Consulente compliance 231 con debiti: cosa fare per difendersi da fisco e banche

Introduzione

Nel contesto economico contemporaneo, segnato da continue riforme normative e da una crescente attenzione alla responsabilità delle società, il ruolo del consulente di compliance 231 è diventato centrale. Il decreto legislativo 8 giugno 2001 n. 231, integrato e modificato negli ultimi anni da diversi interventi legislativi, ha introdotto la responsabilità amministrativa degli enti e prevede che l’adozione e l’efficace attuazione di modelli organizzativi adeguati possano esonerare la società da pesanti sanzioni. Tuttavia, quando il consulente chiamato a progettare e monitorare il modello di prevenzione si trova a sua volta in una situazione di indebitamento personale verso fisco o banche, il rischio è che la sua esposizione condizoni l’efficacia del modello e offra occasione alle autorità per contestare l’idoneità dell’organizzazione. La tutela del consulente-debitore richiede quindi un approccio integrato che unisca competenze bancarie, tributarie e societarie.

In questo articolo affrontiamo con taglio pratico e completo i seguenti temi:

  • contesto normativo e giurisprudenziale: analizziamo la normativa vigente in materia di responsabilità 231, le disposizioni fiscali e bancarie, le pronunce della Corte di Cassazione e della Corte costituzionale aggiornate al gennaio 2026;
  • procedure passo‑passo da seguire dopo la notifica di un atto esattoriale o di un pignoramento: termini per impugnare, diritti del contribuente, strategie per bloccare le azioni esecutive;
  • difese e strategie legali per contestare o definire i debiti, con particolare attenzione alla nullità delle fideiussioni ABI e alle possibilità di chiedere la definizione agevolata dei ruoli (rottamazione quinquies);
  • strumenti alternativi di soluzione della crisi come piani del consumatore, concordato minore, composizione negoziata e sovraindebitamento;
  • errori comuni e consigli pratici, tabelle riepilogative, faq con 20 domande e simulazioni numeriche.

La presentazione dell’Avv. Giuseppe Angelo Monardo

L’autorevolezza e l’efficacia delle soluzioni proposte in questo articolo poggiano sull’esperienza dell’Avv. Giuseppe Angelo Monardo, avvocato cassazionista con tanti anni di esperienza nei settori bancario e tributario. L’Avv. Monardo:

  • Coordina uno staff multidisciplinare composto da avvocati e commercialisti che operano a livello nazionale;
  • È Gestore della crisi da sovraindebitamento ai sensi della legge 3/2012 (oggi confluita nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza), iscritto negli elenchi tenuti dal Ministero della Giustizia;
  • È professionista fiduciario di un OCC – Organismo di Composizione della Crisi –, organo previsto dalla normativa per assistere i debitori nell’elaborazione di piani di rientro e accordi con i creditori;
  • È Esperto negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del d.l. 118/2021, convertito con modificazioni dalla legge 147/2021, con consolidata esperienza nella negoziazione assistita tra imprenditori, banche e agenzie fiscali.

Lo Studio Legale Monardo offre servizi personalizzati che vanno dall’analisi degli atti (cartelle esattoriali, intimazioni di pagamento, avvisi di accertamento), alla proposizione di ricorsi e istanze di sospensione, fino alla trattativa con gli enti riscossori e le banche per ottenere dilazioni, transazioni fiscali, piani di rientro e accordi stragiudiziali. L’obiettivo è salvaguardare il patrimonio del cliente, prevenire l’aggravarsi della crisi e, quando possibile, azzerare il debito tramite gli strumenti di esdebitazione.

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Contesto normativo e giurisprudenziale

1. Il Decreto Legislativo 231/2001 e l’evoluzione normativa

Il d.lgs. 231/2001 ha introdotto nel nostro ordinamento la responsabilità amministrativa degli enti per reati commessi nel loro interesse o vantaggio da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, direzione o gestione. Per evitare l’applicazione delle sanzioni, le società devono adottare ed attuare efficacemente modelli di organizzazione, gestione e controllo (MOG) idonei a prevenire i reati. Nel corso degli anni il decreto è stato integrato e modificato da numerosi interventi legislativi che ne hanno ampliato l’elenco dei reati presupposto e rafforzato gli obblighi di prevenzione.

La dottrina parla di “colpa di organizzazione”: un difetto organizzativo che consente al reato di essere commesso. Il progetto di riforma del d.lgs. 231, presentato nel 2025 dalla Commissione ministeriale istituita dal Ministero della Giustizia, punta a rendere detta colpa un elemento costitutivo autonomo, oltre a prevedere incentivi per le imprese che rientrano nella legalità e una razionalizzazione dei reati presupposto . Sebbene il progetto sia ancora in discussione, evidenzia la volontà del legislatore di premiare concretamente le aziende che adottano modelli efficaci.

Art. 6 d.lgs. 231/2001 stabilisce i requisiti del modello: deve individuare le attività a rischio, prevedere protocolli per la formazione e attuazione delle decisioni aziendali, fissare obblighi informativi verso l’Organismo di Vigilanza (OdV), introdurre un sistema disciplinare e essere periodicamente aggiornato. La giurisprudenza ha chiarito che un modello meramente formale o “copia e incolla” non è sufficiente: la Cassazione ha sancito che modelli standard non personalizzati non possono considerarsi idonei . Allo stesso modo, l’OdV deve essere dotato di autonomia, professionalità e continuità di azione; pronunce recenti (Cass. 4535/2025) hanno ritenuto inefficace un OdV privo di risorse e di effettiva vigilanza , mentre è censurato un OdV che si sostituisce alla direzione aziendale . Anche l’assenza di un’adeguata mappatura dei rischi integra “colpa di organizzazione” . L’introduzione del whistleblowing (art. 6, comma 2‑bis) con il d.lgs. 24/2023 prevede canali segreti e tutele per i segnalanti .

Reati presupposto: l’art. 24 del decreto è stato più volte modificato. La versione attuale (aggiornata al 2025) comprende i reati di indebita percezione di erogazioni pubbliche, truffa ai danni dello Stato, frodi nelle forniture pubbliche, frodi informatiche e false comunicazioni; le modifiche sono state introdotte da d.lgs. 75/2020, d.l. 105/2023, l. 137/2023 e d.l. 48/2025 . Il consulente che assiste l’azienda deve quindi conoscere l’intero catalogo dei reati presupposto e aggiornare il modello alle novità normative.

2. Obbligo di perseguire l’ente e responsabilità del consulente

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 143/2026, ha affermato che, quando vi sono elementi per procedere nei confronti dell’ente per responsabilità da reato, il pubblico ministero ha l’obbligo di svolgere le indagini nei confronti dell’ente, pur trattandosi di illecito amministrativo. Tale obbligo discende dalla disciplina stessa della responsabilità 231 e non può essere aggirato limitandosi a procedere nei confronti delle persone fisiche . La pronuncia sottolinea anche il principio di proporzionalità: quando esiste un pericolo cautelare, può essere sufficiente applicare misure interdittive all’ente, evitando restrizioni personali ai dirigenti .

Questa sentenza riveste notevole importanza per i consulenti di compliance che, pur non essendo rappresentanti legali dell’ente, potrebbero essere chiamati a rispondere a titolo di concorso o omesso controllo. Un consulente gravato da debiti fiscali o bancari potrebbe essere percepito come più incline a comportamenti opportunistici; per questo è essenziale dimostrare l’autonomia e l’effettiva adeguatezza del modello adottato.

3. Normativa tributaria: cartelle, prescrizione, rottamazione e rottamazione quinquies

3.1 Cartelle esattoriali e prescrizione

Il sistema di riscossione tributi è disciplinato dal d.p.r. 602/1973. Le somme dovute a seguito di avvisi di accertamento o contestazioni diventano “ruoli” iscritti a carico del contribuente e vengono affidate all’Agente della Riscossione (Agenzia delle Entrate – Riscossione). Dopo la notifica della cartella di pagamento, decorrono diversi termini:

  • Termine di efficacia della cartella: entro un anno dalla notifica, l’Agente deve compiere l’azione esecutiva, altrimenti la cartella decade; questo termine è fissato dall’art. 50 del d.p.r. 602/73.
  • Prescrizione del tributo: varia in base alla natura del credito. Le imposte statali (IRPEF, IVA, IRES, IRAP) hanno prescrizione decennale ex art. 2946 cod. civ. e giurisprudenza (Cass. SU 23397/2016). I tributi locali e le multe hanno prescrizione quinquennale (art. 2948 n. 4 c.c.). Il bollo auto si prescrive in tre anni ex art. 5 d.l. 953/1982. I contributi previdenziali hanno prescrizione quinquennale dopo il 1996, e decennale per periodi precedenti . Sanzioni amministrative e contravvenzionali si prescrivono in cinque anni . Atti interruttivi (notifiche, rateizzazioni, ricorsi) fanno ripartire il termine .

Per un consulente indebitato, è essenziale verificare se le cartelle siano prescritte o se vi siano vizi nella notifica che possano rendere l’atto annullabile. L’impugnazione va proposta entro 60 giorni dalla notifica dell’atto impositivo innanzi alla Corte di Giustizia Tributaria di primo grado (ex Commissione Tributaria) per motivi attinenti al merito o alla legittimità.

3.2 Rottamazione, saldo e stralcio e rottamazione quinquies

Negli ultimi anni il legislatore ha introdotto diversi interventi di definizione agevolata dei ruoli. La “rottamazione‑quater” (d.l. 34/2023) si è chiusa nel luglio 2024, ma la legge di bilancio 2026 (l. 199/2025) ha introdotto la rottamazione quinquies, applicabile ai carichi affidati all’agente tra il 1º gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023. Secondo la norma, il debitore paga solo il capitale e le spese di notifica/esecuzione, senza interessi di mora né sanzioni, con possibilità di rateizzazione fino a 54 rate bimestrali al tasso del 3% annuo; la domanda va presentata entro il 30 aprile 2026, con prima rata al 31 luglio 2026 o in un’unica soluzione . Sono esclusi i debiti derivanti da recupero di aiuti di Stato, da pronunce della Corte dei conti, da multe e da risorse proprie dell’UE ; la decadenza scatta se si saltano due rate .

Per il consulente 231, aderire alla rottamazione può consentire di regolarizzare la propria posizione con il fisco, evitando ipoteche e pignoramenti che potrebbero comprometterne la reputazione professionale.

4. Normativa bancaria: pignoramenti, fideiussioni e usura

4.1 Pignoramento del conto corrente e norme esecutive

Il pignoramento presso terzi (artt. 543 e 546 c.p.c.) permette al creditore (o all’Agente della Riscossione) di bloccare e acquisire le somme presenti sul conto corrente del debitore. Nel 2025 la Cassazione (sentenza n. 28520/2025) ha chiarito che, a seguito della notifica del pignoramento, la banca è tenuta non solo a bloccare le somme esistenti ma anche a trattenere e versare tutte le somme accreditate nei 60 giorni successivi; si tratta di un vero e proprio periodo di “cattura” durante il quale ogni entrata viene vincolata . Pagare le rate di una definizione agevolata o di un piano di rientro può sospendere l’esecuzione e consentire la revoca di fermi o ipoteche .

Il debitore può proporre opposizione all’esecuzione o all’atto di pignoramento entro 20 giorni ai sensi degli artt. 615 e 617 c.p.c., sollevando eccezioni sulla validità del titolo esecutivo o sul rispetto delle procedure. È inoltre possibile chiedere la conversione del pignoramento, depositando una somma pari al debito per liberare i beni.

4.2 Fideiussioni ABI e nullità delle garanzie bancarie

Molti contratti di garanzia contengono clausole predisposte dall’Associazione Bancaria Italiana (ABI) nel 2002. La Banca d’Italia, con il provvedimento 55/2005, le giudicò anticoncorrenziali: in particolare, la clausola di “reviviscenza” (n. 2), la clausola di durata (n. 6) e la clausola di deroga all’art. 1957 c.c. (n. 8). La Cassazione a Sezioni Unite, con sentenza n. 41994/2021, ha ritenuto che tali clausole siano parzialmente nulle; tuttavia, la giurisprudenza è divisa su estensione temporale e applicabilità alle garanzie specifiche. Nel novembre 2025 la Prima Presidente della Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite ulteriori quesiti sull’applicabilità della nullità alle fideiussioni stipulate fuori dal periodo 2002‑2005 e sulla possibilità che la riproduzione delle clausole vietate comporti nullità, nonché sull’effetto della “semplice richiesta” rispetto al termine di decadenza di sei mesi previsto dall’art. 1957 c.c. .

Sentenze di merito, come quella del Tribunale di Lecce n. 1432/2025, hanno confermato la nullità delle clausole reviviscenza e sopravvivenza anche per garanzie specifiche (non omnibus) e hanno affermato che la banca deve agire contro il debitore entro sei mesi dall’inadempimento, poiché comunicazioni generiche o procedimenti di sovraindebitamento non interrompono il termine . Il consulente di compliance che ha prestato fideiussioni personali può quindi far valere la nullità di tali clausole per liberarsi dalle garanzie e proteggere il proprio patrimonio.

4.3 Usura e anatocismo

Il contrasto all’usura bancaria è disciplinato dalla legge 108/1996 e successive modifiche. Gli interessi sono usurari quando superano il tasso soglia stabilito trimestralmente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. L’eventuale superamento comporta la nullità della clausola e la gratuità del contratto per gli interessi ultralegali (art. 1815 c.c.). Il consulente indebitato dovrà verificare, con l’aiuto di tecnici, se i tassi applicati dai finanziatori siano superiori a quelli consentiti.

5. Normativa sulla crisi da sovraindebitamento e composizione negoziata

La disciplina sulla crisi da sovraindebitamento, originariamente introdotta dalla legge 3/2012, è confluita nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (d.lgs. 14/2019). Con il terzo decreto correttivo (d.lgs. 136/2024) sono state apportate modifiche rilevanti: maggiore flessibilità nei piani, moratorie fino a due anni, la possibilità di impugnare i rigetti e l’estensione dei soggetti ammessi . È centrale il concetto di meritevolezza: il debitore deve dimostrare di non aver aggravato la propria posizione con dolo o colpa grave; la Cassazione richiede ai giudici di valutare tale requisito anche quando non espressamente previsto . Pronunce più recenti ribadiscono che l’assenza di documentazione completa o comportamenti fraudolenti impedisce l’accesso alle procedure .

Il consulente 231 con debiti può avvalersi di diverse procedure:

  • Piano del consumatore: destinato a consumatori e professionisti, consente di proporre un piano di pagamento che il tribunale omologa senza il voto dei creditori, purché il piano sia sostenibile e il debitore meritevole;
  • Concordato minore: rivolto a imprenditori non assoggettabili a fallimento; è un accordo con i creditori che richiede l’approvazione della maggioranza;
  • Liquidazione controllata: alternativa che prevede la liquidazione dei beni con l’assistenza dell’OCC e può sfociare nell’esdebitazione dell’insolvenza residua;
  • Accordi di ristrutturazione dei debiti del consumatore e altre forme previste dal codice, come la composizione negoziata della crisi d’impresa introdotta dal d.l. 118/2021, che consente di negoziare con i creditori sotto la guida di un esperto nominato dal Tribunale.

L’Avv. Monardo, in quanto Gestore della crisi e fiduciario di un OCC, è abilitato a seguire il cliente in tutte le fasi: predisposizione della domanda, relazione particolareggiata, interazione con i creditori e udienza di omologazione.

6. Approfondimenti sul d.lgs. 231/2001: articoli, struttura e giurisprudenza

Per comprendere appieno la responsabilità amministrativa degli enti e il ruolo del consulente 231, è utile analizzare le principali disposizioni del decreto e alcune pronunce giurisprudenziali:

  • Art. 5 – Soggetti e ambito di applicazione: stabilisce che l’ente è responsabile per i reati commessi dai soggetti apicali (amministratori, direttori generali, liquidatori) nel suo interesse o vantaggio. Il fatto che un consulente esterno di compliance collabori con l’ente non esclude la responsabilità, in quanto l’ente risponde del comportamento di chiunque agisca in nome e per conto suo. Quando i reati sono commessi da soggetti sottoposti alla direzione o alla vigilanza degli apicali, l’ente risponde se non ha adottato modelli idonei o se non ha vigilato adeguatamente.
  • Art. 6 – Modelli di organizzazione e Organismo di Vigilanza: prevede che l’ente possa essere esonerato dalla responsabilità se dimostra che (i) l’organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi; (ii) il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del modello e di curarne l’aggiornamento è stato affidato a un organismo dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo; (iii) le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente il modello; (iv) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’OdV. Questa disposizione costituisce la chiave di volta per la tutela dell’ente.
  • Art. 7 – Reati commessi da soggetti sottoposti: afferma che l’ente risponde anche per i reati commessi dai soggetti subordinati, a condizione che sia dimostrato il difetto di vigilanza. In assenza di un adeguato sistema disciplinare o di procedure di controllo, l’ente è responsabile; da qui l’importanza di formare il personale e di monitorare le attività sensibili.
  • Art. 8 – Applicazione all’ente estero: anche gli enti con sede all’estero sono responsabili se hanno una stabile organizzazione in Italia o se commettono il reato nel territorio italiano. Il consulente 231 deve quindi considerare i gruppi multinazionali e coordinare i modelli tra le diverse giurisdizioni.
  • Art. 9 – Sanzioni: elenca le sanzioni pecuniarie (da 100 a 1 000 quote) e interdittive (interdizione dall’esercizio dell’attività, sospensione o revoca delle autorizzazioni, divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, esclusione da agevolazioni). La durata delle sanzioni interdittive varia da tre mesi a due anni; la loro applicazione incide pesantemente sulla vita dell’ente.
  • Art. 10 – Confisca: prescrive la confisca del prezzo o del profitto del reato e dei beni che ne costituiscono il reimpiego, salvo che appartengano a terzi estranei. La confisca è obbligatoria e può essere evitata solo dimostrando l’estraneità al reato e la provenienza lecita dei beni.

La giurisprudenza ha contribuito a definire l’interpretazione di queste norme. La Cassazione ha stabilito che il modello 231 deve essere ritagliato sulla realtà aziendale; un modello generico o “copia e incolla” non è sufficiente . In altre pronunce si afferma che l’OdV deve essere indipendente e dotato di risorse adeguate ; un eccesso di ingerenza dell’OdV nelle decisioni aziendali compromette l’equilibrio (Cass. 23401/2021) . Inoltre, la Cassazione ha chiarito che la mancanza di una mappatura dei rischi rappresenta colpa di organizzazione .

Il decreto ha subito diverse modifiche per recepire le direttive europee. Con il d.lgs. 75/2020 sono stati inseriti nel catalogo dei reati anche quelli tributari (dichiarazione fraudolenta, emissione di fatture per operazioni inesistenti, occultamento o distruzione di documenti contabili) . Nel 2023 il d.lgs. 24/2023 ha implementato la direttiva UE 2019/1937 sulla protezione dei whistleblower, imponendo l’adozione di canali di segnalazione riservata e introducendo sanzioni per chi ostacola le segnalazioni . Nel 2024 il d.lgs. 136/2024 ha inciso sulla procedura di composizione negoziata e ha previsto l’integrazione dei modelli 231 con i presidi di gestione della crisi.

7. Approfondimento sulla prescrizione, decadenza e notifica degli atti

Spesso i contribuenti confondono prescrizione e decadenza. La prescrizione è un istituto di diritto sostanziale che estingue il diritto del creditore a riscuotere il tributo se questo non viene fatto valere entro un termine. La decadenza è un termine perentorio previsto dalla legge per l’esercizio di un potere amministrativo (ad esempio l’emissione della cartella o l’avvio dell’esecuzione) decorso il quale l’atto diventa inefficace. Nel sistema tributario:

  • L’imposta sul reddito, l’IVA e le imposte sostitutive si prescrivono in 10 anni .
  • I tributi locali (IMU, TASI, TARI) e le sanzioni amministrative si prescrivono in 5 anni .
  • Il bollo auto si prescrive in 3 anni .
  • I contributi previdenziali post 1996 si prescrivono in 5 anni .
  • La decadenza della cartella è fissata ad un anno dall’iscrizione a ruolo: l’Agente deve notificare l’intimazione di pagamento entro tale termine .

Un aspetto cruciale è la notifica: affinché una cartella esattoriale produca effetti, deve essere notificata secondo le forme previste. La notifica tramite PEC è valida se proviene da un indirizzo PEC certificato e se il file è firmato digitalmente; la notifica a mezzo posta richiede la raccomandata con ricevuta di ritorno. Con l’introduzione della piattaforma NPAD, alcune notifiche avvengono digitalmente; la mancata consultazione non giustifica la decadenza dei termini. Il contribuente che si trovi fuori sede può nominare un domiciliatario per ricevere gli atti. Un’errata notifica rende l’atto inesistente e consente di eccepire la nullità nel ricorso.

8. Approfondimento sugli istituti di definizione agevolata

Nel corso degli anni il legislatore ha adottato diverse misure di rottamazione e di definizione agevolata per consentire ai contribuenti di sanare i debiti fiscali con sconti su sanzioni e interessi. Oltre alla rottamazione quinquies già esaminata, ricordiamo:

  • Rottamazione I (d.l. 193/2016): applicabile ai ruoli affidati entro il 2016; prevedeva la cancellazione di sanzioni e interessi di mora. Il versamento poteva avvenire in un’unica soluzione o in rate fino al 2018.
  • Rottamazione bis (d.l. 148/2017): includeva anche i ruoli 2017 e consentiva la rateizzazione in 5 rate distribuite in due anni. La mancata adesione entro il 2018 precludeva l’accesso.
  • Rottamazione ter (d.l. 119/2018): estendeva ulteriormente la platea e consentiva pagamenti in 18 rate semestrali per importi superiori a 1.000 €.
  • Saldo e stralcio (l. 145/2018): destinato a contribuenti con ISEE inferiore a 20.000 €; consentiva di versare una percentuale del debito (dal 16 al 35%).
  • Definizione delle liti pendenti (l. 145/2018 e l. 160/2019): permetteva di chiudere i contenziosi tributari con sconti fino al 90% a seconda del grado di giudizio e dell’esito precedentemente favorevole.
  • Definizione agevolata degli avvisi bonari: disciplinata da vari decreti legislativi, permetteva di pagare gli avvisi bonari con sconti sulle sanzioni e in più rate.

Ogni misura ha avuto regole e scadenze specifiche. È quindi importante affidarsi a professionisti aggiornati che possano valutare l’eventuale riapertura di tali istituti nelle future leggi di bilancio.

9. La responsabilità penale del consulente e le sanzioni 231

Benché la responsabilità 231 sia formalmente amministrativa, il consulente di compliance può rispondere penalmente in varie ipotesi:

  • Concorso nel reato: se partecipa attivamente alla commissione del reato presupposto o se fornisce consigli per eluderlo, può essere imputato come concorrente (art. 110 c.p.).
  • Omissione di impedimento del reato (art. 40 c.p.): chi è titolare di una posizione di garanzia (in questo caso, il consulente contrattualmente incaricato di prevenire i reati) risponde se non impedisce l’evento che aveva l’obbligo di prevenire. La Cassazione riconosce questa responsabilità quando il consulente, consapevole dei rischi, non segnala o non adotta misure adeguate.
  • Falso ideologico in attestazioni: attestare falsamente l’efficacia del modello può integrare il reato di falso ideologico (art. 483 c.p.).
  • Reati tributari e societari: l’inserimento dei reati tributari nel catalogo 231 implica che, se il consulente avalla dichiarazioni fraudolente o fatture false, può essere imputato sia penalmente sia come soggetto concorrente con l’ente .

Le pene previste per le persone fisiche vanno dall’arresto alla reclusione, oltre a multe e interdizioni dai pubblici uffici. È quindi fondamentale mantenere un comportamento irreprensibile.

10. Il Codice della crisi d’impresa e la composizione negoziata: aspetti procedurali

Il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (CCII) armonizza la normativa concorsuale e introduce strumenti per anticipare l’emersione della crisi. La composizione negoziata della crisi, introdotta dal d.l. 118/2021, prevede un procedimento volontario teso alla ristrutturazione dell’impresa sotto la guida di un esperto. Il consulente 231 indebitato può valutare questo percorso se, oltre all’attività di consulenza, gestisce un’impresa o uno studio professionale organizzato.

La procedura si articola in tre fasi:

  1. Presentazione dell’istanza: tramite il portale istituito dal Ministero della Giustizia, l’imprenditore deposita l’istanza corredata di documenti contabili e del test pratico per verificare la sostenibilità del debito. L’istanza viene pubblicata nel registro imprese, generando misure protettive automatiche.
  2. Fase di negoziazione: l’esperto, nominato dalla commissione, convoca i creditori e li assiste nel raggiungere un accordo. Può formulare proposte di moratoria, transazione fiscale e ristrutturazione dei debiti. L’impresa mantiene la gestione ma deve cooperare.
  3. Conclusione: se l’accordo viene raggiunto, può essere omologato o costituire la base per un piano attestato. Se la negoziazione fallisce, l’esperto relaziona e l’imprenditore può accedere al concordato semplificato o alla liquidazione giudiziale.

L’istituto permette di evitare la liquidazione forzata e di salvaguardare l’azienda, garantendo al tempo stesso la tutela dei creditori.

11. Gli effetti reputazionali e professionali del sovraindebitamento

La crisi finanziaria di un consulente 231 comporta non solo rischi patrimoniali ma anche danni reputazionali. In un settore basato sulla fiducia, l’emersione di debiti non gestiti può dissuadere le aziende dal conferire incarichi. Un professionista che si avvale degli strumenti giuridici per regolare la posizione, tuttavia, può dimostrare trasparenza e senso di responsabilità. Alcuni consigli:

  • Gestire la comunicazione: informare i clienti della situazione e delle azioni intraprese per risolverla può rafforzare la fiducia.
  • Usare gli strumenti legali: la rottamazione, i piani del consumatore e le composizioni negoziate non sono segni di fallimento ma strumenti previsti dalla legge per ripartire.
  • Proteggere i dati sensibili: evitare che informazioni sulla crisi vengano diffuse in modo incontrollato, anche attraverso l’utilizzo di sistemi di protezione della privacy.

12. Glossario dei termini principali

Per facilitare la lettura, riportiamo di seguito un glossario dei termini ricorrenti nel presente articolo:

  • Agente della riscossione – Ente incaricato di riscuotere le somme iscritte a ruolo (in Italia, l’Agenzia delle Entrate – Riscossione). Cura la notifica delle cartelle e l’esecuzione forzata.
  • Cartella esattoriale – Atto con cui l’agente richiede al contribuente il pagamento di tributi o altre entrate. Diventa titolo esecutivo trascorsi 60 giorni dalla notifica.
  • Composizione negoziata – Procedura volontaria che consente all’impresa di negoziare con i creditori con l’assistenza di un esperto nominato dalla Camera di Commercio.
  • Confisca – Misura di sicurezza patrimoniale che priva l’ente del profitto o del prezzo del reato.
  • Fideiussione omnibus – Garanzia che copre tutte le obbligazioni presenti e future del debitore fino a un importo massimo; le clausole ABI del 2002 sono state dichiarate anticoncorrenziali .
  • Meritevolezza – Comportamento corretto e privo di dolo o colpa grave richiesto per accedere alle procedure di sovraindebitamento .
  • Modello 231 – Documento che identifica le aree di rischio e disciplina le procedure aziendali per prevenire reati; deve essere personalizzato e periodicamente aggiornato.
  • Organismo di Vigilanza (OdV) – Organo interno indipendente incaricato di vigilare sul funzionamento e l’osservanza del modello 231 .
  • Pignoramento presso terzi – Procedura con cui il creditore si rivolge a un terzo (es. banca) per prelevare le somme dovute dal debitore .
  • Quota sanzionatoria – Valore in base al quale vengono determinate le sanzioni pecuniarie nel d.lgs. 231; varia da 258 € a 1.549 € per quota.
  • Ruolo – Elenco dei crediti affidati all’agente della riscossione; costituisce titolo esecutivo.
  • Whistleblowing – Segnalazione di illeciti da parte di dipendenti o terzi tramite canali dedicati e protetti; oggetto del d.lgs. 24/2023 .

13. Approfondimenti giurisprudenziali sui principali temi

La giurisprudenza italiana negli ultimi anni ha approfondito numerosi aspetti legati alla responsabilità 231, alla prescrizione dei tributi, ai pignoramenti e al sovraindebitamento. Riportiamo una selezione di pronunce significative per comprendere l’orientamento dei giudici:

  1. Cass. pen. Sez. VI, n. 21704/2023: la Corte ha stabilito che un modello 231 “copia e incolla”, privo di analisi dei rischi specifici dell’ente, non può considerarsi idoneo a esonerare l’ente dalla responsabilità . Il caso riguardava un’azienda accusata di corruzione in appalti pubblici; il tribunale aveva assolto l’ente per la sola presenza di un codice etico. La Cassazione ha annullato la sentenza perché il modello era standardizzato e privo di un’effettiva mappatura dei processi.
  2. Cass. pen. Sez. IV, n. 23401/2021: la Corte ha censurato un OdV che si era sovrapposto alla direzione aziendale, di fatto governando l’ente. Ha precisato che l’OdV deve mantenere indipendenza e compiti di controllo, senza ingerirsi nella gestione .
  3. Cass. pen. Sez. VI, n. 2768/2025: si è pronunciata sull’assenza di risk assessment in un’azienda di servizi sanitari condannata per omicidio colposo. La Corte ha ritenuto che la mancanza di un’analisi dei rischi e di una procedura di segnalazione rappresenti “colpa di organizzazione” e confermi la responsabilità dell’ente .
  4. Cass. civ. Sez. Tributaria, ord. 23397/2016 (Sezioni Unite): ha fissato la prescrizione decennale per le imposte erariali e quinquennale per i tributi locali . La sentenza ha chiarito che la riscossione coattiva non può proseguire oltre tali termini, pena l’estinzione del diritto.
  5. Cass. civ. Sez. III, ord. 28520/2025: ha stabilito che, in caso di pignoramento presso terzi da parte dell’Agente della riscossione, la banca deve bloccare e trasferire al fisco tutte le somme entrate sul conto nei 60 giorni successivi alla notifica . La Corte ha chiarito che tale periodo è un termine di “cattura” e non di riflessione: l’intero importo affluito in quel lasso di tempo deve essere versato.
  6. Trib. Lecce, sent. 1432/2025: ha applicato la nullità delle clausole ABI anche a fideiussioni specifiche, affermando che la banca deve agire entro sei mesi dal mancato pagamento ex art. 1957 c.c.; le comunicazioni di sollecito o l’avvio di procedure di sovraindebitamento non interrompono tale termine .
  7. Cass. civ. Sez. I, ord. 30108/2025: ha dichiarato inammissibile un ricorso di esdebitazione per carenza di decisorietà ma ha ribadito che il giudice deve valutare la meritevolezza del debitore in base all’assenza di frodi e colpa grave .
  8. Cass. civ. Sez. VI, ord. 29915/2025: riguardava un “debitore incapiente” che aveva chiesto l’esdebitazione; la Corte ha chiarito che il giudice può concederla solo dopo la liquidazione completa e se il debitore dimostra di aver cooperato con i creditori .
  9. Cass. civ. Sez. VI, ord. 11448/2025: ha rigettato il ricorso di un debitore che aveva depositato documentazione incompleta nella procedura di sovraindebitamento, richiamando l’onere di allegare tutti i documenti necessari alla verifica della meritevolezza .
  10. Cass. pen. Sez. III, n. 143/2026: ha stabilito l’obbligo del pubblico ministero di procedere anche nei confronti dell’ente quando emergano elementi di responsabilità, sottolineando che l’illecito 231 deriva direttamente dalla norma ed è autonomo rispetto al processo penale contro l’autore fisico . La sentenza ha inoltre valorizzato il principio di proporzionalità, ritenendo che misure interdittive nei confronti dell’ente possano essere sufficienti a tutelare l’interesse pubblico .

Queste pronunce costituiscono punti di riferimento per l’interpretazione delle norme e forniscono spunti preziosi per costruire la propria difesa.

14. Diritti del contribuente: lo Statuto del contribuente e il contraddittorio preventivo

La legge 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente) tutela il contribuente nelle fasi di accertamento e riscossione. Alcuni diritti fondamentali:

  • Diritto al contraddittorio (art. 12, comma 7): prima di emanare l’avviso di accertamento, l’ufficio deve convocare il contribuente per il confronto; il verbale di chiusura delle operazioni deve essere notificato e il contribuente ha 60 giorni per presentare osservazioni. La mancata attivazione del contraddittorio determina l’illegittimità dell’accertamento se l’atto non è preceduto da un procedimento di cooperazione attiva.
  • Diritto di essere informato (art. 6): l’Amministrazione deve comunicare al contribuente le ragioni delle richieste di pagamento, l’autorità competente e i termini per ricorrere.
  • Diritto di chiedere l’autotutela: il contribuente può domandare l’annullamento o la rettifica di un atto illegittimo; l’Amministrazione può intervenire anche d’ufficio per rimediare agli errori senza aggravio di spesa.
  • Diritto alla rateizzazione: il contribuente può ottenere piani di rateizzazione dei debiti tributari; l’Agenzia concede rate fino a 72 rate mensili per debiti inferiori a 120.000 €, con la possibilità di aumentare il numero in caso di difficoltà economiche.
  • Divieto di doppia imposizione e principio di capacità contributiva: i tributi devono essere proporzionati alla capacità economica del contribuente, in conformità all’art. 53 Cost. Le cartelle che impongono tributi non dovuti o basati su presupposti inesistenti sono illegittime.

Il consulente indebitato deve avvalersi di questi diritti per contestare gli atti impositivi e per negoziare con l’Amministrazione soluzioni ragionevoli.

15. Tutela del patrimonio e strumenti di protezione

Per salvaguardare il patrimonio personale e familiare, esistono strumenti giuridici che non violano le norme anti-frode e consentono di gestire l’esposizione debitoria:

  1. Fondo patrimoniale (artt. 167‑171 c.c.): consente ai coniugi o a chi ha figli di destinare determinati beni immobili o mobili registrati a soddisfare i bisogni della famiglia. I beni conferiti non sono aggredibili dai creditori per debiti estranei ai bisogni familiari; tuttavia, se il debito nasce per necessità familiari (es. mutuo per la casa), i creditori possono agire. La costituzione deve avvenire con atto pubblico e può essere impugnata con l’azione revocatoria se finalizzata a sottrarre beni ai creditori.
  2. Vincoli di destinazione ex art. 2645‑ter c.c.: permettono di destinare beni a uno specifico programma (es. assistenza a familiari disabili, pagamento di debiti). I beni vincolati sono segregati rispetto alla massa patrimoniale del disponente.
  3. Trust interno: istituto di origine anglosassone, consente di separare il patrimonio conferito da quello del disponente. Il trustee gestisce i beni nell’interesse dei beneficiari. I trust possono essere impugnati se costituiti in frode ai creditori (art. 2901 c.c.). È essenziale rivolgersi a professionisti per redigere un atto conforme alla legge.
  4. Polizze vita e piani individuali pensionistici: le somme versate in assicurazioni sulla vita sono impignorabili e insequestrabili (art. 1923 c.c.); alla scadenza o in caso di morte, i capitali sono corrisposti ai beneficiari designati e non rientrano nell’asse ereditario. I PIP (piani individuali pensionistici) offrono un’ulteriore tutela patrimoniale.
  5. Società di gestione patrimoniale: costituire una holding o una società semplice per separare il patrimonio professionale da quello personale. La società è un soggetto distinto e risponde con il proprio patrimonio; tuttavia le quote possono essere pignorate, quindi occorre valutare la struttura più adatta.
  6. Contratti di affidamento fiduciario: previsti dalla legge 112/2016 per l’assistenza alle persone con disabilità grave, consentono di destinare beni e patrimoni a programmi di cura; sebbene nati con finalità sociali, possono essere adattati per finalità di protezione patrimoniale.

È importante ricordare che l’utilizzo di questi strumenti deve essere coerente con la normativa anti-elusione (art. 11 co. 1‑bis l. 212/2000) e con le norme in materia di revocatoria; in caso contrario, possono essere annullati.

16. Altre simulazioni pratiche

Di seguito alcune ulteriori simulazioni che illustrano l’applicazione degli istituti analizzati:

Simulazione 6 – Pignoramento dello stipendio e tutela del minimo vitale

Scenario: il consulente 231 è dipendente di una società di consulenza e riceve un pignoramento sullo stipendio per 20.000 € di debiti fiscali. Il suo stipendio netto mensile è di 2.500 €.

  1. Applicazione dei limiti di impignorabilità: ai sensi dell’art. 545 c.p.c., lo stipendio è pignorabile solo per la parte eccedente il triplo dell’assegno sociale (oggi circa 1.500 €). In pratica, su uno stipendio di 2.500 €, la quota pignorabile è 1.000 €; su questa cifra può essere trattenuto fino a un quinto (200 € al mese). Pertanto, il prelievo non può superare i 200 € mensili.
  2. Durata del pignoramento: con un prelievo di 200 € mensili, il debito di 20.000 € si estinguerà in circa 8 anni e mezzo. Nel frattempo, il consulente può presentare domanda di rottamazione o accedere a un piano del consumatore per ridurre il debito e abbreviare la durata.
  3. Possibili eccezioni: se il consulente dimostra che la decurtazione comporta un pregiudizio eccessivo per il sostentamento proprio e della famiglia, può chiedere al giudice la riduzione della quota pignorata.

Simulazione 7 – Ricalcolo di un mutuo per usura

Scenario: un consulente ha stipulato nel 2018 un mutuo di 200.000 € a tasso variabile; nel 2025 sospetta di aver pagato interessi usurari perché il TEG supera il tasso soglia.

  1. Analisi del tasso: si commissiona una perizia tecnica che calcola il TEG inserendo tutte le spese (istruttoria, incasso rata, polizze). Il tasso effettivo risulta del 12%, mentre il tasso soglia per il trimestre di stipula era dell’8%.
  2. Eccezione di usura: mediante ricorso si chiede al giudice di dichiarare la nullità della clausola degli interessi (art. 1815 c.c.) e di ricalcolare il piano di ammortamento senza gli interessi usurari. La banca dovrà restituire gli interessi già pagati oltre la soglia.
  3. Effetti: il debito residuo si riduce notevolmente; il consulente ottiene un rimborso di parte degli interessi versati e negozia un nuovo piano di rimborso.

Simulazione 8 – Composizione negoziata per un libero professionista

Scenario: un consulente 231 esercita come libero professionista e ha debiti di 150.000 € verso fornitori, 80.000 € verso banche e 40.000 € di debiti tributari. I creditori hanno già minacciato azioni esecutive.

  1. Avvio della composizione negoziata: il consulente presenta istanza tramite la piattaforma CCII, allegando bilanci, dichiarazioni dei redditi e un piano finanziario. Viene nominato un esperto con esperienza nel settore legale.
  2. Negoziazione: l’esperto convoca i creditori e propone un accordo che prevede: pagamento integrale dei debiti tributari in 6 anni tramite rottamazione, pagamento del 60% ai fornitori in 5 anni e del 70% alle banche, con sospensione degli interessi. Grazie alla presenza di un esperto imparziale, i creditori accettano la proposta.
  3. Conclusione: il piano viene omologato; le azioni esecutive vengono sospese e il consulente può continuare l’attività senza la pressione dei pignoramenti. Dopo l’esecuzione integrale, i debiti residui vengono cancellati.

Simulazione 9 – Costituzione di un fondo patrimoniale per proteggere l’abitazione familiare

Scenario: un consulente sposato vuole proteggere la casa familiare dalle pretese dei creditori. L’abitazione vale 250.000 € ed è l’unico immobile di proprietà.

  1. Costituzione del fondo: il consulente, con il consenso del coniuge, istituisce un fondo patrimoniale conferendo l’abitazione e un’autovettura. L’atto pubblico viene trascritto nei registri immobiliari.
  2. Effetti: per i debiti contratti successivamente per scopi non familiari, l’abitazione non sarà aggredibile. Tuttavia, se i debiti riguardano tributi o spese familiari (ad esempio tasse sulla casa), i creditori possono comunque pignorare il bene.
  3. Limiti: i creditori anteriori alla costituzione possono esperire l’azione revocatoria entro 5 anni, dimostrando che il fondo è stato costituito in frode. È quindi importante costituire il fondo quando non vi sono già debiti incombenti e motivare la destinazione a esigenze familiari.

Procedura passo‑passo dopo la notifica di un atto

Quando il consulente 231 (o in generale un professionista) riceve un’intimazione di pagamento, una cartella esattoriale o un atto di pignoramento, è fondamentale rispettare precisi passaggi per preservare i propri diritti e impostare la difesa. Di seguito una guida operativa.

1. Verifica dell’atto e raccolta documenti

  1. Identificazione del titolo: verificare se l’atto deriva da un accertamento tributario definitivo, da un avviso di addebito INPS, da multe, tributi locali o da un debito bancario. Questo inciderà sui termini e sui giudici competenti.
  2. Controllo della notifica: accertarsi che la notifica sia stata effettuata correttamente (via PEC, posta raccomandata, ufficiale giudiziario). Vizi nella notifica possono rendere nullo l’atto.
  3. Analisi della prescrizione: confrontare la data di formazione del credito con i termini di prescrizione (decennale per imposte erariali, quinquennale per tributi locali e multe, ecc.) . In caso di prescrizione maturata, è possibile chiedere l’annullamento o presentare istanza di sgravio.
  4. Verifica di atti interruttivi: esaminare se nel periodo sono intervenuti atti dell’Amministrazione che abbiano interrotto o sospeso la prescrizione (es. rateizzazioni, comunicazioni, sospensioni durante emergenze sanitarie). È utile richiedere all’Agente della riscossione l’estratto di ruolo completo.
  5. Raccolta di prove della meritevolezza: nel caso si debba accedere a procedure di sovraindebitamento, è necessario documentare redditi, patrimoni, spese vive, eventuali cause straordinarie di indebitamento (malattie, crisi aziendale, inadempienze dei clienti), nonché condotte diligenti (pagamenti effettuati, comunicazioni ai creditori, tentativi di negoziazione).

2. Valutazione delle strategie difensive

  1. Ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria: contro avvisi di accertamento, intimazioni o cartelle relative a tributi e contributi, si presenta ricorso entro 60 giorni (30 per liti catastali). È possibile chiedere la sospensione dell’atto depositando un’istanza motivata: il giudice può sospendere la riscossione se l’atto appare illegittimo o se vi è un danno grave.
  2. Opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi: per pignoramenti di beni mobili o crediti (conti correnti), si ricorre al giudice dell’esecuzione entro 20 giorni, contestando l’esistenza o l’ammontare del debito o l’inefficacia del titolo (ad esempio per nullità della fideiussione ABI ). In caso di pignoramento presso terzi da parte dell’Agente della riscossione, la normativa prevede un termine di 60 giorni di “cattura” delle somme .
  3. Istanza di autotutela: prima del ricorso, si può chiedere all’amministrazione l’annullamento o la correzione dell’atto per vizi evidenti (errore materiale, calcolo errato, soggetto sbagliato). L’autotutela non sospende i termini del ricorso.
  4. Richiesta di rateizzazione o rottamazione: se il debito è certo e non impugnabile, conviene aderire a una rateizzazione o alla definizione agevolata. La rottamazione quinquies permette di pagare solo il capitale entro 54 rate , con interesse del 3% . La presentazione della domanda sospende le procedure esecutive.
  5. Valutazione dell’esdebitazione: se i debiti sono insostenibili, il consulente può accedere al sovraindebitamento. Occorre rivolgersi a un OCC e predisporre un piano con l’assistenza di professionisti come l’Avv. Monardo. Sarà il giudice a omologare il piano, tenuto conto del requisito di meritevolezza .

3. Esecuzione delle azioni scelte

  1. Deposito del ricorso: redigere con l’avvocato un ricorso tecnico, articolando le eccezioni (prescrizione, difetto di motivazione, carenza di legittimazione, violazione del contraddittorio). Allegare prove documentali e giurisprudenza di supporto. Domandare espressamente la sospensione.
  2. Negoziazione con banche e creditori: in caso di fideiussioni o mutui, richiedere la rinegoziazione dei tassi o la rimozione delle clausole nulle. Citare la giurisprudenza sulla nullità delle clausole ABI . Valutare la richiesta di saldo e stralcio.
  3. Attivazione della procedura di sovraindebitamento: depositare presso l’OCC competente l’istanza con allegata relazione economica e piano proposto. L’OCC redige una relazione, convoca i creditori e assiste il debitore sino all’omologazione. In caso di liquidazione controllata, i beni saranno liquidati sotto il controllo del giudice, con eventuale esdebitazione finale.

Difese e strategie legali dettagliate

1. Contestazione della cartella e degli avvisi

Per contestare un’avviso di accertamento o una cartella esattoriale è fondamentale individuare i vizi di legittimità e di merito. Tra i principali:

  • Prescrizione o decadenza: come visto, le imposte erariali si prescrivono in 10 anni, i tributi locali e le multe in 5 anni, il bollo auto in 3 ; l’art. 50 d.p.r. 602/73 prevede la decadenza della cartella dopo un anno se non viene avviata l’esecuzione .
  • Nullità della notifica: la notifica deve essere effettuata con le modalità prescritte dalla legge (raccomandata A/R, PEC con firma digitale valida, consegna a mezzo messo). Errori nella notifica rendono l’atto inesistente o annullabile.
  • Difetto di motivazione: l’atto deve indicare chiaramente la ragione del debito, le norme violate e i calcoli effettuati. Una motivazione generica o incompleta viola gli artt. 3 e 24 Cost. e la l. 212/2000 (Statuto del contribuente).
  • Sostituzione dell’atto: in caso di notifica di un’intimazione di pagamento dopo una cartella mai opposta, si può contestare perché l’intimazione è un atto esecutivo e non sostitutivo; se la cartella è prescritta, l’intimazione è inefficace.

In fase di ricorso, il contribuente può chiedere la sospensione cautelare e, se ottiene ragione, ottenere la cancellazione del debito e il rimborso degli importi eventualmente versati.

2. Difese contro i pignoramenti e le azioni esecutive

La difesa contro il pignoramento si fonda su diverse eccezioni:

  • Inesistenza o invalidità del titolo: se la cartella o il decreto ingiuntivo è nullo (ad esempio per clausole abusive o per prescrizione), il pignoramento è privo di base legale.
  • Esenzione di somme impignorabili: salari, stipendi e pensioni sono impignorabili fino al doppio dell’assegno sociale e, per la parte eccedente, solo entro un quinto. Anche i depositi a titolo di risarcimento danni sono tutelati.
  • Violazione del limite del 60 giorni: nel pignoramento presso terzi da parte dell’Agenzia delle Entrate, la banca deve trattenere gli importi affluiti nei 60 giorni successivi ; prelevare somme oltre tale periodo è illegittimo.
  • Nullità della fideiussione: come visto, se il debito deriva da un contratto garantito da una fideiussione ABI nulla, la banca non può procedere esecutivamente .
  • Domanda di esdebitazione o rottamazione: l’attivazione di una procedura di sovraindebitamento o di rottamazione sospende l’esecuzione; occorre allegare la prova della presentazione della domanda.

Il giudice dell’esecuzione può sospendere l’azione se le eccezioni appaiono fondate e, in casi di abusività del titolo, dichiarare l’inefficacia dell’atto di pignoramento.

3. Difese in ambito bancario: anatocismo, usura e nullità delle fideiussioni

Molti professionisti si indebitano con banche per sostenere la propria attività. Le principali strategie di difesa sono:

  • Verifica del TEG (Tasso Effettivo Globale): si confronta il TEG applicato al contratto con il tasso soglia usura trimestrale. Se il TEG supera la soglia, gli interessi pattuiti sono nulli e il contratto diventa gratuito per la parte eccedente. La Cassazione ha più volte stabilito che, ai fini del calcolo, si devono includere tutte le spese collegate al finanziamento.
  • Controllo dell’anatocismo: la capitalizzazione degli interessi può essere vietata se non rispettati i requisiti della delibera CICR 2000 e successive. In mancanza di pattuizione scritta, il cliente può chiedere la restituzione degli interessi anatocistici.
  • Eccezione di nullità della fideiussione ABI: presentare, nel ricorso o nella trattativa, la sentenza SU 41994/2021 e le pronunce di merito che dichiarano nulle le clausole di reviviscenza, sopravvivenza e deroga all’art. 1957 . L’obiettivo è far dichiarare invalida la garanzia e liberare i beni personali del consulente.

4. Accesso agli strumenti di composizione della crisi

Se i debiti superano le possibilità di pagamento, occorre considerare le procedure di sovraindebitamento:

  1. Piano del consumatore: adatto a persone fisiche che hanno debiti da consumo o da attività professionale, consente di pagare in modo sostenibile con l’omologazione del giudice senza la votazione dei creditori. Requisito: dimostrare meritevolezza, cioè assenza di colpa grave o frode .
  2. Concordato minore: riservato a imprenditori sotto le soglie di fallimento. È richiesta l’approvazione dei creditori rappresentanti il 60% dei crediti; in caso di mancata adesione, si può richiedere l’omologazione “forzosa” se il piano soddisfa determinati parametri.
  3. Liquidazione controllata: prevede la vendita dei beni del debitore; al termine, se ricorrono i requisiti, il giudice può concedere l’esdebitazione, cancellando i debiti residui non soddisfatti. La Cassazione ha chiarito che l’esdebitazione può essere concessa anche a debitori incapienti, ma il giudice deve verificare l’assenza di comportamenti fraudolenti .
  4. Composizione negoziata: introdotta dal d.l. 118/2021 per le imprese in crisi. Consiste in una trattativa assistita da un esperto nominato dal Segretariato della crisi d’impresa per cercare accordi con i creditori. Il consulente 231 indebitato che opera come libero professionista può aderirvi se rientra nei parametri, beneficiando di misure protettive. L’Avv. Monardo, come esperto negoziatore, può assistere il debitore in tutte le fasi.

Strumenti alternativi per sanare la posizione debitoria

1. Definizione agevolata e accordi con il fisco

Oltre alla rottamazione quinquies, esistono altri istituti per regolare i debiti fiscali:

  • Saldo e stralcio delle cartelle: consente al contribuente con ISEE sotto una certa soglia di pagare solo una percentuale del debito, in misura proporzionale all’ISEE. L’ultima versione risale al 2019 ma il legislatore potrebbe riproporla.
  • Definizione agevolata delle liti pendenti: permette di chiudere contenziosi tributari pagando solo il valore della controversia di primo grado; è stata prorogata fino al 2025 ma potrebbe essere riaperta.
  • Transazione fiscale e transazione su crediti previdenziali: istituti previsti dalla legge fallimentare e dal Codice della crisi che consentono alle imprese di proporre un pagamento parziale dei debiti tributari e contributivi nell’ambito di un concordato preventivo o di un accordo di ristrutturazione.

2. Ristrutturazione dei debiti con le banche

Per i debiti bancari, oltre all’azione giudiziale per usura e anatocismo, è possibile negoziare accordi stragiudiziali con gli istituti di credito. Le banche sono spesso disposte a concedere:

  • Rinegoziazioni del mutuo: allungamento della durata o riduzione del tasso; a seguito della pandemia, diverse normative hanno incentivato le moratorie.
  • Piani di rientro personalizzati: restituzione del capitale in più anni con riduzione degli interessi.
  • Saldo e stralcio bancario: pagamento di una quota del debito in unica soluzione, con cancellazione del residuo. Richiede documentare la difficoltà economica e la convenienza della proposta.

L’assistenza di un legale esperto consente di far valere la nullità delle clausole abusive, portando le banche a trattare da posizioni più eque.

3. Protezione del patrimonio: strumenti di salvaguardia

Il consulente di compliance 231, essendo spesso anche imprenditore individuale o professionista, può tutelare il proprio patrimonio con strumenti leciti:

  • Fondo patrimoniale: consente alle famiglie di vincolare beni destinati a soddisfare i bisogni della famiglia; i beni conferiti sono aggredibili solo per debiti contratti per finalità familiari. La costituzione deve avvenire per atto pubblico con indicazione dei beni.
  • Polizze assicurative e TCM: sottoscrivere polizze sulla vita o a protezione della salute, che sono impignorabili ai sensi degli artt. 1923 c.c. e 2740 c.c. In caso di morte, le somme sono destinate ai beneficiari senza passare dal patrimonio del defunto.
  • Trust e vincoli di destinazione: strumenti più complessi che richiedono consulenza specialistica; consentono di segregare beni e patrimoni per finalità specifiche.

Errori comuni e consigli pratici

La gestione dei debiti e la difesa contro pignoramenti e cartelle esige attenzione e tempestività. Tra gli errori frequenti che i consulenti di compliance (e in generale i professionisti indebitati) commettono troviamo:

  1. Ignorare gli atti o attendere troppo: la convinzione che “tanto non possono prendere nulla” porta a perdere i termini per impugnare e a subire pignoramenti. Anche se si è convinti di avere ragione, è essenziale agire nei termini.
  2. Affidarsi a modelli 231 standard senza personalizzazione: i modelli generici non sono considerati idonei ; inoltre, se il consulente ha debiti personali, l’ente rischia di non dimostrare l’effettiva autonomia e idoneità del controllo.
  3. Non aggiornare il modello: ogni modifica normativa (es. introduzione di nuovi reati presupposto o l’obbligo di whistleblowing ) impone un aggiornamento. La mancanza può costituire colpa di organizzazione.
  4. Pagare in fretta senza verificare: molti contribuenti pagano immediatamente la cartella per paura del pignoramento, salvo scoprire dopo che il debito era prescritto o annullabile. È sempre utile richiedere la consulenza di un professionista per verificare la legittimità dell’atto.
  5. Ignorare i tassi usurari: pochi verificano l’usurarietà degli interessi applicati dai finanziatori. Un’analisi tecnica può portare alla nullità degli interessi e alla rinegoziazione del debito.
  6. Confondere rottamazione e saldo e stralcio: la rottamazione non riduce il capitale ma solo sanzioni e interessi ; viceversa, il saldo e stralcio riduce il capitale ma richiede requisiti specifici. Scegliere l’istituto sbagliato può precludere benefici.
  7. Omettendo di documentare la meritevolezza: per accedere alle procedure di sovraindebitamento, è necessario dimostrare correttezza e collaborazione ; la mancanza di documenti può comportare il rigetto della domanda .

Tabelle riepilogative

Tabella 1 – Termini di prescrizione dei principali tributi e crediti

Tipo di creditoNorma e giurisprudenzaTermine di prescrizione
Imposte erariali (IRPEF, IVA, IRES, IRAP)art. 2946 c.c.; Cass. SU 23397/201610 anni
Tributi locali (IMU, TARI, TASI) e multe stradaliart. 2948 n. 4 c.c.5 anni
Bollo autoart. 5 d.l. 953/19823 anni
Contributi previdenziali (post 1996)art. 3 l. 335/1995; Cass. SU 23397/20165 anni
Sanzioni amministrativeart. 28 l. 689/1981; art. 209 CdS5 anni

Tabella 2 – Strumenti di definizione agevolata dei debiti fiscali

StrumentoAmbito di applicazioneCaratteristiche
Rottamazione quinquiesCarichi affidati all’Agente dal 2000 al 2023Paga solo capitale e spese, fino a 54 rate; domanda entro 30 aprile 2026
Saldo e stralcioContribuenti con ISEE bassoRiduzione del capitale; richiede requisiti economici
Definizione liti pendentiContenziosi tributari pendentiPagamento della controversia di primo grado in percentuali variabili
Transazione fiscaleDebiti inclusi in concordato preventivo o accordo di ristrutturazionePagamento parziale dei debiti tributari nell’ambito della procedura

Tabella 3 – Principali procedure di sovraindebitamento

ProceduraSoggetti ammessiVantaggi
Piano del consumatoreConsumatori e professionisti con debiti non imprenditorialiOmologa senza voto dei creditori; pagamento rateale; esdebitazione residuale
Concordato minorePiccoli imprenditori non fallibiliRichiede voto dei creditori; possibile falcidia dei debiti fiscali e contributivi
Liquidazione controllataTutti i soggetti sovraindebitatiLiquidazione dei beni; esdebitazione finale se meritevole
Composizione negoziataImprese in crisiTrattativa assistita con un esperto; misure protettive e transazione con i creditori

Domande e risposte (FAQ)

Di seguito presentiamo una serie di domande frequenti con risposte sintetiche ma complete. Le risposte non sostituiscono la consulenza professionale ma orientano il lettore.

  1. Cos’è il d.lgs. 231/2001 e a chi si applica?

Il decreto introduce la responsabilità amministrativa degli enti per reati commessi nel loro interesse o vantaggio da soggetti apicali o sottoposti. Si applica a società, consorzi, associazioni riconosciute e non, fondazioni, persino a società pubbliche. L’adozione di modelli organizzativi idonei può esonerare l’ente da responsabilità.

  1. Cosa succede se il consulente di compliance ha debiti personali?

Il consulente, pur non essendo direttamente imputabile per i reati dell’ente, potrebbe essere ritenuto corresponsabile se il suo comportamento (ad esempio l’omessa segnalazione di carenze del modello) ha contribuito al reato. Inoltre, un consulente indebitato può subire pignoramenti che ne compromettono l’operatività e la reputazione; pertanto è fondamentale regolarizzare la propria posizione.

  1. È obbligatorio aggiornare il modello 231?

Sì. Art. 6 d.lgs. 231/2001 prevede l’aggiornamento periodico per adeguarsi alle modifiche normative e all’evoluzione organizzativa. La mancanza di aggiornamento comporta la non idoneità del modello .

  1. Quali sono i reati presupposto più rilevanti?

Oltre ai reati societari, la normativa include corruzione, concussione, indebita percezione di erogazioni pubbliche, frodi informatiche, delitti ambientali, violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro e reati tributari (emissione di fatture false, dichiarazione fraudolenta). L’elenco è stato ampliato negli ultimi anni da vari decreti .

  1. Come posso contestare una cartella esattoriale?

Presentando ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria entro 60 giorni dalla notifica, eccependo vizi quali prescrizione, nullità della notifica, difetto di motivazione. È consigliata l’assistenza di un professionista per formulare correttamente le eccezioni.

  1. È possibile bloccare un pignoramento del conto corrente?

Sì, presentando opposizione all’esecuzione entro 20 giorni o opposizione agli atti esecutivi, dimostrando l’inesistenza del debito, la nullità del titolo, l’esenzione di somme impignorabili o la nullità della fideiussione . In caso di pignoramento da parte dell’Agenzia delle Entrate, si può eccepire il superamento del periodo di 60 giorni di “cattura” .

  1. Cos’è la rottamazione quinquies e chi può aderire?

È una definizione agevolata introdotta dalla legge di bilancio 2026 per i debiti affidati all’Agente della riscossione tra il 2000 e il 2023; consente di pagare solo il capitale e le spese con rate fino a 9 anni . Sono esclusi i debiti da aiuti di Stato e altre categorie .

  1. Cosa succede se non si pagano le rate della rottamazione?

Se il contribuente omette anche solo due rate, anche non consecutive, perde tutti i benefici e l’Agente della riscossione può riprendere l’esecuzione per l’intero debito .

  1. Posso aderire alla rottamazione se ho già ottenuto la rottamazione quater?

Sì, purché le nuove cartelle rientrino nel periodo 2000‑2023 e non siano già state integralmente pagate. Le cartelle già incluse nella rottamazione quater e completamente estinte non possono essere rottamate di nuovo.

  1. Cos’è la nullità della fideiussione ABI?

Si tratta dell’illegittimità di alcune clausole dei contratti di garanzia predisposti dall’ABI (clausola di reviviscenza, di sopravvivenza e di deroga all’art. 1957 c.c.), considerate anticoncorrenziali dalla Banca d’Italia e parzialmente nulle secondo la Cassazione . Presentare eccezione di nullità può liberare il fideiussore dalle obbligazioni.

  1. È possibile contestare un contratto di finanziamento per usura?

Sì. Se il TEG supera il tasso soglia stabilito dalla legge 108/1996, gli interessi sono usurari. Occorre una perizia tecnica per determinare il TEG e, se l’usura è provata, il debitore può chiedere la restituzione degli interessi pagati e la gratuità del prestito.

  1. Che differenza c’è tra piano del consumatore e concordato minore?

Il piano del consumatore è riservato a consumatori e professionisti; non richiede il consenso dei creditori ed è omologato dal giudice. Il concordato minore è destinato a imprenditori sotto soglia e necessita dell’approvazione della maggioranza dei creditori. Entrambi prevedono esdebitazione a fine procedura.

  1. Cos’è la meritevolezza nelle procedure di sovraindebitamento?

È il requisito che consiste nell’aver contratto i debiti senza dolo o colpa grave e nell’aver collaborato con i creditori. La giurisprudenza recente evidenzia che la mancanza di documentazione o comportamenti fraudolenti comporta il rigetto dell’istanza .

  1. Devo vendere la casa per accedere alla liquidazione controllata?

Nella liquidazione controllata, tutti i beni non indispensabili del debitore possono essere liquidati. Tuttavia, è possibile chiedere al giudice di escludere l’abitazione principale se il valore è modestissimo e se la sua vendita non apporterebbe utilità apprezzabile ai creditori.

  1. Posso continuare a esercitare la professione durante il sovraindebitamento?

Sì. Le procedure di sovraindebitamento mirano a permettere al debitore di recuperare la solvibilità. L’attività professionale e imprenditoriale può proseguire, salvo restrizioni specifiche decise dal giudice.

  1. Quanto costa attivare un procedimento di sovraindebitamento?

I costi comprendono l’onorario dell’avvocato e dell’OCC, determinato in percentuale sul valore dei debiti e concordato preliminarmente. L’assistenza di un professionista competente consente spesso di ottenere risparmi molto superiori ai costi.

  1. La rottamazione blocca i pignoramenti in corso?

La presentazione della domanda di rottamazione sospende le procedure esecutive per i debiti inclusi. Tuttavia, se esistono ulteriori debiti non rottamabili o scaduti, l’Agente della riscossione può proseguire l’esecuzione su quelli.

  1. Come si calcola il tasso usurario?

Ogni trimestre la Banca d’Italia pubblica i tassi medi globali (TEGM) per categoria di operazioni; il tasso soglia è dato dal TEGM aumentato di un quarto più 4 punti percentuali. Se gli interessi pattuiti eccedono questa soglia, sono usurari.

  1. Qual è il ruolo dell’Organismo di Vigilanza (OdV)?

L’OdV vigila sul funzionamento e l’osservanza del modello 231, segnala eventuali carenze e propone aggiornamenti. Deve avere autonomia, indipendenza e continuità; pronunce della Cassazione hanno censurato OdV privi di risorse o eccessivamente ingerenti .

  1. Perché rivolgersi all’Avv. Monardo?

Perché l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo staff uniscono competenze in diritto bancario, tributario e societario, con esperienza nelle procedure di sovraindebitamento. La consulenza personalizzata consente di individuare la strategia più efficace per ridurre o cancellare i debiti e proteggere il patrimonio del professionista.

Simulazioni pratiche e numeriche

Per rendere più concreti i concetti analizzati, proponiamo alcune simulazioni che mostrano come le diverse strategie incidano sul debito di un consulente 231.

Simulazione 1 – Rottamazione quinquies su debito fiscale di 50.000 €

Scenario: un consulente di compliance 231 ha ricevuto cartelle esattoriali per imposte non versate degli anni 2017‑2019, per un totale di 50.000 € di capitale, 15.000 € di sanzioni e 10.000 € di interessi. Il debito è stato affidato all’Agente della riscossione nel 2020. Nel 2026 decide di aderire alla rottamazione quinquies.

  1. Quantificazione del debito rottamato: la rottamazione elimina sanzioni e interessi, pertanto il debito residuo è di 50.000 € più le spese di notifica (supponiamo 600 €).
  2. Scelta delle rate: il consulente opta per il massimo delle rate (54 bimestrali). L’importo per rata sarà: (50.600 € / 54) = circa 937 €. A queste somme si applica l’interesse del 3% annuo a partire dall’8ª rata .
  3. Vantaggi: risparmio di 25.000 € tra sanzioni e interessi; sospensione immediata di eventuali pignoramenti e fermi; possibilità di estinguere il debito in 9 anni.
  4. Rischi: saltare due rate comporta la perdita dei benefici e la riattivazione dell’esecuzione . È consigliabile creare un fondo di riserva per garantire la regolarità dei versamenti.

Simulazione 2 – Impugnazione di una cartella prescritta

Scenario: un consulente riceve nel 2026 un’intimazione di pagamento per contributi INPS relativi al 2015, notificati con cartella nel 2016. Non avendo ricevuto ulteriori atti, ritiene che i contributi siano prescritti in cinque anni .

  1. Verifica del termine: la prescrizione quinquennale decorre dalla scadenza del contributo. Se non vi sono atti interruttivi, la cartella del 2016 è prescritta nel 2021.
  2. Azione: presentare ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria entro 60 giorni dall’intimazione, eccependo la prescrizione. Allegare l’estratto di ruolo (richiedibile all’Agente) per dimostrare l’assenza di atti interruttivi.
  3. Possibili esiti: se il giudice accoglie il ricorso, annulla l’intimazione e dichiara l’inesistenza del debito. Se invece l’INPS dimostra di aver notificato atti interruttivi (es. raccomandate di sollecito), la prescrizione potrebbe essere stata interrotta.

Simulazione 3 – Nullità della fideiussione ABI e liberazione del garante

Scenario: il consulente ha prestato fideiussione omnibus per un finanziamento di 100.000 € a favore della società assistita. Il contratto riproduce le clausole ABI vietate (reviviscenza, sopravvivenza, rinuncia ai termini dell’art. 1957 c.c.). La società è inadempiente e la banca chiede il pagamento al fideiussore nel 2025.

  1. Eccezione di nullità: il legale contesta la nullità parziale del contratto invocando il provvedimento della Banca d’Italia n. 55/2005 e la sentenza SU 41994/2021, nonché le pronunce di merito (Tribunale di Lecce 1432/2025) che confermano la nullità anche per garanzie specifiche .
  2. Risultato: il giudice potrebbe dichiarare nulle le clausole e, se risultano essenziali, dichiarare la nullità totale della garanzia, liberando il consulente. La banca rimarrebbe unica titolare del credito verso la società e dovrebbe escutere i beni sociali.
  3. Rischi: la giurisprudenza non è ancora univoca; tuttavia, l’ordinanza della Cassazione che rimette la questione alle Sezioni Unite lascia sperare in un chiarimento favorevole ai fideiussori.

Simulazione 4 – Accesso al piano del consumatore con debiti misti

Scenario: il consulente, oltre ai debiti fiscali e bancari, ha un mutuo residuo di 200.000 €, un finanziamento personale di 30.000 € e debiti commerciali per 20.000 €. I redditi familiari ammontano a 40.000 € annui. Decide di avviare la procedura di sovraindebitamento con un piano del consumatore.

  1. Elaborazione del piano: con l’aiuto dell’OCC e dell’Avv. Monardo, propone di vendere un immobile secondario (valore 100.000 €) e pagare il resto con un piano decennale. Ai creditori offre il pagamento del 60% dei debiti fiscali, il 50% dei debiti bancari e il 30% dei debiti commerciali, tenuto conto delle garanzie. Il mutuo residuo sull’abitazione principale resta escluso perché assistito da ipoteca e considerato bene indispensabile.
  2. Valutazione della meritevolezza: il consulente dimostra di non aver contratto debiti con dolo, presenta documentazione completa e dimostra di aver sempre pagato le rate finché possibile . L’OCC attesta la sostenibilità del piano.
  3. Udienza di omologazione: il giudice valuta la regolarità della procedura e, se ritiene il piano idoneo, lo omologa nonostante l’eventuale dissenso dei creditori. Una volta eseguito il piano, i debiti residui vengono cancellati.
  4. Benefici: il consulente salva l’abitazione principale e continua l’attività professionale; dopo dieci anni ottiene l’esdebitazione.

Simulazione 5 – Effetti di un pignoramento sulla gestione del modello 231

Scenario: mentre coordina il modello 231 di un’azienda, il consulente subisce il pignoramento del conto corrente per debiti fiscali. Le somme necessarie per pagare i collaboratori e per le trasferte vengono bloccate.

  1. Analisi del rischio: il pignoramento impedisce al consulente di adempiere ai propri obblighi verso l’azienda e potrebbe essere interpretato come indice di inaffidabilità dall’OdV. Inoltre, l’azienda potrebbe vedere pregiudicata l’efficacia del modello.
  2. Azioni difensive: entro 20 giorni il consulente propone opposizione al pignoramento, eccependo la prescrizione del debito e la non pignorabilità di somme necessarie per l’attività. In parallelo chiede la rateizzazione del debito o l’adesione alla rottamazione.
  3. Esito: se il giudice accoglie l’opposizione e sospende il pignoramento, il consulente riprende la gestione del modello; in caso contrario, può riorganizzare l’attività attraverso un mandato fiduciario o delegare temporaneamente a un collega per garantire la continuità del modello.

Conclusione

Il consulente di compliance 231 ha il compito di proteggere l’ente da responsabilità penali e amministrative, ma per farlo deve poter contare su una posizione finanziaria solida e su un patrimonio non esposto. L’ordinamento offre diversi strumenti per difendersi da fisco e banche: impugnazioni, sospensioni, rottamazioni, azioni contro fideiussioni abusive, procedure di sovraindebitamento e composizione negoziata. La giurisprudenza più recente sottolinea l’obbligo del pubblico ministero di perseguire l’ente e la necessità di modelli organizzativi effettivi , mentre la normativa del 2026 introduce nuove opportunità di definizione agevolata dei debiti .

Ricapitolando:

  • Verificare sempre la legittimità degli atti e la prescrizione dei crediti ;
  • Aggiornare e personalizzare il modello 231, dotando l’OdV di autonomia e risorse ;
  • Utilizzare gli istituti di definizione agevolata (rottamazione quinquies, saldo e stralcio) e gli accordi con le banche per ridurre il debito;
  • Valutare l’accesso alle procedure di sovraindebitamento e alla composizione negoziata per ottenere l’esdebitazione;
  • Non agire da soli: il supporto di un professionista esperto consente di individuare la strategia migliore e di evitare errori irreversibili.

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La consulenza fisica, a differenza da quella esclusivamente digitale, avviene sempre a partire da due settimane dal primo contatto.

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