Cartella Esattoriale Per Emissione Fatture False: Come Difendersi – Tutte Le Strategie Legali

Introduzione

Una cartella esattoriale che contesta l’emissione o l’utilizzo di fatture false non è soltanto un atto amministrativo: per il contribuente può significare l’avvio di un procedimento penale, il rischio di pesanti sanzioni fiscali e la possibilità di subire nel giro di poche settimane un pignoramento o un fermo amministrativo. La normativa italiana sul contrasto alle frodi fiscali è estremamente severa: la dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e l’emissione di fatture false sono reati puniti con la reclusione da quattro a otto anni ; la giurisprudenza della Corte di Cassazione non fa sconti e considera «offensiva» ogni condotta che consenta l’evasione d’imposta. Al tempo stesso, il procedimento di riscossione attraverso cartella esattoriale è soggetto a regole procedurali rigide: termini di notifica, obbligo di motivazione, prescrizione, possibilità di sospensione e definizione agevolata.

Capire come difendersi richiede una conoscenza approfondita delle fonti normative (decreti legislativi, leggi statali, circolari dell’Agenzia delle Entrate, statuto del contribuente) e delle più recenti sentenze della Corte di Cassazione e delle Corti di giustizia tributaria. Questo articolo, aggiornato al 4 maggio 2026, offre un quadro completo e operativo su come contrastare una cartella per fatture false, con un taglio giuridico-divulgativo rivolto a imprenditori, professionisti e privati. Le informazioni sono basate esclusivamente su fonti ufficiali: norme vigenti, pronunce della Cassazione, circolari e provvedimenti ministeriali, linee guida dell’Agenzia delle Entrate e novità introdotte dalla riforma della giustizia tributaria e dalla legge di bilancio 2026.

L’assistenza dell’Avv. Giuseppe Angelo Monardo

Per affrontare efficacemente una cartella esattoriale servono competenze interdisciplinari.

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo, cassazionista, coordina un team di avvocati e commercialisti esperti in diritto bancario e tributario. È Gestore della crisi da sovraindebitamento ai sensi della L. 3/2012 iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia; è professionista fiduciario di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) e Esperto negoziatore della crisi d’impresa (D.L. 118/2021).

Lo staff multidisciplinare da lui coordinato opera in tutta Italia e offre servizi che vanno dall’analisi tecnica della cartella all’impugnazione dinanzi alle Corti di giustizia tributaria, dalla richiesta di sospensioni e dilazioni alla negoziazione di piani di rientro e accordi di ristrutturazione. Grazie alla competenza penale e tributaria integrata, il team può occuparsi della difesa anche sul fronte del processo penale connesso all’emissione o utilizzo di fatture false.

Come possiamo aiutarti concretamente?

  • Analisi dell’atto e verifica della regolarità della notifica e della motivazione;
  • Valutazione della prescrizione e dello stato degli atti presupposti (avvisi di accertamento o di liquidazione);
  • Ricorsi immediati e richieste di sospensione alla Corte di Giustizia Tributaria;
  • Trattative con l’agente della riscossione e con l’Agenzia delle Entrate per definizioni agevolate (rottamazione, rateizzazione, saldo e stralcio);
  • Elaborazione di piani del consumatore, accordi di ristrutturazione e procedure familiari, con intervento come gestori della crisi da sovraindebitamento;
  • Difesa penale per i reati di emissione e utilizzo di fatture false, con eventuale definizione tramite oblazione o patteggiamento.

📩 Contatta subito qui di seguito, in fondo all’articolo, l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo per una valutazione legale personalizzata e immediata. Ogni ora che passa può peggiorare la tua posizione e ridurre le chance di bloccare pignoramenti, fermi o ipoteche.

Contesto normativo e giurisprudenziale

1. Reati di false fatturazioni e dichiarazione fraudolenta

Il Decreto Legislativo 74/2000 disciplina i reati tributari, tra cui la dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 2), la dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3) e l’emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti (art. 8). Per comprendere l’impatto di una cartella esattoriale originata da fatture false, bisogna partire da queste norme:

Articolo e normaContenuto essenzialePena prevista
Art. 2, D.Lgs. 74/2000 – Dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistentiPunisce chi, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, indica nelle dichiarazioni annuali fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. È un reato di pericolo che si realizza con la presentazione della dichiarazione fraudolenta .Reclusione da quattro a otto anni.
Art. 3, D.Lgs. 74/2000 – Dichiarazione fraudolenta mediante altri artificiPunisce chi, sempre con l’intento di evadere le imposte, indica elementi attivi inferiori o passivi fittizi tramite altri artifici idonei a ingannare il fisco (false rappresentazioni, conti fittizi, manipolazione contabile). La norma è residuale rispetto alle fatture false .Reclusione da tre a otto anni; soglia di punibilità se l’imposta evasa supera 30.000 € e i componenti falsi superano il 5% dei ricavi o 30.000 €.
Art. 8, D.Lgs. 74/2000 – Emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistentiSanziona chi rilascia o emette fatture false che permettono a terzi di evadere. È un reato “di pericolo” che si consuma con l’emissione del documento. La pena base è da 4 a 8 anni di reclusione, ma se l’importo indicato nelle fatture false è inferiore a 100.000 € la pena scende a 1 anno e 6 mesi – 6 anni . La giurisprudenza ha sottolineato che la condotta è unica anche se le fatture sono molteplici, purché emesse nello stesso periodo d’imposta .
Art. 9, D.Lgs. 74/2000 – Concorso di persone nei reatiPrevede che l’emittente delle fatture false non risponde del reato di cui all’art. 2 (utilizzo) e viceversa: in deroga all’art. 110 c.p. non si applica il concorso se i soggetti partecipano a reati diversi . Secondo la Cassazione, la deroga evita il doppio punirsi del fatto e disciplina separatamente il ruolo di chi emette e di chi utilizza .Evita la duplice incriminazione: l’emittente non risponde come concorrente del contribuente che utilizza le fatture e viceversa.

Le pene previste per l’emissione e l’utilizzo di fatture false sono particolarmente elevate anche dopo le modifiche introdotte dal DL n. 124/2019 convertito dalla L. 157/2019, che ha aumentato le fasce minime e massime e introdotto un’attenuante speciale per chi attivamente collabora (contribuendo alla ricostruzione dei fatti e consentendo il recupero dell’imposta evasa). A livello procedurale, la contestazione di una violazione tributaria tramite cartella può essere affiancata da un procedimento penale. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha precisato che la definizione del processo penale attraverso patteggiamento o oblazione non estingue automaticamente il debito fiscale, né blocca la notifica delle cartelle esattoriali. È quindi fondamentale agire su entrambi i fronti: penale e tributario.

2. Cartella esattoriale: disciplina generale

La cartella esattoriale è l’atto con cui l’agente della riscossione (oggi denominato Agenzia delle Entrate – Riscossione) richiede il pagamento di somme iscritte a ruolo a seguito di controllo automatizzato, liquidazione, accertamento o altra procedura. Le norme cardine sono il D.P.R. 602/1973, in particolare gli articoli 25 e 26, e la Legge 212/2000 (Statuto del contribuente).

2.1 Termini di notifica (art. 25 DPR 602/1973)

Secondo l’art. 25, la cartella deve essere notificata entro:

  • Terzo anno successivo alla presentazione della dichiarazione per le somme dovute in base al controllo automatizzato dell’imposta sui redditi (art. 36-bis DPR 600/1973);
  • Quarto anno successivo per le somme dovute a seguito di controllo formale (art. 36-ter DPR 600/1973);
  • Secondo anno successivo al passaggio in giudicato dell’avviso di accertamento o alla definitività dell’atto ;
  • Terzo anno successivo alla scadenza dell’ultima rata di un piano di rateazione .

La cartella deve contenere l’intimazione a pagare entro sessanta giorni dalla notifica, con l’avvertimento che, in mancanza di pagamento, si procederà a esecuzione forzata . La Corte di Cassazione ha più volte chiarito che la violazione dei termini di notifica rende inesistente o nulla la cartella. La conoscenza del termine è quindi essenziale per valutare eventuali eccezioni di prescrizione o decadenza.

2.2 Modalità di notifica (art. 26 DPR 602/1973)

L’art. 26 stabilisce che la cartella può essere notificata:

  • da messi notificatori o ufficiali della riscossione;
  • a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, considerata perfezionata alla data risultante dalla ricevuta ;
  • mediante PEC all’indirizzo di posta elettronica certificata del contribuente quando previsto .

Se la consegna avviene a persona diversa dal destinatario, non è necessario che quest’ultimo firmi l’originale ; l’Agente della riscossione deve comunque conservare la prova della notifica per cinque anni . La Corte di Cassazione ha affermato che la notifica effettuata presso un indirizzo PEC non valido o in un momento diverso da quello indicato è inesistente, con la conseguente nullità della cartella.

2.3 Obbligo di motivazione (art. 7 Statuto del Contribuente)

L’art. 7 della Legge 212/2000 prevede che gli atti dell’amministrazione finanziaria devono essere motivati, con indicazione delle ragioni giuridiche e dei presupposti di fatto, nonché dei criteri di calcolo e delle norme applicate. Se l’atto richiama altri documenti non notificati, questi devono essere allegati o riprodotti . Inoltre la cartella – quando costituisce il primo atto con cui si manifesta la pretesa tributaria – deve indicare la specie di interessi applicati, la norma che li giustifica, il periodo e le aliquote . L’assenza di motivazione può comportare la nullità della cartella.

Giurisprudenza recente sulla motivazione

La giurisprudenza ha rafforzato l’obbligo di motivazione. La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado del Lazio nel 2026 (sentenza diffusa il 10 aprile 2026) ha annullato una cartella perché non indicava le ragioni del debito e non allegava l’atto presupposto. La Corte ha richiamato l’art. 7 dello Statuto del contribuente e l’art. 3 della Legge 241/1990 sottolineando che la cartella deve spiegare come è stato calcolato l’importo e quale norma è stata applicata . Anche la Cassazione, con le sentenze n. 8934/2014 e n. 28785/2025, ha ribadito l’obbligo di motivare la cartella quando è il primo e unico atto recettizio. L’omessa motivazione viola il diritto di difesa e determina la nullità.

3. Prescrizione e decadenza del credito erariale

Conoscere i termini di prescrizione (estinzione del diritto per effetto del tempo) e di decadenza (perdita della potestà impositiva per inattività dell’amministrazione) è fondamentale per eccepire la non debenza delle somme. In materia di imposte dirette e IVA la prescrizione ordinaria è di dieci anni, ma, dopo la notifica della cartella, l’azione di riscossione può essere esercitata entro cinque anni dalla data di notifica. Diversi eventi possono interrompere la prescrizione; tuttavia l’amministrazione deve provare l’esistenza e il contenuto dell’atto interruttivo.

3.1 Prescrizione dei contributi sanitari – Cass. 398/2026

Una recente ordinanza della Cassazione (ordinanza n. 398 dell’8 gennaio 2026) ha chiarito che per i contributi al Servizio Sanitario Nazionale connessi a redditi professionali la prescrizione è quinquennale. La Suprema Corte ha precisato che l’ente impositore deve fornire copia dell’atto notificato per dimostrare l’interruzione del termine: non basta esibire un semplice avviso di spedizione . In mancanza di un atto riconoscibile, il debito è prescritto. Questa pronuncia assume rilievo anche nel contesto delle cartelle per fatture false: se l’amministrazione non prova l’atto interruttivo, l’eccezione di prescrizione è fondata.

3.2 Effetti della rateizzazione sulla prescrizione – Cass. 27504/2024

Un’altra pronuncia significativa (ordinanza n. 27504/2024) ha stabilito che la presentazione di una richiesta di rateizzazione costituisce riconoscimento del debito e interrompe il termine di prescrizione: da quel momento decorre un nuovo termine quinquennale per le imposte e decennale per i contributi . Il contribuente che accetta la rateizzazione non può poi eccepire la prescrizione relativamente agli atti notificati prima della richiesta. È quindi importante valutare attentamente se aderire ad un piano di pagamento rateale.

4. Strumenti di riscossione e difesa

4.1 Rateizzazione del debito (art. 19 DPR 602/1973)

L’art. 19 del DPR 602/1973 prevede la possibilità di pagare il debito mediante rate mensili fino a un massimo di 72 rate (6 anni) quando il contribuente si trova in temporanea difficoltà economica. Il decreto legislativo 110/2024, in attuazione della riforma fiscale, ha introdotto importanti novità valide dal 1° gennaio 2025:

  • Per i debiti fino a 120.000 € la rateizzazione ordinaria sale a 84 rate per le richieste presentate nel biennio 2025-2026 e a 96 o 108 rate per le richieste del biennio 2027-2028. Dal 2029 si potrà arrivare a 120 rate ;
  • Per importi superiori a 120.000 € resta possibile la concessione fino a 120 rate (10 anni) previa dimostrazione della situazione di difficoltà economica;
  • Decadenza dal piano: per i piani concessi dal 16 luglio 2022, la decadenza scatta al mancato pagamento di 8 rate, anche non consecutive. Se a scadere è l’ultima rata, bastano meno di otto rate per perdere il beneficio;
  • La richiesta di rateizzazione determina la sospensione di qualsiasi procedura esecutiva in corso; tuttavia, in caso di decadenza, l’agente della riscossione potrà riprendere immediatamente azioni come pignoramenti e fermi amministrativi.

Va evidenziato che la richiesta di rateizzazione, oltre a interrompere la prescrizione, comporta la rinuncia implicita a contestare il merito dell’atto: firmando il piano si riconosce il debito. Per questo è opportuno fare prima un’analisi legale approfondita e valutare alternative (ricorso o definizione agevolata).

4.2 Rottamazione-quinquies (Legge di bilancio 2026)

La Legge di bilancio 2026 ha introdotto la rottamazione-quinquies, ovvero la quinta edizione della definizione agevolata dei carichi affidati alla riscossione. Le principali caratteristiche, secondo la circolare dell’Agenzia delle Entrate e le anticipazioni della stampa specializzata, sono:

  • Ambito temporale: possono essere inclusi i carichi affidati all’agente della riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023 ;
  • Benefici: stralcio di sanzioni, interessi di mora e aggio, con pagamento del solo capitale e degli interessi legali. È escluso lo sconto sulle somme dovute a titolo di recupero aiuti di Stato o condanne per reati;
  • Scadenze: la domanda va presentata entro il 30 aprile 2026; il pagamento può avvenire in un massimo di 54 rate bimestrali (9 anni), di cui le prime due con scadenza il 31 luglio 2026 e il 30 novembre 2026 ;
  • Decadenza: la mancata corresponsione di due rate, anche non consecutive, comporta la decadenza con perdita dei benefici; il debito residuo torna integralmente dovuto ;
  • Compatibilità: chi ha aderito alla rottamazione-quater (Legge 197/2022) e al 30 settembre 2025 è in regola con i pagamenti non può includere gli stessi carichi nella quinquies .

Questa definizione agevolata rappresenta una possibilità concreta di ridurre il debito, ma comporta l’estinzione definitiva del giudizio pendente: dopo il pagamento della prima rata non si può più impugnare la cartella. Il contribuente deve quindi valutare con attenzione se accettare la rottamazione o proseguire con il ricorso.

4.3 Saldo e stralcio e definizioni agevolate per contribuenti in difficoltà

La riforma della riscossione prevede anche strumenti di saldo e stralcio per contribuenti con ISEE basso (inferiore a 20.000 €) e debiti fino a 30.000 €, che consentono di pagare solo una parte del capitale. Il decreto attuativo del MEF, previsto per il 2026, dovrebbe modulare le aliquote in base all’ISEE e disciplinare le modalità di domanda. Tali strumenti si applicano solo ai debiti fiscali e contributivi e restano esclusi i carichi derivanti da sanzioni penali o aiuti di Stato.

4.4 Piani del consumatore e accordi di ristrutturazione (L. 3/2012 e Codice della Crisi)

Per chi non riesce a pagare le cartelle perché gravato da più debiti, la Legge 3/2012 (modificata dal D.Lgs. 14/2019 – Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza e dal D.Lgs. 136/2024) prevede procedure di gestione del sovraindebitamento. Sono strumenti rivolti a consumatori, professionisti e piccoli imprenditori non assoggettabili a fallimento. Le principali procedure sono:

  • Piano del consumatore: riservato alle persone fisiche che hanno debiti prevalentemente privati. È proposto al giudice tramite un Organismo di Composizione della Crisi (OCC). Il piano prevede la ristrutturazione del debito in base alle capacità reddituali e patrimoniali del debitore. Il pagamento integrale dei crediti tributari privilegiati è d’obbligo, ma la riforma del 2024 ha consentito la moratoria fino a due anni anche su tali crediti ;
  • Accordo di ristrutturazione dei debiti: può essere proposto da imprenditori non fallibili e professionisti. Richiede l’approvazione di almeno il 60 % dei creditori. L’introduzione del Codice della crisi ha migliorato l’accesso alle banche dati fiscali e creditizie da parte dell’OCC, facilitando la ricostruzione del passivo ;
  • Liquidazione controllata del sovraindebitato: se non è possibile approvare un piano o un accordo, il giudice dispone la liquidazione. Il debitore può accedere alla esdebitazione dopo tre anni, liberandosi dai debiti residui;
  • Procedura familiare: introdotta nel 2022, consente a più componenti della stessa famiglia di presentare un’unica proposta di pagamento.

Le riforme del 2024-2025 hanno reso queste procedure più flessibili: l’OCC può accedere alle banche dati per certificare la posizione debitoria; è ammessa la continuazione del mutuo sulla prima casa e la rateizzazione dei debiti fiscali privilegiati fino a due anni . L’Avv. Monardo, in qualità di Gestore della crisi da sovraindebitamento, può accompagnarti in queste procedure predisponendo la proposta e negoziando con l’Agenzia delle Entrate.

4.5 Composizione negoziata della crisi d’impresa (D.L. 118/2021 e D.Lgs. 136/2024)

Per le imprese in crisi ma ancora operative, il D.L. 118/2021, convertito con modifiche dalla L. 147/2021, ha introdotto la composizione negoziata: un percorso volontario in cui l’imprenditore chiede alla Camera di commercio la nomina di un esperto che lo assiste nelle trattative con i creditori. È una procedura extragiudiziale, il titolare mantiene la gestione dell’impresa e può beneficiare di misure protettive (sospensione delle azioni esecutive). Le modifiche del D.Lgs. 136/2024 hanno reso l’istituto più snello e coordinato con il Codice della crisi . Se l’accordo non viene raggiunto, l’imprenditore può accedere al concordato semplificato o alla liquidazione giudiziale. L’Avv. Monardo, esperto negoziatore della crisi d’impresa, può assistere l’imprenditore nell’avvio di questa procedura.

5. Notifica e intimazioni di pagamento: evoluzioni giurisprudenziali

5.1 Intimazione di pagamento e ricorso

La intimazione di pagamento ex art. 50 DPR 602/1973 è un atto con cui l’agente della riscossione sollecita il pagamento entro cinque giorni prima di procedere a esecuzione forzata. Vi è dibattito sulla sua impugnabilità: la Cassazione (sentenza n. 16743/2024) ha affermato che la mancata impugnazione dell’intimazione non preclude al contribuente di far valere la prescrizione in un ricorso successivo. Tuttavia una decisione del 2025 (Cass. n. 6436/2025) ha sostenuto che l’intimazione è equiparabile al vecchio avviso di mora e deve essere impugnata immediatamente, pena la preclusione. La linea difensiva deve quindi essere calibrata sul caso concreto: se si riceve una intimazione, conviene impugnarla entro 60 giorni per non incorrere in interpretazioni restrittive.

6. Autotutela e revoca degli atti illegittimi

L’autotutela è lo strumento con cui l’amministrazione finanziaria può annullare o revocare un atto illegittimo o infondato. L’art. 21-nonies della Legge 241/1990 stabilisce che un provvedimento amministrativo illegittimo può essere annullato d’ufficio entro un “termine ragionevole” non superiore a sei mesi, salvo che l’atto sia stato ottenuto mediante false dichiarazioni costituenti reato, nel qual caso può essere annullato anche oltre questo termine. L’annullamento d’ufficio richiede il bilanciamento tra interesse pubblico e affidamento dei destinatari. Nel settore tributario, l’Agenzia delle Entrate può esercitare l’autotutela sia in via di autoannullamento sia su istanza del contribuente. In assenza di termini specifici, si applica il termine triennale previsto dalla legge 212/2000 per la riscossione dei tributi.

Presentare un’istanza in autotutela consente al contribuente di ottenere la cancellazione della cartella senza ricorrere al giudice; tuttavia non sospende automaticamente i termini per proporre ricorso. Per questo è opportuno depositare contemporaneamente sia l’istanza in autotutela sia il ricorso alla Corte di giustizia tributaria, richiedendo la sospensione dell’atto.

Procedura passo per passo dopo la notifica di una cartella per fatture false

Ricevere una cartella esattoriale collegata a fatture false richiede una reazione tempestiva e strutturata. Di seguito si illustra la procedura da seguire, i termini, i diritti e le possibili strategie.

1. Verifica della notifica e motivazione

Non tutte le cartelle sono valide. Il primo passo consiste nel verificare:

  1. Data e modalità di notifica: controllare il timbro postale, la ricevuta di ritorno o la PEC. Se la cartella è stata notificata oltre i termini dell’art. 25 DPR 602/1973 o con una modalità diversa da quelle previste (es. notifica a indirizzo PEC non risultante dagli elenchi ufficiali), può essere nulla .
  2. Motivazione: verificare se l’atto contiene l’indicazione delle ragioni di fatto e di diritto, nonché degli interessi e delle sanzioni applicate. Se l’atto richiama avvisi di accertamento o altri atti non notificati, questi devono essere allegati . L’assenza di motivazione rende l’atto annullabile .
  3. Prescrizione o decadenza: calcolare il tempo trascorso tra l’emissione dell’atto presupposto (es. avviso di accertamento o liquidazione) e la notifica della cartella; verificare se vi sono atti interruttivi e se l’amministrazione ne ha fornito prova .

2. Analisi dell’atto presupposto (avviso di accertamento)

Una cartella per fatture false può essere emessa a seguito di un avviso di accertamento per dichiarazione fraudolenta o per emissione/uso di fatture inesistenti. Occorre esaminare se l’accertamento sia stato notificato e impugnato nei termini. Se l’avviso non è stato notificato o è nullo per difetto di motivazione, la cartella che lo richiama sarà parimenti nulla. Inoltre occorre verificare se il contribuente sia parte nel procedimento penale: l’emissione di fatture false è reato perseguibile con l’arresto; tuttavia l’accertamento tributario non è sospeso per la pendenza del processo penale.

3. Identificare la strategia difensiva

Alla luce delle verifiche preliminari si sceglie la strategia difensiva più appropriata:

  • Ricorso alla Corte di giustizia tributaria (ex Commissione tributaria): da presentare entro 60 giorni dalla notifica della cartella. Il ricorso può eccepire la nullità per vizi formali (notifica, motivazione, decadenza), l’inesistenza del presupposto impositivo, la prescrizione, l’illegittimità degli interessi. È consigliabile chiedere contestualmente la sospensione dell’atto in via cautelare per evitare azioni esecutive .
  • Istanza di sospensione amministrativa: si può presentare all’Agente della riscossione per ottenere un differimento della riscossione in attesa della decisione giurisdizionale. La sospensione amministrativa può essere concessa in caso di procedimenti penali pendenti o per gravi motivi di pregiudizio.
  • Istanza in autotutela: se la cartella presenta errori oggettivi (es. pagamento già effettuato, prescrizione evidente, importo errato), è possibile chiedere all’Agenzia delle Entrate la cancellazione senza ricorrere al giudice. È consigliabile presentare l’istanza contestualmente al ricorso per interrompere i termini di decadenza.
  • Rateizzazione o rottamazione: se il debito è fondato e non vi sono vizi da eccepire, si può optare per la rateizzazione o la definizione agevolata. Occorre tuttavia essere consapevoli che la rateizzazione implica la rinuncia a impugnare e interrompe la prescrizione .
  • Procedura di sovraindebitamento: quando il contribuente non può pagare per grave stato di crisi, è possibile ricorrere a un piano del consumatore, un accordo di ristrutturazione o una liquidazione controllata. In questi casi l’agente della riscossione partecipa come creditore privilegiato, ma può essere soddisfatto in misura ridotta secondo quanto stabilito dal giudice.

4. Presentazione del ricorso e richiesta di sospensione

Il ricorso alla Corte di giustizia tributaria deve contenere l’atto impugnato, l’indicazione delle ragioni di fatto e di diritto, le prove e la richiesta di sospensione. La domanda di sospensione deve dimostrare il pericolo di danno grave e irreparabile che deriverebbe dall’immediata riscossione. Secondo l’art. 47 del D.Lgs. 546/1992 (nella versione ante riforma, ma applicabile in via analogica) il presidente della sezione può concedere la sospensione inaudita altera parte in casi di estrema urgenza . Con la riforma del 2024 la sospensione cautelare è stata mantenuta, seppur con modalità procedimentali semplificate.

5. Difesa penale per reato di fatture false

Se il contribuente è contestualmente indagato per il reato di emissione o utilizzo di fatture false, occorre un coordinamento tra difesa penale e tributaria. La dichiarazione fraudolenta e l’emissione di fatture false richiedono l’elemento soggettivo del dolo specifico: l’avvocato difensore potrà contestare l’inesistenza del dolo (ad esempio, in caso di delega completa alla contabilità) o l’assenza di pericolo concreto. La Cassazione ammette la prova della natura simulata dell’operazione solo in presenza di elementi gravi, precisi e concordanti (contrattazione fittizia, assenza di struttura organizzativa della controparte, pagamenti non tracciati). In alcuni casi è possibile accedere a riti alternativi (patteggiamento, messa alla prova) o all’estinzione del reato per particolare tenuità del fatto; tuttavia l’assoluzione penale non esonera dal pagamento dell’imposta evasa.

Difese e strategie legali: come impugnare, sospendere o definire il debito

Nel difendersi da una cartella esattoriale per fatture false è essenziale conoscere le strategie legali a disposizione. Le linee di difesa si possono raggruppare in formali, sostanziali e definitive.

1. Vizi formali della cartella

  1. Nullità per omessa o tardiva notifica: se la cartella è notificata oltre i termini di cui all’art. 25 DPR 602/1973 o con modalità non conformi all’art. 26, l’atto è nullo. Esempio: notificazione a soggetto diverso dal debitore senza consegna all’indirizzo corretto; invio a PEC non iscritta nei registri ufficiali; mancanza della relata di notifica .
  2. Difetto di motivazione: l’assenza di indicazione delle ragioni del debito e dei criteri di calcolo viola l’art. 7 dello Statuto del contribuente . Anche la Corte di Cassazione ha confermato che la cartella priva di motivazione è nulla .
  3. Incompetenza dell’ufficio emittente: se la cartella è stata emessa da ufficio privo di competenza territoriale o materiale, può essere annullata.
  4. Difetto di sottoscrizione: la mancanza di firma digitale o autografa dell’ufficiale responsabile può essere eccepita.

2. Vizi sostanziali: imposta non dovuta, prescrizione, decadenza

  1. Prescrizione: verificare se il termine di 5 anni (o 10 anni per contributi) decorso tra la notifica della cartella e l’ultimo atto interruttivo è stato rispettato. La prova dell’interruzione spetta all’amministrazione che deve esibire l’atto notificato .
  2. Decadenza: controllare se la cartella è stata notificata oltre il termine perentorio previsto dall’art. 25 (3 o 4 anni). Trascorso il termine, l’amministrazione decade dal potere di iscrivere a ruolo.
  3. Insussistenza del presupposto: l’atto presupposto (avviso di accertamento) può essere nullo o annullato per vari motivi (errata contestazione della natura inesistente dell’operazione, carenza di documentazione, violazione del contraddittorio). Il contribuente può contestare l’esistenza delle operazioni documentate e dimostrare la validità delle fatture.

3. Sospensioni e soluzioni temporanee

  1. Sospensione cautelare giudiziale: consente di sospendere gli effetti della cartella in pendenza del giudizio tributario. Deve essere richiesta con ricorso motivato dimostrando il pericolo di grave pregiudizio .
  2. Sospensione amministrativa: l’agente della riscossione può sospendere la riscossione in presenza di ricorsi tributari, procedimenti penali o di pronunce favorevoli di giudici di merito. È una misura discrezionale.
  3. Blocco per prescrizione biennale delle procedure esecutive: a seguito della riforma 2024-2026, l’agente della riscossione, trascorsi due anni dalla notifica della cartella senza aver avviato esecuzioni, deve inviare un preavviso di fermo o pignoramento. Se non lo fa, perde la facoltà di procedere per quel bene; ciò può costituire motivo di ricorso.

4. Definizioni agevolate e piani di rientro

  1. Rateizzazione: strumento ordinario per pagare in più anni. Si ottiene presentando istanza e, se i debiti superano 120.000 €, documentando la situazione economica. Occorre tenere conto della decadenza dopo 8 rate non pagate.
  2. Rottamazione-quinquies: consente di estinguere il debito pagando solo capitale e interessi legali, con cancellazione di sanzioni e aggio . Il piano può durare fino a 9 anni e prevede la decadenza dopo due rate non pagate .
  3. Saldo e stralcio: in corso di definizione; permette ai contribuenti con ISEE basso di pagare solo una quota del debito.
  4. Piano del consumatore e accordo di ristrutturazione: offrono una ristrutturazione complessiva dei debiti con l’ausilio dell’OCC. Prevedono la falcidia dei crediti chirografari e, nei limiti consentiti dal Codice della crisi, anche dei crediti tributari privilegiati .
  5. Composizione negoziata: destinata alle imprese; grazie alla presenza di un esperto nominato dalla Camera di commercio, permette di negoziare un accordo con l’Agenzia delle Entrate e con gli altri creditori senza cedere la gestione della società .

5. Strategie processuali e suggerimenti pratici

  1. Impugnare sempre l’intimazione di pagamento: data l’incertezza giurisprudenziale, è opportuno impugnare l’intimazione entro 60 giorni. Ciò consente di far valere la prescrizione e altri vizi evitando preclusioni.
  2. Accedere agli atti: richiedere all’Agenzia delle Entrate copia degli atti presupposti e della relata di notifica. Se l’ente non produce l’atto o non è identificabile, l’interruzione della prescrizione è inefficace .
  3. Valutare la propria posizione penale: l’emissione di fatture false è reato grave; tuttavia la collaborazione con l’amministrazione, l’integrale pagamento del debito e l’adesione a procedure di definizione possono costituire attenuanti o facilitare l’accesso a riti alternativi.
  4. Non firmare piani di rateizzazione senza analisi: la richiesta di rateizzazione riconosce il debito e interrompe la prescrizione ; bisogna quindi valutare se convenga presentare prima un ricorso per fare dichiarare la nullità della cartella.
  5. Affidarsi a professionisti specializzati: la materia è complessa; un professionista esperto può individuare vizi formali e sostanziali, gestire il contenzioso e negoziare con l’agente della riscossione.

Strumenti alternativi: rottamazioni, definizioni agevolate e procedure di composizione della crisi

1. Rottamazione-quinquies (analisi dettagliata)

La rottamazione-quinquies offre un’importante opportunità per definire positivamente una cartella legata a fatture false. Di seguito si riporta una panoramica schematica:

AspettoContenuto
Carichi ammessiDebiti affidati alla riscossione tra il 2000 e il 2023, compresi IVA, IRPEF, IRES, contributi INPS, sanzioni amministrative (esclusi aiuti di Stato, dazi doganali, multe per reati penali)
BeneficiStralcio totale delle sanzioni, degli interessi di mora e dell’aggio. Si paga solo il capitale e gli interessi legali
Scadenze di presentazioneDomanda entro il 30 aprile 2026
Modalità di pagamentoFino a 54 rate bimestrali (9 anni) con prima rata il 31 luglio 2026 e seconda il 30 novembre 2026
DecadenzaPerdita del beneficio in caso di mancato pagamento di due rate, anche non consecutive, o della rata finale
CompatibilitàNon si possono includere carichi già inseriti in rottamazione-quater se al 30 settembre 2025 si è in regola

L’adesione alla rottamazione comporta la rinuncia ai giudizi pendenti per gli stessi carichi; la definizione avviene con il pagamento della prima rata. È possibile scegliere di estinguere solo alcune posizioni (es. quelle collegate alle fatture false) lasciando in essere altre contestazioni. L’assistenza di un professionista è utile per selezionare i ruoli da rottamare e valutare l’impatto sulla difesa penale.

2. Saldo e stralcio e altre definizioni agevolate

Il saldo e stralcio prevede un taglio sul capitale per i contribuenti con ISEE non superiore a 20.000 € e debiti fino a 30.000 €. Le percentuali di abbattimento variano in base all’ISEE (si ipotizza 16%, 20% o 35%, ma occorrerà attendere il decreto attuativo del Ministero dell’Economia). Lo strumento si può cumulare con la rottamazione per i carichi non definibili con quest’ultima. Per le cartelle originate da fatture false, il saldo e stralcio potrebbe non essere ammesso se le fatture hanno comportato un reato o se sono superiori ai limiti previsti. È comunque possibile stralciare le sanzioni accessorie.

Altre definizioni agevolate introdotte negli ultimi anni, come la definizione delle liti pendenti e il ravvedimento speciale (permette di regolarizzare violazioni tributarie con sanzioni ridotte), possono essere valutate caso per caso.

3. Piani del consumatore, accordi di ristrutturazione e liquidazione controllata

L’adozione di una procedura di sovraindebitamento è consigliata quando il contribuente ha debiti elevati e non riesce a far fronte ai pagamenti. La scelta tra le varie procedure dipende dalla natura dei debiti, dal reddito e dal patrimonio:

  • Piano del consumatore: adatto a persone fisiche non imprenditori. Permette di dilazionare i debiti secondo la capacità contributiva. I crediti fiscali privilegiati devono essere pagati integralmente, ma si può ottenere una moratoria fino a due anni . L’approvazione del giudice è necessaria, ma non serve il consenso dei creditori.
  • Accordo di ristrutturazione: richiede l’assenso della maggioranza qualificata dei creditori. Consente la falcidia dei crediti chirografari e, grazie alle modifiche del Codice della crisi, anche di quelli privilegiati in misura limitata .
  • Liquidazione controllata: scatta quando non è possibile il piano o l’accordo. Il giudice dispone la vendita dei beni del debitore; dopo tre anni il debitore può essere esdebitato.

Per tutti questi strumenti la presenza di un Gestore della crisi (OCC) è obbligatoria; l’Avv. Monardo, essendo iscritto all’elenco dei gestori, può predisporre i piani, assistere nel giudizio e ottenere l’omologazione.

4. Composizione negoziata della crisi d’impresa

Per le imprese che hanno emesso fatture false e rischiano la continuità aziendale, la composizione negoziata consente di negoziare con l’Amministrazione finanziaria un piano di ristrutturazione: si può proporre un pagamento dilazionato o ridotto del debito e contestualmente definire le pendenze penali. L’esperto nominato aiuta a mediare e, se l’accordo riesce, si evita l’apertura della liquidazione giudiziale. Il ricorso a questo strumento è consigliabile prima che il debito degeneri in una crisi irreversibile.

Errori comuni e consigli pratici

  1. Ignorare la cartella o attendere la prescrizione: non bisogna rimanere passivi. Anche se si ritiene prescritto il debito, occorre proporre ricorso entro 60 giorni per far dichiarare la prescrizione. L’attesa aumenta solo il rischio di pignoramenti.
  2. Pagare subito senza verifiche: il pagamento elimina la possibilità di contestare eventuali vizi. È preferibile sospendere il pagamento e valutare con un professionista.
  3. Confondere rateizzazione e rottamazione: la rateizzazione non riduce l’importo e riconosce il debito, mentre la rottamazione annulla sanzioni e interessi. Occorre scegliere l’opzione più vantaggiosa.
  4. Non impugnare l’intimazione di pagamento: come visto, vi è incertezza sulla preclusione. Per cautela conviene sempre presentare ricorso.
  5. Sottovalutare le conseguenze penali: l’emissione di fatture false è reato con pene severe. È necessario coordinare la difesa tributaria con quella penale e valutare la scelta di riti alternativi.
  6. Pensare che l’avviso di accertamento sia uguale alla cartella: l’avviso di accertamento esplica la pretesa erariale e può essere immediatamente esecutivo (dal 2020), ma la cartella è l’atto di riscossione. Entrambi possono e devono essere impugnati nei termini.
  7. Non conservare la documentazione: occorre raccogliere e conservare tutte le prove a sostegno (contratti, documenti di trasporto, prove della prestazione). Solo così si può dimostrare la non inesistenza delle operazioni.

Domande frequenti (FAQ)

  1. Cos’è una cartella esattoriale? – È l’atto con cui l’agente della riscossione richiede il pagamento di una somma iscritta a ruolo. Contiene l’intimazione a pagare entro 60 giorni e indica importo, sanzioni, interessi e norma violata.
  2. Perché posso ricevere una cartella per fatture false? – Perché l’Agenzia delle Entrate ha accertato che hai emesso o utilizzato fatture per operazioni inesistenti. In questo caso notifica un avviso di accertamento e, se non paghi, iscrive il debito a ruolo.
  3. Posso essere punito penalmente oltre alla cartella? – Sì. L’emissione e l’utilizzo di fatture false sono reati puniti con la reclusione da 4 a 8 anni ; la cartella riguarda la parte tributaria ma non estingue il reato.
  4. Entro quanto tempo deve essermi notificata la cartella? – Entro il terzo o quarto anno dalla dichiarazione a seconda che si tratti di controllo automatizzato o formale; entro due anni dalla definitività dell’avviso di accertamento . Se arriva fuori termine, puoi eccepire la decadenza.
  5. Cosa devo fare appena ricevo la cartella? – Controllare data e modalità di notifica, leggere attentamente la motivazione, verificare se gli atti presupposti sono stati notificati. Poi contattare un professionista per valutare ricorso o rateizzazione.
  6. Se chiedo la rateizzazione posso ancora impugnare? – No. La richiesta di rateizzazione costituisce riconoscimento del debito e di norma preclude l’impugnazione . È quindi consigliabile impugnare prima della domanda di dilazione.
  7. La rateizzazione interrompe la prescrizione? – Sì. La Cassazione ha stabilito che la richiesta di rateizzazione interrompe la prescrizione e fa decorrere un nuovo termine di 5 anni per i tributi e 10 per i contributi .
  8. Cosa succede se non pago le rate? – Per i piani concessi dal 16 luglio 2022 si decade dopo 8 rate non pagate. Per la rottamazione-quinquies la decadenza scatta dopo 2 rate non pagate . In entrambi i casi il debito ritorna esigibile integralmente e riprendono le procedure esecutive.
  9. Posso accedere al saldo e stralcio se ho commesso reati fiscali? – Il saldo e stralcio è riservato ai contribuenti in grave difficoltà economica; i debiti derivanti da reati non possono essere oggetto di riduzione del capitale. Tuttavia si può ottenere lo stralcio delle sanzioni e degli interessi.
  10. Cos’è l’intimazione di pagamento? – È un avviso dell’agente della riscossione che invita a pagare entro 5 giorni prima di procedere al pignoramento. Secondo alcune sentenze deve essere impugnata entro 60 giorni; per prudenza è meglio presentare ricorso.
  11. Come posso far valere la prescrizione? – Devi eccepirla nel ricorso allegando la prova dei termini: calcola il tempo trascorso dalla notifica dell’ultima cartella o atto interruttivo e verifica se l’amministrazione ha prodotto prova di notifica dell’atto interruttivo .
  12. Se vengo assolto nel processo penale, la cartella si annulla? – No. Il processo penale e quello tributario sono autonomi. L’assoluzione può essere utilizzata come prova a favore, ma la cartella resta valida salvo annullamento da parte del giudice tributario.
  13. Cos’è la rottamazione-quinquies e conviene aderirvi? – È la definizione agevolata che consente di pagare solo capitale e interessi legali fino a 54 rate . Conviene se il debito è elevato e non hai motivi validi per impugnarlo; una consulenza legale può aiutare a scegliere.
  14. Cosa succede se non impugno la cartella entro 60 giorni? – L’atto diventa definitivo e non potrai più contestarlo, salvo eccezioni limitate (autotutela per errori evidenti o inesistenza giuridica). L’unica via sarà il pagamento (rateizzato o definizione agevolata).
  15. Posso usare un accordo di ristrutturazione per ridurre le cartelle per fatture false? – Sì. Se sei un imprenditore o professionista non soggetto a fallimento, puoi proporre un accordo di ristrutturazione con l’approvazione della maggioranza dei creditori. L’accordo consente di dilazionare e ridurre i debiti, compresi quelli fiscali .
  16. Cos’è la composizione negoziata della crisi? – È un percorso in cui l’imprenditore chiede alla Camera di commercio la nomina di un esperto che lo assiste nel negoziare con i creditori, incluse le amministrazioni fiscali, un piano di rientro senza passare per la procedura concorsuale. È particolarmente utile per prevenire la liquidazione dell’azienda .
  17. La cartella può essere annullata in autotutela dall’agenzia? – Sì, se presenta vizi evidenti. L’istanza deve evidenziare l’errore e può essere presentata entro un termine ragionevole. Tuttavia la presentazione non sospende i termini per impugnare; pertanto occorre ricorrere ugualmente.
  18. Se la cartella riguarda importi inferiori a 1.000 €, sono previste agevolazioni? – Le cartelle di importo inferiore a 1.000 € affidate entro il 2015 sono state oggetto di stralcio automatico nel 2023. Per importi superiori, è possibile valutare la rottamazione.
  19. Devo pagare un contributo unificato per il ricorso? – Sì. L’importo varia in base al valore della causa. Per cartelle di importo elevato conviene farsi assistere da un professionista per evitare errori nella quantificazione.
  20. Posso richiedere un rimborso dell’IVA se dimostro che non vi è stata operazione inesistente? – Sì, ma la prova del presupposto spetta al contribuente: dovrà dimostrare che la prestazione è stata effettivamente resa e che le fatture non sono fittizie. La Cassazione ritiene che l’Amministrazione deve fornire elementi gravi, precisi e concordanti per disconoscere la detrazione. In caso di cartella è possibile chiedere la restituzione dell’imposta indebitamente pagata tramite istanza di rimborso.

Simulazioni pratiche

Per comprendere meglio le dinamiche affrontate, presentiamo due esempi pratici – uno relativo a un’impresa che emette fatture false e riceve una cartella, l’altro relativo a un professionista che utilizza fatture false ricevute da un terzo.

Esempio 1: impresa emittente

Scenario: un’impresa emette nel 2023 fatture false per importo complessivo di 50.000 €, incassando l’IVA senza prestare servizi. Nel 2024 l’Agenzia delle Entrate svolge un controllo e contesta l’emissione di fatture false (art. 8 D.Lgs. 74/2000), trasmettendo gli atti alla Procura. Nel 2025 notifica un avviso di accertamento per IVA e IRPEF evase pari a 20.000 €, che non viene impugnato. Nel 2026 l’Agente della riscossione iscrive a ruolo e notifica la cartella di 30.000 € (imposta, sanzioni e interessi). L’impresa riceve inoltre un decreto di citazione a giudizio per il reato di emissione di fatture false.

Analisi:

  1. Termini di notifica: la cartella è notificata entro due anni dal passaggio in giudicato dell’avviso di accertamento (non impugnato). Pertanto non è decaduta.
  2. Motivazione: se la cartella richiama l’avviso di accertamento senza allegarlo, l’atto è annullabile per difetto di motivazione . La stessa valuterà se la sanzione è corretta e se la sanzione penale si sovrappone a quella fiscale.
  3. Opzioni di difesa: l’impresa può presentare ricorso eccependo vizi formali (mancanza di allegati), chiedere la sospensione della cartella e contestare la sanzione amministrativa per violazione del principio di proporzionalità. Parallelamente può affidarsi all’avvocato penalista per valutare il patteggiamento. Considerata la misura del debito, potrebbe valutare la rottamazione-quinquies, che cancella le sanzioni e consente di pagare solo i 20.000 € di imposta in 54 rate, riducendo notevolmente l’esborso.

Esito possibile: se il giudice tributario annulla la cartella per difetto di motivazione, l’impresa dovrà comunque rispondere penalmente, ma potrà definire il debito fiscale con la rottamazione. In caso contrario, potrà ridurre l’importo con la rottamazione ed evitare procedure esecutive.

Esempio 2: professionista utilizzatore

Scenario: un libero professionista (architetto) ha utilizzato nel 2019 dieci fatture false per un importo complessivo di 40.000 € emesse da un fornitore inesistente. Nel 2022 riceve avviso di accertamento che contesta la detrazione indebita dell’IVA (8.800 €) e l’infedele dichiarazione. Il professionista impugna l’avviso sostenendo la reale esistenza delle operazioni. Nel 2025 il contenzioso è ancora pendente. Nel gennaio 2026 riceve cartella esattoriale di 15.000 € (imposta, sanzioni, interessi). Nel frattempo, contro il fornitore è stato avviato un procedimento penale per emissione di fatture false.

Analisi:

  1. Sospensione obbligatoria: poiché il contenzioso sull’avviso di accertamento è ancora pendente, l’emissione della cartella potrebbe essere prematura. Il professionista può chiedere all’agente della riscossione la sospensione dell’esecuzione in attesa della decisione di merito.
  2. Motivazione: la cartella dovrebbe allegare l’avviso impugnato; la mancata allegazione viola l’art. 7 della Legge 212/2000 .
  3. Difesa penale: l’architetto, utilizzatore delle fatture, non risponde del reato di emissione ex art. 8, ma della dichiarazione fraudolenta ex art. 2 . La difesa potrà dimostrare l’effettività dell’operazione (presenza di progetti, corrispondenza e pagamenti) e l’inesistenza del dolo. In sede tributaria potrà ottenere l’annullamento della cartella se la detrazione IVA era legittima.
  4. Alternative: considerare la rateizzazione se ritiene fondato il debito o la procedura di sovraindebitamento se non può pagare.

Esito possibile: se il giudice annulla l’avviso, la cartella decade; in caso contrario potrà definire il debito con la rottamazione-quinquies. La difesa penale può portare all’assoluzione o al patteggiamento.

Conclusione

La cartella esattoriale per emissione o utilizzo di fatture false è un atto complesso che può avere ricadute devastanti sui contribuenti e sulle imprese. La normativa italiana prevede pene severe per i reati di fatturazione fittizia , termini stringenti per la notifica degli atti , obblighi di motivazione rigorosi e strumenti di difesa articolati. La giurisprudenza più recente della Corte di Cassazione e delle Corti di giustizia tributaria impone un controllo puntuale sulla validità della cartella e sull’esistenza di atti interruttivi . È indispensabile agire entro 60 giorni dalla notifica presentando ricorso, chiedendo la sospensione e valutando l’opportunità della rateizzazione o della rottamazione.

L’assistenza di un professionista esperto consente di individuare vizi formali, eccepire prescrizione e decadenza, negoziare piani di rientro e, se necessario, attivare procedure di sovraindebitamento o composizione negoziata. La complessità della materia richiede un approccio multidisciplinare che integri competenze tributarie, civilistiche e penali.

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