella

La tabella seguente raccoglie le pronunce citate nel testo con i rispettivi estremi verificati, il principio di diritto e la rilevanza pratica per i venditori Amazon FBA con debiti fiscali.

PronunciaQuestione decisaPrincipio (sintesi)Rilevanza pratica
Cass. SS.UU. n. 1545/2017Pignorabilità compensi non da lavoro dipendenteI crediti commerciali verso terzi sono pignorabili per intero, senza il limite del quintoI compensi Amazon non godono delle protezioni del lavoratore dipendente
Cass. SS.UU. n. 7822/2020Riparto giurisdizione opposizioni esecutive fiscaliVizi ante-cartella → giudice tributario; vizi post-cartella e formali del pignoramento → giudice ordinarioIndividua il giudice corretto per ogni tipo di opposizione: errore = inammissibilità
Cass. n. 32203/2019Opposizione a pignoramento tributario su atto definitivoSe l’avviso di accertamento è divenuto definitivo, il pignoramento non può essere attaccato nel merito davanti al giudice tributarioChi non ha impugnato l’accertamento non può farlo con l’opposizione al pignoramento
Cass. n. 6874/2023Qualifica fiscale imprenditore onlineL’abitualità delle vendite online integra reddito d’impresa anche senza P.IVA e senza organizzazioneGetta le basi per l’accertamento dei venditori Amazon senza P.IVA
Cass. n. 13304/2024 (e gemelle 13300, 13306)Prescrizione del credito come motivo ex art. 615 c.p.c.La contestazione della prescrizione maturata tra il primo atto e il suo interruttivo è proponibile senza limiti temporali ex art. 615 c.p.c.Apre la strada alla difesa del venditore quando il debito si è prescritto tra un atto e l’altro
Cass. n. 18152/2024 (2 luglio 2024)Ampiezza dell’opposizione all’esecuzione per prescrizioneLa contestazione della prescrizione può essere proposta senza limiti temporali: non è necessario averla eccepita prima negli atti della riscossioneIl venditore che scopre il debito solo con il pignoramento può ancora eccepire la prescrizione
Cass. n. 21058/2024 (27 luglio 2024)Efficacia del giudicato nell’opposizione per prescrizioneIl giudicato formatosi sull’opposizione ex art. 615 c.p.c. che accerta la prescrizione è un giudicato pieno e definitivoLa vittoria nell’opposizione chiude definitivamente quella pretesa
Cass. Sez. III n. 29422/2024 (14 novembre 2024)Pignoramenti presso più terzi simultaneiOgni terzo risponde autonomamente per l’importo del credito + 50%; la sproporzione è rimediabile con istanza di riduzione ex artt. 496-546 c.p.c.Permette di aggredire il pignoramento doppio (Amazon + banca) quando le somme trattenute eccedono il dovuto
Cass. n. 7552/2025 (21 marzo 2025)Qualifica imprenditoriale delle vendite abituali onlineLa serialità delle vendite su marketplace (1.600 in due anni) configura reddito d’impresa senza necessità di organizzazione; legittime le presunzioni bancarieSegna il confine: chi vende abitualmente su Amazon è imprenditore fiscale, l’accertamento è legittimo
C.G.T. I grado Gorizia n. 63/2025Giurisdizione sull’opposizione a pignoramento tributarioSe il contribuente non ha impugnato l’avviso di accertamento divenuto definitivo, l’opposizione al pignoramento che mira a contestare il merito è inammissibileChiude la via del ricorso tributario tardivo usato come opposizione al pignoramento
Cass. n. 28520/2025Efficacia temporale del pignoramento bancarioIl pignoramento copre le somme accreditate nei 60 giorni successivi; passati 60 giorni, la banca deve sbloccare il contoDelimita la durata del blocco e apre la strada alla restituzione delle somme trattenute oltre il limite
Cass. Sez. III n. 5288/2026 (9 marzo 2026)Litisconsorzio necessario del terzo pignoratoAmazon è litisconsorte necessario nel giudizio di opposizione al pignoramento; la sua mancanza produce nullità rilevabile d’ufficioObbligo di notificare l’opposizione anche ad Amazon, pena la nullità del processo

La sintesi operativa: i principi pratici da tenere a mente

Alla luce di tutto il materiale giurisprudenziale esaminato, ecco i principi che devono guidare la difesa del venditore Amazon FBA in caso di pignoramento fiscale:

  • Identificare subito il tipo di vizio. Il vizio attiene al merito del debito (accertamento errato, qualifica sbagliata) o alla procedura esecutiva (notifica invalida, atto mancante, prescrizione)? Il giudice competente è diverso nei due casi.
  • Verificare la catena delle notifiche. Cartella di pagamento notificata correttamente? Avviso di intimazione notificato prima del pignoramento? Ogni anello mancante è un vizio opponibile.
  • Calcolare il termine di prescrizione. Dal pagamento dell’ultimo atto interruttivo validamente notificato al pignoramento: se sono passati più di dieci anni, l’opposizione ex art. 615 c.p.c. per prescrizione è percorribile senza limiti temporali.
  • Verificare la proporzionalità del pignoramento. In caso di pignoramenti simultanei (Amazon + banca), controllare se le somme trattenute eccedono il 150% del debito: in caso affermativo, l’istanza di riduzione ex artt. 496-546 c.p.c. è lo strumento corretto.
  • Ricordare che Amazon è litisconsorte necessario. Qualsiasi opposizione all’esecuzione deve essere notificata anche ad Amazon EU S.à r.l., pena la nullità del processo.
  • Agire sui costi nell’accertamento. Se il debito è basato su un accertamento induttivo che non ha tenuto conto dei costi di gestione del business FBA (commissioni, stoccaggio, spedizioni, PPC), l’accertamento con adesione è lo strumento per ridurre il quantum.
  • Considerare le definizioni agevolate prima del pignoramento. La rottamazione-quinquies e la rateizzazione fino a 84 rate sospendono le procedure esecutive. Usarle preventivamente è sempre più conveniente che difendersi dopo il pignoramento.
  • Non trascurare le procedure di composizione della crisi. Per i venditori con un’esposizione debitoria complessiva significativa, l’accesso alle procedure di sovraindebitamento (CCII) o alla negoziazione assistita della crisi d’impresa può sospendere tutti i pignoramenti e permettere una ristrutturazione ordinata.

Le domande sul “quindi in pratica?”

Amazon ha già trattenuto i miei pagamenti. Ho tempi ancora per reagire?

Sì, ma il tempo stringe. Dopo la notifica del pignoramento, il terzo pignorato (Amazon) è tenuto a trattenere e versare le somme all’AdER. La richiesta di sospensione cautelare al Giudice dell’Esecuzione ex art. 624 c.p.c. può bloccare questo meccanismo se esistono gravi motivi. I gravi motivi devono essere documentati: prescrizione del credito, vizio di notifica della cartella, sproporzione manifesta tra pignoramenti multipli. La sospensione non è automatica: il giudice la valuta caso per caso.

Posso chiedere la rateizzazione anche dopo che il pignoramento è stato notificato?

Sì. La presentazione di una domanda di rateizzazione — che per debiti fino a 120.000 euro non richiede documentazione della difficoltà economica, solo la semplice richiesta — produce la sospensione delle procedure esecutive a condizione che si sia in regola con il pagamento delle rate. Il piano dà diritto fino a 84 rate mensili. Se il contribuente decade dal piano per mancato pagamento di una rata, il pignoramento riprende effetto. La rateizzazione non è un rimedio difensivo in senso tecnico, ma è spesso la soluzione più rapida per sbloccare l’account.

Il mio debito è stato generato da un accertamento DAC7 che ritengo sbagliato. Cosa posso fare se l’avviso è già definitivo?

Se l’avviso di accertamento è divenuto definitivo per mancata impugnazione, la contestazione del merito tributario davanti al giudice tributario è preclusa. Rimangono percorribili: (a) verifica della validità della notifica dell’avviso — se nulla o inesistente, il titolo esecutivo è attaccabile; (b) eccezione di prescrizione se il debito tributario si è prescritto dopo l’ultima notifica valida; (c) accesso alle definizioni agevolate (rottamazione-quinquies) che consentono di ridurre il debito senza contestarne il merito. In alcuni casi, anche una domanda di autotutela all’Agenzia delle Entrate — se l’errore di calcolo è manifesto — può aprire uno spiraglio.

Amazon è tenuta a collaborare se oppongo il pignoramento?

Amazon non ha obblighi di collaborazione in senso difensivo, ma è obbligata per legge a rispettare l’atto di pignoramento ricevuto. Come terzo pignorato, Amazon è litisconsorte necessario in qualsiasi giudizio di opposizione: deve essere citata. Se non partecipa al giudizio, l’eventuale sentenza favorevole al venditore può essere impugnata per difetto di contraddittorio (Cass. n. 5288/2026). Nella pratica, Amazon riceve la notifica del giudizio e si astiene di norma dall’intervenire attivamente: l’esito del processo è tra il venditore e l’AdER.

Cosa succede se pago il debito mentre il giudizio di opposizione è in corso?

Il pagamento del debito estingue la pretesa esecutiva e produce la cessazione della materia del contendere nel giudizio di opposizione. Se hai già versato somme durante il giudizio, puoi chiedere la restituzione al giudice se l’opposizione è stata accolta. Se hai versato per intero il debito per liberare l’account Amazon, il giudizio diventa generalmente moot ma la questione delle spese e degli interessi versati in eccesso può comunque essere coltivata.


Cosa può fare lo Studio Monardo

Quando un venditore Amazon FBA riceve un atto di pignoramento fiscale — o ha ragione di temerne uno — il primo intervento non è la chiamata alla banca per capire come pagare, ma l’analisi tecnica del fascicolo: il titolo è valido? La procedura è regolare? Il debito è corretto? Gli orientamenti giurisprudenziali più recenti offrono spazi difensivi concreti che un’analisi superficiale non individua.

Ecco cosa fa concretamente lo Studio Monardo:

  1. Raccogliamo e analizziamo l’intera catena documentale: avviso di accertamento, cartella di pagamento, avviso di intimazione, atto di pignoramento. Confrontiamo ogni relate di notifica con le forme di legge vigenti al momento della notifica. Un vizio in uno qualsiasi di questi passaggi cambia radicalmente la strategia.
  2. Verifichiamo la prescrizione del credito: calcoliamo la data di ogni atto interruttivo validamente notificato e il termine prescrizionale applicabile al tipo di debito. Se il credito è prescritto, proponiamo l’opposizione ex art. 615 c.p.c. davanti al Tribunale con contestuale richiesta di sospensione.
  3. Valutiamo la proporzionalità del pignoramento: in caso di pignoramenti simultanei (Amazon più banca, Amazon più altri creditori), verifichiamo se le trattenute cumulative eccedono il 150% del debito. Se sì, presentiamo istanza di riduzione ex artt. 496-546 c.p.c.
  4. Contestiamo l’accertamento a monte quando è ancora possibile: se l’avviso di accertamento non è divenuto definitivo, o se la notifica era nulla, il ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria è lo strumento per ridurre o eliminare il debito a monte. In questa fase, il nostro staff di avvocati e commercialisti ricostruisce i costi effettivi del business FBA che l’Agenzia delle Entrate non ha considerato.
  5. Gestiamo l’accertamento con adesione e la mediazione tributaria: per i debiti sotto la soglia dei 50.000 euro, la mediazione è obbligatoria prima del ricorso; per gli importi superiori, l’accertamento con adesione permette di ridurre significativamente l’imponibile e le sanzioni.
  6. Presentiamo la domanda di rateizzazione con effetto sospensivo immediato: per i debiti fino a 120.000 euro, otteniamo la sospensione del pignoramento in tempi rapidi tramite piano ordinario fino a 84 rate, senza dover documentare la difficoltà economica.
  7. Valutiamo le definizioni agevolate attive: rottamazione-quinquies (L. 199/2025), concordato preventivo biennale, eventuali proroghe e disposizioni straordinarie. Ogni finestra è un’occasione per ridurre il debito e uscire dalla riscossione coattiva.
  8. Accediamo alle procedure di composizione della crisi quando il debito è sistemico: per i venditori Amazon FBA con un’esposizione debitoria complessiva che supera le soglie sostenibili, le procedure del CCII — piano del consumatore, accordo di ristrutturazione, liquidazione controllata — sospendono tutti i pignoramenti e permettono una soluzione strutturata.
  9. Presidiamo il giudizio di opposizione fino in Cassazione: se l’opposizione viene rigettata in primo grado o in appello, la stessa linea difensiva può essere portata davanti alla Suprema Corte dallo stesso avvocato che ha costruito la strategia iniziale. La continuità della difesa garantisce coerenza degli atti e piena conoscenza del fascicolo.
  10. Coordiniamo l’intervento legale con quello commercialista sullo stesso caso: per i venditori Amazon FBA, le questioni tributarie (accertamento, costi deducibili, qualifica dell’attività) sono inscindibili da quelle esecutive (validità del pignoramento, termini di prescrizione). Lo staff multidisciplinare dello studio — avvocati ed esperti contabili che lavorano sullo stesso fascicolo — garantisce una risposta integrata.

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è avvocato cassazionista; coordinatore di uno staff multidisciplinare operante a livello nazionale in diritto bancario e tributario; Gestore della crisi da sovraindebitamento (L. 3/2012) iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia; professionista fiduciario di un OCC (Organismo di Composizione della Crisi); Esperto Negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021.

La qualifica di avvocato cassazionista è quella che pesa di più nel contesto di questo articolo: gli orientamenti giurisprudenziali descritti — da Cass. n. 7552/2025 sulla qualifica imprenditoriale dei venditori online a Cass. n. 5288/2026 sul litisconsorzio necessario di Amazon — sono gli stessi principi che uno studio come questo ha padronanza di applicare in ogni fase del giudizio, fino all’eventuale ricorso in Cassazione, con la certezza che lo stesso difensore che ha impostato la strategia in primo grado sarà quello che la porta davanti alla Suprema Corte.


Chiusura: un mercato che cambia, una difesa che richiede preparazione specifica

Amazon FBA ha trasformato migliaia di italiani in imprenditori digitali — spesso senza che loro stessi se ne rendessero pienamente conto sotto il profilo fiscale. La Cassazione con la sentenza n. 7552/2025 e il legislatore con la DAC7 hanno reso ufficiale ciò che era già nella realtà: vendere su Amazon in modo sistematico è un’attività d’impresa, con tutti gli obblighi che ne conseguono. Il debito fiscale che nasce da anni di vendite non dichiarate può arrivare a cifre significative, e il pignoramento dei compensi Amazon è lo strumento più efficace che l’AdER ha per recuperarlo rapidamente.

Ma — e questo è il punto centrale di tutto l’approfondimento — un pignoramento efficiente non è necessariamente un pignoramento legittimo. La giurisprudenza 2024-2026 ha aperto spazi difensivi importanti: sulla prescrizione, sulla proporzionalità, sulla validità formale degli atti, sulla corretta individuazione del giudice competente. Ignorarli significa rinunciare a difese che potrebbero ridurre o neutralizzare la pretesa.

Lo Studio Monardo è specializzato precisamente in questa intersezione: il diritto dell’esecuzione civile incontra il diritto tributario e bancario, e la difesa del venditore Amazon richiede competenze in entrambi i campi, coordinate sullo stesso fascicolo. L’Avv. Monardo porta questa combinazione di competenze dalla fase stragiudiziale fino all’eventuale ricorso in Cassazione, garantendo una linea difensiva coerente in ogni sede.

📩 Non aspettare che i pagamenti Amazon vengano bloccati o che il conto corrente venga svuotato: il momento migliore per agire è prima che il pignoramento produca i suoi effetti. Tutti i riferimenti per contattare lo Studio Monardo sono riportati in fondo a questa pagina.


Guida redatta a luglio 2026. Le informazioni hanno finalità divulgativa e non costituiscono consulenza legale. Per una valutazione personalizzata della propria situazione contattare direttamente lo Studio.


Note operative per chi vende con partita IVA forfettaria

Una categoria di venditori Amazon FBA particolarmente esposta al pignoramento fiscale — e spesso poco consapevole dei propri rischi — è quella dei forfettari. Il regime forfettario (L. 190/2014, con le modifiche successive) attrae molti venditori di media dimensione proprio per la semplicità contabile: imposta sostitutiva al 15% (o 5% per le start-up nei primi cinque anni), nessun obbligo di registrazione IVA sulle operazioni interne, contabilità ridotta al minimo. Eppure, quando i controlli fiscali scattano, il forfettario si trova spesso impreparato.

Esistono almeno tre profili di rischio specifici per il forfettario che vende su Amazon FBA.

Primo profilo: superamento dei limiti di ricavi. Il regime forfettario è accessibile solo se i ricavi dell’anno precedente non superano 85.000 euro (soglia aggiornata dalla L. 197/2022). I venditori Amazon FBA con business in crescita possono superare questa soglia senza rendersene conto: i ricavi da Amazon includono il prezzo di vendita lordo, non il margine netto. Un venditore con volumi di vendita di 90.000 euro e margine del 25% ha ricavi FBA di 90.000 euro — sopra soglia — anche se il suo guadagno effettivo è di 22.500 euro. L’uscita dal regime forfettario con effetto retroattivo, se non gestita correttamente, genera debiti IRPEF e IVA non versati per l’intero anno di superamento. Questo debito — se non scoperto tempestivamente — può alimentare un accertamento e un pignoramento sui compensi.

Secondo profilo: incompatibilità con le operazioni intracomunitarie e con i magazzini esteri. Molti venditori FBA utilizzano i magazzini europei di Amazon (Germania, Francia, Polonia, Spagna): questo genera operazioni di trasferimento di beni tra Paesi UE che possono far perdere i requisiti del regime forfettario. La normativa IVA intracomunitaria si sovrappone al regime nazionale e può creare obblighi di registrazione IVA in altri Paesi che, se non adempiuti, sfociano in accertamenti e ruoli esecutivi.

Terzo profilo: le rimesse da Amazon come “fatturati” non dichiarati. Un accertamento bancario induttivo su un forfettario che riceve rimesse mensili da Amazon può portare il Fisco a sommare tutte le rimesse come reddito imponibile, senza applicare il coefficiente di redditività forfettario. Il contribuente deve provare che quelle somme sono già state dichiarate nel reddito da forfettario. Se la documentazione non è in ordine, il rischio di doppia tassazione è concreto.

Per tutti questi profili, la difesa inizia dalla ricostruzione contabile accurata del fatturato FBA, separando ricavi lordi, rimborsi spese, rimborsi resi e commissioni trattenute da Amazon, che riducono il ricavo netto effettivo.


Il pignoramento fiscale e il sovraindebitamento: quando la via d’uscita è il CCII

Per i venditori Amazon FBA con un’esposizione debitoria complessiva che supera la loro capacità di rimborso — non solo verso il Fisco, ma anche verso fornitori, banche, INPS — il pignoramento fiscale non è il problema principale: è il sintomo di una crisi più profonda. In questi casi, i rimedi difensivi puri (opposizioni, sospensive, rateizzazioni) possono guadagnare tempo ma non risolvere la situazione strutturale.

Il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (D.Lgs. 14/2019, c.d. CCII), applicabile nella sua versione integrale dal 15 luglio 2022, offre strumenti specifici per l’imprenditore individuale e per il consumatore persona fisica che si trovi in stato di sovraindebitamento.

Per il venditore Amazon FBA che opera come persona fisica (ditta individuale o privato con P.IVA):

  • Il piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore (art. 67 e ss. CCII) consente di proporre ai creditori un piano di pagamento parziale, anche con riduzione dei debiti erariali, con l’omologazione del Tribunale. Il piano, una volta depositato, sospende tutte le azioni esecutive, pignoramenti inclusi.
  • La liquidazione controllata (art. 268 e ss. CCII) è la procedura analoga al fallimento per il sovraindebitato: i beni del debitore vengono liquidati in modo ordinato e, al termine, il debitore ottiene l’esdebitazione — la cancellazione dei debiti residui.
  • La negoziazione assistita della crisi d’impresa (D.L. 118/2021, poi confluito nel CCII) è percorribile per le imprese che non si trovano ancora in stato di insolvenza conclamata: consente di negoziare con i creditori, Fisco incluso, con la protezione del Tribunale.

La giurisdizione competente per queste procedure è il Tribunale del luogo in cui il debitore ha il proprio centro degli interessi principali (COMI). Il deposito del ricorso produce automaticamente la sospensione delle azioni esecutive, inclusi i pignoramenti in corso sui compensi Amazon.

La via del CCII richiede la partecipazione di un OCC (Organismo di Composizione della Crisi) che assiste il debitore nell’elaborazione del piano. La scelta dell’OCC e la qualità del piano depositato sono determinanti per l’omologazione: un piano ben costruito — con proiezioni realistiche dei flussi di cassa del business Amazon, con la corretta rappresentazione dei costi e dei margini — ha probabilità di omologazione significativamente superiori rispetto a un piano approssimativo.

La procedura è percorribile — e spesso conveniente — quando l’esposizione totale verso tutti i creditori supera i 100.000-150.000 euro e la capacità di rimborso ordinaria, anche con rateizzazione massimale, non copre il debito complessivo.


Domande di approfondimento per chi ha già ricevuto l’atto

Alcune situazioni specifiche meritano una trattazione dedicata, perché ricorrono frequentemente nelle consulenze sui venditori Amazon FBA.

Cosa succede se il mio account Amazon viene sospeso a causa del pignoramento?

Il pignoramento fiscale non autorizza Amazon a sospendere l’account: l’obbligo del terzo pignorato è di trattenere e versare le somme, non di bloccare l’accesso alla piattaforma. Se l’account viene sospeso per motivi distinti (violazioni delle policy Amazon, problemi di performance), la questione è separata da quella del pignoramento. Tuttavia, in pratica, alcune comunicazioni dell’AdER ad Amazon possono contenere errori che generano blocchi non intenzionali: in questi casi è necessario un intervento diretto con Amazon per chiarire i limiti esatti dell’ordine di trattenuta.

Il pignoramento sui compensi Amazon può estendersi al conto privato?

Il pignoramento sui compensi Amazon e il pignoramento bancario sono atti separati, ciascuno dei quali richiede una propria notifica al terzo pignorato (Amazon per il primo, la banca per il secondo). L’AdER può emettere entrambi gli atti nello stesso giorno, ma deve notificarli separatamente. Il principio di Cass. n. 29422/2024 sui pignoramenti multipli si applica: le trattenute complessive non possono eccedere il 150% del credito iscritto a ruolo senza che il debitore possa chiedere la riduzione.

Se ho una SRL, il pignoramento può colpire il mio patrimonio personale?

Il pignoramento fiscale verso la SRL colpisce i crediti e i beni della società, non quelli del socio o dell’amministratore. Il patrimonio personale del socio non risponde dei debiti della SRL, salvo azioni di responsabilità per operazioni in conflitto di interessi o per abuso della personalità giuridica. Se invece il debito è intestato al venditore persona fisica (ditta individuale, P.IVA personale), il pignoramento colpisce anche il patrimonio personale — inclusi i conti personali e i beni di proprietà personale, salvo il fondo patrimoniale se correttamente costituito.

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