Sales manager freelance indebitato con Stato, Banca, Fornitori ed INPS: difesa e cosa fare con l’Avvocato

Introduzione

Gestire un’attività in proprio come sales manager freelance comporta una continua ricerca di nuovi clienti, l’adempimento di obblighi fiscali e contributivi e il mantenimento di rapporti di credito con fornitori e banche. Quando gli affari rallentano o emergono imprevisti, il professionista rischia di accumulare debiti verso diversi soggetti: il Fisco (per tributi e imposte), l’INPS (per contributi previdenziali), le banche (per finanziamenti e scoperti di conto) e i fornitori (per merce o servizi non saldati). La mancata gestione di questi debiti può portare a cartelle esattoriali, avvisi di addebito contributivo, pignoramenti di conti correnti e azioni giudiziali da parte dei creditori. Per questo è fondamentale conoscere il quadro normativo che disciplina la responsabilità del professionista, i termini di impugnazione e le soluzioni legali disponibili.

Questo articolo offre una guida completa e aggiornata ad aprile 2026 per i lavoratori autonomi e i sales manager indebitati, con un focus sulle normative italiane, sulle sentenze più recenti e sugli strumenti difensivi. Oltre a spiegare i principi di diritto, troverai procedure passo‑passo, tabelle di sintesi, simulazioni pratiche e risposte ai dubbi più frequenti. Il punto di vista adottato è quello del debitore, con l’obiettivo di fornire strumenti concreti per difendersi, rinegoziare o chiudere i debiti in maniera sostenibile.

Chi è l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e perché può aiutarti

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è un professionista cassazionista con un’esperienza pluriennale nel diritto bancario e tributario.

Coordina uno staff multidisciplinare di avvocati e commercialisti operante a livello nazionale. È gestore della crisi da sovraindebitamento ai sensi della Legge 3/2012 (iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia) e professionista fiduciario di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC). Inoltre è esperto negoziatore della crisi d’impresa secondo il D.L. 118/2021, strumento che consente alle imprese e ai professionisti in crisi di avviare una trattativa con i creditori assistiti da un esperto nominato dal tribunale .

L’avvocato Monardo e il suo team forniscono analisi personalizzate degli atti notificati (cartelle, intimazioni di pagamento, pignoramenti, decreti ingiuntivi), individuano vizi di notifica o prescrizione, presentano ricorsi e istanze cautelari, ottengono sospensioni amministrative o giudiziali, gestiscono trattative con banche e fornitori, elaborano piani di rientro e propongono soluzioni giudiziali o stragiudiziali (es. accordi di ristrutturazione, rottamazioni, procedure di sovraindebitamento). Questo supporto integrato permette al debitore di difendersi tempestivamente e di salvaguardare il proprio patrimonio.

📩 Contatta subito qui di seguito, in fondo all’articolo, l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo per una valutazione legale personalizzata e immediata. Una consulenza tempestiva può fare la differenza tra un debito ingestibile e una soluzione sostenibile.

1. Quadro normativo e giurisprudenziale

Per comprendere come difendersi dai debiti verso Stato, banche, fornitori e INPS è necessario analizzare le principali norme civili, fiscali e previdenziali, con particolare attenzione agli aggiornamenti più recenti e alle pronunce della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale. In questa sezione si delineano i riferimenti normativi che consentono di stabilire chi risponde dei debiti, in quale misura e con quali limiti.

1.1 Responsabilità dei soci e del professionista dopo l’estinzione della società

Molti freelance operano attraverso una società di capitali (S.r.l.) o di persone (S.n.c., S.a.s.). È quindi utile chiarire cosa accade ai debiti se la società viene chiusa o cancellata dal registro delle imprese. L’art. 2495 del Codice Civile stabilisce che, approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese . Dopo la cancellazione:

  • i creditori sociali non soddisfatti possono far valere i loro crediti contro i soci solo fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione e contro i liquidatori se il mancato pagamento dipende da colpa ;
  • la domanda contro soci o liquidatori può essere notificata entro un anno dalla cancellazione presso l’ultima sede della società .

Questo principio tutela i soci di una S.r.l.: la loro responsabilità non è illimitata ma limitata a quanto percepito dal bilancio finale. Per le società di persone (S.n.c., S.a.s.) la logica cambia perché i soci rispondono solidalmente e illimitatamente dei debiti sociali (artt. 2291 e 2312 c.c.). La chiusura della società non estingue automaticamente i debiti: i creditori possono agire direttamente sui patrimoni personali dei soci con le regole proprie del tipo societario.

1.1.1 La finestra quinquennale per debiti tributari e contributivi

Per le imposte e i contributi esiste una disciplina speciale: l’art. 28, comma 4 del D.Lgs. 175/2014 (c.d. “decreto semplificazioni”) stabilisce che, ai soli fini della validità e dell’efficacia degli atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e contributi (compresi sanzioni e interessi), l’estinzione della società prevista dall’art. 2495 c.c. ha effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione . Ciò significa che l’Amministrazione finanziaria e gli enti previdenziali possono notificare avvisi di accertamento, liquidazioni e cartelle alla società estinta entro cinque anni dalla cancellazione. La Corte di Cassazione ha chiarito che questa norma è sostanziale e non retroattiva: si applica solo alle richieste di cancellazione presentate dopo il 13 dicembre 2014 e non può essere interpretata per estendere retroattivamente la responsabilità .

La “finestra quinquennale” non cancella la regola generale dell’art. 2495 c.c., ma incide su come viene costruita l’azione del Fisco. In concreto, l’Agenzia delle Entrate può notificare avvisi o cartelle alla società entro cinque anni dalla cancellazione e, in caso di mancato pagamento, potrà rivolgersi ai soci facendo valere la loro responsabilità ex art. 36 DPR 602/1973 (vedi oltre).

1.1.2 Responsabilità del liquidatore e dei soci per debiti fiscali (art. 36 DPR 602/1973)

Il DPR 602/1973 disciplina la riscossione delle imposte. L’art. 36, come modificato dal D.Lgs. 175/2014, attribuisce responsabilità precise a liquidatori, amministratori e soci:

  • comma 1: i liquidatori che non pagano le imposte dovute per il periodo della liquidazione o per periodi anteriori rispondono personalmente se non provano di aver soddisfatto i crediti tributari prima di assegnare beni ai soci ;
  • comma 2: la responsabilità del liquidatore si estende agli amministratori in carica all’atto dello scioglimento se non è stato nominato un liquidatore ;
  • comma 3: i soci o associati che hanno ricevuto denaro o beni sociali negli ultimi due periodi di imposta precedenti alla messa in liquidazione o durante la liquidazione rispondono del pagamento delle imposte nei limiti del valore dei beni ricevuti . Il D.Lgs. 175/2014 presume che il valore del denaro o dei beni sociali ricevuti sia proporzionale alla quota di capitale detenuta dal socio, salvo prova contraria ;
  • comma 4: la responsabilità si estende agli amministratori che abbiano compiuto operazioni di liquidazione o occultato attività sociali nei due anni precedenti ;
  • comma 5: la responsabilità è accertata con atto motivato notificato secondo l’art. 60 DPR 600/1973 e il contribuente può proporre ricorso .

Questo schema è cruciale perché consente all’Agenzia delle Entrate di chiedere ai soci il pagamento delle imposte non versate dalla società estinta solo se e per quanto abbiano effettivamente ricevuto; l’onere della prova grava sull’Amministrazione . Nella prassi, l’azione ex art. 36 si cumula alla finestra quinquennale dell’art. 28 D.Lgs. 175/2014.

1.1.3 Pignoramento speciale del conto corrente (art. 72‑bis DPR 602/1973)

L’art. 72‑bis DPR 602/1973 consente all’agente della riscossione di pignorare direttamente i crediti del debitore verso terzi, senza passare dall’ufficiale giudiziario. L’atto di pignoramento può contenere un ordine al terzo (es. banca) di pagare il credito direttamente all’agente di riscossione . Le regole principali sono:

  • l’ordine di pagamento può riguardare le somme maturate prima della notifica (da pagare entro 60 giorni) e quelle future (da pagare alle scadenze) ;
  • l’atto può essere redatto da dipendenti dell’agente della riscossione e non richiede l’annotazione prevista per gli atti dell’ufficiale giudiziario ;
  • in caso di mancata ottemperanza del terzo, si applicano le sanzioni di cui all’art. 72 DPR 602/1973 .

Nel 2025 la Corte di Cassazione (sentenza 28520/2025) ha stabilito che, una volta notificato il pignoramento ex art. 72‑bis, il vincolo dura per tutti i 60 giorni successivi e si estende a tutte le somme che affluiscono sul conto anche se non erano presenti al momento della notifica . La banca deve attendere il decorso dei 60 giorni prima di versare le somme al Fisco, e in quel periodo ogni accredito (stipendi, bonifici) viene bloccato e aggiunto al monte da trasferire . Questo aspetto rende il pignoramento speciale molto invasivo: anche i conti che al momento della notifica sono in rosso vengono “congelati” e tutti i versamenti successivi restano vincolati .

1.2 Riscossione dei contributi previdenziali: avviso di addebito INPS

Dal 2011 l’INPS ha abbandonato la cartella esattoriale e recupera i contributi non versati mediante l’avviso di addebito, che costituisce titolo esecutivo. L’art. 24 D.Lgs. 46/1999 stabilisce che:

  • i contributi o premi dovuti agli enti pubblici previdenziali non versati nei termini vengono iscritti a ruolo (richiesti con avviso di addebito), unitamente a sanzioni e somme aggiuntive ;
  • l’ente può invitare il debitore con un avviso bonario; se il pagamento avviene entro 30 giorni, non viene emesso l’avviso di addebito ;
  • l’iscrizione a ruolo (emissione dell’avviso di addebito) è eseguita nei sei mesi successivi alla data prevista per il versamento ;
  • contro l’iscrizione a ruolo il contribuente può proporre opposizione al giudice del lavoro entro 40 giorni dalla notifica ;
  • il giudizio di opposizione è regolato dagli artt. 442 e ss. c.p.c. e il giudice può sospendere l’esecuzione per gravi motivi .

Il D.L. 78/2010 (art. 30) ha potenziato il processo di riscossione dell’INPS disponendo che, a decorrere dal 1° gennaio 2011, la riscossione delle somme dovute all’INPS avvenga tramite notifica di un avviso di addebito con valore di titolo esecutivo . L’avviso deve contenere il codice fiscale del debitore, il periodo di riferimento, la causale del credito e la ripartizione tra quota capitale, sanzioni e interessi . Il debitore ha 60 giorni dalla notifica per pagare; in mancanza, l’agente della riscossione può procedere all’espropriazione forzata .

1.3 Strumenti di definizione agevolata: rottamazione quater e quinquies

Per agevolare i contribuenti in difficoltà lo Stato italiano ha introdotto diverse definizioni agevolate delle cartelle esattoriali. La rottamazione quater, prevista dai commi 231‑252 della Legge 197/2022 (Legge di Bilancio 2023), consente di estinguere i debiti affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022 pagando solo la quota capitale e le spese per le procedure esecutive, senza interessi, sanzioni, interessi di mora e aggio . La misura è applicabile anche ai debitori che hanno avviato procedure di sovraindebitamento o composizione della crisi .

Nel dicembre 2025 la Legge n. 199/2025 (Legge di Bilancio 2026) ha introdotto la rottamazione quinquies. L’art. 1, commi 82‑101 prevede che possono aderire alla rottamazione i debiti affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023 . Il contribuente può estinguere le somme dovute per imposte e contributi INPS dichiarati e non versati pagando solo il tributo e le spese di notifica, senza interessi, sanzioni, interessi di mora, somme aggiuntive sui contributi previdenziali e aggio di riscossione . È possibile rateizzare il pagamento in 54 rate bimestrali con tasso del 3% e la presentazione della domanda sospende automaticamente le procedure cautelari ed esecutive . Sono esclusi dalla rottamazione-quinquies i debiti non collegati a dichiarazioni periodiche, gli aiuti di Stato, le imposte accertate, i contributi INAIL, i tributi locali e i contributi fissi non determinati sulla base della dichiarazione dei redditi .

Queste definizioni agevolate sono strumenti importanti per i professionisti indebitati, poiché permettono di chiudere posizioni debitorie con uno sconto consistente su sanzioni e interessi. Tuttavia è necessario presentare la domanda nei termini stabiliti dalla legge e rispettare tutte le rate per evitare la decadenza.

1.4 Sovraindebitamento e crisi d’impresa

Il sovraindebitamento è regolato dalla Legge 3/2012 (modificata dal D.Lgs. 14/2019, “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza” – CCII). La legge consente alle persone fisiche, ai professionisti, agli imprenditori agricoli e alle società non assoggettabili a fallimento di accedere a procedure per ristrutturare o esdebitare i debiti. Il legislatore definisce la situazione di sovraindebitamento come uno stato di perdurante squilibrio tra obbligazioni assunte e patrimonio prontamente liquidabile, tale da determinare la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni .

Le principali procedure sono:

  1. Accordo di composizione della crisi: il debitore (che può essere anche un imprenditore) propone ai creditori un piano di ristrutturazione che deve essere approvato dalla maggioranza e omologato dal giudice. Un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) assiste il debitore nella predisposizione della proposta.
  2. Piano del consumatore: riservato alle persone fisiche che non esercitano attività imprenditoriale. Non richiede l’approvazione dei creditori: il giudice valuta la fattibilità, la convenienza del piano rispetto all’alternativa liquidatoria e può omologarlo anche in assenza di voto favorevole dei creditori privilegiati. La Corte di Cassazione ha ribadito che il piano può prevedere la falcidia dei crediti privilegiati e la sospensione dei pagamenti fino a 12 mesi .
  3. Liquidazione controllata: consiste nella liquidazione del patrimonio del debitore sotto il controllo di un giudice e di un liquidatore. Il patrimonio viene venduto e il ricavato distribuito ai creditori secondo le regole del concorso.
  4. Esdebitazione: al termine della procedura, il debitore persona fisica può ottenere la cancellazione dei debiti residui non pagati se dimostra di aver collaborato e agito con correttezza.

Con l’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019) nel luglio 2022, queste procedure sono state integrate nel nuovo impianto normativo. La Corte Costituzionale ha sottolineato che lo scopo delle procedure di sovraindebitamento è reinserire il consumatore indebitato nel circuito economico e sociale, garantendo un equilibrio tra interessi del debitore e dei creditori . Nel 2025 la Corte di Cassazione (ordinanza 9549/2025) ha confermato che il giudice può omologare il piano del consumatore senza il consenso dei creditori anche privilegiati e che è ammessa la falcidia dei crediti erariali e contributivi .

1.5 Composizione negoziata della crisi (D.L. 118/2021)

Per i professionisti che svolgono attività d’impresa o che hanno debiti derivanti dall’attività, il Decreto Legge 118/2021 ha introdotto la composizione negoziata della crisi d’impresa. L’art. 2 consente all’imprenditore che si trova in una situazione di probabile crisi o insolvenza di presentare, tramite il portale istituito dal Ministero della Giustizia, un’istanza per essere assistito da un esperto indipendente che favorisca le trattative con i creditori . L’esperto valuta la sostenibilità del debito, elabora proposte di accordo e può accedere a misure protettive e cautelari. L’istituto mira a evitare il fallimento e a consentire la prosecuzione dell’attività.

1.6 Ulteriori fonti normative

Oltre alle norme citate, il professionista indebitato deve considerare:

  • Codice civile: norme su contratti, interessi anatocistici, responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, disposizioni sulla contabilità e sugli interessi usurari.
  • Codice di procedura civile: regole sulle esecuzioni mobiliari e presso terzi (artt. 543 e ss. per il pignoramento presso terzi), termini di opposizione e sospensione dell’esecuzione.
  • DPR 600/1973 e DPR 633/1972: norme su accertamento e IVA.
  • Legge 212/2000 (Statuto del contribuente): principio di legittimo affidamento, obbligo di motivazione degli atti e irretroattività delle norme tributarie .
  • Legge 199/2025 e leggi di bilancio precedenti: introducono condoni, rottamazioni e definizioni agevolate.

Nel prosieguo dell’articolo questi riferimenti verranno applicati in concreto per fornire strategie difensive e soluzioni operative per ogni tipo di debito.

2. Procedura passo‑passo: cosa accade dopo la notifica dell’atto

Ricevere una cartella esattoriale, un avviso di addebito, una intimazione di pagamento o un pignoramento può generare panico. Tuttavia ogni atto segue un procedimento preciso e prevede termini per reagire. In questa sezione descriviamo passo‑passo cosa fare quando arriva un atto, distinguendo fra debiti tributari, contributivi, bancari e commerciali.

2.1 Cartella esattoriale o avviso di pagamento dell’Agenzia delle Entrate

1. Verifica formale: controlla che l’atto sia indirizzato al soggetto corretto e che riporti correttamente il codice fiscale, la descrizione del tributo e la motivazione. Deve contenere l’indicazione dell’agente della riscossione competente, le somme dovute tra capitale, interessi e sanzioni e la data di notifica.

2. Termini per il pagamento o l’impugnazione: dalla notifica decorrono 60 giorni per pagare o per presentare ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale (oggi Corte di Giustizia Tributaria di primo grado). Se l’atto è una intimazione di pagamento (art. 50 DPR 602/1973), il termine per l’opposizione è di 60 giorni; la Cassazione ha affermato che la mancata impugnazione rende definitivo il debito .

3. Accertamento di notifica e prescrizione: verifica se la notifica è avvenuta nei termini di decadenza (es. entro 5 anni dalla dichiarazione). Se i tributi risultano prescritti (es. 10 anni per IVA, 5 anni per contributi), puoi eccepire la prescrizione nel ricorso. Controlla inoltre se la cartella si riferisce a imposte già pagate o annullate.

4. Richiesta di rateazione o definizione agevolata: entro i termini si può chiedere la rateizzazione ordinaria (fino a 72 rate per importi inferiori a 60.000 euro; fino a 120 rate per importi superiori) oppure aderire a rottamazioni o definizioni agevolate se previste. La domanda sospende le procedure esecutive.

2.2 Avviso di addebito INPS

1. Controllo del titolo: l’avviso di addebito deve indicare il codice fiscale, il periodo contributivo e la causale e deve essere firmato digitalmente . Se mancano questi elementi o se è stato emesso per contributi già prescritti, l’atto è nullo.

2. Ricorso amministrativo facoltativo: è possibile presentare un ricorso amministrativo all’INPS entro 90 giorni ma ciò non sospende i termini per l’opposizione giudiziale . È consigliabile inviare il ricorso amministrativo solo se si hanno elementi tecnici da far valere.

3. Opposizione giudiziale: entro 40 giorni dalla notifica occorre proporre ricorso al Tribunale del lavoro per contestare il credito. Il giudice può sospendere l’esecuzione per gravi motivi . In mancanza di opposizione, l’INPS può procedere con l’esecuzione forzata tramite l’Agenzia Entrate Riscossione.

4. Rateizzazione: l’INPS concede rateazioni fino a 24 mesi (o 36 mesi per importi elevati) ma, come chiarisce la circolare, il Durc resta valido solo se il debito è rateizzato o contestato . Per rate più lunghe è possibile chiedere la rateazione all’Agenzia delle Entrate Riscossione dopo che l’avviso è stato iscritto a ruolo.

2.3 Intimazione di pagamento ex art. 50 DPR 602/1973

L’intimazione di pagamento è un atto con cui l’agente della riscossione sollecita il debitore a pagare le somme dovute entro 5 giorni, pena l’avvio di pignoramenti. È impugnabile dinanzi al giudice tributario entro 60 giorni. La Cassazione ha stabilito (ordinanza 35019/2025) che la mancata impugnazione dell’intimazione cristallizza il debito, precludendo la possibilità di eccepire successivamente vizi di notifica o prescrizione . Pertanto è essenziale verificare tempestivamente eventuali vizi e contestarli.

2.4 Pignoramento del conto corrente

Quando l’Agente della riscossione notifica un pignoramento presso terzi (art. 72‑bis DPR 602/1973), l’atto contiene l’ordine alla banca di pagare entro 60 giorni le somme maturate prima della notifica e, alle scadenze, quelle future . Dopo la notifica:

  1. La banca blocca il conto per 60 giorni: tutte le somme che affluiscono (stipendi, bonifici) vengono congelate e, al termine, versate al Fisco fino a concorrenza del debito .
  2. Il debitore può proporre opposizione al giudice dell’esecuzione entro 20 giorni dalla notifica per contestare la legittimità del pignoramento o la pignorabilità delle somme (es. somme impignorabili come il minimo vitale). È possibile chiedere la sospensione se vi sono vizi.
  3. Verifica della pignorabilità: il codice di procedura civile e le norme tributarie prevedono limiti alla pignorabilità di stipendi e pensioni. Il pignoramento tributario preleva fino a un quinto del saldo eccedente il triplo dell’assegno sociale (circa 1.000 € al mese) sui conti personali; è quindi opportuno verificare se tali limiti sono stati rispettati.

2.5 Decreti ingiuntivi e azioni dei fornitori o delle banche

Oltre ai debiti tributari e contributivi, il freelance può essere destinatario di decreti ingiuntivi da parte di banche o fornitori. In tal caso:

  1. Notifica del decreto ingiuntivo: la banca o il fornitore chiede al tribunale un’ingiunzione di pagamento per crediti liquidi ed esigibili. Il decreto ingiuntivo viene notificato al debitore; ha efficacia esecutiva se non viene opposto entro 40 giorni.
  2. Opposizione: entro 40 giorni dalla notifica è possibile proporre opposizione innanzi al tribunale competente, sollevando eccezioni (ad esempio usura, anatocismo, clausole abusive). È consigliabile allegare perizia econometrica sui tassi applicati.
  3. Negoziazione: in molti casi le banche sono disponibili a rinegoziare debiti e piani di rientro per evitare contenziosi; l’avvocato può avviare trattative e proporre accordi transattivi.

2.6 Sintesi dei termini per agire

Per agevolare la consultazione si riportano le principali scadenze in una tabella riassuntiva.

Tipo di attoFonte normativaTermini di pagamento/impugnazioneNote principali
Cartella esattoriale / avviso di accertamentoDPR 602/1973; DPR 600/197360 giorni per pagare o ricorrere; 30 giorni per richiesta di rateazioneVerificare vizi di notifica, prescrizione, importi; possibile definizione agevolata (rottamazione)
Intimazione di pagamento (art. 50 DPR 602/1973)DPR 602/19735 giorni per pagare; 60 giorni per impugnareMancata impugnazione rende definitivo il debito
Avviso di addebito INPSArt. 24 D.Lgs. 46/1999; art. 30 DL 78/201060 giorni per pagare; 40 giorni per opposizione al Tribunale del lavoroTitolo esecutivo; può essere rateizzato fino a 24 mesi; contestazione tramite avvocato
Pignoramento conto corrente (art. 72‑bis)Art. 72‑bis DPR 602/1973Banca blocca conto per 60 giorni ; ricorso entro 20 giorniSi estende alle somme future; limitazioni alla pignorabilità di stipendio e pensione
Decreto ingiuntivoArtt. 633 ss. c.p.c.40 giorni per proporre opposizioneNecessario contestare eventuali usura/anatocismo o difetti di causa

Questa tabella riassume i principali termini; tuttavia ogni situazione va analizzata singolarmente con l’assistenza di un professionista.

3. Difese e strategie legali

Il cuore della difesa del sales manager indebitato consiste nel selezionare la strategia più adatta in base al tipo di debito, alla sua origine, ai tempi di prescrizione e alle risorse disponibili. In questa sezione vengono illustrate le principali difese processuali (impugnazioni, opposizioni), le misure cautelari e le strategie negoziali.

3.1 Contro debiti tributari

  1. Verifica preliminare e richiesta di documenti: l’avvocato richiede all’Agenzia delle Entrate e all’agente della riscossione l’estratto di ruolo e copia degli atti originari (avviso di accertamento, avviso bonario). Spesso emergono errori di notifica, doppie iscrizioni o importi già annullati. In mancanza di documentazione, l’atto può essere annullato.
  2. Ricorso tributario: se esistono vizi (omessa notifica dell’atto presupposto, decadenza, prescrizione), si propone ricorso innanzi alla Corte di Giustizia Tributaria entro i termini. È possibile chiedere la sospensione dell’atto per gravi e fondati motivi, ad esempio se la riscossione metterebbe in pericolo l’attività.
  3. Prescrizione: molti tributi si prescrivono in cinque anni (tributi locali) o dieci anni (IVA, imposte sui redditi). L’eccezione di prescrizione è rilevabile solo se sollevata; non impugnare l’intimazione di pagamento preclude la possibilità di far valere la prescrizione . È quindi fondamentale presentare ricorso tempestivo.
  4. Procedura di autotutela: si può richiedere all’Agenzia delle Entrate la cancellazione dell’atto se evidente un errore (ad esempio importo non dovuto, duplicazione). L’autotutela non sospende i termini di ricorso ma può portare ad annullamento.
  5. Rateizzazione ordinaria e straordinaria: se si riconosce il debito ma non si può pagare in un’unica soluzione, si può chiedere una rateazione. Per importi fino a 60.000 euro sono previste fino a 72 rate; sopra i 60.000 euro e in caso di grave difficoltà economica si possono chiedere 120 rate mensili. Occorre presentare documentazione sulla situazione economico‑finanziaria.
  6. Definizioni agevolate: la rottamazione quater e la rottamazione quinquies permettono di pagare solo il tributo e le spese, cancellando sanzioni e interessi . È necessario presentare la domanda tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate Riscossione nei termini (per la rottamazione quinquies, il 30 aprile 2026). La domanda sospende le procedure esecutive.
  7. Transazione fiscale: nell’ambito della composizione negoziata o dell’accordo di ristrutturazione, è possibile proporre all’Agenzia delle Entrate una falcidia del debito tributario con pagamento parziale. È richiesto un piano attestato da un professionista indipendente.

3.2 Contro debiti contributivi (INPS)

  1. Controllo dell’avviso: se l’avviso manca dei requisiti formali (es. codice fiscale, periodo di riferimento, firma digitale) , è nullo. Anche la notifica deve avvenire tramite PEC o raccomandata; diversamente, si può eccepire la nullità.
  2. Contestazione dell’addebito: spesso gli addebiti INPS derivano da errori di calcolo o da mancata considerazione di versamenti già effettuati. È possibile richiedere un estratto contributivo aggiornato e confrontarlo con le somme richieste. Il ricorso al giudice del lavoro deve essere supportato da documenti (pagamenti, note di credito).
  3. Eccezione di prescrizione: i contributi previdenziali si prescrivono in cinque anni. Se l’INPS notifica l’avviso oltre questo termine, si può eccepire la prescrizione in giudizio.
  4. Rateizzazione: prima della iscrizione a ruolo è possibile chiedere una rateazione amministrativa fino a 24 o 36 mesi. Dopo l’iscrizione, la rateazione può essere concessa dall’Agenzia delle Entrate Riscossione fino a 120 rate, ma è subordinata al pagamento di una quota iniziale.
  5. Definizioni agevolate: i contributi INPS rientrano nella rottamazione quater e nella rottamazione quinquies per la parte relativa a somme dichiarate e non versate . Non sono invece incluse le somme oggetto di accertamenti o i contributi fissi non dichiarati .
  6. Richiesta di Durc: la normativa consente il rilascio del Durc anche in presenza di debiti contestati o rateizzati . In fase di trattativa con l’INPS è quindi possibile continuare l’attività senza subire il blocco dei lavori.

3.3 Contro debiti con banche

I debiti con le banche derivano in genere da mutui, finanziamenti, fidi di conto corrente o carte di credito. La strategia difensiva si basa su:

  1. Analisi del contratto: verificare se sono stati applicati tassi usurari (superiori al tasso soglia), interessi anatocistici (calcolo degli interessi sugli interessi) o spese non pattuite. In caso di usura, il contratto può essere dichiarato nullo o i tassi ridotti.
  2. Verifica di eventuali fideiussioni: molti professionisti rilasciano fideiussioni personali a garanzia della società. È possibile contestare la clausola se difforme dai modelli standard ABI e censurata dall’Antitrust.
  3. Negoziazione del debito: l’avvocato può proporre alla banca un piano di rientro sostenibile, un consolidamento dei debiti o un saldo e stralcio. La banca preferisce recuperare parte del credito piuttosto che avviare un’azione esecutiva lunga e costosa.
  4. Opposizione a decreto ingiuntivo: se la banca ottiene un decreto ingiuntivo, occorre valutarne la legittimità e presentare opposizione entro 40 giorni.
  5. Composizione negoziata: qualora i debiti bancari siano connessi all’attività imprenditoriale, si può attivare la composizione negoziata (D.L. 118/2021) per trattare con le banche sotto la supervisione dell’esperto .

3.4 Contro debiti verso fornitori

I rapporti con fornitori possono degenerare in recupero crediti e procedure esecutive. Le difese possibili sono:

  1. Contestazione della prestazione: se la merce o il servizio non è stato eseguito correttamente, si può eccepire l’inadempimento o la risoluzione del contratto.
  2. Mediazione o negoziazione assistita: per le controversie commerciali è previsto l’obbligo di tentare la mediazione prima di adire al giudice (es. contratti d’opera). L’avvocato può attivare una mediazione o una negoziazione assistita per trovare un accordo.
  3. Piano di rientro: proporre ai fornitori un piano di pagamento rateale con garanzie (es. cambiali, pegno su beni). Molti fornitori preferiscono un rientro graduale piuttosto che una causa.
  4. Procedura di sovraindebitamento: se i debiti con fornitori si aggiungono a quelli fiscali e contributivi, il sales manager può accedere alla procedura di accordo di composizione della crisi o piano del consumatore. I crediti dei fornitori rientrano nella massa e possono essere falcidiati con l’omologazione del tribunale.

3.5 Difese comuni e misure cautelari

Oltre alle strategie specifiche, vi sono difese comuni:

  1. Eccezione di nullità per mancata motivazione: tutti gli atti esattoriali devono essere motivati, cioè indicare il titolo e l’importo dovuto. La mancanza di motivazione determina la nullità dell’atto.
  2. Eccezione di notifica: l’atto deve essere notificato a mano, per posta raccomandata o PEC. Notifiche inesistenti (es. mancata consegna al destinatario) rendono nullo l’atto. Gli indirizzi PEC devono appartenere agli elenchi ufficiali.
  3. Sospensione amministrativa: l’agente della riscossione può sospendere l’esecuzione su richiesta del debitore se vi è un contenzioso pendente o se il debito è stato pagato. È necessario presentare una domanda motivata allegando la prova del ricorso o del pagamento.
  4. Sospensione giudiziale: il giudice può sospendere l’esecuzione (es. pignoramento) per gravi motivi. Questa misura è frequente nelle opposizioni a cartelle o avvisi di addebito.
  5. Surroga del creditore: se un terzo paga il debito, subentra nei diritti del creditore originario; può essere una soluzione in famiglia (es. coniuge che paga per evitare pignoramenti) ma occorre formalizzare la surroga.
  6. Verifica del minimo vitale: per i pignoramenti di stipendi e pensioni esiste un limite impignorabile (oggi tre volte l’assegno sociale, circa 1.000 €). Se la banca pignora somme inferiori a tale limite, l’atto è nullo.

3.6 Strumenti alternativi di risoluzione

Oltre alle difese processuali, esistono strumenti alternativi per risolvere i debiti:

  1. Rottamazione e saldo e stralcio: permettono di estinguere debiti fiscali con sconti su sanzioni e interessi . Il saldo e stralcio (es. L. 145/2018 per contribuenti in difficoltà) consente di pagare una percentuale sul debito in base all’ISEE.
  2. Rateazione ordinaria e straordinaria: diluisce il debito in più anni, con interessi calcolati su base annua.
  3. Accordo di ristrutturazione del debito (Art. 182‑bis L.F. e ora art. 60 CCII): consente agli imprenditori di proporre un accordo con i creditori che, una volta omologato, è vincolante. Spesso richiede il consenso del 60% dei creditori e l’intervento dell’OCC.
  4. Piano del consumatore: permette di ristrutturare i debiti senza il voto dei creditori; il giudice valuta la convenienza e può ridurre l’ammontare dei debiti anche privilegiati .
  5. Esdebitazione del debitore incapiente: introdotta dalla L. 3/2012 e confermata dal CCII; consente a chi non possiede beni o entrate sufficienti di ottenere la cancellazione dei debiti residui dopo la procedura.
  6. Composizione negoziata della crisi (D.L. 118/2021): offre un percorso assistito da un esperto per negoziare con i creditori, sospendere temporaneamente le azioni esecutive e salvaguardare l’attività .

4. Errori comuni e consigli pratici

Molti professionisti aggravano la propria posizione commettendo errori strategici. Ecco i principali sbagli da evitare e alcuni consigli pratici:

  1. Ignorare gli atti: non leggere le cartelle o gli avvisi e non reagire nei termini è uno degli errori più gravi. L’intimazione di pagamento non impugnata cristallizza il debito . Sempre consultare un professionista prima della scadenza.
  2. Pagare senza verificare: spesso gli importi richiesti contengono interessi o sanzioni non dovuti. Verifica sempre la legittimità della richiesta; anche in caso di definizioni agevolate è opportuno calcolare se conviene aderire.
  3. Accettare piani di rientro insostenibili: molte banche o agenti propongono rate troppo alte che il professionista non può sostenere. È preferibile negoziare un piano realistico o ricorrere a un piano del consumatore.
  4. Non conservare la documentazione: occorre conservare ricevute di pagamento, comunicazioni e atti notificati. Senza documenti è difficile contestare l’avviso di addebito.
  5. Confondere i termini: cartelle, avvisi di addebito e pignoramenti hanno termini diversi (60 giorni, 40 giorni, 20 giorni). Segnaliamoli in un calendario e agire subito.
  6. Trascurare i contributi INPS: molti professionisti considerano i contributi un onere secondario e li versano in ritardo. Ricorda che l’avviso di addebito è un titolo esecutivo immediato . Meglio rateizzare o contestare da subito.
  7. Non chiedere aiuto: rivolgersi a un avvocato e a un commercialista esperto è essenziale. L’avv. Monardo e il suo team valutano la situazione complessiva e pianificano una strategia integrata per tutti i debiti.

5. Domande e risposte frequenti (FAQ)

Di seguito un elenco di quesiti pratici che i sales manager freelance indebitati rivolgono più spesso. Le risposte sono orientate alla soluzione e basate sulle normative vigenti.

FAQ 1 – Cosa succede se ignoro una cartella esattoriale?

Se trascorrono 60 giorni senza pagare né impugnare, l’agente della riscossione può iscrivere ipoteca sui beni, notificare un’intimazione di pagamento o procedere al pignoramento. La mancata impugnazione preclude contestazioni future su vizi di notifica o prescrizione. È sempre consigliabile verificare l’atto e, se necessario, impugnarlo nei termini.

FAQ 2 – Posso chiedere la rateazione di un avviso di addebito INPS?

Sì. Prima dell’iscrizione a ruolo l’INPS concede rate fino a 24 o 36 mesi. Dopo l’iscrizione, la rateazione è concessa dall’Agenzia Entrate Riscossione fino a 120 rate. Tuttavia l’avviso deve essere impugnato entro 40 giorni se si contestano i contributi richiesti .

FAQ 3 – Qual è la differenza tra rottamazione quater e rottamazione quinquies?

La rottamazione quater (Legge 197/2022) riguarda i debiti affidati dal 2000 al 30 giugno 2022 e permette di pagare solo capitale e spese . La rottamazione quinquies (Legge 199/2025) estende l’arco temporale fino al 31 dicembre 2023, consente un pagamento in 54 rate bimestrali al 3% e sospende le procedure esecutive . Entrambe cancellano sanzioni, interessi e aggio, ma la quinquies include anche alcuni contributi INPS dichiarati e non versati.

FAQ 4 – L’avviso di addebito può essere notificato via PEC?

Sì. L’art. 30 DL 78/2010 stabilisce che l’avviso di addebito deve essere notificato prioritariamente tramite PEC o, in mancanza, tramite raccomandata . Se l’ente utilizza una PEC non iscritta nei registri ufficiali, la notifica è nulla.

FAQ 5 – Quando scatta la prescrizione per i contributi INPS?

I contributi previdenziali si prescrivono in cinque anni. Tuttavia la notifica di un avviso di addebito interrompe la prescrizione. Se l’INPS notifica l’avviso oltre il quinquennio, è possibile eccepire la prescrizione in giudizio.

FAQ 6 – Cosa posso fare se la banca mi pignora il conto e blocca anche i versamenti successivi?

La Cassazione ha chiarito che il pignoramento ex art. 72‑bis blocca il conto per 60 giorni e si estende alle somme future . Puoi impugnare l’atto entro 20 giorni se presenta vizi (es. somme impignorabili). Inoltre puoi chiedere la rateizzazione o la definizione agevolata del debito per liberare il conto.

FAQ 7 – Il piano del consumatore può ridurre i debiti tributari e contributivi?

Sì. La Corte di Cassazione ha confermato che il giudice può omologare il piano del consumatore anche in assenza del voto dei creditori privilegiati e che è possibile la falcidia dei crediti erariali e contributivi . Ciò permette di proporre ai creditori (inclusi Fisco e INPS) un pagamento parziale e la sospensione dei debiti residui.

FAQ 8 – Posso accedere alla composizione negoziata se sono un libero professionista?

Sì, se la tua attività ha dimensioni imprenditoriali (es. possiedi una partita IVA con collaboratori). La composizione negoziata consente di nominare un esperto che facilita le trattative con i creditori . Durante la procedura si possono ottenere misure protettive e sospendere i pignoramenti.

FAQ 9 – I debiti con i fornitori possono essere inclusi nella rottamazione?

No. La rottamazione riguarda solo debiti affidati all’agente della riscossione (tributi, contributi, multe). I debiti commerciali devono essere trattati tramite negoziazione, rateazioni o procedure di sovraindebitamento.

FAQ 10 – È vero che dopo cinque anni dalla cancellazione della società i debiti tributari si prescrivono?

L’art. 28, comma 4 D.Lgs. 175/2014 prevede che, ai soli fini fiscali, l’estinzione della società produce effetto dopo cinque anni dalla richiesta di cancellazione . Ciò non significa che i debiti siano prescritti; significa che, durante quei cinque anni, l’Amministrazione può notificare atti. Trascorso il quinquennio, i soci possono eccepire la carenza di legittimazione, ma restano comunque responsabili nei limiti del patrimonio ricevuto ex art. 36 DPR 602/1973 .

FAQ 11 – Se ricevo un avviso bonario posso ignorarlo?

L’avviso bonario è un invito al pagamento senza carattere esecutivo. Ignorarlo non produce effetti immediati, ma dopo 30 giorni l’ente può emettere l’avviso di addebito o iscrivere a ruolo la somma. È consigliabile verificare l’avviso e, se corretto, procedere al pagamento o chiedere la rateazione.

FAQ 12 – Posso ottenere il Durc se ho debiti INPS?

Sì. L’art. 8 del DM 24 ottobre 2007 prevede che il Durc deve essere rilasciato anche in presenza di crediti in fase amministrativa o giudiziaria . Pertanto, se hai impugnato l’avviso di addebito o rateizzato il debito, hai diritto al Durc.

FAQ 13 – Cosa succede se non pago le rate della rottamazione?

Il mancato pagamento anche di una sola rata comporta la decadenza dal beneficio della definizione agevolata. Le somme versate restano acquisite a titolo di acconto e il debito residuo torna esigibile con interessi e sanzioni. È fondamentale rispettare le scadenze previste dal piano.

FAQ 14 – Posso cedere un immobile a un familiare per evitare un pignoramento?

Cedere beni per sottrarli alla garanzia dei creditori può integrare il reato di fraudolenta sottrazione al pagamento delle imposte e può essere revocato tramite azione revocatoria. Prima di compiere atti dispositivi è sempre necessario valutare la legittimità e consultare un avvocato.

FAQ 15 – Come funziona l’esdebitazione del debitore incapiente?

L’esdebitazione è prevista per i debitori meritevoli che, al termine della procedura di liquidazione controllata, non hanno soddisfatto integralmente i creditori e non hanno sufficienti beni o redditi. Il giudice può cancellare i debiti residui consentendo al debitore di ripartire senza passività. È necessario dimostrare di aver collaborato con l’OCC e di non aver commesso atti in frode.

FAQ 16 – Le sanzioni penali per il mancato pagamento dei tributi si applicano al freelance?

Le sanzioni penali tributarie (es. omesso versamento di IVA o ritenute) si applicano se vengono superati determinate soglie e se si prova l’elemento soggettivo (dolo). Per i professionisti indebitati può essere strategico rateizzare o aderire alla rottamazione per evitare l’integrazione del reato.

FAQ 17 – È possibile impugnare un pignoramento se il saldo era negativo?

Secondo la Cassazione 28520/2025, il pignoramento blocca il rapporto di conto indipendentemente dal saldo . Non è quindi possibile annullarlo per il solo fatto che il conto era in rosso. Tuttavia si possono opporre altre eccezioni (eccesso di pignoramento, somme impignorabili).

FAQ 18 – Se rateizzo il debito con la banca, la segnalazione in centrale rischi viene cancellata?

La rateizzazione o il saldo e stralcio non comportano automaticamente la cancellazione della segnalazione in centrale rischi. È possibile richiedere alla banca una segnalazione di rientro, ma la cancellazione avviene dopo il pagamento integrale o secondo le tempistiche di legge (36 mesi per sofferenze).

FAQ 19 – Posso andare all’estero per sfuggire al Fisco?

Trasferire la residenza all’estero non estingue i debiti. L’Agenzia delle Entrate può iscrivere ipoteca o pignorare i beni presenti in Italia. Inoltre il trasferimento fittizio può comportare contestazioni per esterovestizione. Occorre regolarizzare la posizione piuttosto che fuggire.

FAQ 20 – Come posso calcolare se conviene aderire alla rottamazione quinquies?

Per decidere se aderire alla rottamazione quinquies occorre calcolare l’importo del debito originario (capitale), gli interessi e le sanzioni. La rottamazione cancella sanzioni e interessi e consente il pagamento in 54 rate . Se la quota capitale è molto bassa rispetto agli interessi, la definizione può essere vantaggiosa; in caso contrario può essere più conveniente impugnare l’atto o proporre un piano del consumatore.

6. Simulazioni pratiche

Per comprendere meglio gli effetti delle varie procedure riportiamo alcune simulazioni numeriche basate su ipotesi realistiche. I valori sono orientativi e servono a illustrare le dinamiche; per un calcolo preciso è necessario l’ausilio di un professionista.

6.1 Pignoramento del conto corrente

Supponiamo che Marco, sales manager freelance, abbia un debito tributario di 10.000 euro. Il 1° novembre 2025 l’Agenzia delle Entrate Riscossione notifica alla sua banca un pignoramento ex art. 72‑bis. Al momento della notifica, il conto è a zero. Nei successivi 60 giorni affluiscono due stipendi da 1.800 euro il 10 novembre e il 10 dicembre e un pagamento da un cliente di 1.000 euro il 20 novembre. Marco versa inoltre 600 euro su un conto diverso.

DataOperazioneSaldo del contoSomma vincolataNote
01/11/2025Notifica del pignoramento0 €0 €Il conto è bloccato; il vincolo dura 60 giorni
10/11/2025Accredito stipendio1.800 €1.800 €L’intero stipendio resta vincolato
20/11/2025Pagamento cliente2.800 €2.800 €Si somma allo stipendio
10/12/2025Accredito secondo stipendio4.600 €4.600 €Anche questo importo è vincolato
30/12/2025Scaduti 60 giorni4.600 €4.600 €La banca versa 4.600 € al Fisco
Debito residuo5.400 €Il Fisco potrà avviare altre azioni

In questo esempio, pur non essendo presenti somme al momento del pignoramento, il Fisco riesce a recuperare 4.600 euro perché il vincolo si estende ai versamenti futuri . Il debito residuo rimane e l’Agenzia potrà notificare nuovi pignoramenti o iscrivere ipoteca.

6.2 Rottamazione quinquies

Ipotizziamo che Lucia abbia quattro cartelle esattoriali affidate all’agente della riscossione tra il 2010 e il 2023 per un totale di 40.000 euro così ripartiti:

  • Capitale (imposte e contributi): 20.000 €;
  • Sanzioni: 10.000 €;
  • Interessi di mora: 5.000 €;
  • Somme aggiuntive su contributi INPS: 3.000 €;
  • Aggio di riscossione: 2.000 €.

Se Lucia aderisce alla rottamazione quinquies entro il 30 aprile 2026, dovrà pagare solo la quota capitale (20.000 €) e le spese di notifica e procedura (ipotizziamo 1.000 €). Le sanzioni, gli interessi di mora, le somme aggiuntive e l’aggio sono cancellati . Potrà pagare in 54 rate bimestrali al tasso del 3%, pari a circa 407 euro a rata. L’adesione sospende immediatamente le procedure esecutive . Lucia risparmierebbe oltre 20.000 € di sanzioni e interessi.

6.3 Piano del consumatore

Supponiamo che Paolo, lavoratore autonomo, abbia debiti così composti:

  • 30.000 € di imposte (cartelle esattoriali);
  • 10.000 € di contributi INPS (avvisi di addebito);
  • 15.000 € di finanziamenti bancari;
  • 5.000 € di debiti verso fornitori.

Il suo reddito mensile è 2.000 € e possiede un appartamento gravato da mutuo. Paolo presenta un piano del consumatore attraverso un OCC. Il piano propone di pagare:

  • 40% dei debiti tributari (12.000 €), rateizzati in 8 anni senza interessi;
  • 30% dei contributi INPS (3.000 €);
  • 50% dei debiti bancari (7.500 €);
  • 30% dei debiti commerciali (1.500 €).

Il piano prevede il mantenimento della casa come bene necessario. I creditori privilegiati (Fisco, INPS) contestano il pagamento parziale. Il giudice, applicando la Legge 3/2012 e il CCII, omologa comunque il piano perché ritiene conveniente rispetto all’alternativa liquidatoria e perché consente a Paolo di restare economicamente attivo. Grazie alla falcidia, Paolo paga circa 24.000 € su 60.000 € di debiti, con una riduzione del 60%. Al termine del piano, i debiti residui sono cancellati.

7. Conclusioni

Un sales manager freelance indebitato con lo Stato, le banche, i fornitori e l’INPS si trova al centro di un labirinto normativo. Le norme civili (come l’art. 2495 c.c.) definiscono la responsabilità dei soci dopo l’estinzione della società ; le norme tributarie (art. 28 D.Lgs. 175/2014) introducono una finestra quinquennale per le azioni del Fisco ; le norme sulla riscossione (art. 36 DPR 602/1973) regolano la responsabilità di liquidatori e soci ; gli atti dell’INPS (artt. 24 D.Lgs. 46/1999 e 30 DL 78/2010) costituiscono titoli esecutivi . Il pignoramento speciale ex art. 72‑bis congela i conti per 60 giorni e cattura anche i versamenti futuri . Le definizioni agevolate (rottamazioni quater e quinquies) consentono di pagare solo il capitale . Le procedure di sovraindebitamento e di composizione negoziata offrono una via d’uscita e la possibilità di ripartire .

Il tempo è l’alleato e il nemico principale. Molti atti devono essere impugnati entro 40 o 60 giorni, altrimenti il debito diventa definitivo . Non reagire nei termini preclude la possibilità di eccepire vizi di notifica o prescrizione. Al contrario, una strategia tempestiva permette di bloccare pignoramenti, sospendere l’esecuzione e negoziare soluzioni sostenibili. Le procedure di rottamazione offrono sconti significativi, mentre il piano del consumatore consente di ridurre anche i debiti privilegiati .

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