Accertamento fiscale a italiano residente in India: cosa fare e come difendersi

Introduzione

Trasferirsi all’estero non significa automaticamente abbandonare gli obblighi fiscali italiani. Molti contribuenti che risiedono in India continuano a ricevere accertamenti da parte dell’Agenzia delle Entrate italiana e si chiedono come reagire. In questo articolo approfondiamo l’accertamento fiscale a carico del cittadino italiano stabilito in India: cosa prevede la legge, come si determinano la residenza fiscale e il domicilio, quali strategie difensive adottare e quali strumenti sono disponibili per regolarizzare la posizione. L’argomento è attuale perché dal 1 gennaio 2024 è entrata in vigore la riforma delle norme sulla residenza (d.lgs. 209/2023) e la giurisprudenza di Cassazione ha recentemente precisato che i nuovi criteri si applicano solo alle fattispecie successive, mentre per gli anni pregressi continua a valere il concetto civilistico di centro degli interessi economici e vitali . L’accertamento può riguardare sia i redditi prodotti in Italia sia quelli di fonte indiana, con possibili problemi di doppia imposizione e di riconoscimento del credito per le imposte pagate all’estero.

L’avvocato Giuseppe Angelo Monardo, cassazionista, coordina un team multidisciplinare di avvocati e commercialisti specializzati in diritto bancario e tributario. Iscritto all’Albo dei gestori della crisi da sovraindebitamento (L. 3/2012) presso il Ministero della Giustizia, è professionista fiduciario di un Organismo di composizione della crisi (OCC) ed esperto negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021. Grazie a questa rete nazionale, lo studio fornisce assistenza completa: analisi degli atti, ricorsi contro avvisi di accertamento, richieste di sospensione, trattative con l’amministrazione e piani di rientro, fino alle procedure giudiziali e stragiudiziali per la cancellazione dei debiti.

Se hai ricevuto un avviso di accertamento mentre risiedi in India o prevedi di trasferirti e vuoi tutelarti, continua a leggere. Alla fine di questo articolo troverai una call to action per contattare l’Avv. Monardo e ottenere una valutazione personalizzata immediata.

1 Contesto normativo e giurisprudenziale

1.1 Criteri di residenza fiscale: art. 2 TUIR e d.lgs. 209/2023

La residenza fiscale determina se un contribuente deve dichiarare tutti i redditi ovunque prodotti (worldwide taxation) o solo quelli generati in Italia. L’articolo 2 del Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR) stabilisce che sono considerati residenti le persone che per la maggior parte del periodo d’imposta:

  • hanno residenza anagrafica in Italia;
  • hanno domicilio nel territorio dello Stato;
  • oppure sono presenti in Italia .

La norma contiene anche una presunzione relativa: i cittadini italiani cancellati dall’anagrafe e trasferiti in Paesi a fiscalità privilegiata (black list) sono considerati residenti, salvo prova contraria . Dal 1 gennaio 2024 il d.lgs. 209/2023 ha riformato la definizione di domicilio, individuandolo nel luogo in cui si sviluppano prevalentemente le relazioni personali e familiari; resta ferma la presunzione di residenza per chi è iscritto all’anagrafe per la maggior parte dell’anno . La Cassazione (sentenza n. 19843/2024) ha stabilito che questi nuovi criteri operano solo per i periodi d’imposta successivi al 1 gennaio 2024 e che per gli anni precedenti la nozione di domicilio coincide con il centro degli affari e degli interessi vitali del contribuente .

Focus India: la convenzione contro la doppia imposizione del 1993

L’Italia e l’India hanno stipulato nel 1993 una Convenzione per evitare le doppie imposizioni e prevenire le evasioni fiscali. La convenzione si basa sul modello OCSE: disciplina i criteri di residenza (art. 4), la tassazione dei redditi di lavoro dipendente (art. 15), d’impresa (art. 7), dividendi (art. 10), interessi (art. 11), canoni (art. 12) e pensioni (art. 18). In caso di conflitto di residenza, prevale il luogo della dimora abituale e del centro degli interessi vitali. La convenzione prevede inoltre che i redditi imponibili in entrambi gli Stati siano tassati in Italia con detrazione delle imposte pagate in India (art. 23), mentre alcuni redditi (come pensioni pubbliche e compensi per servizi governativi) possono essere tassati esclusivamente nel Paese di provenienza. La legge di ratifica italiana è la L. 14 luglio 1995 n. 319. Sebbene il testo integrale non sia facilmente consultabile on‑line, è importante ricordare che la convenzione ha natura sovraordinata alla legge interna: in caso di contrasto prevale la disciplina convenzionale.

Accertamenti nei confronti di cittadini residenti in Paesi “black list”

Per i soggetti che trasferiscono la residenza in Paesi a fiscalità privilegiata (oggi l’elenco è ridotto rispetto agli anni passati), l’art. 2, comma 2‑bis TUIR stabilisce una presunzione di residenza italiana, a meno che il contribuente dimostri di non avere né la residenza né il domicilio in Italia . Nel caso esaminato dalla Cassazione nel 2024, il contribuente emigrato nel Principato di Monaco non riuscì a provare la mancanza di centro degli interessi in Italia e fu quindi ritenuto fiscalmente residente . Questa presunzione rende più onerosa la difesa del contribuente e aumenta l’esigenza di documentare correttamente il trasferimento in India.

1.2 Reddito di fonte estera e credito d’imposta (art. 165 TUIR)

Chi risiede in Italia e percepisce redditi in India deve dichiararli anche al fisco italiano. L’art. 165 TUIR consente di detrarre dall’imposta italiana le imposte effettivamente pagate all’estero entro il limite della quota d’imposta proporzionale ai redditi esteri . Il credito può essere utilizzato separatamente per ciascuno Stato e deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi. Le imposte estere pagate a titolo definitivo oltre il limite possono essere riportate a nuovo per otto esercizi . Il comma 8 precisa che il credito non spetta in caso di omessa presentazione della dichiarazione o di omessa indicazione dei redditi esteri . La Cassazione (sentenza n. 24205/2024) ha tuttavia rilevato che, quando esiste una convenzione internazionale, la norma interna non può precludere il riconoscimento del credito e che l’omessa indicazione dei redditi non legittima una doppia imposizione in violazione dell’art. 117 Cost.

1.3 Accertamento sintetico e redditometro (art. 38 DPR 600/1973)

Il fisco può rettificare la dichiarazione del contribuente quando il reddito dichiarato risulta inferiore a quello effettivo. L’art. 38 del DPR 600/1973 prevede che l’ufficio delle imposte ricostruisca analiticamente il reddito sulla base dei dati dichiarati e delle informazioni raccolte . In alternativa l’Agenzia può procedere con l’accertamento sintetico (redditometro), ricostruendo induttivamente il reddito in base alle spese sostenute, ai campioni statistici e all’analisi della capacità di spesa . Il contribuente può difendersi dimostrando che le spese sono state finanziate con redditi esenti, con rientri di capitali o con somme di terzi; oppure che le spese attribuite sono state sopravvalutate . Prima di emettere l’avviso di accertamento sintetico l’ufficio deve invitare il contribuente a comparire per fornire dati rilevanti e avviare la procedura di accertamento con adesione .

1.4 Garanzie del contribuente: Statuto del contribuente (art. 12 L. 212/2000)

Durante le verifiche fiscali, i contribuenti hanno diritti e tutele. L’art. 12 dello Statuto del contribuente prevede che:

  • l’accesso deve avvenire solo nei giorni e nelle ore lavorative e nel rispetto della dignità del contribuente;
  • l’Amministrazione deve comunicare l’oggetto e i motivi della verifica;
  • l’ispezione non può proseguire per più di 30 giorni lavorativi prorogabili di altri 30 giorni ;
  • il contribuente può farsi assistere da un professionista durante le operazioni ;
  • le osservazioni del contribuente devono essere valutate e inserite nel processo verbale.

Il rispetto di queste garanzie è fondamentale: eventuali violazioni possono costituire motivo di annullamento dell’accertamento.

1.5 Accertamento con adesione (d.lgs. 218/1997)

Per evitare il contenzioso, il contribuente può definire l’accertamento in maniera conciliativa. Gli articoli 6, 7 e 8 del d.lgs. 218/1997 disciplinano l’accertamento con adesione: il contribuente può presentare istanza di adesione entro 30 giorni dal ricevimento del processo verbale o della notifica del cosiddetto “invito al contraddittorio”; l’effetto è la sospensione dei termini per proporre ricorso per 90 giorni . L’accordo è formalizzato in un atto scritto che individua separatamente imposte, sanzioni e interessi . Il pagamento deve avvenire entro 20 giorni e può essere rateizzato fino a 8 o 16 rate secondo l’importo . L’accettazione comporta la riduzione delle sanzioni a un terzo.

1.6 Definizioni agevolate e condoni (rottamazione quater e saldo e stralcio)

Negli ultimi anni il legislatore ha introdotto strumenti di definizione agevolata delle cartelle esattoriali. La rottamazione quater (legge 197/2022, prorogata dalle leggi 100/2023 e 18/2024 e dal d.lgs. 108/2024) consente di estinguere i ruoli affidati all’agente della riscossione dal 2000 al 2021 pagando solo l’imposta e gli interessi legali, senza sanzioni né interessi di mora. Il contribuente versa l’importo dilazionato secondo un calendario: le scadenze sono state posticipate con proroghe legislative e al 2025 restano alcune rate ancora da saldare . È previsto un termine di tolleranza di cinque giorni; trascorso tale termine, il piano decade e i pagamenti effettuati costituiscono un acconto sul debito . Alcune categorie di contribuenti residenti nelle zone colpite dall’alluvione del 2023 godono di ulteriori proroghe .

La legge 197/2022 ha anche introdotto lo stralcio automatico dei debiti fino a 1.000 euro riferiti a ruoli affidati tra il 2000 e il 2015. Tuttavia gli enti locali possono decidere di non applicare lo stralcio: la Camera di Commercio di Bari, ad esempio, ha deliberato di non aderire alla cancellazione per i tributi locali . È quindi opportuno verificare se il proprio ente creditore applica la misura.

1.7 Procedure di composizione della crisi e sovraindebitamento

I contribuenti che si trovano in una situazione di grave indebitamento possono ricorrere agli strumenti introdotti dalla legge 3/2012 e successivamente confluiti nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (d.lgs. 14/2019). L’art. 67 del Codice (aggiornato al 2024) disciplina il piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore: con l’assistenza di un Organismo di composizione della crisi (OCC) il consumatore può proporre ai creditori un piano che prevede il soddisfacimento, anche parziale e differenziato, delle obbligazioni . La proposta deve contenere l’elenco dei creditori, dei beni, le entrate dell’ultimo anno e le dichiarazioni fiscali; può includere anche un periodo di moratoria sui debiti garantiti . Una volta omologato dal tribunale, il piano consente di bloccare le azioni esecutive e, a determinate condizioni, ottenere l’esdebitazione al termine del pagamento.

2 Procedura passo‑passo dopo la notifica di un accertamento

Ricevere un avviso di accertamento dall’Agenzia delle Entrate mentre si vive in India può generare confusione. Conoscere i passaggi da seguire è essenziale per evitare errori e difendersi efficacemente.

  1. Verificare la notifica. Accertarsi che l’avviso sia stato notificato correttamente (via PEC, raccomandata A/R o consegna a mani). Gli atti devono indicare la motivazione, le norme violate e il calcolo delle imposte; in caso contrario possono essere impugnati per difetto di motivazione.
  2. Controllare le date. L’avviso riporta la scadenza per il pagamento o per la presentazione del ricorso. In genere il contribuente ha 60 giorni per proporre ricorso alla Corte di giustizia tributaria di primo grado (ex Commissione tributaria provinciale). La presentazione di una domanda di accertamento con adesione sospende i termini per 90 giorni ; una sospensione può derivare anche dall’emergenza sanitaria o da calamità naturali.
  3. Analizzare la residenza. Se l’accertamento contesta la residenza estera, occorre raccogliere documenti che provino l’effettivo trasferimento: certificato di residenza indiano, contratto di locazione o atto di acquisto dell’immobile in India, iscrizione all’AIRE, permesso di soggiorno, tessera sanitaria indiana, fatture di utenze, iscrizione dei figli a scuola, abbonamenti telefonici, ecc. È utile documentare il centro degli interessi economici (lavoro, patrimonio) e familiari in India, nonché l’assenza di attività economiche in Italia. La Cassazione ha chiarito che, per i periodi precedenti al 2024, la prova deve dimostrare che il centro degli interessi vitali non è in Italia .
  4. Valutare la doppia imposizione. Se l’avviso riguarda redditi di fonte indiana, verificare l’applicabilità della convenzione Italia–India. In base all’art. 165 TUIR, è possibile detrarre le imposte pagate in India fino alla concorrenza dell’imposta italiana . È necessario dimostrare di aver subito effettivamente la tassazione in India (con certificazioni del datore di lavoro o dell’autorità tributaria indiana) e di averla indicata nella dichiarazione italiana; in mancanza, l’Agenzia può negare il credito , ma la giurisprudenza recente tende a riconoscerlo quando la convenzione prevale sulla legge interna.
  5. Ricorrere al contraddittorio preventivo. Dal 2020, prima di emettere l’avviso di accertamento, l’Agenzia deve invitare il contribuente a contraddittorio; la partecipazione è fondamentale per spiegare le proprie ragioni, presentare documenti e, se del caso, proporre l’accertamento con adesione. La mancata attivazione del contraddittorio può determinare l’annullamento dell’atto.
  6. Decidere tra adesione e contenzioso. L’accertamento con adesione consente di ridurre le sanzioni a un terzo e di pagare in forma rateale . Se la pretesa è infondata o eccessiva, si può presentare ricorso alla Corte di giustizia tributaria allegando prove della residenza in India, dell’applicazione della convenzione, delle violazioni procedimentali o della correttezza della propria dichiarazione.
  7. Valutare gli istituti deflattivi. Oltre all’accertamento con adesione, si può accedere al ravvedimento operoso, al reclamo–mediazione (obbligatorio per controversie fino a 50.000 euro) o alla conciliazione giudiziale. Questi strumenti prevedono riduzioni delle sanzioni e abbreviazione dei tempi.

3 Difese e strategie legali

L’approccio difensivo dipende dalla situazione concreta, ma alcune strategie ricorrenti sono particolarmente efficaci.

3.1 Prova della residenza estera e della cancellazione dall’anagrafe

In presenza di una presunzione di residenza, il contribuente deve fornire prova contraria. È utile predisporre un fascicolo documentale che raccolga:

  • certificato di residenza rilasciato dalle autorità indiane (panchayat o municipalità);
  • copia del permesso di soggiorno e del codice fiscale indiano (PAN);
  • contratto di locazione o acquisto di un immobile in India;
  • bollette delle utenze domestiche indiane;
  • iscrizione all’AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) e cancellazione dall’anagrafe italiana;
  • polizza sanitaria indiana, tessera sanitaria locale o iscrizione a istituti scolastici per i figli;
  • prova che la maggior parte dei redditi proviene da attività svolte in India (buste paga, contratti di lavoro, registrazioni contabili, dichiarazioni dei redditi indiane);
  • eventuali atti che documentano l’estinzione o il trasferimento di interessi economici in Italia (vendita della casa, chiusura di conti bancari, cessazione di cariche sociali).

La continuità della residenza all’estero deve essere dimostrata per ogni anno contestato. Nel caso di Paesi black list, la documentazione deve essere particolarmente robusta perché l’onere della prova è a carico del contribuente . In sede di contraddittorio conviene presentare tutti i documenti e, se necessario, produrre traduzioni giurate.

3.2 Contestazione dell’avviso per vizi formali

Gli avvisi di accertamento devono essere motivati e devono rispettare i diritti del contribuente. È possibile sollevare eccezioni di nullità quando:

  • Mancata attivazione del contraddittorio preventivo. Se l’Amministrazione non ha invitato il contribuente a presentare osservazioni prima dell’emissione dell’atto, l’accertamento può essere impugnato. La violazione è particolarmente grave per i controlli da redditometro e per le indagini finanziarie.
  • Violazione delle garanzie del contribuente. L’art. 12 dello Statuto prevede che la durata delle verifiche sia limitata a 30 giorni prorogabili . Se i verificatori sforano i termini o impediscono al contribuente di farsi assistere da un professionista, la nullità dell’atto può essere eccepita.
  • Difetto di motivazione. L’atto deve spiegare i fatti, le norme applicate e le ragioni dell’accertamento; in caso di accertamento sintetico, devono essere indicate le spese e le presunzioni utilizzate .
  • Errata qualificazione giuridica. Ad esempio, l’Agenzia può avere applicato i criteri di residenza introdotti dal d.lgs. 209/2023 a periodi anteriori al 2024, contrariamente a quanto affermato dalla Cassazione .
  • Indebita riqualificazione di redditi. Talvolta l’amministrazione riqualifica redditi di fonte estera come redditi di fonte italiana o considera somme esenti come redditi imponibili. È opportuno verificare la corretta applicazione della convenzione Italia–India.

3.3 Applicazione della convenzione Italia–India

La convenzione contro la doppia imposizione deve essere invocata quando si tratta di redditi di lavoro dipendente o autonomo, dividendi, interessi o canoni percepiti in India. Alcuni punti da considerare:

  • Redditi di lavoro dipendente (art. 15). In generale i salari percepiti da un residente dell’India per un lavoro svolto in India sono tassati solo in India, salvo che l’attività sia svolta in Italia o che il datore di lavoro sia residente in Italia. Bisogna quindi dimostrare dove viene prestata l’attività.
  • Redditi d’impresa (art. 7). Gli utili di un’impresa dell’India sono imponibili in Italia solo se l’impresa ha una stabile organizzazione in Italia; in mancanza, gli utili sono tassati esclusivamente in India. La nozione di stabile organizzazione comprende una sede fissa, un cantiere o un agente dipendente.
  • Eliminazione della doppia imposizione (art. 23). L’Italia elimina la doppia imposizione riconoscendo un credito d’imposta pari all’imposta pagata in India. Il credito non può superare la quota d’imposta italiana relativa ai redditi esteri; se l’imposta estera è superiore, l’eccedenza può essere riportata .
  • Prevalenza della convenzione. Le norme convenzionali prevalgono sulla legge interna in virtù dell’art. 117 Cost.; quindi eventuali limiti previsti dall’art. 165 TUIR (come l’esclusione del credito in assenza di dichiarazione) devono essere interpretati in modo conforme alle convenzioni internazionali.

3.4 Accertamento sintetico: difesa nel redditometro

Quando l’Agenzia accerta in via sintetica il reddito del contribuente sulla base delle spese sostenute, si può difendersi dimostrando che le spese sono state finanziate con fonti non tassabili o da soggetti terzi. Le proteste documentali devono essere dettagliate: ad esempio, se l’Agenzia rileva l’acquisto di un’auto o di una casa in India, occorre dimostrare che l’acquisto è avvenuto con redditi di fonte estera e che tali redditi non sono imponibili in Italia (perché la convenzione prevede la tassazione esclusiva in India). È possibile inoltre chiedere all’ufficio di ricalcolare il reddito considerando la diversa composizione del nucleo familiare, l’area territoriale di appartenenza e la diversa propensione al risparmio .

3.5 Ricorso giurisdizionale

Se non si raggiunge un accordo, si può proporre ricorso alla Corte di giustizia tributaria di primo grado (ex commissione tributaria provinciale) entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso. Il ricorso deve contenere:

  1. l’indicazione dell’atto impugnato e dei motivi di impugnazione;
  2. le eccezioni di merito (mancanza di residenza, applicazione della convenzione, errori nel calcolo del reddito);
  3. le eccezioni di procedura (vizi della notifica, mancata motivazione, violazione dello Statuto del contribuente);
  4. le richieste istruttorie (audizione di testimoni, produzione di documenti);
  5. l’istanza di sospensione dell’esecutività dell’atto.

Le sanzioni possono essere ridotte se il contribuente propone reclamo–mediazione per gli atti inferiori a 50.000 euro o accede alla conciliazione giudiziale. Il giudice può anche sollevare eccezioni d’ufficio quando rileva l’applicazione retroattiva di norme sfavorevoli o la violazione di convenzioni internazionali.

3.6 Trattative e piani di rientro

In alcuni casi, soprattutto quando l’imposta accertata è elevata, può essere opportuno trattare con l’Agenzia delle Entrate o con l’Agenzia delle Entrate–Riscossione per ottenere una rateizzazione o un piano di rientro. L’adesione alla rottamazione quater consente di pagare solo la quota capitale, eliminando sanzioni e interessi . Chi ha debiti pregressi inferiori a 1.000 euro può beneficiare dello stralcio automatico; chi possiede molti debiti può ricorrere al piano del consumatore o all’accordo di ristrutturazione per superare lo stato di sovraindebitamento . Lo studio dell’Avv. Monardo assiste i clienti nella valutazione della strategia più vantaggiosa e nella predisposizione della domanda al tribunale competente.

4 Strumenti alternativi e agevolazioni

4.1 Rottamazione quater e definizione agevolata delle cartelle

La rottamazione quater riguarda i debiti affidati alla riscossione dal 1 gennaio 2000 al 30 giugno 2021. L’adesione deve essere presentata entro i termini previsti dalla legge; in seguito il debitore riceve il prospetto con gli importi da versare. Gli importi sono ripartiti in rate (massimo dieci), con scadenze prorogate dalle leggi 100/2023 e 18/2024. Il mancato pagamento di una rata oltre il termine di tolleranza di cinque giorni determina la perdita del beneficio . Le somme versate restano comunque acconto sul debito . La rottamazione è vantaggiosa perché consente di azzerare le sanzioni e gli interessi di mora.

4.2 Stralcio dei debiti fino a 1.000 euro

L’art. 1, commi 227‑229, della legge 197/2022 prevede l’automatica cancellazione dei debiti residui di importo fino a 1.000 euro affidati agli agenti della riscossione dal 1 gennaio 2000 al 31 dicembre 2015. Tuttavia gli enti creditori (ad esempio Comuni, regioni, ordini professionali) possono deliberare di non applicare lo stralcio . Prima di attendere la cancellazione è quindi indispensabile verificare la decisione dell’ente; in mancanza, sarà necessario pagare o aderire ad altre definizioni.

4.3 Piano del consumatore, ristrutturazione dei debiti e esdebitazione

Quando la posizione debitoria è ingente e non riguarda solo il fisco, la strada più efficace può essere quella del piano del consumatore o dell’accordo di ristrutturazione dei debiti. Il piano del consumatore (art. 67 d.lgs. 14/2019) permette di proporre un progetto di pagamento ai creditori, con riduzione delle somme dovute e un periodo di moratoria sui debiti garantiti . L’esdebitazione può intervenire al termine del piano, liberando il debitore dalle obbligazioni residue. Per le imprese in difficoltà esiste la composizione negoziata della crisi introdotta dal d.l. 118/2021, con la figura dell’esperto negoziatore. Lo studio Monardo, tramite professionisti iscritti agli OCC, assiste i clienti nella predisposizione del piano, nelle trattative con i creditori e nella presentazione della domanda al tribunale.

5 Errori comuni e consigli pratici

Affrontare un accertamento fiscale dall’estero presenta numerosi ostacoli. Ecco gli errori più frequenti e i consigli per evitarli:

  1. Rimanere inerti dopo la notifica. Ignorare l’avviso porta all’iscrizione a ruolo e all’avvio di pignoramenti. È fondamentale attivarsi subito, anche dall’estero.
  2. Non iscriversi all’AIRE. Molti italiani trasferiti in India dimenticano di iscriversi all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero; ciò alimenta la presunzione di residenza in Italia .
  3. Continuare ad avere interessi in Italia. Mantenere casa, conti e partecipazioni societarie nel territorio italiano può far presumere il centro degli interessi economici in Italia. Se si decide di trasferirsi, è consigliabile ridurre i collegamenti con l’Italia o documentare la loro residualità.
  4. Trascurare la dichiarazione dei redditi esteri. Anche se tassati in India, i redditi devono essere indicati nella dichiarazione italiana per poter usufruire del credito d’imposta .
  5. Non tenere traccia delle imposte pagate in India. È necessario conservare buste paga, certificazioni dei sostituti d’imposta e copie delle dichiarazioni fiscali indiane per dimostrare l’avvenuto pagamento.
  6. Affrontare la questione senza supporto professionale. La normativa su residenza, doppia imposizione e strumenti deflattivi è complessa e in continua evoluzione. Affidarsi a un professionista consente di evitare errori procedurali e di valutare la strategia più conveniente.

6 Tabelle riepilogative

Di seguito alcune tabelle sintetiche che riassumono i concetti principali. Le tabelle contengono parole chiave e numeri per una rapida consultazione.

Tabella 1 – Criteri di residenza fiscale

Criterio (art. 2 TUIR)Descrizione sintetica
Residenza anagraficaIscrizione per la maggior parte dell’anno nei registri della popolazione residente (AIRE se all’estero)
DomicilioLuogo in cui si sviluppano principalmente le relazioni personali e familiari; dal 2024 include anche il concetto di centro degli interessi vitali
Presenza fisicaPermanenza in Italia per la maggior parte dell’anno, anche se non iscritti anagraficamente
Presunzione black listI cittadini cancellati dall’anagrafe e trasferiti in Paesi a fiscalità privilegiata sono considerati residenti salvo prova contraria

Tabella 2 – Termini e strumenti difensivi

FaseTermine/strumento
Ricorso60 giorni dalla notifica dell’avviso
Accertamento con adesioneIstanza entro 30 giorni dall’invito; sospensione dei termini per 90 giorni
Pagamento adesione20 giorni per il pagamento; rate fino a 8/16 rate
Rottamazione quaterScadenze dilazionate; 5 giorni di tolleranza
Stralcio fino a 1.000 €Automatico, salvo rinuncia dell’ente
Presentazione ricorso (reclamo)Obbligatoria per controversie fino a 50.000 € con possibilità di mediazione

Tabella 3 – Fonti normative principali

NormaContenuto chiave
Art. 2 TUIRDefinizione di residenza e domicilio; presunzione per iscritti all’anagrafe e black list
D.lgs. 209/2023Riforma della definizione di domicilio e residenza, applicabile dal 2024
Art. 165 TUIRCredito d’imposta per imposte pagate all’estero e condizioni
Art. 38 DPR 600/1973Rettifica delle dichiarazioni e accertamento sintetico (redditometro)
Art. 12 L. 212/2000Diritti del contribuente durante le verifiche
D.lgs. 218/1997Accertamento con adesione e pagamento rateizzato
Legge 197/2022Rottamazione quater e stralcio dei debiti fino a 1.000 €
D.lgs. 14/2019 (art. 67)Piano del consumatore e ristrutturazione dei debiti

7 Domande frequenti (FAQ)

1. Sono italiano ma vivo e lavoro in India: devo dichiarare i redditi in Italia? In linea generale sì, se per il fisco italiano sei ancora residente. Il TUIR stabilisce che chi è residente deve dichiarare tutti i redditi ovunque prodotti. Se non sei più residente, dovrai dichiarare solo quelli di fonte italiana.

2. Come posso dimostrare di essere fiscalmente residente in India? Devi provare che il tuo centro degli affari e degli interessi vitali è in India. Documenta residenza anagrafica indiana, permesso di soggiorno, contratti di lavoro, iscrizione all’AIRE, e la cancellazione dalle anagrafi italiane.

3. Devo iscrivermi all’AIRE? Sì. L’iscrizione all’AIRE è un requisito formale che prova l’espatrio e ti esonera da alcune obbligazioni italiane. Se resti iscritto in Italia, scatta la presunzione di residenza .

4. Ho pagato le tasse in India: devo pagarle di nuovo in Italia? Grazie alla convenzione Italia–India e all’art. 165 TUIR, puoi detrarre dall’imposta italiana le imposte pagate in India fino alla concorrenza della quota d’imposta italiana . Devi però indicare nella dichiarazione italiana i redditi esteri e conservare la prova delle imposte pagate.

5. Cosa succede se non indico i redditi esteri nella dichiarazione italiana? In base all’art. 165 TUIR, il mancato inserimento comporta la perdita del credito d’imposta . Tuttavia, le convenzioni internazionali possono prevalere, quindi in alcuni casi la giurisprudenza riconosce comunque il credito. È meglio evitare l’omissione e presentare una dichiarazione integrativa.

6. L’Agenzia delle Entrate può usare il redditometro per accertare un italiano residente in India? Sì, l’accertamento sintetico può essere usato per ricostruire il reddito tramite le spese sostenute . Il contribuente ha diritto a fornire prove contrarie: redditi esenti, risparmi accumulati, finanziamenti da terzi .

7. Cos’è l’accertamento con adesione? È una procedura conciliativa che consente di chiudere l’accertamento con il pagamento di imposta e di una sanzione ridotta. La richiesta sospende i termini di ricorso per 90 giorni e il pagamento può essere rateizzato .

8. Posso impugnare l’accertamento se l’Agenzia non mi ha convocato prima? Sì. La mancanza del contraddittorio preventivo può comportare l’annullamento dell’atto. Inoltre la violazione dei diritti previsti dallo Statuto del contribuente (art. 12) costituisce vizio procedurale .

9. Quali sono i termini per presentare il ricorso? 60 giorni dalla notifica. Con l’accertamento con adesione si ottiene la sospensione dei termini per 90 giorni .

10. Come funziona la rottamazione quater? Devi presentare la domanda nei termini fissati dalla legge. Una volta accolta, devi pagare l’importo dovuto a rate. Le rate sono state prorogate e il mancato pagamento oltre 5 giorni comporta la decadenza .

11. Il mio debito è inferiore a 1.000 euro. Posso beneficiarne? Se il ruolo risale al periodo 2000‑2015, la legge 197/2022 prevede lo stralcio automatico. Tuttavia l’ente creditore può decidere di non applicarlo .

12. Cosa prevede il piano del consumatore? L’art. 67 del Codice della crisi consente di proporre un piano di ristrutturazione dei debiti con soddisfacimento anche parziale e differenziato dei creditori . Il piano, assistito da un OCC, deve essere omologato dal tribunale.

13. Posso chiedere la rateizzazione anche senza adesione o rottamazione? Sì. L’Agenzia delle Entrate–Riscossione permette di rateizzare il debito fino a 72 rate (o 120 rate in casi particolari). La domanda può essere presentata via web; con l’assistenza di un professionista puoi valutare la soluzione più conveniente.

14. Se trasferisco denaro dall’Italia all’India, sono soggetto a controlli? Le transazioni internazionali sopra 15.000 euro devono essere segnalate; inoltre l’Agenzia può effettuare indagini bancarie. È consigliabile giustificare i trasferimenti con contratti, fatture o documenti che ne attestino la legittimità.

15. Come influiscono i recenti cambiamenti normativi sulla mia situazione? Dal 2024 si applicano i nuovi criteri di residenza; tuttavia per le annualità precedenti valgono i criteri precedenti . È fondamentale analizzare anno per anno la propria posizione.

16. Se ho perso i documenti indiani, come posso ottenere duplicati? In India è possibile richiedere certificati di residenza e copia delle dichiarazioni fiscali presso l’amministrazione locale o tramite il portale dell’Income Tax Department. Un professionista locale può aiutare nella raccolta.

17. La pensione italiana ricevuta in India è tassata solo in Italia o anche in India? Per le pensioni private, la convenzione prevede in genere la tassazione nel Paese di residenza, ma occorre verificare il tipo di pensione. Le pensioni pubbliche erogate dallo Stato italiano restano imponibili esclusivamente in Italia. Puoi comunque detrarre le imposte indiane eventualmente pagate.

18. È vero che dopo 30 anni il fisco non può più accertare? I termini di accertamento ordinari sono più brevi: normalmente entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione; se la dichiarazione è omessa, il termine si estende al settimo anno. Tuttavia per le imposte sui redditi il termine può essere raddoppiato in caso di reati fiscali.

19. Cosa succede se non pago le rate di un piano di rientro? La decadenza comporta l’iscrizione a ruolo dell’intero importo e l’avvio di procedure esecutive (pignoramento di conti, stipendio, immobili). Perciò conviene rispettare le scadenze o rinegoziare il piano per tempo.

20. Perché dovrei rivolgermi a uno studio legale? Un professionista esperto in diritto tributario internazionale è in grado di analizzare la normativa, valutare l’esistenza di vizi formali e sostanziali, predisporre la documentazione idonea, negoziare con l’amministrazione e rappresentarti in giudizio. Lo Studio Monardo offre competenze in materia di diritto bancario e tributario, procedure di composizione della crisi e diritto internazionale, per una difesa a 360 gradi.

8 Simulazioni pratiche

Per comprendere meglio come funzionano l’accertamento e la doppia imposizione, vediamo due esempi numerici.

8.1 Lavoratore dipendente italiano in India

Marco si trasferisce a Mumbai nel 2022 e lavora per una società indiana. Nel 2023 percepisce uno stipendio di 50.000 euro, sul quale versa 10.000 euro di imposte in India. In Italia rimane titolare di una casa affittata (canone 12.000 euro annui). Marco si iscrive all’AIRE solo a metà 2023. Nel 2025 riceve un avviso di accertamento che gli contesta la residenza in Italia per il 2023.

  1. Determinazione della residenza. Poiché Marco si è iscritto all’AIRE solo a metà anno e ha mantenuto una casa in Italia, l’Agenzia presume la sua residenza in Italia per tutto il 2023. Marco può difendersi dimostrando che il centro dei suoi interessi economici e familiari era in India e che l’iscrizione tardiva non esclude la prova della residenza estera.
  2. Doppia imposizione. Se viene confermata la residenza in Italia, Marco dovrà dichiarare i 50.000 euro e i 12.000 euro di canone. L’imposta italiana ipotizzata (aliquota media 35 %) è 17.500 euro sui redditi esteri. Grazie all’art. 165 TUIR, Marco può detrarre i 10.000 euro già pagati in India; l’imposta netta dovuta in Italia scende a 7.500 euro . Se Marco non avesse indicato i redditi indiani in dichiarazione, il credito d’imposta gli sarebbe stato negato .
  3. Sanzioni e interessi. La mancata dichiarazione comporta sanzioni dal 90 % al 180 % dell’imposta evasa. Marco può accedere all’accertamento con adesione, riducendo la sanzione a un terzo e pagando in rate .
  4. Piano di rientro. Se non riesce a pagare, Marco può aderire alla rottamazione quater per i carichi iscritti a ruolo e valutare un piano del consumatore se la situazione finanziaria è compromessa .

8.2 Imprenditore con stabile organizzazione in Italia

Sara è socia di una società indiana che vende software in Italia. La società opera in Italia tramite un ufficio commerciale, che firma contratti e gestisce la fatturazione. L’Agenzia delle Entrate qualifica tale ufficio come stabile organizzazione e notifica un accertamento per redditi d’impresa non dichiarati.

  1. Analisi della stabile organizzazione. In base alla convenzione Italia–India, gli utili di un’impresa indiana sono tassati in Italia se l’impresa dispone di una sede fissa d’affari o di un agente dipendente in Italia. L’ufficio commerciale di Sara, con poteri di firma e di stipulazione dei contratti, integra gli elementi della stabile organizzazione. La tassazione in Italia è dunque corretta.
  2. Determinazione del reddito. L’Agenzia ricostruisce il reddito imponibile della stabile organizzazione applicando un mark‑up sui costi sostenuti. Sara può dimostrare che l’ufficio svolge solo attività ausiliarie e che le decisioni strategiche sono prese in India, riducendo così l’ammontare dei ricavi allocati in Italia.
  3. Credito d’imposta. Le imposte pagate in India sulla quota di utili imputata alla stabile organizzazione possono essere detratte ai sensi dell’art. 165 . È essenziale fornire la documentazione contabile e fiscale della società indiana.
  4. Accertamento con adesione. Considerata la complessità della materia, una definizione bonaria attraverso l’accertamento con adesione può evitare anni di contenzioso. Sara potrà proporre un importo concordato e rateizzare i pagamenti.

9 Conclusione

Gli accertamenti fiscali ai danni degli italiani residenti in India sono sempre più frequenti, complice la cooperazione internazionale tra amministrazioni fiscali e le riforme della normativa sulla residenza. Per difendersi è indispensabile conoscere le fonti normative (art. 2 e 165 TUIR, d.lgs. 209/2023, art. 38 DPR 600/1973), le tutele procedurali (Statuto del contribuente), le convenzioni internazionali e gli strumenti deflattivi. Agire tempestivamente, raccogliere prove della residenza estera e avvalersi di professionisti esperti consente di evitare errori, ridurre le sanzioni e, quando possibile, annullare l’accertamento.

Lo Studio Legale Monardo è in prima linea nell’assistenza ai contribuenti che si trovano in queste situazioni. Grazie a un team multidisciplinare di avvocati e commercialisti, al coordinamento del cassazionista Giuseppe Angelo Monardo e alla rete nazionale di collaboratori, lo studio offre consulenza in diritto tributario, bancario e delle procedure concorsuali. Sia che si tratti di dimostrare la residenza in India, di contestare un accertamento sintetico, di accedere alla rottamazione quater o di predisporre un piano del consumatore, avrai un interlocutore unico in grado di gestire ogni fase del procedimento.

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