Accertamento fiscale a un SEO specialist: come difendersi subito e bene

Introduzione

Nel panorama professionale contemporaneo le attività legate al marketing digitale e alla posizionamento sui motori di ricerca (SEO) sono diventate fonti di reddito sempre più rilevanti. La natura spesso immateriale dei servizi offerti da un SEO specialist — consulenza su strategie digitali, ottimizzazione dei contenuti e gestione delle piattaforme online — rende però più complesso il controllo da parte dell’amministrazione finanziaria. Gli accertamenti fiscali nei confronti di professionisti del web marketing stanno quindi aumentando, spesso con contestazioni di compensi non dichiarati o di ricavi attribuiti al professionista per prestazioni svolte all’estero o tramite piattaforme digitali. In tali situazioni è fondamentale conoscere i propri diritti, i limiti ai poteri dell’amministrazione e i rimedi a disposizione del contribuente.

La Legge n. 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente) tutela chi è sottoposto a verifiche fiscali. L’art. 12, ad esempio, impone che gli accessi, ispezioni e verifiche nei locali professionali siano motivati e limitati nel tempo. La norma stabilisce che gli accessi devono svolgersi durante l’orario di esercizio dell’attività, arrecando la minima turbativa possibile e che nei verbali devono essere indicate in modo adeguato le ragioni dell’intervento . Il contribuente deve essere informato delle ragioni della verifica e dei diritti e degli obblighi che gli spettano ; inoltre la permanenza dei verificatori non può superare 30 giorni lavorativi, prorogabili in caso di particolare complessità . Nell’ultimo comma 7 (oggi abrogato, ma che continua ad ispirare la disciplina del contraddittorio) si prevedeva che, dopo il rilascio del verbale di chiusura delle operazioni, il contribuente potesse presentare osservazioni entro 60 giorni e che l’avviso di accertamento non potesse essere emesso prima di tale termine .

L’art. 52 del D.P.R. 633/1972 disciplina i poteri di accesso e ispezione dell’amministrazione nell’ambito dell’imposta sul valore aggiunto. Esso autorizza l’accesso nei locali destinati ad attività commerciali o professionali, prescrive che i verificatori siano muniti di autorizzazione e che l’accesso nei locali adibiti anche ad abitazione richieda l’autorizzazione del procuratore della Repubblica . Lo stesso articolo chiarisce che, per procedere a perquisizioni personali o all’esame di documenti coperti da segreto professionale, è necessaria un’autorizzazione specifica dell’autorità giudiziaria . La Corte di cassazione, con ordinanza n. 17228/2025, ha ricordato che una autorizzazione generica non può superare l’opposizione del professionista: l’autorizzazione dev’essere successiva all’eccezione del segreto e deve indicare specificamente i documenti da esaminare .

Accanto ai poteri dell’amministrazione, il contribuente può avvalersi di strumenti deflattivi del contenzioso, come l’accertamento con adesione disciplinato dal D.Lgs. 218/1997. L’art. 6 prevede che, dopo accessi o ispezioni ex art. 33 D.P.R. 600/1973 e art. 52 D.P.R. 633/1972, il contribuente possa presentare un’istanza per formulare una proposta di accertamento . La norma consente inoltre di presentare istanza dopo la notifica dell’avviso di accertamento (salvo i casi coperti dal contraddittorio preventivo) , prevedendo la sospensione dei termini di impugnazione e la possibilità di chiudere bonariamente la vertenza .

La recentissima riforma del 2023‑2025 ha introdotto anche il contraddittorio preventivo generalizzato (art. 6‑bis della legge 212/2000). Tale disposizione stabilisce che quasi tutti gli atti impugnabili dinanzi alla giustizia tributaria devono essere preceduti, a pena di annullabilità, da un contraddittorio informato ed effettivo . L’amministrazione deve inviare al contribuente uno schema di atto assegnando un termine non inferiore a sessanta giorni per presentare controdeduzioni; l’atto finale non può essere adottato prima della scadenza di questo termine .

Un SEO specialist che riceve un accertamento può quindi giocare su più fronti: evidenziare vizi procedurali dell’accertamento, attivare un contraddittorio preventivo, valutare l’accertamento con adesione o altre definizioni agevolate (rottamazioni, saldo e stralcio), e persino ricorrere agli strumenti di composizione della crisi da sovraindebitamento (Legge 3/2012). Quest’ultima definisce “sovraindebitamento” la situazione di perdurante squilibrio fra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile, che determina l’incapacità definitiva di adempiere regolarmente ; la procedura consente di congelare le azioni esecutive e ridurre i debiti fino all’80 % .

Presentazione dell’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e del suo team

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è un professionista di comprovata esperienza in materia di diritto bancario e tributario. Cassazionista iscritto all’Ordine degli Avvocati, coordina un team multidisciplinare di avvocati e commercialisti che operano su tutto il territorio nazionale. È Gestore della crisi da sovraindebitamento ai sensi della legge 3/2012, iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia; ricopre il ruolo di professionista fiduciario di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) e funge da Esperto negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021. Grazie a queste competenze integrate, lo Studio Monardo è in grado di fornire al contribuente un’assistenza completa: analisi preliminare degli atti e dei verbali, redazione di memorie difensive, presentazione di istanze di accertamento con adesione, sospensione e dilazione delle cartelle esattoriali, contenzioso davanti alle Corti di giustizia tributaria, trattative stragiudiziali con l’Agenzia delle Entrate o con l’Agente della Riscossione e predisposizione di piani del consumatore o accordi di ristrutturazione dei debiti.

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Contesto normativo e giurisprudenziale

Normativa di riferimento

Per comprendere come difendersi da un accertamento fiscale è necessario esaminare le principali fonti normative che regolano il potere di accertamento e i diritti del contribuente. Di seguito vengono sintetizzate le norme più rilevanti con riferimento agli accertamenti fiscali nei confronti dei professionisti digitali.

Potere di accesso e verifica della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate (art. 52 D.P.R. 633/1972 e art. 33 D.P.R. 600/1973)

  • Art. 52 D.P.R. 633/1972 – dispone che gli Uffici dell’IVA possono disporre l’accesso dei funzionari nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali o professionali. Gli impiegati devono essere muniti di autorizzazione che ne indichi lo scopo; quando i locali sono adibiti anche ad abitazione è necessaria l’autorizzazione del procuratore della Repubblica . L’articolo, al terzo comma, prevede che per procedere a perquisizioni personali o all’esame di documenti coperti da segreto professionale occorre sempre l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria . La giurisprudenza conferma che l’autorizzazione deve essere specifica e successiva all’eccezione del segreto da parte del professionista .
  • Art. 33 D.P.R. 600/1973 – si applica agli accessi relativi alle imposte dirette. La norma richiama le disposizioni dell’art. 52 D.P.R. 633/1972 e consente agli Uffici delle imposte di disporre l’accesso presso pubbliche amministrazioni e operatori finanziari per acquisire dati e documenti non forniti . Anche in questo caso serve un’autorizzazione e si applicano le garanzie previste per i professionisti.
  • Art. 12 della Legge 212/2000 (Statuto dei diritti del contribuente) – stabilisce garanzie fondamentali durante le verifiche fiscali. Impone che gli accessi siano motivati e limitati nel tempo, che il contribuente sia informato delle ragioni della verifica e dei propri diritti e che la permanenza dei verificatori non superi 30 giorni lavorativi (prorogabili in casi complessi) . L’articolo riconosce anche la possibilità di presentare osservazioni entro sessanta giorni dalla consegna del processo verbale di chiusura .
  • Art. 6 e 6‑bis della Legge 212/2000 – dopo la riforma del 2023‑2025, l’art. 6‑bis introduce il principio del contraddittorio preventivo: tutti gli atti autonomamente impugnabili devono essere preceduti da un contraddittorio effettivo . L’amministrazione deve trasmettere al contribuente lo schema di atto e concedere almeno sessanta giorni per presentare controdeduzioni, rinviando la scadenza della decadenza se necessario . La mancata attivazione del contraddittorio rende annullabile l’atto.
  • D.Lgs. 218/1997 (accertamento con adesione e conciliazione giudiziale) – l’art. 6 prevede che il contribuente, dopo la notifica di un avviso di accertamento o in seguito ad accessi e ispezioni, possa presentare istanza di accertamento con adesione . In caso di avviso notificato con contraddittorio preventivo, l’istanza può essere presentata entro trenta giorni dalla comunicazione dello schema di atto . La presentazione dell’istanza sospende i termini per impugnare l’atto e per pagare le imposte accertate .
  • Legge 3/2012 e Codice della crisi d’impresa (D.Lgs. 14/2019) – definisce gli strumenti di composizione della crisi da sovraindebitamento (piani del consumatore, accordi di ristrutturazione, liquidazione controllata). L’art. 6, comma 2, lett. a) precisa che per sovraindebitamento si intende lo squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile che rende impossibile adempiere . Le procedure consentono la riduzione del debito e la sospensione delle azioni esecutive .

Altre fonti normative rilevanti

  • D.Lgs. 472/1997 (sanzioni tributarie) – disciplina le sanzioni amministrative in materia tributaria. Introduce il principio della proporzionalità e prevede la riduzione delle sanzioni in caso di definizione agevolata o accertamento con adesione.
  • D.Lgs. 74/2000 (reati tributari) – individua le ipotesi di reato (dichiarazione fraudolenta, omessa dichiarazione, ecc.). Laddove l’attività di SEO specialist si trasformi in impresa con volumi di affari elevati, l’omessa dichiarazione dei redditi potrebbe integrare fattispecie penalmente rilevanti. È essenziale valutare ogni caso per evitare la sovrapposizione fra accertamento amministrativo e responsabilità penale.
  • Circolari e provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate – nel corso degli anni l’Agenzia ha emanato circolari interpretative che chiariscono la fiscalità del lavoro autonomo digitale e l’obbligo di registrare i proventi percepiti tramite piattaforme web (ad esempio, per le prestazioni rese da influencer o web‑marketing specialist). Pur non avendo forza di legge, tali circolari orientano le verifiche e offrono indicazioni utili a regolarizzare la propria posizione.

Giurisprudenza recente

La giurisprudenza ha un ruolo centrale nell’interpretazione delle norme. Diverse pronunce della Corte di cassazione e delle Corti di giustizia tributaria hanno definito i confini dei poteri dell’amministrazione e i diritti dei contribuenti.

  • Tutela del segreto professionale – L’ordinanza della Cassazione n. 17228 del 26 giugno 2025 ha stabilito che, durante gli accertamenti presso lo studio di un professionista, l’autorizzazione del procuratore della Repubblica a esaminare documenti coperti da segreto professionale deve essere specifica e successiva alla dichiarazione del segreto da parte del professionista; un’autorizzazione generica e preventiva non può legittimare l’acquisizione . La violazione comporta l’inutilizzabilità della documentazione e l’annullamento dell’avviso di accertamento.
  • Obbligo di motivazione e diritto al contraddittorio – Le Sezioni Unite della Cassazione (sentenza n. 11082/2010) hanno precisato che il provvedimento autorizzativo a derogare il segreto professionale è un atto interno al procedimento fiscale ma soggetto al sindacato del giudice tributario, il quale deve valutare la legittimità di tutti gli atti a monte dell’avviso di accertamento. Più recentemente, l’introduzione dell’art. 6‑bis della legge 212/2000 e l’obbligo di contraddittorio preventivo hanno rafforzato la giurisprudenza che dichiarava nulli gli accertamenti emessi senza previa interlocuzione con il contribuente.
  • Termini procedurali – Diverse sentenze hanno ribadito la necessità di rispettare il termine dilatorio di sessanta giorni tra il verbale di chiusura della verifica e l’emissione dell’avviso di accertamento. La Corte di cassazione ha riconosciuto la nullità dell’avviso quando l’Agenzia non valuti le memorie presentate ai sensi dell’art. 12, comma 7, dello Statuto (ora abrogato ma sostituito dal contraddittorio preventivo).
  • Determinazione dei redditi delle professioni digitali – La giurisprudenza considera i compensi percepiti da influencer, webmaster e SEO specialist come redditi da lavoro autonomo. Ciò implica l’obbligo di emettere fattura per ogni prestazione, registrare i compensi nelle scritture contabili e dichiararli nel quadro “RL” (professionisti) o “RE” (ditte individuali) del modello Redditi. L’utilizzo di piattaforme straniere (es. affiliazioni o pubblicità su motori di ricerca) non esime dalla dichiarazione in Italia; eventuali ritenute subite all’estero vanno indicate e possono essere scomputate mediante il credito d’imposta per le imposte pagate all’estero.

Procedura passo‑passo dopo la notifica dell’accertamento

1. Ricezione dell’avviso e analisi del contenuto

Un SEO specialist viene generalmente sottoposto a due tipi di controlli:

  1. Verifica in loco – la Guardia di Finanza o l’Agenzia delle Entrate accede presso lo studio o il domicilio del professionista. L’accesso deve essere autorizzato e motivato ; il professionista ha diritto a sapere le ragioni della verifica e può farsi assistere da un consulente . Dopo la verifica viene redatto un verbale di constatazione in cui sono riportate le presunte irregolarità.
  2. Accertamenti “a tavolino” – l’ufficio fiscale analizza i dati delle dichiarazioni e le informazioni dell’anagrafe tributaria. In caso di incongruenze (es. volumi d’affari anomali rispetto ai parametri, incassi di piattaforme estere non dichiarati), può emettere un avviso di accertamento senza accesso.

L’avviso di accertamento deve indicare in modo chiaro:

  • la motivazione dell’accertamento e gli elementi probatori utilizzati (es. movimenti bancari, fatture, dati da piattaforme online);
  • la normativa violata (articoli del TUIR, dell’IVA, del DPR 600/1973);
  • l’imposta accertata, le sanzioni e gli interessi;
  • la possibilità di aderire all’accertamento o di impugnare l’atto;
  • i termini per presentare il ricorso.

L’analisi preliminare dell’avviso consente di valutare vizi formali (mancata motivazione, assenza di contraddittorio, violazione del segreto professionale) e vizi sostanziali (errata quantificazione dei ricavi, mancato riconoscimento di costi deducibili).

2. Termine per il contraddittorio preventivo

Se l’avviso è stato preceduto dalla comunicazione di uno schema di atto ai sensi dell’art. 6‑bis dello Statuto del contribuente, il professionista dispone di almeno 60 giorni per inviare osservazioni e documenti integrativi . In questa fase è consigliabile:

  • raccogliere e produrre tutte le prove documentali (contratti con i clienti, fatture emesse, estratti conto, e‑mail con richieste di prestazioni), per dimostrare la corretta qualificazione dei compensi e la sussistenza dei costi deducibili;
  • elaborare una memoria difensiva che evidenzi la legittimità dell’operato e la correttezza della contabilità;
  • contestare eventuali elementi indiziari utilizzati dall’ufficio (prelievi o versamenti bancari non giustificati, calcoli induttivi), allegando documenti giustificativi.

L’Agenzia delle Entrate è obbligata a valutare le osservazioni e a motivare la decisione finale; la mancata considerazione dei rilievi può determinare la nullità dell’atto.

3. Istanza di accertamento con adesione

Se, al termine del contraddittorio, l’ufficio ritiene di confermare l’accertamento ma il contribuente vuole evitare il contenzioso, può presentare istanza di accertamento con adesione ai sensi dell’art. 6 D.Lgs. 218/1997. La norma consente a chi ha ricevuto un avviso di accertamento di chiedere all’ufficio una proposta di definizione; l’istanza va presentata entro il termine per proporre ricorso . Nel caso di accertamenti con contraddittorio preventivo, l’istanza può essere presentata entro trenta giorni dalla comunicazione dello schema di atto .

Una volta presentata, l’istanza sospende per 90 giorni i termini per l’impugnazione e il pagamento , consentendo alle parti di negoziare. L’ufficio fissa un incontro in cui le parti esaminano i rilievi; il contribuente può proporre ulteriori documenti o giustificazioni e chiedere la riduzione delle sanzioni (che nel caso di adesione possono scendere a un terzo del minimo). La definizione con adesione comporta il pagamento delle somme concordate in un’unica soluzione o con dilazione (fino a 8 rate trimestrali per importi superiori a 50.000 €), con l’esclusione delle sanzioni accessorie (es. sospensione licenza).

4. Presentazione del ricorso

Se il contribuente ritiene illegittimo l’avviso o non raggiunge un accordo con l’ufficio, può presentare ricorso alla Corte di giustizia tributaria (CGT) entro 60 giorni dalla notifica dell’atto. Il ricorso deve contenere:

  • l’indicazione del giudice competente (CGT di primo grado del luogo di domicilio fiscale);
  • l’esposizione dei fatti e dei motivi di diritto (vizi formali e sostanziali);
  • la richiesta di annullamento totale o parziale dell’avviso;
  • la prova dell’avvenuto pagamento del contributo unificato e della notifica all’Agenzia delle Entrate.

Con il ricorso è possibile chiedere la sospensione dell’esecuzione delle somme iscritte a ruolo, dimostrando che l’esecuzione arrecherebbe un danno grave e irreparabile. La CGT, sentita l’Agenzia, decide in camera di consiglio; la sospensione può essere accordata depositando una garanzia (fideiussione bancaria o assicurativa) oppure, nei casi di evidente illegittimità, anche senza garanzia.

5. Secondo grado e giudizio di cassazione

Contro la sentenza della CGT di primo grado è ammesso appello alla CGT di secondo grado entro 60 giorni dalla notifica della decisione. In questa fase è possibile riproporre i motivi già dedotti o sollevare nuove questioni di diritto. La sentenza di secondo grado può essere impugnata con ricorso per cassazione per violazione di legge o vizio di motivazione. La Cassazione, giudice di legittimità, può confermare, cassare con rinvio o cassare senza rinvio la decisione.

6. Riscossione e sospensione del pagamento

Durante le varie fasi del procedimento, l’Agenzia delle Entrate‑Riscossione può iscrivere a ruolo le somme accertate. L’iscrizione provvisoria avviene trascorsi 60 giorni dall’avviso (se non è stata presentata istanza di adesione). Tuttavia, il pagamento può essere sospeso:

  • in caso di istanza di accertamento con adesione, fino alla scadenza dei 90 giorni di sospensione ;
  • in caso di presentazione del ricorso con richiesta di sospensione;
  • quando il contribuente accede a strumenti di definizione agevolata (rottamazione, saldo e stralcio) o a procedure concorsuali (piano del consumatore, concordato minore), che comportano la sospensione delle azioni esecutive.

La tempestività è fondamentale: trascorsi i termini senza aver presentato ricorso, l’avviso diventa definitivo e le somme sono riscosse con interessi e sanzioni. Uno dei principali errori dei professionisti digitali è sottovalutare la notifica e lasciare decorrere i termini. Rivolgersi immediatamente a un legale esperto consente di valutare tutte le opzioni difensive e di bloccare la riscossione.

Difese e strategie legali

1. Contestazione dei vizi formali

Il primo passo nella difesa contro un accertamento fiscale è verificare se l’atto presenta vizi formali che ne determinano la nullità. Tra i vizi più frequenti:

  • Mancata motivazione – l’avviso deve indicare i fatti, gli elementi di prova e le norme violate. Se si limita a richiamare genericamente l’utilizzo di parametri o studi di settore senza spiegare come si giunge alla ricostruzione dei ricavi, l’atto è illegittimo. La cassazione ha affermato che la motivazione per relationem è ammessa solo se il contribuente è messo in condizione di conoscere gli elementi richiamati.
  • Violazione del contraddittorio – l’omessa comunicazione dello schema di atto o la mancata concessione del termine di 60 giorni ai sensi dell’art. 6‑bis dello Statuto rende annullabile l’avviso . Anche la mancata valutazione delle osservazioni presentate entro il termine dilatorio viola l’art. 12, comma 7, della legge 212/2000. .
  • Violazione del segreto professionale – se l’accertamento si fonda su documenti acquisiti in violazione dell’art. 52 D.P.R. 633/1972, ad esempio con un’autorizzazione preventiva e generica della Procura, la Corte di cassazione ha ritenuto la documentazione inutilizzabile e l’avviso nullo .
  • Errata notifica – l’avviso deve essere notificato nel domicilio fiscale del contribuente tramite posta raccomandata o PEC. La notifica eseguita a indirizzi errati o in assenza del soggetto legittimato può essere contestata.

2. Contestazione dei vizi sostanziali

Oltre ai vizi procedurali, l’accertamento può contenere errori nella quantificazione del reddito. Spesso l’amministrazione ricostruisce i ricavi del SEO specialist con metodi induttivi (ad es. analisi dei movimenti bancari, applicazione di coefficienti di redditività, comparazione con i parametri del settore). È possibile contestare tali rilievi dimostrando che:

  • i versamenti bancari contestati derivano da finanziamenti personali, restituzioni di prestiti, premi assicurativi o vendite occasionali, e non costituiscono compensi professionali;
  • i prelievi non giustificati sono stati utilizzati per spese personali e non sono indizi di compensi non dichiarati;
  • i ricavi attribuiti dall’ufficio includono rimborsi spese o costi anticipati per conto dei clienti, che non generano margine imponibile;
  • alcuni compensi sono stati percepiti da società estere per campagne SEO su siti internazionali ma tassati in Italia come redditi d’impresa; in tali casi si può dimostrare l’applicazione del credito d’imposta per le imposte estere.

La difesa richiede di produrre documenti contrattuali, estratti conto dettagliati, registrazioni contabili (registro cronologico dei compensi e registro delle spese) e corrispondenza con i clienti. È utile predisporre una perizia tecnica o un parere di un dottore commercialista che attesti l’idoneità della contabilità e la congruità dei ricavi.

3. Accertamento con adesione e strumenti deflattivi

L’accertamento con adesione permette di chiudere la vertenza con un accordo e di beneficiare di una riduzione delle sanzioni a un terzo del minimo. Il procedimento è flessibile: le parti possono concordare l’imponibile e le imposte e definire un piano di pagamento. Questa soluzione è particolarmente utile per i SEO specialist con contestazioni elevate ma con documentazione che giustifica almeno in parte il reddito; in tal caso si può cercare un accordo che riconosca i compensi effettivi e riduca le sanzioni.

Un altro strumento deflattivo è la conciliazione giudiziale (art. 48 D.Lgs. 546/1992). In corso di giudizio, entro la prima udienza, le parti possono definire la lite con una riduzione del 40 % delle sanzioni. Tale strumento è utile se il contenzioso riguarda questioni interpretative piuttosto che vizi formali.

4. Definizione agevolata dei carichi (rottamazione e saldo e stralcio)

Negli ultimi anni il legislatore ha introdotto diverse “pace fiscali”. L’ultima, la c.d. rottamazione‑quater (L. 197/2022, commi 231‑252), permette di definire i carichi affidati all’Agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022 versando le imposte e gli interessi, ma senza sanzioni e interessi di mora. Il pagamento può avvenire in un massimo di 18 rate (5 anni). Nel 2025 sono state approvate alcune proroghe per consentire la riammissione dei contribuenti decaduti e la dilazione fino al 2026.

Il saldo e stralcio (art. 1, commi 184‑198, L. 145/2018) prevede la riduzione degli importi dovuti dai contribuenti in grave e comprovata situazione economica (ISEE inferiore a 20.000 €). La definizione consente di pagare una percentuale ridotta del debito (16 %, 20 % o 35 %) in funzione della fascia di reddito. Anche i SEO specialist che, a causa di una crisi di mercato o di spese impreviste, si trovino in difficoltà, possono valutare questa opzione.

5. Procedure di sovraindebitamento e crisi d’impresa

Se la posizione fiscale, sommata ad altri debiti, è insostenibile, il professionista può ricorrere alle procedure di sovraindebitamento disciplinate dalla Legge 3/2012 e dal Codice della crisi d’impresa. La definizione di sovraindebitamento come squilibrio tra debiti e patrimonio prontamente liquidabile consente anche ai lavoratori autonomi e ai professionisti, esclusi dalle procedure fallimentari, di accedere a un piano di ristrutturazione.

Le principali procedure sono:

  • Piano del consumatore – riservato ai privati senza partita IVA; permette di proporre ai creditori il pagamento parziale dei debiti attraverso rate sostenibili. Dopo l’omologazione del giudice, i creditori non possono agire esecutivamente.
  • Accordo di composizione della crisi – destinato ai professionisti e agli imprenditori minori; prevede la proposta di un piano che deve essere accettato dalla maggioranza dei creditori e omologato dal tribunale. Consente di ridurre i debiti e di proseguire l’attività professionale.
  • Liquidazione controllata – permette di liquidare i beni del debitore per soddisfare i creditori e liberarsi dai debiti residui. È adatta quando non vi sono prospettive di continuità.

L’Avv. Monardo, in qualità di Gestore della crisi da sovraindebitamento e professionista fiduciario di un OCC, può assistere il SEO specialist nella predisposizione del piano, nella gestione delle trattative con i creditori e nell’ottenimento dell’omologa.

6. Strategie preventive per evitare l’accertamento

Una difesa efficace inizia prima dell’accertamento. I professionisti del digital marketing dovrebbero adottare le seguenti prassi:

  • Contabilità ordinata – anche se il regime fiscale (forfettario o semplificato) non impone la tenuta dei registri IVA, è consigliabile mantenere una contabilità cronologica delle prestazioni, con indicazione dei compensi, dei costi e dei documenti giustificativi.
  • Tracciabilità dei pagamenti – utilizzare conti correnti dedicati all’attività professionale; evitare di miscelare entrate professionali e personali; fornire sempre fatture elettroniche ai clienti italiani e conservare le prove di pagamento.
  • Verifica delle piattaforme – per i compensi percepiti da piattaforme estere (Google Ads, programmi di affiliazione, marketplace), salvare la documentazione delle transazioni e verificare se le ritenute alla fonte sono state operate; in caso di ritenute estere, indicare le imposte pagate per beneficiare del credito d’imposta.
  • Consulenza continuativa – rivolgersi periodicamente a un commercialista esperto di fiscalità digitale per aggiornare la strategia fiscale e prevenire contestazioni.

Strumenti alternativi e misure deflattive del contenzioso

Rottamazioni e definizioni agevolate

Le definizioni agevolate rappresentano strumenti legislativi straordinari volti a incentivare l’adempimento dei contribuenti e a ridurre il contenzioso. Dal 2016 in poi, si sono susseguite varie “rottamazioni” delle cartelle esattoriali, con condoni di sanzioni e interessi di mora. La rottamazione‑quater (L. 197/2022) consente di estinguere i carichi affidati all’Agente della riscossione versando le sole imposte e gli interessi legali; le sanzioni sono azzerate e le somme possono essere rateizzate fino a cinque anni. Il decreto Milleproroghe 2025 ha riammesso i contribuenti decaduti e prorogato i termini di pagamento.

Oltre alla rottamazione, il ravvedimento speciale (L. 197/2022, commi 153‑159) permette di regolarizzare i tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate non ancora contestati, versando le imposte dovute e gli interessi con sanzioni ridotte a 1/18 del minimo. È un’opportunità per i SEO specialist che abbiano omesso o errato alcune dichiarazioni e vogliano mettersi in regola prima dell’accertamento.

Transazioni fiscali e istituti processuali

Nel contenzioso tributario esistono istituti che consentono di trovare una soluzione senza arrivare alla sentenza:

  • Conciliazione giudiziale – si può proporre in primo grado (entro la prima udienza) e in appello; prevede la riduzione delle sanzioni fino al 40 %.
  • Mediazione tributaria – per gli atti il cui valore non supera 50.000 €, il ricorso deve essere preceduto da un reclamo-mediazione; l’Agenzia, se accoglie parzialmente o integralmente il reclamo, può definire la lite con una riduzione delle sanzioni.
  • Transazione fiscale in procedure concorsuali – nell’ambito della crisi d’impresa o del sovraindebitamento, l’agenzia delle Entrate può accettare un pagamento parziale dei tributi in seno al piano. La transazione deve garantire la soddisfazione dei crediti erariali in misura non inferiore a quella ottenibile in caso di liquidazione.

Errori comuni e consigli pratici

Errori da evitare

  1. Ignorare la notifica – molti professionisti sottovalutano l’importanza dell’avviso di accertamento o del verbale di constatazione e non reagiscono tempestivamente. Questo comportamento provoca la decadenza dei termini per il contraddittorio o per presentare il ricorso.
  2. Mancanza di documentazione – non conservare contratti, email, estratti conto e prove delle prestazioni può rendere difficile dimostrare la legittimità dei compensi. La legge richiede che il professionista, anche in regime forfettario, possa giustificare i proventi.
  3. Conti correnti promiscuo – usare lo stesso conto per attività professionale e spese personali crea confusione e consente all’agenzia di presumere che ogni versamento sia un compenso. Si raccomanda l’apertura di un conto dedicato.
  4. Omettere la comunicazione dell’indirizzo PEC – la legge prevede che gli avvisi possano essere notificati via PEC. Un indirizzo PEC inattivo o non controllato può comportare la decorrenza dei termini senza che il contribuente se ne accorga.
  5. Ricorrere senza consulenza – redigere autonomamente il ricorso senza l’assistenza di un professionista specializzato in diritto tributario può portare a omettere motivi decisivi o ad affrontare tardivamente questioni di legittimità.

Consigli pratici

  • Prepara un fascicolo completo contenente contratto di incarico, e‑mail con i clienti, fatture, quietanze di pagamento, estratti conto bancari, registri contabili e ogni elemento utile a dimostrare l’origine dei compensi.
  • Verifica le soglie di reddito per rientrare nei regimi agevolati (regime forfettario). Il superamento del limite comporta il passaggio al regime ordinario e può essere oggetto di accertamento.
  • Segui gli aggiornamenti normativi – il fisco digitale cambia rapidamente: l’introduzione dell’albo degli influencer (novembre 2025) e le circolari dell’Agenzia sulle professioni digitali potrebbero incidere anche sul lavoro del SEO specialist.
  • Rivolgiti a un team multidisciplinare – la collaborazione tra avvocati e commercialisti, come nello Studio Monardo, consente di affrontare l’accertamento sia dal punto di vista giuridico sia da quello contabile.

Tabelle riepilogative

Norme e diritti fondamentali durante l’accertamento

NormativaContenuto sinteticoPrincipali tutele per il contribuente
Art. 52 D.P.R. 633/1972Disciplina accessi, ispezioni e verifiche per IVA; impone l’autorizzazione dell’Ufficio e, per i locali adibiti ad abitazione o per documenti coperti da segreto professionale, l’autorizzazione del procuratore .Diritto a un accesso motivato; possibilità di opporre il segreto professionale; necessità di autorizzazione specifica dell’autorità giudiziaria per perquisizioni .
Art. 33 D.P.R. 600/1973Estende alle imposte dirette le regole di accesso; consente l’acquisizione di dati presso enti e operatori finanziari .Richiamo all’art. 52; tutela del segreto; possibilità di impugnare gli atti derivanti da documenti acquisiti illegittimamente.
Art. 12 L. 212/2000Stabilisce che gli accessi devono essere motivati, svolgersi negli orari d’esercizio e durare al massimo 30 giorni ; riconosce il diritto di essere informati e di presentare osservazioni .Diritto a conoscere le ragioni della verifica; tempo limitato di permanenza; facoltà di inviare memorie difensive entro 60 giorni; possibilità di rivolgersi al Garante del contribuente.
Art. 6‑bis L. 212/2000Introdotto dalla riforma del 2023‑2024, prevede il contraddittorio preventivo per tutti gli atti impugnabili. L’amministrazione deve inviare lo schema di atto e attendere 60 giorni prima di emettere l’avviso .Annullabilità dell’atto emesso senza contraddittorio; diritto a presentare controdeduzioni; sospensione dei termini di decadenza se necessari.
Art. 6 D.Lgs. 218/1997Consente al contribuente di presentare istanza di accertamento con adesione dopo accessi o notifiche di avvisi ; prevede termini specifici per le istanze e sospende i termini di impugnazione .Possibilità di negoziare con l’ufficio e ridurre le sanzioni; sospensione dei termini; definizione rapida della lite.
Legge 3/2012Introduce le procedure di sovraindebitamento; definisce il sovraindebitamento come squilibrio tra debiti e patrimonio ; consente di ridurre i debiti fino all’80 % .Sospensione delle azioni esecutive; ristrutturazione dei debiti; possibilità di riprendere l’attività professionale.

Termini principali nella procedura di accertamento

FaseTermineRiferimento normativo
Comunicazione dello schema di atto (contraddittorio preventivo)60 giorni per presentare controdeduzioniArt. 6‑bis L. 212/2000
Risposta al verbale di chiusura delle operazioni (vecchio art. 12, comma 7 Statuto)60 giorni per inviare osservazioniArt. 12 L. 212/2000
Istanza di accertamento con adesione (in assenza di contraddittorio preventivo)Entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso di accertamentoArt. 6 D.Lgs. 218/1997
Istanza di accertamento con adesione (dopo contraddittorio preventivo)Entro 30 giorni dalla comunicazione dello schema di attoArt. 6 D.Lgs. 218/1997
Sospensione termini per ricorso e pagamento dopo istanza90 giorniArt. 6 D.Lgs. 218/1997
Ricorso alla CGT60 giorni dalla notifica dell’avvisoD.Lgs. 546/1992

Domande frequenti (FAQ)

1. Che cosa è un accertamento fiscale e perché un SEO specialist può subirlo?
L’accertamento è l’atto con il quale l’Agenzia delle Entrate rettifica la dichiarazione dei redditi o dell’IVA del contribuente, contestando imponibili non dichiarati o imposte non versate. I SEO specialist gestiscono spesso pagamenti provenienti da piattaforme digitali, clienti stranieri e programmi di affiliazione: se l’amministrazione rileva incongruenze tra gli incassi e quanto dichiarato, può avviare un accertamento.

2. L’amministrazione può accedere nel mio studio senza preavviso?
Sì, ma deve rispettare le garanzie. L’art. 52 D.P.R. 633/1972 prevede che gli accessi siano autorizzati e motivati; se i locali sono anche abitazione, serve l’autorizzazione del procuratore . L’accesso deve avvenire durante l’orario di attività e arrecare la minima turbativa .

3. Posso oppormi al segreto professionale?
Sì. In caso di accesso presso lo studio di un professionista, si può eccepire il segreto professionale su determinati documenti; per superararlo la Guardia di Finanza deve ottenere un’autorizzazione successiva e specifica della Procura . Un’autorizzazione generica non è sufficiente.

4. Cosa succede se l’Agenzia emette l’avviso senza contraddittorio?
L’art. 6‑bis della legge 212/2000 prevede che gli atti devono essere preceduti da un contraddittorio informato ed effettivo . Se l’ufficio non comunica lo schema di atto o non concede 60 giorni per le osservazioni, l’atto è annullabile e può essere impugnato per violazione del diritto di difesa.

5. Quanto tempo ho per rispondere al verbale della Guardia di Finanza?
Dopo la consegna del processo verbale di chiusura, il contribuente aveva 60 giorni per presentare osservazioni ai sensi dell’art. 12, comma 7, dello Statuto (norma abrogata ma richiamata dalla giurisprudenza) . Oggi, con il contraddittorio preventivo, i 60 giorni decorrono dalla comunicazione dello schema di atto .

6. Che differenza c’è tra accertamento con adesione e conciliazione giudiziale?
L’accertamento con adesione si attiva prima del ricorso, su iniziativa del contribuente o dell’ufficio; consente di definire la lite con riduzione delle sanzioni a un terzo e sospensione dei termini . La conciliazione giudiziale si propone durante il giudizio e consente di ridurre le sanzioni fino al 40 %, ma i tempi di definizione possono essere più lunghi perché dipendono dal calendario processuale.

7. Posso rateizzare le somme dovute dopo l’adesione?
Sì. L’atto di accertamento con adesione prevede la possibilità di pagare in un’unica soluzione o in rate trimestrali (fino a un massimo di 8 rate). Gli interessi legali sono dovuti sulle rate successive alla prima.

8. La rottamazione quater si applica anche ai carichi recenti?
No. La rottamazione‑quater riguarda i carichi affidati all’Agente della riscossione fino al 30 giugno 2022. Per i carichi successivi occorre valutare altre definizioni agevolate o la rateizzazione ordinaria.

9. Se aderisco alla rottamazione posso contestare l’accertamento?
La rottamazione riguarda carichi già iscritti a ruolo; aderirvi implica l’accettazione del debito e la rinuncia ai ricorsi. Se l’avviso non è ancora definitivo, è preferibile impugnare l’atto o proporre l’adesione.

10. Sono in regime forfettario: posso essere sottoposto ad accertamento?
Sì. Il regime forfettario non esclude i controlli fiscali; l’Agenzia può verificare il rispetto del limite di ricavi e la sussistenza dei requisiti (assenza di partecipazioni in società, non residenza all’estero). In caso di superamento del limite o di compensi non fatturati, l’ufficio può disapplicare il regime e recuperare imposte e contributi.

11. Come vengono tassati i compensi ricevuti da piattaforme estere?
I compensi percepiti da Google, Amazon, piattaforme di affiliazione o clienti esteri devono essere dichiarati in Italia come redditi da lavoro autonomo; eventuali ritenute applicate all’estero possono essere scomputate dal tributo italiano. È necessario conservare i report delle piattaforme e le ricevute di pagamento per dimostrare l’ammontare e la provenienza dei ricavi.

12. Posso utilizzare conti bancari esteri per ricevere i pagamenti?
Sì, ma è obbligatorio indicare nel quadro RW della dichiarazione i conti esteri con valore superiore a 5.000 €; l’omissione comporta sanzioni. Inoltre, i pagamenti ricevuti devono essere registrati e convertiti in euro al tasso di cambio del giorno.

13. Le indagini bancarie possono estendersi ai familiari?
Le norme consentono all’amministrazione di effettuare indagini bancarie sui conti dei coniugi e dei familiari solo se vi sono presunzioni di trasferimenti di redditi. La giurisprudenza richiede che siano forniti gravi indizi per estendere le indagini a terzi; in caso contrario, i dati acquisiti sono inutilizzabili.

14. Cosa succede se non presento il ricorso entro i 60 giorni?
L’avviso di accertamento diventa definitivo; l’Agenzia iscrive a ruolo le somme e procede alla riscossione coattiva. È ancora possibile chiedere la rateizzazione o accedere a procedure concorsuali, ma non si può contestare la legittimità dell’avviso.

15. Posso chiedere la compensazione dei crediti con l’INPS o altre imposte?
Sì. Se il professionista vanta crediti di imposta (ad esempio, bonus pubblicità o crediti per investimenti digitali) può compensarli con i debiti derivanti dall’accertamento attraverso il modello F24. La compensazione deve essere comunicata correttamente per evitare sanzioni per indebito utilizzo di crediti.

16. La procedura di sovraindebitamento cancella tutte le cartelle?
Il piano del consumatore o l’accordo di composizione possono includere anche i debiti tributari; tuttavia l’Erario deve dare il proprio assenso e la proposta deve essere conveniente rispetto alla liquidazione. Se il giudice omologa il piano, le cartelle esattoriali sono soddisfatte alle condizioni previste nel piano e il debitore è esdebitato per la parte residua.

17. Che ruolo ha il Garante del contribuente?
Il Garante del contribuente è un organo indipendente al quale ci si può rivolgere se si ritiene che i verificatori stiano procedendo con modalità non conformi alla legge . Il Garante può intervenire e sollecitare l’amministrazione a rispettare i diritti del contribuente.

18. Posso registrare le conversazioni con i verificatori?
La legge non vieta al contribuente di registrare l’incontro con i verificatori a tutela dei propri diritti, purché non si violino norme sulla privacy. Tuttavia, è preferibile farlo alla presenza del proprio consulente e informare i verificatori della registrazione.

19. Le e‑mail costituiscono prova?
Sì. Le e‑mail scambiate con i clienti o con le piattaforme sono prove documentali che possono dimostrare la natura della prestazione e l’ammontare del compenso. È importante conservarle e presentarle in sede di contraddittorio o in giudizio.

20. L’uso di criptovalute può essere oggetto di accertamento?
Le criptovalute utilizzate per ricevere pagamenti o investimenti devono essere dichiarate nel quadro RW. La mancata indicazione comporta sanzioni amministrative. Se i compensi da SEO sono pagati in criptovalute, devono essere valorizzati al cambio di mercato e dichiarati come redditi professionali. L’amministrazione può effettuare indagini su wallet e exchange per ricostruire i flussi finanziari.

Simulazioni pratiche

Esempio 1: Accertamento analitico‐induttivo su compensi non dichiarati

Scenario: Marco, SEO specialist in regime ordinario, ha dichiarato nel 2024 ricavi per 40.000 €. L’Agenzia delle Entrate rileva, tramite l’analisi dei conti correnti, versamenti per 70.000 € provenienti da piattaforme internazionali di affiliazione. Ritiene che i 30.000 € in più siano compensi non dichiarati e, applicando l’aliquota IRPEF media del 35 % e l’IVA al 22 %, emette un avviso di accertamento con imposta dovuta di 10.500 € (IRPEF) e 6.600 € (IVA), oltre a sanzioni del 90 % (15.840 €) e interessi.

Difesa: Marco, assistito dall’Avv. Monardo, dimostra che 15.000 € dei versamenti sono rimborsi spese anticipati per clienti (spese pubblicitarie su Google Ads) e allega fatture dei fornitori. Altri 10.000 € derivano da un prestito familiare. L’ufficio riconosce la documentazione e riduce l’imponibile induttivo a 5.000 €, riducendo l’imposta a 1.750 € (IRPEF) e 1.100 € (IVA), con sanzioni ridotte. Marco opta per l’accertamento con adesione e definisce il debito versando 2.850 € di imposte e 950 € di sanzioni. La definizione con adesione consente di chiudere la lite senza contenzioso.

Esempio 2: Violazione del segreto professionale e annullamento dell’avviso

Scenario: Durante un accesso presso lo studio di Lucia, SEO consultant, la Guardia di Finanza acquisisce e fotocopia contratti con clienti depositati in un armadio. Lucia oppone il segreto professionale per alcuni progetti riservati. I verificatori esibiscono un’autorizzazione generica del procuratore rilasciata prima dell’accesso e procedono a copiare i documenti. Sulla base di questi contratti, l’Agenzia emette un avviso di accertamento per 50.000 € di compensi non dichiarati.

Difesa: Il team legale di Lucia impugna l’avviso deducendo la violazione dell’art. 52 D.P.R. 633/1972 e produce l’ordinanza della Cassazione n. 17228/2025 secondo la quale l’autorizzazione deve essere specifica e successiva all’eccezione del segreto . La CGT riconosce che l’acquisizione dei documenti è illegittima e annulla l’avviso. L’Agenzia viene condannata alle spese.

Esempio 3: Accesso al sovraindebitamento per debiti tributari

Scenario: Davide, freelancer SEO, a causa della pandemia ha subito un calo del fatturato; ha accumulato debiti per 100.000 € (50.000 € verso l’Agenzia delle Entrate, 30.000 € verso banche e 20.000 € verso fornitori). Non riesce più a pagare le rate e teme il pignoramento.

Soluzione: L’Avv. Monardo propone di avviare la procedura di accordo di composizione della crisi ai sensi della Legge 3/2012. Si dimostra che Davide possiede un appartamento del valore di 80.000 € e un’auto. Viene presentata ai creditori una proposta di pagamento: cessione dell’auto (10.000 €) e rateizzazione del debito residuo in 5 anni, con pagamento di 40.000 € complessivi. La proposta viene accettata dalla maggioranza dei creditori e omologata dal tribunale. Grazie alla procedura, Davide estingue i debiti pagando una quota sostenibile e mantiene la possibilità di proseguire l’attività. I debiti tributari vengono falcidiati e le cartelle esattoriali incluse nel piano sono cancellate all’esito positivo della procedura.

Approfondimenti 2024‑2025: nuove norme per il professionista digitale

Riforma del contraddittorio e prova di resistenza

Negli ultimi anni il tema del contraddittorio ha assunto un rilievo centrale anche a livello europeo. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha affermato che il diritto ad essere ascoltato costituisce una componente essenziale del diritto a una buona amministrazione ex art. 41 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE. In una decisione del 2022 (causa C‑582/20), la Corte ha ribadito che il contraddittorio deve permettere al contribuente di manifestare utilmente la propria posizione prima dell’adozione di un provvedimento che possa recare pregiudizio . Le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza n. 21271 del 25 luglio 2025, hanno richiamato tali principi e ribadito che l’obbligo di contraddittorio si estende in modo generalizzato ai tributi armonizzati, ma nel diritto interno il suo mancato rispetto comporta l’annullabilità dell’atto solo se il contribuente dimostra la prova di resistenza . Ciò significa che il contribuente deve allegare elementi difensivi non meramente pretestuosi e che avrebbero potuto determinare un diverso esito del procedimento . Questa giurisprudenza consolida il dovere dell’amministrazione di instaurare un dialogo preventivo e, allo stesso tempo, responsabilizza il contribuente che intenda eccepire la violazione: egli deve indicare, anche sinteticamente, quali argomenti avrebbe potuto far valere.

Dal 2024 il legislatore è intervenuto sul punto con il D.Lgs. 219/2023, che ha introdotto l’art. 6‑bis nello Statuto del contribuente per generalizzare il contraddittorio preventivo. Tuttavia, alcune prassi amministrative restano legate alla normativa previgente: ad esempio, la Cassazione 2025 ha ricordato che, per gli accertamenti “a tavolino”, l’obbligo di contraddittorio deriva direttamente dal diritto UE e non può essere escluso . Questo richiamo rafforza la posizione difensiva del professionista digitale, il quale può opporsi agli accertamenti fondati su comunicazioni elettroniche o estrazioni banche dati avvenute senza contraddittorio.

DAC8 e obblighi di comunicazione per le cripto-attività

La crescente diffusione di criptovalute e asset digitali nelle transazioni commerciali ha spinto l’UE ad ampliare la cooperazione fiscale. La direttiva DAC8 (UE 2023/2226) estende le regole di scambio automatico di informazioni alle cripto‑attività e impone obblighi di due diligence e reporting ai fornitori di servizi di cripto‑attività (RCASP). Secondo l’articolo pubblicato da Agenda Digitale, il Consiglio dei ministri italiano ha approvato l’8 ottobre 2025 lo schema di decreto legislativo di recepimento di DAC8, destinato a entrare in vigore il 1° gennaio 2026 . La direttiva prevede che gli operatori raccolgano e trasmettano alle autorità fiscali dati sulle transazioni, identificando il cliente (nome, residenza, numero identificativo fiscale) e specificando le operazioni di cambio, trasferimenti tra wallet, flussi di stablecoin e giacenze . Gli Stati membri devono adottare un modulo uniforme di segnalazione entro il 31 dicembre 2025 e creare un registro centrale delle cripto‑attività .

Per i SEO specialist e i professionisti digitali che ricevano compensi in criptovalute, queste novità implicano maggiore trasparenza: le transazioni saranno incrociate con i dati fiscali e l’assenza di segnalazioni potrà generare lettere di compliance o addirittura accertamenti . È quindi fondamentale dichiarare correttamente le plusvalenze nel quadro RW e dimostrare la provenienza dei fondi, conservando estratti degli exchange e documentazione di acquisto.

Registro degli influencer e codice di condotta AGCOM

Un’altra novità significativa del 2025 riguarda l’adozione della delibera n. 197/25/CONS dell’AGCOM, che istituisce un albo degli influencer rilevanti e fissa un Codice di condotta. Il documento definisce “influencer” le persone che, tramite piattaforme digitali, diffondono contenuti al pubblico e possono influenzarne le scelte; tali soggetti devono avere la responsabilità editoriale dei contenuti e un legame stabile con l’economia italiana . Le linee guida stabiliscono soglie quantitative: sono considerati “rilevanti” gli influencer che possiedono almeno 500.000 follower su una piattaforma o un milione di visualizzazioni medie mensili, misurate sui sei mesi precedenti . Gli influencer sotto tali soglie restano fuori dal perimetro obbligatorio, ma possono aderire volontariamente.

Il registro prevede obblighi di trasparenza in merito alle comunicazioni commerciali, tutela dei minori e corretta informazione. Chi viola le regole rischia sanzioni fino a 600.000 € e, nei casi gravi, la sospensione o l’esclusione dal registro . Per i professionisti SEO che operano come content creator o gestiscono canali con visibilità elevata, l’iscrizione all’albo comporta nuove responsabilità: occorre indicare chiaramente le sponsorizzazioni, dichiarare l’uso di intelligenza artificiale o filtri e rispettare le norme sulla pubblicità occulta . Inoltre, i ricavi derivanti dall’influencer marketing devono essere contabilizzati e dichiarati come redditi professionali, con eventuale applicazione del nuovo codice ATECO 73.11.03.

Responsabilità penale e rischi fiscali

Oltre alle sanzioni amministrative, alcune condotte possono integrare reati tributari. Il D.Lgs. 74/2000 disciplina fattispecie quali l’omessa dichiarazione (art. 5), l’emissione di fatture per operazioni inesistenti (art. 8), la dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3), l’omesso versamento di ritenute (art. 10-bis) o dell’IVA (art. 10-ter). I reati scattano al superamento di soglie di imposta evasa o di ritenute non versate (per esempio, 50.000 € per l’omessa dichiarazione o 250.000 € per l’omesso versamento IVA). Il professionista che utilizza conti esteri o criptovalute per occultare i redditi può incorrere in accuse di riciclaggio o auto‑riciclaggio. La conoscenza di queste norme permette di evitare errori che possono trasformare un contenzioso amministrativo in un procedimento penale. In caso di indagini penali, la tempestiva adesione a strumenti come il ravvedimento operoso o l’accertamento con adesione può attenuare la posizione.

Procedura passo‑passo: ulteriori dettagli operativi

La procedura di accertamento può essere suddivisa in più fasi distinte. Comprenderle aiuta a non perdere i termini:

  1. Selezione del contribuente: l’Agenzia delle Entrate utilizza algoritmi di rischio, analisi dei movimenti bancari, incrocio di dati con le piattaforme e segnalazioni DAC8. Nel caso degli influencer, le segnalazioni dell’AGCOM possono determinare l’avvio di controlli sui ricavi non dichiarati.
  2. Invio di questionario o invito: prima dell’accesso, l’ufficio può inviare un questionario per richiedere informazioni sui contratti, i movimenti finanziari e le collaborazioni. Rispondere con precisione e allegare documenti può prevenire l’accesso fisico.
  3. Accesso, ispezione o verifica: se permangono dubbi, i funzionari accedono allo studio o presso il domicilio professionale. Ricordiamo che l’accesso dev’essere motivato, avvenire durante gli orari di attività e, se i locali sono anche abitazione, richiedere l’autorizzazione del procuratore . In caso di documenti coperti da segreto professionale, è necessaria una autorizzazione specifica .
  4. Processo verbale di constatazione (PVC): al termine dell’ispezione viene redatto il PVC. Il contribuente deve leggerlo attentamente, richiedere eventuali rettifiche e annotare osservazioni. Dal 2024, l’ufficio non può più emettere immediatamente l’avviso: deve prima inviare lo schema di atto e concedere 60 giorni per le controdeduzioni .
  5. Contraddittorio e memorie: durante il contraddittorio, è opportuno fornire prove documentali, contratti, perizie e memorie che dimostrino la legittimità dei ricavi e la correttezza delle deduzioni. Se l’ufficio non valuta le osservazioni, si configura un vizio di motivazione.
  6. Notifica dell’avviso di accertamento: l’avviso deve essere motivato, indicare i presupposti di fatto e di diritto, e contenere l’invito al pagamento. Se l’atto deriva da dati acquisiti illegalmente o da un contraddittorio inesistente, la sua impugnazione è più agevole.
  7. Scelta dello strumento difensivo: entro 60 giorni dalla notifica si può presentare ricorso alla CGT. In alternativa, si può attivare l’accertamento con adesione (che sospende i termini per 90 giorni ) o aderire ad altre definizioni agevolate (rottamazione, ravvedimento).

Ulteriore giurisprudenza rilevante per i professionisti digitali

Oltre all’ordinanza 17228/2025 e alla sentenza 21271/2025, la Cassazione e la Corte di giustizia hanno emesso decisioni che interessano i lavoratori del digitale:

  • Cass. n. 36502/2022 e n. 23729/2022 hanno affermato che l’obbligo di contraddittorio ex art. 12, comma 7, si applica solo agli accertamenti conseguenti ad accessi nei luoghi del contribuente, ma non alle verifiche a tavolino . Le Sezioni Unite 2025 superano parzialmente questa posizione richiamando il diritto UE.
  • Corte di giustizia, cause C‑129/13 e C‑130/13 (Kamino): la Corte ha statuito che la violazione del contraddittorio comporta l’annullamento dell’atto se il contribuente dimostra che l’esito sarebbe potuto essere diverso . Questa sentenza, ripresa dalla Cassazione , ispira la nozione di “prova di resistenza”.
  • Cass. n. 9076/2021 e n. 7690/2020: hanno evidenziato che il contraddittorio preventivo è obbligatorio per i tributi armonizzati e ha natura collaborativa; l’omissione non causa automaticamente la nullità dell’atto .

Queste pronunce delineano un quadro in cui il professionista digitale può invocare la tutela del contraddittorio soprattutto per IVA e tributi comunitari, ma deve anche sostenere la propria posizione con argomentazioni concrete.

Nuove simulazioni pratiche

Esempio 4: Iscrizione all’albo influencer e accertamento sui ricavi da sponsorship

Scenario: Sara è un’influencer che offre servizi di SEO e consulenza sui social. Nel 2025 supera le 600.000 visualizzazioni mensili su una piattaforma di video e rientra tra gli influencer “rilevanti” ai sensi delle linee guida AGCOM . Dopo essersi iscritta al registro, riceve pagamenti da diverse aziende per pubblicizzare prodotti tramite i suoi canali. Tuttavia, la sua contabilità registra tali ricavi come prestazioni occasionali e non applica l’IVA. In seguito a una segnalazione dell’AGCOM e all’incrocio dei dati con i report DAC8, l’Agenzia delle Entrate avvia un accertamento per recuperare IVA e imposte sui ricavi da influencer marketing.

Difesa: Sara, con l’assistenza dello Studio Monardo, dimostra che i compensi derivanti dalle sponsorizzazioni sono stati fatturati da una società estera che ha trattenuto l’IVA. Viene predisposta una memoria che evidenzia la soggettività passiva del committente, i documenti di avvenuta iscrizione all’albo e i contratti con le piattaforme. Nel contraddittorio, l’ufficio riconosce la documentazione e, considerando l’adesione volontaria all’albo e la buona fede, concorda un accertamento con adesione con riduzione delle sanzioni. Sara regolarizza la posizione ed evita le sanzioni AGCOM.

Esempio 5: Compensi in criptovalute e obblighi DAC8

Scenario: Luigi, esperto SEO che lavora per start‑up tecnologiche, riceve parte dei compensi in criptovalute. Nel 2025 non indica nel quadro RW le sue partecipazioni in wallet, ritenendo che la soglia di 5.000 € non sia stata superata. A seguito dell’entrata in vigore delle norme attuative della DAC8, l’exchange presso cui Luigi opera trasmette all’Agenzia i dati sulle sue transazioni . Gli uffici rilevano movimentazioni per 20.000 € e inviano una lettera di compliance richiedendo spiegazioni.

Difesa: Lo Studio Monardo aiuta Luigi a ricostruire tutte le transazioni, dimostrando che una parte degli importi è stata reinvestita e che le plusvalenze realizzate sono inferiori alla soglia di tassazione. Presenta un ravvedimento operoso con sanzioni ridotte e inserisce i dati nel quadro RW. Grazie alla collaborazione e al pagamento spontaneo, Luigi evita l’avvio di un accertamento e scongiura l’applicazione di sanzioni penali per omessa dichiarazione.

Esempio 6: Violazione delle regole AGCOM e sanzioni

Scenario: Chiara, content creator e consulente SEO, non si iscrive all’albo pur avendo 800.000 follower su Instagram. Continua a promuovere prodotti senza indicare che si tratta di sponsorizzazioni. L’AGCOM le irroga una sanzione di 150.000 € per pubblicità occulta e segnala i compensi all’Agenzia delle Entrate. Ne segue un accertamento per redditi non dichiarati.

Difesa: L’Avv. Monardo impugna la sanzione AGCOM deducendo che, al momento della violazione, Chiara non era ancora stata informata dell’obbligo; ottiene una riduzione della sanzione. Nel procedimento tributario, dimostra che una parte dei compensi era già stata tassata come redditi di lavoro autonomo e concorda un piano di pagamento mediante conciliazione giudiziale. L’episodio conferma l’importanza di rispettare tempestivamente i nuovi obblighi.

FAQ aggiuntive

21. Cosa accade se non dichiaro le plusvalenze derivanti dalla vendita di criptovalute?
Con l’introduzione della direttiva DAC8 e la maggiore cooperazione tra operatori e autorità, la mancata dichiarazione delle plusvalenze può essere facilmente rilevata. Se l’importo supera le franchigie e non viene indicato nel quadro RW, l’Agenzia può contestare l’evasione e irrogare sanzioni; in caso di superamento delle soglie penali si può configurare il reato di omessa dichiarazione. È consigliabile indicare sempre le operazioni e applicare il regime fiscale previsto per le cripto‑attività.

22. Quali sono i limiti per l’omessa fatturazione prima che scatti il reato?
L’emissione di fatture false o l’occultamento di ricavi è punito con la reclusione da 4 a 8 anni se l’imposta evasa supera 100.000 € (art. 8 D.Lgs. 74/2000). L’omessa dichiarazione ex art. 5 è reato se l’imposta sottratta supera 50.000 €. Anche somme inferiori comportano sanzioni amministrative rilevanti, fino al 180 % dell’imposta evasa. È quindi importante regolarizzare tempestivamente tramite ravvedimento.

23. Cosa succede se non dichiaro un conto estero o un wallet digitale?
Omettere di indicare nel quadro RW conti esteri o wallet comporta una sanzione dal 3 % al 15 % del valore non dichiarato, che può salire al 30 % se il conto è in Paesi black list. In alcuni casi la violazione può costituire reato di dichiarazione infedele. L’operazione di monitoraggio verrà semplificata dalla DAC8, quindi è consigliato dichiarare ogni asset finanziario detenuto all’estero o in criptovalute.

24. Posso impugnare l’iscrizione ipotecaria eseguita senza contraddittorio?
Sì. Secondo la Cassazione, la violazione del contraddittorio endoprocedimentale può determinare la nullità dell’atto successivo, compresa l’iscrizione ipotecaria . Occorre dimostrare che, se il contraddittorio fosse stato instaurato, si sarebbero potuti esporre elementi difensivi non pretestuosi. In presenza di vizi formali, è possibile ottenere la cancellazione dell’ipoteca.

25. L’obbligo di iscrizione all’albo degli influencer vale anche per chi lavora in regime forfettario?
Sì. Le linee guida AGCOM si applicano indipendentemente dal regime fiscale. L’iscrizione dipende solo dal superamento delle soglie di follower o visualizzazioni . Chi è in regime forfettario deve comunque emettere fattura e versare l’imposta sostitutiva sui compensi derivanti da sponsorizzazioni.

26. Gli operatori di piattaforme digitali devono comunicare i dati ai fini fiscali?
La direttiva DAC8 impone agli operatori di piattaforme di trading, exchange e wallet di registrarsi e trasmettere alle autorità fiscali informazioni su transazioni, saldi e identità dei clienti . La mancata registrazione comporta il divieto di operare e l’applicazione di sanzioni. Anche le piattaforme di affiliazione o marketplace potrebbero essere incluse, per cui i SEO specialist devono verificare che i provider siano conformi.

27. Cosa succede se non pago le rate della riammissione alla rottamazione-quater?
Secondo le FAQ dell’Agenzia Entrate-Riscossione, il mancato pagamento di una rata o il pagamento oltre cinque giorni comporta la perdita dei benefici e i versamenti sono considerati acconti . Le eventuali procedure esecutive riprendono e l’intero debito residuo torna esigibile. È quindi essenziale rispettare il piano rateale ricevuto dopo la domanda di riammissione .

28. Qual è la differenza tra ravvedimento operoso e ravvedimento speciale?
Il ravvedimento operoso ordinario consente di regolarizzare le violazioni tributarie versando l’imposta, gli interessi e le sanzioni ridotte proporzionalmente al tempo trascorso. Il ravvedimento speciale introdotto con la Legge 197/2022 prevede sanzioni ridotte a 1/18 del minimo per le dichiarazioni presentate entro il 2022; è destinato a chi regolarizza volontariamente i tributi non dichiarati e non è già destinatario di accertamenti. È una chance unica per chi ha commesso errori, compresi i professionisti digitali.

29. È possibile sospendere l’esecuzione dell’avviso durante il ricorso?
Sì. Con la proposizione del ricorso, il contribuente può presentare istanza di sospensione chiedendo al giudice di sospendere la riscossione fino alla decisione. È necessario dimostrare sia il fumus boni iuris (probabilità di accoglimento del ricorso) sia il periculum in mora (danno grave e irreparabile). Lo Studio Monardo assiste nella predisposizione dell’istanza e nella dimostrazione dei requisiti.

30. Le email e i messaggi di chat sono prove valide in giudizio?
Sì. La giurisprudenza ammette le email, i messaggi WhatsApp e le chat come prove documentali, purché sia garantita l’autenticità e sia possibile identificare le parti. Per i professionisti digitali è fondamentale conservare le conversazioni con i clienti, che possono dimostrare la natura dei compensi o la prestazione effettivamente resa. Tuttavia, i messaggi devono essere prodotti integralmente per evitare contestazioni di estrapolazione parziale.

31. Cosa devo fare se ricevo una richiesta di riammissione alla rottamazione-quater?
Verificare i carichi interessati, controllare se gli importi comunicati comprendono solo il capitale e le spese, e valutare la sostenibilità del piano di rateizzazione. È possibile, tramite il servizio “ContiTu”, rimodulare il piano . Se si ritiene che alcuni carichi siano prescritti o pagati, occorre contestarli entro il termine indicato nella comunicazione.

32. Le piattaforme di affiliazione estere devono applicare la ritenuta fiscale?
Dipende dalla legislazione del paese di origine. In molti casi le piattaforme (come Google AdSense o programmi di affiliazione americani) richiedono il modulo W‑8BEN per certificare la residenza fiscale e non applicano ritenute. In Italia i compensi devono comunque essere dichiarati e, se sono già stati tassati all’estero, è possibile utilizzare il credito d’imposta per evitare doppie imposizioni.

33. Esistono misure per favorire la compliance volontaria prima del controllo?
Oltre al ravvedimento operoso e speciale, l’Agenzia delle Entrate invia spesso comunicazioni di irregolarità e lettere di compliance. Rispondere entro i termini con la documentazione richiesta consente di correggere errori senza sanzioni o con sanzioni ridotte. È consigliabile monitorare la propria area riservata sul sito dell’Agenzia e consultare il proprio commercialista.

34. Un professionista può essere sottoposto a verifica congiunta da Agenzia delle Entrate e INPS?
Sì. Spesso l’Agenzia e l’INPS collaborano per verificare la corretta contribuzione previdenziale. Se il SEO specialist ha collaboratori o dipendenti, l’ispezione può riguardare anche la regolarità dei contributi e l’applicazione dei contratti. L’assistenza di un consulente del lavoro e di un avvocato specializzato in diritto del lavoro è essenziale.

35. In quali casi conviene optare per la procedura di sovraindebitamento piuttosto che per la definizione agevolata?
La definizione agevolata consente di estinguere debiti già iscritti a ruolo con riduzioni limitate alle sanzioni e agli interessi. Se il debito complessivo (tributario e non) è troppo elevato e non sostenibile, la procedura di sovraindebitamento offre una soluzione più incisiva, permettendo di falcidiare i debiti e ripartire . La scelta va ponderata con un professionista che analizzi la situazione reddituale e patrimoniale.

Queste ulteriori domande e risposte permettono al lettore di chiarire dubbi specifici e di affrontare con maggiore consapevolezza le novità normative e i rischi connessi all’attività di SEO specialist e content creator.

Conclusioni

Approfondimenti finali: prova documentale e ruolo dei consulenti

La corretta prova documentale è uno degli elementi chiave per affrontare un accertamento fiscale. Nel processo tributario vigono i principi della libertà delle prove e del contraddittorio; ciò significa che il contribuente può utilizzare qualunque documento o elemento probatorio che dimostri la propria buona fede e la correttezza delle dichiarazioni. Le email, i messaggi di chat, le ricevute dei pagamenti elettronici, gli estratti conto bancari e i report delle piattaforme digitali rappresentano prove ammissibili a condizione che se ne possa garantire l’autenticità e la provenienza. È consigliabile conservare tali documenti in formato digitale e, se necessario, farli certificare da un notaio o da un perito informatico forense per conferire piena efficacia probatoria. Nel processo tributario, inoltre, la norma generale prevede che l’onere della prova della maggiore pretesa fiscale ricada sull’amministrazione; tuttavia il contribuente è chiamato a dimostrare l’esistenza di scritture contabili corrette e di registrazioni cronologiche dei compensi e delle spese. Mantenere una contabilità accurata, anche se si usufruisce di regimi agevolati, è la miglior difesa contro ricostruzioni induttive.

Il rapido sviluppo delle tecnologie digitali ha portato all’introduzione di misure come la fatturazione elettronica e la memorizzazione telematica dei corrispettivi, estese nel 2024 anche ai contribuenti in regime forfettario. Dal 1° gennaio 2024, infatti, tutti i lavoratori autonomi sono tenuti a emettere fatture elettroniche tramite il Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate, anche se operano in regime agevolato. Questa obbligazione consente al Fisco di acquisire in tempo reale i dati dei compensi e riduce il rischio di accertamenti induttivi; tuttavia richiede l’utilizzo di software o intermediari abilitati. Per i professionisti digitali che operano con clienti esteri, è necessario verificare se la piattaforma consente l’emissione di e‑invoice conformi e, in caso contrario, integrare la fatturazione con documenti interni.

Il ruolo del commercialista e del consulente legale

Un approccio efficace alla difesa fiscale richiede la collaborazione tra commercialista e avvocato. Il commercialista supporta nella corretta tenuta della contabilità, nell’analisi dei ricavi e nella predisposizione dei modelli dichiarativi; l’avvocato, specializzato in diritto tributario, valuta la legittimità degli atti, redige memorie difensive e rappresenta il contribuente in sede di contraddittorio e in giudizio. Una strategia integrata consente di prevenire errori, individuare tempestivamente i vizi procedurali e negoziare soluzioni con l’Agenzia. Lo Studio Monardo, grazie al suo team multidisciplinare di avvocati e commercialisti, offre una tutela completa: dalla consulenza preventiva alla gestione del contenzioso, fino alle procedure di sovraindebitamento e alle trattative con l’Agente della riscossione.

FAQ supplementari

36. Qual è la differenza tra processo verbale di constatazione e processo verbale di chiusura?
Il processo verbale di constatazione (PVC) viene redatto durante le operazioni di verifica e contiene l’elenco delle attività svolte e delle irregolarità rilevate. Il verbale di chiusura è invece redatto al termine della verifica e riassume in modo definitivo i rilievi emersi. In passato, l’art. 12, comma 7, dello Statuto dava 60 giorni per presentare osservazioni sul verbale di chiusura ; oggi la stessa finalità è perseguita dal contraddittorio preventivo, che richiede la comunicazione di uno schema di atto . È fondamentale partecipare a queste fasi perché le deduzioni del contribuente devono essere valutate dall’ufficio.

37. Come vengono valutati i costi sostenuti all’estero per servizi digitali?
I costi per servizi digitali acquistati da fornitori esteri (hosting, software, pubblicità online) sono deducibili se inerenti all’attività professionale e debitamente documentati. È necessario conservare fatture valide, verificare l’applicazione dell’IVA intracomunitaria e, se richiesto, integrare il documento con la procedura di reverse charge. Se il fornitore non è stabilito in Italia, l’IVA va versata in autofattura. In mancanza di documenti, l’Agenzia potrebbe disconoscere i costi e ricostruire l’imponibile.

38. Quali controlli può effettuare l’Agenzia sulle piattaforme di pagamento (PayPal, Stripe ecc.)?
L’Agenzia delle Entrate, attraverso convenzioni con operatori finanziari e l’utilizzo della banca dati dell’Archivio dei rapporti finanziari, può richiedere informazioni sulle transazioni effettuate tramite piattaforme di pagamento. Dal 2024 le Fintech operanti in Italia sono tenute a comunicare periodicamente i saldi e i movimenti dei conti ai fini antiriciclaggio e fiscali. Pertanto, nascondere compensi su wallet virtuali o conti online può dare luogo a presunzione di ricavi non dichiarati. È consigliabile utilizzare conti aziendali dedicati e registrare tutte le operazioni.

39. In caso di accertamento sintetico sul tenore di vita, quali elementi vengono considerati?
L’accertamento sintetico (o redditometro) si basa sulla ricostruzione del reddito presunto partendo dalle spese sostenute dal contribuente (immobili, auto, viaggi, polizze, investimenti). Per i professionisti digitali che lavorano da remoto, l’Agenzia potrebbe analizzare anche gli acquisti di hardware, licenze software, spese di viaggio per eventi internazionali e la presenza di investimenti in asset digitali. È possibile difendersi dimostrando che le spese sono sostenute da altri soggetti o che sono state finanziate da risparmi pregressi. La produzione di documenti bancari e di dichiarazioni sostitutive aiuta a neutralizzare le presunzioni.

40. Cosa prevede il nuovo calendario delle scadenze fiscali per i professionisti digitali nel 2026?
Il calendario fiscale 2026 prevede numerosi adempimenti: invio della dichiarazione dei redditi entro il 30 novembre; liquidazione dell’IVA annuale entro il 16 marzo; versamento dell’acconto IRPEF in due rate (30 giugno e 30 novembre); comunicazioni del registro degli influencer entro tre mesi dalla pubblicazione della delibera AGCOM; adempimenti DAC8 (raccolta dati sulle cripto‑attività) a partire dal 1° gennaio 2026 con primo invio entro il 30 giugno 2027 . Tenere un’agenda delle scadenze, magari con l’ausilio di un consulente, è indispensabile per evitare sanzioni.

Questi approfondimenti finali e le FAQ supplementari completano il quadro operativo dell’accertamento fiscale per il SEO specialist, evidenziando la crescente interconnessione tra normativa tributaria, nuove tecnologie e professioni digitali. Agire con consapevolezza e con l’assistenza di un team esperto consente di prevenire le contestazioni e di difendersi in modo efficiente.

Affrontare un accertamento fiscale richiede competenza, tempestività e una solida strategia. Le norme italiane garantiscono al contribuente tutele importanti: gli accessi devono essere motivati e limitati nel tempo , l’opposizione del segreto professionale può bloccare l’esame di documenti senza autorizzazione specifica , e l’amministrazione è tenuta a instaurare un contraddittorio preventivo prima di emettere l’avviso . Conoscere e far valere questi diritti consente di annullare o ridurre la pretesa tributaria.

Nel caso specifico del SEO specialist, la complessità deriva dalla tracciabilità dei compensi digitali, dall’utilizzo di piattaforme internazionali e dalla possibile commistione tra conti professionali e personali. Un’analisi accurata della contabilità e una documentazione completa sono essenziali per superare la presunzione di redditi non dichiarati.

I rimedi deflattivi come l’accertamento con adesione, la conciliazione giudiziale e le definizioni agevolate (rottamazione, saldo e stralcio) offrono percorsi più rapidi e meno costosi per chiudere la controversia. Nei casi più gravi, le procedure di sovraindebitamento consentono di ristrutturare i debiti e ripartire. L’ordinanza della Cassazione n. 17228/2025 ha poi rafforzato la tutela del segreto professionale, delineando un’importante barriera contro accessi arbitrari.

Alla luce di quanto esposto, è fondamentale agire tempestivamente sin dalla notifica dell’atto: analizzare i vizi formali, raccogliere la documentazione, attivare il contraddittorio e valutare gli strumenti più idonei. Il supporto di un professionista esperto in diritto tributario, capace di coordinare competenze legali e contabili, è determinante per evitare errori e massimizzare le possibilità di successo.

Perché affidarsi allo Studio Monardo

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo team offrono una difesa completa e personalizzata. Grazie all’esperienza come cassazionista e gestore della crisi da sovraindebitamento, l’Avv. Monardo è in grado di:

  • Analizzare l’atto per individuare vizi formali e sostanziali;
  • Redigere memorie difensive e rappresentare il contribuente nel contraddittorio preventivo;
  • Presentare ricorsi e ottenere la sospensione degli effetti esecutivi;
  • Negoziare con l’Agenzia l’accertamento con adesione o la conciliazione;
  • Assistere nelle definizioni agevolate e nella procedura di rottamazione;
  • Predisporre piani del consumatore o accordi di ristrutturazione in caso di sovraindebitamento.

Grazie alla collaborazione con commercialisti e consulenti fiscali, lo Studio garantisce un’assistenza completa, dalla ricostruzione contabile alla difesa in giudizio.

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La seconda modalità è la consulenza fisica che è sempre a pagamento, compreso il primo consulto il cui costo parte da 500€+iva da saldare in anticipo. Questo tipo di consulenza si svolge tramite appuntamenti nella sede fisica locale Italiana specifica deputata alla prima consulenza e successive (azienda del cliente, ufficio del cliente, domicilio del cliente, studi locali con cui collaboriamo in partnership, uffici e sedi temporanee) e successiva interlocuzione anche digitale tramite posta elettronica e posta elettronica certificata.
 

La consulenza fisica, a differenza da quella esclusivamente digitale, avviene sempre a partire da due settimane dal primo contatto.

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