Nuova Legge Sul Pignoramento Del Conto Corrente

Il pignoramento del conto corrente rappresenta una delle misure esecutive più temute dai debitori, in quanto consente ai creditori di prelevare direttamente le somme disponibili per il recupero di crediti insoluti. Nel 2024 sono stati introdotti nuovi limiti e regole per la protezione del minimo vitale, modificando le soglie entro cui il creditore può aggredire il conto corrente di un debitore.

Molti si chiedono cosa cambia con la nuova normativa e come proteggersi da un pignoramento bancario. Le modifiche riguardano principalmente gli stipendi accreditati sui conti correnti e i limiti di impignorabilità delle somme necessarie alla sopravvivenza del debitore.

La normativa aggiornata tiene conto della rivalutazione annuale dell’assegno sociale, modificando l’importo minimo protetto da pignoramento. È quindi fondamentale conoscere i nuovi limiti, le procedure esecutive e le possibili soluzioni per difendersi da un pignoramento bancario.

Ma andiamo ad approfondire con Studio Monardo, gli avvocati specializzati in pignoramenti dei conti correnti:

Cosa prevede la nuova legge per il pignoramento dello stipendio sul conto corrente?

Il pignoramento dello stipendio segue regole precise, con limiti che variano a seconda dello stato delle somme accreditate e della tipologia del debito contratto.

Se lo stipendio si trova ancora nelle mani del datore di lavoro, il pignoramento rientra nella categoria del pignoramento presso terzi, e il creditore può ottenere fino a un quinto della retribuzione netta del lavoratore. Tuttavia, in alcuni casi, come nel caso di debiti alimentari, questa soglia può essere aumentata, arrivando fino alla metà dello stipendio netto.

Se invece lo stipendio è già stato accreditato sul conto corrente prima del pignoramento, le somme sono impignorabili fino al triplo dell’assegno sociale, soglia che viene aggiornata ogni anno. Nel 2024, questa soglia è stata fissata a 1.603,23 euro, contro i 1.509,81 euro del 2023. Questo significa che un lavoratore con un saldo inferiore a tale soglia sul proprio conto corrente è protetto dal pignoramento.

È importante sottolineare che il limite di impignorabilità si applica solo alle somme derivanti da retribuzioni. Se il conto corrente contiene anche altre entrate non riconducibili a uno stipendio, il creditore potrebbe avere diritto a pignorare una percentuale maggiore. Pertanto, è fondamentale controllare la composizione del saldo per comprendere esattamente quali importi possano essere soggetti a esecuzione forzata.

Inoltre, va considerato che, una volta accreditato sul conto corrente, lo stipendio perde la sua natura originaria di retribuzione dopo un certo periodo, rendendolo potenzialmente pignorabile senza limiti. Per questo motivo, è consigliabile prelevare o trasferire le somme necessarie prima che il saldo superi la soglia di impignorabilità.

Qual è il limite minimo impignorabile nel 2024?

La nuova normativa ha aggiornato i limiti di impignorabilità dello stipendio accreditato sul conto corrente.

Nel 2024, con un assegno sociale pari a 534,41 euro, il limite sotto cui non si può procedere al pignoramento è stato alzato a 1.603,23 euro. Ciò significa che, se un lavoratore ha un saldo di 3.000 euro sul conto corrente, il creditore potrà pignorare soltanto la somma eccedente questa soglia, ovvero 1.396,77 euro.

Cosa succede se lo stipendio viene accreditato dopo il pignoramento?

Se lo stipendio viene accreditato sul conto corrente dopo l’emissione di un pignoramento, il trattamento delle somme dipende da diversi fattori, tra cui la tempistica dell’accredito, la natura del pignoramento e le norme di tutela del debitore. Il pignoramento dello stipendio può avvenire in due modalità: presso il datore di lavoro o direttamente sul conto corrente del debitore. Ognuna di queste situazioni comporta conseguenze diverse e prevede specifiche limitazioni imposte dalla legge.

Quando il pignoramento avviene direttamente presso il datore di lavoro, il creditore ottiene una trattenuta alla fonte prima che lo stipendio venga versato al lavoratore. In questo caso, il datore di lavoro è obbligato a versare una parte dello stipendio direttamente al creditore, rispettando il limite di un quinto della retribuzione netta. Se il pignoramento è già in corso al momento dell’accredito dello stipendio sul conto corrente, il debitore riceverà solo l’importo residuo, che non può più essere oggetto di ulteriore pignoramento.

Tuttavia, se il pignoramento colpisce direttamente il conto corrente, la situazione diventa più complessa. L’istituto di credito, una volta ricevuto l’atto di pignoramento, è tenuto a bloccare immediatamente le somme disponibili fino a concorrenza del debito. Se lo stipendio viene accreditato successivamente al blocco, bisogna distinguere tra le somme già presenti sul conto al momento del pignoramento e quelle accreditate successivamente.

La normativa prevede una tutela particolare per gli stipendi accreditati su conto corrente. Se lo stipendio viene accreditato dopo il pignoramento, il debitore ha diritto a mantenere una somma pari a tre volte l’importo dell’assegno sociale, che attualmente è di circa 534 euro mensili. Di conseguenza, il creditore potrà pignorare solo le somme eccedenti questa soglia. Questo meccanismo serve a garantire che il debitore possa comunque disporre di un minimo vitale per le proprie necessità.

Se, invece, il pignoramento riguarda somme già presenti sul conto al momento dell’atto esecutivo, la protezione non si applica nello stesso modo. In questo caso, l’intero saldo disponibile può essere bloccato fino a concorrenza del debito, indipendentemente dal fatto che derivi da uno stipendio o da altre fonti di reddito. Per questo motivo, è fondamentale distinguere tra gli importi già esistenti sul conto e quelli accreditati successivamente.

In alcuni casi, il debitore può contestare il pignoramento se ritiene che l’azione del creditore violi i limiti imposti dalla legge. Se la banca ha bloccato somme impignorabili o se lo stipendio accreditato successivamente non è stato trattato correttamente, il debitore può presentare un’istanza di opposizione al giudice dell’esecuzione, chiedendo la liberazione delle somme protette.

Un altro aspetto da considerare è che il pignoramento del conto corrente ha effetto immediato, ma non è permanente. Se il saldo disponibile non è sufficiente a soddisfare l’importo richiesto dal creditore, il pignoramento non si estende automaticamente agli accrediti futuri. Tuttavia, il creditore può richiedere un nuovo pignoramento delle somme accreditate successivamente, avviando una nuova procedura esecutiva.

Per evitare il blocco totale dello stipendio accreditato sul conto corrente, il debitore può adottare alcune strategie legali. Una possibilità è quella di richiedere al datore di lavoro il pagamento dello stipendio tramite assegno o in contanti, evitando così l’accredito sul conto soggetto a pignoramento. Inoltre, se il pignoramento è già stato notificato, il debitore può valutare la possibilità di rateizzare il debito con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione o con il creditore privato, ottenendo così la sospensione della procedura esecutiva.

Infine, è importante ricordare che il pignoramento dello stipendio accreditato sul conto corrente deve rispettare il principio di proporzionalità. Il giudice dell’esecuzione, su richiesta del debitore, può ridurre l’importo pignorato se ritiene che la misura sia eccessivamente penalizzante rispetto alla situazione economica del soggetto esecutato. Questa valutazione viene fatta caso per caso, in base alle condizioni personali e al reddito complessivo del debitore.

In definitiva, se lo stipendio viene accreditato dopo il pignoramento, il debitore ha diritto a mantenere una parte delle somme per garantire il proprio sostentamento. Tuttavia, è essenziale conoscere le regole specifiche che disciplinano il pignoramento presso terzi e sul conto corrente, per poter agire tempestivamente e difendersi da eventuali abusi. La consulenza di un avvocato specializzato può essere determinante per proteggere i propri diritti e trovare soluzioni alternative per la gestione del debito.

Il pignoramento può superare il limite di un quinto?

Il pignoramento non può superare il limite di un quinto per determinate categorie di redditi, ma esistono eccezioni e situazioni in cui la percentuale trattenuta può aumentare. La regola generale stabilisce che per stipendi, salari e pensioni il pignoramento non può eccedere il 20% della somma netta percepita dal debitore, salvo casi specifici previsti dalla legge.

Se il pignoramento riguarda lo stipendio, la trattenuta viene applicata direttamente dal datore di lavoro e versata al creditore fino all’estinzione del debito. Questo limite del quinto si applica sia ai debiti di natura ordinaria (come quelli verso privati o banche) sia ai debiti fiscali e contributivi dovuti all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Tuttavia, se esistono più pignoramenti sullo stesso stipendio, la somma complessiva trattenuta non può superare il 50% del netto percepito, fatta eccezione per specifiche situazioni di cumulo.

Nel caso delle pensioni, il pignoramento non può colpire la parte corrispondente al minimo vitale, fissato ogni anno dalla legge e pari all’importo dell’assegno sociale aumentato della metà. Su ciò che eccede questa soglia, il prelievo massimo è pari a un quinto. Se il pensionato ha più pignoramenti, la somma complessivamente trattenuta non può comunque superare il 50% della quota eccedente il minimo vitale.

Se il debito è di natura fiscale o contributiva, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione può applicare pignoramenti con percentuali differenti. Per stipendi superiori a 5.000 euro mensili, la quota pignorabile aumenta al 30% per la parte eccedente questa soglia. Per redditi fino a 2.500 euro, la quota massima è ridotta al 10%, mentre per redditi tra 2.500 e 5.000 euro il prelievo massimo è del 20%.

Nei casi di pignoramento per assegni di mantenimento dovuti all’ex coniuge o ai figli, il limite di un quinto non si applica. Il giudice può stabilire una quota superiore in base alle esigenze del creditore alimentare, arrivando in alcuni casi a prelievi del 50% o più.

Se il debitore ha più pignoramenti in corso, possono sommarsi fino al raggiungimento della soglia massima del 50% dello stipendio o della pensione, ma mai oltre. Tuttavia, se il pignoramento riguarda tipologie diverse di crediti (ad esempio, un debito fiscale e uno per mantenimento), il cumulo può portare a trattenute anche superiori alla metà del reddito percepito.

Per evitare che il pignoramento superi i limiti previsti dalla legge, il debitore può opporsi davanti al giudice dell’esecuzione. Se il prelievo supera i limiti stabiliti, è possibile chiedere la riduzione della quota trattenuta o la revoca di pignoramenti multipli che eccedano il massimo consentito.

In presenza di gravi difficoltà economiche, il debitore può anche richiedere la riduzione della percentuale pignorata dimostrando che l’importo trattenuto compromette il proprio sostentamento e quello della propria famiglia. In questi casi, il giudice può rivedere l’importo del prelievo, riducendo temporaneamente la quota trattenuta fino a un livello sostenibile.

Se il pignoramento riguarda il conto corrente e il reddito pignorato proviene da stipendio o pensione, esistono limiti specifici per il prelievo delle somme già accreditate. Se lo stipendio o la pensione sono già stati depositati sul conto, il pignoramento può colpire solo la parte eccedente il triplo dell’assegno sociale. Tuttavia, per gli accrediti successivi alla notifica del pignoramento, si applicano i limiti ordinari del quinto.

In conclusione, il pignoramento non può generalmente superare il limite di un quinto dello stipendio o della pensione, ma esistono eccezioni e situazioni in cui la quota trattenuta può aumentare. È fondamentale monitorare attentamente la propria situazione e, se necessario, rivolgersi a un avvocato per opporsi a pignoramenti che eccedano i limiti previsti dalla legge.

Come si può bloccare il pignoramento del conto corrente?

Esistono diverse strategie per impedire o limitare il pignoramento del conto corrente, a seconda della situazione del debitore.

Le principali opzioni includono:

  • Opposizione al pignoramento, se vi sono vizi formali o irregolarità nella procedura, rappresenta uno strumento fondamentale per impedire l’esecuzione di un atto potenzialmente illegittimo.

Il debitore può contestare il pignoramento su diverse basi, tra cui errori nella notifica, irregolarità nel titolo esecutivo o vizi nel procedimento. Ad esempio, se il creditore ha avviato il pignoramento senza notificare la cartella esattoriale o senza rispettare i termini di prescrizione del debito, è possibile chiedere la sospensione immediata dell’atto esecutivo.

Un altro caso di opposizione riguarda l’impignorabilità di alcune somme. Il pignoramento del conto corrente deve rispettare i limiti stabiliti dalla legge, come la protezione del minimo vitale e le soglie di impignorabilità per stipendi e pensioni. Se il creditore ha violato tali limiti, il debitore ha diritto a contestare il provvedimento in tribunale.

L’opposizione al pignoramento può essere presentata al giudice dell’esecuzione con un’istanza motivata e documentata. Una volta depositata, il giudice può sospendere il pignoramento fino alla decisione finale, garantendo al debitore una tutela immediata.

Affidarsi a un avvocato specializzato è essenziale per valutare la legittimità dell’atto esecutivo e avviare il procedimento di opposizione nel modo più efficace.

  • Rateizzazione del debito, che può sospendere l’esecuzione se accettata dal creditore.
  • Saldo e stralcio, per negoziare un pagamento ridotto e chiudere la pendenza.
  • Ricorso per eccessiva onerosità, se il pignoramento impedisce la sopravvivenza del debitore.

La legge del sovraindebitamento può bloccare il pignoramento?

La legge sul sovraindebitamento offre una serie di strumenti che possono bloccare il pignoramento e fornire una via d’uscita per i debitori in difficoltà. Questo quadro normativo, introdotto con la Legge 3/2012 e poi incorporato nel Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (D.Lgs. 14/2019), è stato pensato per aiutare privati cittadini, lavoratori autonomi, piccoli imprenditori e professionisti che non possono accedere alle tradizionali procedure concorsuali come il fallimento.

Uno degli aspetti fondamentali della legge sul sovraindebitamento è la possibilità di ottenere la sospensione delle procedure esecutive, compresi i pignoramenti. Questa tutela si attiva quando il debitore presenta un’istanza di accesso a una delle procedure previste, dimostrando di trovarsi in una situazione di crisi economica che gli impedisce di far fronte ai debiti.

Le principali procedure che permettono di bloccare il pignoramento sono tre: il piano del consumatore, l’accordo di ristrutturazione del debito e la liquidazione controllata del patrimonio. Ciascuna di queste soluzioni consente di riorganizzare il debito ed evitare l’espropriazione forzata dei beni, garantendo al debitore la possibilità di riprendersi finanziariamente.

Il piano del consumatore è la soluzione più efficace per i debitori privati che non svolgono attività d’impresa. Questo strumento consente di proporre un piano di pagamento sostenibile, basato sulla capacità reddituale del debitore. Una volta accettata la richiesta, il giudice dispone la sospensione delle esecuzioni in corso, impedendo ai creditori di procedere con il pignoramento. Questo significa che, se il debitore ha già subito un pignoramento, la procedura viene bloccata immediatamente e i beni non possono essere venduti o assegnati ai creditori.

L’accordo di ristrutturazione del debito è invece rivolto a piccoli imprenditori e professionisti, e prevede la negoziazione con i creditori per definire un piano di pagamento concordato. Se almeno il 60% dei creditori accetta la proposta, il giudice omologa l’accordo e sospende le azioni esecutive in corso. Questo permette al debitore di evitare la vendita forzata dei beni e di ripagare il debito secondo modalità più favorevoli.

Un’altra possibilità è la liquidazione controllata del patrimonio, una procedura simile al fallimento ma riservata ai soggetti non fallibili. Con questa opzione, il debitore mette a disposizione i propri beni per soddisfare i creditori, ma ottiene in cambio la cancellazione definitiva dei debiti residui una volta completata la procedura. Durante la fase di liquidazione, il giudice può sospendere le esecuzioni in corso, bloccando temporaneamente i pignoramenti e permettendo una gestione ordinata del patrimonio.

Un aspetto fondamentale della legge sul sovraindebitamento è la possibilità di ottenere l’esdebitazione, ovvero la cancellazione dei debiti non pagati al termine della procedura. Questo significa che, una volta completato il piano di pagamento o la liquidazione del patrimonio, il debitore viene liberato dalle obbligazioni residue e non rischia più azioni esecutive future. Di conseguenza, i creditori non possono più procedere con il pignoramento per recuperare somme che sono state oggetto di esdebitazione.

Per poter accedere alle tutele previste dalla legge sul sovraindebitamento, il debitore deve rivolgersi a un Organismo di Composizione della Crisi (OCC), che lo aiuterà a predisporre la documentazione necessaria e a presentare l’istanza al tribunale. Una volta depositata la richiesta, il giudice può disporre la sospensione immediata di tutte le procedure esecutive in corso, evitando che i beni vengano venduti prima della definizione del piano di rientro.

La legge sul sovraindebitamento rappresenta quindi una soluzione concreta per bloccare i pignoramenti e permettere ai debitori di riorganizzare la propria situazione finanziaria. Tuttavia, è essenziale agire tempestivamente e presentare una richiesta ben documentata per ottenere la sospensione delle esecuzioni. Con l’aiuto di un professionista esperto in diritto della crisi, è possibile trovare la soluzione più adatta e proteggere il proprio patrimonio dalle aggressioni dei creditori.

In definitiva, la legge sul sovraindebitamento può bloccare il pignoramento e offrire al debitore la possibilità di uscire dalla crisi economica in modo dignitoso e sostenibile. Grazie alle misure di protezione previste, il debitore può evitare la perdita della casa, dello stipendio o di altri beni essenziali, ripagando il debito in base alle proprie possibilità e ottenendo, nei casi più gravi, la cancellazione definitiva delle obbligazioni residue.

Come Ti Può Aiutare L’Avvocato Monardo, Avvocato Esperto In Cancellazione Debiti e Pignoramenti Del Conto Corrente

L’Avvocato Monardo è un punto di riferimento per la gestione delle problematiche relative al pignoramento del conto corrente, offrendo assistenza qualificata per sospendere le azioni esecutive e tutelare i diritti del debitore.

È Gestore della Crisi da Sovraindebitamento (L. 3/2012), iscritto negli elenchi del Ministero della Giustizia e tra i professionisti fiduciari di un OCC (Organismo di Composizione della Crisi).

Grazie alla sua esperienza, può assistere i debitori in:

  • Impugnazione di atti di pignoramento illegittimi o irregolari, intervenendo tempestivamente per verificare eventuali vizi di notifica, errori procedurali o difetti di legittimità nell’azione esecutiva.

In molti casi, il pignoramento può essere contestato sulla base di irregolarità formali, come la mancata notifica della cartella esattoriale sottostante, la violazione delle soglie di impignorabilità previste per stipendi e pensioni o il mancato rispetto dei limiti stabiliti dal Codice di Procedura Civile.

Se il pignoramento è stato avviato in assenza di un titolo esecutivo valido o su somme che non potevano essere aggredite, il debitore ha diritto di presentare un’opposizione dinanzi al giudice dell’esecuzione, richiedendo la sospensione immediata dell’azione esecutiva. L’istanza deve essere supportata da documentazione adeguata e motivazioni fondate, per dimostrare che l’atto di pignoramento non è conforme alla legge.

Inoltre, l’eventuale prescrizione del debito può rappresentare un ulteriore motivo di opposizione. I debiti fiscali e contributivi, infatti, hanno termini di prescrizione che variano a seconda della loro natura. Se il pignoramento è stato avviato su un debito ormai prescritto, è possibile richiedere la cancellazione dell’azione esecutiva.

Affidarsi a un avvocato esperto in diritto dell’esecuzione forzata consente di individuare con precisione le irregolarità presenti nell’atto di pignoramento e di avviare le procedure legali necessarie per la sua revoca o sospensione.

  • Negoziazione con i creditori per ridurre il debito o ottenere una rateizzazione, adottando strategie personalizzate che consentano di alleggerire il carico finanziario del debitore e di evitare misure esecutive più aggressive.

Quando un debitore si trova in difficoltà economica, una delle prime soluzioni da valutare è la trattativa con i creditori. Molte banche, finanziarie e fornitori preferiscono recuperare almeno una parte del credito piuttosto che affrontare lunghe e costose azioni esecutive.

Uno strumento particolarmente efficace è il saldo e stralcio, che permette di chiudere la posizione debitoria pagando un importo inferiore rispetto al totale dovuto. In questo caso, il creditore accetta una somma ridotta in cambio della chiusura definitiva del debito, eliminando il rischio di pignoramento o di altre azioni legali.

Un’altra opzione è la ristrutturazione del debito, con la quale il debitore può concordare un nuovo piano di pagamento, dilazionando il saldo in rate sostenibili. Questa soluzione è particolarmente utile quando il debitore ha difficoltà temporanee ma dispone di entrate regolari che gli consentono di onorare un impegno a lungo termine.

Nel caso di debiti fiscali, è possibile accedere alla rateizzazione con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che sospende eventuali pignoramenti in corso una volta approvato il piano di dilazione. Le rate possono estendersi fino a 120 mesi, permettendo al contribuente di gestire il debito senza incorrere in misure esecutive drastiche.

Un avvocato esperto può analizzare la situazione del debitore e avviare le trattative con i creditori per ottenere la soluzione più vantaggiosa, evitando che il debito si trasformi in un problema irreparabile.

  • Accesso alle procedure di sovraindebitamento per bloccare azioni esecutive e ristrutturare il debito, offrendo ai debitori strumenti concreti per gestire le proprie difficoltà finanziarie e ottenere una seconda opportunità per ripartire senza il peso delle passività accumulate.

Le procedure di sovraindebitamento previste dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (D.Lgs. n. 14/2019) rappresentano una risorsa fondamentale per coloro che, pur non essendo soggetti fallibili, si trovano in una situazione di grave squilibrio economico che impedisce loro di far fronte ai debiti.

Tra le principali soluzioni disponibili vi sono:

  • Il piano del consumatore, rivolto ai soggetti privati che, senza necessità di accordo con i creditori, possono ottenere una ristrutturazione del debito approvata dal tribunale.
  • L’accordo di ristrutturazione del debito, che consente di negoziare con i creditori un nuovo piano di pagamento che rispecchi le reali possibilità economiche del debitore.
  • L’esdebitazione del debitore incapiente, che permette di ottenere la cancellazione definitiva di tutti i debiti residui per chi dimostra l’impossibilità assoluta di pagamento.

L’accesso a queste procedure comporta l’immediata sospensione delle azioni esecutive, come pignoramenti su stipendi, conti correnti e beni immobili, dando al debitore la possibilità di ricostruire la propria stabilità finanziaria con un piano sostenibile e approvato dal tribunale.

Affidarsi a un avvocato esperto è fondamentale per valutare la procedura più adatta al proprio caso e massimizzare le possibilità di ottenere un esito positivo nel percorso di risanamento del debito.

  • Tutela legale contro pignoramenti su stipendi, pensioni e conti correnti, fornendo un’assistenza completa per difendersi da azioni esecutive che possono compromettere la stabilità economica del debitore.

Il pignoramento di stipendi, pensioni e conti correnti rappresenta una delle misure più invasive adottate dai creditori per il recupero forzoso dei crediti. Esistono però precise tutele legali che consentono di limitare o bloccare tali azioni esecutive, garantendo la protezione del minimo vitale e delle risorse necessarie al sostentamento del debitore e della sua famiglia.

Per quanto riguarda il pignoramento dello stipendio, la normativa stabilisce soglie massime di prelievo che non possono essere superate. Secondo l’art. 545 del Codice di Procedura Civile, il massimo pignorabile è di un quinto della retribuzione netta. In casi di cumulo di pignoramenti, il limite complessivo non può superare il 50% dello stipendio netto.

Se il pignoramento riguarda una pensione, la legge tutela il debitore stabilendo che sia impignorabile un importo pari all’assegno sociale aumentato della metà. Nel 2024, il nuovo assegno sociale aggiornato è pari a 534,41 euro, pertanto la quota minima impignorabile è di 801,62 euro.

Per il pignoramento del conto corrente, la normativa prevede differenze tra somme già accreditate e nuovi accrediti successivi al pignoramento. Le somme già presenti sul conto prima del pignoramento sono impignorabili fino a tre volte l’assegno sociale, cioè 1.603,23 euro nel 2024. Per gli importi accreditati successivamente, vale la regola generale del pignoramento di un quinto dello stipendio o della pensione.

In presenza di irregolarità o eccessiva onerosità del pignoramento, è possibile presentare opposizione al giudice dell’esecuzione per ottenere la sospensione o la riduzione della misura esecutiva. Affidarsi a un avvocato esperto è essenziale per individuare la strategia migliore e difendersi efficacemente dalle azioni di pignoramento.

Per questo motivo, se hai subito un pignoramento del conto corrente e vuoi difenderti, non perdere tempo e agisci immediatamente per proteggere i tuoi diritti. Ogni giorno che passa può aggravare la tua situazione finanziaria e ridurre le possibilità di recuperare le somme pignorate.

L’Avvocato Monardo offre un’assistenza altamente specializzata per individuare la migliore strategia di difesa contro le azioni esecutive, valutando ogni singolo aspetto della tua situazione debitoria e intervenendo con soluzioni efficaci e personalizzate.

Attraverso un’analisi dettagliata del caso, sarà possibile:

  • Verificare la legittimità dell’atto di pignoramento e impugnarlo in presenza di vizi di forma o illegittimità;
  • Attivare procedure di rateizzazione o saldo e stralcio per ridurre il debito e ottenere la sospensione del pignoramento;
  • Accedere agli strumenti di sovraindebitamento previsti dal Codice della Crisi d’Impresa per bloccare le azioni esecutive e ottenere una ristrutturazione del debito;
  • Difendere il tuo patrimonio da azioni esecutive sproporzionate o irregolari.

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