Azienda di prodotti da forno industriali a rischio fallimento? Cosa fare subito se sei in crisi e con debiti

Introduzione: L’imprenditore del settore alimentare sa bene quanto sia complesso e rischioso gestire un’azienda di prodotti da forno: costi elevati delle materie prime deperibili, contratti di fornitura rigidi e una forza lavoro numerosa rendono queste imprese particolarmente vulnerabili agli shock di mercato. Una gestione tardiva o incoerente della crisi può condurre velocemente al blocco delle attività, al rischio di fallimento e alla perdita di macchinari e magazzini. Allo stesso tempo, il quadro normativo italiano sulla crisi d’impresa è mutato profondamente: dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019, integrato dai correttivi D.Lgs. 83/2022 e D.Lgs. 136/2024) alle procedure emergenziali di composizione dei debiti, le regole attuali offrono nuovi strumenti di difesa. È fondamentale muoversi tempestivamente e con competenza, facendo leva sulle soluzioni consentite dalla legge.

L’autore e il suo team:

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è avvocato cassazionista; coordinatore di uno staff multidisciplinare operante a livello nazionale in diritto bancario e tributario; Gestore della crisi da sovraindebitamento (L. 3/2012) iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia; professionista fiduciario di un OCC; Esperto Negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021.

Grazie a questo mix di competenze, l’Avv. Monardo e il suo team supportano l’imprenditore dall’analisi di avvisi fiscali e cartelle, alla predisposizione di ricorsi e opposizioni, fino alla negoziazione di accordi con l’Agenzia delle Entrate e altri creditori. Offrono strategie di sospensione dei pagamenti, piani di rientro personalizzati e alternative come concordati preventivi o composizione negoziata.

Scoprirai in questa guida pratica le procedure principali da seguire dopo l’atto di pignoramento, le opportunità di rateizzazione e definizione agevolata (rottamazioni), i pro e i contro dei piani di risanamento e dell’esdebitazione, nonché gli errori più comuni da evitare. L’obiettivo è proteggere il tuo patrimonio aziendale e personale, mantenere la continuità dell’attività e portare a termine una ristrutturazione del debito efficace.

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1. Quadro normativo e giurisprudenziale

Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019), entrato gradualmente in vigore dal 2020, ha riunificato e aggiornato tutte le procedure concorsuali. Il codice definisce il debito in crisi come una “situazione di probabile insolvenza”, imponendo agli imprenditori di dotarsi di adeguati assetti organizzativi e contabili per segnalare tempestivamente gli squilibri. Tra gli strumenti introdotti: il piano attestato di risanamento, l’accordo di ristrutturazione dei debiti, il concordato preventivo e, per le PMI, la liquidazione controllata .

Parallelamente, la Legge 3/2012 – sulla composizione delle crisi da sovraindebitamento (per privati e piccole imprese non fallibili) – è stata integrata nel nuovo Codice. Essa definisce il sovraindebitamento come «squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio liquidabile, con incapacità di adempiere regolarmente i debiti» . Grazie all’OCC (Organismo di Composizione della Crisi) un debitore può proporre piani di rientro concordati con i creditori, fino all’ottenimento dell’esdebitazione finale . Il Codice attuale conserva tali istituti (accordo di composizione, piano del consumatore, liquidazione del patrimonio) e ha aggiunto nuovi strumenti, come la composizione negoziata di impresa (DL 118/2021, ora nel CCII) e il concordato semplificato.

Sul piano giurisprudenziale, la Corte di Cassazione ha recentemente precisato più volte i confini tra contenzioso tributario e giurisdizione ordinaria in materia di riscossione. Ad esempio, con la sentenza Cass. n. 9939/2023 è stato ribadito che le controversie sui fatti accaduti prima della notifica della cartella (o del pignoramento, in assenza di notifica) spettano al giudice tributario, mentre le questioni tecniche formali del pignoramento e i fatti successivi all’avvio dell’esecuzione sono di competenza del giudice ordinario . Inoltre, l’ordinanza Cass. 27504/2024 ha sancito che la semplice richiesta di rateizzazione di una cartella esattoriale interrompe la prescrizione del debito e costituisce un riconoscimento del debito stesso : in pratica, se chiedi di pagare a rate, riconosci implicitamente di conoscere la pretesa dell’Agenzia e non potrai più contestarne la notifica . Altre pronunce di legittimità hanno chiarito che l’adesione a misure di definizione agevolata (rottamazioni) può estinguere giudizi di opposizione pendenti (Cass. SS.UU. 5889/2026 ) e si applica anche ai debiti non tributari affidati alla riscossione, secondo i limiti temporali di legge .

Normativa chiave: il Codice della Crisi (D.Lgs. 14/2019 e correttivi), la L. 3/2012 (ora nel CCII), la Legge di bilancio e i decreti legge annuali con misure di rottamazione o “pace fiscale” (ad es. L. 197/2022 – rottamazione-quater – oggetto di Cass. SS.UU. 5889/2026 ).

2. Dopo la notifica degli atti: cosa fare e quali scadenze rispettare

Quando ricevi una cartella di pagamento o un ingiunzione fiscale notificati dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione, l’avvio dell’esecuzione forzata segue tempistiche precise. Di regola, l’Agenzia attende 60 giorni dalla notifica della cartella prima di procedere al pignoramento presso terzi o presso l’azienda. In questi due mesi puoi verificare la correttezza degli atti e decidere come reagire.

  1. Verifica degli atti: Controlla subito la regolarità formale: verifica i dati del contribuente, il termine di notificazione (entro 60 giorni dal ruolo) e il calcolo delle somme dovute (imposte, interessi, sanzioni). Se l’atto contiene errori evidenti (es. mancati interessi legittimi), segnali immediatamente il difetto formale.
  2. Scadenze legali: Una volta notificata la cartella, hai 60 giorni per pagare o rateizzare le somme. Dal momento della cartella, decorrono anche i termini per ricorrere: ad esempio l’opposizione alla cartella si propone entro 60 giorni davanti alla Commissione Tributaria Provinciale . Se superi inutilmente i termini, la riscossione prosegue.
  3. Richiesta di sospensione: Fino a quando l’atto esattoriale è impugnabile, puoi chiedere la sospensione cautelare. Ad esempio, in caso di “rottamazione-quater” in corso o di iscrizione al procedimento di composizione negoziata, è possibile ottenere la sospensione dell’esecuzione fiscale . I professionisti del nostro studio, grazie allo status di gestori della crisi, possono segnalare tempestivamente tali condizioni al giudice.
  4. Pignoramenti: Se l’Agenzia avvia l’esecuzione, può aggredire beni aziendali (merci, macchinari, crediti presso clienti) o il conto corrente bancario. È importante sapere che il giudice civile riconosce alcuni “beni essenziali” (beni strumentali, crediti stagionali) come impropriamente pignorabili : ricorri subito se il pignoramento investe materiali vitali per l’attività. I nostri professionisti possono anche verificare eventuali abusi da parte dell’esattore (p.es. pignoramento simultaneo di più beni quando la legge impone sequenzialità).

Diritti del contribuente: Il debitore ha sempre diritto di conoscere le somme dovute e di contestare l’atto con riserva. Qualora pendano ricorsi in corso, ricorda che una richiesta di rateizzazione o adesione a definizioni agevolate può interrompere la prescrizione del credito, come confermato da Cass. 27504/2024 . Tuttavia, l’effetto è ambivalente: ti tutela dalla prescrizione ma ti vincola al riconoscimento delle cartelle. Se decidi di rateizzare, considera anche l’onere di onorare tutte le rate (in caso contrario, tutto il debito residuo diventa immediatamente esigibile).

3. Strategie difensive per il debitore

Una volta ricevuto l’atto, il debitore può attivarsi lungo diverse linee difensive:

  • Opposizione all’esecuzione: Se hai già presentato opposizione alla cartella (Tribunale o Commissione Tributaria) e sopraggiunge il pignoramento, l’esecuzione forzata si sospende fino alla decisione di primo grado. La Cassazione precisa però che, se l’atto formale di pignoramento è valido, la competenza sarà condivisa tra giudice tributario e giudice ordinario (v. sopra ).
  • Nullità di notifica: Se contesti di non aver ricevuto validamente la cartella di pagamento, la richiesta di rateizzazione o l’equivalente adesione (p.es. alla rottamazione) può indebolire tale eccezione: come detto, la Corte ha affermato che chiedere la rateizzazione equivale a riconoscere le somme e preclude di negare di conoscere la cartella . In pratica, questa strategia può funzionare solo se l’istanza di rateazione è contestata e ritenuta inefficace.
  • Ricorsi tributari: Impugnare la cartella di pagamento dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale può essere efficace su vizi sostanziali (es. calcolo indebiti). Ricorda però che gli interessi prescritti o gli atti non notificati entro i termini legali non sono più richiedibili. Se ottieni una sentenza favorevole in primo grado, è possibile chiedere la sospensione del pignoramento fino alla decisione finale. In ogni caso, la strada tributaria va percorsa con precisione, richiedendo eventualmente consulenza di esperti in diritto tributario, come i commercialisti del nostro team.
  • Iniziative contestuali: Nel frattempo, conviene sempre rivolgerti a un OCC per valutare strumenti di composizione della crisi (v. oltre). Anche un ricorso all’autorità giudiziaria per sentirti prorogare termini di pagamento (es. su crediti IVA o finanziamenti) può salvare liquidità.

4. Soluzioni alternative e agevolazioni

In affanno economico, è importante conoscere le opzioni che consentono di trattare i debiti con forme di saldo e stralcio o di rientro assistito:

  • Rateazione e definizione agevolata: Rateizza subito! Un piano di rateizzazione di Equitalia può evitare che si accumulino interessi di mora (la rateizzazione interrumpe la prescrizione ). Inoltre, le “rottamazioni” (per esempio la rottamazione-ter o -quater) permettono di estinguere cartelle con sconti su sanzioni e interessi. Attenzione: la Cassazione ha chiarito che tali procedure possono applicarsi anche a debiti di natura non tributaria (es. contravvenzioni affidate all’Agente della Riscossione) . Per accedervi devi presentare domanda secondo le istruzioni ministeriali vigenti (ad esempio, entro le scadenze previste dalla Legge di bilancio).
  • Accordo di composizione della crisi: Se l’azienda mostra uno squilibrio strutturale dei conti, si può valutare l’accordo con i creditori previsto dalla legge sul sovraindebitamento: il piano di ristrutturazione/debito (anche chiamato piano attestato) o il “piano del consumatore” (quest’ultimo riservato ai debitori non imprenditori). Con l’aiuto di un OCC autorizzato, l’imprenditore può proporre ai creditori un piano in tribunale, soggetto a omologazione, che prevede dilazioni e riduzioni secondo le disponibilità. Alla fine (con il consenso dell’80% o 60% dei creditori a seconda del caso) si ottiene la sospensione delle azioni esecutive per tre anni e l’esdebitazione del residuo indebitamento. Questa soluzione richiede trasparenza e onestà (il piano è sottoscritto dal debitore e dall’OCC che ne attesta la fattibilità). Se approvato, il Tribunale dichiara estinto il debito residuo mediante decreto di omologazione.
  • Liquidazione controllata: Per una piccola azienda commerciale, la liquidazione controllata (art. 268-269 CCII) è una procedura semplificata che consente di liquidare i beni aziendali sotto il controllo di un giudice delegato, pagando i creditori nell’ordine legale delle prelazioni. Alla conclusione dell’iter, il giudice estingue i debiti residui (esdebitazione) e l’imprenditore riacquista la capacità di impresa. Recenti interpretazioni giurisprudenziali (es. Trib. Milano 829/2025) hanno confermato che, anche se un solo creditore aderisce, la procedura può continuare . Rimane fondamentale assicurarsi di avere beni da liquidare (es. immobili, attrezzature) e che il patrimonio venga gestito onestamente dal liquidatore nominato.
  • Concordato preventivo: Per grandi indebitamenti o crisi aziendali più complesse, il concordato preventivo (art. 160 CCII) permette all’imprenditore di proporre un piano di recesso o di continuità aziendale con percentuale di soddisfazione dei creditori. Si tratta di una procedura più strutturata e onerosa, dove il tribunale nomina commissari, indaga sulla fattibilità e richiede garanzie patrimoniali. Spesso si accompagna all’attestazione di un professionista (perizie sul piano di risanamento). Se approvato (con maggioranza qualificata), offre la massima protezione dall’esecuzione nei confronti dei creditori partecipanti.

Esempio – Piani di Rientro: Supponiamo un’azienda con 500.000€ di debiti tributari, di cui vuole definire 200.000€ già notificati in cartella. Adesione alla rottamazione potrebbe richiedere il pagamento di solo imposte e parte degli interessi (es. 150.000€ totali), da versare entro 3 rate annuali (50.000€ all’anno). In alternativa, un accordo di composizione potrebbe distribuire i debiti su 5 anni con sconto delle sanzioni. Uno studio attento dei flussi di cassa guida la scelta.

5. Errori comuni e consigli pratici

Errori da evitare:
Non agire: l’attesa è nemica del debitore. Più tempo passa senza reagire, più i creditori si irrigidiscono (ad esempio, l’Agenzia può accelerare con fermi e avvisi di fermo amministrativo sui macchinari o ipoteche giudiziali sugli immobili).
Ammettere tacitamente il debito: firmare documenti in bianco o fare false dichiarazioni peggiora la tua posizione e può precludere soluzioni come l’esdebitazione (che richiede correttezza).
Scordare scadenze: dimenticare i termini per il ricorso o la rateizzazione può pregiudicare eventuali difese. Imposta promemoria precisi per ogni notifica ricevuta.
Gestione irregolare del patrimonio: vendere beni aziendali senza rispetto della legge o trasferire fondi all’estero mentre sei in crisi può far dichiarare nullo qualsiasi accordo omologato e far scattare la revoca delle procedure. Evita comportamenti fraudolenti.

Consigli pratici:
Affidati a professionisti esperti: In crisi, è vitale farsi assistere da chi conosce le procedure. L’Avv. Monardo e il suo team offrono assistenza integrata (avvocati e commercialisti) per valutare i tuoi atti fiscali, presentare ricorsi tempestivi e negoziare con i creditori prima che si avvii un contenzioso.
Organizza subito la documentazione: Tieni a portata di mano visure catastali, atti costitutivi, estratti conto correnti, contratti di fornitura, bilanci recenti. Questi servono a valutare il patrimonio disponibile e a costruire il piano di rientro con l’OCC.
Limita le spese superflue: riduci immediatamente i costi aziendali non essenziali (es. consulenze, marketing) per riservare liquidità al servizio del debito.
Verifica eventuali crediti: recupera tutti i crediti commerciali insoluti (fornitori o clienti morosi) prima che vengano pignorati da altri creditori. A volte è possibile effettuare accordi con i fornitori chiudendo le pendenze.

6. Strumenti di difesa a confronto

StrumentoNormativa di riferimentoPunti di forza (per il debitore)Svantaggi
Ricorso tributario (Commissione Trib.)DPR 602/73, art. 19 (e successivi)sospende riscossione fino a definizione; possibile annullare cartellase rigettato, pignoramento può riprendere; costi legali
Rateizzazione del debito fiscaleDPR 602/73, art. 19-bis e segg.interrompe prescrizione; consente dilazioni; evita azioni esecutiveaccettazione diventa riconoscimento del debito
Definizione agevolata (rottamazione)Legge 197/2022 commi 231-252 (rott.quater)estinzione del debito residuo con sconti su sanzioni e interessi; tutela legale (Cass. 5889/2026)va versata prima rata; scadenze rigide; non copre debiti post-2022
Accordo di composizione (L.3/2012-CCII)Art. 12-14 L.3/2012 / Artt. 65-72 CCIIpausa delle esecuzioni per 3 anni; concordato con creditori; esdebitazione finalerichiede redazione complessa; serve approvazione creditori; il piano deve essere fattibile
Liquidazione controllata (Art. 268-269 CCII)D.Lgs. 14/2019, art. 268 e ss.procedura snella per PMI; prelazione degli afflussi; liquidatore nominato dal tribunalerichiede liquidità iniziale per le prime spese; l’azienda viene liquidata
Concordato preventivo (Art. 84-92 CCII)D.Lgs. 14/2019, art. 160 e segg.possibilità di proseguire l’attività (con piano di continuità); pagamento parziale dei debiti; protezione dalle esecuzioniprocesso complesso e costoso; serve piano industriale convincente; rischio rigetto tribunale

Tabella 1 – Sintesi degli strumenti legali (fonti normative): D.Lgs. 14/2019 (CCII); Legge 3/2012; DPR 602/1973. L’esdebitazione finale è prevista per gli strumenti concorsuali (liquidazione, concordato) e per l’accordo di composizione .

7. Domande frequenti (FAQ)

1. Ho ricevuto una cartella esattoriale esattoriale e temo già il pignoramento: quale primo passo?
Innanzitutto, non ignorare la cartella. Verifica subito la regolarità (dati anagrafici, importi, interessi). Se il termine di notifica è scaduto o gli interessi calcolati sono eccessivi, agisci con un ricorso tributario. Chiedi rateizzazione o definizione se ammessa: questo interrompe la prescrizione del debito . Contemporaneamente, rivolgiti a un OCC o a un avvocato specializzato per analizzare il piano di liquidità e valutare un possibile accordo di composizione della crisi.

2. È vero che la richiesta di rateizzazione sanifica la cartella e non posso più contestarla?
Sì: la Corte di Cassazione (ordinanza 27504/2024) ha stabilito che chiedere la rateizzazione equivale a riconoscere il debito e interrompe la prescrizione . Di norma, ciò preclude la possibilità di contestare validamente la notifica della cartella stessa. Pertanto, valuta bene prima di accedere (anche con riserva) a un piano di rateazione: conviene solo se gli importi dovuti sono effettivamente legittimi o il ricorso tributario sembra senza prospettive.

3. Posso definire le cartelle con la rottamazione anche se alcune sono di multe o creditizi?
La “rottamazione-quater” e analoghe procedure (art. 1 commi 231-252 L. 197/2022 e succ.) riguardano tutti i carichi affidati all’Agente della riscossione entro certe date, anche non tributari. Le Sezioni Unite della Cassazione (sent. 5889/2026) hanno confermato che la definizione agevolata si applica ai debiti “non tributari” se affidati tra il 1/1/2000 e il 30/6/2022 . Quindi, anche multe o cartelle non strettamente fiscali possono rientrare, a patto di rispettare i termini di adesione indicati nella norma.

4. Cosa fare se il conto corrente aziendale è stato pignorato?
Contatta immediatamente un avvocato per verificare eventuali somme indisponibili (es. minimi vitabili o salari dei dipendenti sul conto). Il pignoramento bancario blocca di regola l’intero saldo, ma il giudice può concedere al debitore l’uso di un fondo minimo vitale. In ogni caso, segnala se credi ci siano errori: per esempio, la banca deve versare gli importi pignorati. Intanto, valuta la rateizzazione o l’adesione alla definizione (queste operazioni interrompono la prescrizione e possono aiutare a sbloccare il conto in un contesto negoziale).

5. Devo pagare le imposte sospese a causa del Covid o posso chiedere aiuto?
Gli oneri sospesi (ad esempio, imposte dal 2020) sono temporaneamente bloccati, ma non scompariranno. L’Avv. Monardo può verificare le misure emergenziali applicabili (moratorie, dilazioni speciali, decreto Ristori ecc.) e coordinare tali soluzioni con gli altri debiti. In alcuni casi, è possibile ottenere ulteriori proroghe o rate aggiuntive grazie a piani concordati.

6. I debiti bancari possono finire nel concordato o in un accordo con altri creditori?
Sì. In un concordato o in un accordo di composizione del debito, puoi includere anche finanziamenti bancari, società di leasing, fornitori. Va preparato un piano economico-finanziario che preveda come rimborsare ciascuna categoria di creditori. Se il piano di ristrutturazione è percorribile (attestato da un professionista) e convincente, il tribunale può omologare l’accordo e dilazionare i pagamenti, evitando così il pignoramento dei beni vitali.

7. Cos’è l’“esdebitazione” e quando scatta?
L’esdebitazione è la cancellazione del debito residuo al termine di una procedura concorsuale (concordato, fallimento/liquidazione) o di un accordo di composizione della crisi . Ad esempio, se completi i pagamenti previsti dal piano omologato (o se la liquidazione copre i crediti), il tribunale dichiara conclusa la procedura con esclusione dai debiti rimanenti. Una volta ottenuta, ricominci l’attività senza passività pregressi. Importante: l’esdebitazione non si concede se il debitore ha comportamenti fraudolenti o colposi; per ottenerla è richiesto un certificato di meritevolezza redatto dal curatore o dall’OCC.

8. Posso trasferire l’azienda o vendere parte degli impianti per pagar i debiti?
In una fase pre-concorsuale, la vendita di beni aziendali è libera, ma attenzione: se avviene mentre è pendente una negoziazione con i creditori (o un’opposizione), rischi di farla dichiarare invalida. Concorda sempre con il legale ogni operazione straordinaria. In molte procedure concorsuali, il giudice richiede l’autorizzazione per vendere beni (concordato preventivo) o impone che il liquidatore venda secondo un ordine di prelazione (liquidazione controllata). In ogni caso, trasparenza assoluta: nascondere beni porta a gravi conseguenze.

9. Quali contatti utili?
L’Avv. Monardo e il suo studio possono essere contattati tramite i riferimenti in fondo all’articolo. Offrono prima consulenza per valutare la tua posizione, l’analisi di cartelle e contratti di prestito, e la pianificazione delle mosse difensive (richieste di sospensione, accordi di ristrutturazione, piani di rientro).

8. Simulazioni pratiche

Per rendere concreti i concetti, consideriamo due esempi semplificati:

  • Esempio 1 – Accordo di ristrutturazione: Un’azienda ha 600.000€ di debiti fiscali già affidati e 400.000€ di debiti con fornitori. Con l’aiuto di un OCC, propone un piano di 5 anni dove paga 150.000€ all’anno (tot. 750.000€) che coprono tutti gli obblighi con una leggera decurtazione finale. Nel piano allega bilanci e prospetti di cash flow. Il 70% dei creditori accetta. Il Tribunale omologa l’accordo e sospende ogni azione esecutiva per 5 anni. Alla fine, residua un modesto saldo che viene cancellato (esdebitazione). L’azienda riparte in bonis.
  • Esempio 2 – Rottamazione multiforme: Un imprenditore ha cartelle di pagamento per 200.000€ (tasse) e 100.000€ (multe), tutte ante 2022. Adesione alla rottamazione-quater consente di pagare solo l’imposta (150.000€) e dimezzare sanzioni e interessi, tutto in 3 anni. Aggiunge poi un piano di rateizzazione di un prestito bancario da 50.000€ non coperto da definizione. Grazie alla consulenza, presenta al giudice la dichiarazione di adesione alla rottamazione e un pacchetto di documenti (primo acconto già versato), ottenendo il blocco del pignoramento bancario fino all’esito della procedura. Al terzo anno, avendo saldato le rate, la responsabilità per le penali fiscali è ridotta al minimo.

Conclusioni

In una fase di crisi, l’inerzia può costare molto: il patrimonio aziendale e personale rischia di essere aggredito da pignoramenti o procedure fallimentari. Le strategie descritte mostrano come la legge offra numerose vie per fermare le esecuzioni (concordato, accordi, piani di rientro, esdebitazione) e ristrutturare i debiti (rottamazioni e dilazioni) a vantaggio del debitore. L’assistenza di un professionista esperto come l’Avv. Monardo, cassazionista coordinatore di un team specializzato in crisi d’impresa e sovraindebitamento, è cruciale: solo un’analisi puntuale della tua situazione (attività, passività, contratti) permette di scegliere la via migliore.

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo, con la sua esperienza in diritto tributario, bancario e delle crisi d’impresa, può intervenire subito per bloccare esecuzioni, pignoramenti o iscrizioni di ipoteca, negoziare con i creditori pubblici e privati e definire piani concreti di risanamento. La tempestività è essenziale: ogni giorno che passa si avvicina la perdita di beni e opportunità.

📞 Contatta subito qui di seguito l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo per una consulenza personalizzata: lui e il suo staff di avvocati e commercialisti sapranno valutare la tua situazione e difenderti con strategie legali concrete e tempestive.

Fonti: Normativa e dottrina (D.Lgs. 14/2019 e correttivi; L. 3/2012; DPR 602/1973; Legge 197/2022), Corti di Cassazione (Cass. nn. 27504/2024 , 9939/2023 , SS.UU. 5889/2026 ), comm. Agenzia Entrate, prassi OCC e dottrina specializzata.

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