Azienda di profilati con debiti: cosa fare per difendersi da fisco, INPS e banche

Introduzione

Gestire un’azienda nel settore dei profilati richiede investimenti continui in macchinari, materie prime e personale qualificato. Quando si accumulano debiti verso l’Agenzia delle Entrate‑Riscossione, l’INPS o gli istituti di credito, il rischio di pignoramenti, ipoteche e azioni esecutive è concreto. L’ordinamento italiano offre però numerosi strumenti per difendere la società di profilati o i suoi soci e amministratori.

L’articolo che segue, aggiornato a gennaio 2026, ha un taglio giuridico‑divulgativo e si rivolge a imprenditori, artigiani e professionisti che operano nel settore dei profilati e stanno affrontando debiti fiscali, contributivi o bancari. Verranno esaminati i riferimenti normativi (leggi e decreti), le pronunce più recenti di Cassazione e Corte costituzionale, le procedure passo‑passo da seguire dopo la notifica di un atto e le strategie legali per ottenere sospensioni, rateazioni, rottamazioni o transazioni. Il punto di vista è quello del debitore/contribuente: scopriremo come difendersi efficacemente e quali errori evitare.

Perché il tema è attuale e urgente

  • Esposizione immediata ai rischi esecutivi. Dopo la notifica di una cartella di pagamento, l’agente della riscossione può procedere a pignoramenti mobiliari o presso terzi senza autorizzazione del giudice; per i debiti erariali la cartella è già titolo esecutivo .
  • Beni indispensabili alla produzione a rischio. Solo gli strumenti di lavoro realmente indispensabili sono relativamente impignorabili. L’art. 515 c.p.c. consente infatti di pignorare macchinari e attrezzature fino a un quinto del loro valore se non vi sono altri beni . L’imprenditore deve dimostrare l’indispensabilità del bene .
  • Responsabilità degli amministratori e dei soci. In caso di scioglimento o cancellazione della società, i debiti tributari non si estinguono. L’art. 36 del DPR 602/1973 prevede la responsabilità dei liquidatori che distribuiscono attivo ai soci prima di pagare le imposte . La Cassazione ha stabilito che i soci possono essere perseguiti senza attendere i cinque anni di “sopravvivenza” della società .
  • Obblighi contributivi non automatici. Non basta essere socio o amministratore per essere iscritto alla Gestione Commercianti INPS: occorre partecipazione abituale e prevalente all’attività . Senza prova di operatività concreta, l’avviso INPS è annullabile .
  • Nullità delle fideiussioni bancarie. Molti contratti di garanzia riproducono lo schema ABI del 2002 vietato dall’Autorità antitrust; la Cassazione ha riconosciuto la nullità parziale delle clausole abusive . Nuove sentenze (2024‑2025) discutono l’estensione della nullità alle fideiussioni successive .

Come l’avv. Giuseppe Angelo Monardo può aiutare

Giuseppe Angelo Monardo è avvocato cassazionista con tanti anni di esperienza nel diritto bancario e tributario. Coordina un team multidisciplinare di avvocati e commercialisti che operano su tutto il territorio italiano. Tra le sue qualifiche:

  • Gestore della crisi da sovraindebitamento iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia (Legge 3/2012);
  • Professionista fiduciario di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC);
  • Esperto negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021;
  • Consulente esperto in ricorsi tributari, opposizioni a cartelle, sospensioni giudiziali e stragiudiziali.

Lo studio Monardo fornisce:

  • Analisi dell’atto. Valutazione della legittimità di cartelle esattoriali, avvisi INPS, ipoteche o fideiussioni.
  • Ricorsi e opposizioni. Predisposizione di ricorsi tributari, istanze di sospensione, opposizioni all’esecuzione (art. 615 c.p.c.), opposizioni agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.).
  • Trattative e piani di rientro. Negoziazione di rateazioni ex art. 19 DPR 602/1973, definizioni agevolate (rottamazione‑quater), transazioni fiscali e piani del consumatore.
  • Soluzioni giudiziali e stragiudiziali. Assistenza nelle procedure concorsuali minori (accordo di ristrutturazione, concordato minore, liquidazione controllata) previste dal Codice della crisi d’impresa.

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1. Contesto normativo e giurisprudenziale

1.1 Responsabilità per debiti fiscali e contributivi

1.1.1 Responsabilità di liquidatori e soci ex art. 36 DPR 602/1973

Il DPR 602/1973 (Disciplina della riscossione delle imposte sul reddito) prevede che il liquidatore che distribuisce ai soci il patrimonio sociale prima di soddisfare i debiti tributari diventa responsabile in solido per le imposte non pagate. L’art. 36 stabilisce che il liquidatore deve pagare imposte, sanzioni e interessi prima di ogni altra distrazione; se versa somme ai soci o ai creditori chirografari senza accantonare quanto dovuto al Fisco, è obbligato al pagamento nei limiti del patrimonio distribuito . Questa norma mira a impedire che la società si spogli dei beni rendendo impossibile la riscossione.

La responsabilità può estendersi anche ai soci. L’art. 28, comma 4, del D.Lgs. 175/2014 (cosiddetto Decreto Semplificazioni fiscali) dispone che, in caso di cancellazione di una società di capitali, i soci rispondono nei limiti di quanto ricevuto in sede di liquidazione. La Cassazione ha chiarito che la cancellazione dal registro delle imprese non estingue i debiti tributari; l’Agenzia delle Entrate può agire direttamente contro i soci anche prima della scadenza del quinquennio di “sopravvivenza” previsto dall’art. 28 . Con l’ordinanza n. 24023/2025 la Corte ha ritenuto che la notifica dell’avviso di accertamento alla società estinta è sufficiente per radicare la responsabilità del socio e che non è necessario attendere cinque anni . Pertanto, nel caso di società di profilati con pendenze tributarie, la scelta di sciogliere l’impresa non evita che l’amministrazione finanziaria possa rivalersi sui soci o sugli ex amministratori.

1.1.2 Obblighi contributivi dei soci‑amministratori

L’iscrizione alla Gestione Commercianti dell’INPS non è automatica. L’art. 29 della legge 613/1966, come sostituito dall’art. 1, comma 203, della legge 662/1996, prevede che l’obbligo contributivo sussiste solo quando l’amministratore:

  • Partecipa personalmente al lavoro aziendale;
  • Lo svolge con carattere di abitualità e prevalenza;
  • Assume la piena responsabilità dell’impresa .

Il Tribunale di Potenza (sentenza n. 589/2025) ha annullato un avviso di addebito di oltre 15 000 € notificato a un socio‑amministratore di S.r.l. perché l’INPS non aveva provato la sua effettiva partecipazione operativa. Il giudice ha ricordato che l’onere probatorio grava sull’INPS e che non basta il mero ruolo formale nel consiglio di amministrazione . Perciò, un’azienda di profilati può opporsi con successo agli addebiti se dimostra, ad esempio, che l’amministratore si occupa solo di governance e non svolge mansioni operative.

1.2 Rateazioni e definizioni agevolate

1.2.1 Rateazione ex art. 19 DPR 602/1973

Il D.Lgs. 110/2024 (riforma della riscossione) ha modificato l’art. 19 del DPR 602/1973 ampliando le possibilità di rateizzare i debiti tributari. Dal 2025 l’agente della riscossione può concedere:

  • 84 rate mensili per le richieste presentate nel 2025‑2026;
  • 96 rate mensili per le richieste del 2027‑2028;
  • 108 rate mensili dal 2029;
  • Fino a 120 rate mensili se l’importo del debito supera 120 000 € o quando le condizioni economiche del debitore lo giustificano .

La norma introduce criteri per valutare la temporanea situazione di difficoltà: indice ISEE, rapporto tra debito e reddito, situazione di liquidità. Il Ministero dell’Economia può fissare ulteriori criteri con decreto. Queste rateazioni permettono a un’azienda di profilati di diluire il debito fiscale evitando procedure esecutive; tuttavia, il pagamento rateizzato deve essere continuo perché la decadenza comporta l’esigibilità immediata di tutte le somme.

1.2.2 Rottamazione‑quater e definizioni agevolate

La Legge 197/2022 (Legge di Bilancio 2023) ha introdotto la rottamazione‑quater: i debiti risultanti da carichi affidati all’agente della riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 30 giugno 2022 possono essere pagati senza sanzioni e interessi di mora; il contribuente deve versare solo capitale e spese di notifica . I debiti fino a 1 000 € riferiti al periodo 2000‑2015 sono stati automaticamente cancellati al 31 marzo 2023. Le domande di adesione si sono chiuse nel 2023, ma la normativa prevede periodicamente nuove definizioni agevolate: nel 2025 lo Stato ha lanciato la “rottamazione‑quinquies”, e nel 2026 potrebbero essere approvate ulteriori misure. Le società devono monitorare le scadenze per non perdere queste opportunità.

1.3 Strumenti di composizione della crisi

1.3.1 Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (CCII)

Il D.Lgs. 14/2019, entrato in vigore il 15 luglio 2022, ha unificato la disciplina della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Rilevano in particolare:

  • Art. 63 CCII (Transazione su crediti tributari e contributivi): nell’ambito degli accordi di ristrutturazione e dei concordati, il debitore può proporre il pagamento parziale o dilazionato dei tributi e dei contributi, purché un professionista indipendente attesti la convenienza della proposta; l’amministrazione deve esprimere il proprio voto secondo le regole fissate dalla norma. Se l’Agenzia delle Entrate o l’INPS votano contro, il giudice può comunque omologare l’accordo se il piano garantisce un trattamento non deteriore rispetto alla liquidazione .
  • Art. 112 CCII (Giudizio di omologazione): disciplina l’omologazione del concordato preventivo; il tribunale verifica la regolarità della procedura, l’esito delle votazioni e può omologare anche in presenza di classi dissenzienti se il piano rispetta la par condicio, soddisfa almeno la maggioranza delle classi e riserva ai creditori dissenzienti un trattamento non deteriore rispetto alle alternative .

Queste norme consentono all’azienda debitrice di proporre soluzioni concordate ai creditori pubblici e privati, con possibilità di “cram‑down” sugli enti pubblici se il piano è più vantaggioso della liquidazione.

1.3.2 Legge 3/2012 e procedure di sovraindebitamento

La Legge 3/2012 (“disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento”) è stata assorbita nel CCII ma continua a rappresentare un riferimento per soggetti non fallibili (consumatori, professionisti e piccole imprese). Il nuovo codice prevede:

  • Ristrutturazione dei debiti del consumatore (artt. 65‑83 CCII): consente alla persona fisica o al piccolo imprenditore di proporre un piano di pagamento proporzionato al reddito disponibile; il giudice può omologare anche con il voto negativo di uno o più creditori pubblici se il piano è più conveniente per loro .
  • Concordato minore (artt. 74‑83 CCII): destinato a imprenditori sotto soglia; prevede una proposta ai creditori supportata da professionista indipendente e la possibilità di falcidiare i debiti fiscali e contributivi tramite transazione .
  • Liquidazione controllata (artt. 268‑277 CCII): procedura concorsuale che prevede la liquidazione del patrimonio del debitore e distribuzione del ricavato. Il giudice può concedere l’esdebitazione di diritto dopo tre anni .
  • Esdebitazione del debitore incapiente (art. 283 CCII): consente la cancellazione dei debiti residui del debitore che non ha alcuna risorsa; la procedura è riservata a soggetti meritevoli e non colpevoli .

La Cassazione ha recentemente precisato che la nozione di “consumatore” non comprende il socio che si è obbligato a garantire debiti della società: la fideiussione firmata in funzione dell’attività d’impresa non consente l’accesso al piano del consumatore . Inoltre, con la sentenza n. 22890/2023 la Corte ha chiarito che il requisito di meritevolezza si valuta in base all’assenza di dolo o colpa grave .

1.4 Protezione del patrimonio aziendale

1.4.1 Beni assolutamente e relativamente impignorabili

Il Codice di procedura civile elenca i beni che non possono essere pignorati.

  • Art. 514 c.p.c.: enumera i beni assolutamente impignorabili, tra cui le cose sacre, l’anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i mobili essenziali, i commestibili per un mese e le decorazioni di valore . Fino al 2006 erano impignorabili anche gli strumenti e i libri indispensabili per l’esercizio della professione, ma questa tutela è stata trasferita all’art. 515 c.p.c.
  • Art. 515 c.p.c.: disciplina i beni relativamente impignorabili. Gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili per l’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere del debitore possono essere pignorati solo nei limiti di un quinto del loro valore e solo in mancanza di altri beni pignorabili . La limitazione non si applica se il debitore è una società di capitali e se nella sua attività prevale il capitale sul lavoro . L’onere di dimostrare l’indispensabilità del bene grava sul debitore; la Cassazione ha affermato che la protezione non si estende a dotazioni sovrabbondanti .

Nel contesto di un’azienda di profilati, ciò significa che macchinari, autocarri e attrezzature possono essere pignorati solo nei limiti di un quinto del valore se non esistono altre risorse. Tuttavia, se la società dispone di altri beni o se la struttura è capitalizzata (prevalenza del capitale), l’impignorabilità relativa può non operare. L’azienda deve quindi documentare che determinati beni sono imprescindibili per la produzione (es. un profilo metallico o un impianto di estrusione) per ottenere la tutela.

1.4.2 Pignoramenti presso terzi e sul conto corrente

Il pignoramento del conto corrente da parte dell’Agenzia delle Entrate costituisce un’espropriazione presso terzi. In questo caso la banca è il terzo presso il quale giace il credito del debitore. La cartella di pagamento è titolo esecutivo e, trascorsi 60 giorni, l’agente può ordinare alla banca di bloccare le somme presenti sul conto .

Esistono limiti alla pignorabilità:

  • Il conto corrente può essere pignorato per l’importo che eccede il triplo dell’assegno sociale (1 509,81 € per il 2023; nel 2026 l’assegno sociale è pari a 534,41 €, quindi il limite è 1 603,23 €).
  • Se sul conto si accreditano stipendio o pensione, è pignorabile solo la quota di un quinto dopo il deposito .
  • Alcuni crediti, come indennità di maternità, assegni di invalidità e sussidi di sostentamento, sono assolutamente impignorabili .

L’azienda deve verificare se i fondi presenti sul conto derivano da stipendi o indennità impignorabili e può proporre opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. per contestare un pignoramento illegittimo.

1.5 Nullità delle fideiussioni bancarie

Molti imprenditori sottoscrivono fideiussioni omnibus o specifiche per garantire i finanziamenti bancari destinati all’acquisto di macchinari e materie prime. Tuttavia, nel 2005 la Banca d’Italia – allora Autorità antitrust nel settore bancario – ha accertato che lo schema ABI del 2002 conteneva clausole anticoncorrenziali che violano l’art. 2 della legge 287/1990 e l’art. 101 TFUE . In particolare, erano illegittime:

  1. Clausola di reviviscenza (art. 2 dello schema), che obbligava il fideiussore a garantire anche i debiti estinti e poi ripristinati.
  2. Clausola di sopravvivenza (art. 8), che estendeva la garanzia oltre la scadenza del debito.
  3. Deroga all’art. 1957 c.c. (art. 6), che eliminava il termine di decadenza di sei mesi per l’azione nei confronti del fideiussore.

Le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza 30 dicembre 2021 n. 41994, hanno stabilito che i contratti di fideiussione conformi allo schema ABI sono parzialmente nulli limitatamente alle clausole vietate. La nullità non travolge l’intero contratto ma produce la cancellazione delle clausole abusive; la vittima dell’intesa può ottenere anche il risarcimento .

Tra il 2024 e il 2025 la giurisprudenza ha oscillato tra orientamento restrittivo ed estensivo:

  • Alcune sentenze (Corte d’Appello di Torino n. 672/2025; Cass. I, 17 gennaio 2025 n. 1170; Cass. I, 1 aprile 2025 n. 8669) hanno ritenuto che la nullità si applica solo alle fideiussioni stipulate tra il 2002 e il 2005, salvo prova della persistenza dell’intesa .
  • Altre decisioni (Cass. III, 24 luglio 2024 n. 20648; Cass. III, 21 ottobre 2024 n. 27243) hanno esteso la nullità anche alle fideiussioni successive al 2005, ritenendo sufficiente la mera riproduzione delle clausole vietate .
  • Nel novembre 2025 il primo presidente della Corte di Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la questione della c.d. ABI‑bis: si attende, nel 2026, una decisione che chiarirà se la nullità si estende alle fideiussioni fuori periodo, se riguarda anche le fideiussioni specifiche e se la clausola a prima richiesta evita la decadenza ex art. 1957 .

Nel frattempo, l’ordinanza n. 28988/2025 ha indicato cinque requisiti per eccepire la nullità: (i) provvedimento antitrust esistente; (ii) natura omnibus della garanzia; (iii) stipula nel periodo 2002‑2005 o prova della prosecuzione; (iv) presenza delle tre clausole vietate; (v) incidenza effettiva sul debito . Una sentenza del 2024 (Cass. 31105/2024) ha chiarito che la clausola “a prima richiesta” non elimina il termine di decadenza di sei mesi ex art. 1957 c.c. e che la banca deve comunque agire giudizialmente entro tale termine . Un’altra sentenza (Cass. 8304/2024) ha ribadito l’obbligo della banca di informare il fideiussore del peggioramento delle condizioni del debitore (art. 1956 c.c.) .

Per un’azienda di profilati con debiti bancari, questi principi offrono una difesa concreta: analizzare la fideiussione, individuare clausole abusive e chiedere la nullità parziale può ridurre l’importo dovuto e bloccare eventuali azioni esecutive.

1.6 Riscossione e accertamento dei crediti d’imposta

Il D.L. 13/2024, convertito nella L. 87/2024, ha inserito nel DPR 600/1973 l’art. 38‑bis che disciplina l’atto di recupero dei crediti d’imposta non spettanti o inesistenti. L’atto può essere notificato entro il quinto anno per i crediti non spettanti e l’ottavo anno per quelli inesistenti; il contribuente deve pagare l’intero importo entro il termine per proporre ricorso. In caso di mancato pagamento, le somme sono iscritte a ruolo e riscosse coattivamente . Le sanzioni vanno dal 25 % (crediti non spettanti) al 70 % (crediti inesistenti) . Per le aziende di profilati che beneficiano di crediti d’imposta (es. investimenti 4.0), è fondamentale verificare la legittimità dell’atto e valutare eventuali difese.

2. Procedura dopo la notifica dell’atto: tempi e scadenze

Quando un’azienda riceve un avviso di accertamento, un’iscrizione a ruolo o un avviso di addebito INPS, è essenziale agire tempestivamente per non perdere i diritti. Di seguito una procedura passo‑passo.

2.1 Ricezione e verifica dell’atto

  1. Controllo della notifica. L’atto deve essere notificato nel rispetto delle forme previste (PEC, raccomandata A/R, ufficiale giudiziario) e all’indirizzo corretto. Errori nella notifica possono determinare la nullità.
  2. Verifica dei contenuti. L’atto deve indicare chiaramente l’importo richiesto, gli interessi, le sanzioni, la normativa applicata e i motivi dell’accertamento. La mancanza di motivazione consente l’annullamento.
  3. Calcolo dei termini per il ricorso. Per gli avvisi di accertamento l’imprenditore ha 60 giorni per presentare ricorso alla Corte di giustizia tributaria; per le cartelle di pagamento i termini decorrono dalla notifica dell’atto o dal preavviso di fermo/ipoteca (30 giorni per il ricorso amministrativo o 60 per quello giudiziale); per gli avvisi INPS il ricorso va presentato entro 40 giorni dalla notifica.
  4. Valutazione della sospensione. È possibile chiedere la sospensione dell’atto presentando un’istanza all’agente della riscossione o al giudice competente. La sospensione evita l’avvio dell’esecuzione in attesa del giudizio.

2.2 Ricorso alla Corte di giustizia tributaria

Il ricorso va depositato presso la Corte di giustizia tributaria di primo grado (ex Commissione tributaria provinciale). Il ricorrente deve:

  • Presentare il ricorso entro 60 giorni dalla notifica, via PEC o fisicamente.
  • Esporre i motivi di contestazione (eccezioni di legittimità, vizi di motivazione, prescrizione, decadenza, illegittimità della notifica, eccesso di potere, ecc.).
  • Allegare la documentazione (contratti, bilanci, estratti ruolo, attestazione di depositi, certificazioni INPS).
  • Richiedere la sospensione dell’esecutività dell’atto. La Corte decide sulla sospensiva in camera di consiglio: occorre dimostrare un pregiudizio grave e irreparabile.

In caso di rigetto, è possibile appellare alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado entro 60 giorni. Successivamente si può proporre ricorso per cassazione per violazione di legge.

2.3 Opposizione all’esecuzione e agli atti esecutivi

Se l’atto è già sfociato in una procedura esecutiva (pignoramento, fermo, ipoteca), il debitore può ricorrere al giudice dell’esecuzione:

  • Opposizione all’esecuzione (art. 615 c.p.c.): contesta il diritto del creditore a procedere o la non pignorabilità dei beni. Può essere proposta prima dell’inizio dell’esecuzione o entro 20 giorni dall’opposizione agli atti esecutivi.
  • Opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.): contesta irregolarità formali del pignoramento o della notifica. Il termine è di 20 giorni dal compimento dell’atto o dalla conoscenza dello stesso (riforma Cartabia 2022 ha aumentato il termine da 5 a 20 giorni).
  • Conversione o riduzione del pignoramento: il debitore può chiedere di sostituire i beni pignorati con una somma da versare ratealmente o ridurre il pignoramento al minimo indispensabile.

Una volta presentata l’opposizione, il giudice può sospendere l’esecuzione. L’azienda deve agire in tempi stretti per evitare la vendita dei beni.

2.4 Transazione fiscale e contributiva

La transazione è un istituto che consente di definire un debito con il Fisco o l’INPS mediante un accordo. Vi sono due strumenti:

  • Transazione fiscale/contributiva nell’ambito dei procedimenti concorsuali (art. 63 CCII). Il debitore propone un pagamento parziale o dilazionato dei tributi e contributi; un professionista indipendente attesta la convenienza; l’Agenzia delle Entrate e l’INPS votano sull’accordo. Il giudice può omologare nonostante il voto contrario se la proposta assicura un trattamento non peggiore rispetto alla liquidazione .
  • Definizioni agevolate ex legge di bilancio: rottamazione, stralcio, saldo e stralcio. Queste sono misure straordinarie varate dal legislatore; la rottamazione‑quater ha eliminato sanzioni e interessi sui debiti fino al 30 giugno 2022 . Le definizioni successive (2023‑2024) hanno ampliato la platea; per il 2026 si attendono nuove finestre.

2.5 Rateizzazione e piani di rientro

Se non si vogliono impugnare gli atti o se l’esito del ricorso è incerto, l’azienda può chiedere una rateizzazione. L’art. 19 DPR 602/1973, come modificato dal D.Lgs. 110/2024, consente fino a 120 rate mensili . La domanda va presentata all’agente della riscossione, allegando:

  • Documentazione economico‑finanziaria (bilanci, dichiarazioni dei redditi, fatturato).
  • Indice ISEE (per persone fisiche); per le società si tiene conto del rapporto tra debito e patrimonio.
  • Eventuale garanzia fideiussoria per importi elevati.

In caso di mancato pagamento di cinque rate, anche non consecutive, la rateizzazione viene revocata e il debito torna immediatamente esigibile.

3. Difese e strategie legali

3.1 Contro il fisco

3.1.1 Eccezioni di legittimità e motivazione

Molte cartelle e avvisi sono annullabili per vizi formali:

  • Nullità della notifica. Se l’atto non è stato notificato al domicilio corretto o se manca la firma digitale o l’indicazione dell’ufficiale giudiziario.
  • Difetto di motivazione. L’avviso deve contenere l’indicazione delle norme violate e degli elementi di fatto; l’assenza di motivazione determina l’illegittimità.
  • Prescrizione e decadenza. Le imposte dirette si prescrivono in cinque anni, l’IVA in dieci. La cartella deve essere emessa entro termini precisi calcolati dalla dichiarazione; decorsi tali termini, l’accertamento è nullo.
  • Omessa allegazione dell’estratto di ruolo. La Cassazione richiede che la cartella contenga gli elementi indispensabili per identificare la pretesa.

3.1.2 Ricorso per Cassazione su motivi di diritto

Dopo l’appello, se persistono violazioni di legge, è possibile proporre ricorso per cassazione. La Suprema Corte valuta solo violazioni di legge (non fatti). Nel 2025 la Corte ha affermato, con ordinanza 24023/2025, che l’Agenzia può agire direttamente contro i soci senza attendere cinque anni . Questa pronuncia può essere richiamata nei ricorsi per definire la legittimazione dell’Agenzia.

3.2 Contro l’INPS

3.2.1 Opposizione agli avvisi di addebito

Gli avvisi di addebito INPS sono immediatamente esecutivi. È possibile opporsi entro 40 giorni dinanzi al tribunale del lavoro. Eccezioni tipiche:

  • Assenza dei requisiti per l’obbligo contributivo. Come chiarito dalla legge 613/1966, l’iscrizione alla Gestione Commercianti richiede partecipazione personale, abituale e prevalente .
  • Difetto di istruttoria. Il tribunale di Potenza ha affermato che la mera visura camerale non prova l’attività operativa; l’INPS deve dimostrare concretamente la partecipazione .
  • Prescrizione. I contributi si prescrivono in cinque anni; la notifica tardiva dell’avviso rende il credito non più esigibile.

3.2.2 Rateizzazioni INPS e definizioni agevolate

L’INPS consente rateazioni fino a 60 mesi; per importi rilevanti può essere richiesta una garanzia fideiussoria. Nel 2025 l’INPS ha emesso la circolare 130/2025 che chiarisce i limiti di pignorabilità delle indennità (NASpI, cassa integrazione): tali prestazioni sono pignorabili fino a un quinto, ma l’importo massimo prelevabile non può superare la metà della prestazione .

3.3 Contro le banche

3.3.1 Contestazione di fideiussioni e usura

Come visto al §1.5, molte fideiussioni si basano sullo schema ABI illegittimo. Il debitore può agire per:

  • Accertare la nullità parziale delle clausole di reviviscenza, sopravvivenza e deroga all’art. 1957 c.c., ottenendo la cancellazione della clausola e la restituzione di quanto indebitamente versato .
  • Controllo dell’epoca di stipula. Se la fideiussione è stata firmata tra il 2002 e il 2005 la nullità è quasi automatica; per i contratti successivi occorre provare la persistenza dell’intesa .
  • Eccezione di decadenza. L’art. 1957 c.c. stabilisce che il fideiussore è liberato se il creditore non agisce entro sei mesi dalla scadenza del debito; la clausola a prima richiesta non elimina questo termine .
  • Violazione dell’art. 1956 c.c. La banca deve informare il fideiussore del peggioramento della situazione del debitore; la violazione libera il garante .

3.3.2 Anatocismo e interessi usurari

L’azienda può verificare che i tassi di interesse applicati non superino la soglia usura pubblicata trimestralmente dal Ministero dell’Economia. Se i tassi superano la soglia, gli interessi sono nulli e il debitore è tenuto a restituire solo il capitale. Inoltre, spesso le banche applicano l’anatocismo (capitalizzazione trimestrale degli interessi), dichiarata illegittima se non espressamente pattuita e conforme alle delibere CICR.

3.4 Difese penali: frode fiscale e indebita compensazione

Oltre alle sanzioni amministrative, l’imprenditore può incorrere in reati tributari (es. dichiarazione infedele, omesso versamento IVA e ritenute, indebita compensazione di crediti inesistenti). La Legge 3/2012 non copre i debiti derivanti da reato; tuttavia, la definizione agevolata o la transazione fiscale possono attenuare le conseguenze e ridurre la pena. È fondamentale rivolgersi a un avvocato penalista per evitare aggravamenti.

4. Strumenti alternativi per la soluzione del debito

4.1 Rottamazioni e definizioni agevolate

Le rottamazioni consentono di pagare solo capitale e spese, cancellando sanzioni e interessi. La rottamazione‑quater (2023) ha riguardato debiti affidati fino al 30 giugno 2022 . Il pagamento poteva avvenire in 18 rate (cinque anni) e la prima rata è scaduta nel 2023. Per il 2025 è stata varata la rottamazione‑quinquies; si attendono ulteriori definizioni nel 2026. Le società devono presentare la domanda per via telematica entro i termini indicati e rispettare la rateizzazione; la decadenza comporta la perdita del beneficio e la pretesa di sanzioni e interessi.

4.2 Saldo e stralcio

Il saldo e stralcio permette di pagare una percentuale del debito (ad esempio dal 16 % al 35 %) per i contribuenti in grave e comprovata difficoltà economica. La misura non è sempre attiva; l’ultima edizione (2019) si applicava a persone fisiche con ISEE basso e imposte affidate dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017.

4.3 Transazioni fiscali e contributive nel concordato e negli accordi di ristrutturazione

Come visto al §1.3.1, gli articoli 63 e 112 CCII consentono di proporre transazioni fiscali e contributive nell’ambito del concordato preventivo, del concordato minore e degli accordi di ristrutturazione. L’azienda di profilati può falcidiare l’IVA, le imposte dirette e i contributi sociali se il piano garantisce un recupero maggiore di quello ottenibile in caso di liquidazione . Occorre predisporre una relazione asseverata da un professionista indipendente e ottenere il voto dei creditori (pubblici e privati). Se l’Agenzia delle Entrate vota contro, il tribunale può comunque omologare se la proposta è più conveniente.

4.4 Piani del consumatore e concordato minore per i soci

Se i soci della società di profilati hanno prestato garanzie personali, possono accedere a piani del consumatore o concordati minori. La Cassazione ha precisato che il socio garante non è consumatore se il debito deriva dall’attività imprenditoriale ; tuttavia, può ricorrere al concordato minore se rientra sotto le soglie di fallibilità. Il piano permette di proporre un pagamento parziale e dilazionato dei debiti personali, sospendendo le procedure esecutive e cancellando i debiti residui dopo l’esecuzione del piano.

4.5 Liquidazione controllata ed esdebitazione

La liquidazione controllata consente di vendere i beni del debitore sotto la supervisione del giudice. Al termine della procedura, dopo tre anni, il debitore può ottenere l’esdebitazione di diritto, cioè la cancellazione dei debiti residui . Questa soluzione può essere utile quando l’azienda è priva di prospettive di continuità e il debitore vuole ripartire.

5. Errori comuni e consigli pratici

5.1 Errori da evitare

  • Ignorare le notifiche. Molti imprenditori lasciano trascorrere i termini senza verificare l’atto; ciò comporta la perdita del diritto a ricorrere.
  • Pagare senza verificare. Prima di pagare è opportuno analizzare se l’atto è legittimo; in caso contrario, si potrebbe recuperare l’importo ma il processo è più complesso.
  • Rinunciare al contraddittorio. Spesso l’Agenzia concede la rateizzazione o riduce l’importo in sede di autotutela o definizione; non tentare il dialogo significa perdere opportunità.
  • Omettere la prova dell’indispensabilità. Per salvare i macchinari dalla vendita bisogna dimostrare che sono strumenti insostituibili; altrimenti il giudice può autorizzare il pignoramento .
  • Firmare fideiussioni senza controllare le clausole. Molte garanzie contengono clausole abusive; farle analizzare prima di firmare può prevenire future responsabilità.

5.2 Consigli pratici

  • Registrare tutta la documentazione. Conservare bilanci, contratti di leasing, buste paga e comunicazioni con il Fisco/INPS; serviranno come prove.
  • Pianificare il pagamento. Anche in caso di ricorso, valutare la possibilità di una rateizzazione per evitare pignoramenti.
  • Consultare professionisti esperti. L’avvocato tributarista può individuare vizi dell’atto, mentre il commercialista può elaborare piani di rientro realistici.
  • Monitorare le riforme. Il sistema fiscale italiano è in continuo cambiamento; le opportunità di rottamazione o saldo e stralcio compaiono e scompaiono rapidamente.
  • Verificare la propria posizione contributiva. Una verifica presso l’INPS e l’agenzia delle entrate consente di scoprire cartelle prescritte o notificate irregolarmente.

6. Tabelle riepilogative

6.1 Norme fondamentali

Norma / documentoContenuto sinteticoCitazione
Art. 36 DPR 602/1973responsabilità dei liquidatori: i liquidatori che soddisfano debiti di rango inferiore o distribuiscono attivo ai soci prima di pagare le imposte rispondono delle somme non versate .
Art. 19 DPR 602/1973 (modificato dal D.Lgs 110/2024)consente fino a 120 rate mensili, con 84 rate per le richieste 2025‑2026, 96 rate per 2027‑2028 e 108 dal 2029; si applica a debiti superiori a 120 000 € e richiede valutazione della situazione economica .
Legge 197/2022 (rottamazione‑quater)permette di estinguere carichi affidati tra il 2000 e il 30 giugno 2022 pagando solo capitale e spese; cancella i debiti fino a 1 000 € del periodo 2000‑2015 .
Art. 514 c.p.c.elenca i beni assolutamente impignorabili: cose sacre, anello nuziale, vestiti, biancheria, mobili essenziali, commestibili per un mese .
Art. 515 c.p.c.gli strumenti e i libri indispensabili per la professione possono essere pignorati solo fino a un quinto del loro valore e solo se non esistono altri beni .
Art. 63 CCIItransazione su crediti tributari e contributivi: consente pagamento parziale o dilazionato e prevede il cram‑down su Fisco e INPS se il piano è conveniente .
Art. 112 CCIIgiudizio di omologazione del concordato preventivo: il tribunale può omologare nonostante classi dissenzienti se la proposta soddisfa la maggioranza delle classi e non peggiora la posizione dei dissenzienti .
Sentenza Cass. 24023/2025stabilisce che la responsabilità dei soci delle società cancellate può essere accertata immediatamente senza attendere i cinque anni previsti dall’art. 28 D.Lgs 175/2014 .
Sentenza n. 589/2025 del Tribunale di Potenzaribadisce che l’iscrizione alla Gestione Commercianti INPS richiede partecipazione personale, abituale e prevalente; l’INPS deve provare l’attività concreta .
Sentenza Cass. 41994/2021 (Sez. Unite)riconosce la nullità parziale delle fideiussioni conformi allo schema ABI 2002 limitata alle clausole di reviviscenza, sopravvivenza e deroga all’art. 1957 c.c. .

6.2 Termini e scadenze principali

Atto o proceduraTermine per opporsi o aderireRiferimento normativo
Ricorso contro avviso di accertamento / cartella60 giorni dalla notificaart. 21 D.Lgs 546/1992 (non citato)
Ricorso contro avviso di addebito INPS40 giorniart. 24 D.Lgs 46/1999
Opposizione agli atti esecutivi20 giorni dalla data dell’atto (riforma Cartabia)art. 617 c.p.c.
Rateizzazione ex art. 19 DPR 602/1973domanda da presentare prima dell’esecuzione; decadenza dopo 5 rate non pagate
Rottamazione‑quater (2023)domande chiuse il 30 aprile 2023; pagamento in 18 rate
Piano del consumatore / accordo di ristrutturazionedeposito domanda dopo nomina OCC; tempi variabili (circa 6‑9 mesi)artt. 65‑83 CCII

6.3 Strumenti difensivi e benefici

StrumentoBeneficiLimiti
Ricorso tributarioPossibilità di annullare l’atto, sospendere la riscossione e ridurre o azzerare il debito.Necessità di prova; tempi lunghi; spese legali.
RateizzazioneDiluisce il debito in 84‑120 rate, evita pignoramenti.Decadenza dopo 5 rate; interessi di mora.
Rottamazione / definizione agevolataCancella sanzioni e interessi; pagamento in più rate.Disponibile solo durante finestre normative; decadenza se salti una rata.
Transazione fiscale e contributivaPermette pagamento parziale dei tributi/contributi; cram‑down pubblico.Richiede procedura concorsuale; attestation professionale; costi elevati.
Piano del consumatore / concordato minoreSospende le azioni esecutive; riduce i debiti personali; esdebitazione residua.Accessibile solo a soggetti non fallibili o sotto soglia; necessita OCC.
Nullità fideiussioni ABIElimina clausole abusive; riduce responsabilità del garante.Applicazione incerta per i contratti dopo il 2005; contenzioso complesso.

7. Domande frequenti (FAQ)

  1. La cancellazione della società estingue i debiti fiscali? No. La cancellazione dal registro non comporta l’estinzione dei debiti tributari. La Cassazione (ordinanza 24023/2025) ha affermato che l’Agenzia delle Entrate può agire immediatamente contro i soci, senza attendere il quinquennio previsto dall’art. 28 D.Lgs 175/2014 .
  2. Come dimostrare che l’amministratore non è soggetto a contributi INPS? Occorre provare l’assenza di partecipazione personale, abituale e prevalente all’attività. La semplice carica nel consiglio di amministrazione non basta; la giurisprudenza richiede prove concrete (organigrammi, contratti di lavoro, bilanci) .
  3. Quali beni dell’azienda sono impignorabili? I beni assolutamente impignorabili sono elencati nell’art. 514 c.p.c. (anello nuziale, vestiti, biancheria, alimenti, ecc.) . I macchinari e gli strumenti di lavoro sono relativamente impignorabili: possono essere pignorati solo fino a un quinto del loro valore e solo se non esistono altri beni .
  4. La banca può pignorare l’intero conto corrente dell’azienda? L’agente della riscossione può pignorare il conto corrente nella misura che eccede il triplo dell’assegno sociale . Se sul conto confluiscono stipendi o pensioni, solo un quinto è pignorabile .
  5. È possibile ottenere una rateizzazione oltre le 72 rate? Sì. Il D.Lgs. 110/2024 prevede rateizzazioni fino a 120 rate mensili per importi superiori a 120 000 € e condizioni di difficoltà economica .
  6. La rottamazione‑quater è ancora attiva nel 2026? No. La rottamazione‑quater, introdotta dalla legge 197/2022, si è conclusa nel 2023 . Tuttavia, il legislatore ha previsto periodicamente nuove definizioni agevolate; conviene verificare eventuali provvedimenti per il 2026.
  7. Cosa accade se non pago le rate della rateizzazione? In caso di mancato pagamento di cinque rate, anche non consecutive, l’agenzia revoca il piano e iscrive a ruolo l’intero debito, con ripresa delle azioni esecutive.
  8. Posso accedere al piano del consumatore se sono socio di una S.r.l.? Solo se i debiti garantiti non sono legati all’attività imprenditoriale. La Cassazione ha stabilito che il socio che ha garantito i debiti della società non è consumatore . Tuttavia, può accedere al concordato minore se rientra sotto le soglie di fallibilità.
  9. Come ottenere la nullità di una fideiussione ABI? Occorre dimostrare che il contratto riproduce le clausole vietate (reviviscenza, sopravvivenza, deroga all’art. 1957), che la garanzia è stata stipulata nel periodo 2002‑2005 o che l’intesa antitrust è proseguita, e che le clausole incidono sul debito . Con un ricorso in tribunale si chiede la cancellazione delle clausole e la restituzione delle somme.
  10. È possibile sospendere un pignoramento in corso? Sì. Si può proporre opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.) o all’esecuzione (art. 615 c.p.c.). Il giudice può sospendere l’esecuzione se ritiene probabile il successo del ricorso e se sussiste un pregiudizio grave.
  11. Quali sono i vantaggi della transazione fiscale? Permette di pagare un importo inferiore al debito originario e di dilazionare il pagamento; se il Fisco vota contro, il giudice può comunque omologare l’accordo se la proposta è più conveniente della liquidazione .
  12. Posso utilizzare altri crediti d’imposta per pagare l’atto di recupero? No. L’art. 38‑bis DPR 600/1973 prevede che, nel caso di recupero di crediti non spettanti o inesistenti, il pagamento deve avvenire per intero entro il termine per proporre ricorso, senza poter compensare .
  13. Cosa succede se l’INPS pignora la mia indennità di disoccupazione? La circolare INPS 130/2025 stabilisce che le indennità di disoccupazione (NASpI) e la cassa integrazione sono pignorabili fino a un quinto, ma la somma massima prelevabile non può superare la metà della prestazione . Se l’ente supera tali limiti, l’atto è nullo.
  14. La transazione fiscale cancella i reati tributari? No. La transazione estingue l’obbligazione civile, ma i reati penali restano punibili. In alcuni casi, il pagamento integrale del tributo e delle sanzioni può estinguere il reato (es. omesso versamento di IVA), ma occorre valutare la posizione con un penalista.
  15. Quanto tempo dura la procedura di sovraindebitamento? Dipende dal tipo di procedura. Un piano del consumatore o un concordato minore possono richiedere dai 6 ai 9 mesi per l’omologazione; la liquidazione controllata dura in media tre anni per consentire l’esdebitazione di diritto.
  16. Posso cedere la mia azienda di profilati con debiti? In linea di principio è possibile cedere l’azienda, ma l’acquirente risponde, ai sensi dell’art. 2560 c.c., dei debiti fiscali risultanti dai libri contabili. Inoltre, la cessione può essere revocata in sede concorsuale se pregiudica i creditori. Occorre pianificare la cessione con l’assistenza di un esperto.
  17. Devo pagare le spese notarili per la liquidazione controllata? Sì. La procedura comporta costi di pubblicità, compenso del liquidatore e spese processuali. Tuttavia, questi oneri sono funzionali all’esdebitazione e possono essere inclusi nel piano.
  18. L’iperammortamento 4.0 può essere pignorato? Se l’azienda ha usufruito di crediti d’imposta per investimenti 4.0, l’Agenzia può recuperare i crediti non spettanti; tuttavia, i beni acquistati restano relativamente impignorabili se indispensabili . Occorre dimostrare la loro funzione produttiva.
  19. La prima casa dell’amministratore è sempre salva dal pignoramento? Per i debiti tributari la prima casa non può essere espropriata se è l’unico immobile del debitore e non è di lusso (art. 76 DPR 602/1973, modificato dal D.L. 69/2013). Tuttavia, la casa del garante può essere ipotecata e successivamente espropriata in caso di decadenza dalla rateizzazione.
  20. Cosa succede se la banca revoca il fido? La revoca del fido costituisce un obbligo immediato di rientro. È possibile negoziare una dilazione; se la revoca è ingiustificata o basata su clausole abusive, si può agire per danni.

8. Simulazioni pratiche

Per comprendere meglio l’applicazione delle norme, proponiamo tre esempi pratici.

8.1 Società di profilati con debito fiscale da 150 000 €

Scenario: La Società Alfa S.r.l., che produce profilati in acciaio, riceve una cartella di pagamento dell’Agenzia delle Entrate per IRAP non versata pari a 150 000 €, oltre a sanzioni e interessi. Il debito supera 120 000 € e l’azienda ha subito un calo di fatturato.

  1. Analisi. Gli amministratori valutano la legittimità della cartella. Si accorgono che la notifica è stata fatta via PEC correttamente, la motivazione è sufficiente e la cartella è nei termini.
  2. Rateizzazione. Presentano una domanda di rateizzazione in 120 rate. Allegano i bilanci e dimostrano la temporanea situazione di difficoltà con l’indice ISEE e la riduzione del volume d’affari. L’agente della riscossione concede la dilazione di dieci anni .
  3. Gestione delle rate. Pagando puntualmente le rate evitano ipoteche e pignoramenti. L’azienda ridefinisce il ciclo di produzione e riduce i costi. Dopo 5 anni la società ha pagato metà del debito e beneficia di un periodo di tregua fiscale.

8.2 Amministratore socio di S.r.l. con avviso INPS

Scenario: Il signor Beta è socio e amministratore di una S.r.l. che produce profilati di alluminio. L’INPS gli notifica un avviso di addebito di 20 000 € per contributi alla Gestione Commercianti.

  1. Valutazione. L’avvocato analizza l’avviso e verifica che il socio non svolge mansioni operative: la società ha personale dedicato alla produzione, lui si occupa solo di attività strategica.
  2. Ricorso. Presenta opposizione al tribunale del lavoro entro 40 giorni contestando l’obbligo contributivo. Produce organigrammi e contratti di lavoro che dimostrano la non partecipazione abituale.
  3. Risultato. Il tribunale annulla l’avviso, richiamando la giurisprudenza che richiede partecipazione personale, abituale e prevalente . L’INPS è condannata alle spese e il socio non paga i contributi.

8.3 Nullità di fideiussione per finanziamento bancario

Scenario: La società Gamma S.r.l. ha sottoscritto nel 2004 una fideiussione omnibus secondo lo schema ABI per ottenere un finanziamento di 500 000 € per l’acquisto di un impianto di estrusione. Nel 2025 la banca chiede il pagamento integrale al fideiussore, il socio Gamma, a causa del mancato rientro del debito.

  1. Analisi della fideiussione. L’avvocato analizza il contratto e trova le tre clausole vietate (reviviscenza, sopravvivenza, deroga art. 1957). Essendo stata firmata nel 2004, rientra nel periodo interessato dall’intesa anticoncorrenziale .
  2. Azione giudiziale. Il fideiussore propone ricorso per nullità parziale chiedendo l’eliminazione delle clausole e la restituzione delle somme pagate. La banca sostiene che la nullità non si applica perché il contratto è stato rinnovato nel 2007; il giudice accerta la prosecuzione dell’intesa e accoglie la domanda.
  3. Esito. La fideiussione è dichiarata parzialmente nulla; la banca deve restituire 50 000 € di interessi e non può più pretendere il pagamento integrale. Il fideiussore rinegozia il debito residuo e salva il patrimonio personale.

Conclusione

Gestire un’azienda di profilati con debiti verso il Fisco, l’INPS o le banche richiede competenze giuridiche, contabili e strategiche. Le normative tributarie e previdenziali sono in continua evoluzione: le riforme del 2024‑2026 hanno introdotto nuove rateazioni, definizioni agevolate e transazioni fiscali; la giurisprudenza ha chiarito la responsabilità dei soci delle società cancellate , l’onere probatorio per i contributi INPS , la portata dell’impignorabilità degli strumenti di lavoro e la nullità delle fideiussioni ABI .

Per non soccombere alle azioni esecutive occorre:

  1. Analizzare tempestivamente gli atti e proporre ricorsi entro i termini.
  2. Dimostrare la legittimità della propria posizione, ad esempio l’indispensabilità dei macchinari o l’assenza di attività lavorativa dell’amministratore.
  3. Sfruttare gli strumenti normativi: rateizzazioni fino a 120 rate, transazioni fiscali, rottamazioni e procedure di sovraindebitamento.
  4. Contestare clausole abusive nei contratti bancari e verificare la correttezza dei tassi di interesse.

Il supporto di professionisti esperti consente di trasformare una situazione critica in una occasione di rilancio: la tutela offerta dalle leggi e dalla giurisprudenza è ampia, ma deve essere attivata con competenza e tempestività.

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