Intimazione Di Pagamento Per Errata Indicazione Costi: Ecco Come Puoi Difenderti Con Gli Avvocati

Introduzione

L’intimazione di pagamento è uno dei passaggi più critici nella vita del contribuente e del debitore. Spesso arriva dopo una cartella esattoriale o una sentenza definitiva e contiene un ultimatum: pagare entro pochi giorni oppure affrontare azioni esecutive come pignoramenti, ipoteche o fermo amministrativo. Se a questo si aggiunge un’errata indicazione dei costi, come interessi calcolati in modo scorretto, spese di notifica sproporzionate o commissioni non dovute, il rischio è di subire un prelievo superiore al dovuto. Il 2026 ha portato con sé numerose novità normative e giurisprudenziali che rafforzano i diritti dei debitori ma richiedono attenzione e competenza per essere utilizzate a proprio favore. In questo articolo offriamo una guida completa e aggiornata (maggio 2026), costruita su fonti ufficiali, giurisprudenza recente e best practice operative.

Il punto di vista adottato è quello del debitore o del contribuente che riceve un’intimazione di pagamento con errata indicazione dei costi. Comprendere le norme, le scadenze e i rimedi è fondamentale per tutelarsi tempestivamente. Il nostro obiettivo è rispondere a domande quali: Posso contestare un’intimazione che richiede più di quanto dovuto? Quali documenti devo verificare? Come posso sospendere l’azione esecutiva mentre tratto con l’Agente della riscossione? Quali alternative esistono alla mera opposizione? Lo faremo con un linguaggio accessibile ma giuridicamente rigoroso, accompagnando le parti più tecniche con esempi pratici, tabelle di riepilogo e una sezione di domande frequenti.

Chi siamo: l’avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo team

Per affrontare efficacemente un’errata intimazione di pagamento servono professionisti specializzati nel diritto bancario, tributario e nella gestione della crisi d’impresa.

L’avv. Giuseppe Angelo Monardo è un avvocato cassazionista con oltre vent’anni di esperienza. Coordina uno staff multidisciplinare di avvocati e commercialisti operativi su tutto il territorio nazionale. Nel suo curriculum spiccano competenze certificate:

  • Cassazionista e patrocinante innanzi alle giurisdizioni superiori. Ciò significa che può seguire i ricorsi fino alla Corte di Cassazione.
  • Gestore della crisi da sovraindebitamento (L. 3/2012) iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia, nonché professionista fiduciario di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC). Questo ruolo lo autorizza a presentare piani del consumatore e accordi di ristrutturazione per liberare i debitori sovraindebitati.
  • Esperto negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021, per assistere le imprese in difficoltà attraverso la composizione negoziata.
  • Coordinatore di team esperti in diritto bancario, ristrutturazione del debito e tutela del contribuente. La sua struttura integra avvocati tributaristi, civilisti, commercialisti e consulenti finanziari, offrendo un approccio a 360 gradi.

Grazie a questa rete, l’avv. Monardo e il suo staff sono in grado di analizzare immediatamente l’atto ricevuto, verificare l’esattezza dei costi indicati, valutare la prescrizione o la decadenza, avviare ricorsi e opposizioni in sede civile o tributaria, richiedere la sospensione delle procedure esecutive, negoziare con l’Agente della riscossione un piano di rientro o aderire alle definizioni agevolate (come la rottamazione-quater o quinquies) e, quando conveniente, assistere il cliente nella procedura di sovraindebitamento o nel concordato preventivo.

L’articolo segue una struttura modulare: dopo una panoramica normativa e giurisprudenziale, descriveremo passo per passo cosa fare dopo la notifica, illustreremo le strategie difensive e gli strumenti alternativi, evidenzieremo gli errori da evitare e risponderemo alle domande più comuni. In fondo troverai un riepilogo delle sentenze recenti e una conclusione con un invito ad agire rapidamente.

📩 Contatta subito qui di seguito, in fondo all’articolo, l’avv. Giuseppe Angelo Monardo per una valutazione legale personalizzata e immediata.

1. Contesto normativo e giurisprudenziale

1.1 Cos’è l’intimazione di pagamento e quando si applica

L’intimazione di pagamento è un atto attraverso il quale l’Agente della riscossione (ad esempio l’Agenzia delle Entrate‑Riscossione) invita formalmente il debitore a pagare le somme iscritte a ruolo entro un termine molto breve, solitamente cinque giorni. La sua base normativa principale è l’art. 50 del DPR 602/1973. Tale disposizione stabilisce che, decorso un anno dall’affidamento del ruolo senza che sia iniziata l’espropriazione forzata, l’agente può procedere all’espropriazione solo dopo aver inviato al debitore un’intimazione di pagamento con l’avvertimento che, in mancanza di pagamento entro cinque giorni, l’espropriazione potrà essere avviata . L’intimazione perde efficacia se l’espropriazione non viene iniziata entro un anno dalla notifica . Questa norma tutela il contribuente imponendo termini stringenti all’agente e prevede la perdita di efficacia dell’atto se l’azione esecutiva non segue entro l’anno.

Non va confusa con l’avviso di intimazione (talvolta chiamato anche “avviso di mora”), che svolge una funzione simile ma può essere emesso in assenza di cartella quando la legge lo prevede. Per i debiti tributari, l’avviso di intimazione si affianca all’avviso di accertamento immediatamente esecutivo. In ogni caso, la ratio è sempre la stessa: informare il debitore che la fase coattiva è imminente e fissare un termine brevissimo per il pagamento.

Un’altra figura da considerare è il precetto del codice di procedura civile (art. 480 c.p.c.), che ha funzioni analoghe in campo civilistico. L’art. 480 c.p.c. impone che il precetto contenga l’intimazione ad adempiere entro almeno dieci giorni con l’avvertimento che, in caso contrario, si procederà ad esecuzione forzata . Deve indicare le parti, la data di notifica del titolo esecutivo, l’ammontare del credito, spese e interessi. Anche se la quantificazione precisa non è elemento essenziale, l’articolo precisa che di norma sono indicati capitale, interessi e spese . Per le cartelle esattoriali l’istituto è disciplinato specificamente dal DPR 602/1973, ma il raffronto con il precetto è utile perché i vizi formali (mancata indicazione del titolo, errori di calcolo, mancanza di avvertimenti) possono comportare nullità.

1.2 L’obbligo di motivazione e la corretta indicazione dei costi

L’errore nell’indicazione dei costi può riguardare le spese di notifica, gli interessi di mora, le sanzioni o le commissioni di riscossione. Per capire se un’intimazione è legittima dobbiamo ricordare che l’atto deve essere motivato e indicare chiaramente gli elementi che lo giustificano. L’art. 7 della legge 212/2000 (Statuto del contribuente) prevede che gli atti dell’amministrazione finanziaria debbano essere motivati con l’indicazione dei presupposti di fatto e delle ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione. Quando l’atto fa riferimento a un altro atto, questo deve essere allegato o richiamato in modo sufficiente. Il comma 1‑ter, introdotto nel 2024 dal D.Lgs. 219/2023, impone che il primo atto di riscossione indichi la tipologia di interesse, la norma di riferimento, i criteri di calcolo e l’aliquota applicata. La norma impone inoltre di indicare l’ufficio competente per la revisione e l’autorità giudiziaria a cui proporre ricorso.

Se l’intimazione indica spese di notifica o di esecuzione superiori al dovuto, il contribuente può contestare l’atto. Il DM 14 aprile 2023 del Ministero dell’Economia ha fissato le tariffe di notifica, prevedendo ad esempio che una raccomandata con avviso di ricevimento costi 7,83 €, quella semplice 6,51 €, la PEC 2 €, l’avviso ai sensi dell’art. 60 del DPR 600/73 (quando il destinatario è irreperibile) 11,55 € e il sollecito 1,33 € . Se l’intimazione richiede importi superiori a queste tariffe, vi è violazione dei criteri di legge.

Per i contratti bancari o finanziari, come mutui e leasing, la disciplina di riferimento è l’art. 117 del Testo Unico Bancario (TUB). La norma stabilisce che i contratti devono essere redatti per iscritto, consegnati al cliente e devono indicare il tasso d’interesse e tutte le spese e condizioni applicate . Qualunque clausola che rimandi a usi o che preveda condizioni più sfavorevoli di quelle pubblicizzate è nulla e sostituita di diritto dalla clausola di legge. Se il tasso d’interesse o altre condizioni non sono determinabili, si applica il tasso nominale dei Buoni Ordinari del Tesoro (BOT) emessi nei dodici mesi precedenti . Questo principio viene spesso applicato anche nei giudizi per errata indicazione del tasso leasing o del TAEG.

1.3 Atti impugnabili e termini di ricorso

L’art. 19 del d.lgs. 546/1992 elenca gli atti impugnabili davanti al giudice tributario: l’avviso di accertamento, la cartella di pagamento, l’avviso di mora (o intimazione di pagamento), l’iscrizione di ipoteca, il fermo amministrativo, l’estratto di ruolo e, in generale, ogni atto che determini un pregiudizio per il contribuente . Anche se l’articolo è stato abrogato dal 1° gennaio 2026 nell’ambito della riforma della giustizia tributaria, continua a rappresentare una guida per stabilire quali atti si possono contestare. A seguito del D.Lgs. 110/2024, è stato inoltre introdotto il comma 4‑bis dell’art. 12 del DPR 602/1973 che consente di impugnare l’estratto di ruolo quando la sua iscrizione pregiudica la partecipazione a una procedura di composizione della crisi d’impresa, un’operazione di finanziamento o la cessione di un’azienda .

I termini di ricorso differiscono a seconda della natura dell’atto e del giudice competente. Per gli atti della riscossione tributaria (cartella, intimazione, ipoteca, fermo) il termine è 60 giorni dalla notifica e si ricorre al giudice tributario. Per i precetti e le intimazioni civile, l’opposizione può essere proposta entro 20 o 40 giorni davanti al giudice dell’esecuzione (art. 615 c.p.c.) a seconda che venga contestata l’esistenza del credito o la pignorabilità dei beni. Nei casi di ingiunzioni civili (mutui o leasing), l’opposizione a decreto ingiuntivo deve essere proposta entro 40 giorni.

1.4 Giurisprudenza rilevante: intimazione, indeterminatezza del tasso e rottamazioni

La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato numerosi casi riguardanti l’intimazione di pagamento e l’errata indicazione di interessi o costi. Qui riassumiamo alcune pronunce chiave.

Cassazione, ordinanza 35019/2025 – In questa decisione la Suprema Corte ha ribadito che chi non impugna un’avviso di intimazione perde definitivamente il diritto di contestare vizi della cartella precedente, compresi eventuali errori sui costi o la prescrizione . L’intimazione viene equiparata all’avviso di mora: se il debitore non presenta ricorso nei termini, il credito si consolida definitivamente . È quindi essenziale agire tempestivamente.

Cassazione, ordinanza 4627/2025 – La Corte ha chiarito che l’avviso di intimazione ha la funzione di riattivare la procedura di riscossione e di interrompere la prescrizione. Non richiede una motivazione dettagliata oltre al rinvio alla cartella di pagamento, poiché non è un autonomo avviso di accertamento . L’omessa indicazione di interessi non ne determina la nullità, ma i tributi e le sanzioni devono comunque essere legittimamente dovuti . Tuttavia, se l’atto riporta spese o interessi non previsti o eccessivi, il contribuente può far valere l’eccesso richiedendo la riduzione .

Cassazione, ordinanza 34872/2025 (leasing) – Riguarda un contratto di leasing dove il tasso “leasing” risultava errato o assente. La Corte ha affermato che il tasso leasing equivale al tasso interno di attualizzazione (TIA) ed è distinto dal tasso annuo nominale. Se il tasso è determinabile attraverso criteri indicati nel contratto, non vi è nullità; ma se è completamente indeterminato o richiede calcoli complessi non indicati, la clausola è nulla e si applica il tasso sostitutivo (BOT). La Corte ha richiamato sentenze precedenti e stabilito che la determinabilità può avvenire anche per relationem, purché gli elementi siano conoscibili .

Cassazione, ordinanza 11817/2026 – Questa decisione, ampiamente commentata dalla dottrina, si inserisce nel filone sulla trasparenza dei contratti di leasing e mutuo. La Cassazione ha ribadito che l’assenza di un tasso leasing numerico non viola l’art. 117 TUB se il tasso è determinabile con criteri prefissati . Tuttavia, quando la determinazione richiede un calcolo “a ritroso” con formule non presenti nel contratto, la clausola è indeterminata e va sostituita dal tasso legale (BOT) . In altre parole, il cliente non è tenuto a decifrare algoritmi nascosti: la banca deve garantire trasparenza .

Tribunale di Alessandria, sentenza 10 aprile 2026 n. 172 – Il giudice di merito ha dichiarato nulla la clausola di interessi di un contratto di mutuo perché non specificava il tipo di ammortamento (francese o italiano) né la formula di calcolo, rendendo impossibile determinare il tasso effettivo . Ha applicato l’art. 117 TUB sostituendo gli interessi con il tasso dei BOT . Questa sentenza conferma la tendenza giurisprudenziale a privilegiare la comprensibilità per il consumatore.

Rottamazione‑quinquies (2026) – La Legge 199/2025 (Legge di Bilancio 2026) ha introdotto una nuova definizione agevolata dei carichi affidati all’Agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Possono essere definibili imposte sui redditi da controllo automatico, contributi INPS non derivanti da accertamenti e multe del prefetto. Non sono ammesse tasse locali o debiti derivanti da accertamento. La richiesta va presentata entro il 30 aprile 2026 e il pagamento può avvenire in unica soluzione (31 luglio 2026) o in 54 rate bimestrali (durata 9 anni) con interessi al 3%; si pagano solo capitale e spese di notifica/esecuzione, non sanzioni né interessi di mora . Il beneficio decade con il mancato versamento di due rate . Durante l’istruttoria le azioni esecutive restano sospese e l’iscrizione di nuove ipoteche è preclusa . Questi elementi rendono la rottamazione uno strumento difensivo importante.

Cassazione Sezioni Unite, sentenza 5889/2026 – Le Sezioni Unite hanno risolto un contrasto sull’estinzione del processo tributario in seguito alla rottamazione‑quater (Legge 197/2022). La Corte ha stabilito che la procedura di definizione si perfeziona con il pagamento della prima rata o dell’unica soluzione: da quel momento il giudizio si estingue e ogni successiva decisione diventa improcedibile . Il legislatore, con l’art. 12‑bis della Legge 108/2025, ha confermato che l’estinzione opera dopo il pagamento della prima rata; se il contribuente non paga ulteriori rate, l’agente può riprendere la riscossione ma la definizione rimane perfezionata e le somme già versate sono acquisite .

Nelle sezioni che seguono analizzeremo come utilizzare queste norme e sentenze per difendersi da intimazioni con costi errati, quali documenti controllare, quali termini rispettare e quali strumenti alternativi valutare.

2. Procedura passo‑passo: cosa fare dopo aver ricevuto l’intimazione

Ricevere un’intimazione di pagamento con importi apparentemente eccessivi provoca ansia e confusione. È però fondamentale mantenere la calma e seguire un metodo analitico per verificare la legittimità dell’atto e predisporre, se necessario, la difesa. In questa sezione presentiamo una procedura passo‑passo che integra la normativa con l’esperienza professionale dello studio Monardo.

2.1 Verificare la regolarità della notifica e la tempestività dell’atto

  1. Controllare la data di notifica. È essenziale accertare quando l’intimazione è stata notificata (raccomandata AR, PEC o messo notificatore). Il termine per impugnare l’atto decorre dalla data in cui il destinatario ha ricevuto o avrebbe dovuto riceverlo. Una raccomandata AR costa 7,83 €, una raccomandata semplice 6,51 €, una PEC 2 € : una tariffa significativamente più alta potrebbe essere indice di errori. Verificate che la relata di notifica indichi la corretta modalità e l’indirizzo (per la PEC l’indirizzo deve corrispondere a quello risultante da INI‑PEC o dal domicilio digitale).
  2. Verificare l’anzianità del ruolo. Ai sensi dell’art. 50 DPR 602/73 l’intimazione può essere emessa solo dopo che sia decorso un anno dalla consegna del ruolo all’agente e non sia stata avviata l’esecuzione . Se ricevete l’intimazione dopo più di un anno dalla consegna del ruolo e l’agente non avvia l’espropriazione entro l’anno successivo alla notifica, l’atto perde efficacia . È utile dunque richiedere all’agente la data di presa in carico del ruolo e verificare i termini.
  3. Controllare l’esistenza e la regolarità della cartella sottostante. L’intimazione fa riferimento a cartelle di pagamento o avvisi di accertamento già notificati. Verificate se avete mai ricevuto la cartella; se manca la prova della notifica, si può eccepire la nullità dell’intimazione. Anche eventuali vizi della cartella (violazione del contraddittorio, prescrizione) possono essere fatti valere se l’intimazione è l’unico atto che vi ha messo a conoscenza del debito; diversamente, come ricorda la Cassazione, se la cartella era stata regolarmente notificata e non impugnata nei termini, non sarà più contestabile .
  4. Verificare che l’atto sia completo di allegati e motivazione. L’art. 7 L. 212/2000 richiede che l’atto contenga la motivazione e che, se richiama altri atti, questi siano allegati o riepilogati. Richiedete copia integrale degli estratti di ruolo e del calcolo degli interessi per verificare la correttezza dell’importo.

2.2 Analizzare il dettaglio dei costi e degli interessi

Una parte rilevante delle intimazioni riguarda la voce “spese ed interessi”. Spesso si tratta di importi modesti se confrontati col debito principale, ma possono essere gonfiati da errori aritmetici o da voci non dovute.

  • Spese di notifica e spese di esecuzione: confrontate le voci con le tariffe previste dal DM 14/04/2023 . Se l’importo indicato supera le tariffe, chiedete la riduzione. Ricordate che eventuali notule per ricerche telematiche, stampa estratto di ruolo o spese interne non sono previste dalla legge e devono essere escluse.
  • Interessi di mora: verificate il tasso applicato. Per i debiti erariali gli interessi sono determinati annualmente con decreto ministeriale; il tasso viene pubblicato sul sito del MEF. Se l’intimazione applica un tasso diverso o applica interessi anatocistici (interessi su interessi) non previsti, chiedete la rettifica. Per i contratti bancari e di leasing, controllate se il tasso indicato è determinato o determinabile; in caso contrario la clausola è nulla e si applica il tasso dei BOT .
  • Sanzioni: verificate la tipologia di tributo. Alcuni debiti (es. INPS o multe) possono includere sanzioni calcolate in percentuale. Se avete aderito a una rottamazione precedente, le sanzioni e gli interessi di mora relativi a quegli stessi carichi possono essere stati già stralciati; l’intimazione non può riproporli.

2.3 Valutare la prescrizione e la decadenza

La prescrizione estingue il diritto di credito se il titolare non lo esercita entro un certo periodo. Per i tributi erariali la prescrizione è generalmente di 10 anni, ma per multe e sanzioni amministrative è di 5 anni. Talvolta si applicano termini diversi (ad esempio 3 anni per i contributi previdenziali INPS). La notifica della cartella interrompe la prescrizione, ma la Cassazione ha precisato che l’intimazione di pagamento ha valore interruttivo e reattiva la procedura . Tuttavia, se l’atto è notificato quando il credito è già prescritto, la contestazione va sollevata subito.

È altrettanto importante controllare la decadenza: per alcuni tributi l’amministrazione deve notificare la cartella entro specifici termini (di solito due anni dall’accertamento). Se la cartella è tardiva, anche l’intimazione lo sarà. Documentate sempre le date di notifica degli avvisi di accertamento e delle cartelle.

2.4 Decidere la strategia difensiva: ricorso o opposizione?

Una volta verificati i vizi, occorre decidere se procedere con un ricorso. La scelta dipende dalla natura del debito.

  • Tributi e multe: il giudice competente è la Corte di giustizia tributaria (Cgt). Il ricorso deve essere proposto entro 60 giorni dalla notifica dell’intimazione (o della cartella, se si contesta anche quella). È necessario depositare il ricorso attraverso il portale SIGIT (processo tributario telematico). Per importi inferiori a 3.000 € il contribuente può difendersi personalmente, ma per importi superiori è obbligatoria l’assistenza di un difensore abilitato (come l’avv. Monardo).
  • Crediti civili (mutui, leasing, finanziamenti): se l’intimazione deriva da un decreto ingiuntivo o da un titolo civile, l’opposizione va proposta al giudice dell’esecuzione (tribunale ordinario) ex art. 615 c.p.c. entro 20 giorni dalla notifica del precetto se si contestano l’esistenza del credito o la sua quantificazione, oppure entro 20 giorni dal primo atto di esecuzione (pignoramento) se si eccepisce la pignorabilità dei beni. Se si tratta di contratti bancari, la contestazione sulla determinazione del tasso può essere introdotta anche in sede ordinaria (azione di accertamento o opposizione a decreto ingiuntivo).
  • Debiti contributivi (INPS, INAIL): l’opposizione può essere proposta sia alla Cgt (per tributi) sia al giudice del lavoro a seconda della natura del credito. È fondamentale valutare con un professionista il riparto di giurisdizione.

In tutti i casi è opportuno allegare all’atto di ricorso l’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva dell’intimazione. Il giudice può sospendere la riscossione se ritiene che sussistano seri motivi (fumus boni iuris e periculum in mora). L’avv. Monardo prepara ricorsi completi di istanze cautelari, motivando l’errore nel calcolo dei costi o la prescrizione.

2.5 Richiedere la sospensione amministrativa e la verifica presso l’Agente

Parallelamente all’azione giudiziaria, è possibile chiedere una sospensione amministrativa all’Agente della riscossione. Tale istituto, previsto dall’art. 39 del D.L. 124/2019, consente di sospendere la riscossione per 220 giorni in attesa di definire la controversia. Va presentata una domanda motivata allegando la copia del ricorso o la documentazione che dimostra l’errore nell’intimazione. L’Agente può rigettare la richiesta, ma spesso la accoglie in attesa della definizione giudiziaria, soprattutto se i vizi sono evidenti.

Lo studio Monardo assiste i clienti anche in questa fase, predisponendo l’istanza e interloquendo con l’ente. In alcuni casi l’Agente corregge spontaneamente gli importi, evitando il contenzioso. È consigliabile, inoltre, richiedere per iscritto all’Agente la sospensione del pignoramento se già avviato, allegando la prova dell’errore.

2.6 Verificare la possibilità di definizione agevolata (rottamazione)

Prima di intraprendere un giudizio è opportuno valutare se il debito rientra nelle definizioni agevolate vigenti. Tra il 2023 e il 2026 il legislatore ha introdotto diverse rottamazioni che consentono di pagare solo il capitale, le spese di notifica e le spese esecutive, abbattendo sanzioni e interessi. Nel 2026 è attiva la rottamazione‑quinquies, disciplinata dalla Legge 199/2025. L’adesione sospende le procedure esecutive e la definizione si perfeziona con il pagamento della prima rata . Per aderire occorre presentare entro il 30 aprile 2026 un’istanza sul portale dell’Agenzia delle Entrate‑Riscossione, indicando le cartelle e gli importi che si intendono definire . L’adesione non è cumulabile con la proposizione del ricorso: se il contribuente aderisce, deve rinunciare ai giudizi pendenti.

Un’altra definizione, la rottamazione‑quater introdotta dalla Legge 197/2022 e integrata dall’art. 12‑bis L. 108/2025, si applica ai carichi affidati fino al 30 giugno 2022. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la procedura si perfeziona con il versamento della prima rata e che il giudizio tributario si estingue automaticamente . Se non si pagano le rate successive, la definizione resta valida ma l’agente può riprendere la riscossione . In sede di pianificazione conviene valutare se il proprio debito rientra in una definizione precedente o se convenga attendere l’ultima definizione.

2.7 Valutare la procedura di sovraindebitamento

Se la situazione economica del contribuente è compromessa e i debiti sono molteplici, può essere opportuno accedere alle procedure di sovraindebitamento disciplinate dalla Legge 3/2012 (oggi coordinate con il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza). È necessario rivolgersi a un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) competente per territorio e presentare un’istanza con l’indicazione di debiti, redditi, composizione del nucleo familiare e motivi dell’insolvenza. L’OCC nomina un gestore che assiste il debitore nella predisposizione di un piano del consumatore o accordo di ristrutturazione, sottoposto all’omologa del tribunale . Tutti i debiti devono essere inseriti nel piano: non è possibile selezionare solo quelli più onerosi . Il procedimento prevede il pagamento di una tassa di 244 € e può sfociare in un’esdebitazione finale che cancella i debiti residui . Lo studio Monardo assiste i debitori nella valutazione di ammissibilità e nella predisposizione del piano.

2.8 Tenere monitorata la propria posizione debitoria

Infine, è buona prassi consultare periodicamente il proprio estratto di ruolo tramite il portale della riscossione o con l’assistenza di un professionista. In questo modo si possono verificare tempestivamente nuovi addebiti, controllare se i pagamenti effettuati sono stati registrati e rilevare eventuali duplicazioni. L’art. 12 DPR 602/73, come modificato dal D.Lgs. 110/2024, permette di impugnare l’estratto di ruolo in caso di pregiudizio per la partecipazione a procedure concorsuali o finanziarie . È quindi importante monitorare la propria posizione per non perdere occasioni di difesa.

La procedura delineata rappresenta una check‑list operativa: dalla notifica alla verifica dei costi, dalla scelta del ricorso alla valutazione di alternative come la rottamazione o il sovraindebitamento. Nel capitolo successivo approfondiremo le difese e strategie legali per contrastare efficacemente intimazioni con costi errati o debiti contestabili.

3. Difese e strategie legali per contestare l’intimazione

Una volta raccolti i documenti e analizzati i vizi dell’atto, occorre individuare la strategia difensiva più adeguata. In questa sezione esaminiamo le principali linee di difesa basate sulla normativa e sulla giurisprudenza, con l’obiettivo di ridurre o annullare le somme richieste, sospendere la riscossione e, se del caso, definire il debito in modo agevolato.

3.1 Nullità per vizi formali: notifica e motivazione

I vizi formali di un’intimazione riguardano soprattutto la notifica e la motivazione.

  • Notifica inesistente o nulla: se l’intimazione non è stata notificata correttamente (ad esempio è stata consegnata a persona diversa dal destinatario senza raccomandata informativa o presso un indirizzo errato), l’atto è inesistente e non produce effetti. È possibile eccepire tale vizio in qualunque sede processuale e in ogni momento, anche in fase esecutiva. Se la notifica è nulla ma conosciuta dal destinatario, l’opposizione va proposta entro i termini ordinari (60 giorni). L’assenza dell’avviso di ricevimento o l’omissione della relata da parte del messo notificatore sono motivi frequenti di contestazione.
  • Mancanza o insufficienza della motivazione: come visto, l’art. 7 dello Statuto del contribuente impone che l’atto indichi i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche. Se l’intimazione si limita a indicare un importo globale senza spiegare come è stato determinato (ad esempio omettendo il calcolo degli interessi, della sanzione o della maggiorazione), è affetta da vizio di motivazione. È spesso utile richiedere all’Agente la specifica per ottenere la riduzione degli importi.
  • Errori nell’indicazione del titolo esecutivo: il precetto (o intimazione civilistica) deve indicare la data di notifica del titolo esecutivo, pena la nullità . Nel contesto tributario l’intimazione deve richiamare la cartella o l’avviso di accertamento e, quando richiama un altro atto, questo deve essere allegato. Se l’intimazione non consente di individuare con certezza il titolo, la cartella sottostante, o se richiama un atto inesistente, è invalida.

3.2 Contestazione del calcolo di interessi, sanzioni e spese

Molte intimazioni contengono errori nel calcolo degli interessi, delle sanzioni e delle spese di notifica. Le principali difese sono:

  • Interessi usurari o indeterminati: per contratti bancari occorre verificare se il tasso applicato supera la soglia antiusura oppure se la clausola è indeterminata. La Cassazione ha stabilito che l’assenza di un tasso numerico non comporta nullità se il tasso è determinabile con criteri chiari , ma quando il tasso non è desumibile dalle clausole del contratto o richiede calcoli complessi, la clausola è nulla . In tal caso, l’interesse viene sostituito con il tasso BOT previsto dall’art. 117 TUB . La difesa può consistere in un’azione di accertamento per rideterminare gli interessi e richiedere la restituzione di quelli indebitamente pagati.
  • Anatocismo o capitalizzazione illegittima: l’intimazione potrebbe includere interessi calcolati con capitalizzazione composta (interesse su interesse) non prevista dal contratto. La Cassazione e l’ABF hanno più volte affermato che la capitalizzazione deve essere pattuita e indicata in modo trasparente; in sua assenza, gli interessi devono essere calcolati in regime semplice. Con un’azione di opposizione si può chiedere il ricalcolo.
  • Sanzioni e maggiorazioni illegittime: spesso le intimazioni includono sanzioni per ritardo nel pagamento (ad esempio il 30% per omesso versamento). Se il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata, le sanzioni dovrebbero essere stralciate. Allo stesso modo, l’adesione alla rottamazione comporta l’eliminazione di sanzioni e interessi di mora . Se l’intimazione li include, va corretta.
  • Spese superiori a quelle di legge: come ricordato, le spese di notifica devono rispettare il DM 14 aprile 2023: 7,83 € per la raccomandata AR, 6,51 € per quella semplice e 2 € per la PEC . Spese eccedenti o spese generiche (servizi di ricerca, stampa documenti, gestione pratica) non sono previste e devono essere cancellate.

3.3 Rilevare la prescrizione e la decadenza

In sede di opposizione si possono far valere anche vizi sostanziali come prescrizione e decadenza. Ad esempio, se l’ultimo atto interruttivo risale a oltre cinque anni fa per le sanzioni amministrative o a oltre dieci anni per le imposte erariali, il debito è prescritto. La Cassazione ha riconosciuto che l’avviso di intimazione interrompe la prescrizione ; tuttavia, se l’intimazione arriva dopo la prescrizione già maturata, l’atto è inefficace. La decadenza riguarda l’inerzia dell’amministrazione nel notificare la cartella entro il termine di due anni dall’atto presupposto. Una volta rilevata la decadenza, il debito è inesigibile.

3.4 Vizi del titolo esecutivo e eccezione di giudicato

La difesa può anche contestare l’esistenza stessa del titolo esecutivo o la sua invalidità. Ad esempio:

  • Cartella mai notificata: se il contribuente non ha mai ricevuto la cartella di pagamento, può eccepire la nullità dell’intimazione. In tal caso va richiesto all’agente di fornire la prova della notifica. Qualora non vi sia, la cartella è inesistente e il ruolo non può essere riscosso. Diversamente, come ha sancito l’ordinanza 35019/2025, se la cartella era stata notificata regolarmente e non impugnata, l’intimazione cristallizza il credito .
  • Titolo giudiziale viziato: per i debiti civili occorre verificare se il decreto ingiuntivo o la sentenza sono stati notificati, se contengono errori di calcolo o se sono passati in giudicato. L’opposizione può riguardare solo vizi sopravvenuti (ad esempio pagamento parziale), non questioni già decise.
  • Eccezione di giudicato e deduzione di motivi nuovi: la Corte di Cassazione ha chiarito che con l’opposizione all’esecuzione non è possibile rimettere in discussione quanto stabilito nel titolo. Tuttavia, se emergono fatti estintivi successivi (pagamento, compensazione, condono), questi possono essere fatti valere. È fondamentale quindi produrre documenti che attestino pagamenti, definizioni agevolate o annullamenti in autotutela.

3.5 Domanda di tutela cautelare: sospensione e blocco delle azioni esecutive

L’effetto più urgente dell’intimazione è l’imminente avvio di pignoramenti e ipoteche. Per tutelare il debitore occorre chiedere al giudice la sospensione dell’esecuzione. Nei ricorsi tributari la sospensione può essere concessa anche inaudita altera parte in presenza di grave e irreparabile danno. Nei giudizi civili, l’art. 649 c.p.c. consente al giudice di sospendere la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo e l’art. 624 c.p.c. consente di sospendere il pignoramento. L’avv. Monardo redige istanze cautelari motivate allegando la prova dell’errata indicazione dei costi, la dimostrazione dell’illegittimità o del pericolo di danno irreparabile (ad esempio l’impossibilità di continuare l’attività lavorativa per un pignoramento del conto corrente).

3.6 Azioni correttive in autotutela e trattativa con l’ente

Prima di arrivare al giudizio, è consigliabile inviare un’istanza di autotutela all’Agente della riscossione o all’ente creditore (Comune, INPS, Agenzia delle Entrate), con la quale si segnalano gli errori riscontrati e si chiede l’annullamento o la rideterminazione del debito. L’amministrazione può annullare o correggere l’atto se riconosce l’errore. La presentazione dell’istanza di autotutela non sospende automaticamente la riscossione, ma spesso l’ente concede un differimento o invita alla rottamazione. È opportuno allegare documenti e normative (come il DM 14/04/2023 e l’art. 117 TUB) per rafforzare la richiesta.

Parallelamente, si può avviare una trattativa con l’Agente per concordare un piano di rientro rateizzato. La legge consente rateizzazioni fino a 120 rate (10 anni) per i debiti tributari. Se i costi sono errati, l’ente può ricalcolare l’importo e concedere la rateizzazione su quello corretto.

3.7 Azioni collettive e ricorsi seriali

Quando l’errore nell’indicazione dei costi è sistematico (ad esempio un intermediario che applica un tasso indeterminato a tutti i contratti), si può valutare l’azione collettiva. Consumatori e piccole imprese possono aderire a ricorsi seriali contro la banca o l’ente. Lo studio Monardo coordina gruppi di debitori con clausole analoghe, sfruttando la giurisprudenza più recente (Cass. 11817/2026, Cass. 34872/2025) per ottenere l’applicazione del tasso BOT o la riduzione degli interessi.

3.8 Strategie integrate: combinare ricorso e definizione agevolata

In alcuni casi conviene presentare ricorso per sospendere l’esecuzione e, simultaneamente, aderire a una definizione agevolata (rottamazione). La Cassazione ha chiarito che la rottamazione‑quater e quinquies si perfezionano con il pagamento della prima rata ; finché ciò non avviene, la pendenza del ricorso non impedisce di richiedere la sospensione. Una volta pagata la prima rata, il giudizio si estingue e le somme versate vengono imputate al debito. Questa strategia consente di guadagnare tempo, sospendere le azioni esecutive e poi decidere se portare avanti il contenzioso o definire tutto con la rottamazione.

3.9 Valutare la composizione negoziata e gli accordi di ristrutturazione

Se il debitore è un imprenditore in crisi, la composizione negoziata prevista dal D.L. 118/2021 offre una alternativa alla procedura esecutiva. L’imprenditore può chiedere la nomina di un esperto negoziatore presso la Camera di commercio; l’esperto assiste nella predisposizione di un piano di risanamento e nelle trattative con i creditori. La procedura dura fino a 240 giorni e può comportare misure protettive che sospendono le azioni esecutive . L’avv. Monardo, in qualità di esperto negoziatore iscritto negli elenchi, affianca i clienti nella presentazione dell’istanza e nella negoziazione.

Per i debitori non imprenditori (consumatori, professionisti), come visto, la Legge 3/2012 consente piani del consumatore e accordi di ristrutturazione. Questi strumenti consentono di congelare le azioni esecutive e, previa omologa del tribunale, ridurre notevolmente il debito . È un’opzione da considerare quando il debito complessivo supera la propria capacità di pagamento.

3.10 Documentazione e consulenza legale specializzata

L’elemento chiave per una difesa efficace è la documentazione. Occorre conservare tutte le notifiche, gli avvisi di ricevimento, i bollettini di pagamento, le comunicazioni dell’ente e i contratti bancari. Senza questi documenti il giudice potrebbe dichiarare inammissibile l’eccezione. È inoltre imprescindibile rivolgersi a un professionista esperto in materia, capace di interpretare le norme, elaborare il ricorso e sfruttare le pronunce più recenti. Lo studio Monardo offre consulenza integrata: analisi della posizione debitoria, calcolo degli interessi, predisposizione del ricorso e assistenza nella scelta tra opposizione, rottamazione o sovraindebitamento.

Nel prossimo capitolo presenteremo alcuni strumenti alternativi per la gestione e la definizione del debito, illustrando come aderire correttamente a rottamazioni, definizioni agevolate e procedure concorsuali.

4. Strumenti alternativi: rottamazioni, definizioni agevolate e piani

Contestare l’intimazione può non essere l’unica via. Spesso la normativa mette a disposizione strumenti alternativi per ridurre il debito e chiudere la posizione in via agevolata o concordata. In questa sezione esamineremo le principali opzioni disponibili al 6 maggio 2026, con particolare riferimento alla rottamazione‑quinquies, alla rottamazione‑quater, ai piani di pagamento e alle procedure concorsuali.

4.1 Rottamazione‑quinquies (Legge 199/2025)

La Legge 199/2025, pubblicata il 30 dicembre 2025, ha introdotto la rottamazione‑quinquies per i carichi affidati all’Agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Questa definizione agevolata consente di pagare solo le somme dovute a titolo di imposta, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e spese di notifica/esecutive, con l’azzeramento di sanzioni e interessi di mora. È una misura destinata sia a persone fisiche sia a imprese e riguarda tributi erariali e contributivi (INPS) derivanti da controlli automatizzati, rettifiche e multe del Prefetto; sono esclusi i tributi locali e i carichi da accertamento .

Come aderire:

  1. Presentare la domanda entro il 30 aprile 2026 sul sito dell’Agenzia delle Entrate‑Riscossione, utilizzando SPID, CIE o CNS. La domanda deve indicare le cartelle e gli avvisi che si intendono definire. Si può scegliere se pagare in unica soluzione o a rate.
  2. Scegliere la modalità di pagamento: è possibile optare per un pagamento unico entro il 31 luglio 2026 o per un massimo di 54 rate bimestrali (quindi circa 9 anni), con un interesse del 3% a partire dalla seconda rata . Il piano di rateizzazione è flessibile: si possono pagare importi diversi per ogni rata, purché si rispettino le scadenze.
  3. Pagare le rate: il versamento della prima rata perfeziona la definizione e consente l’estinzione delle azioni esecutive . Il mancato pagamento di due rate anche non consecutive determina la decadenza dal beneficio e la ripresa dell’azione esecutiva . Le somme già versate sono considerate a titolo di acconto.

Vantaggi e criticità:

  • Azzeramento di sanzioni e interessi di mora: per importi elevati, la rottamazione può ridurre notevolmente il debito. Se però l’intimazione contiene costi errati (interessi anatocistici, spese eccedenti), conviene prima chiederne la rettifica per ridurre ulteriormente l’importo.
  • Sospensione delle azioni esecutive: la presentazione della domanda sospende pignoramenti, ipoteche e fermi amministrativi fino alla scadenza della prima rata . Se il contribuente si trova sotto pignoramento, la rottamazione è un’opportunità per respirare e riorganizzare le finanze.
  • Durata lunga: con 54 rate bimestrali si può spalmarne il pagamento su 9 anni, ma occorre considerare gli interessi del 3% e la necessità di non saltare più di due rate.

4.2 Rottamazione‑quater e condono dei mini‑ruoli

La rottamazione‑quater è stata introdotta dalla Legge 197/2022 e rivolta ai carichi affidati fino al 30 giugno 2022. Le regole sono simili a quelle della rottamazione‑quinquies ma con scadenze differenti: la domanda andava presentata entro il 30 giugno 2023 e il pagamento in un massimo di 18 rate trimestrali. Come ricordato dalle Sezioni Unite della Cassazione, il procedimento si perfeziona con il pagamento della prima rata e il processo tributario si estingue . Se il contribuente non paga le rate successive, la definizione resta valida ma l’Agente riprende la riscossione .

Un’ulteriore misura introdotta dalla Legge 197/2022 è lo stralcio dei debiti fino a 1.000 € relativi al periodo 2000–2015. L’Agente della riscossione ha cancellato d’ufficio questi carichi a partire da agosto 2023. Tuttavia, se la vostra intimazione include ancora importi inferiori a tale soglia, potete richiederne la cancellazione.

4.3 Rateizzazione ordinaria e straordinaria

Oltre alle rottamazioni esistono piani di rateizzazione ordinaria e straordinaria previsti dall’art. 19 del DPR 602/1973. La rateizzazione ordinaria consente di dilazionare il pagamento fino a 72 rate mensili (6 anni) se il debito non supera 120.000 €. Per importi maggiori o in caso di comprovata temporanea situazione di difficoltà, è possibile ottenere la rateizzazione straordinaria fino a 120 rate (10 anni). Anche in questo caso il mancato pagamento di cinque rate comporta la decadenza dal beneficio. È possibile chiedere la rateizzazione anche per debiti oggetto di contenzioso, ma il piano non sospende le azioni esecutive se non presentate contemporaneamente ricorso e istanza di sospensione.

4.4 Definizione agevolata delle liti pendenti e conciliazione giudiziale

Accanto alle rottamazioni, il legislatore ha previsto la definizione agevolata delle liti pendenti (art. 1 commi 186–202 L. 197/2022), che consente ai contribuenti di chiudere i ricorsi pendenti dinanzi alle corti tributarie e alla Cassazione pagando una percentuale del tributo. In generale, si paga il 100% del tributo se il giudizio è in primo grado, il 40% se in secondo grado, e il 15% se la vittoria in giudizio è del contribuente nell’ultima pronuncia. Le sanzioni sono comunque escluse. Per accedere occorre presentare la domanda e versare quanto dovuto entro un termine fissato annualmente dalla legge (nel 2023 era il 31 marzo 2023). Se il vostro ricorso rientra nel periodo d’imposta previsto da una nuova definizione, è opportuno valutarne i costi e benefici con il professionista.

Un’altra possibilità è la conciliazione giudiziale nel contenzioso tributario: le parti possono raggiungere un accordo in udienza e il giudice può ridurre sanzioni e interessi. Il vantaggio è evitare l’incertezza del giudizio e ottenere una riduzione immediata.

4.5 Piani del consumatore e accordi di ristrutturazione (Legge 3/2012)

La Legge 3/2012 consente alle persone sovraindebitate (consumatori, liberi professionisti, piccoli imprenditori) di accedere a tre strumenti: il piano del consumatore, l’accordo di ristrutturazione e la liquidazione controllata. Entrambi i primi due strumenti implicano la presentazione dell’istanza a un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) e la nomina di un gestore della crisi. Dopo aver depositato una relazione sulla situazione economica del debitore, viene formulata una proposta ai creditori. Se il tribunale approva, l’accordo consente di pagare i debiti in misura ridotta e in tempi lunghi. Al termine si ottiene l’esdebitazione, cioè la cancellazione dei debiti residui .

L’avv. Monardo, in qualità di gestore della crisi e professionista fiduciario di un OCC, supporta i clienti nella predisposizione del piano, nella gestione delle trattative con i creditori e nella presentazione della domanda. Uno dei vantaggi è la sospensione delle azioni esecutive dal momento della presentazione della domanda fino all’omologa, che può richiedere alcuni mesi. È un’opzione da considerare quando i debiti sono molteplici e il patrimonio non consente pagamenti immediati.

4.6 Composizione negoziata per le imprese

Il D.L. 118/2021 ha introdotto la composizione negoziata per la soluzione della crisi d’impresa, un istituto rivolto agli imprenditori (società di capitali, di persone e ditta individuale) in difficoltà. L’imprenditore può chiedere l’accesso tramite la piattaforma telematica della Camera di commercio e ottenere la nomina di un esperto indipendente che lo assiste nella redazione di un piano di risanamento, nella negoziazione con i creditori e nel reperire nuova finanza. La procedura prevede misure protettive (sospensione delle azioni esecutive) e ha una durata massima di 180–240 giorni .

L’avv. Monardo, esperto negoziatore abilitato, aiuta gli imprenditori a valutare l’ammissibilità della procedura, redigere il piano e attuare le misure protettive. Spesso la composizione negoziata può sfociare in un accordo di ristrutturazione dei debiti o nel concordato semplificato, evitando il fallimento e salvaguardando l’operatività dell’impresa.

4.7 Altri strumenti: transazioni fiscali, definizioni parziali, saldo e stralcio

Oltre alle procedure codificate, esistono altre opportunità:

  • Transazione fiscale nell’ambito dei concordati preventivi o degli accordi di ristrutturazione dell’impresa. Consente di proporre all’Erario un pagamento parziale del tributo con rinuncia alle sanzioni e agli interessi. La transazione deve essere approvata dal tribunale.
  • Saldo e stralcio: è una trattativa privata con l’Agente della riscossione o con la banca per estinguere il debito versando una somma inferiore al nominale. Non ha una disciplina organica ma viene spesso utilizzata con il supporto di professionisti negoziatori.
  • Richiesta di compensazione con crediti vantati verso la Pubblica Amministrazione. Ad esempio, se siete fornitori della PA e avete crediti certificati, potete chiedere la compensazione con i debiti iscritti a ruolo.

Queste opzioni richiedono competenze trasversali tra diritto tributario, bancario e concorsuale, che lo studio Monardo è in grado di offrire grazie alla propria squadra multidisciplinare.

Nel capitolo successivo parleremo degli errori comuni commessi dai debitori quando ricevono un’intimazione e forniremo consigli pratici per evitarli.

5. Errori comuni e consigli pratici

Molti contribuenti e imprese, per inesperienza o paura, commettono errori che possono compromettere la difesa e aumentare i costi. Riconoscere questi comportamenti e adottare le giuste contromisure aiuta a gestire l’intimazione con lucidità.

5.1 Errori frequenti

  1. Ignorare l’intimazione o buttare via la busta. Alcune persone tendono a ignorare la comunicazione sperando che “passi da sola”. Come ribadito dalla Cassazione, l’intimazione cristallizza definitivamente il debito se non viene impugnata . Anche un giorno di ritardo può comportare la perdita del diritto di ricorrere.
  2. Pagare subito senza controllare. Spesso il timore delle azioni esecutive induce a pagare immediatamente l’intero importo richiesto. Si perdono così l’opportunità di contestare errori nei costi o nella prescrizione e si rinuncia alla possibilità di ottenere la sospensione o la rottamazione. È preferibile verificare l’atto con un professionista prima di pagare.
  3. Affidarsi a fonti non qualificate. Il web è pieno di consigli fai‑da‑te: alcuni suggeriscono di non ritirare la raccomandata o di “aspettare il secondo avviso”. Questi comportamenti possono essere controproducenti: rifiutare la notifica equivale ad averla ricevuta e i termini decorrono lo stesso. Solo un avvocato esperto può valutare la strategia idonea.
  4. Non conservare la documentazione. Spesso i debitori non conservano ricevute, F24, notifiche e contratti. Senza questi documenti è difficile dimostrare pagamenti effettuati, errori di calcolo o notifiche inesistenti. Organizzate un archivio, anche digitale, e scansionate tutti i documenti rilevanti.
  5. Sottovalutare la prescrizione o le definizioni agevolate. Alcuni ritengono che la prescrizione decorra dal ricevimento della cartella o che basti attendere 5 anni per cancellare i debiti. In realtà la prescrizione può essere interrotta da vari atti (come l’intimazione ). Altri ignorano la possibilità di aderire a rottamazioni che riducono drasticamente il debito. Informatevi sempre sulle normative vigenti.
  6. Utilizzare modelli standard senza personalizzazione. Esistono modelli di ricorso reperibili online, ma ogni caso è diverso: i termini variano, così come i vizi da eccepire. Un ricorso generico rischia di essere dichiarato inammissibile.

5.2 Consigli pratici per una corretta gestione

  • Aprire e leggere subito l’atto. Non lasciate la busta sulla scrivania: aprite l’intimazione, leggetela attentamente e annotate la data di notifica. Se ci sono codici a barre o numeri di ruolo, copiateli in un luogo sicuro.
  • Richiedere consulenza professionale. Contattate un avvocato o un commercialista specializzato entro pochi giorni. Portate con voi tutte le cartelle, contratti e comunicazioni; solo con una visione completa si può impostare la difesa. Lo studio Monardo offre una prima analisi immediata per individuare eventuali vizi e consigliarvi sui passi successivi.
  • Verificare i costi con le tabelle ufficiali. Confrontate le spese indicate nell’intimazione con i valori del DM 14/04/2023 e con i tassi di interesse pubblicati annualmente dal MEF. In caso di discrepanze, chiedete la rettifica.
  • Conservare ogni prova di pagamento. Se avete pagato rate di un mutuo o somme all’Agente, conservate le ricevute. Potrebbero servire per dimostrare l’adempimento parziale o contestare interessi duplicati.
  • Considerare la rateizzazione o la rottamazione. Anche se il debito è corretto, potete dilazionarlo nel tempo o aderire a una definizione agevolata. Analizzate i pro e i contro con un esperto: a volte conviene pagare l’intero importo per evitare gli interessi del 3% previsti dalla rottamazione; altre volte la cancellazione delle sanzioni è più vantaggiosa.
  • Monitorare la propria posizione sul portale della riscossione. Registratevi e controllate periodicamente l’estratto di ruolo, le rate pagate e eventuali nuovi carichi. In questo modo potrete aderire tempestivamente a rottamazioni future o impugnare errori prima che si consolidino.
  • Non procrastinare. I termini di impugnazione sono perentori. Non aspettate la “cartella successiva” o il “pignoramento” prima di agire. Anche se volete aderire a una rottamazione, potete presentare il ricorso per tutelarvi e poi decidere di rinunciare se la definizione è più conveniente.
  • Approfondire la situazione personale. Se i debiti sono tanti e non riuscite a farvi fronte, valutate la procedura di sovraindebitamento o la composizione negoziata. Spesso è l’unica soluzione per ripartire e cancellare i debiti residui.

Con questi consigli pratici potete affrontare l’intimazione con maggiore serenità, evitando passi falsi che potrebbero aggravare la situazione. Nel capitolo successivo forniremo alcune tabelle riepilogative utili per orientarsi tra norme, termini e strategie.

6. Tabelle riepilogative

Per facilitare la consultazione, presentiamo alcune tabelle riassuntive. Le tabelle contengono solo parole chiave, numeri e riferimenti essenziali; per le spiegazioni dettagliate si rimanda al testo.

6.1 Norme di riferimento

NormaOggetto sinteticoRiferimentiCitazione
Art. 50 DPR 602/1973Intimazione: emissione dopo 1 anno, pagamento entro 5 giorni, inefficacia dopo 1 anno se non inizia l’esproprioRiscossione tributaria
Art. 480 c.p.c.Precetto: intimazione a pagare in almeno 10 giorni; deve indicare titolo, data notifica, partiProcedura esecutiva civile
Art. 7 L. 212/2000Obbligo di motivare gli atti e indicare norme, presupposti, uffici competentiStatuto del contribuente
Art. 117 TUBContratti bancari: forma scritta, indicazione tasso e costi; nullità clausole indeterminate; tasso sostitutivo BOTDiritto bancario
Art. 19 D.Lgs. 546/1992Atti impugnabili: cartelle, avvisi, intimazioni, ipoteche, fermi, estratto di ruoloContenzioso tributario
DM 14/04/2023Tariffe spese notifica: 7,83 € raccomandata AR, 6,51 € raccomandata semplice, 2 € PEC, 1,33 € sollecitoCosti di riscossione
Cass. ord. 35019/2025Mancata impugnazione dell’intimazione cristallizza il creditoGiurisprudenza
Cass. ord. 4627/2025Avviso di intimazione riattiva la riscossione e interrompe la prescrizioneGiurisprudenza
Cass. ord. 34872/2025Tasso leasing: determinabilità e nullità se indeterminatoGiurisprudenza bancaria
Cass. ord. 11817/2026Tasso determinabile non nullo; calcoli complessi → tasso BOTGiurisprudenza bancaria
Trib. Alessandria 172/2026Clausola di interessi nulla se manca indicazione del tipo di ammortamentoGiudice di merito
Legge 199/2025Rottamazione‑quinquies: carichi 2000–2023, domanda entro 30 aprile 2026, 54 rate, solo capitale e speseDefinizione agevolata
Cass. SU 5889/2026Rottamazione‑quater: estinzione processo con prima rata, ripresa se non pagano rate successiveGiurisprudenza
D.Lgs. 110/2024Impugnabilità estratto di ruolo per pregiudizio a procedure concorsuali o finanziamentiRiforma riscossione
Legge 3/2012Sovraindebitamento: piani del consumatore, accordi di ristrutturazione, esdebitazioneCrisi del debitore
D.L. 118/2021Composizione negoziata: esperto, durata 240 giorni, misure protettiveCrisi d’impresa

6.2 Termini e scadenze principali

Atto/ProceduraTermine per l’impugnazione o adempimentoNote
Cartella di pagamento/Intimazione tributaria60 giorni dalla notificaRicorso alla Cgt con istanza di sospensione.
Precetto/Intimazione civile (mutuo, leasing)20 giorni (contestazione credito) o 20 giorni dal primo atto esecutivoOpposizione ex art. 615 c.p.c.; istanza di sospensione pignoramento.
Rateizzazione ordinariaDomanda entro la data indicata nell’intimazioneFino a 72 rate mensili; decadenza con 5 rate non pagate.
Rottamazione‑quinquiesDomanda entro 30 aprile 2026, pagamento unica soluzione 31 luglio 2026 o 54 ratePrima rata perfeziona la definizione; decadenza con 2 rate non pagate.
Rottamazione‑quaterDomanda chiusa (2023); pagamento in 18 rateProcesso estinto con prima rata; ripresa della riscossione se rate non pagate.
Prescrizione tributi erariali10 anni dalla notifica dell’ultimo atto interruttivoL’intimazione interrompe la prescrizione .
Prescrizione sanzioni amministrative5 anniTermini diversi per contributi INPS e altre entrate.
Sovraindebitamento (presentazione istanza)Nessun termine fisso; consigliata prima dell’esecuzioneComporta sospensione delle azioni esecutive.
Composizione negoziataRichiesta su piattaforma; durata 180–240 giorniPrevede misure protettive e dialogo con creditori.

6.3 Vizi e difese principali

Tipo di vizioDescrizione sinteticaPossibile difesa
Notifica nulla o inesistenteBusta consegnata a persona sbagliata; indirizzo errato; mancata relataEccezione di inesistenza/nullità; ricorso tardivo ammesso in caso di inesistenza.
Mancanza di motivazioneAssenza di calcolo interessi o riferimenti normativiRicorso per violazione art. 7 L. 212/2000.
Interessi indeterminati o usurariClausola non indica tasso o richiede formule nascosteInvocare art. 117 TUB; richiedere applicazione tasso BOT .
Spese eccessiveSpese notifica superiori a 7,83 € (AR) o 2 € (PEC)Chiedere riduzione ai sensi del DM 14/04/2023 .
Prescrizione maturataTermini decorsi e nessun atto interruttivo validoEccepire prescrizione; richiedere annullamento.
DecadenzaCartella notificata oltre il termine di leggeEccepire decadenza e quindi inesigibilità del credito.
Errore nel titolo esecutivoCartella mai notificata, titolo civile inesistente, duplicazione del creditoChiedere annullamento e sospensione.
Azioni esecutive sproporzionatePignoramento totale di conto corrente o stipendio superiore al dovutoIstanza di sospensione; eccezione di impignorabilità.

6.4 Riepilogo delle opzioni alternative

StrumentoDestinatariCarichi ammessiBeneficiCriticità
Rottamazione‑quinquiesPersone fisiche e impreseRuoli 2000–2023 (imposte, INPS, multe prefettizie)Stralcio sanzioni e interessi di mora; rate fino a 9 anniScadenza 30 aprile 2026; decadenza con 2 rate non pagate
Rottamazione‑quaterPersone fisiche e impreseRuoli fino a 30 giugno 2022Stralcio sanzioni; estinzione giudizi con prima rataScadenze già chiuse; ripresa riscossione se non si pagano rate successive
Rateizzazione ordinaria/straordinariaDebitori con temporanea difficoltàTutti i ruoliPagamento dilazionato 6–10 anniInteressi pieni; decadenza con rate non pagate; azioni esecutive non sempre sospese
Piano del consumatore/Accordo di ristrutturazioneConsumatori, professionisti, piccole impreseDebiti complessivi (tutti i creditori)Sospensione esecuzioni; riduzione debito; esdebitazioneProcedura complessa; occorre giudizio di omologa; tutti i creditori partecipano
Composizione negoziataImprese in crisiDebiti verso vari creditori (erario, banche, fornitori)Piano di risanamento; misure protettive; negoziazione assistitaNecessità di collaborazione dei creditori; durata 180–240 giorni
Transazione fiscaleImprese in procedura concorsualeTributi e contributi nel pianoRiduzione sanzioni e interessi; omologa del tribunaleOccorre piano concorsuale; non sempre accettata dall’Erario

Le tabelle aiutano a orientarsi velocemente tra normative, termini e difese possibili. Nel capitolo successivo risponderemo a una serie di domande frequenti che sintetizzano i dubbi più comuni dei debitori.

7. Domande frequenti (FAQ)

In questa sezione rispondiamo alle domande che più spesso ci vengono poste da contribuenti e imprenditori. Le risposte sono di carattere generale: per una consulenza personalizzata è opportuno rivolgersi a un professionista.

1. Cos’è un’intimazione di pagamento?
È l’atto con cui l’Agente della riscossione invita il debitore a pagare entro cinque giorni le somme dovute, avvertendo che in caso di mancato pagamento avvierà l’espropriazione forzata. È previsto dall’art. 50 DPR 602/73 .

2. Come si differenzia dall’avviso di mora?
L’avviso di mora (o avviso di intimazione) è simile all’intimazione ma viene utilizzato quando l’agente deve riscuotere importi in assenza di una cartella, ad esempio per tributi liquidati in autoliquidazione. L’intimazione ex art. 50 riguarda cartelle già notificate.

3. Posso contestare un’intimazione se non ho mai ricevuto la cartella?
Sì. Se la cartella non è mai stata notificata o la notifica è nulla, l’intimazione è inesistente. Potete chiedere l’annullamento producendo la prova dell’omessa notifica. Se invece la cartella vi era stata notificata e non l’avete impugnata, non potete più contestarne il contenuto .

4. Cosa succede se non impugno l’intimazione entro 60 giorni?
Il debito si cristallizza e non sarà più possibile eccepire vizi della cartella o la prescrizione . L’agente potrà procedere con pignoramenti e ipoteche. È quindi fondamentale agire tempestivamente.

5. Posso impugnare solo le spese senza contestare il debito principale?
Sì. Potete contestare esclusivamente le spese di notifica o gli interessi se ritenete che siano superiori alle tariffe previste dal DM 14/04/2023 o applicate in modo illegittimo. In tal caso il giudice può ridurre l’importo mantenendo però fermo il debito principale.

6. Cosa devo controllare in un’intimazione?
Data di notifica, riferimento alla cartella o all’avviso, importo richiesto, distinzione tra capitale, interessi, sanzioni e spese, indicazione del tasso applicato, modalità di notifica (raccomandata, PEC). Confrontate le spese con i valori di legge .

7. L’intimazione interrompe la prescrizione?
Sì. Secondo la Cassazione n. 4627/2025 l’avviso di intimazione riattiva la procedura e interrompe la prescrizione . Tuttavia, se il credito era già prescritto prima della notifica, potete eccepire la prescrizione.

8. Posso sospendere l’esecuzione senza fare ricorso?
È possibile presentare un’istanza di sospensione amministrativa all’Agente della riscossione o un’istanza di autotutela. Tuttavia, solo il giudice può concedere una sospensione efficace e far decadere l’atto. Per sicurezza conviene proporre ricorso con istanza cautelare.

9. Se aderisco alla rottamazione posso continuare il ricorso?
No. Per la rottamazione‑quinquies è necessario rinunciare ai giudizi pendenti; la presentazione della domanda sospende le esecuzioni ma il ricorso deve essere abbandonato una volta perfezionata la definizione .

10. Quali sono i costi per la procedura di sovraindebitamento?
È prevista una tassa iniziale di circa 244 € per il deposito dell’istanza presso l’OCC e ulteriori compensi per il gestore della crisi, che vengono calcolati in percentuale sui debiti o sull’attivo. Il vantaggio è che, una volta approvato il piano, i debiti vengono ridotti e alla fine si ottiene l’esdebitazione .

11. Cosa significa tasso leasing “indeterminato”?
Il tasso leasing indica il costo effettivo di un leasing. Se il contratto non riporta il tasso o non lo rende determinabile con criteri chiari, la clausola è nulla e il tasso si sostituisce con i BOT . La Cassazione ha precisato che non basta indicare il TAN: è necessario fornire gli elementi per ricavare il TAEG .

12. È vero che posso non pagare se il tasso è indeterminato?
No. La nullità riguarda la clausola degli interessi, che viene sostituita dal tasso legale. Ciò comporta una riduzione del debito, ma il capitale e le rate restano dovuti. È necessario proporre una azione giudiziale per ottenere il ricalcolo.

13. Che differenza c’è tra prescrizione e decadenza?
La prescrizione estingue il diritto del creditore per inattività prolungata (5, 10 anni a seconda del tributo). La decadenza è la perdita del potere dell’ente di esercitare l’azione di riscossione perché non ha rispettato i termini per notificare l’atto (ad esempio due anni dall’accertamento). La prescrizione può essere interrotta da atti come l’intimazione ; la decadenza no.

14. Posso compensare debiti con crediti fiscali?
Sì, in alcuni casi. Il legislatore consente la compensazione tra crediti certificati verso la PA e debiti iscritti a ruolo. Occorre tuttavia seguire la procedura di certificazione e comunicare la compensazione all’Agente della riscossione. È consigliabile farsi assistere da un professionista per evitare errori formali.

15. Cosa succede se salto due rate della rottamazione?
Per la rottamazione‑quinquies la decadenza scatta con il mancato pagamento di due rate anche non consecutive . In tal caso le somme versate restano acquisite a titolo di acconto e l’agente riprende la riscossione per l’intero importo residuo, comprensivo di sanzioni e interessi.

16. Esiste un “condono” totale dei debiti?
Non nel senso comune. Il legislatore ha introdotto solo stralci parziali (rottamazioni, saldo e stralcio di debiti inferiori a 1.000 €, definizioni liti pendenti). La cancellazione totale dei debiti si può ottenere solo con la procedura di sovraindebitamento o, per le imprese, con gli strumenti concorsuali come il concordato preventivo.

17. Devo pagare l’avvocato anche se perdo la causa?
Ogni professionista applica il proprio tariffario. In genere, il compenso è parametrato al valore della controversia e può comprendere una quota per la consulenza e una quota per l’eventuale contenzioso. Alcuni studi prevedono formule “success fee”. È importante concordare in anticipo le condizioni e valutare i vantaggi di una difesa professionale rispetto ai costi.

18. Cosa succede se l’Agente della riscossione commette un errore?
Se l’errore riguarda l’esistenza del credito o l’importo, potete chiederne l’annullamento in autotutela o proporre ricorso. Se l’errore ha comportato un danno (ad esempio un pignoramento illegittimo), potete anche chiedere il risarcimento davanti al giudice ordinario. Documentate tutto e agite tempestivamente.

19. Posso recuperare le somme già pagate?
Se pagate un’intimazione che poi viene annullata, avete diritto alla ripetizione dell’indebito. Occorre presentare domanda di rimborso e, in caso di diniego, ricorso. Se avete pagato interessi o spese non dovute in un contratto bancario, potete agire per l’indebito oggettivo e ottenere la restituzione con gli interessi.

20. Quanto tempo ci vuole per ottenere un provvedimento di sospensione?
Nel processo tributario, la Corte di giustizia può decidere sull’istanza cautelare in tempi brevi, anche entro 30 giorni, specie se il contribuente dimostra un danno grave e irreparabile. Nei giudizi civili, il giudice può sospendere il pignoramento già all’udienza preliminare. È quindi cruciale depositare la richiesta di sospensione insieme al ricorso.

Queste risposte forniscono una panoramica generale; ogni caso presenta peculiarità che vanno esaminate con attenzione. Nel prossimo capitolo presenteremo simulazioni pratiche e numeriche per illustrare come individuare errori nei costi e calcolare i risparmi possibili.

8. Simulazioni pratiche e numeriche

Nelle controversie contro l’Agente della riscossione o gli istituti di credito è utile tradurre le norme in numeri per comprendere l’entità dei risparmi. Di seguito presentiamo due esempi ipotetici (i valori sono indicativi) che mostrano come l’individuazione di errori possa ridurre sensibilmente l’esborso.

8.1 Simulazione n. 1: Intimazione con spese e interessi errati

Scenario: un contribuente riceve un’intimazione di pagamento per 5.000 € relativi a tributi del 2017. L’intimazione indica:

  • Capitale: 3.500 €
  • Interessi di mora: 1.200 € (calcolati al 15% annuo su 3 anni)
  • Sanzioni: 500 €
  • Spese di notifica: 50 €
  • Spese esecutive: 30 €

Il contribuente ritiene che gli importi siano eccessivi. Affida il caso allo studio Monardo che procede alla verifica.

Verifica delle spese:

  • L’atto è stato notificato tramite PEC. Il DM 14/04/2023 fissa la tariffa in 2 € . L’intimazione richiede 50 €: l’eccedenza (48 €) deve essere stralciata.
  • Le spese esecutive (30 €) sono state richieste prima ancora di avviare l’esecuzione; devono essere annullate.

Verifica degli interessi:

  • Il tasso di mora annuale fissato dal MEF per il 2017–2020 era in media del 4% annuo; applicare il 15% è illegittimo. Calcolando il 4% su 3.500 € per 3 anni (capitale costante) otteniamo: 3.500 € × 4% = 140 € l’anno; per 3 anni → 420 €. L’intimazione ne richiede 1.200 €: la differenza (780 €) è non dovuta.

Verifica delle sanzioni:

  • Se il contribuente intende aderire alla rottamazione‑quinquies, le sanzioni (500 €) verrebbero azzerate . Anche senza rottamazione, è possibile contestare l’importo se già pagate in precedenza.

Importo corretto:

  • Capitale: 3.500 € (invariato)
  • Interessi corretti: 420 €
  • Spese notifica: 2 €
  • Spese esecutive: 0 €
  • Sanzioni: 500 € (azzerate in caso di rottamazione)

Totale senza rottamazione: 3.500 € + 420 € + 2 € + 500 € = 4.422 € (risparmio 578 € rispetto all’intimazione).

Totale con rottamazione‑quinquies: 3.500 € + 420 € + 2 € = 3.922 € (risparmio 1.078 €). Il pagamento potrebbe essere rateizzato in 54 rate bimestrali: circa 72 € a rata (oltre al 3% di interessi dal secondo anno). Il cliente decide di aderire alla rottamazione e ottiene la sospensione dell’esecuzione mentre definisce il contenzioso.

8.2 Simulazione n. 2: Leasing con tasso indeterminato e ricalcolo del canone

Scenario: un artigiano nel 2021 sottoscrive un contratto di leasing per un macchinario del valore di 50.000 € con durata 60 mesi (5 anni). Il contratto indica un TAN del 5%, ma non specifica il tasso leasing né la formula di ammortamento. Alla scadenza del terzo anno la banca richiede il pagamento di rate arretrate maggiorate di interessi di mora. L’artigiano si rivolge all’avv. Monardo, il quale verifica che:

  • Il contratto non indica il tasso leasing (o TAEG) e non riporta la formula per calcolarlo. Secondo la Cassazione, la clausola è indeterminata e quindi nulla .
  • In mancanza di tasso determinabile, si applica il tasso legale sostitutivo (BOT), che per il 2021 era circa 0,1% annuo .

Calcolo del canone:

  • Con TAN 5%: Il canone mensile di un leasing da 50.000 € a 5 anni con TAN 5% (ammortamento francese) è circa 943 € al mese. L’importo totale pagato in 60 mesi è 943 € × 60 = 56.580 €, di cui interessi 6.580 €.
  • Con tasso BOT 0,1%: Il canone mensile scende a circa 838 € al mese (dato che il tasso è quasi nullo). L’importo totale pagato in 60 mesi è 838 € × 60 = 50.280 €, di cui interessi 280 €.

Risparmio: La differenza tra i due importi è 6.300 €. L’artigiano può proporre un’azione in tribunale per la declaratoria di nullità della clausola degli interessi e il conseguente ricalcolo delle rate. La banca potrebbe proporre una transazione, riducendo il debito residuo e restituendo parte delle somme già versate.

Considerazioni pratiche: Affermare la nullità di una clausola di interessi non comporta la cancellazione dell’obbligo di pagamento del capitale; tuttavia, la riduzione delle rate può essere determinante per la sostenibilità dell’operazione. In più, una volta accertata la nullità, l’artigiano può rinegoziare il contratto o aderire a un piano di rientro facilitato.

8.3 Simulazione n. 3: Sovraindebitamento e piano del consumatore

Scenario: una famiglia ha accumulato debiti per 80.000 € tra carte di credito, prestiti personali e tributi arretrati. I redditi complessivi sono 1.800 € mensili. Dopo aver ricevuto un’intimazione per 10.000 € in tributi e sanzioni, decidono di consultare lo studio Monardo. L’avvocato analizza la situazione e propone la procedura di sovraindebitamento.

  • Presentazione dell’istanza: la famiglia si rivolge all’OCC, versa la tassa di 244 € e presenta la lista dei debiti . Il gestore elabora un piano del consumatore che prevede il pagamento del 50% dei debiti in 10 anni (rate di circa 333 € al mese) e l’esdebitazione del restante 50%.
  • Sospensione delle esecuzioni: dal deposito della domanda il giudice dispone la sospensione dei pignoramenti e delle intimazioni in corso fino alla decisione .
  • Omologazione: il piano viene approvato dal giudice e i creditori sono tenuti ad accettare la riduzione del debito. La famiglia paga regolarmente per 10 anni; al termine ottiene l’esdebitazione completa.

Risultato: la procedura permette di ridurre l’esborso totale a 40.000 € e di evitare pignoramenti aggressivi. L’intimazione iniziale viene assorbita nel piano, che prevede il pagamento di capitale e interessi ridotti. La consulenza specializzata ha consentito di trasformare una situazione insostenibile in un progetto di rientro gestibile.

Queste simulazioni dimostrano come l’analisi tecnica e l’applicazione delle norme possano generare risparmi significativi. Nel capitolo finale tireremo le somme e ricorderemo l’importanza di agire con tempestività e consapevolezza.

9. Conclusioni

L’intimazione di pagamento è un atto che non va mai sottovalutato, soprattutto quando contiene costi errati. Attraverso questo articolo abbiamo visto come la legge e la giurisprudenza offrano numerosi strumenti per difendersi: dalla contestazione dei vizi formali alla rideterminazione degli interessi, dalla sospensione dell’esecuzione alla rottamazione dei carichi, fino ai piani di sovraindebitamento. Alcuni principi emergono con forza:

  • Agire rapidamente: la mancata impugnazione dell’intimazione entro i termini comporta la cristallizzazione del credito . Consultare un professionista nei primi giorni è decisivo.
  • Analizzare nel dettaglio l’atto e i contratti sottostanti: errori di notifica, assenza di motivazione, tassi indeterminati o spese eccedenti possono portare all’annullamento o alla riduzione dell’importo.
  • Valutare tutte le opzioni: ricorso, sospensione, rottamazione, rateizzazione, sovraindebitamento, composizione negoziata. Ogni strumento ha requisiti e scadenze specifiche; un’analisi professionale consente di scegliere la via più vantaggiosa.

L’avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo team multidisciplinare offrono un supporto completo per tutte queste esigenze. Grazie all’esperienza come cassazionista, gestore della crisi da sovraindebitamento e esperto negoziatore, l’avv. Monardo è in grado di:

  • Analizzare immediatamente l’atto ricevuto, individuare i vizi e definire la strategia migliore.
  • Predisporre ricorsi e istanze cautelari per sospendere pignoramenti, ipoteche e fermi amministrativi.
  • Curare trattative e procedure di definizione agevolata, come la rottamazione‑quinquies, ottenendo il massimo risparmio possibile.
  • Assistere nei piani del consumatore e nella composizione negoziata, presentando istanze presso gli OCC e le Camere di commercio.
  • Rappresentare il cliente fino alla Suprema Corte, grazie alla qualifica di avvocato cassazionista.

Ogni situazione è unica: un debito che appare insormontabile può essere ridotto con la corretta applicazione delle norme. L’importante è non rimanere immobili.

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La consulenza fisica, a differenza da quella esclusivamente digitale, avviene sempre a partire da due settimane dal primo contatto.

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