Crisi d’impresa e DURC: come risolvere con l’avvocato

Introduzione

L’importanza della regolarità contributiva in tempi di crisi

Per imprese, liberi professionisti e imprenditori agricoli l’accesso ai benefici fiscali e contributivi, la partecipazione a gare d’appalto e la stessa sopravvivenza aziendale passano dalla regolarità contributiva. Il Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) certifica che l’azienda è in regola con i versamenti a INPS, INAIL e, per l’edilizia, alla Cassa edile. Un DURC negativo comporta la perdita immediata di agevolazioni, il blocco dei pagamenti da parte delle stazioni appaltanti e l’impossibilità di fruire di sgravi contributivi. La normativa prevede soglie di tolleranza molto basse: il Ministero del Lavoro ha chiarito che eventuali debiti per contributi, sanzioni e interessi sono tollerati solo fino a 150 euro , oltre i quali il DURC non può essere rilasciato. Perfino piccoli ritardi o errori di calcolo possono quindi avere conseguenze pesanti, specialmente per chi già attraversa una crisi d’impresa.

In parallelo, il legislatore ha introdotto istituti specifici per favorire il risanamento delle imprese in difficoltà. La composizione negoziata della crisi, introdotta dal D.L. 118/2021 e oggi disciplinata organicamente dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (CCI), permette di avviare trattative riservate con i creditori con l’assistenza di un esperto nominato dalla camera di commercio. Altri strumenti – accordi di ristrutturazione, piani di ristrutturazione soggetti a omologazione, concordati preventivi e semplificati, rottamazioni fiscali – consentono di ridurre i debiti fiscali e contributivi e, in alcuni casi, di ottenere un DURC regolare pur in presenza di rateizzazioni o definizioni agevolate. Recenti pronunce della Corte di cassazione hanno stabilito che la domanda di rateizzazione presentata nei 15 giorni successivi all’invito dell’INPS sana l’irregolarità anche se l’istituto concede la rateizzazione oltre il termine . Altre decisioni hanno escluso che le sanzioni civili debbano essere conteggiate nel limite di 150 euro .

In questo contesto complesso e in continua evoluzione, il supporto di un professionista esperto è essenziale per evitare errori, rispettare i termini e individuare lo strumento più adatto alla propria situazione. 

Chi è l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è cassazionista con pluriennale esperienza nel diritto bancario e tributario. Coordina un team multidisciplinare di avvocati e commercialisti operativi su tutto il territorio nazionale e può vantare titoli specialistici riconosciuti dal Ministero della Giustizia:

  • Gestore della crisi da sovraindebitamento ai sensi della legge 3/2012, iscritto negli elenchi ministeriali.
  • Professionista fiduciario di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC), che assiste imprenditori e consumatori nell’elaborazione di piani del consumatore, accordi di ristrutturazione e liquidazioni controllate.
  • Esperto negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021, nominato dalla camera di commercio su richiesta dell’impresa.

L’avvocato Monardo e il suo team assistono imprenditori, professionisti e privati in tutte le fasi della crisi d’impresa. Dopo un’analisi approfondita della documentazione – cartelle esattoriali, intimazioni di pagamento, pignoramenti o iscrizioni ipotecarie – valutano la sostenibilità del debito, impugnano gli atti illegittimi, ottengono sospensioni e misure protettive e avviano trattative con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione e con gli enti previdenziali. La loro attività comprende la predisposizione di ricorsi al tribunale o al giudice tributario, la richiesta di rateizzazioni e definizioni agevolate, la redazione di piani di rientro sostenibili e l’accesso agli strumenti del Codice della crisi.

Se hai ricevuto un avviso di addebito, un invito a regolarizzare i contributi o una cartella esattoriale, non lasciare trascorrere i termini: contatta subito l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo per una valutazione personalizzata. Agire tempestivamente può significare salvare l’impresa, conservare il DURC e accedere a importanti benefici.

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1  Contesto normativo e giurisprudenziale

1.1 Fonti legislative della crisi d’impresa

La disciplina della crisi d’impresa si è evoluta in modo significativo negli ultimi anni. Le principali fonti normative sono riepilogate nella seguente tabella.

NormaContenuto essenzialeAggiornamenti rilevanti
D.Lgs. 14/2019 – Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (CCI)Introduce un sistema unitario per regolare la crisi e l’insolvenza, sostituendo la legge fallimentare del 1942. Contiene strumenti di regolazione negoziale e concorsuale, tra cui concordati preventivi, accordi di ristrutturazione e liquidazione giudiziale.Il Titolo II, dedicato alla composizione negoziata, è stato riscritto dal D.Lgs. 83/2022 per recepire la direttiva UE 2019/1023. Ulteriori correzioni e chiarimenti sono stati apportati dal D.Lgs. 136/2024 .
D.L. 24 agosto 2021 n. 118 (convertito in L. 147/2021)Introduce la composizione negoziata della crisi e rinvia l’entrata in vigore del CCI. L’art. 2 consente all’imprenditore in squilibrio patrimoniale o economico‑finanziario di chiedere la nomina di un esperto indipendente. L’art. 3 istituisce la piattaforma telematica nazionale, l’art. 6 disciplina le misure protettive e cautelari .Il decreto ha subìto modifiche con il D.Lgs. 83/2022 e con il D.Lgs. 136/2024.
D.Lgs. 17 giugno 2022 n. 83 (correttivo‑bis)Recependo la direttiva (UE) 2019/1023, riscrive il Titolo II del CCI: sostituisce gli strumenti di allerta con la composizione negoziata, definisce i requisiti per accedere alla procedura e coordina la normativa con le procedure concorsuali tradizionali .Introduce la possibilità di nomina dell’esperto anche per imprese agricole e precisa i presupposti di accesso .
D.Lgs. 136/2024 (correttivo‑ter)Interviene per correggere errori di coordinamento e fornire chiarimenti. Nel contesto della composizione negoziata chiarisce che la domanda può essere presentata anche da imprenditori insolventi se vi sono concrete prospettive di risanamento e che l’imprenditore deve dichiarare di non avere presentato altre domande per strumenti di regolazione della crisi . Introduce una disciplina più flessibile sulla durata delle trattative e aggiorna i requisiti per l’iscrizione degli esperti .Entrato in vigore il 28 settembre 2024 .
Legge 3/2012 (sovraindebitamento)Disciplina la composizione della crisi da sovraindebitamento per consumatori, imprenditori minori, professionisti e start‑up innovative. Pur riformata dal CCI, rimane applicabile ai soggetti non assoggettabili alla liquidazione giudiziale .Molti principi – protezione del debitore, nomina degli organismi di composizione della crisi (OCC) – sono confluiti nella composizione negoziata .
D.M. 30 gennaio 2015Regolamento attuativo che disciplina il rilascio del DURC on‑line. L’art. 3 elenca i casi in cui la regolarità contributiva “deve essere comunque attestata”, includendo – al comma 3 – la tolleranza di uno scostamento non grave tra somme dovute e versate .Le modifiche introdotte dal Decreto semplificazioni e successive circolari hanno precisato la soglia di 150 euro comprensiva di contributi, sanzioni civili e interessi .
Legge di Bilancio 2026 (L. 30 dicembre 2025 n. 199)Introduce la rottamazione quinquies, una nuova definizione agevolata dei debiti fiscali e contributivi affidati all’Agenzia delle Entrate‑Riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023 .La definizione consente di pagare solo il capitale eliminando sanzioni e interessi e prevede la presentazione della domanda entro il 30 aprile 2026 con rate fino a 54 bimestri .

Queste norme costituiscono la cornice all’interno della quale si muovono le imprese in crisi e i professionisti chiamati a guidarle verso il risanamento.

1.2 Giurisprudenza recente su DURC e crisi d’impresa

Il valore del DURC e il modo in cui interagisce con le procedure di crisi sono stati al centro di numerose pronunce della giurisprudenza di legittimità e di merito. Le decisioni più rilevanti degli ultimi anni – in particolare quelle del 2025 e 2026 – riguardano tre temi principali: la soglia di tolleranza per la regolarità, il ruolo delle sanzioni civili e la rateizzazione dei debiti contributivi.

1.2.1 Soglia di 150 euro e scostamento non grave

La disciplina del DURC prevede che la regolarità contributiva possa essere attestata anche in presenza di uno scostamento non grave tra le somme dovute e quelle versate. Il Ministero del Lavoro, con l’Interpello 3/2025 (risposta del 13 ottobre 2025), ha precisato che tale scostamento non può superare 150 euro, importo comprensivo di contributi, sanzioni civili e interessi . La ratio è evitare che errori minimi precludano il rilascio del DURC, garantendo la continuità aziendale e l’accesso ai benefici.

Tuttavia, la Corte di cassazione ha offerto una lettura più favorevole al contribuente: con l’ordinanza n. 8132/2026 la Suprema Corte ha affermato che nella nozione di “accessori di legge” non rientrano le sanzioni civili. Di conseguenza, ai fini del calcolo della soglia di 150 euro non devono essere computate le sanzioni, ma solo gli interessi . Nella causa in esame la Corte ha confermato la regolarità contributiva nonostante un’omissione di 137,10 euro, precisando che “le somme dovute non possono che essere quelle relative all’obbligo contributivo inadempiuto” . La pronuncia ribadisce che le sanzioni non possono far perdere i benefici se il debito contributivo resta sotto la soglia prevista dalla normativa.

1.2.2 Rateizzazione e termine di 15 giorni

L’INPS, quando riscontra un’irregolarità contributiva, invita l’azienda a regolarizzarsi entro 15 giorni. Per molti anni l’istituto ha sostenuto che, se la richiesta di rateizzazione non viene accolta entro il termine di 15 giorni, il DURC rimane negativo e si perdono le agevolazioni contributive. La Corte di cassazione ha smentito questa interpretazione con l’ordinanza n. 6142 del 17 marzo 2026. Nel caso di specie un’azienda aveva presentato la domanda di rateizzazione il quindicesimo giorno; l’INPS l’aveva accolta tre giorni dopo, ma aveva comunque disconosciuto gli sgravi contributivi. La Suprema Corte ha affermato che, ai fini della regolarità contributiva, basta presentare la domanda entro 15 giorni, non essendo richiesta l’accettazione dell’ente entro lo stesso termine . Diversamente, la regolarizzazione dipenderebbe da un adempimento dell’istituto – il parere favorevole – che potrebbe arrivare in ritardo per cause non imputabili all’impresa . La Cassazione ha quindi stabilito che, una volta accordata la rateizzazione, la posizione del contribuente è da considerarsi regolare. Questa pronuncia ha un impatto enorme: consente alle imprese in crisi di mantenere il DURC positivo semplicemente presentando tempestivamente l’istanza, anche se l’INPS risponde dopo il termine.

1.2.3 Rilascio del DURC nella composizione negoziata

La composizione negoziata prevede la possibilità di chiedere misure cautelari, tra cui il rilascio del DURC per consentire la prosecuzione dell’attività. La giurisprudenza di merito si è divisa: il Tribunale di Roma (23 settembre 2025) ha negato che il giudice possa ordinare il rilascio del DURC, ritenendo che la misura implicherebbe la disapplicazione di norme di legge . Diverso l’orientamento del Tribunale di Genova (19 settembre 2025) e di altre corti (Milano 24 gennaio 2025, Roma 27 maggio 2025, Venezia 24 dicembre 2025), che considerano il rilascio del DURC una misura strumentale alla buona riuscita delle trattative e ammettono la concessione in via cautelare . Queste pronunce richiamano l’art. 6 del D.L. 118/2021, secondo cui le misure protettive possono essere concesse per favorire la continuità aziendale, e ritengono che l’irregolarità contributiva non debba pregiudicare la possibilità di risanamento. In ogni caso, anche chi ottiene il DURC in sede cautelare deve destinare i crediti riscossi al pagamento dei dipendenti e alla prosecuzione dell’attività .

2  Procedura passo‑passo: dopo la notifica dell’atto

Quando un’impresa riceve un invito a regolarizzare (ad esempio dall’INPS) o una cartella esattoriale relativa a contributi previdenziali, deve attivarsi rapidamente. La mancata reazione può comportare il blocco del DURC, pignoramenti o la perdita di benefici. Di seguito una guida operativa.

2.1 Invito a regolarizzare e verifica interna

  1. Notifica dell’invito – L’INPS o l’INAIL inviano all’azienda un invito a regolarizzare i versamenti contributivi entro 15 giorni. Tale invito specifica l’ammontare delle omissioni e i periodi contributivi interessati. In molti casi l’azienda deve regolarizzare la posizione o presentare una domanda di rateizzazione.
  2. Verifica dei dati – È fondamentale controllare che l’importo richiesto sia corretto. Spesso le irregolarità derivano da errori materiali (contributi già versati ma non correttamente registrati) o da calcoli sbagliati. Un professionista può confrontare i versamenti effettuati con il cassetto previdenziale e richiedere la rettifica delle note di addebito.
  3. Presentazione della domanda di rateizzazione – Se l’azienda non può saldare immediatamente il debito, può presentare domanda di rateizzazione. Secondo la Cassazione, la presentazione nei 15 giorni è sufficiente a mantenere la regolarità; l’accettazione dell’INPS può arrivare anche dopo . La domanda deve indicare l’importo da rateizzare e i dati aziendali; spesso è accompagnata da un piano di rientro e dalla garanzia del versamento della prima rata.
  4. Pagamento della prima rata – Una volta concessa la rateizzazione, l’azienda deve pagare la prima rata entro la data indicata; il ritardo comporta la decadenza dal beneficio. Nel caso esaminato dalla Cassazione l’azienda aveva pagato la rata con due giorni di ritardo, ma successivamente aveva regolarizzato tutte le rate; ciò non ha impedito di considerare regolare la posizione .
  5. Monitoraggio del DURC – Dopo la presentazione dell’istanza occorre controllare online l’esito della verifica contributiva sul portale “Durc on line”. Se il DURC risulta negativo nonostante la domanda di rateizzazione, è possibile presentare un ricorso all’INPS chiedendo l’annullamento del provvedimento sulla base della giurisprudenza della Cassazione.

2.2 Cartella esattoriale e contestazione davanti al giudice

Quando l’irregolarità contributiva sfocia in una cartella esattoriale o in un avviso di addebito, il contribuente può:

  1. Verificare la legittimità della cartella – Analizzare se la notifica è avvenuta correttamente, se la cartella contiene la motivazione del debito e se il calcolo degli importi è corretto. Sono eccepibili vizi come la prescrizione quinquennale dei contributi o l’inesistenza della notifica.
  2. Presentare ricorso – Per gli avvisi di addebito dell’INPS il ricorso si propone al tribunale del lavoro entro 40 giorni dalla notifica; per le cartelle esattoriali relative a tributi si propone al giudice tributario entro 60 giorni. Un ricorso ben motivato può ottenere l’annullamento del debito o la sospensione dell’esecuzione.
  3. Sospensione in pendenza di definizione agevolata – Quando sono aperte definizioni agevolate (ad esempio la rottamazione quinquies), la presentazione della domanda comporta la sospensione delle procedure di riscossione. Il contribuente può quindi chiedere la sospensione del pignoramento o delle misure cautelari fino all’esito della definizione.
  4. Compatibilità con la composizione negoziata – Se l’impresa ha già avviato la composizione negoziata, può chiedere al tribunale misure protettive che sospendano azioni esecutive e cautelari ai sensi dell’art. 6 D.L. 118/2021 . Tuttavia, è necessario dimostrare che le trattative sono in corso e che esistono concrete prospettive di risanamento.

2.3 Attivazione della composizione negoziata

Preparazione – Prima di accedere alla composizione negoziata l’imprenditore deve riconoscere i segnali di allerta (calo del fatturato, tensione di liquidità, eccesso di indebitamento, revoca degli affidamenti bancari) . Un professionista aiuta a redigere un piano preliminare di risanamento e a svolgere il test pratico sulla piattaforma telematica .

Presentazione dell’istanza – L’istanza si presenta tramite la piattaforma nazionale istituita dall’art. 13 CCI . Occorrono dati anagrafici, descrizione delle cause della crisi, iniziative intraprese, piano preliminare di risanamento e dichiarazione di non aver presentato altre domande per la gestione della crisi (art. 17 CCI) .

Nomina dell’esperto – La camera di commercio nomina un esperto negoziatore tra i professionisti iscritti nell’apposito elenco; l’esperto guida le trattative, verifica la sostenibilità del piano e redige relazioni periodiche. Gli esperti devono possedere requisiti specifici e l’elenco è tenuto dalle camere di commercio come modificato dal D.Lgs. 136/2024 .

Misure protettive e cautelari – L’imprenditore può chiedere al tribunale misure che sospendono le procedure esecutive, le ipoteche e i pignoramenti. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30109/2025, ha riconosciuto che la concessione di misure protettive può escludere il pericolo di sequestro preventivo . Questa tutela è fondamentale per salvaguardare l’azienda mentre si negozia il risanamento.

2.4 Esito delle trattative

Le trattative possono concludersi con varie soluzioni:

  1. Accordo con i creditori – Le parti raggiungono un accordo stragiudiziale che prevede il pagamento parziale o dilazionato dei debiti. In tal caso si chiude la composizione negoziata e, se le obbligazioni sono onorate, il DURC torna positivo.
  2. Accordo di ristrutturazione dei debiti – È un accordo negoziale omologato dal tribunale, previsto dal CCI; consente di ottenere l’esdebitazione residua con il consenso di creditori che rappresentino almeno il 60 % (o il 30 % in caso di accordi agevolati). L’accordo è pubblicato nel registro delle imprese e ha effetti erga omnes. Può contemplare rateizzazioni e stralci dei contributi, previo parere positivo dell’INPS e dell’INAIL.
  3. Piano di ristrutturazione soggetto a omologazione (PRO) – Introdotto dal D.Lgs. 83/2022, il PRO consente all’imprenditore di proporre un piano anche in assenza di accordo con i creditori; è omologato se la maggioranza dei creditori non si oppone. Può essere utilizzato per pagare i debiti contributivi con tempi più lunghi e può prevedere la transazione fiscale con l’Agenzia delle Entrate. In questo contesto è possibile richiedere la regolarizzazione contributiva per il rilascio del DURC.
  4. Concordato preventivo – Strumento concorsuale che consente al debitore di evitare la liquidazione giudiziale mediante un piano di rimborso ai creditori. Nel concordato in continuità aziendale, l’impresa prosegue l’attività; nel concordato liquidatorio, cede i beni per pagare i debiti. Il DURC può essere rilasciato in presenza di un piano che prevede il pagamento dei contributi, ma occorre una valutazione caso per caso e il parere dell’INPS.
  5. Concordato semplificato – Previsto dall’art. 25‑sexies CCI, consente all’imprenditore che non raggiunge un accordo nel corso della composizione negoziata di presentare un piano liquidatorio più rapido, con procedure semplificate. L’accesso al concordato semplificato è subordinato al fatto che la composizione negoziata non fosse originariamente praticabile o che le trattative siano fallite in buona fede .
  6. Liquidazione giudiziale – Se non vi sono prospettive di risanamento, l’imprenditore può chiedere di accedere alla liquidazione giudiziale (ex fallimento). In questo caso il DURC non può più essere rilasciato, ma il professionista può assistere nella gestione della procedura e nella tutela di dipendenti e creditori privilegiati.

3  Difese e strategie legali per conservare o recuperare il DURC

I problemi legati alla regolarità contributiva sono frequenti nelle imprese in difficoltà. Le strategie difensive ruotano attorno alla correttezza del calcolo, alla tempestività delle richieste e all’utilizzo degli strumenti previsti dalla legge.

3.1 Contestare gli errori e le irregolarità

  1. Accesso agli atti e verifica del debito – La prima azione consiste nell’accedere al fascicolo contributivo per verificare che i versamenti siano stati registrati correttamente. È possibile richiedere copia dei modelli F24 e dei prospetti di liquidazione. Se emergono errori, l’azienda deve chiederne la correzione prima della scadenza dei 15 giorni, allegando i documenti che dimostrano l’avvenuto pagamento. Questo può evitare la decadenza dagli sgravi.
  2. Eccepire la prescrizione – I contributi previdenziali si prescrivono in 5 anni; la richiesta di pagamenti relativi a periodi anteriori può essere contestata con l’opposizione in tribunale. La prescrizione decorre dalla data di scadenza del versamento e può essere interrotta solo da atti espressamente previsti dalla legge.
  3. Opporsi all’avviso di addebito e alla cartella – Il contribuente può impugnare l’avviso di addebito dinanzi al tribunale del lavoro e la cartella esattoriale dinanzi al giudice tributario per vizi di notificazione, insussistenza del credito o difetto di motivazione. Non sempre l’opposizione sospende automaticamente il DURC; occorre chiedere la sospensione cautelare.
  4. Chiedere la sospensione dell’esecuzione – In presenza di un ricorso, il giudice può sospendere l’esecuzione dell’atto e quindi bloccare il recupero coattivo. Per ottenere la sospensione è necessario dimostrare un fumus boni iuris (buona probabilità di successo) e il periculum in mora (rischio grave e irreparabile). L’accesso contemporaneo alla composizione negoziata può rafforzare la richiesta di sospensione.

3.2 Sfruttare le rateizzazioni e gli accordi con gli enti previdenziali

  1. Rateizzazione ordinaria – L’INPS consente di rateizzare i debiti contributivi fino a un massimo di 24 rate mensili. La domanda deve essere presentata entro 15 giorni dall’invito a regolarizzare. Come ricordato dalla Cassazione, è sufficiente che la domanda sia inviata nei termini; l’accettazione successiva non pregiudica il DURC . Il mancato pagamento di una rata comporta la decadenza e rende nuovamente negativo il DURC.
  2. Rateizzazione in fase giudiziaria – Nell’ambito di un contenzioso è possibile proporre al giudice un piano di pagamento che contempli la dilazione del debito contributivo. In alcuni casi il tribunale può subordinare la concessione del DURC alla presentazione di garanzie (fideiussione bancaria o assicurativa).
  3. Accordo transattivo con l’INPS – Per importi rilevanti e situazioni di particolare difficoltà è possibile negoziare con l’INPS un accordo transattivo che preveda il pagamento parziale del debito. Questa facoltà, inizialmente prevista solo per i tributi, è stata estesa ai contributi dalla giurisprudenza. L’accordo deve essere approvato dal Comitato Centrale dell’INPS e può prevedere la riduzione di sanzioni e interessi.

3.3 Utilizzare la composizione negoziata come strumento difensivo

L’avvio della composizione negoziata consente di chiedere misure protettive che sospendono le azioni esecutive e cautelari, comprese le procedure di riscossione dell’INPS. Inoltre, consente di negoziare con gli enti previdenziali una proposta di trattamento dei debiti contributivi. La giurisprudenza di merito ammette il rilascio del DURC in via cautelare se questo risulta strumentale alla continuità aziendale . In pratica:

  • Il debitore presenta un piano di risanamento che prevede il pagamento, anche parziale, dei contributi e lo allega alla composizione negoziata.
  • L’esperto negoziatore coinvolge l’INPS, l’INAIL e le altre casse previdenziali nelle trattative. Può proporre un pagamento dilazionato o una riduzione delle sanzioni.
  • Il tribunale, su richiesta dell’imprenditore e sentito l’esperto, può emettere un provvedimento di rilascio del DURC condizionando l’utilizzo dei crediti all’adempimento del piano .

Questa strategia consente di salvaguardare la possibilità di partecipare ad appalti e beneficiare di contributi mentre si negozia il risanamento.

3.4 Impugnazione delle decisioni negative sul DURC

Se nonostante la presentazione della domanda di rateizzazione o l’adesione a una definizione agevolata il DURC continua a risultare negativo, è possibile:

  1. Richiedere il riesame interno – Presentare un’istanza all’INPS o alla Cassa edile chiedendo il riesame della posizione. Si devono allegare i pagamenti effettuati, le domande inviate e la giurisprudenza rilevante. In molti casi l’ente riconsidera la posizione e rilascia il DURC.
  2. Ricorrere al giudice del lavoro – Se l’ente previdenziale conferma la propria decisione, è possibile ricorrere al tribunale del lavoro chiedendo l’annullamento del DURC negativo. Il ricorso va presentato entro 40 giorni dalla comunicazione del rigetto. Si può chiedere la sospensione in via d’urgenza ex art. 700 c.p.c. per evitare la perdita di benefici.
  3. Chiedere la tutela cautelare in sede di composizione negoziata – Se l’azienda è già in composizione negoziata, può presentare un’istanza al tribunale affinché, in via cautelare, ordini il rilascio del DURC. Come visto, alcuni tribunali hanno accolto queste istanze, ritenendo che l’imprenditore debba poter proseguire l’attività .

3.5 Integrarsi con le definizioni agevolate e le rottamazioni

Le definizioni agevolate dei carichi affidati all’Agenzia delle Entrate‑Riscossione (c.d. rottamazioni) rappresentano un ulteriore strumento per regolarizzare la posizione contributiva e fiscale. La legge di bilancio 2026 ha introdotto la rottamazione quinquies, aperta a tutti i contribuenti con debiti affidati all’AdER dal 2000 al 2023 . Ecco come funziona:

  1. Risparmio su sanzioni e interessi – La rottamazione consente di pagare solo il capitale dovuto, cancellando integralmente sanzioni e interessi di mora . Ciò comporta un risparmio rilevante e può ridurre il debito contributivo entro la soglia di 150 euro, permettendo il rilascio del DURC.
  2. Domanda entro il 30 aprile 2026 – La domanda si presenta tramite il portale AdER, autenticandosi con SPID o CIE . Il contribuente deve selezionare le cartelle da definire e può includere contributi INPS relativi a ruoli affidati. Non rientrano nell’agevolazione le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato, i crediti derivanti da condanne della Corte dei Conti, le multe penali e i debiti relativi all’IVA all’importazione .
  3. Comunicazione entro il 30 giugno 2026 – L’Agenzia invia al contribuente la comunicazione delle somme dovute e delle scadenze. È possibile scegliere tra il pagamento in unica soluzione (31 luglio 2026) o la rateizzazione fino a 54 rate bimestrali . Il tasso di interesse sulle rate è del 3 % annuo con rata minima di 100 euro .
  4. Compatibilità con la crisi d’impresa – L’adesione alla rottamazione sospende le procedure esecutive e consente al contribuente di ottenere il DURC. Tuttavia, se non si versa anche una sola rata, si decade e ritornano dovuti sanzioni e interessi. L’impresa può combinare la rottamazione con la composizione negoziata, negoziando con l’INPS il pagamento dei contributi residui.
  5. Effetti sul DURC – Molti enti previdenziali rilasciano il DURC in presenza di un’adesione alla rottamazione quinquies, a condizione che il contribuente versi tempestivamente le rate. È quindi consigliabile allegare alla richiesta di DURC la ricevuta di presentazione della domanda e le prime rate pagate.

4  Strumenti alternativi per la risoluzione della crisi

4.1 Accordi di ristrutturazione dei debiti e piani del consumatore

Gli accordi di ristrutturazione dei debiti (ARD) sono contratti stipulati tra il debitore e i creditori che rappresentano almeno il 60 % dei crediti. Una volta omologati dal tribunale, sono efficaci anche per i creditori dissenzienti e consentono l’esdebitazione residuale. Con la riforma, gli ARD possono essere agevolati (30 % dei crediti) e prevedere un “contenimento” dei debiti fiscali e contributivi, previa adesione dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS.

Per i consumatori, gli OCC (Organismi di composizione della crisi) possono proporre un piano del consumatore, destinato a chi non svolge attività d’impresa. Il piano può prevedere la ristrutturazione dei debiti, compresi quelli contributivi dei lavoratori domestici. Se il giudice omologa il piano, il debitore ottiene l’esdebitazione completa salvo dolo o colpa grave.

4.2 Liquidazione controllata e esdebitazione per meritevoli

Quando il debitore non è in grado di proporre un piano di rientro, può accedere alla liquidazione controllata (ex liquidazione del patrimonio). Si tratta di una procedura concorsuale in cui un liquidatore vende i beni del debitore e ripartisce il ricavato tra i creditori. Dopo tre anni dall’apertura della procedura, il debitore persona fisica meritevole può chiedere l’esdebitazione del residuo. Questa procedura non consente di conservare il DURC, ma rappresenta l’ultima possibilità per chi non può proseguire l’attività.

4.3 Transazione fiscale e contributiva nel concordato preventivo

Nel concordato preventivo l’imprenditore può proporre ai creditori pubblici un pagamento ridotto e dilazionato dei tributi e dei contributi. La transazione fiscale consente di definire le imposte dirette e indirette, mentre la transazione contributiva riguarda INPS e INAIL. Per essere omologata, la proposta deve essere vantaggiosa rispetto all’alternativa della liquidazione giudiziale e deve prevedere un pagamento almeno pari al soddisfacimento che l’ente otterrebbe in quel caso. Con la riforma del 2020 il legislatore ha eliminato l’obbligo di parere favorevole dell’Agenzia delle Entrate: il tribunale può omologare la proposta anche in caso di dissenso, valutandone la convenienza.

4.4 Rottamazioni e definizioni agevolate

Le rottamazioni introducono finestre temporali in cui è possibile definire i debiti con lo Stato. Le edizioni 2016 – 2023 hanno permesso a molti di rientrare in bonis; tuttavia la rottamazione quinquies 2026 è particolarmente rilevante perché consente rate fino a 54 bimestri e un tasso d’interesse ridotto. Chi ha aderito alle rottamazioni precedenti e ha rate sospese deve prestare attenzione al calendario: nel 2026 vi sono scadenze mensili e bimestrali che, se non rispettate, comportano la decadenza .

4.5 Piani del consumatore e procedure familiari

La legge 3/2012 consente anche ai nuclei familiari e ai consumatori di beneficiare di piani del consumatore per ridurre o cancellare i debiti. Questo strumento è particolarmente utile per professionisti e imprenditori minori che abbiano contratto debiti personali o fiscali. Un avvocato esperto può proporre un piano che riduca le sanzioni e gli interessi, permetta di mantenere il patrimonio necessario alla vita familiare e preveda il pagamento rateale dei contributi dovuti.

5  Errori comuni e consigli pratici

Molte imprese perdono il DURC o subiscono pignoramenti perché sottovalutano gli aspetti formali della procedura. Ecco gli errori più frequenti:

  1. Ignorare l’invito a regolarizzare – Non rispondere entro 15 giorni all’INPS comporta automaticamente la perdita del DURC. Anche se non si riesce a pagare, è essenziale presentare la domanda di rateizzazione nei termini .
  2. Non verificare gli importi – Spesso le note di debito contengono errori. Occorre confrontare i propri versamenti con i dati dell’INPS e chiedere tempestivamente le rettifiche.
  3. Confondere sanzioni e interessi – La Suprema Corte ha stabilito che le sanzioni civili non vanno conteggiate nel limite di 150 euro ; di conseguenza un debito di soli 137 euro di sanzioni non blocca il DURC. È importante far valere questa interpretazione.
  4. Presentare domanda di rateizzazione senza allegare la documentazione – Le domande incomplete vengono respinte. Serve allegare i modelli F24, i prospetti di calcolo e un piano di rientro. Ogni istanza deve essere firmata digitalmente.
  5. Non pagare la prima rata – Anche se l’INPS accetta la rateizzazione, il mancato pagamento di una rata determina la decadenza e rende il DURC negativo. È utile attivare domiciliazioni bancarie per non dimenticare le scadenze.
  6. Ritardare l’attivazione della composizione negoziata – Molti imprenditori attendono troppo a lungo prima di avviare la procedura; quando il patrimonio è compromesso, diventa difficile dimostrare la perseguibilità del risanamento. È importante riconoscere i segnali di allerta e agire tempestivamente.
  7. Sottovalutare l’importanza della consulenza professionale – Le norme sono complesse e in continua evoluzione; un errore procedurale può compromettere tutto. Affidarsi a un avvocato e a un commercialista esperti è la scelta più prudente.

6  Tabelle riepilogative

6.1 Norme e termini principali

TemaRiferimento normativoLimite/Termine chiave
Scostamento non grave per il DURCArt. 3, comma 3, D.M. 30 gennaio 2015Scostamento massimo 150 euro (contributi + sanzioni + interessi); secondo la Cassazione le sanzioni non vanno conteggiate
Domanda di rateizzazioneArt. 7, comma 3, D.M. 24 ottobre 2007; art. 5 D.M. 30 gennaio 2015; Cass. ord. 6142/2026Presentazione entro 15 giorni dall’invito INPS; l’accettazione può essere successiva
Composizione negoziataD.L. 118/2021 convertito in L. 147/2021; CCI artt. 12‑25‑sexiesAccesso riservato a imprenditori in squilibrio patrimoniale; nomina dell’esperto su istanza; misure protettive su richiesta
Rottamazione quinquiesArt. 1 commi 82‑101 L. 30 dicembre 2025 n. 199Domanda entro 30 aprile 2026; pagamento in unica soluzione entro 31 luglio 2026 o in 54 rate bimestrali con interesse al 3 %
Concordato semplificatoArt. 25‑sexies CCIAmmesso solo se la composizione negoziata non era praticabile o le trattative sono fallite in buona fede
Sentenza Cass. 8132/2026Corte di Cassazione, ordinanza 1° aprile 2026Le sanzioni civili non rientrano negli “accessori di legge” ai fini della soglia di 150 euro
Sentenza Cass. 6142/2026Corte di Cassazione, ordinanza 17 marzo 2026La domanda di rateizzazione presentata nei 15 giorni mantiene la regolarità contributiva anche se l’INPS risponde oltre il termine

6.2 Scadenze rottamazione quinquies 2026

DataAdempimentoTolleranza
30 aprile 2026Termine per presentare la domanda di adesione alla rottamazione quinquies
31 luglio 2026Pagamento in unica soluzione o prima rata della rottamazione quinquiesRata minima 100 €; tasso 3 %
30 settembre 2026Seconda rata rottamazione quinquies
31 luglio 2026 (contestualmente)13ª rata della rottamazione quater (se ancora pendente)Tolleranza 5 giorni
31 agosto 202612ª rata rottamazione quater per gli alluvionatiTolleranza 7 giorni
altre date 2027‑2035Rata bimestrale (fino a 54 rate)Tolleranza 5 giorni

7  Domande frequenti (FAQ)

1. Cos’è il DURC e a cosa serve?

Il Documento Unico di Regolarità Contributiva è il certificato che attesta l’assenza di irregolarità nei versamenti a INPS, INAIL e, per l’edilizia, alla Cassa edile. È indispensabile per partecipare a gare pubbliche, ottenere sgravi contributivi e ricevere pagamenti da enti pubblici. Dal 1° luglio 2015 viene rilasciato telematicamente tramite il sistema “Durc on line”.

2. Come si calcola lo scostamento non grave di 150 euro?

Il Ministero del Lavoro definisce scostamento non grave la differenza tra somme dovute e somme versate pari o inferiore a 150 euro, comprensiva di contributi, sanzioni civili e interessi . La Cassazione ha però chiarito che le sanzioni civili non rientrano nel calcolo .

3. Se l’INPS risponde alla domanda di rateizzazione oltre 15 giorni perdo il DURC?

No. L’ordinanza 6142/2026 ha stabilito che è sufficiente presentare la domanda entro il termine: l’accoglimento può arrivare dopo senza conseguenze sulla regolarità .

4. Posso chiedere il DURC se sono in composizione negoziata?

Sì. Alcuni tribunali ritengono che il rilascio del DURC sia una misura cautelare ammissibile se strumentale al buon esito delle trattative . È consigliabile allegare un piano di pagamenti dei contributi e dimostrare la finalità di salvaguardare l’attività.

5. Le sanzioni civili mi impediscono di avere il DURC?

In linea di principio la soglia di 150 euro include sanzioni civili , ma la Cassazione ha escluso che debbano essere conteggiate nella verifica . Se il debito riguarda solo sanzioni inferiori a 150 euro, il DURC dovrebbe essere rilasciato.

6. Che succede se non pago una rata della rateizzazione INPS?

Il mancato pagamento di anche una sola rata comporta la decadenza dalla rateizzazione e il DURC torna negativo. È essenziale rispettare le scadenze e, se necessario, chiedere una nuova rateizzazione prima della decadenza.

7. Posso aderire alla rottamazione quinquies se ho già rateizzazioni attive?

Sì. La rottamazione quinquies copre anche carichi già inclusi in piani di rateizzazione. Tuttavia, bisogna scegliere se mantenere la rateizzazione o aderire alla rottamazione; la domanda annulla i precedenti piani sulle cartelle interessate.

8. Quali debiti non rientrano nella rottamazione quinquies?

Sono esclusi: somme dovute per recupero di aiuti di Stato, condanne della Corte dei Conti, multe e ammende penali, debiti per IVA all’importazione e, di regola, contributi previdenziali se non affidati all’AdER .

9. Posso presentare un piano del consumatore per i debiti contributivi?

I piani del consumatore sono destinati ai soggetti non fallibili (consumatori, professionisti e imprenditori minori). È possibile includere debiti contributivi se relativi a collaboratori domestici o a periodi precedenti l’attività d’impresa. Un OCC valuterà la sostenibilità del piano e il giudice potrà omologarlo.

10. Che differenza c’è tra accordo di ristrutturazione e PRO?

L’accordo di ristrutturazione richiede il consenso dei creditori che rappresentino una maggioranza qualificata (60 % o 30 % se agevolato). Il piano di ristrutturazione soggetto a omologazione (PRO), invece, può essere omologato se la maggioranza non si oppone e, pur senza consenso formale, diventa efficace per tutti i creditori. Entrambi possono prevedere pagamenti dilazionati dei contributi.

11. Posso chiedere la transazione contributiva per ridurre i contributi dovuti?

Sì. Nelle procedure di concordato preventivo o di accordo di ristrutturazione l’imprenditore può proporre una transazione contributiva con l’INPS. È necessario dimostrare che l’offerta è più vantaggiosa rispetto all’alternativa della liquidazione giudiziale.

12. Quali sono i requisiti per accedere alla composizione negoziata?

L’imprenditore deve trovarsi in squilibrio patrimoniale o economico‑finanziario che rende probabile la crisi ma non in stato di insolvenza irreversibile. Deve predisporre un piano preliminare e dichiarare di non aver presentato altre domande per strumenti di regolazione della crisi .

13. È possibile ottenere il DURC in fase di concordato preventivo?

Sì, ma la concessione è discrezionale. L’INPS può rilasciare il DURC se il piano prevede il pagamento integrale o parziale dei contributi e se la proposta è giudicata credibile. In alcuni casi il tribunale può ordinare il rilascio in via cautelare.

14. Cosa succede se durante la composizione negoziata emergono debiti fiscali non dichiarati?

L’imprenditore è obbligato a comunicare tutte le posizioni debitorie. Se emergono debiti non dichiarati, l’esperto può sospendere le trattative e, nei casi più gravi, segnalare la situazione al pubblico ministero. La trasparenza è fondamentale per il buon esito della procedura.

15. Dopo quante rate si decade dalla rottamazione quinquies?

La decadenza scatta al primo mancato versamento oltre la tolleranza di cinque giorni. Non è prevista la possibilità di rientro; in caso di decadenza tornano dovuti sanzioni e interessi e l’AdER può riprendere le azioni esecutive.

16. Se aderisco alla rottamazione, posso anche chiedere la rateizzazione INPS?

Sì, ma su debiti diversi. La rottamazione riguarda i ruoli affidati all’AdER; la rateizzazione riguarda i contributi correnti o gli avvisi di addebito non ancora iscritti a ruolo. È possibile avere entrambe se i debiti sono distinti.

17. Che vantaggi offre la composizione negoziata rispetto al concordato preventivo?

La composizione negoziata è volontaria, riservata e non comporta l’intervento del tribunale se non per misure protettive. L’imprenditore mantiene il controllo dell’azienda sotto la guida di un esperto e può sperimentare soluzioni flessibili. Il concordato preventivo è una procedura giudiziaria più rigida che comporta la pubblicità del piano e l’intervento dei creditori.

18. Quali sono le cause di inammissibilità del concordato semplificato?

Il concordato semplificato è inammissibile se la composizione negoziata non era originariamente praticabile o se le trattative sono state condotte in mala fede . Inoltre, il piano deve prevedere la soddisfazione minima dei creditori privilegiati e non può essere basato su stime irrealistiche.

19. Posso mantenere il DURC durante un procedimento di liquidazione giudiziale?

No. La liquidazione giudiziale (ex fallimento) comporta l’apertura di una procedura concorsuale e l’impossibilità di ottenere il DURC. I rapporti di lavoro continuano solo se l’esercizio provvisorio viene autorizzato; in tal caso i versamenti contributivi sono gestiti dal curatore.

20. Qual è il ruolo dell’avvocato nella gestione della crisi e del DURC?

L’avvocato analizza gli atti, individua i vizi, propone ricorsi e sospensioni, negozia con gli enti, redige piani di risanamento e coordina l’accesso agli strumenti di legge. Un professionista cassazionista come l’Avv. Monardo dispone di competenze processuali e di una rete di consulenti (commercialisti, revisori, fiscalisti) in grado di affrontare ogni aspetto della crisi.

8  Simulazioni pratiche

Per comprendere l’impatto delle norme e valutare concretamente le soluzioni, ecco alcune simulazioni numeriche basate su casi tipici.

8.1 Azienda con piccoli arretrati contributivi

Scenario: Un’azienda artigiana con 10 dipendenti riceve un invito dell’INPS a regolarizzare contributi per un totale di 180 euro di cui 40 euro di contributi, 120 euro di sanzioni civili e 20 euro di interessi. Il termine per rispondere è di 15 giorni.

Analisi: La soglia di scostamento non grave è 150 euro . Il totale dei contributi e interessi (40 + 20 = 60 €) è inferiore alla soglia; le sanzioni non devono essere conteggiate secondo la Cassazione . Pertanto, l’azienda ha diritto al rilascio del DURC. Presenta comunque la domanda di rateizzazione per dilazionare i 40 euro di contributi in due rate da 20 € e allega la ricevuta alla richiesta di DURC. L’INPS, dopo alcuni giorni, accoglie l’istanza; il DURC on line risulta positivo e l’azienda può proseguire gli appalti.

8.2 Rateizzazione concessa oltre 15 giorni

Scenario: Una PMI riceve un invito a regolarizzare un debito di 4 000 euro per contributi non versati. Presenta entro il 15° giorno la domanda di rateizzazione in 24 rate mensili; l’INPS risponde dopo 25 giorni accettando il piano. La PMI paga la prima rata (200 €) con tre giorni di ritardo rispetto alla scadenza.

Analisi: La Cassazione (ord. 6142/2026) afferma che l’importante è presentare la domanda entro 15 giorni . L’azienda è regolare sin dalla domanda; l’accettazione successiva non rileva. Il piccolo ritardo nel pagamento della prima rata non comporta decadenza se la rata è comunque versata e se le successive sono puntuali. Il DURC è rilasciato e l’azienda può continuare a godere dell’esonero contributivo. Tuttavia, è consigliabile evitare ritardi per non correre rischi.

8.3 Rottamazione quinquies e impresa in composizione negoziata

Scenario: Una società di costruzioni ha 50 000 euro di debiti con l’AdER (di cui 35 000 di imposte, 10 000 di interessi e 5 000 di sanzioni) relativi a cartelle affidate tra il 2005 e il 2019. Ha inoltre 15 000 euro di debiti contributivi correnti. La società presenta l’istanza di composizione negoziata per squilibrio patrimoniale e, su consiglio dell’esperto, aderisce alla rottamazione quinquies.

Analisi: Con la rottamazione quinquies il capitale di 35 000 € resta dovuto, mentre gli interessi e le sanzioni (15 000 €) sono cancellati . La società presenta la domanda entro il 30 aprile 2026 e sceglie di pagare in 54 rate bimestrali; l’AdER invia il piano entro il 30 giugno 2026. Nel frattempo, la società chiede misure protettive nella composizione negoziata che sospendono le azioni esecutive. L’INPS rilascia il DURC condizionandolo al pagamento delle rate rottamazione e alla rateizzazione dei contributi correnti. Con il risparmio ottenuto (15 000 € di sanzioni e interessi cancellati) la società redige un piano di rientro sostenibile e, a fine procedura, accede a un accordo di ristrutturazione dei debiti per i contributi residui.

8.4 Concordato in continuità e trattamento dei contributi

Scenario: Un’azienda commerciale indebitata con 5 milioni di euro (di cui 500 000 € contributivi) presenta domanda di concordato preventivo in continuità aziendale. Il piano prevede la prosecuzione dell’attività, la cessione di un ramo d’azienda e il pagamento del 40 % ai creditori chirografari. Per i contributi propone il pagamento integrale dei 500 000 € in 48 rate, con riduzione delle sanzioni e interessi.

Analisi: Il tribunale accoglie il concordato e omologa la transazione contributiva in quanto il pagamento offerto è superiore al ricavato stimato in caso di liquidazione e non viola il principio della parità di trattamento. Il DURC è rilasciato dopo l’omologazione perché il piano prevede l’integrale pagamento dei contributi.

9  Conclusioni

La gestione della crisi d’impresa e la conservazione del DURC richiedono una conoscenza approfondita di norme che cambiano continuamente e di una giurisprudenza in evoluzione. Gli interventi legislativi degli ultimi anni – dal D.L. 118/2021 al D.Lgs. 136/2024 – hanno introdotto strumenti negoziali e concorsuali innovativi per favorire il risanamento, mentre le pronunce della Cassazione hanno definito principi favorevoli al contribuente, come l’esclusione delle sanzioni civili dal calcolo dello scostamento non grave e la sufficienza della domanda di rateizzazione nei 15 giorni per mantenere la regolarità .

Per gli imprenditori e i professionisti, il rischio maggiore non è tanto l’esistenza di un debito quanto l’inerzia: ignorare gli inviti a regolarizzare, non verificare i conteggi, presentare domande incomplete o tardive può comportare la perdita del DURC, l’esclusione da appalti e finanziamenti, l’avvio di procedure esecutive. Al contrario, chi agisce tempestivamente può sfruttare la rateizzazione, le rottamazioni e gli strumenti del Codice della crisi per ridurre il debito, sospendere le azioni esecutive e proseguire l’attività.

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In conclusione, la crisi d’impresa e il DURC sono due facce della stessa medaglia: senza un DURC positivo è difficile risanarsi, ma senza affrontare la crisi è impossibile recuperare il DURC. Agire ora è la chiave per uscire dalla crisi e tutelare l’azienda.

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