Azienda di trasformazione carne a rischio fallimento? Cosa fare subito se sei in crisi e con debiti

Introduzione: Un’azienda di lavorazione carne può trovarsi in crisi per molte ragioni (crollo dei prezzi, costi energetici alle stelle, filiere interrotte). Se i debiti crescono e le entrate calano, il rischio di fallimento diventa concreto. Questa situazione è estremamente critica: il fallimento comporta la perdita del controllo aziendale, possibili azioni esecutive (pignoramenti, fermi amministrativi) e sanzioni fiscali. È dunque fondamentale reagire subito, evitando gli errori più comuni (ad esempio, attendere passivamente la prescrizione naturale del debito ). Nell’articolo analizzeremo gli strumenti legali e le strategie pratiche più efficaci: dall’impugnazione degli atti (cartelle, intimazioni) alle soluzioni di ristrutturazione del debito (rottamazioni, definizioni agevolate, piani di rientro, accordi di ristrutturazione, concordato, piani del consumatore, esdebitazione).

L’autore e il suo team:

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è avvocato cassazionista; coordinatore di uno staff multidisciplinare operante a livello nazionale in diritto bancario e tributario; Gestore della crisi da sovraindebitamento (L. 3/2012) iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia; professionista fiduciario di un OCC; Esperto Negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021.

Grazie a queste qualifiche, lui e il suo staff possono offrire assistenza completa: dall’analisi degli atti ricevuti (cartelle di pagamento, ingiunzioni, accertamenti), alla predisposizione dei ricorsi nelle Commissioni tributarie o nei tribunali ordinari, fino alla definizione di piani di rientro personalizzati e alla negoziazione con creditori pubblici e privati. Il nostro approccio è difensivo e orientato a bloccare subito fermi, ipoteche e pignoramenti, preservando i beni aziendali.

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Contesto normativo e giurisprudenziale

Dal Codice Civile e dalla legislazione fallimentare emerge l’obbligo per l’imprenditore di dotarsi di “adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili” (art. 2086 c.c. e art. 14 CCII) per prevenire lo stato di crisi. Il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (D.Lgs. 14/2019) disciplina tutte le procedure concorsuali e di composizione negoziale applicabili all’imprenditore in crisi . In base all’art. 1 CCII, il regime si applica a “qualsiasi imprenditore, ivi compresi i gruppi di imprese”, con esclusione dello Stato e degli enti pubblici . Ciò significa che anche le PMI o le aziende agricole di trasformazione (ad esempio un’azienda che produce insaccati) rientrano nel campo di applicazione del Codice. Le principali novità normative (L. 3/2012 sui sovraindebitati, D.L. 118/2021, D.Lgs. 83/2023, ecc.) hanno introdotto strumenti come la composizione negoziata, il concordato semplificato, il piano del consumatore, il “cram-down” fiscale in piani di risanamento, ecc., integrando il sistema concorsuale tradizionale (accordi di ristrutturazione ex art.182-bis legge fall., concordato preventivo, liquidazione).

Sul versante giurisprudenziale recenti pronunce della Cassazione hanno chiarito aspetti cruciali. Ad esempio, la Cassazione del 11/03/2025 (sentenza n. 6436/2025) ha stabilito che l’“intimazione di pagamento” (atto con cui l’Agenzia delle Entrate-Riscossione sollecita il pagamento di una cartella) è equiparabile all’“avviso di mora” e rientra tra gli atti impugnabili davanti alle Commissioni tributarie ai sensi dell’art.19 D.Lgs.546/92 . La Corte ha precisato che l’impugnazione dell’intimazione non è facoltativa ma necessaria: se non viene contestata entro il termine di 60 giorni, il debito si “cristallizza” e il contribuente non potrà più far valere la prescrizione o altre eccezioni maturate prima della notifica . Tale principio è stato ribadito dalla Cass. n.20476/2025: in sostanza l’intimazione è un atto tipico di riscossione e, se non impugnato, preclude di fatto la possibilità di opporre la prescrizione. In ambito fallimentare, la Cassazione tributaria (n.26728/2023) ha confermato che i debiti tributari anteriori alla dichiarazione di fallimento concorrono al passivo; inoltre ha precisato che se alla data del fallimento il termine di pagamento del tributo non era ancora scaduto, non è imputabile ad alcuno (né al fallito né al curatore) alcuna colpevole inadempienza . Questo significa che, in caso di apertura di una procedura concorsuale, le sanzioni tributarie non maturano automaticamente se il termine non era ancora decorso alla dichiarazione di insolvenza .

Procedura passo-passo dopo la notifica degli atti esecutivi

Quando un’azienda riceve un atto della riscossione (cartella di pagamento, ingiunzione, intimazione di pagamento, precetto) è fondamentale agire rapidamente seguendo questi passaggi:

  1. Verifica formale dell’atto ricevuto: controlla la data e il contenuto. Ad esempio, la cartella esattoriale deve indicare debiti ben determinati. Se è un’intimazione di pagamento (art.50 DPR 602/1973), ricorda che deve essere notificata entro un anno dalla cartella se non è partito il pignoramento.
  2. Calcolo dei termini processuali: di norma il contribuente ha 60 giorni dalla notifica per impugnare l’atto (cartella o intimazione) davanti alla Commissione Tributaria Provinciale. Attenzione: secondo la recente giurisprudenza, l’intimazione deve essere impugnata entro 60 giorni per poter far valere eccezioni come la prescrizione . Se si superano i termini, il debito si consolida e non potrai più contestare la prescrizione maturata prima dell’avviso .
  3. Valutazione delle difese possibili: in Commissione Tributaria si può contestare la validità dell’atto. Ad esempio, si può eccepire l’insussistenza del debito, la nullità della notifica o calcoli errati, la prescrizione del tributo, eventuali abusi di potere del concessionario. È indispensabile preparare ricorso dettagliato, indicando motivi di diritto e prova. Ricorda che il Codice del Processo Tributario (art.19 D.Lgs.546/92) elenca tutti gli atti impugnabili; la Cassazione ha confermato che anche atti “atipici” come l’intimazione sono impugnabili quando necessario .
  4. Richiesta di sospensione/oppugnazione del pignoramento: se l’Agenzia Entrate-Riscossione ha già proceduto al pignoramento (su fatturato, crediti o conti), è possibile proporre opposizione agli atti esecutivi presso il giudice tributario o ordinario (in base alla natura della controversia). Ad esempio, se si contesta la validità della cartella o dell’intimazione, la competenza sarà del giudice tributario; viceversa, se si impugna la forma del pignoramento, interverrà il giudice ordinario (come chiarito dalle Sezioni Unite di Cassazione). Un intervento tempestivo può ottenere la sospensione delle misure cautelari.
  5. Negoziazione con i creditori: parallelamente all’azione giudiziale, valuta ogni possibilità di trattativa. Per esempio, puoi chiedere una rateizzazione del debito fiscale (ai sensi dell’art.19 DPR 602/73 o della riforma CCII), la cosiddetta ”rottamazione” o definizione agevolata delle cartelle, oppure un piano di rientro aziendale. L’intervento del Legislatore negli ultimi anni ha introdotto tutele speciali per le imprese in crisi: ad esempio, nei percorsi di ristrutturazione o concordato può essere proposta una riduzione del debito fiscale o contributivo, anche tramite transazione fiscale (art.63 CCII) , con precedenza rispetto ai creditori chirografari. Inoltre, le imprese in crisi possono bloccare temporaneamente l’azione dell’agente della riscossione chiedendo la sospensione dei termini di riscossione per un periodo massimo (ad esempio, 6 mesi prorogabili, secondo le disposizioni emergenziali).

In sintesi, ogni atto notificato interrompe la prescrizione dei tributi : per questo è fondamentale impugnare tempestivamente gli atti di riscossione, piuttosto che confidare nella decadenza spontanea del debito .

Difese e strategie legali

Le difese concrete dipendono dal tipo di atto e dalla situazione dell’azienda. Ecco alcune strategie chiave:

  • Ricorso tributario: impugna in Commissione Tributaria Cartelle di pagamento, Avvisi di Accertamento, Avvisi bonari e Intimazioni. Esponi nel ricorso errori nella quantificazione, nella notifica o l’avvenuta prescrizione. Su quest’ultimo aspetto, come visto, la Cassazione ha ormai chiarito che l’eccezione di prescrizione deve essere sollevata impugnando l’intimazione .
  • Opposizione agli espropri: se è già stato avviato un pignoramento presso terzi (banche, clienti), proponi opposizione dinanzi al giudice competente, contestando la correttezza formale dell’atto (es. mancata indicazione esatta del credito o termine) o la precedenza di altri debiti (ipoteche antecedenti). Questo può bloccare il pignoramento e acquistare tempo.
  • Richiesta cautelare ante causam: in casi urgenti, valuta l’opposizione esecutiva con richiesta di sospensione delle procedure esecutive. Se l’azienda versa in grave stato di crisi, un decreto ingiuntivo o un provvedimento giudiziario potrebbe sospendere fermi o ipoteche per motivi di urgenza.
  • Concordato preventivo e accordi di ristrutturazione: in alcuni casi può convenire presentare il concordato preventivo o un accordo di ristrutturazione dei debiti (ex art.182-bis L.F.). Questi strumenti, omologati dal Tribunale, permettono di proporre piani di pagamento che possano tagliare parte dei debiti (compresi quelli tributari) o rateizzarli su più anni. L’Avv. Monardo e il suo team possono assistere nella predisposizione della documentazione richiesta (piano attestato da professionista, bilanci certificati, relazione patrimoniale) e nella negoziazione con i creditori.
  • Composizione negoziata della crisi: dal 2022 è possibile avviare la composizione negoziata (DL 118/2021) con il supporto di organismi appositi. Questo consente trattative protette con banche, fornitori e Agenzia Entrate, finalizzate a piani di rientro straordinari prima di arrivare al fallimento. È un procedimento riservato all’imprenditore che può aiutare a trovare soluzioni stragiudiziali efficaci.

Ogni difesa deve essere calibrata sulla posizione specifica dell’azienda (ammissione a procedure concorsuali, causa dei ritardi, assetto patrimoniale). L’Avv. Monardo coordina gli interventi legali: dal deposito dei ricorsi tributari alla gestione delle istanze presso tribunali civili e fallimentari, fino alla negoziazione di soluzioni stragiudiziali con Agenzia Entrate e creditori privati.

Strumenti alternativi di risoluzione del debito

Oltre alle difese dirette, esistono misure agevolative e strumenti di ristrutturazione del debito che l’imprenditore può usare per uscire dalla crisi:

  • Rottamazione delle cartelle: la normativa permette occasionalmente l’adesione a sanatorie delle cartelle esattoriali, con sconti su interessi e sanzioni. Recentemente si è parlato di una “rottamazione-quater” (DL 202/2024 conv. L.15/2025) che riapre la possibilità di definire le rateizzazioni scadute. Inoltre esistono il Saldo e Stralcio dei debiti (per contribuenti in grave crisi) e proroghe straordinarie delle scadenze (p.es. Finanziaria 2023, DL Rilancio 2020) .
  • Definizioni agevolate: piani di rientro a rate dell’Agenzia Entrate (art.19 DPR 602/73) consentono di diluire i debiti tributari residui. In caso di concordato/conciliazione, il piano aziendale può includere riduzioni dei debiti fiscali previsti da art.57-63 CCII (transazione fiscale), con possibilità di ottenere cram-down sull’Erario .
  • Accordi di ristrutturazione e concordato preventivo: se l’azienda è in stato di insolvenza, è possibile proporre accordi di ristrutturazione o un concordato (in continuità aziendale) che prevedano la riduzione dei crediti di fornitori e persino del fisco (con le condizioni del miglior soddisfacimento). La giurisprudenza ha chiarito che nel concordato è ammessa anche la falcidia dell’IVA e delle imposte già accertate, purché il piano garantisca il miglior risultato comparato (Cass. SS.UU. n.11287/2023).
  • Composizione della crisi da sovraindebitamento (L.3/2012): se l’imprenditore è una persona fisica o un titolare di microimpresa e il debito è non eccessivo, la legge 3/2012 prevede accordi di composizione (con cessione di beni) o il piano del consumatore, strumenti che permettono di ottenere l’esdebitazione (cancellazione) delle rimanenti passività dopo 5 anni dalla chiusura. È una soluzione utile quando la PMI ha debiti principalmente verso privati (fornitori, banche) e può prospettare la vendita di un patrimonio ridotto.
  • Transazione fiscale (art.63 CCII): nelle ristrutturazioni omologate, l’imprenditore può proporre un pagamento agevolato di tasse e contributi (anche inferiore al dovuto), al quale l’Agenzia Entrate può opporsi solo se dimostra l’inadeguatezza della proposta rispetto al possibile recupero in liquidazione . In pratica, se i conti sono tenuti correttamente, il tribunale può imporre un piano vantaggioso anche sui debiti fiscali.

Ogni opzione richiede analisi attenta dei requisiti e delle conseguenze: per esempio, la composizione negoziata con esdebitazione può essere indicata solo se non ci sono precedenti dichiarazioni di fallimento per fatti fraudolenti dell’imprenditore. I nostri esperti valuteranno di volta in volta l’iter migliore e prepareranno la documentazione necessaria (piani, accordi, rendicontazioni) per accedere agli strumenti più opportuni.

Errori comuni e consigli pratici

  • Non aspettare che il debito sparisca da solo: come ricordato, la Cassazione conferma che, senza azione, ogni atto notificato riavvia il termine di prescrizione . Non commettere l’errore di “aspettare e sperare”: devi contestare subito l’atto se vuoi far valere la prescrizione o altri vizi.
  • Trascurare i termini per impugnare: è frequente che l’imprenditore perda i termini di 60 giorni per ricorrere. Una volta scaduti, perdi le difese più forti (es. prescrizione, nullità della notifica). Rivolgiti a un avvocato appena ricevi la cartella o l’intimazione.
  • Sottovalutare la complessità delle notifiche digitali (PEC): la Corte ha precisato che per dimostrare la corretta notifica tramite PEC è necessaria una precisa attestazione di conformità. Un disconoscimento generico di ricevute può invalidare la prova. Conserva tutta la documentazione di notifica e fatti assistere in caso di contestazione .
  • Ignorare l’obbligo di adeguati assetti: se l’azienda è in crisi, i vertici aziendali devono agire in conformità all’art.2086 c.c. e art.14 CCII, mettendo in atto piani di risanamento tempestivi. Non farlo può esporre gli amministratori a responsabilità personali e inabilitazioni fallimentari.
  • Scarsa diversificazione delle soluzioni: spesso le PMI pensano solo alla rateizzazione tributaria e non considerano il ricorso a procedure concorsuali. Al contrario, un approccio integrato (giudiziale e stragiudiziale) offre maggiori chance di successo.
  • Ritardo nell’intervenire: in crisi d’impresa il tempo gioca contro. Ogni giorno senza azione può significare aumento degli interessi e delle penali, ipoteche sugli immobili aziendali, smobilizzo forzato di beni. Agire tempestivamente con un avvocato specializzato può neutralizzare questi rischi, come confermano numerosi interventi riusciti del nostro studio.

Tabelle riepilogative

  • Scadenze di prescrizione dei tributi: 10 anni per tributi erariali (IRPEF, IVA, IRES) e contributi INPS (dal 2017); 5 anni per tributi locali (IMU, TARI), contributi INPS/INAIL pre-2017 . Ogni atto (cartella, intimazione, pignoramento) interrompe il termine .
  • Strumenti di rateizzazione:
  • Art. 19 DPR 602/73: rate fino a 120 mesi (per debiti ante 2020) e fino a 72 mesi (per debiti successivi, con requisiti di capacità contributiva).
  • Art. 48-bis DPR 602/73: stralcio per enti creditori (con sostenibilità economica) per aziende in crisi (CDI).
  • D.Lgs. 14/2019, art. 63: transazione fiscale in piani di ristrutturazione (pagamento parziale di tributi).
  • Concorso dei creditori (Legge fall.): dal fallimento, tutti i crediti anteriori rientrano nel passivo (art. 52 L.F.). Devono essere notificati al curatore entro 60 giorni dall’ammiss. I crediti non notificati non sono opponibili alla procedura .
  • Debiti tributari in fallimento: se alla dichiarazione di fallimento il termine di pagamento di un tributo non è ancora scaduto, nessuno è responsabile di sanzione . Dopo l’apertura, il pagamento è gestito in concorso e il termine non è più esecutivo.

Domande frequenti (FAQ)

  • Come faccio a sapere se posso richiedere una rateizzazione o una sanatoria? L’idoneità dipende dal tipo di debito e dal tuo stato patrimoniale. Ad esempio, esistono rateizzazioni agevolate per indebitamenti erariali (art.19 DPR 602/73) e saldi e stralci per contribuenti in grave difficoltà. Un professionista potrà valutare il tuo reddito e debito per individuare il miglior piano (rottamazione o saldo e stralcio) .
  • Devo per forza fermare le attività in caso di fallimento? No, dipende dal tipo di procedura: in un concordato in continuità l’azienda può continuare a operare sotto vigilanza giudiziaria. In una liquidazione giudiziale, invece, si procede alla vendita dei beni.
  • Cosa succede se ignoro la cartella o l’intimazione? Se non agisci, il debito maturerà interessi e spese, e alla fine verranno avviate esecuzioni (pignoramenti di beni o conti). Inoltre, come ha chiarito la Cassazione, non intervenire apre alla cristallizzazione del debito, ossia perdi il diritto di opporre eccezioni come la prescrizione .
  • Qual è il ruolo del curatore fallimentare rispetto ai debiti tributari? Il curatore gestisce il patrimonio fallimentare e verifica i crediti (compresi quelli tributari). Se arriva una cartella dopo il fallimento, questa va notificata anche al curatore: senza di essa il credito potrebbe risultare inefficace .
  • Posso recuperare i crediti IVA maturati dopo l’apertura di fallimento? Generalmente no: ai sensi dell’art.109 L.F., l’IVA per fatturato successivo al fallimento non si riversa automaticamente sul passivo, salvo che non sia previsto nel piano di concordato o di liquidazione.
  • È possibile patteggiare con l’Agenzia delle Entrate un pagamento dilazionato per debiti superiori alla soglia? Sì, nell’ambito di un accordo di ristrutturazione o concordato è ammessa la transazione fiscale (art.63 CCII), che permette di proporre all’Erario un piano di pagamento ridotto dei tributi e contributi, anche derogando alle regole ordinarie .
  • Che differenza c’è tra saldo e stralcio e rottamazione? Il saldo e stralcio (L.145/2018 e successive) è una definizione agevolata che consente ai contribuenti in grave difficoltà di pagare solo una percentuale (anche minima) del debito rimasto, secondo parametri di indicatore ISEE. La rottamazione (leggi 2016, 2017, 2018 e la 2025) invece riguarda i piani già attivi di pagamento rateale, consentendo di sanare le rate scadute con sconti di sanzioni e interessi.
  • Cosa succede se vengo pignorato dagli agenti di riscossione? Se sei stato regolarmente notificato, i pagamenti tardivi andranno ai creditori secondo la graduatoria (Tribunale, INPS, Fisco, ecc.). Puoi far valere i tuoi diritti attraverso l’opposizione esecutiva: se il pignoramento è illegittimo (es. per notifica nulla) potrai ottenerne l’annullamento. Inoltre, se impugni la cartella o l’intimazione prima, potrai contrastare l’azione stessa.
  • Posso evitare il fallimento dichiarando subito lo stato di crisi? Dichiarare lo stato di crisi formale (se previsto dallo statuto) o il sovraindebitamento (con L.3/2012) può dare accesso a procedure protette, ma non impedisce automaticamente il fallimento. È una mossa utile per avviare misure conciliative o esdebitare i debiti personali, ma va sempre fatta con assistenza legale, per evitare contestazioni di simulazione.
  • Quali beni possono essere pignorati? I creditori possono pignorare beni non esenti come macchinari, immobili aziendali e conti correnti aziendali. Alcune tipologie di beni (ad es. strumenti di pagamento e materiale didattico) godono di particolare tutela. L’Avv. Monardo esaminerà quali beni tutelare nel pignoramento (es. appellando verso beni impignorabili).
  • Cos’è l’esdebitazione? È l’istituto (previsto dalla L.3/2012) che permette di liberarsi dai debiti residui dopo aver completato il piano di liquidazione dei beni. Di solito interviene dopo 5 anni dalla chiusura del piano del consumatore o dell’accordo di composizione: i debiti residui vengono letteralmente “cancellati”.
  • Che responsabilità hanno gli amministratori? In una crisi conclamata, gli amministratori devono operare con diligenza. Se continuano ad aumentare debiti verso terzi sapendo di non poterli pagare, rischiano azioni di responsabilità (comprese cause sociali e penali). Il legislatore e la giurisprudenza vigilano sulla tempestività dell’intervento dei vertici aziendali.
  • Cosa posso fare subito di urgente? La prima azione è rivolgersi a un avvocato specializzato: una consulenza immediata consente di mettere in campo difese urgenti (ricorso tributarie, istanza cautelare, sospensione pignoramenti) e di progettare le soluzioni a medio termine (rateizzazioni, piani di risanamento).
  • Quali sono i tempi del fallimento? Dopo la dichiarazione di insolvenza (su istanza del debitore o dei creditori), il Tribunale apre la procedura fallimentare. Da quel momento, tutti i creditori devono notificare le loro domande entro 60 giorni. L’impresa perde subito la disponibilità dei beni e l’organo fallimentare dispone delle risorse. Perciò è fondamentale agire prima di questo evento estremo.
  • A chi mi rivolgo se ho dubbi sulle cartelle? Puoi contestare le cartelle direttamente con ricorso tributario. Il consulente fiscale o l’avvocato controlleranno la regolarità formale delle notifiche e ti aiuteranno a preparare il ricorso. Nell’ipotesi estrema di un conflitto su competenza o procedura, la Cassazione ha affermato che le cause sulla pretesa tributaria spettano al giudice tributario (cfr. Cass. SS.UU. 7822/2020 e s.m.) .
  • Ci sono strumenti per i piccoli debiti? Sì: lo stralcio dei ruoli fino a €1.000 previsto dalla legge 11/2019 definisce come estinto il debito di importo residuo complessivo non superiore a mille euro. Inoltre, dal 2022 esiste la definizione agevolata per debiti residui (saldo e stralcio). Sono opportunità da valutare se l’ammontare complessivo dei debiti residuali è contenuto.
  • Che succede se uso i fondi PNRR o altri contributi in arrivo? I contributi pubblici non acquisiti dal fallimento concorrono al passivo (Cass. 2016, n.4622). È quindi fondamentale segnalare subito all’amministrazione di competenza l’istanza di fallimento per evitare che i contributi vengano indebitamente persi.
  • Gli indirizzi del CTA: in caso di controversia tributaria, l’atto di ricorso si deposita presso la Commissione Tributaria Provinciale competente per territorio. Spesso è quella della sede legale dell’azienda. In un eventuale tentativo di composizione negoziata, si segue la disciplina del Codice della Crisi (gli organismi di composizione della crisi sono elencati nel DM 24/09/2014 n.202 e negli elenchi del Ministero della Giustizia).

Conclusioni

In conclusione, bloccare subito le azioni esecutive e avviare un percorso di risanamento sono i due pilastri per salvare un’azienda in crisi. L’analisi dei documenti ricevuti, la tempestiva impugnazione degli atti (cartelle, intimazioni, pignoramenti) e la scelta strategica degli strumenti di rientro (piani di rateizzazione, rottamazioni, ristrutturazioni) possono letteralmente fare la differenza. Le difese legali illustrate – sostenute dai principi di diritto confermati di recente dalla Corte di Cassazione – garantiscono che ogni vizio formale o sostanziale venga valorizzato, mentre le soluzioni operative (piani concordati, transazioni, esdebitazione) offrono concrete vie d’uscita dal debito.

Agire tempestivamente è essenziale: ogni giorno di inerzia significa interessi di mora in più e il rischio che il curatore fallimentare o l’agente della riscossione agiscano per recuperare le somme dovute.

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo team possiedono l’esperienza e le competenze necessarie per intervenire rapidamente, redigendo ricorsi mirati, gestendo contatti con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione e negoziando con i creditori. Con il loro supporto potrai difenderti efficacemente dall’esecuzione forzata, sospendere ipoteche e fermi e ottenere il tempo necessario per pianificare il risanamento aziendale.

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Fonti: Normativa e giurisprudenza vigenti (D.Lgs. 14/2019 Codice della Crisi ; Legge 3/2012; D.P.R. 602/1973; sentenze recenti della Cassazione e della Corte Costituzionale). Sentenze citate: Cass. SS.UU. 7822/2020, 16986/2022, 6436/2025 , 20476/2025, 26728/2023.

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