Email Minacciose Da Società Di Recupero: Come Tutelarsi

INTRODUZIONE

Le comunicazioni aggressive e intimidatorie da parte delle società di recupero crediti costituiscono un fenomeno sempre più diffuso. Telefonate incessanti, messaggi minacciosi su WhatsApp ed e‑mail dal tono intimidatorio possono trasformare la legittima tutela di un diritto in una vera e propria aggressione alla dignità del debitore. La preoccupazione per il debito da saldare e la paura di subire pignoramenti o altre azioni esecutive portano molte persone a cedere di fronte a richieste sproporzionate o addirittura illegittime. In realtà, il legislatore e i giudici hanno tracciato confini precisi: la riscossione deve avvenire nel rispetto della persona, dell’ordinamento e della privacy. Chi supera questi limiti rischia di incorrere in reati penali (molestia, stalking, estorsione) e in sanzioni amministrative per pratiche commerciali aggressive .

Perché l’argomento è importante

  1. Tutela dei diritti fondamentali – Il debitore ha diritto al rispetto della propria dignità e della propria tranquillità familiare. La legge punisce la molestia telefonica , lo stalking e l’estorsione , anche quando il fine perseguito è il recupero di un credito.
  2. Rispetto della privacy – Il Garante per la protezione dei dati personali ha chiarito che l’attività di recupero deve salvaguardare la riservatezza: sono vietate telefonate ripetute, visite a casa e in ufficio, messaggi preregistrati, epistole con diciture “recupero crediti” visibili all’esterno e comunicazioni a terzi non coinvolti .
  3. Pericolo di reati – Le minacce e le pressioni illegittime possono integrare il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni o, nei casi più gravi, di tentata estorsione . L’uso di violenza o minaccia per far valere un credito presunto comporta pene fino a dieci anni .
  4. Opportunità per risolvere i debiti – Le recenti riforme (Legge 3/2012, Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, D.L. 118/2021) hanno introdotto strumenti di composizione negoziata e procedure agevolate che permettono al debitore di ristrutturare o ridurre i debiti in modo ordinato. Conoscere queste opportunità consente di uscire dall’indebitamento senza subire abusi.

Chi siamo: l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo e il suo staff

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo è un avvocato cassazionista e Gestore della crisi da sovraindebitamento iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia. Coordina un team multidisciplinare di avvocati e commercialisti che operano su tutto il territorio nazionale. Lo studio si occupa di diritto bancario, recupero crediti e sovraindebitamento, con competenze aggiornate in materia di diritto civile, penale e tributario. L’Avv. Monardo è:

  • Cassazionista: abilitato a patrocinare davanti alla Corte di Cassazione e alle altre magistrature superiori.
  • Gestore della Crisi da Sovraindebitamento ai sensi della Legge 3/2012 e iscritto agli elenchi del Ministero della Giustizia.
  • Professionista fiduciario di un OCC (Organismo di Composizione della Crisi) e Esperto negoziatore della crisi d’impresa ai sensi del D.L. 118/2021.

Il suo team fornisce un’assistenza integrata che include:

  • Analisi della documentazione e della legittimità dell’atto di recupero.
  • Opposizioni giudiziali (es. opposizione a decreto ingiuntivo, opposizione a precetto, impugnazioni contro pignoramenti).
  • Procedure di sospensione e rinegoziazione del debito (ricorsi per sospensione dei pignoramenti, piani di rientro, transazioni con i creditori).
  • Procedure stragiudiziali, come le trattative con le società di recupero e gli accordi di ristrutturazione del debito.
  • Assistenza completa in procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento e nella composizione negoziata della crisi d’impresa.

Contatta lo studio

L’Avv. Monardo e il suo staff sono pronti a valutare immediatamente la tua situazione: 📩 contatta qui di seguito l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo per una valutazione legale personalizzata e immediata.

1. Contesto normativo: cosa dice la legge

L’attività di recupero crediti è legittima se viene svolta in conformità alla legge e con rispetto dei diritti del debitore. Un’analisi completa deve tenere conto delle norme penali, civili, amministrative e delle linee guida dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali.

1.1 Codice Penale: molestia, stalking, esercizio arbitrario delle proprie ragioni ed estorsione

NormaAmbitoPrincipi chiavePene previste
Art. 660 c.p. (Molestia o disturbo alle persone)Contravvenzione che punisce chi, “in luogo pubblico o tramite telefono, arreca molestia o disturbo a taluno per petulanza o biasimevole motivo” .Anche la legittima attività di recupero crediti può integrare questo reato se esercitata in modo invadente: la Cassazione ha condannato il titolare di una società che telefonava 8–10 volte al giorno a un debitore .Arresto fino a 6 mesi o ammenda fino a 516 euro .
Art. 612‑bis c.p. (Atti persecutori – stalking)Introduce il reato di stalking, punendo chi minaccia o molesta taluno con condotte reiterate, causando grave stato di ansia, paura o costringendo a modificare le abitudini di vita . Le società di recupero crediti che generano stati d’ansia o intimidiscono ripetutamente il debitore possono incorrere in questa fattispecie .Elementi: condotte reiterate, evento di danno (ansia o modifica abitudini), nesso di causalità .Reclusione da 1 a 6 anni e 6 mesi, con aggravanti per i rapporti familiari o se commesso con strumenti informatici .
Art. 393 c.p. (Esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza o minaccia)Punisce chi, per soddisfare una pretesa che potrebbe essere portata al giudice, si fa giustizia da sé con violenza o minaccia alle persone .La condotta è punita con reclusione fino a 1 anno (pena più alta se vi è violenza su cose o uso di armi). Si applica quando il credito è reale ma il creditore usa metodi violenti o minacciosi.Fino a 1 anno di reclusione, aumentabile se sono usate armi .
Art. 629 c.p. (Estorsione)Chi, “mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o omettere qualcosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno” . Il reato scatta quando la pretesa economica non è giuridicamente accertata o è sproporzionata e si utilizzano metodi intimidatori .La Cassazione ha ricordato che l’estorsione si configura anche se l’agente crede di agire per un fine giusto: l’assenza di un credito accertato rende illegittima la minaccia .Reclusione da 5 a 10 anni e multa da 1.000 a 4.000 € . La pena aumenta fino a 20 anni se concorrono circostanze aggravanti.

1.2 Codice del Consumo e pratiche commerciali aggressive

Il Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005) vieta le pratiche commerciali scorrette. In particolare:

  • Art. 24 vieta le pratiche commerciali aggressive .
  • Art. 25 stabilisce che, per valutare se una pratica è aggressiva, occorre considerare la persistenza dei contatti, l’uso di minacce fisiche o verbali, lo sfruttamento di eventi tragici e gli ostacoli posti alla libertà di scelta del consumatore . Vengono ritenute sempre aggressive le minacce di azioni legali manifestamente infondate .
  • Art. 26 elenca una black list di comportamenti sempre illeciti, tra cui: affermare che il consumatore può essere arrestato se non paga, visitarlo al lavoro, contattarlo ripetutamente nonostante la sua richiesta di cessare i contatti.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha sanzionato società che inviavano ripetute e-mail e solleciti intimidatori ritenendoli pratiche scorrette . Le minacce di azioni legali inesistenti rientrano nel divieto di pratica aggressiva.

1.3 Codice della privacy e linee guida del Garante

Il Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR) e il D.Lgs. 196/2003 tutelano i dati personali. Il Garante per la protezione dei dati personali ha emanato un vademecum specifico per il recupero crediti:

  • È vietato contattare il debitore in modo insistente (telefonate e messaggi ripetuti), recarsi a casa o sul posto di lavoro senza preavviso, utilizzare sistemi di chiamata automatica o registrare messaggi telefonici .
  • Non possono essere comunicati dati relativi al debito a soggetti terzi (parenti, datore di lavoro, vicini) .
  • Le comunicazioni scritte non devono riportare esternamente la dicitura “recupero crediti” e devono contenere solo le informazioni indispensabili .
  • Il debitore ha diritto di conoscere l’origine dei dati e può opporsi al trattamento qualora la modalità di recupero violi la privacy .

1.4 Licenza di polizia e requisiti per le società di recupero crediti

L’esercizio dell’attività di recupero crediti è disciplinato dall’art. 115 del T.U.L.P.S. (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza). Le agenzie devono essere in possesso di un’autorizzazione rilasciata dalla Questura e sono obbligate a:

  • Tenere un registro delle operazioni e comunicare preventivamente all’autorità l’elenco degli addetti .
  • Esibire copia della licenza e identificarsi come incaricati dell’agenzia .
  • Operare nel rispetto delle leggi vigenti.

Le società che svolgono attività di riscossione per conto terzi possono anche essere iscritte nell’albo degli intermediari finanziari ex art. 106 T.U.B. (Testo Unico Bancario). Questi intermediari sono autorizzati alla “riscossione dei crediti ceduti e servizi di cassa e pagamento” .

1.5 Il Codice di condotta UNIREC 2025

Le associazioni di categoria del recupero crediti, unite alle principali associazioni dei consumatori, hanno emanato nel 2025 un Codice di condotta per le imprese aderenti all’UNIREC (Unione nazionale imprese di recupero, gestione e informazione del credito). Il codice fissa regole vincolanti per garantire dignità, privacy e professionalità :

  • I contatti telefonici devono avvenire solo tra le 8:30 e le 21:00 nei giorni feriali e tra le 8:30 e le 15:00 il sabato; è vietato contattare il debitore nei giorni festivi .
  • È vietato inviare più di quattro messaggi digitali al mese per richiedere un contatto .
  • Le comunicazioni scritte devono essere chiare, indicare la causale e il dettaglio del debito e non possono richiamare impropriamente autorità pubbliche . Devono contenere un termine di almeno 10 giorni per il pagamento .
  • Le visite domiciliari sono consentite solo in fascia oraria 8:30–21:00 dal lunedì al venerdì e 8:30–15:00 il sabato; sono vietate nei giorni festivi e sul luogo di lavoro senza consenso .
  • Ogni comunicazione deve indicare il nome dell’incaricato e un recapito, e gli operatori devono presentarsi come semplici intermediari privi di poteri esecutivi .

Le violazioni del codice comportano sanzioni disciplinari (fino all’espulsione dall’UNIREC) e costituiscono elementi rilevanti per eventuali segnalazioni all’AGCM o al Garante Privacy.

1.6 Sovraindebitamento e procedure di composizione

La Legge 27 gennaio 2012, n. 3 (aggiornata più volte) disciplina la composizione della crisi da sovraindebitamento. Le procedure principali sono:

  • Accordo di composizione della crisi – Prevede il voto dei creditori e richiede l’adesione della maggioranza del 60 % dei crediti . I creditori privilegiati, i parenti stretti e i cessionari recenti sono esclusi dal voto . Una volta omologato, l’accordo è vincolante per tutti i creditori, anche dissenzienti .
  • Piano del consumatore – Riservato alle persone fisiche che hanno contratto debiti per scopi non imprenditoriali. Il gestore redige una relazione sulla cause del debito, sulla diligenza del debitore e sulla convenienza della proposta . I creditori non votano ma possono contestare la convenienza; l’omologazione è subordinata alla verifica di onestà del debitore .
  • Liquidazione del patrimonio – Prevede la liquidazione di tutti i beni del debitore, con durata minima di 4 anni, sulla base di un piano redatto dal gestore .

Per accedere alla procedura occorre essere in condizione di sovraindebitamento, definita come la situazione di perdurante squilibrio tra obbligazioni assunte e patrimonio prontamente liquidabile, con difficoltà a farvi fronte . Sono esclusi coloro che hanno già beneficiato di tali procedure nei cinque anni precedenti o che sono soggetti a procedure concorsuali .

1.7 Composizione negoziata della crisi d’impresa

Il D.L. 118/2021, convertito con L. 147/2021, ha introdotto la composizione negoziata della crisi d’impresa, strumento ora confluito nel Codice della crisi (D.Lgs. 14/2019) mediante i decreti correttivi del 2022, 2024 e 2025. La procedura consente all’imprenditore in difficoltà di avvalersi di un esperto negoziatore per facilitare le trattative con i creditori ed evitare l’insolvenza.

L’articolo “Chi è l’esperto negoziatore della crisi d’impresa?” spiega che:

  • Il D.L. 118/2021 ha creato la procedura e una piattaforma telematica presso le Camere di commercio .
  • Il D.Lgs. 83/2022 ha integrato l’istituto nel Codice della crisi, mentre il D.Lgs. 136/2024 ha introdotto ulteriori semplificazioni, ad esempio estendendo la transazione fiscale ai tributi locali .
  • La composizione negoziata è rivolta agli imprenditori che presentano segnali di crisi ma non sono ancora insolventi. L’esperto, scelto da un elenco tenuto dalla Camera di commercio, facilita la ricerca di un accordo, può chiedere misure protettive (sospensione delle azioni esecutive) e supporta la predisposizione di piani di risanamento .

Lo studio dell’Avv. Monardo, grazie alla qualifica di Esperto negoziatore e all’esperienza in materia di sovraindebitamento, assiste le imprese nell’avvio e nella gestione di questa procedura.

2. Minacce via email e telefoniche: limiti legali

2.1 Differenza tra chiamate insistenti, messaggi e email

La Corte di Cassazione ha chiarito che l’insistenza telefonica può costituire molestia penalmente rilevante. La sentenza n. 29292/2019 ha condannato un amministratore di società per molestia perché i suoi dipendenti effettuavano 8‑10 telefonate al giorno a un debitore, a tutte le ore, procurando ansia e disturbo . In quella vicenda si è ritenuto integrato il requisito della petulanza (comportamento insistente e arrogante) previsto dall’art. 660 c.p., anche se l’attività mirava al recupero di un credito legittimo .

Nel 2025 la Cassazione (Sez. I, sentenza n. 8231/2025) è tornata sul tema distinguendo tra SMS/WhatsApp ed e‑mail:

  • L’invio reiterato di messaggi telefonici tramite SMS o WhatsApp integra il reato di molestia perché il destinatario non può sottrarsi senza spegnere il telefono; la funzione di blocco interviene solo dopo che l’azione molesta si è protratta .
  • Il ripetuto invio di e‑mail non integra in sé il reato poiché la consultazione della casella di posta avviene solo su iniziativa del destinatario; non si verifica quindi un’intrusione forzata nella sfera di libertà .

In entrambi i casi la pluralità di condotte non costituisce un’unica continuazione, ma l’elemento materiale del reato; la sanzione si applica anche se il fine perseguito è legittimo . La sentenza segnala che l’uso di numeri diversi per aggirare eventuali blocchi e la chiamata ai parenti costituiscono aggravanti .

2.2 Quando la minaccia diventa reato di stalking

Quando le telefonate, i messaggi e le e‑mail minacciose causano nel debitore una situazione di grave ansia o timore o lo costringono a cambiare abitudini di vita (es. disattivare il telefono, cambiare numero, nascondersi), si configura il reato di atti persecutori (stalking). L’art. 612‑bis c.p. punisce chi “con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o timore” . La pena va da 1 a 6 anni e 6 mesi di reclusione, con aggravanti se il fatto è commesso da un ex partner o mediante mezzi informatici .

2.3 Differenza tra esercizio arbitrario delle proprie ragioni ed estorsione

Il confine tra il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 393 c.p.) e quello di estorsione (art. 629 c.p.) dipende dalla sussistenza di un diritto e dall’intensità della minaccia:

  • Esercizio arbitrario delle proprie ragioni – Si configura quando esiste un credito effettivamente esigibile che potrebbe essere fatto valere davanti a un giudice, ma il creditore si fa giustizia da sé con violenza o minaccia limitata . La sanzione è relativamente lieve (reclusione fino a un anno o multa).
  • Estorsione – Ricorre quando la pretesa economica è non accertata o sproporzionata e si usano minacce gravi (es. minacce di morte, richiamo a organizzazioni mafiose) per ottenere un ingiusto profitto . La Cassazione ha precisato che la convinzione dell’agente di agire per un fine giusto non rileva; ciò che conta è l’assenza di un diritto azionabile in giudizio . Le pene sono severe (reclusione da 5 a 10 anni) .

2.4 Altre norme rilevanti

  • Minaccia (art. 612 c.p.) – punisce chi minaccia un danno ingiusto a una persona, con pene che variano a seconda della gravità.
  • Diffamazione (art. 595 c.p.) – si applica quando la società diffonde informazioni false o denigratorie sul debitore, anche tramite e‑mail indirizzate a terzi.
  • Falso (art. 482 c.p.) – punisce la falsificazione di atti (es. finte citazioni giudiziarie o atti di precetto falsi).

3. Privacy e trattamento dei dati: diritti del debitore

L’esecuzione del recupero crediti deve avvenire nel rispetto del GDPR e del Codice della privacy. Il vademecum del Garante fornisce indicazioni pratiche che possono essere fatte valere dal debitore:

  1. Limitazione dei contatti – Non è lecito tempestare il debitore con telefonate, sms o e‑mail. Le società devono rispettare gli orari ragionevoli e non utilizzare sistemi automatizzati di chiamata .
  2. Divieto di comunicare i dati a terzi – È vietato contattare parenti, colleghi, datori di lavoro o vicini per sollecitare il pagamento, salvo che siano coobbligati. Anche l’invio di e‑mail con indirizzi in chiaro ai colleghi o la pubblicazione di avvisi in condominio integra violazione della privacy .
  3. Riservatezza nelle comunicazioni – Le lettere devono essere confezionate in modo da non rivelare all’esterno la natura del contenuto; sui bollettini non si deve scrivere “recupero crediti” o “debitore” .
  4. Informativa e consenso – Al debitore devono essere indicate le finalità del trattamento e la base giuridica; la società non può utilizzare i dati per finalità diverse (marketing) senza un consenso specifico.
  5. Diritto di accesso e di opposizione – Il debitore può chiedere l’origine dei dati, la loro cancellazione o la limitazione del trattamento se ritenuti illeciti . Può presentare un reclamo al Garante per segnalare violazioni.

3.1 Contatti via email: come riconoscere le truffe

Le e‑mail minacciose spesso provengono da soggetti che non sono veri creditori o che utilizzano toni intimidatori per estorcere pagamenti. Per tutelarsi:

  • Controllare il mittente – Verificare che l’e‑mail provenga da un dominio aziendale noto e non da indirizzi generici (es. Gmail). Le società serie comunicano con PEC o posta raccomandata.
  • Richiedere la prova del credito – Ogni richiesta deve indicare il numero di pratica, il creditore originario, la data e l’importo originario. È possibile chiedere l’estratto conto, il contratto di cessione del credito e l’autorizzazione al trattamento dei dati.
  • Non cliccare su link sospetti – Le e‑mail di phishing possono installare malware; in caso di dubbio rivolgersi al proprio consulente.
  • Conservare le e‑mail – Serviranno come prova in caso di denuncia o di contestazione.

4. Procedura passo‑passo dopo la ricezione di un’e‑mail minacciosa

4.1 Verifica dell’identità e della legittimità

  1. Identifica la società – Cerca il nome dell’agenzia, verifica se è iscritta all’UNIREC o all’albo ex art. 115 T.U.L.P.S. e se possiede l’autorizzazione (numero di licenza). Controlla se l’intermediario è iscritto all’albo degli intermediari ex art. 106 T.U.B. che autorizza alla riscossione dei crediti ceduti .
  2. Richiedi la documentazione – La società deve dimostrare la titolarità del credito e fornire copia del contratto originario, la prova della cessione e l’importo aggiornato. Senza queste prove non è dovuto alcun pagamento.
  3. Verifica la prescrizione – Molti crediti si prescrivono in 5 o 10 anni (es. fatture, bollette, contratti). Se la prescrizione è maturata, il credito non è più esigibile: una richiesta successiva è illegittima.

4.2 Raccogliere le prove

  • Salva i messaggi – Conserva e‑mail, sms, screenshot delle chat. Se le telefonate sono insistenti, registra le conversazioni (la registrazione è legale se sei parte della conversazione).
  • Annota orari e contenuti – Tenere un diario con data, ora, numero di chiamate e tono utilizzato può essere utile per dimostrare la molestia .

4.3 Redigere una diffida e richiedere la sospensione dei contatti

  • Diffida scritta – Invia alla società una lettera o PEC in cui contesti la legittimità delle richieste, chiedi la documentazione del credito, diffidi dal contattarti nuovamente se non dimostrano la pretesa e richiami il rispetto del Codice della privacy e del Codice di condotta UNIREC.
  • Contestazione di pratiche aggressive – Se le comunicazioni contengono minacce di arresto o riferimenti a procedure inesistenti, ricorda che tali pratiche sono vietate dall’art. 26 del Codice del Consumo. È possibile citare l’AGCM.

4.4 Presentare reclami e denunce

  • Segnalazione al Garante Privacy – Per la violazione della riservatezza (es. contatto di familiari, telefonate eccessive, trattamento dati senza base giuridica). Il reclamo può essere presentato online sul sito del Garante.
  • Segnalazione all’AGCM – Per pratiche commerciali aggressive o ingannevoli. L’AGCM può infliggere sanzioni amministrative e imporre la cessazione della condotta .
  • Denuncia/querela alla Polizia o ai Carabinieri – Per i reati di molestia, minaccia, esercizio arbitrario delle proprie ragioni o estorsione. È necessario allegare le prove raccolte.

4.5 Ricorrere al giudice per sospendere le azioni esecutive

Se la società ha ottenuto un decreto ingiuntivo o ha avviato pignoramenti, è possibile:

  1. Opporsi al decreto ingiuntivo – Entro 40 giorni dalla notifica, il debitore può contestare l’esistenza o l’entità del credito, i tassi usurari, la prescrizione o la mancanza di legittimazione attiva della società.
  2. Chiedere la sospensione del precetto – Presentando un ricorso d’urgenza al tribunale competente se sussistono gravi motivi (es. nullità del titolo, prescrizione, errori di notifica).
  3. Opporsi al pignoramento – In caso di esecuzione forzata illegittima, è possibile proporre opposizione agli atti esecutivi.

L’assistenza di un avvocato esperto è fondamentale per valutare le eccezioni da sollevare e i termini processuali da rispettare.

5. Difese e strategie legali

5.1 Strategie di impugnazione giudiziale

Opposizione a decreto ingiuntivo

Quando la società ottiene un decreto ingiuntivo, si può proporre opposizione per:

  • Eccepire la nullità del contratto originario (mancata indicazione dei tassi, clausole vessatorie, contratti non sottoscritti).
  • Contestare la prescrizione del credito.
  • Rilevare la nullità della cessione del credito per mancanza di notifica al debitore o per cessione di crediti future.
  • Invocare la carenza di legittimazione attiva della società di recupero (assenza di mandato o licenza).

Opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi

Se il creditore ha già avviato un pignoramento, l’opposizione consente di sospendere l’esecuzione e contestare:

  • Il difetto di titolo esecutivo (es. decreto ingiuntivo non provvisoriamente esecutivo, atto non notificato).
  • L’esistenza del credito.
  • La sproporzione delle somme pignorate rispetto al debito.

Azioni risarcitorie

Se il debitore ha subito danni per le condotte aggressive (stress, ansia, danno reputazionale), può chiedere il risarcimento del danno in sede civile. La Cassazione ha riconosciuto il diritto al risarcimento in caso di molestie telefoniche reiterate .

5.2 Difese stragiudiziali e negoziazione

Piano di rientro e saldo e stralcio

In presenza di un debito effettivamente dovuto, è spesso opportuno negoziare un piano di rientro: la società accetta un pagamento rateale o un saldo e stralcio (pagamento parziale a chiusura del debito). Questa soluzione evita contenziosi e consente al debitore di pianificare il rientro.

Mediatione e ombudsman

Per i rapporti con banche e finanziarie è possibile attivare la mediazione bancaria o rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) per contenziosi fino a 200.000 €. In alcuni casi la società di recupero deve sospendere l’attività se è stato presentato un reclamo formale all’ABF .

Richiesta di interruzione dei contatti

In base al codice UNIREC, il debitore può chiedere che la comunicazione avvenga solo per iscritto. Una volta ricevuta la richiesta, la società deve sospendere le telefonate e limitarsi a inviare documenti scritti .

5.3 Ricorsi all’AGCM e al Garante Privacy

Le segnalazioni possono sfociare in sanzioni contro la società e hanno effetti deterrenti. Per pratiche aggressive l’AGCM può irrogare sanzioni fino a 5 milioni di euro e ordinare la cessazione della pratica . Il Garante Privacy può vietare il trattamento dei dati e infliggere pesanti sanzioni amministrative.

6. Strumenti alternativi per la gestione del debito

6.1 Rottamazione e definizioni agevolate dei carichi fiscali

Negli ultimi anni il legislatore ha introdotto diverse misure di rottamazione delle cartelle esattoriali e stralcio parziale degli interessi e delle sanzioni. Nel 2024 e nel 2025 sono state attivate la Rottamazione quater e la Rottamazione quinquies, che consentono di pagare in rate fino a cinque anni l’imposta e interessi ridotti, con lo stralcio totale delle sanzioni e dell’aggio. La procedura prevede:

  1. Presentazione della domanda sul sito dell’Agenzia delle Entrate‑Riscossione entro i termini previsti (es. 30 aprile 2025 per la quinquies).
  2. Scelta del numero di rate (fino a 18), con versamento della prima rata in luglio dell’anno di adesione.
  3. Pagamento integrale di tutte le rate; il mancato pagamento di una rata comporta la perdita dei benefici e la ripresa del recupero coattivo.

La rottamazione non sospende le azioni esecutive già in corso, a meno che non sia richiesta la sospensione con specifico ricorso.

6.2 Stralcio dei debiti inferiori a 1.000 €

La legge di bilancio 2023 ha previsto lo stralcio automatico dei debiti fiscali affidati alla riscossione fino al 2015 se di importo residuo fino a 1.000 € (sommando capitale, interessi e sanzioni). Per importi superiori è previsto un abbattimento degli interessi e delle sanzioni.

6.3 Piani del consumatore, accordi di ristrutturazione ed esdebitazione

Il Piano del consumatore disciplinato dalla Legge 3/2012 consente a persone fisiche non imprenditori di proporre al tribunale il pagamento parziale dei debiti, senza necessità di voto dei creditori . Il tribunale valuta la convenienza per i creditori e, se approva il piano, ne impone l’esecuzione. I creditori non possono pretendere di più e le procedure esecutive pendenti sono sospese.

Per le imprese e i professionisti sotto soglia è previsto l’accordo di ristrutturazione dei debiti (L. 3/2012) che richiede l’approvazione del 60 % dei crediti .

Al termine di queste procedure il debitore può ottenere l’esdebitazione, cioè la cancellazione dei debiti residui non soddisfatti, purché non abbia agito con dolo o colpa grave.

6.4 Composizione negoziata della crisi d’impresa

L’esperto negoziatore ai sensi del D.L. 118/2021 assiste l’imprenditore nel dialogo con i creditori. Può ottenere misure protettive (blocco dei pignoramenti) e proporre soluzioni come:

  • Rinegoziazione dei finanziamenti.
  • Conversione di crediti in strumenti di capitale.
  • Cessione di rami d’azienda o ricerca di nuovi investitori.

L’esperto facilita la conclusione di accordi di ristrutturazione o la trasformazione in concordato semplificato se la trattativa non va a buon fine. La procedura è volontaria e riservata; la sua attivazione richiede la compilazione di un test di autovalutazione sulla piattaforma delle Camere di commercio.

7. Errori comuni da evitare

  1. Pagare senza verificare – Molti debitori, spaventati, pagano immediatamente. È essenziale accertare la legittimità della richiesta, verificare la prescrizione e chiedere la documentazione del credito.
  2. Ignorare le comunicazioni – Se non si risponde alle diffide legittime si rischia un decreto ingiuntivo e un pignoramento. Occorre distinguere tra minacce infondate e atti giudiziari reali.
  3. Fornire informazioni personali o bancarie – Le società di recupero non devono conoscere i conti correnti. Fornire coordinate o copie di documenti può portare a usi indebiti.
  4. Usare toni aggressivi o minacciare la società – Anche il debitore deve mantenere un comportamento corretto; il Codice UNIREC richiede reciproca educazione .
  5. Sottovalutare la privacy – Diffondere da sé la propria situazione debitoria (es. su social o con amici) può indebolire le tutele.
  6. Non affidarsi a professionisti – Le procedure giudiziali e le trattative richiedono competenza giuridica e fiscale. Un avvocato esperto può valutare l’applicazione della Legge 3/2012, della composizione negoziata o di soluzioni fiscali.

8. Tabelle riepilogative

8.1 Norme penali e relative sanzioni

NormaCondotta proibitaLimiti e requisitiSanzioni
Art. 660 c.p.Molestia o disturbo alle persone (telefonate, sms, messaggi) se animati da petulanza o altro biasimevole motivoBasta una pluralità di atti che offendono la tranquillità del destinatario (anche se il credito è legittimo)Arresto fino a 6 mesi o ammenda fino a 516 €
Art. 612‑bis c.p.Minacce o molestie reiterate che causano grave ansia o costringono a modificare le abitudiniCondotte reiterate + danno (ansia/paura) + nesso causaleReclusione da 1 a 6 anni e 6 mesi, aumentabile
Art. 393 c.p.Esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza o minacciaEsistenza di un credito esigibile; vietato usare violenza/ minaccia per soddisfarloReclusione fino a 1 anno; aumentata se usate armi
Art. 629 c.p.Estorsione: violenza o minaccia per ottenere un ingiusto profittoPretesa non giuridicamente accertata o sproporzionata; uso di violenza o minaccia graveReclusione 5‑10 anni, multa 1.000–4.000 €; aggravata (fino a 20 anni) se concorrono circostanze
Art. 25 Codice del ConsumoPratiche commerciali aggressive: molestie, coercizione, minaccia di azioni legali temerarieSi considerano l’insistenza, il luogo e il ricorso a minacce; vietate le minacce di cause infondateSanzioni amministrative da parte dell’AGCM e risarcimento danni

8.2 Orari e modalità di contatto secondo il Codice UNIREC

Mezzo di comunicazioneLimiti orari e quantitativiRequisiti
TelefonateSolo dalle 8:30 alle 21:00 nei giorni feriali e dalle 8:30 alle 15:00 il sabato; vietate nei giorni festiviGli operatori devono presentarsi con nome e cognome, indicare la società e il recapito; non possono registrare le chiamate senza informare
Messaggi digitali (sms/WhatsApp)Massimo 4 messaggi al mese per richiedere contattoÈ vietato usare toni intimidatori; le comunicazioni devono rispettare la privacy e indicare la possibilità di opporsi
Comunicazioni scritte (lettere/e‑mail)Devono contenere causale, importo dettagliato, termine non inferiore a 10 giorni per adempiereNon devono contenere riferimenti a “recupero crediti” visibili all’esterno; devono includere clausola di cortesia in caso di pagamento già effettuato
Visite domiciliariSolo su appuntamento o in orari 8:30–21:00 (lun–ven) e 8:30–15:00 (sab); vietate nei festivi e sul luogo di lavoro senza consensoL’incaricato deve registrare il numero di accessi, consegnare comunicazioni senza riferimenti esterni al debito e indicare nome/cognome e recapiti

8.3 Procedure di sovraindebitamento – requisiti principali

ProceduraDestinatariVoto dei creditoriPrincipali requisitiEffetti
Accordo di composizioneDebitori (imprenditori e consumatori) con debiti non assoggettabili a fallimentoRichiede adesione del 60 % dei creditoriEsclusi dal voto creditori privilegiati, parenti fino al 4º grado e cessionari recentiVincola tutti i creditori, sospende le azioni esecutive; eventuali piani di rientro
Piano del consumatorePersone fisiche con debiti contratti per fini non imprenditorialiNessun voto dei creditori; il tribunale verifica la convenienza e l’onestà del debitoreRichiede relazione del gestore: cause dell’indebitamento, esame documenti, giudizio di convenienzaSospende le azioni esecutive; vincola tutti i creditori; possibile esdebitazione
Liquidazione del patrimonioDebitori con patrimonio insufficiente a soddisfare i creditoriNon è prevista approvazione dei creditoriLiquidazione di tutti i beni; durata minima 4 anniAlla conclusione, cancellazione dei debiti non soddisfatti se non c’è dolo o colpa grave

9. Domande frequenti (FAQ)

  1. È legale che una società mi minacci via e‑mail di pignoramento immediato?
    No. Le società di recupero crediti non hanno potere esecutivo autonomo; per pignorare occorre un titolo esecutivo (sentenza, decreto ingiuntivo non opposto, atto notarile) e l’intervento dell’ufficiale giudiziario . Minacciare il pignoramento senza titolo integra pratica aggressiva e può costituire reato di molestia o estorsione .
  2. Possono contattare i miei parenti o il mio datore di lavoro?
    No. La diffusione di informazioni sul debito a terzi viola la privacy. Il Garante vieta di contattare parenti, amici, colleghi o il datore di lavoro . Solo i coobbligati possono essere coinvolti.
  3. Se ignoro le e‑mail, rischio di peggiorare la situazione?
    Ignorare le e‑mail minacciose può essere utile se sono truffe, ma è rischioso se la richiesta è legittima. È opportuno chiedere la documentazione del debito e verificare la prescrizione. Se la società ha titolo, può agire in giudizio; per questo è necessario monitorare le comunicazioni ufficiali (raccomandate o PEC) e, in caso, proporre opposizione nei termini.
  4. Quante volte possono contattarmi al giorno?
    Il Codice UNIREC stabilisce che i contatti telefonici devono essere limitati: una sola chiamata al giorno e non più di un certo numero di tentativi in un mese; l’invio di messaggi digitali non può superare quattro al mese .
  5. Posso registrare le telefonate?
    Sì. Se partecipi alla conversazione, puoi registrarla senza informare l’interlocutore. La registrazione servirà come prova di eventuali comportamenti illeciti .
  6. La società può aggiungere costi al debito?
    Non può applicare costi illegittimi. Gli interessi e le spese devono essere previsti nel contratto originario e autorizzati dalla legge. Aggiungere spese di recupero non pattuite costituisce pratica abusiva.
  7. Cosa succede se firmo un piano di rientro?
    Il piano di rientro è un accordo extragiudiziale. Se la società è seria e il debito è legittimo, consente di rateizzare l’importo e bloccare ulteriori azioni. Tuttavia è essenziale che l’accordo sia messo per iscritto, contenga l’indicazione del capitale, degli interessi e delle spese, e preveda la cancellazione del debito residuo al pagamento dell’ultima rata.
  8. Posso chiedere che mi contattino solo per iscritto?
    Sì. Ai sensi del Codice UNIREC, se il consumatore richiede di essere contattato esclusivamente per iscritto, l’impresa deve adeguarsi . Puoi inviare una PEC o raccomandata diffidando dall’uso del telefono.
  9. Quanto tempo ha una società per richiedere il pagamento?
    Dipende dal tipo di credito. I crediti derivanti da contratti di fornitura (bollette) si prescrivono in 5 anni; i crediti bancari e finanziari in 10 anni; quelli derivanti da tributi in 10 anni (salvo le cartelle che seguono regole speciali). Una volta decorso il termine, il debitore può eccepire la prescrizione.
  10. Cosa fare se la società pretende interessi usurari?
    I tassi devono rispettare i limiti fissati trimestralmente dal Ministero dell’Economia. Se sono superiori ai tassi soglia, l’interesse è nullo e sono dovuti solo capitale e interessi legali. È opportuno far analizzare il contratto da un consulente.
  11. Posso ottenere la cancellazione del debito?
    Sì, in determinate condizioni. Attraverso la Legge 3/2012 (piano del consumatore o liquidazione del patrimonio), è possibile proporre un pagamento parziale e ottenere l’esdebitazione dei debiti residui . Anche la composizione negoziata può portare a una riduzione dei debiti per le imprese .
  12. Se ho ricevuto un decreto ingiuntivo, come posso difendermi?
    Devi proporre opposizione entro 40 giorni dalla notifica. Le eccezioni da sollevare possono riguardare la prescrizione, la nullità del contratto, l’anatocismo, la mancanza di prova del credito o l’illegittimità della cessione. Un avvocato potrà redigere l’atto e chiedere la sospensione.
  13. L’agenzia può venire a casa mia?
    Le visite domiciliari sono ammesse solo in orari stabiliti (8:30–21:00 feriali, 8:30–15:00 sabato) e mai nei giorni festivi . L’incaricato deve identificarsi e non può recarsi sul luogo di lavoro senza il tuo consenso . Puoi rifiutare l’accesso.
  14. Che differenza c’è tra una raccomandata e una e‑mail semplice?
    Una raccomandata con ricevuta di ritorno o una PEC ha valore legale e interrompe la prescrizione. Una e‑mail ordinaria non ha lo stesso valore probatorio e potrebbe essere ignorata se non proviene da un indirizzo certificato.
  15. Cosa succede se cambio numero di telefono?
    Le società devono adeguarsi alla tua richiesta di non essere contattato. Se persistono nel contattarti o utilizzano numeri diversi per bypassare il blocco, possono incorrere nel reato di molestia .
  16. È obbligatorio accettare un accordo proposto dall’agenzia?
    No. L’accettazione è facoltativa. Prima di sottoscrivere, valuta la sostenibilità delle rate e verifica se lo stralcio proposto è conveniente. Puoi proporre tu stesso una soluzione o ricorrere a procedure di sovraindebitamento.
  17. Cosa devo fare se ricevo una e‑mail da un avvocato che minaccia azioni legali?
    Gli avvocati possono inviare solleciti legittimi. Tuttavia, devono essere iscritti all’Ordine e indicare il numero di ruolo del procedimento già avviato o da instaurare. Se la minaccia è generica o usa timbri falsi, è una pratica ingannevole. Richiedi il numero di protocollo e verifica presso il tribunale o l’Ordine degli avvocati.
  18. Posso segnalare la società all’Ordine professionale?
    Sì, se la condotta è posta in essere da un avvocato o da un commercialista, puoi presentare esposto al rispettivo Ordine professionale. Gli Ordini verificano eventuali violazioni deontologiche.
  19. È possibile chiedere danni morali per lo stress subito?
    Sì. Se riesci a dimostrare che le chiamate e le e‑mail hanno causato un danno psicologico (stress, ansia, disturbi del sonno), puoi chiedere il risarcimento. La Cassazione ha riconosciuto che l’insistenza telefonica può costituire molestia e comportare un danno risarcibile .
  20. Come interviene l’Avv. Monardo e il suo team?
    Lo studio analizza la tua posizione debitoria, verifica la legittimità delle pretese, prepara le diffide, negozia con le società di recupero, propone opposizioni e ricorsi, e ti assiste nei procedimenti di composizione della crisi (Legge 3/2012 e composizione negoziata). Grazie alla competenza multidisciplinare, valuta anche gli aspetti fiscali e bancari, individuando la soluzione più adatta al tuo caso.

10. Simulazioni pratiche

10.1 Caso 1 – Minacce via e‑mail senza titolo esecutivo

Scenario: Chiara riceve numerose e‑mail da una società “XYZ Recupero Crediti” che le intima di pagare un debito di 2.000 € entro 5 giorni sotto minaccia di pignoramento e denuncia. La società non fornisce documenti né spiega l’origine del credito. Chiara è spaventata e vorrebbe pagare per evitare problemi.

Analisi legale:

  • Non è indicato il creditore originario né la data del contratto.
  • L’e‑mail parla di pignoramento immediato senza menzionare un decreto ingiuntivo o una sentenza.
  • Il tono è intimidatorio, minaccia di procedimenti penali se Chiara non paga.

Azioni consigliate:

  1. Diffida: Chiara invia una PEC in cui chiede prova del credito, diffida dall’uso di minacce e richiama il divieto di pratiche aggressive.
  2. Segnalazione all’AGCM e al Garante: per le minacce illegali e la violazione della privacy.
  3. Consultazione con un avvocato: se non vi sono titoli esecutivi, la società non può procedere a pignoramenti. L’avvocato può verificare la prescrizione del presunto credito.

Esito probabile: La società non potendo dimostrare il credito, cessa i contatti. In caso contrario, Chiara potrà opporsi a eventuali atti giudiziari.

10.2 Caso 2 – Piano del consumatore

Scenario: Marco, libero professionista, ha accumulato 60.000 € di debiti (prestiti personali, carte di credito e arretrati fiscali). Le società di recupero lo tartassano con telefonate e minacce. Non riesce più a pagare e teme il pignoramento della casa di proprietà (valore stimato 150.000 €).

Soluzione: Marco può accedere alla procedura di sovraindebitamento con il piano del consumatore. In accordo con il gestore della crisi e con l’assistenza dell’Avv. Monardo, presenta un piano in cui propone:

  • Vendita di alcuni beni mobili (auto, orologio) per ricavare 10.000 €.
  • Pagamento di 30.000 € in rate mensili di 500 € in 5 anni, attingendo ai futuri redditi.
  • Rinuncia al credito da parte di un parente che gli aveva prestato 5.000 €.

Il piano dimostra che i creditori otterranno più di quanto ricaverebbero da una liquidazione coattiva. Il tribunale, verificata la correttezza e la buona fede di Marco, omologa il piano; le azioni esecutive sono sospese e, al termine, i debiti residui vengono cancellati. Marco può così mantenere la casa, saldare una parte consistente dei debiti e ripartire.

10.3 Caso 3 – Composizione negoziata della crisi d’impresa

Scenario: Una piccola impresa artigiana accumula 200.000 € di debiti con fornitori, banca e Agenzia delle Entrate. La società di recupero incaricata dalla banca minaccia l’imprenditore con telefonate continue. L’attività ha potenzialità ma ha subito cali temporanei di fatturato.

Intervento dell’Avv. Monardo:

  1. Analisi economico‑finanziaria: si verificano i segnali di crisi e si calcola il fabbisogno.
  2. Avvio della composizione negoziata: l’impresa presenta istanza tramite la piattaforma nazionale; viene nominato un esperto negoziatore.
  3. Misure protettive: l’esperto chiede al tribunale la sospensione dei pignoramenti.
  4. Trattativa: con la mediazione dell’esperto si negozia con la banca la ristrutturazione del mutuo, con l’Agenzia delle Entrate la transazione fiscale (pagamento dilazionato di tributi), con i fornitori lo stralcio di parte dei crediti.
  5. Accordo finale: la banca accetta un cut‑off del 20 %, l’Agenzia delle Entrate concede una dilazione di 10 anni, i fornitori un taglio del 30 %. La società continua a operare, salva i posti di lavoro e riprende a produrre utili.

Questa procedura evita il fallimento e consente di risolvere la crisi con costi inferiori rispetto al concordato preventivo.

10.4 Caso 4 – Rottamazione delle cartelle e saldo e stralcio

Scenario: Sara ha ricevuto dal 2014 al 2018 cartelle di pagamento per tributi e multe per un totale di 20.000 €, ora affidate a una società di recupero. Non ha pagato né presentato ricorso per mancanza di liquidità.

Soluzione: Nel 2025 viene attivata la Rottamazione quinquies. Con l’assistenza dello studio, Sara:

  1. Presenta la domanda di adesione entro la data prevista.
  2. Sceglie di pagare in 18 rate; l’importo viene ridotto a 12.000 € grazie allo stralcio di interessi e sanzioni.
  3. Versa la prima rata di 1.500 € in luglio 2025.
  4. Le azioni esecutive sono sospese; se rispetta le scadenze, Sara ottiene la cancellazione delle sanzioni e la definizione del debito.

10.5 Caso 5 – Denuncia per molestie telefoniche

Scenario: Una società di recupero chiama Matteo 6‑7 volte al giorno, da numeri diversi, anche la domenica. Gli operatori lo insultano e minacciano di “mandare i carabinieri”. Matteo registra le chiamate e annota gli orari.

Azioni intraprese:

  1. Con l’assistenza dell’avvocato, Matteo presenta querela per molestia (art. 660 c.p.) e stalking (art. 612‑bis c.p.) allegando registrazioni e diario delle chiamate.
  2. Contesta alla società la violazione del Codice UNIREC (contatti fuori orario, minacce).
  3. Notifica l’azione al Garante Privacy per il trattamento illecito dei dati.

Risultato: il pubblico ministero avvia un’indagine penale. La società, per evitare la condanna, propone un risarcimento del danno. Matteo ottiene un indennizzo e la cessazione dei contatti.

11. Sentenze e fonti più aggiornate

Le seguenti pronunce rappresentano gli orientamenti più recenti in materia di recupero crediti aggressivo:

  • Cass. pen., Sez. I, 27 febbraio 2025, n. 8231 – la Cassazione ha ritenuto che l’invio di numerosi SMS e messaggi WhatsApp integra il reato di molestia perché costringe il destinatario a spegnere il telefono; il mero invio di e‑mail non lo integra . Le dichiarazioni della parte offesa possono fondare la responsabilità penale senza necessità di ulteriori riscontri .
  • Cass. pen., Sez. I, 12 settembre 2025, Tentata estorsione – la Corte ha confermato la condanna per tentata estorsione di un soggetto che pretendeva denaro con minacce e richiami a organizzazioni mafiose, chiarendo la differenza con l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni .
  • Cass. pen., 12 novembre 2019, n. 29292 – condanna il titolare di una società di recupero per molestia, in quanto tollerava che gli operatori telefonassero 8‑10 volte al giorno al debitore .
  • Cass. civ., 2024 – responsabilità del creditore per privacy – La Cassazione ha confermato che diffondere a terzi informazioni sulla posizione debitoria costituisce violazione della privacy e dà diritto al risarcimento.
  • AGCM, caso “Expo‑Guide” – L’Autorità ha sanzionato una società per pratiche aggressive: l’invio di solleciti intimidatori tramite società di recupero, l’aggiunta di somme ingiustificate e le minacce di azioni legali inesistenti .
  • Garante Privacy, Vademecum sul recupero crediti (2023) – stabilisce i limiti alle modalità di sollecito e riconosce il diritto del debitore alla riservatezza .
  • D.M. 10 marzo 2022 – fissa il contributo di segreteria per l’accesso alla piattaforma della composizione negoziata della crisi.
  • Codice di condotta UNIREC (marzo 2025) – definisce orari, numero di contatti, modalità di comunicazione e obblighi di trasparenza .

CONCLUSIONI

Le email minacciose e le telefonate persecutorie da parte delle società di recupero crediti non devono essere subite con rassegnazione. Il quadro normativo vigente punisce duramente le molestie , gli atti persecutori e le estorsioni , anche quando la pretesa economica è legittima. La privacy del debitore è tutelata dal GDPR e dal Codice della privacy; le società non possono diffondere dati o contattare terzi . Le pratiche commerciali aggressive sono vietate dal Codice del Consumo e dal Codice di condotta UNIREC .

Sul fronte delle soluzioni, il legislatore offre strumenti efficaci: la Legge 3/2012 permette di concordare un piano di rientro con esdebitazione , mentre la composizione negoziata della crisi consente alle imprese di ristrutturare i debiti prima dell’insolvenza . La rottamazione delle cartelle e lo stralcio parziale offrono opportunità di riduzione dei debiti fiscali.

L’elemento cruciale è agire tempestivamente e con l’assistenza di professionisti. Ignorare le minacce o pagare senza verificare espone a ulteriori abusi. Una consulenza legale competente permette di distinguere le richieste legittime dalle truffe, di negoziare piani sostenibili, di sospendere le azioni esecutive e di segnalare gli abusi alle Autorità.

La competenza dello studio Monardo

L’Avv. Giuseppe Angelo Monardo, cassazionista, Gestore della crisi da sovraindebitamento e Esperto negoziatore, dispone di un team multidisciplinare capace di affrontare ogni profilo (legale, bancario, tributario). Lo studio:

  • Analizza l’atto ricevuto, verifica la prescrizione e la legittimità della richiesta.
  • Predispone ricorsi e opposizioni per sospendere precetti, pignoramenti, ipoteche, fermi amministrativi.
  • Negozia con le società un saldo e stralcio o un piano di rientro equilibrato.
  • Attiva procedure di sovraindebitamento (piano del consumatore, accordo, liquidazione) e composizione negoziata per le imprese.
  • Difende la privacy del debitore e segnala le violazioni alle Autorità.

Se ricevi e‑mail minacciose o telefonate incessanti, non farti intimidire: 📞 contatta subito l’Avv. Giuseppe Angelo Monardo per una consulenza personalizzata. Lo studio valuterà la tua posizione e ti offrirà strategie legali concrete e tempestive per bloccare azioni esecutive, proteggere la tua privacy e ristrutturare i debiti. Non rimandare: la tutela dei tuoi diritti passa dalla conoscenza della legge e dall’azione immediata.

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La consulenza fisica, a differenza da quella esclusivamente digitale, avviene sempre a partire da due settimane dal primo contatto.

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