Accertamento fiscale a un’azienda di videosorveglianza: cosa fare e come difendersi

Introduzione: perché l’argomento è cruciale e come puoi tutelarti

Un accertamento fiscale è un procedimento con cui l’Agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza verificano se il contribuente ha dichiarato correttamente i propri redditi e ha calcolato correttamente le imposte. Quando l’accertamento colpisce una società che fornisce servizi di videosorveglianza e sicurezza, gli importi in contestazione possono essere elevati: spesso l’Erario presume ricavi non dichiarati, fatturazioni irregolari o costi non deducibili. Le aziende di videosorveglianza lavorano con appalti pubblici e privati, ricorrono a contratti di appalto o subappalto e si interfacciano con normative sulla privacy e con il Testo Unico della Sicurezza; errori amministrativi o contabili possono quindi generare rilievi fiscali di notevole portata. Inoltre le norme che regolano l’accertamento sono complesse e continuamente aggiornate: dal D.P.R. 600/1973 sull’IRPEF e IRES al D.P.R. 633/1972 sull’IVA, dalla Legge 212/2000 (Statuto del contribuente) alle modifiche introdotte dal D.Lgs. 219/2023 che ha imposto un contraddittorio preventivo obbligatorio . Per questo è facile commettere errori formali, non rispettare i termini o non cogliere le opportunità difensive previste dalla legge.

L’accertamento può sfociare in pesanti sanzioni, interessi ed eventuali azioni esecutive: pignoramenti, ipoteche, fermi amministrativi dei mezzi, blocco dei conti bancari. Di fronte a una contestazione si tende a reagire in modo emotivo – ignorare l’atto o attendere la notifica di cartelle e intimazioni di pagamento – ma questa passività può aggravare la posizione. Agire subito permette invece di:

  • Analizzare la fondatezza dell’accertamento: verificare se la ricostruzione del reddito si basa su presupposti gravi, precisi e concordanti, come richiesto dall’art. 39 del D.P.R. 600/1973 , o se è fondata su presunzioni semplici non consentite;
  • Sfruttare il contraddittorio introdotto dall’art. 6‑bis dello Statuto del contribuente, che obbliga l’Agenzia a inviare uno schema dell’atto e a concedere al contribuente almeno 60 giorni per presentare osservazioni ;
  • Accedere a definizioni agevolate (ad esempio rottamazioni e accordi) e a strumenti di composizione della crisi d’impresa o di sovraindebitamento (piano del consumatore, accordi di ristrutturazione), che consentono di ridurre sanzioni e interessi o persino di ottenere l’esdebitazione;
  • Evitare errori procedurali (per esempio non rispettare i termini di presentazione del ricorso o non depositare la procura) che possono rendere inammissibile ogni difesa.

Il valore di affidarsi a professionisti: l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo staff

Affrontare un accertamento fiscale richiede competenze in diritto tributario, contabilità, diritto societario e, nel caso di società di videosorveglianza, anche conoscenze in materia di privacy e diritto del lavoro. L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è un avvocato cassazionista specializzato in diritto bancario e tributario, coordinatore di un team multidisciplinare composto da avvocati e commercialisti. È Gestore della crisi da sovraindebitamento (Legge 3/2012) iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia, professionista fiduciario di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) e Esperto negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021. In qualità di cassazionista può patrocinare in tutti i gradi di giudizio, compresa la Suprema Corte, e grazie alla collaborazione con professionisti su scala nazionale offre una copertura capillare.

Il suo studio offre servizi specifici per le aziende di videosorveglianza e sicurezza, tra cui:

  • Analisi dell’avviso di accertamento e dei verbali di constatazione, individuando eventuali vizi formali (motivi di nullità o annullamento) e valutando l’esistenza di presunzioni gravi, precise e concordanti;
  • Redazione di memorie difensive durante il contraddittorio preventivo e presentazione di istanze di accertamento con adesione o di autotutela;
  • Impugnazione dell’accertamento dinanzi al giudice tributario (Tribunale o Corte di Giustizia Tributaria) con sospensione cautelare dell’atto e successivo ricorso in appello o in Cassazione;
  • Negoziazione con l’Erario per definizioni agevolate, rottamazioni e transazioni fiscali;
  • Assistenza nelle procedure di sovraindebitamento e ristrutturazione dell’impresa, inclusi piani di rientro, accordi con i creditori e piani del consumatore.

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1. Contesto normativo e giurisprudenziale applicabile alle aziende di videosorveglianza

Gli accertamenti fiscali per le imprese di videosorveglianza si innestano su un complesso sistema di norme tributarie. Conoscere le basi legislative aiuta a capire i limiti del potere accertativo dell’Amministrazione e le garanzie per il contribuente.

1.1 Il D.P.R. 600/1973: accertamento delle imposte sui redditi

Il D.P.R. 600/1973 disciplina l’accertamento ai fini delle imposte dirette (IRES per le società, IRPEF per i soci) e contiene norme cruciali:

ArticoloOggettoSintesi (citare solo keyword)
Art. 39Determinazione del reddito d’impresa in base alle scritture contabiliL’Ufficio può rettificare il reddito dichiarato utilizzando presunzioni gravi, precise e concordanti, ad esempio se esistono irregolarità o omissioni nelle scritture; può procedere induttivamente puro quando il contribuente non tiene o non esibisce i registri o presenta dichiarazioni infedeli .
Art. 41‑bisAccertamento parzialePermette di accertare, sulla base di elementi certi rilevati da accessi o ispezioni, solo alcune componenti di reddito senza precludere ulteriori verifiche future .
Art. 43Termini di decadenzaGli avvisi di accertamento vanno notificati entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione. In caso di omessa dichiarazione il termine si estende al settimo anno; per il recupero di aiuti di Stato la legge prevede un termine di otto anni . L’ufficio può integrare o modificare l’atto entro lo stesso termine se emergono nuovi elementi .
Art. 57 D.Lgs. 546/1992Preclusione di nuove eccezioniUna volta impugnato l’atto davanti al giudice tributario, l’ufficio non può introdurre domande nuove o ampliamenti basati su circostanze non contenute nel provvedimento; pertanto eventuali nuovi rilievi devono essere notificati con nuovo avviso .

Accertamento analitico-induttivo (art. 39, comma 1) – L’Agenzia rettifica il reddito usando dati contabili e presunzioni gravi, precise e concordanti, ad esempio riscontrando incongruenze tra ricavi dichiarati e fatture emesse. Questo metodo è prevalente nelle aziende di videosorveglianza che registrano corrispettivi e fatturano ai committenti. Se l’ufficio riscontra ammanchi, registrazioni sbagliate o costi non documentati, può procedere con un calcolo induttivo basato su elementi di fatto.

Accertamento induttivo puro (art. 39, comma 2) – In ipotesi più gravi, quando l’imprenditore non presenta la dichiarazione, non tiene o rifiuta di esibire i registri obbligatori, o tiene scritture inattendibili, l’amministrazione può ricostruire il reddito utilizzando anche presunzioni semplici (ad esempio coefficienti medi di settore o ricarichi medi). La Cassazione ha ribadito che il ricorso a questo metodo è legittimo solo se sono accertate violazioni sostanziali come la mancata tenuta o esibizione dei registri .

Accertamento parziale (art. 41‑bis) – Si tratta di un avviso limitato ad alcuni elementi reddituali (per esempio ricavi non fatturati riscontrati in un’unica verifica). È possibile quando gli elementi emersi durante controlli o ispezioni sono certi e non necessitano di ulteriori valutazioni, ad esempio incassi non registrati o costi fittizi. Questo accertamento non preclude successive contestazioni per periodi e componenti diverse . Nel settore della videosorveglianza, può avvenire dopo accessi nei locali dell’impresa per controllare la documentazione dei contratti con enti pubblici o condomìni.

Termini di decadenza (art. 43) – Conoscere i termini per la notifica è fondamentale per verificare se l’atto è tardivo. Per una società che presenta regolarmente la dichiarazione, l’avviso deve essere notificato entro il 31 dicembre del quinto anno successivo. Se la dichiarazione è omessa, la decadenza si sposta al settimo anno . Eventuali proroghe normative (ad esempio emergenza COVID‑19) possono prolungare questi termini. Qualsiasi atto notificato oltre tali scadenze è nullo.

1.2 Il D.P.R. 633/1972 e l’IVA

Per l’IVA si applicano specifiche disposizioni del D.P.R. 633/1972. Alcuni articoli rilevanti:

ArticoloOggettoSintesi
Art. 54Rettifica e accertamento in materia di IVAL’ufficio può rettificare la dichiarazione IVA quando riscontra errori o inesattezze. La rettifica può basarsi su dati documentali o su presunzioni gravi, precise e concordanti; senza accesso diretto può rettificare solo se emergono elementi certi (es. dati da questionari, dichiarazioni di terzi) .
Art. 55Accertamento induttivo dell’IVAQuando il contribuente non presenta la dichiarazione IVA o non tiene i registri obbligatori, l’ufficio può determinare l’imposta induttivamente, deducendo solo l’IVA detraibile documentata. Sono deducibili soltanto i pagamenti comprovati e non è ammessa la deduzione di operazioni non registrate .

Per le imprese di videosorveglianza, l’IVA rappresenta una componente significativa di fatturato. Omettere la trasmissione delle fatture elettroniche o la registrazione degli incassi può determinare una rettifica. L’Agenzia può confrontare i corrispettivi con i contratti stipulati con condomìni o con gli enti pubblici e, in caso di scostamenti, ricalcolare l’imposta. Quando la società rifiuta di esibire i registri o non ha tenuto le scritture contabili, l’accertamento induttivo IVA consente di determinare l’imposta anche con presunzioni semplici, utilizzando coefficienti di ricarico medi di settore .

1.3 Lo Statuto del contribuente (Legge 212/2000) e il contraddittorio preventivo

La Legge 212/2000, nota come Statuto del contribuente, tutela i diritti del contribuente. Fra le disposizioni più rilevanti:

  • Art. 7 – Prevede che gli atti dell’amministrazione finanziaria siano motivati, indicando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche su cui si fondano; se la motivazione richiama un atto precedente, questo dev’essere allegato o riprodotto . Un avviso carente di motivazione è nullo.
  • Art. 6‑bis (introdotto dal D.Lgs. 219/2023) – Impone l’obbligo del contraddittorio informato: per tutti gli atti accertativi impugnabili (esclusi quelli automatizzati), l’amministrazione deve comunicare al contribuente uno schema di atto contenente i rilievi e concedere almeno 60 giorni per presentare osservazioni e documenti . Solo dopo aver valutato le difese il fisco può emettere l’avviso definitivo. L’obbligo si applica agli atti formati dopo il 18 gennaio 2024 .

L’introduzione del contraddittorio generalizzato rafforza la posizione delle imprese: consente di chiarire le proprie ragioni prima che l’atto diventi definitivo e di evitare il contenzioso. Nel settore della videosorveglianza, dove i ricavi possono essere ricostruiti con presunzioni, presentare documenti (contratti, fatture, registri privacy) e spiegazioni tempestive può evitare un avviso ingiusto. Tuttavia, bisogna rispettare scrupolosamente i termini e depositare documentazione completa.

1.4 Giurisprudenza recente e tendenze interpretative (2025–2026)

Per impostare una difesa efficace è essenziale conoscere gli orientamenti della giurisprudenza più recente:

  • Cass. n. 13018/2025 – Ha ribadito che, in assenza di risposta ai questionari dell’art. 32 D.P.R. 600/1973 e in caso di mancata esibizione delle scritture, l’Ufficio può procedere con accertamento induttivo puro e utilizzare coefficienti di ricarico medi di settore; tuttavia occorre dimostrare la gravità delle violazioni, cioè la totale inaffidabilità delle scritture .
  • Cass. n. 14824/2025 – Ha censurato l’utilizzo meccanico del rapporto tra costi e ricavi come prova di ricavi occulti: non è legittimo assimilare automaticamente i costi sostenuti a ricavi generati; bisogna provare che i costi abbiano effettivamente prodotto ricavi . Per le imprese di videosorveglianza, caratterizzate da elevati costi di personale e attrezzature, è un principio importante.
  • Cass. ord. 24798/2025 – Ha confermato che la tenuta irregolare dei registri (ad esempio magazzino o inventario) legittima l’uso di presunzioni semplici nell’accertamento; tuttavia il contribuente non può aggiungere nuove difese estranee all’atto in appello (art. 57 D.Lgs. 546/1992) .
  • Cass. n. 1284/2026 – Ha stabilito che l’Amministrazione può annullare in autotutela un avviso viziato e notificarne uno nuovo, anche più gravoso, purché non sia decorso il termine di decadenza (art. 43) e non vi sia un giudicato; non serve dimostrare nuovi elementi . L’impresa può quindi vedersi recapitare un nuovo atto dopo l’annullamento del precedente.
  • Cass. n. 1650/2026 – Ha precisato che, dopo lo scioglimento di una società, l’Erario può perseguire i soci e gli ex amministratori per i debiti fiscali: i soci rispondono limitatamente a quanto percepito durante la liquidazione (art. 2495 c.c.), mentre i soci che hanno percepito somme nei due anni precedenti rispondono iure proprio ai sensi dell’art. 36 D.P.R. 602/1973 . Per le società di videosorveglianza, spesso costituite in forma di S.r.l., è un profilo da considerare nella gestione della crisi e nei piani di liquidazione.

Altri orientamenti importanti riguardano la motivazione degli atti (Cass. n. 7552/2025: l’atto deve essere motivato specificamente), il contraddittorio preventivo (Cass. n. 21271/2025 ha affermato che prima della norma del 2024 il contraddittorio era obbligatorio solo per i tributi armonizzati), la prova di presunzioni su conti bancari di terzi (Cass. n. 5529/2025: presunzione di disponibilità delle somme su conti riconducibili al contribuente) e la responsabilità solidale degli amministratori (Cass. n. 34145/2025, n. 40380/2025).

1.5 Altri riferimenti normativi utili

Oltre ai testi citati, occorre considerare:

  • Legge 3/2012 sulla crisi da sovraindebitamento e Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019), che introducono strumenti come il piano del consumatore, l’accordo di ristrutturazione dei debiti e la liquidazione controllata del patrimonio per i soggetti non fallibili. Queste procedure permettono di ridurre o cancellare i debiti tributari sotto il controllo del tribunale. La definizione di sovraindebitamento è stata precisata: situazione d’insolvenza in cui il debitore non è in grado di adempiere regolarmente alle obbligazioni .
  • D.Lgs. 87/2024 sulla riforma delle sanzioni tributarie (in vigore dal 1° settembre 2024), che ha unificato l’apparato sanzionatorio, riducendo le sanzioni per errori formali ed eliminando alcune sovrapposizioni fra sanzioni penali e amministrative.
  • Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) e successive proroghe, che hanno introdotto varie rottamazioni delle cartelle e stralcio dei debiti fino a € 1.000; per ciascuna definizione agevolata sono previsti termini e condizioni specifiche, le quali possono variare di anno in anno.
  • Riforma del processo tributario (D.Lgs. 36/2023 e D.Lgs. 81/2025) che ha istituito il giudice monocratico per controversie sotto i € 3.000 e ha reso obbligatoria l’assistenza tecnica di avvocati tributaristi. Il nuovo rito riduce i tempi di definizione, ma richiede un ricorso più strutturato.

2. Cosa succede dopo la notifica: procedura passo‑passo e termini

Quando un’azienda di videosorveglianza riceve una comunicazione di irregolarità o un invito a comparire, è essenziale comprendere le fasi dell’accertamento. Di seguito un percorso passo‑passo dal primo controllo alla eventuale riscossione:

  1. Invito o questionario (art. 32 D.P.R. 600/1973) – L’amministrazione invia un questionario o un invito a fornire documenti e informazioni (contratti, fatture, registri dei dipendenti, bilanci). Ignorare il questionario legittima l’uso di presunzioni semplici e l’accertamento induttivo . È quindi consigliato rispondere puntualmente, anche per evitare sanzioni.
  2. Accesso e ispezione – Gli ispettori della Guardia di Finanza possono accedere ai locali per verificare registri IVA, contratti di appalto, registrazioni delle ore di sorveglianza e vedere se il sistema informatico conserva i log previsti dal GDPR. Viene redatto un verbale di constatazione. Il contribuente ha diritto a riceverne copia e può presentare osservazioni entro 60 giorni.
  3. Contraddittorio preventivo (art. 6‑bis) – Per gli avvisi formati dal 18 gennaio 2024, l’Ufficio invia uno schema di avviso che riporta i rilievi e concede 60 giorni per osservazioni . È una fase cruciale: presentare memorie e documenti può convincere l’ufficio a ridurre la pretesa o a non emettere l’atto.
  4. Avviso di accertamento – Se le difese non sono accolte, viene notificato l’avviso (per raccomandata AR, PEC o servizio postale). L’atto deve essere motivato (art. 7 Statuto ) e indicare importi, interessi, sanzioni. Contro l’avviso si può:
  5. aderire con accertamento con adesione (D.Lgs. 218/1997), che consente di definire la controversia con riduzione delle sanzioni a 1/3 e sospensione degli interessi;
  6. presentare istanza di autotutela se ci sono errori evidenti (ad esempio erronea imputazione a un anno diverso). L’amministrazione può annullare l’atto anche oltre i termini se c’è un interesse generale (ma è un potere discrezionale) ;
  7. depositare ricorso al giudice tributario entro 60 giorni dalla notifica (termine elevato a 150 giorni se si procede al contraddittorio preventivo e la notifica avviene per PEC);
  8. presentare istanza di sospensione della riscossione alla Direzione Regionale e, in caso di contenzioso, al giudice tributario.
  9. Accertamento con adesione – L’ufficio fissa un appuntamento; se si raggiunge l’accordo, l’impresa versa in un’unica soluzione o a rate (con interessi legali). Il pagamento sospende le sanzioni e preclude l’impugnazione. In caso di mancato accordo, il termine per ricorrere è prorogato di 90 giorni (art. 6 D.Lgs. 218/1997).
  10. Ricorso tributario – Va depositato telematicamente presso la Corte di Giustizia Tributaria di primo grado (già Commissione provinciale). L’atto deve contenere i motivi di impugnazione, le prove (contratti, bilanci, conti economici, registri orari) e la richiesta di sospensiva. Il giudice può sospendere la riscossione se il ricorso appare fondato o se c’è un danno grave e irreparabile. In caso di rigetto si può proporre appello al giudice di secondo grado e successivamente ricorso in Cassazione per violazione di legge.
  11. Riscossione e pignoramenti – Se l’avviso diventa definitivo, l’Agenzia Riscossione iscrive a ruolo e notifica cartelle esattoriali; in assenza di pagamento può iscrivere ipoteca sui beni, avviare pignoramento di conti, stipendi, beni mobili o immobili e fermo amministrativo dei veicoli. Per evitare azioni esecutive bisogna avviare procedura di definizione agevolata o presentare un piano di rateazione.

3. Difese e strategie legali per le imprese di videosorveglianza

Le aziende di videosorveglianza operano in un ambito caratterizzato da elevati costi di personale (guardie giurate, addetti alla centrale operativa), investimenti in tecnologia (telecamere, software), contratti di appalto con durate pluriennali e normative in tema di privacy e sicurezza. Queste specificità influenzano la difesa in un accertamento fiscale.

3.1 Verifica della motivazione dell’atto e dei presupposti di legge

Uno dei primi controlli da effettuare è la completezza della motivazione: l’avviso deve indicare con chiarezza i fatti contestati (ad esempio ricavi non fatturati, costi non deducibili, operazioni inesistenti), le norme violate e le prove su cui si fonda . Una motivazione generica o il semplice rinvio a documenti non allegati rende l’atto nullo. Con l’aiuto di commercialisti e consulenti fiscali, è opportuno:

  1. Confrontare le scritture contabili con i rilievi: se l’azienda ha registrato tutte le fatture e i corrispettivi, l’amministrazione non può inventare ricavi sulla base di percentuali medie di settore senza dimostrare l’inattendibilità della contabilità.
  2. Valutare se sussistono presunzioni gravi, precise e concordanti: gli elementi indiziari devono essere plurimi, indipendenti e convergenti; una sola anomalia (ad esempio un margine più alto o basso rispetto alla media) non basta. La Cassazione ha escluso la legittimità di presunzioni fondate sul mero rapporto costi/ricavi .
  3. Verificare la legittimità dell’accertamento induttivo: l’uso di presunzioni semplici è legittimo solo in casi di gravi irregolarità (mancanza dei registri, dichiarazione omessa, registri inattendibili) . Se la contabilità esiste e presenta soltanto errori formali, l’ufficio deve procedere con metodo analitico-induttivo.

3.2 Sfruttare il contraddittorio: memorie difensive e documentazione

Nella fase di contraddittorio il contribuente può fornire chiarimenti e documenti atti a ridurre o eliminare i rilievi. Strumenti utili:

  • Memorie difensive: devono contenere gli argomenti giuridici e contabili che confutano l’accertamento. Per un’azienda di videosorveglianza può essere utile allegare:
  • Contratti di appalto e subappalto che giustificano i ricavi;
  • Prospetti di costo del personale che dimostrano che il rapporto costi/ricavi è compatibile con la marginalità del settore;
  • Documentazione GDPR che giustifica l’acquisto di sistemi di sicurezza (ad esempio spese per DVR, software di archiviazione, certificazioni ISO 27001) come costi deducibili;
  • Registri delle ore lavorate e fogli di servizio per dimostrare la realtà delle prestazioni;
  • Fatture di manutenzione e contratti di leasing per telecamere e server, che spiegano costi apparentemente anomali.
  • Istanza di accesso agli atti: la legge consente di richiedere copia integrale del fascicolo e del verbale di constatazione. Avere visione degli atti permette di verificare eventuali errori nella ricostruzione dei dati.
  • Proposta di accertamento con adesione: si può chiedere all’Ufficio di definire la vertenza concordando una riduzione della pretesa; le sanzioni sono ridotte a un terzo e l’importo definito si può rateizzare.

3.3 Eccezioni procedurali e vizi formali

Oltre a contestare il merito, la difesa può far valere vizi formali e procedurali, che comportano l’annullamento totale o parziale dell’atto:

  1. Decadenza – L’avviso deve essere notificato entro i termini di cui all’art. 43; se è tardivo va impugnato. È necessario considerare eventuali sospensioni (per esempio emergenza COVID‑19) e verificare la data effettiva di consegna.
  2. Difetto di motivazione – Come visto, l’art. 7 Statuto impone di indicare i presupposti di fatto e di diritto ; il semplice rinvio al PVC senza allegarlo è causa di nullità.
  3. Violazione del contraddittorio – Per gli avvisi formati dal 18 gennaio 2024, la mancanza della comunicazione preventiva ai sensi dell’art. 6‑bis comporta l’invalidità dell’atto . Anche prima di tale data, parte della giurisprudenza riteneva il contraddittorio obbligatorio in caso di accertamento con presunzioni per i tributi armonizzati (IVA e accise). È quindi opportuno lamentare la violazione sia sul piano normativo sia come vizio di legittimità.
  4. Doppia imposizione – In caso di accertamento sia sul reddito d’impresa sia sull’IVA, bisogna evitare duplicazioni di imposta (ricavi contestati possono già essere stati tassati). La contestazione di costi ritenuti indeducibili non può generare una duplicazione dell’IVA se i corrispettivi sono stati comunque dichiarati.
  5. Errori di persona o nella individuazione del contribuente – Per le società consortili o le ATI (associazioni temporanee d’impresa) può sorgere confusione sui soggetti passivi; occorre dimostrare quale soggetto ha percepito i ricavi. Inoltre, se la società è cessata, occorre verificare se l’avviso è stato notificato al liquidatore e ai soci. La Cassazione ha chiarito che i soci rispondono entro i limiti della quota liquidata .

3.4 Accertamento con adesione e forme di definizione agevolata

L’accertamento con adesione rappresenta una soluzione intermedia tra il pieno contenzioso e l’accettazione integrale della pretesa. Il contribuente può proporre all’Ufficio la definizione della controversia sulla base di dati più realistici. I vantaggi sono:

  • Riduzione delle sanzioni a un terzo;
  • Possibilità di rateizzare fino a otto rate trimestrali;
  • Preclusione del contenzioso, con risparmio di spese legali.

Tuttavia, è necessario valutare se l’importo concordato sia equo e se siano previste definizioni agevolate più favorevoli (rottamazioni). Al 2026 le principali sono:

  1. Rottamazione dei carichi affidati all’agente della riscossione – Introdotta dalla Legge 197/2022 e prorogata con successive norme, consente di pagare il debito senza sanzioni e interessi di mora. Le domande vanno presentate entro un termine stabilito (es. 30 giugno 2023 per la rottamazione 4). La rottamazione riguarda debiti affidati fino al 31 dicembre 2022.
  2. Stralcio dei debiti fino a € 1.000 – Previsto dalla stessa legge, ha cancellato automaticamente i carichi fino a 1.000 euro riferiti al periodo 2000–2015, esclusi i debiti per risorse proprie UE, recupero aiuti di Stato, multe e sanzioni penali.
  3. Definizione delle liti pendenti – Alcune leggi di bilancio hanno permesso di chiudere le controversie tributarie pendenti versando una percentuale del valore in contestazione (ad esempio 90% in caso di soccombenza del contribuente, 40% in caso di soccombenza dell’agenzia). Occorre verificare di volta in volta se la misura è aperta.
  4. Concordato preventivo biennale (CPB) – Introdotto dal D.Lgs. 87/2024, consente di concordare preventivamente con l’Agenzia un livello di reddito imponibile e di versare imposte fisse per due anni, in cambio di riduzioni sanzionatorie. È applicabile alle partite IVA con ricavi fino a € 5,164 milioni. Potrebbe non essere praticabile per le aziende di videosorveglianza con fatturati più elevati o con margini variabili.
  5. Transazione fiscale (art. 182‑ter L.F.) – Nell’ambito del concordato preventivo o dell’accordo di ristrutturazione, il contribuente può proporre una falcidia dei debiti fiscali; l’Agenzia può accettare l’offerta se riceve almeno quanto percepirebbe da un’ipotesi liquidatoria. La transazione richiede un piano attestato e l’approvazione del giudice.

3.5 Procedure di sovraindebitamento e piani del consumatore

Le imprese di videosorveglianza di piccole dimensioni (ditte individuali, S.r.l. semplificate) e i professionisti che operano come tecnici installatori possono accedere alle procedure di sovraindebitamento della Legge 3/2012, come integrata dal Codice della crisi d’impresa. Queste procedure sono destinate a soggetti non fallibili (imprese minori, professionisti, consumatori). Gli strumenti principali sono:

  1. Piano del consumatore – Riservato alle persone fisiche consumatrici. Il debitore propone ai creditori un piano di pagamento parziale dei debiti con la possibilità di falcidia delle somme. Il tribunale valuta la meritevolezza (assenza di colpa grave) e omologa l’accordo; i debiti residui vengono esdebitati al termine del programma .
  2. Accordo di ristrutturazione dei debiti – È simile al piano del consumatore ma riguarda imprenditori minori e professionisti. Richiede l’approvazione della maggioranza dei creditori (60%). Il piano può prevedere il pagamento parziale dei tributi se l’Agenzia concorda tramite transazione fiscale.
  3. Liquidazione controllata del patrimonio – Consente al debitore sovraindebitato di liberarsi dei debiti mediante la liquidazione dei beni. Il tribunale nomina un liquidatore che gestisce la vendita e distribuisce il ricavato ai creditori. Al termine il debitore ottiene l’esdebitazione, ossia la liberazione dai debiti residui.

L’Avv. Monardo, quale Gestore della crisi da sovraindebitamento e professionista accreditato presso un OCC, può assistere le imprese e le persone fisiche in queste procedure, redigendo i piani, interagendo con il tribunale e negoziando con l’Agenzia delle Entrate.

4. Errori comuni da evitare e consigli pratici

Ecco una serie di errori ricorrenti rilevati nelle difese di aziende di videosorveglianza e i consigli per evitarli:

  1. Ignorare gli atti – Non rispondere a un questionario o a una comunicazione di irregolarità comporta la perdita del contraddittorio e legittima l’uso di presunzioni semplici . Rispondere entro i termini e fornire documenti riduce il rischio.
  2. Presentare documenti incompleti – Allegare fatture o contratti senza un quadro logico consente all’Agenzia di mantenere le presunzioni. È utile presentare un dossier organico, con spiegazioni e relazioni tecniche che dimostrino la congruità dei ricavi e la coerenza dei costi.
  3. Fidarsi delle percentuali di ricarico generali – Le medie di settore pubblicate dagli studi di settore o dagli ISA possono non riflettere la realtà della specifica azienda (ad esempio servizi di sorveglianza in zone a rischio o contratti con tariffe calmierate). Occorre dimostrare le peculiarità con dati interni.
  4. Non verificare la decadenza – A volte l’avviso viene notificato oltre i termini previsti dall’art. 43 . Controllare la data di spedizione e quella di consegna è fondamentale.
  5. Sottovalutare i contratti di outsourcing e subappalto – Spesso le società incaricano altre imprese per parti del servizio (installazione telecamere, vigilanza notturna). Bisogna conservare i contratti e le fatture per evitare che l’agenzia confonda questi costi con ricavi non dichiarati.
  6. Non usare gli strumenti deflattivi – Accertamento con adesione, autotutela, rottamazioni e transazioni possono ridurre il debito. Rimandare può portare a sanzioni più alte e pignoramenti.
  7. Non considerare la tutela penale – In alcuni casi l’accertamento fiscale può sfociare in una denuncia per reati tributari (dichiarazione fraudolenta, occultamento di documenti). È consigliabile verificare con un avvocato penalista se esistono rischi penali e adottare strategie (ravvedimento, cooperazione) per ridurre la punibilità.

5. Tabelle riepilogative

Le tabelle che seguono sintetizzano le principali norme, i termini, gli strumenti difensivi e le possibili sanzioni o benefici.

5.1 Norme principali e contenuti essenziali

NormaAmbitoContenuto essenzialeFonte
Art. 39 D.P.R. 600/1973Reddito d’impresaL’Ufficio può rettificare il reddito basandosi su presunzioni gravi, precise e concordanti; in caso di mancata esibizione delle scritture può utilizzare anche presunzioni semplici .Normativa ufficiale
Art. 41‑bis D.P.R. 600/1973Accertamento parzialeConsente di accertare elementi certi emersi da accessi o ispezioni, senza precludere nuovi accertamenti .Testo normativo
Art. 43 D.P.R. 600/1973DecadenzaFissa i termini per notificare l’avviso (5 anni in caso di dichiarazione presentata, 7 anni se omessa) e consente integrazioni dell’atto .Normativa ufficiale
Art. 54 D.P.R. 633/1972Rettifica IVARettifica della dichiarazione IVA basata su dati certi o presunzioni gravi, precise e concordanti .Normativa
Art. 55 D.P.R. 633/1972Accertamento induttivo IVAIn assenza della dichiarazione o dei registri, l’Agenzia può determinare l’IVA con presunzioni semplici .Normativa
Art. 7 Statuto del contribuenteMotivazioneGli atti devono contenere i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche; se richiamano altri documenti, questi devono essere allegati .Legge 212/2000
Art. 6‑bis StatutoContraddittorioImpone un contraddittorio obbligatorio e informato con 60 giorni per osservazioni .D.Lgs. 219/2023
Cass. 13018/2025PresunzioniAmmette l’accertamento induttivo puro se il contribuente non risponde ai questionari e non esibisce i registri .Sentenza
Cass. 14824/2025Rapporti costi/ricaviContesta l’uso meccanico del rapporto costi/ricavi come prova di ricavi occulti .Sentenza
Cass. 1284/2026AutotutelaPermette all’amministrazione di annullare e sostituire un avviso con uno nuovo anche più gravoso prima della decadenza .Sentenza
Cass. 1650/2026Responsabilità ex sociGli ex soci rispondono dei debiti fiscali nei limiti di quanto ricevuto in liquidazione; rispondono iure proprio per somme distribuite nei due anni precedenti .Sentenza

5.2 Termini e scadenze principali

PassaggioTermine ordinarioNote
Risposta a questionario (art. 32 D.P.R. 600/1973)Variabile (generalmente 15–30 giorni)La mancata risposta consente presunzioni semplici e sanzioni.
Presentazione osservazioni dopo contraddittorio (art. 6‑bis)60 giorni dal ricevimento dello schema di attoTermine minimo; l’Agenzia può concedere proroghe per complessità.
Notifica avviso di accertamentoEntro 5 anni (dichiarazione presentata) o 7 anni (dichiarazione omessa)Può essere prorogato in caso di operazioni transnazionali o connessi aiuti di Stato.
Impugnazione avviso (ricorso)60 giorni dalla notificaTermini sospesi se si presenta istanza di adesione (90 giorni) o di accertamento con adesione.
Definizione con accertamento con adesione90 giorni per perfezionare l’adesioneIl pagamento delle somme concordate può avvenire in una rata (entro 20 giorni) o in più rate trimestrali.
Rottamazione cartelleTermine variabile fissato dalle legge (es. 30 giugno 2023)Il mancato pagamento di una rata comporta decadenza dalla definizione agevolata.
Presentazione piano del consumatore o accordo di ristrutturazioneNessun termine fisso; dipende dalla situazioneIl piano va presentato all’OCC e omologato dal tribunale; il procedimento dura alcuni mesi.

5.3 Strumenti difensivi e benefici

StrumentoVantaggiRequisiti
Memorie difensive nel contraddittorioPossibilità di ridurre o annullare la pretesa; evita il contenziosoNecessario depositare documenti e argomentazioni tecniche entro 60 giorni.
Accertamento con adesioneRiduzione sanzioni a 1/3; pagamento rateale; sospensione riscossioneOccorre ammettere la pretesa almeno in parte; l’adesione esclude il contenzioso.
Istanza di autotutelaPossibile annullamento totale o parziale dell’avviso senza ricorsoL’amministrazione decide discrezionalmente; non sospende il termine per impugnare.
Ricorso tributarioSi può chiedere l’annullamento integrale dell’avviso; sospensione cautelare; decisione imparzialeNecessaria assistenza di un avvocato tributarista; costi di giustizia tributaria.
Definizione agevolata (rottamazione)Stralcio di sanzioni e interessi; pagamento in rateRiguarda debiti iscritti a ruolo; non si applica a tributi più recenti o a sanzioni penali.
Piani del consumatore / accordi di ristrutturazioneRiduzione o esdebitazione del debito; gestione coordinata con tutti i creditoriRichiedono meritevolezza e approvazione del giudice; valide per soggetti non fallibili.

6. Domande frequenti (FAQ)

In questa sezione rispondiamo ai quesiti più comuni posti dagli imprenditori e dai professionisti del settore della videosorveglianza. Ogni risposta fornisce indicazioni pratiche e riferimenti normativi.

1. Quando l’Agenzia delle Entrate può procedere con un accertamento induttivo puro?
Può farlo solo quando ricorrono le condizioni previste dall’art. 39, comma 2, D.P.R. 600/1973: omessa tenuta o esibizione dei registri contabili obbligatori, omessa o infedele dichiarazione, tenuta di scritture inattendibili. In tali casi l’amministrazione può usare presunzioni semplici e coefficienti medi di ricarico . Per le aziende di videosorveglianza, questo accade ad esempio se non si conservano le registrazioni contabili dei corrispettivi o si rifiuta l’accesso.

2. Come si calcolano i ricavi non dichiarati con i coefficienti di ricarico?
L’ufficio può ricostruire i ricavi partendo dai costi rilevati e applicando percentuali medie (ricarichi) pubblicate per le attività economiche. Ad esempio, se la spesa per guardie giurate è pari a € 100.000 e il ricarico medio del settore è 30%, l’ufficio può presumere ricavi per € 130.000. Tuttavia la Cassazione ha ribadito che tali percentuali devono essere rafforzate da altri elementi (vendite incrociate, incongruenze contabili) e non possono sostituire l’accertamento analitico .

3. È obbligatorio partecipare al contraddittorio preventivo?
Sì, per gli avvisi formati dopo il 18 gennaio 2024 la norma impone all’Agenzia di inviare uno schema dell’atto e di concedere almeno 60 giorni per osservazioni . Non partecipare comporta la perdita di una chance difensiva. Per gli avvisi precedenti, la partecipazione non è obbligatoria ma consigliata quando viene offerta.

4. Posso impugnare l’avviso di accertamento se non è motivato?
Sì. L’art. 7 dello Statuto richiede che l’atto indichi i presupposti di fatto e di diritto . Se la motivazione è carente o fa riferimento a un verbale non allegato, il ricorso può far annullare l’atto.

5. L’accertamento può riguardare anche il periodo successivo alla liquidazione della società?
In caso di scioglimento, l’Agenzia può notificare un avviso alla società in liquidazione e, se il debito non viene pagato, può richiedere le somme ai soci nei limiti di quanto ricevuto in liquidazione. La Cassazione ha affermato che i soci rispondono inoltre iure proprio per somme percepite nei due anni precedenti .

6. Che differenza c’è tra accertamento parziale e accertamento integrale?
L’accertamento parziale (art. 41‑bis) riguarda elementi certi emersi da controlli e non preclude ulteriori verifiche . L’accertamento integrale coinvolge tutto il reddito dichiarato e, una volta divenuto definitivo, non può essere ripetuto salvo elementi sopravvenuti.

7. Se ricevo un avviso di accertamento tardivo cosa devo fare?
Verifica la data di spedizione e quella di consegna. Se l’avviso è notificato oltre i termini (31 dicembre del quinto o settimo anno ), puoi impugnarlo per decadenza. Attenzione alle proroghe straordinarie (es. sospensione dei termini durante la pandemia).

8. Posso rateizzare il debito derivante da un accertamento?
Se aderisci all’accertamento o se la pretesa diventa definitiva, è possibile chiedere la rateazione all’Agente della Riscossione. In fase di adesione, il pagamento può essere dilazionato fino a otto rate trimestrali; in fase di riscossione, la rateazione può durare fino a 72 mesi (o 120 per gravi difficoltà economiche), ma sono dovuti interessi di mora.

9. Cosa succede se non pago l’avviso?
L’Agenzia iscriverà a ruolo l’importo e notificherà cartelle esattoriali. In mancanza di pagamento può iscrivere ipoteca sui beni, procedere a pignoramenti di conti e stipendi e disporre il fermo amministrativo dei veicoli aziendali. È importante agire prima che si arrivi all’esecuzione forzata.

10. È possibile chiedere la sospensione dell’atto?
Sì. In sede amministrativa puoi chiedere la sospensione alla Direzione Regionale; in sede giudiziaria puoi chiedere la sospensione cautelare al giudice tributario allegando il pericolo di danno grave e irreparabile e la fondatezza del ricorso. La sospensione congela la riscossione fino alla decisione.

11. Quando conviene ricorrere al piano del consumatore?
Se sei una persona fisica sovraindebitata e hai debiti tributari insieme a debiti bancari o privati, il piano del consumatore ti permette di proporre un pagamento parziale con l’esdebitazione finale . È consigliato quando non hai patrimonio sufficiente per saldare i debiti e possiedi redditi regolari per proporre un pagamento rateale.

12. Che cos’è la transazione fiscale?
È un accordo nell’ambito di una procedura concorsuale (concordato preventivo, accordo di ristrutturazione) con cui l’Agenzia delle Entrate accetta di ridurre le imposte, sanzioni e interessi a fronte del pagamento di una somma concordata. È soggetta all’approvazione del giudice ed è conveniente quando il debitore è in grado di offrire un pagamento superiore a quanto percepirebbe nella liquidazione.

13. Posso utilizzare i costi delle telecamere e dei sistemi informatici come deduzioni?
Sì, se riguardano l’attività e sono documentati con fatture. È necessario dimostrare la loro inerenza all’attività di videosorveglianza e la congruità. Le spese per sistemi privacy e cybersecurity sono deducibili come spese di protezione dei dati personali.

14. Come si difende la deducibilità dei costi del personale e della sicurezza?
L’Amministrazione può contestare i costi se ritiene che siano fittizi o eccessivi. È consigliabile allegare contratti di lavoro, buste paga, registri di servizio e dimostrare la coerenza tra il numero di dipendenti, le ore di vigilanza, i contratti con i clienti e i ricavi. Tale documentazione contrasta l’uso di presunzioni medie. Inoltre, bisogna dimostrare che il costo del personale è inerente all’attività di vigilanza e non a servizi extra.

15. Cosa significa presunzione “grave, precisa e concordante”?
La legge richiede che gli indizi utilizzati dall’amministrazione siano seri (indicativi di un fatto), precisi (non generici) e concordanti (convergenti verso la stessa conclusione). Non basta un solo indizio, né indizi contraddittori. Ad esempio, un elevato prelievo di contante da conti societari potrebbe essere un indizio, ma occorre anche dimostrare che quei contanti non siano stati registrati come ricavi.

16. La mancata conservazione dei video di sorveglianza può influire sull’accertamento fiscale?
La mancata conservazione dei video può avere ripercussioni civili e penali (violazione della normativa privacy), ma raramente incide direttamente sull’accertamento fiscale. Tuttavia, se l’Agenzia ritiene che la mancata conservazione nasconda ricavi in nero (per esempio registrazioni degli accessi di persone in struttura senza fatturazione), potrebbe inserirla tra gli elementi indiziari. È importante quindi conservare i log e i registri in conformità al GDPR e alla normativa privacy.

17. Cosa può controllare la Guardia di Finanza durante un accesso?
Può controllare le fatture, i registri IVA, i bilanci, i contratti di appalto e subappalto, i registri delle presenze del personale, i sistemi di rilevazione degli accessi, i contratti di manutenzione delle telecamere, i flussi finanziari. Può inoltre estrarre copie di documenti informatici e interfacciarsi con i responsabili del trattamento dei dati personali.

18. Posso recuperare l’IVA su fatture di acquisto contestate dall’Agenzia?
Se l’Amministrazione qualifica un’operazione come inesistente, può negare la detrazione IVA. Tuttavia, se il contribuente dimostra l’effettiva esistenza dell’operazione con prove documentali (contratti, fatture, pagamenti tracciati, consegna di beni), può difendere la detrazione. La prova deve essere particolarmente rigorosa.

19. Che ruolo ha l’esperto negoziatore della crisi d’impresa (D.L. 118/2021)?
L’esperto negoziatore, figura introdotta per facilitare la composizione della crisi, aiuta l’imprenditore e i creditori a raggiungere un accordo prima dell’insolvenza. Può essere nominato anche per gestire la posizione debitoria nei confronti del fisco, negoziando con l’Agenzia delle Entrate condizioni di pagamento sostenibili. L’Avv. Monardo è abilitato a svolgere tale ruolo.

20. È opportuno rivolgersi a un avvocato specializzato?
Assolutamente sì. Il contenzioso tributario richiede competenze tecniche e conoscenze aggiornate delle normative. Un avvocato specializzato può analizzare l’atto, impostare una strategia, presentare memorie e ricorsi e assistere nelle fasi di negoziazione. L’Avv. Monardo e il suo staff integrano competenze legali, contabili e finanziarie, fornendo assistenza completa.

7. Simulazioni pratiche: esempi numerici per comprendere le strategie

Per rendere più concreti i concetti esposti, proponiamo alcune simulazioni basate su casi tipici di aziende di videosorveglianza. I valori sono esemplificativi e servono a illustrare i meccanismi di accertamento e difesa.

7.1 Accertamento induttivo su ricavi non dichiarati

Scenario: L’azienda Alfaxxxx Vigilanza S.r.l. ha dichiarato ricavi per € 200.000, ma i costi del personale (guardie giurate) registrati nelle scritture risultano pari a € 160.000. L’Agenzia applica un ricarico medio di settore del 40% e presume ricavi per € 224.000 (160.000 × 1,40). Contesta quindi € 24.000 di ricavi non dichiarati.

Difesa: L’azienda dimostra che: – Ha stipulato un appalto triennale con un consorzio di condomìni a tariffa calmierata (€ 10/ora per 10.000 ore), che giustifica ricavi più bassi rispetto alla media; – I costi del personale includono ore di formazione e corsi obbligatori che non generano ricavi immediati; – Ha sostenuto costi straordinari per l’adeguamento dei sistemi di registrazione GDPR, dedotti come spese di manutenzione.

Presentando contratti e relazioni peritali, l’impresa ottiene in adesione la riduzione del ricarico al 25% e la definizione di ricavi per € 200.000×1,25=€ 200.000 (nessuna rettifica). Si risparmiano così € 24.000 di ricavi presunti.

7.2 Accertamento parziale su fatture non registrate

Scenario: Durante un accesso la Guardia di Finanza trova due fatture di vendita non registrate per un totale di € 30.000 (installazione di un sistema di videosorveglianza per un ente pubblico). L’Agenzia emette un accertamento parziale ai sensi dell’art. 41‑bis , chiedendo IVA e IRES sui € 30.000, oltre a sanzioni.

Difesa: L’azienda riconosce l’omissione ma dimostra che si tratta di un errore materiale: la vendita era stata registrata in un mese successivo, e l’IVA era stata versata. Presenta prove di pagamento e chiede l’adesione con riduzione delle sanzioni a 1/3. L’accordo si conclude con il pagamento di IVA (€ 6.600) e IRES (€ 7.200) oltre a sanzioni ridotte (es. € 4.000). In questo modo si evita il contenzioso e si regolarizza la posizione.

7.3 Piano del consumatore con debiti fiscali e bancari

Scenario: Un professionista (tecnico installatore di sistemi di sicurezza) accumula debiti fiscali per € 50.000 e debiti bancari per € 30.000. Non possiede immobili ma percepisce un reddito netto di € 1.800/mese. Presenta un piano del consumatore con l’assistenza dell’Avv. Monardo: prevede il pagamento di € 350/mese per 5 anni (€ 21.000 totali), mentre il residuo (€ 59.000) viene esdebitato. Il tribunale verifica la meritevolezza (il debitore non ha compiuto atti di frode) e omologa il piano. Alla fine del periodo il contribuente è liberato dai debiti residui .

8. Conclusione e chiamata all’azione

L’accertamento fiscale rappresenta un momento cruciale per ogni impresa, e lo è ancora di più per una società di videosorveglianza, settore nel quale le dinamiche dei contratti, dei costi del personale e degli investimenti in tecnologia possono generare malintesi con il fisco. Le norme tributarie sono complesse e si evolvono costantemente: il D.P.R. 600/1973 e il D.P.R. 633/1972 prevedono presunzioni e termini stringenti; lo Statuto del contribuente garantisce diritto al contraddittorio e motivazione degli atti ; la giurisprudenza recente fissa paletti sull’uso dei coefficienti di ricarico , sull’autotutela e sulla responsabilità degli ex soci . Accanto a queste norme, numerosi strumenti deflattivi permettono di ridurre le pretese o di estinguere il debito: accertamento con adesione, rottamazioni, transazioni fiscali, piani del consumatore e accordi di ristrutturazione.

Agire tempestivamente è fondamentale: rispondere ai questionari, partecipare al contraddittorio, presentare memorie e documenti, verificare i termini e proporre l’adesione sono passi indispensabili per proteggere l’impresa. Ignorare l’accertamento o ricorrere troppo tardi può comportare sanzioni, interessi e azioni esecutive, con conseguenze gravi sull’operatività aziendale.

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo, cassazionista e coordinatore di un team di professionisti esperti in diritto bancario e tributario, offre assistenza completa: dall’analisi dell’atto alla redazione di ricorsi, dalle trattative con l’Erario all’elaborazione di piani di ristrutturazione del debito. La sua esperienza come Gestore della crisi da sovraindebitamento e Esperto negoziatore della crisi d’impresa consente di affrontare anche le situazioni più complesse, comprese quelle che coinvolgono responsabilità degli ex soci e procedure concorsuali.

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