Introduzione: perché l’accertamento fiscale ai dentisti è un tema urgente
Nel panorama della sanità privata italiana, il dentista è una figura chiave: gestisce uno studio, utilizza materiali costosi e deve garantire la tracciabilità di ogni prestazione. Proprio per la natura artigianale e difficilmente standardizzabile del suo lavoro, i controlli fiscali sugli studi odontoiatrici sono diventati frequenti. L’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza monitorano le spese per guanti, mascherine, anestetici e altri consumabili per stimare il numero di prestazioni, confrontano i dati trasmessi al Sistema Tessera Sanitaria e verificano flussi bancari alla ricerca di somme non dichiarate . Un uso improprio dei conti bancari personali e professionali o un calo apparente di fatturato può far scattare accertamenti induttivi basati su presunzioni di “ricavi occultati” . La posta in gioco è elevata: se l’accertamento diventa definitivo, il contribuente rischia imposte, sanzioni, interessi e, in caso di mancato pagamento, esecuzioni forzate, ipoteche, fermi amministrativi e pignoramenti.
Anticipazione delle soluzioni e dell’assistenza professionale
In questo articolo, aggiornato al dicembre 2025 e basato su fonti normative e giurisprudenziali ufficiali (leggi, decreti, sentenze di Cassazione e Corte Costituzionale, circolari dell’Agenzia delle Entrate), spiegheremo come affrontare un accertamento fiscale notificato a un dentista. Illustreremo:
- Le norme e i diritti del contribuente, con particolare riferimento al principio del contraddittorio previsto dallo Statuto dei diritti del contribuente (art. 6‑bis della legge 212/2000) che impone all’amministrazione di comunicare l’avviso e concedere almeno 60 giorni per replicare .
- Le presunzioni legali e i limiti dei controlli bancari: vedremo come funziona l’art. 32 del DPR 600/1973, che presume come reddito professionale i versamenti non giustificati sul conto del dentista oltre determinate soglie, mentre consente di escludere i prelievi entro i limiti previsti .
- La procedura di accertamento dalla notifica dell’atto alla difesa, con tempi, termini per impugnare e possibilità di sospendere l’esecuzione.
- Le strategie legali e gli strumenti alternativi: ricorso tributario, autotutela, conciliazione, rottamazioni, definizioni agevolate, piani del consumatore, procedure di sovraindebitamento, accordi di ristrutturazione dei debiti.
- Domande e risposte (FAQ): affronteremo i dubbi più comuni dei dentisti con 15 quesiti pratici.
- Simulazioni e tabelle: offriremo esempi numerici e quadri riepilogativi di norme e scadenze.
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Contesto normativo e giurisprudenziale: diritti e doveri del dentista sottoposto a controllo
1. Lo Statuto dei diritti del contribuente e il principio del contraddittorio (art. 6‑bis L. 212/2000)
Lo Statuto dei diritti del contribuente (legge 212/2000) è la legge che definisce i principi generali del sistema tributario italiano. L’art. 6‑bis, introdotto con il D.Lgs. 39/2024 e modificato nel 2025, stabilisce il principio del contraddittorio preventivo obbligatorio: per gli atti impositivi autonomi (avvisi di accertamento, atti di recupero e atti di irrogazione di sanzioni) l’amministrazione deve comunicare al contribuente lo schema di atto e concedere almeno 60 giorni per presentare osservazioni. Il termine per l’esercizio del contraddittorio può essere esteso a 120 giorni se la sua scadenza ricade oltre il termine di decadenza per l’accertamento . Se il contribuente presenta osservazioni pertinenti, l’ufficio ha l’obbligo di valutarle e di motivare l’eventuale atto definitivo.
Dal 1° luglio 2024 il contraddittorio è stato esteso anche ad alcune tipologie di atti precedentemente escluse. L’art. 7 del D.L. 39/2024 ha disposto che l’obbligo si applica agli atti emessi fino al 30 aprile 2024; un decreto del MEF ha individuato gli atti esclusi dall’obbligo, tra cui le comunicazioni di irregolarità e le cartelle di pagamento derivanti da controlli automatizzati o formali . Restano soggetti al contraddittorio gli accertamenti con adesione, gli avvisi di accertamento, gli atti di recupero dei crediti d’imposta e gli atti di contestazione di sanzioni.
Per il dentista, il contraddittorio è uno strumento fondamentale: consente di spiegare la propria situazione professionale, di produrre documenti (ad esempio fatture, registri delle presenze, dichiarazioni dei pazienti) e di evitare che l’accertamento si basi su presunzioni errate. La giurisprudenza di Cassazione del 2025 ha confermato che la violazione del contraddittorio rende nullo l’atto impositivo, purché il contribuente dimostri che le proprie osservazioni avrebbero potuto incidere sull’esito del procedimento . Nel caso di un dentista, la produzione di registri clinici o spiegazioni dettagliate dell’utilizzo dei materiali può ribaltare le presunzioni dell’ufficio.
2. I poteri di accertamento dell’Agenzia delle Entrate e le presunzioni bancarie (art. 32 DPR 600/1973)
L’art. 32 del DPR 600/1973 disciplina i poteri istruttori dell’Agenzia delle Entrate. Uno degli strumenti più utilizzati è l’analisi dei conti correnti bancari. L’amministrazione può richiedere a banche e intermediari finanziari l’elenco dei movimenti bancari; i versamenti non giustificati vengono presumibilmente considerati ricavi non dichiarati e quindi tassati. L’art. 32, comma 1, n. 2, prevede che i versamenti su conti intestati o cointestati al professionista costituiscono presunzione legale di maggior reddito: spetta al contribuente dimostrare la provenienza dei fondi. Le soglie introdotte dal D.L. 193/2016 prevedono che i prelievi giornalieri fino a 1.000 euro e quelli mensili fino a 5.000 euro non sono automaticamente presunti come compensi . Inoltre, la Corte Costituzionale con sentenza 228/2014 ha affermato che i prelievi effettuati dai professionisti non costituiscono reddito salvo prova contraria, limitando l’uso di tali presunzioni.
Nel 2025 la Cassazione (ordinanza n. 29739/2025) ha ribadito che i versamenti sul conto del dentista sono equiparati a compensi professionali: per superare la presunzione è necessario dimostrare analiticamente che ogni versamento proviene da fonti diverse, ad esempio rimborsi spese, prestiti o trasferimenti da conti personali . Di contro, i prelievi non costituiscono di per sé maggior reddito, ma l’ufficio può contestare prelievi frequenti o elevati se non coerenti con i costi dichiarati.
3. Accertamento induttivo e ricostruzione del reddito con metodo analitico-induttivo
Oltre alle indagini bancarie, la prassi dell’Agenzia delle Entrate utilizza il metodo induttivo, disciplinato dagli artt. 39 del DPR 600/1973 (imposte dirette) e 55 del DPR 633/1972 (IVA), per ricostruire il reddito dei professionisti quando la contabilità è inattendibile. In ambito odontoiatrico, la ricostruzione avviene spesso sulla base del consumo di materiali monouso: guanti, mascherine, aspiratori, anestetici e altri dispositivi. La Cassazione ha legittimato l’uso dell’analisi dei consumi per accertare i ricavi non dichiarati, ma solo se l’ufficio considera anche la contabilità, i registri dei pazienti e altre informazioni . Una sentenza del 2019 ha annullato un accertamento perché l’ufficio aveva considerato solo l’acquisto di guanti, senza confrontare i dati con le fatture emesse; la Corte ha ordinato alla Commissione tributaria di rinnovare l’istruttoria valutando la documentazione prodotta dal dentista .
4. Obblighi di trasmissione dei dati sanitari e controlli incrociati (Sistema Tessera Sanitaria)
Dal 2015 i medici e i professionisti sanitari sono tenuti a trasmettere al Sistema Tessera Sanitaria (STS) i dati delle prestazioni rese, ai fini della dichiarazione precompilata dei pazienti. Per i dentisti l’obbligo è fondamentale: consente all’Agenzia delle Entrate di incrociare i dati con i compensi dichiarati. Dal 2025, il D.Lgs. 1/2024, come modificato dal decreto MEF 29 ottobre 2025, prevede che le spese sanitarie sostenute dal 1° gennaio 2025 devono essere trasmesse entro il 31 gennaio dell’anno successivo (slittato al 2 febbraio 2026 poiché il 31 gennaio cade di sabato) . L’invio diventa dunque annuale e non più semestrale, ma l’adempimento rimane essenziale per evitare incongruenze che possano determinare controlli formali.
5. Normativa sulla composizione della crisi da sovraindebitamento e piano del consumatore
Molti dentisti esercitano in forma individuale o come società di persone; in caso di debiti tributari elevati, la legge offre strumenti di composizione della crisi. La Legge 3/2012 e il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019) consentono al professionista sovraindebitato, che non può accedere al fallimento, di proporre un piano del consumatore o un accordo di ristrutturazione. Le norme (artt. 65‑73 CCII) stabiliscono che il consumatore può presentare al Tribunale, tramite l’OCC, un piano in cui offre il pagamento parziale e dilazionato dei debiti e chiede la cancellazione della parte residua . Il giudice omologa il piano se l’OCC attesta la meritevolezza e la fattibilità; alla fine il debitore ottiene l’esdebitazione, cioè la liberazione dai debiti non soddisfatti. Un’istruzione ministeriale del 2022 ha fissato il contributo unificato per tali procedure in 98 euro .
6. Definizioni agevolate e rottamazioni delle cartelle (Legge di bilancio 197/2022 e successivi provvedimenti)
La Legge di bilancio 197/2022, art. 1 commi 231‑252, ha introdotto la Definizione agevolata 2023 (Rottamazione quater) per i carichi affidati all’Agenzia delle Entrate‑Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022: consente di pagare solo le somme dovute a titolo di capitale e rimborso spese, senza interessi e sanzioni . Il termine di adesione è stato prorogato più volte dal DL 51/2023 e dal DL 202/2023; la legge di bilancio 2025 (c.d. Milleproroghe) ha previsto la riammissione dei contribuenti decaduti che non hanno pagato le rate 2023‑2024, consentendo il versamento entro il 31 gennaio 2026 .
Nel 2024 e 2025 il legislatore ha introdotto altre definizioni:
- Definizione agevolata dei ruoli fino a 1.000 euro: l’art. 1 comma 222 della Legge 197/2022 ha disposto lo stralcio automatico al 31 marzo 2023 dei debiti affidati alla riscossione tra il 2000 e il 2015 fino a 1.000 euro, inclusi tributi locali. Nel 2025 alcuni enti locali hanno prorogato l’adesione allo stralcio parziale mediante delibera.
- Regolarizzazione delle liti pendenti: i contribuenti con ricorsi pendenti al 30 aprile 2024 possono definire la controversia versando il valore dell’imposta contestata e rinunciando al ricorso.
- Definizione agevolata degli avvisi bonari: riguarda le comunicazioni di irregolarità derivanti da controlli automatizzati; consente sconti sulle sanzioni.
Esaminare queste opzioni è utile per il dentista che, dopo un accertamento, vuole chiudere il debito con un esborso ridotto, evitando gli interessi di mora e l’aggio della riscossione.
Procedura passo passo: dalla notifica dell’atto alla difesa
Quando un dentista riceve un avviso di accertamento o un atto di recupero dell’Agenzia delle Entrate, è fondamentale seguire con rigore la procedura e rispettare i termini. Di seguito illustreremo le principali fasi, con indicazione delle scadenze e dei diritti del contribuente.
1. Notifica dell’avviso di accertamento
L’avviso di accertamento o l’atto di recupero viene notificato tramite posta raccomandata, PEC o messo comunale. La notifica deve indicare:
- I motivi dell’accertamento: ad esempio l’esito di un controllo formale, di un accesso presso lo studio (art. 52 DPR 633/1972) o di un’indagine bancaria.
- Il periodo d’imposta contestato e le imposte/tributi dovuti (IRPEF, IVA, addizionali, sanzioni e interessi).
- Il termine per proporre ricorso: di regola 60 giorni dalla notifica (30 giorni nei casi di revoca di agevolazioni o di accertamento con adesione non perfezionato).
2. Contraddittorio preventivo
Se l’atto rientra tra quelli soggetti a contraddittorio obbligatorio, l’ufficio deve inviare uno schema di atto e concedere almeno 60 giorni per le osservazioni. Il contribuente deve:
- Esaminare la documentazione: richiedere copia degli atti, del processo verbale di constatazione e dei documenti su cui l’ufficio fonda l’accertamento.
- Predisporre controdeduzioni scritte: descrivere l’attività svolta, giustificare le incongruenze e allegare prove (calendari, registri dei pazienti, documenti contabili, contratti di locazione, ordini di forniture, ecc.).
- Partecipare all’incontro: il dentista o il suo difensore può incontrare i funzionari per discutere le osservazioni; è consigliabile farsi assistere da un avvocato tributarista esperto.
L’ufficio, ricevute le controdeduzioni, deve motivare l’atto definitivo tenendo conto delle osservazioni. L’eventuale omissione può essere contestata in giudizio.
3. Ricorso e termini processuali
Se il contraddittorio non risolve la questione o l’atto non è soggetto a contraddittorio, il dentista può:
- Pagare entro 60 giorni per beneficiare della riduzione delle sanzioni a un terzo (in caso di accertamenti con adesione o ravvedimento operoso) o per evitare la riscossione immediata.
- Proporre ricorso dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale (dal 2022 denominata Corte di Giustizia Tributaria di primo grado). Il termine è di 60 giorni; occorre notificare il ricorso all’ente impositore e depositarlo entro 30 giorni dalla notifica con prova dell’avvenuto pagamento del contributo unificato.
- Chiedere la sospensione: insieme al ricorso è possibile presentare un’istanza cautelare per sospendere la riscossione; la corte valuta se vi sono gravi e fondati motivi.
- Avvalersi dell’accertamento con adesione: entro i termini del ricorso è possibile chiedere la definizione concordata; ciò sospende i termini e consente di negoziare l’imposta e le sanzioni con riduzioni fino a un terzo.
Il giudizio tributario si articola in primo grado, appello davanti alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado e, per motivi di legittimità, ricorso in Cassazione, per il quale è necessario l’assistenza di un avvocato cassazionista come l’Avv. Monardo.
4. Accessi, ispezioni e verifiche presso lo studio dentistico
L’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza possono effettuare accessi e ispezioni presso lo studio dentistico ai sensi dell’art. 52 del DPR 633/1972 e dell’art. 33 del DPR 600/1973. Le verifiche devono avvenire durante l’orario di apertura dell’attività e in presenza del dentista o di un suo rappresentante. L’atto di autorizzazione deve indicare i motivi della verifica. Durante l’accesso, gli ispettori possono:
- Esaminare la contabilità e le fatture.
- Verificare i consumi di materiali (guanti, aspiratori, anestetici) confrontandoli con le prestazioni fatturate.
- Controllare la dotazione strumentale (numero di riuniti, macchinari) e la presenza di collaboratori.
- Analizzare l’agenda appuntamenti, le cartelle cliniche e gli estratti conto bancari .
È importante che il dentista collabori con gli ispettori fornendo spiegazioni e documenti, ma anche che annoti ogni rilievo sollevato e si faccia assistere da un professionista per rispondere correttamente. L’esito dell’ispezione viene formalizzato in un processo verbale di constatazione (PVC) che contiene le violazioni contestate; il contribuente può presentare osservazioni entro 60 giorni.
5. Rateizzazione e riscossione coattiva
Se l’avviso diventa definitivo o se il giudizio conferma il debito, l’ente di riscossione (Agenzia delle Entrate‑Riscossione) può iscrivere a ruolo l’importo dovuto e notificare una cartella di pagamento. Il dentista può:
- Richiedere la rateizzazione: la legge consente di dilazionare il pagamento fino a 72 rate mensili (con estensioni a 120 rate per comprovata difficoltà); per importi inferiori a 120.000 euro la domanda può essere presentata online senza documentazione.
- Usufruire della definizione agevolata se rientra nei termini di legge (rottamazione).
- Opporsi agli atti esecutivi (pignoramenti, ipoteche, fermi) con ricorso per vizi formali o mancata notifica del titolo esecutivo.
L’assistenza legale in questa fase è cruciale per valutare la convenienza di rateizzare, definire o impugnare la cartella e per evitare l’aggravarsi delle misure cautelari.
Difese e strategie legali per il dentista: impugnare, sospendere, definire
Le possibilità di difesa contro un accertamento fiscale sono numerose. Alcune puntano all’annullamento dell’atto, altre alla riduzione del debito, altre ancora a soluzioni alternative. Il dentista deve valutare con il proprio avvocato quale strada intraprendere in base alla fondatezza dell’accertamento, all’entità del debito e alla situazione economica.
1. Verifica dei vizi formali e procedurali
Molti accertamenti possono essere annullati o ridotti per vizi formali. Gli aspetti da controllare includono:
- Notifica irregolare: errori nell’indirizzo, notifica a persona non autorizzata, mancata compiuta giacenza della raccomandata.
- Motivazione insufficiente: l’atto deve indicare gli elementi su cui si basa l’accertamento. Ad esempio, se l’ufficio ricostruisce il reddito in base ai consumi di guanti, deve spiegare il criterio adottato e le fonti dei dati. La Cassazione ha annullato accertamenti basati su presunzioni troppo generiche .
- Violazione del contraddittorio: se l’atto rientra tra quelli soggetti al contraddittorio e l’ufficio non ha inviato la comunicazione o non ha motivato sulle osservazioni, il contribuente può chiedere l’annullamento in giudizio .
- Incompetenza e prescrizione: verificare se l’ufficio che ha emesso l’atto è competente per territorio e se il termine di decadenza per l’accertamento non è scaduto.
L’analisi del difensore mira a rilevare questi vizi, che possono portare all’annullamento totale o parziale dell’atto in sede amministrativa (autotutela) o giudiziale.
2. Contestazione delle presunzioni induttive e prova contraria
Quando l’accertamento si basa su presunzioni (versamenti su conti, consumi di materiali), il dentista può fornire prova contraria per dimostrare che le somme non sono compensi professionali o che i consumi non corrispondono a prestazioni. Alcune strategie:
- Distinzione tra conti personali e professionali: mantenere conti separati per l’attività e per le spese personali. In caso di versamenti su conti personali, fornire documenti che dimostrino la provenienza (prestiti familiari, rimborsi, risparmi).
- Registri clinici e agenda: conservare agende, cartelle cliniche, ricevute e consensi informati. Con questi documenti si può dimostrare il numero effettivo di prestazioni e giustificare il consumo di materiali.
- Documentazione di acquisti: le fatture d’acquisto di materiali devono essere correlate alle prestazioni fatturate; eventuali scorte possono essere documentate con inventari di magazzino.
- Testimonianze e dichiarazioni: è possibile allegare dichiarazioni di fornitori o collaboratori che attestino l’uso dei materiali o l’origine delle somme.
La Cassazione del 2025 ha sottolineato che il professionista deve fornire spiegazioni analitiche e non generiche per superare la presunzione sui versamenti; non basta affermare che si tratta di “anticipi” o “prestiti”, ma bisogna produrre prove documentali .
3. Accertamento con adesione e conciliazione giudiziale
L’accertamento con adesione (D.Lgs. 218/1997) consente al contribuente di definire la controversia pagando solo l’imposta e le sanzioni ridotte a un terzo. È particolarmente utile se l’accertamento ha un certo fondamento ma si vogliono evitare i rischi del contenzioso e ridurre le sanzioni. La procedura si attiva su richiesta del contribuente, entro 60 giorni dalla notifica, e sospende i termini del ricorso. L’esito si formalizza con un atto di adesione e il pagamento può essere rateizzato.
Nel giudizio di primo grado è possibile raggiungere una conciliazione giudiziale: le parti sottoscrivono un accordo che definisce la lite con riduzione delle sanzioni. La riforma del processo tributario del 2022 (D.Lgs. 119/2022) ha rafforzato questo strumento, prevedendo la possibilità di proporre la conciliazione fino all’udienza di trattazione.
4. Definizione agevolata e rottamazione delle cartelle
Come anticipato, la definizione agevolata introdotta dalla legge 197/2022 permette di estinguere i carichi affidati alla riscossione pagando solo il capitale e le spese. Per aderire occorre presentare domanda all’Agenzia delle Entrate‑Riscossione entro i termini previsti (prorogati al 30 giugno 2023 per la rottamazione quater e successivamente riaperti per chi è decaduto). Una volta accolta la domanda, il contribuente può versare in un’unica soluzione o a rate (fino a 18 rate in 5 anni). In caso di decadenza dal piano, l’intero debito torna esigibile senza condoni .
Per il dentista che ha ricevuto un avviso di accertamento ormai definitivo iscritto a ruolo, la rottamazione può rappresentare un’opportunità per ridurre il carico fiscale. Bisogna però valutare se l’importo del capitale sia sostenibile e se esistono alternative migliori (ad esempio l’annullamento dell’atto per vizi formali).
5. Sovraindebitamento e piani del consumatore
Quando l’ammontare dei debiti (tributari e non) è superiore alla capacità di pagamento del dentista, si può ricorrere alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento. Il dentista come libero professionista può accedere al piano del consumatore se i debiti derivano in prevalenza da esigenze personali o familiari, oppure all’accordo di ristrutturazione se esercita un’attività professionale. Con l’assistenza dell’OCC e del Gestore (come l’Avv. Monardo) si redige un piano che propone il pagamento parziale e rateizzato; i creditori votano e il giudice omologa il piano se la proposta è equa e realistica . A seguito dell’esecuzione, il residuo è cancellato (esdebitazione).
Questa soluzione è particolarmente interessante per i dentisti che accumulano debiti fiscali, contributivi, bancari e personali e non riescono più a farvi fronte. Consente di sospendere le azioni esecutive e di ripartire con un carico sostenibile.
6. Strumenti preventivi: corretto adempimento e gestione delle pratiche
La migliore difesa contro l’accertamento è la prevenzione. Alcuni consigli pratici:
- Separare la contabilità: aprire conti dedicati allo studio e registrare tutti i compensi e le spese professionali. Evitare di utilizzare conti personali per incassare o pagare prestazioni odontoiatriche.
- Trasmettere puntualmente i dati al Sistema Tessera Sanitaria e conservare le ricevute telematiche di invio. Dal 2025 l’invio è annuale e va effettuato entro il 31 gennaio dell’anno successivo .
- Conservare registri e documentazione: agenda appuntamenti, cartelle cliniche, preventivi, consensi informati, fatture di acquisto e vendita. Questi documenti saranno utili per contestare le presunzioni dell’ufficio.
- Prevedere scorte e magazzino: mantenere un inventario dei materiali monouso per dimostrare che eventuali acquisti in eccesso sono destinati al magazzino e non correlati a prestazioni non fatturate.
- Sottoporsi a audit interni periodici da parte di un commercialista o di un consulente per verificare la congruità degli studi di settore e i parametri di affidabilità fiscale.
Strumenti alternativi: rottamazioni, piani del consumatore, definizioni agevolate e altre soluzioni
Per affrontare i debiti fiscali derivanti da accertamenti, oltre al ricorso e alle difese tradizionali, esistono strumenti che consentono di definire o ridurre le somme dovute. Vediamoli nel dettaglio.
1. Rottamazione e definizione agevolata delle cartelle
Come funziona: La rottamazione consente di estinguere le cartelle pagando solo l’imposta e le spese di notifica; vengono eliminati interessi di mora, aggio e sanzioni. Il contribuente presenta domanda entro il termine (ad esempio il 30 giugno 2023 per la rottamazione quater) e riceve dall’Agenzia delle Entrate‑Riscossione il piano di pagamento in un’unica soluzione o rateizzato. Se rispetta tutte le scadenze, il debito è estinto; in caso contrario decade e si perdono i benefici.
Vantaggi: riduzione dell’importo da pagare; dilazione più lunga; sospensione delle procedure esecutive durante la rateizzazione.
Svantaggi: richiede la disponibilità economica per versare le rate e non consente di contestare la legittimità dell’accertamento. Inoltre, non comprende i carichi affidati dopo la data di riferimento e non sempre include le somme derivanti da sentenze definitive.
2. Stralcio dei mini debiti e definizione delle liti pendenti
Stralcio dei debiti fino a 1.000 euro: come visto, la legge 197/2022 ha previsto lo stralcio automatico dei ruoli inferiori a 1.000 euro relativi agli anni 2000‑2015. Questa misura cancella i carichi senza necessità di domanda, ma non si applica ai debiti per risorse proprie UE e IVA all’importazione.
Definizione delle liti pendenti: è possibile chiudere una causa tributaria versando una somma proporzionale al grado di giudizio e alla ragione di soccombenza. Ad esempio, se il contribuente ha già vinto in primo grado e l’Agenzia ha appellato, il debito da versare è il 15 % dell’imposta contestata (oltre alle spese legali). Questa misura è stata prevista da vari decreti negli anni recenti e può essere rilanciata da leggi future.
3. Regolarizzazione delle comunicazioni di irregolarità (avvisi bonari)
Gli avvisi bonari sono comunicazioni inviate dopo controlli automatizzati o formali: consentono di regolarizzare errori e omissioni pagando l’imposta dovuta e sanzioni ridotte. Le misure di regolarizzazione introdotte negli ultimi anni prevedono la possibilità di pagare il 3 % di sanzioni anziché il 10 %, a condizione di versare la prima rata entro 30 giorni. Anche questi carichi possono essere rateizzati (fino a 20 rate trimestrali) e rappresentano un’alternativa al contenzioso.
4. Piani del consumatore, accordi di ristrutturazione e liquidazione controllata
La procedura di sovraindebitamento consente al dentista sovraindebitato di proporre un piano di pagamento sostenibile e ottenere l’esdebitazione. Le opzioni sono:
- Piano del consumatore: dedicato alle persone fisiche che hanno contratto debiti per scopi personali o familiari (ad esempio un dentista in regime di libera professione che ha spese per l’abitazione, la famiglia e il lavoro autonomo). Il piano non richiede il voto dei creditori; occorre dimostrare meritevolezza e offrire il massimo soddisfacimento possibile .
- Accordo di ristrutturazione: destinato ai professionisti e imprenditori minori. Richiede il voto della maggioranza dei creditori e l’omologa del giudice; consente di falcidiare i debiti e dilazionare i pagamenti.
- Liquidazione controllata: simile alla liquidazione del patrimonio; prevede la vendita dei beni del debitore e la cancellazione dei debiti residui. Può essere una soluzione estrema quando non vi sono prospettive di pagamento.
Queste procedure sospendono le azioni esecutive, comprese quelle dell’Erario, e permettono di ripartire con un debito ridotto. Occorre tuttavia attivarsi con l’OCC e presentare la domanda al tribunale.
5. Altri strumenti: ravvedimento operoso e definizione di processo verbale di constatazione
Il dentista che rileva autonomamente un errore nella dichiarazione può ricorrere al ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997), versando spontaneamente l’imposta non pagata, gli interessi e una sanzione ridotta. Il ravvedimento può essere effettuato anche dopo la notifica di un invito al contraddittorio, purché prima della notifica dell’avviso di accertamento.
La definizione agevolata del processo verbale di constatazione (PVC) consente di pagare entro 20 giorni dalla consegna del PVC l’intero importo dell’imposta contestata con sanzioni ridotte al 3 % (o 1/18 per i tributi doganali), evitando l’emissione dell’avviso di accertamento. Questa misura è stata introdotta dal D.Lgs. 175/2014 e prorogata da successive leggi.
Errori comuni e consigli pratici: cosa evitare e cosa fare subito
Molti dentisti commettono errori che possono aggravare la loro posizione fiscale. Ecco un elenco di comportamenti da evitare e suggerimenti su come prevenirli.
Errori da evitare
- Trascurare l’atto ricevuto: ignorare la comunicazione o lasciar scadere i termini comporta la definitività dell’accertamento; le somme si trasformano in cartelle esattoriali e scattano le misure esecutive.
- Confondere conti personali e professionali: versare sul conto dello studio somme provenienti da amici o parenti o, viceversa, utilizzare il conto professionale per spese private provoca la presunzione di compensi non dichiarati .
- Non conservare la documentazione: in assenza di registri clinici, fatture e agende, è difficile dimostrare che i materiali acquistati non sono stati utilizzati per prestazioni occulte.
- Non rispondere all’invito al contraddittorio: presentarsi impreparati o non partecipare al confronto impedisce di far valere la propria posizione; la Cassazione ha precisato che il contribuente deve fornire argomentazioni concrete .
- Rifiutare ogni proposta di adesione: impugnare sempre può essere controproducente quando l’accertamento è fondato; la definizione con adesione o la rottamazione può ridurre l’esborso e chiudere la posizione.
Consigli pratici
- Attiva la consulenza professionale immediata: contatta un avvocato tributarista entro pochi giorni dalla notifica per analizzare la situazione e impostare la strategia.
- Richiedi la sospensione: se ritieni ingiusto l’accertamento, chiedi al giudice la sospensione della riscossione depositando una memoria che evidenzi l’irreparabilità del pregiudizio (fermo, ipoteca, pignoramento).
- Valuta le rottamazioni e i piani di rateizzazione: se il debito è elevato ma non contestabile, può essere conveniente aderire a una definizione agevolata o chiedere un piano di rientro.
- Gestisci gli incassi con strumenti tracciabili: utilizza POS e bonifici per ricevere i pagamenti e annotali subito; evita di accettare contanti non registrati.
- Sottoponi periodicamente la contabilità a controlli preventivi: un commercialista può verificare la coerenza con gli indici di affidabilità (ISA) e suggerire eventuali correttivi.
- Aggiornati sulle norme: monitorare le circolari dell’Agenzia delle Entrate e le novità normative (ad esempio il calendario annuale del STS) evita errori formali.
Tabelle riepilogative
Di seguito alcune tabelle sintetiche contenenti riferimenti normativi, termini e strumenti difensivi per il dentista sottoposto ad accertamento. Le tabelle servono a individuare rapidamente le principali norme e scadenze.
Tabella 1 – Norme principali
| Norma | Contenuto essenziale | Rilevanza per il dentista |
|---|---|---|
| L. 212/2000, art. 6‑bis | Stabilisce l’obbligo di contraddittorio preventivo: l’ufficio deve inviare lo schema di atto e concedere almeno 60 giorni per le osservazioni | Il dentista può presentare controdeduzioni e impedire l’emissione di un atto basato su presunzioni errate |
| DPR 600/1973, art. 32 | Regola l’uso dei dati bancari: i versamenti non giustificati costituiscono presunzione di compensi occultati; prelievi inferiori a 1.000 euro al giorno non sono presunti reddito | Indica l’importanza di mantenere conti separati e di giustificare ogni versamento |
| DPR 633/1972, art. 52 | Disciplina gli accessi, ispezioni e verifiche: prevede l’accesso presso lo studio in presenza del titolare; gli ispettori possono esaminare documenti e materiali | Il dentista deve collaborare ma anche far valere i propri diritti durante le verifiche |
| Legge 197/2022, art. 1 commi 231‑252 | Introduce la definizione agevolata (rottamazione quater) e lo stralcio dei mini ruoli | Offre opportunità di ridurre i debiti iscritti a ruolo |
| D.Lgs. 14/2019 (CCII), artt. 65‑73 | Regola il piano del consumatore e gli accordi di ristrutturazione | Permette di sanare la posizione fiscale e liberarsi dai debiti eccessivi |
Tabella 2 – Termini e scadenze principali
| Evento | Termine | Note |
|---|---|---|
| Ricezione invito al contraddittorio | 60 giorni per presentare osservazioni | Il termine può essere esteso a 120 giorni se il contraddittorio scade oltre la decadenza |
| Notifica avviso di accertamento | 60 giorni per proporre ricorso alla Commissione Tributaria | Il termine è sospeso se si presenta la domanda di adesione |
| Definizione del PVC | 20 giorni dalla consegna per pagare con sanzioni ridotte | |
| Trasmissione dati al STS (dal 2025) | 31 gennaio dell’anno successivo (2 febbraio 2026 per il primo anno) | Obbligo annuale di invio dei dati delle spese sanitarie |
| Scadenza rottamazione quater | 30 giugno 2023 (prorogata) e riapertura per decaduti | La legge di bilancio 2025 prevede la riammissione dei decaduti entro il 31 gennaio 2026 |
Tabella 3 – Strumenti difensivi a confronto
| Strumento | Benefici | Limiti |
|---|---|---|
| Ricorso tributario | Possibilità di annullare l’atto; sospensione dell’esecuzione; controllo giurisdizionale | Tempi lunghi; costi legali; esito incerto |
| Accertamento con adesione | Sanzioni ridotte a un terzo; rateizzazione; chiusura rapida | Occorre versare l’imposta; non si eliminano i contributi e gli interessi |
| Rottamazione | Eliminazione di sanzioni e interessi di mora; rate fino a 5 anni | Necessità di pagare il capitale per intero; decadenza in caso di mancato pagamento |
| Piano del consumatore/accordo | Esdebitazione dei debiti residui; sospensione delle azioni esecutive | Procedura complessa; intervento dell’OCC; possibile vendita di beni |
| Ravvedimento operoso | Sanzioni ridotte; evita l’accertamento | Deve essere effettuato prima della notifica dell’atto; occorre liquidità |
Domande e risposte (FAQ)
Di seguito una raccolta di 18 domande frequenti che i dentisti si pongono quando ricevono un accertamento fiscale. Le risposte forniscono chiarimenti pratici basati su norme e giurisprudenza.
1. Cosa devo fare se ricevo un avviso di accertamento?
Devi leggere attentamente l’atto, verificare i termini di impugnazione e contattare subito un avvocato o commercialista. Se l’atto è preceduto da un invito al contraddittorio, hai 60 giorni per presentare osservazioni; se ricevi direttamente l’avviso, hai 60 giorni per ricorrere alla Commissione Tributaria. Valuta se pagare o aderire all’accertamento per ridurre le sanzioni.
2. Quali documenti devo consegnare al professionista che mi assiste?
Porta l’avviso di accertamento, eventuali comunicazioni precedenti, le dichiarazioni fiscali degli anni contestati, gli estratti conto bancari, la documentazione contabile dello studio (fatture, registro dei corrispettivi), l’agenda degli appuntamenti, i contratti con fornitori e collaboratori e le ricevute delle spese mediche trasmesse al STS. Questi documenti permetteranno di verificare la fondatezza dell’accertamento.
3. Cosa succede se non partecipo al contraddittorio?
Se l’atto è soggetto a contraddittorio e non presenti osservazioni, l’ufficio potrà emettere l’avviso definitivo senza tener conto della tua versione dei fatti. In giudizio potrai comunque contestare l’atto, ma la Cassazione richiede che il contribuente dimostri quali argomentazioni concrete avrebbe potuto portare .
4. I versamenti sul mio conto sono sempre considerati ricavi?
L’art. 32 DPR 600/1973 presume che i versamenti sui conti siano compensi professionali se non giustificati . Tuttavia puoi superare la presunzione dimostrando, con documenti, che si tratta di rimborsi, prestiti, trasferimenti da conti personali o risparmi accumulati .
5. I prelievi in contanti costituiscono reddito nascosto?
No, dopo la sentenza della Corte Costituzionale 228/2014 i prelievi dei professionisti non sono automaticamente considerati compensi; l’ufficio può contestarli solo se trova elementi concreti che dimostrino l’utilizzo per pagare spese personali non dichiarate. I prelievi inferiori a 1.000 euro al giorno e 5.000 euro al mese sono esclusi dalla presunzione .
6. Cosa succede dopo un accesso della Guardia di Finanza nel mio studio?
Al termine dell’ispezione viene redatto un processo verbale di constatazione (PVC) che contiene gli elementi raccolti e le contestazioni. Hai 60 giorni per inviare osservazioni; trascorso tale termine l’ufficio può emettere l’avviso di accertamento. Se ritieni che i rilievi siano infondati, puoi contestarli nel PVC o nel successivo ricorso .
7. Posso chiedere la rateizzazione di un avviso di accertamento?
L’avviso di accertamento non è immediatamente rateizzabile; puoi rateizzare solo una cartella di pagamento o un avviso d’intimazione iscritto a ruolo. Dopo la notifica della cartella puoi presentare domanda all’Agenzia delle Entrate‑Riscossione per ottenere un piano fino a 72 rate o, con comprovate difficoltà, fino a 120 rate.
8. È conveniente aderire all’accertamento con adesione?
Dipende dalla solidità delle contestazioni. Se l’accertamento è fondato e non hai prove per contrastarlo, l’adesione consente di ridurre le sanzioni di un terzo e di pagare a rate. Se invece esistono vizi formali o presunzioni errate, può convenire impugnare l’atto.
9. Che differenza c’è tra rottamazione e accertamento con adesione?
L’accertamento con adesione interviene prima dell’iscrizione a ruolo e riguarda l’importo accertato dall’ufficio. La rottamazione interviene dopo l’iscrizione a ruolo e consente di estinguere la cartella pagando solo il capitale e le spese, senza interessi e sanzioni . Entrambi prevedono la rateizzazione, ma la rottamazione è subordinata all’apertura di finestre normative specifiche.
10. Posso utilizzare i dati del Sistema Tessera Sanitaria per difendermi?
Sì. I dati trasmessi al STS rappresentano la prova delle prestazioni effettuate e possono dimostrare la congruità del tuo fatturato. Dal 2025 l’invio è annuale e occorre conservare le ricevute telematiche per dimostrare l’adempimento .
11. Cosa succede se l’Agenzia delle Entrate valuta solo i consumi di guanti per ricostruire il reddito?
La giurisprudenza richiede che l’ufficio consideri anche gli altri elementi della contabilità e la situazione concreta dello studio. Una sentenza del 2019 ha annullato un accertamento che si basava esclusivamente sull’acquisto dei guanti . Se ritieni che l’ufficio abbia adottato presunzioni eccessive, puoi contestare la mancanza di motivazione e presentare prove contrarie.
12. Posso proporre un piano del consumatore anche se esercito come dentista autonomo?
Se i debiti derivano in prevalenza da esigenze personali o familiari e non da un’attività d’impresa organizzata, puoi accedere al piano del consumatore. Se invece eserciti la professione in forma associata o con organizzazione aziendale, potrebbe essere necessario l’accordo di ristrutturazione dei debiti . In entrambi i casi è indispensabile rivolgersi a un OCC e ad un professionista esperto.
13. La definizione agevolata comprende anche le somme derivanti da sentenze o liti pendenti?
In linea generale no: la rottamazione riguarda i carichi affidati alla riscossione, mentre le somme dovute a seguito di sentenza passata in giudicato o di conciliazione giudiziale devono essere pagate per intero. Tuttavia esistono definizioni agevolate specifiche per le liti pendenti, che prevedono versamenti ridotti a seconda del grado di giudizio.
14. Le sanzioni per omesso invio al STS sono annullabili?
Le sanzioni per tardivo o omesso invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria sono previste dall’art. 2 comma 6 del D.Lgs. 1/2024 e vanno da 100 a 50.000 euro. Possono essere ridotte tramite ravvedimento operoso e possono essere contestate se l’omissione deriva da cause di forza maggiore (es. malfunzionamento del sistema). In caso di errori formali è possibile inviare una comunicazione di correzione.
15. Come posso sospendere un pignoramento avviato dall’Agente della riscossione?
Puoi presentare un’istanza di sospensione amministrativa per motivi di illegittimità (ad esempio mancata notifica della cartella) o presentare ricorso al giudice dell’esecuzione. In caso di sovraindebitamento, l’apertura della procedura sospende di diritto le azioni esecutive.
16. L’avviso di accertamento può essere emesso senza contraddittorio?
Per gli atti emessi fino al 30 aprile 2024 e per alcune categorie individuate dal MEF (controlli automatizzati, avvisi bonari), l’obbligo non si applica . Negli altri casi l’ufficio deve inviare lo schema di atto. Tuttavia, se l’accertamento è basato su dati già noti al contribuente (ad esempio controlli formali su dichiarazioni) la legge consente l’emissione diretta dell’avviso.
17. Cosa comporta la decadenza dalla rottamazione?
Se non paghi anche solo una rata del piano di rottamazione, decadi dal beneficio: l’intero debito torna esigibile con sanzioni e interessi pienamente dovuti. È quindi essenziale rispettare le scadenze o, in alternativa, aderire a un’altra definizione se prevista .
18. Posso ottenere l’esdebitazione se possiedo beni immobili?
Nelle procedure di sovraindebitamento, la presenza di un immobile non impedisce l’esdebitazione ma può comportare la sua liquidazione per soddisfare i creditori. Nel piano del consumatore è possibile prevedere la conservazione dell’abitazione principale, ma occorre garantire ai creditori un soddisfacimento adeguato. La valutazione della meritevolezza è effettuata dal giudice con l’assistenza dell’OCC .
Simulazioni pratiche: esempi numerici e casi reali
Per comprendere meglio le dinamiche degli accertamenti e delle soluzioni, presentiamo alcune simulazioni basate su ipotesi realistiche. I nomi e i dati sono fittizi.
1. Ricostruzione induttiva basata sui consumi
Scenario: il dott. Marco, dentista in studio individuale, acquista in un anno 30.000 guanti monouso e fattura 200.000 euro. L’Agenzia delle Entrate, dopo un accesso, rileva che il consumo medio per prestazione è di 4 guanti (due paia) e stima quindi 7.500 prestazioni. Considerando un valore medio di 50 euro per prestazione, ricostruisce ricavi per 375.000 euro. L’ufficio contesta quindi ricavi non dichiarati per 175.000 euro, IRPEF e IVA evase.
Difesa: il dott. Marco dimostra che parte dei guanti erano destinati a emergenze, corsi di formazione e assistenti, e che una parte è rimasta in magazzino. Porta prove di aver ceduto a un collega alcuni materiali in cambio di prestazioni professionali. Presenta l’agenda degli appuntamenti e i registri clinici per dimostrare 5.000 prestazioni. Chiede il ricalcolo della stima.
Esito: l’ufficio, dopo il contraddittorio, rettifica l’accertamento riducendo i ricavi induttivi a 250.000 euro. Il contribuente valuta l’adesione per chiudere il contenzioso.
2. Presunzione sui versamenti bancari
Scenario: la dott.ssa Laura ha un conto corrente personale su cui versa 50.000 euro in contanti in un mese. L’Agenzia ritiene che si tratti di compensi non dichiarati. La dentista sostiene che si tratta di un prestito della famiglia per ristrutturare lo studio.
Difesa: la dott.ssa Laura produce il contratto di mutuo familiare, le quietanze di pagamento e i bonifici con cui successivamente restituisce le somme. Dimostra che i lavori sono stati eseguiti e che il denaro è servito per pagare l’impresa.
Esito: la Commissione Tributaria, ritenendo documentata la provenienza del denaro, accoglie il ricorso e annulla l’accertamento.
3. Rottamazione di cartelle derivanti da un accertamento definitivo
Scenario: il dott. Giuseppe riceve nel 2021 un avviso di accertamento relativo all’anno 2016, non propone ricorso e riceve nel 2022 la cartella per 80.000 euro, comprensiva di imposta, sanzioni e interessi. Nel 2023 aderisce alla rottamazione quater.
Soluzione: la sua cartella viene ridotta a 50.000 euro (importo del solo capitale e spese); sceglie il pagamento in 18 rate semestrali da circa 2.777 euro l’una. Rispetta tutte le scadenze e nel 2027 estingue il debito. Grazie alla rottamazione risparmia 30.000 euro di sanzioni e interessi.
4. Piano del consumatore per debiti fiscali e bancari
Scenario: il dott. Alessandro ha debiti per 300.000 euro: 150.000 euro di imposte e sanzioni derivanti da accertamenti definiti, 50.000 euro di contributi previdenziali e 100.000 euro di mutui e finanziamenti personali. Ha uno studio attivo con un reddito annuo netto di 50.000 euro e un immobile abitativo intestato.
Soluzione: con l’aiuto dell’OCC e dell’Avv. Monardo, presenta un piano del consumatore che prevede la vendita di un’auto di lusso, il pagamento di 1.500 euro al mese per 5 anni (totale 90.000 euro) e la conservazione dell’abitazione principale. Il Tribunale omologa il piano considerando la meritevolezza e la capacità di pagamento. Dopo l’esecuzione, Alessandro ottiene l’esdebitazione dei debiti residui (circa 210.000 euro) e può proseguire l’attività.
5. Ravvedimento operoso in extremis
Scenario: la dott.ssa Chiara si accorge di non aver dichiarato un incasso di 20.000 euro nell’anno 2024. Prima di ricevere l’avviso di accertamento, presenta una dichiarazione integrativa e versa l’imposta (27 % IRPEF) di 5.400 euro, gli interessi legali e la sanzione ridotta al 15 % (1.080 euro) grazie al ravvedimento operoso.
Risultato: l’amministrazione non può più contestarle quell’omissione; Chiara evita l’accertamento e il rischio di sanzioni più elevate.
Conclusione: agire tempestivamente è la chiave per difendersi
L’accertamento fiscale rappresenta per il dentista non solo un problema economico ma anche un rischio per la continuità dello studio. Le norme e le sentenze che abbiamo analizzato dimostrano che esistono molteplici strumenti per difendersi efficacemente: dal contraddittorio preventivo, che permette di correggere gli errori e far valere le proprie ragioni , alla contestazione delle presunzioni bancarie e induttive , fino alle procedure di definizione e sovraindebitamento che consentono di ridurre o cancellare i debiti . Tuttavia questi strumenti richiedono conoscenza, tempestività e competenza tecnica.
L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo staff di avvocati e commercialisti mettono a disposizione la loro esperienza nazionale in diritto tributario, bancario e della crisi d’impresa per analizzare la tua posizione, individuare i vizi dell’accertamento, presentare ricorsi, avviare trattative e predisporre piani di rientro o procedure concorsuali. Grazie alla qualifica di cassazionista, Gestore della crisi da sovraindebitamento, professionista fiduciario di un OCC ed esperto negoziatore della crisi d’impresa, l’Avv. Monardo è in grado di seguirti in tutti i gradi di giudizio e in ogni fase della crisi economica.
Non aspettare: proteggi il tuo studio e i tuoi beni
Le conseguenze di un accertamento non gestito possono essere gravi: cartelle esattoriali, ipoteche, fermi amministrativi e pignoramenti. Per evitare queste misure occorre agire subito, esaminare l’atto, presentare osservazioni e, se necessario, ricorrere ai giudici. La tempestività può fare la differenza tra un debito sostenibile e la perdita del patrimonio.
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Sentenze e provvedimenti più recenti
Per completare la panoramica, segnaliamo alcune sentenze e provvedimenti pubblicati nel 2024‑2025 particolarmente rilevanti per i dentisti, con indicazione dell’ente che le ha emesse:
- Cass. civ., ord. 24783/2025 – riconosce che la violazione del contraddittorio ex art. 6‑bis L. 212/2000 comporta la nullità dell’atto .
- Cass. civ., ord. 29739/2025 – ribadisce che i versamenti sul conto del dentista costituiscono presunzione di ricavi professionali, da superare con prova analitica .
- Cass. civ. 2019 n. 12713 – annulla un accertamento fondato solo sull’acquisto di guanti monouso, imponendo all’ufficio di considerare la contabilità e gli elementi forniti dal contribuente .
- Cass. civ. 2013 n. 20492 – conferma la legittimità dell’accertamento analitico-induttivo basato sull’analisi dei consumi di materiali odontoiatrici .
- Corte Costituzionale 228/2014 – dichiara l’illegittimità dell’art. 32 DPR 600/1973 nella parte in cui presumeva come reddito i prelievi bancari dei professionisti; dopo la sentenza, la presunzione riguarda solo i versamenti .
- D.M. MEF 29 ottobre 2025 – fissa al 31 gennaio dell’anno successivo l’invio annuale dei dati al Sistema Tessera Sanitaria .
- Legge 197/2022 e successive proroghe – introduce la definizione agevolata (rottamazione quater), lo stralcio dei mini ruoli e la riapertura dei termini per i decaduti .